30 Ottobre 2015
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Fino ad oggi, la maggior parte dei lavori a nostra disposizione sui Maya riguardava le classi più elevate. Per la prima volta, uno studio ha preso in esame un gran numero (22 mila) di resti animali al fine di gettare luce sulla vita dei ceti bassi.
Ne è risultato un quadro eterogeneo, per cui nelle diverse città erano in essere diversi e complicati sistemi di relazioni commerciali e per la distribuzione del cibo, a seconda delle classi sociali.
La ricerca ha preso in esame l’antica città guatemalteca di Aguateca, e i movimenti di animali e risorse verso Piedras Negras e Yaxchilan, rispettivamente in Guatemala e Messico. Gli animali erano centralissimi per la tarda civiltà Maya Classica (500-900 d. C.) ed erano utilizzati come risorse per produrre svariati oggetti. Erano anche visti come elementi di prestigio o relativi alle divinità, e perciò guardati dalle classi dominanti. Sorprendentemente, a disporre del più grande quantitativo di questo tipo di risorse erano invece gli appartenenti alle élite della classe media. Un ruolo sicuramente fondamentale in queste distribuzioni fu poi sicuramente giocato dai trasporti, che nell’America precolombiana non vedevano l’utilizzo di cavalli o animali da soma.

Lo studio “Differential animal use within three Late Classic Maya states: Implications for politics and trade”, di Ashley E. Sharpe, Kitty F. Emery, è stato pubblicato sul Journal of Anthropological Archaeology.
 
Link: Journal of Anthropological ArchaeologyUniversity of Florida
La piazza principale di Aguateca, foto da WikipediaCC BY 2.5, caricata da e di Sebou (Sébastian Homberger).