Roma, presentazione del libro "La Primavera della Repubblica" di Giuseppe Monsagrati

presentazione del libro

LA PRIMAVERA DELLA REPUBBLICA

ROMA 1849: LA CITTÀ E IL MONDO

di Giuseppe Monsagrati

 Roma, sabato 16 aprile 2016 ore 16.00

Museo della Repubblica Romana e della memoria garibaldina

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Perché la Repubblica a Roma? Come è potuto avvenire che un’istituzione come quella repubblicana abbia trovato, sia pur brevemente, un terreno propizio proprio nella città che due millenni di papatoavevano reso apparentemente estranea alle idee della democrazia?
È partendo da queste domande cruciali che Giuseppe Monsagrati, a distanza di due anni dall’uscita del suo volumeRoma senza il Papa. La Repubblica Romana del 1849, torna ad indagare l’appassionante esperienza della Repubblica Romana del 1849 con un’agile sintesi edita da La Lepre Edizioni che, con piacevolezza narrativa, mette a fuoco alcuni aspetti trascurati dalla storiografia passata. In una analisi che coniuga infatti con grande efficacia il rigore della ricerca storica con la scorrevolezza della scrittura, la risposta alla domanda iniziale viene rintracciata lungo piste nuove e mai battute prima: nel rapporto tenace tra la città (la storia, i luoghi, la memoria) e il carattere dei suoi abitanti, come nel rapporto altrettanto significativo esistente tra Roma e la proiezione della sua immagine antica e moderna all'esterno. Senza trascurare la politica e le sue effimere fortune, la spiegazione che l’autore ci offre affonda in definitiva le radici nello spirito di una popolazione molto meno passiva di come si è soliti rappresentarla. Un ritratto ravvicinato della città e dei suoi protagonisti graffiante, di grande suggestione, fissato nella primavera-estate del 1849 nel momento del drammatico ed eroico confronto della città col mondo.
L’appuntamento, promosso da Roma Capitale-Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali,  sarà condotto da Mara Minasi, responsabile del museo, con interventi degli storici Lucio Villari, già professore di Storia Contemporanea all’Università Roma Tre, e Rita Tolomeo, docente di Storia dell’Europa Orientale alla Sapienza, Università di Roma. Sarà presente l’autore.
Giuseppe Monsagrati è stato professore ordinario di Storia contemporanea nella facoltà di Lettere e Filosofia della Sapienza di Roma. Si è sempre occupato di Ottocento italiano e di Risorgimento: dalla biografia alla storia sociale a quella delle idee. In particolare i suoi lavori hanno riguardato la città di Roma, i movimenti politici pre e post-unitari, la Chiesa e la sua gerarchia. Monsagrati è stato anche redattore del Dizionario Biografico degli Italiani, edito dall’Istituto dell’Enciclopedia italiana G. Treccani, membro di varie istituzioni culturali e collabora con alcune riviste del settore storico. Autore nel 2014 del volume Roma senza il papa. La Repubblica romana del 1849, edito da Laterza. Per la Lepre ha curato nel 2009 l’antologia I racconti del Calvados.
 
Ingresso libero fino ad esaurimento posti
Museo della Repubblica Romana e della memoria garibaldina
Largo di Porta San Pancrazio
Informazioni e prenotazioni
Tel. 060608 tutti i giorni ore 9.00 -21.00 [email protected]
Testo e immagine da Ufficio Stampa Zètema - Progetto Cultura
 


Cippo di confine di 172 anni fa a Sai Wan Shan

11 Aprile 2016

Chan Yiu-hung, il Dott. Stephen N.G. Davies, e Choi Cho-hong e la B.O. No4. Credit: The University of Hong Kong
Chan Yiu-hung, il Dott. Stephen N.G. Davies, e Choi Cho-hong e la B.O. No4. Credit: The University of Hong Kong

Scoperto un cippo di confine di 172 anni fa (denominato "War Department boundary stone, B.O. No.4", e risalente al periodo dell'Impero Britannico) a Sai Wan Shan, presso Hong Kong.
Link: EurekAlert! via The University of Hong Kong


Sulle tracce dei cambiamenti storici nel fisico dei Polacchi

31 Marzo 2016

Sulle tracce dei cambiamenti storici nel fisico dei Polacchi

Modificazioni negli scheletri, oltre ad archivi d'ospedale e documenti di coscrizione - antropologi, archeologi e storici cercano di leggerli per comprendere come la guerra abbia cambiato il corpo umano, come gli abitanti di paesi e villaggi vissero sul volgere dei secoli diciannovesimo e ventesimo e se la vita nel Medio Evo fosse stressante.
Ogni generazione è leggermente più alta della generazione dei suoi genitori e nonni. Entro un decennio, un rappresentante medio delle nazioni in via di sviluppo è in media più alta di quella dei suoi predecessori di circa 0,5-2 cm. Esaminando le deviazioni da questa tendenza, gli scienziati sono in grado di valutare meglio le condizioni di vita degli antichi abitanti della Polonia - così i partecipanti alla conferenza "Corpo umano in Polonia: ieri e oggi" (NdT: "Human physique in Poland: yesterday and today"), organizzato sabato 19 Marzo all'Università Cardinale Stefan Wyszyński a Varsavia dalla Facoltà di Biologia e Scienze Ambientali dell'Università, e dal Museo di Storia Polacca.
Come il corpo umano sia influenzato dalla guerra è il soggetto della ricerca (utilizzando l'esempio della popolazione di Cracovia) di Bartosz Ogórek, storico e demografo dall'Istituto di Storia e Archivi, Università Pedagogica di Cracovia. Quando si tratta di salute, la guerra influenza particolarmente i ragazzi durante la pubertà - ha affermata alla conferenza.
"Durante la guerra a Cracovia, la cosa peggiore era di essere un ragazzo di circa dieci anni, che è l'età durante la quale gli adolescenti cominciano a mangiare moltissimo e a crescere intensivamente. I ragazzi, comunque, non avevano la quantità appropriata di cibo. La mortalità civile in questo gruppo aumentò del 170 per cento" - questo ha sottolineato Bartosz Ogórek.
Lo storico ha cercato le prove di questa tendenza nei documenti post-bellici sui coscritti, contenenti dati sulle misurazioni dei loro corpi. Ha affermato che i ragazzi nati all'inizio del ventesimo secolo, che entrarono nella pubertà durante la guerra - al momento della coscrizione, all'età di 21 anni erano più bassi dei loro pari chiamati alle armi prima della guerra.
Cattive condizioni influenzavano pure i neonati: bambini con peso inferiore nacquero durante la guerra. "Questo è un semplice meccanismo associato con una scarsa nutrizione, esposizione a malattie infettive e uno standard di vita inferiore durante il tempo di guerra" - spiega lo storico.
Ha aggiunto che le persone nate durante la guerra incrementerebbero nel tempo il loro insufficiente peso al momento della nascita. "Persino dopo la guerra, alcuni ragazzi nati nel 1915 erano un po' più bassi di quelli nati negli anni vicini. In età scolare, queste persone erano circa 2 cm più basse di quelle nate negli altri anni. La maggior parte di loro probabilmente compensò queste perdite in seguito nella vita, ma secondo i biologi potrebbe essere deleterio per la salute in età adulta" - questa la descrizione di Bartosz Ogórek.
"Le conseguenze della guerra, relativamente a salute e demografia, persistono fin quando rimangono vive le persone nate durante la guerra" - ha affermato lo storico.
Stile di vita, altezza e peso di queste persone che vivevano nei paesi e nei villaggi del Regno di Polonia e a Varsavia nel tardo diciannovesimo secolo e agli inizi del ventesimo è l'argomento della ricerca della prof.ssa Alicja Budnik dell'Università Adam Mickiewicz a Poznań. La professoressa analizza l'indice di massa corporea (NdT: BMI, o body mass index) (che, in parole povere, mostra il rapporto tra peso corporeo e altezza di una persona).
La sua analisi mostra che in termini di peso e altezza la nobiltà emerse tra i gruppi sociali, ma i borghesi stavano rapidamente recuperando.
Le donne dei paesi - specialmente dopo i 30 - hanno la tendenza a guadagnare peso, perché restavano a casa, con poco movimento e molto cibo. Spiegando questo fenomeno, il prof. Budnik ha citato un anonimo aforista, "non fidarti delle persone che mangiano poco, perché queste persone sono gelose o di cattivo carattere, e l'astinenza è una caratteristica da asociale". "Persino Leon Potocki nelle sue memorie ammise che mangiare era l'attività più importante della vita civile. Così mangiavano, e aumentavano la dimensione dei loro corpi" - ha affermato il professore.
Di conseguenza, il numero di persone che erano sovrappeso e obese crebbe nella società polacca. Alla fine del diciannovesimo secolo e agli inizi del ventesimo più della metà di uomini e donne era in sovrappeso. Gli uomini del proletariato, malnutriti e che lavoravano duro erano i più bassi e magri. Le donne nei loro strati sociali erano in condizioni migliori. "Contrariamente alla credenza popolare sui contadini poveri - sembra che non andasse così male tra loro. Almeno in alcuni luoghi" - così il prof. Budnik.
Cosa si mangiava nel Regno di Polonia alla fine del diciannovesimo secolo? La gente di paese consumava un sacco di latte, burro, carne e uova. I contadini mangiavano legumi e patate.
La dott.ssa Barbara Kwiatkowska dal Dipartimento di Antropologia all'Università di Scienze Biologiche a Wrocław traccia i cambiamenti nella struttura del corpo umano in Polonia nell'ultimo millennio. Sulla base dei teschi e delle ossa degli antichi abitanti di Wrocław, valuta le condizioni in cui vivevano le persone nel Medio Evo. "Si tratta della risposta corporea a condizioni ambientali avverse - condizioni di vita difficili, fame, malattia, parassiti e malattie causate da questi. Il corpo in queste condizioni compie uno sforzo enorme, che lascia tracce sulle ossa, tracce che un antropologo può leggere" - ha spiegato la dott.ssa Kwiatkowska.
Indicazioni di pessime condizioni di vita comprendono i cambiamenti nello smalto e malattie dentarie, osteoporosi, stress muscoloscheletrico o cosiddette linee di Harris (tracce di inibizione della crescita sulle ossa, che rimangono dopo periodi di malnutrizione, ad esempio l'hungry gap - NdT: il periodo primaverile durante il quale nei climi britannici non c'è cibo vegetale). Un segnale importante è l'altezza del corpo e il dimorfismo sessuale, ad esempio la differenza di altezza tra donne e uomini.
La dott.ssa Kwiatkowska ha guardato tali cambiamenti sugli scheletri delle persone sepolte nei secoli XII-XVI in varie località nella Wrocław medievale. Le persone più povere erano sepolte nei sobborghi; le persone più ricche nelle parti centrali della città.
La loro situazione sociale lasciò tracce sugli scheletri. "Sul sito di Ołbin dai secoli dodicesimo e tredicesimo, dove le condizioni di vita erano molto buone - le vie si incrociavano e c'era un mercato - il dimorfismo sessuale raggiunse 11 cm! Sappiamo da fonti storiche che nello stesso periodo, gli abitanti della città di Wrocław che vivevano ai margini della città erano seppelliti nel cimitero della Piazza Dominikański. Il dimorfismo tra loro era inferiore, come nella Chiesa di S. Cristoforo, dove le persone del borgo e dei villaggi circostanti erano seppellite" - così ha affermato la dott.ssa Kwiatkowska.
 

Traduzione da PAP – Science & Scholarship in Poland. PAP non è responsabile dell’accuratezza della traduzione.


La diffusione della dissenteria nel mondo a partire dall'Europa

21 Marzo 2016
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La dissenteria, insieme alla peste, al vaiolo, al tifo, ha rappresentato una piaga per l'umanità, in particolare nei secoli diciottesimo e diciannovesimo. Ancora oggi è un flagello in Africa e Asia, ma probabilmente ebbe origine in Europa.
Un nuovo studio, pubblicato su Nature - Microbiology, mostra la diffusione storica del bacillo della dissenteria epidemica, lo Shigella dysenteriae tipo 1 (Sd1). La ricerca è avvenuta a partire dall'analisi del genoma completo di 331 Sd1, raccolti da 66 paesi per il periodo 1915-2011.
A trasmettere la dissenteria da un continente all'altro sarebbero state le operazioni militari e dalle migrazioni. Il ceppo in questione esisterebbe almeno dal diciottesimo secolo, il patogeno attualmente endemico in Africa e Asia sarebbe originario dell'Europa. Particolarmente rilevante sarebbe state le migrazioni in America, Africa e Asia nel periodo 1889 e il 1903, oltre alla colonizzazione di territori africani e asiatici da parte degli Europei. Il batterio comparve pure durante la Prima e la Seconda Guerra Mondiale, prima di sparire dall'Europa. Continuò però a diffondersi in Asia, Africa e America Centrale, e ondate epidemiche investirono l'Africa e il Sud Est Asiatico a partire dall'India.
La ricerca ha pure preso in esame la resistenza del patogeno agli antibiotici: meno dell'1% dei ceppi batterici rimane suscettibile agli antibiotici. Vista la scarsa efficacia degli antibiotici, lo studio evidenzia la necessità di un vaccino efficace.
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Geologia e campi di battaglia della Guerra Civile Americana

17 Marzo 2016

La figura 5 dallo studio in questione. Rievocazione storica presso il National Battlefield Park. Credit: Credit Scott P.Hippensteel and Geosphere.
La figura 5 dallo studio in questione. Rievocazione storica presso il National Battlefield Park. Dimostrazione con il centro della linea dell'Unione presso Stones River nel 152esimo anniversario della battaglia. Le rocce, chiamate karren, fornirono posizioni critiche di difesa per il centro della linea dell'Unione durante lo scontro. Credit: Credit Scott P.Hippensteel and Geosphere.

Da un punto di vista geologico, il campo di battaglia della Guerra Civile Americana ad essere stato studiato di più è quello nei pressi di Gettysburg in Pennsylvania.
Qui si trova un mix di tenere rocce sedimentarie e di diabase, cioè di dure rocce ignee. Questo produsse le celebri conformazioni del paesaggio che è possibile vedere ad esempio a Cemetery Hill e Little Round Top, e che divennero forti posizioni difensive per gli eserciti dell'Unione. Un tipo di roccia ancor più comune, i carbonati (tra i quali, ad esempio, calcari) produsse numerose altre posizioni difensive nei teatri del conflitto, tanto a oriente come ad occidente.
Le rocce dolomitiche come quelle calcaree hanno modellato il terreno di numerosi campi di battaglia: Antietam, Stones River, Chickamauga, Franklin, Nashville, e Monocacy. Chiaramente il terreno giocò un ruolo importante con riguardo al valore delle tattiche impiegate.
Un nuovo studio, pubblicato su Geosphere, spiega come le roccie carbonatiche abbiano prodotto terreni ondulati che riducevano la portata e l'efficacia di artiglieria e armi di piccolo calibro (ad esempio, “Sunken Road” ad Antietam). Inoltre, il terreno poteva non essere dissodabile: le foreste contribuivano così a tenere nascoste le truppe, offrendo copertura a chi avanzava (ad esempio, a Stones River). Su una scala geografica più ampia, i carbonati potevano offrire il vantaggio da un punto di vista difensivo di un terreno più elevato (ad esempio, Missionary Ridge, Chickamauga, Franklin, e Nashville). Su una scala inferiore, le stesse rocce costituiscono i karren, che formano una sorta di trincee naturali per le truppe che si difendono (ad esempio, “Slaughter Pen”, sempre a Stones River).
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Hawai'i: recuperata la campana d'ottone dell'I-400 [Video]

16 Marzo 2016

Illustrazione mostra la collocazione relativa dell'I-400 e della sua campana. Credit: Terry Kerby, Hawai'i Undersea Research Laboratory/ University of Hawai'i
Illustrazione mostra la collocazione relativa dell'I-400 e della sua campana. Credit: Terry Kerby, Hawai'i Undersea Research Laboratory/ University of Hawai'i

Recuperata la campana d'ottone dell'I-400, sommergibile della Marina Imperiale Giapponese, durante un'immersione del Laboratorio di Ricerca Sottomarina delle Hawai'i (Hawai'i Undersea Research Laboratory - HURL), effettuata la scorsa settimana.
Con una lunghezza di 122 m, era più lungo di un campo da football: l'I-400 era un sottomarino della classe Sen-Toku (anche classe I-400) - il più grande sottomarino mai costruito fino all'introduzione dei sottomarini lanciamissili balistici a propulsione nucleare negli anni sessanta.
Recupero della campana dell'I-400. Credit: Hawai'i Undersea Research Laboratory, University of Hawai'i
Recupero della campana dell'I-400. Credit: Hawai'i Undersea Research Laboratory, University of Hawai'i

Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, la Marina degli Stati Uniti catturò cinque sottomarini giapponesi, compreso l'I-400, e li condusse a Pearl Harbor per un'ispezione. Quando l'Unione Sovietica chiese di poter accedere ai sottomarini nel 1946, sulla base dei termini del trattato che pose fine alla guerra, la Marina statunitense affondò i sottomarini al largo della costa di O'ahu. L'atto fu compiuto allo scopo di tenere quella tecnologia avanzata lontana dalle mani sovietiche nelle fasi di apertura della Guerra Fredda. L'HURL è riuscito a localizzare quattro di questi cinque sottomarini perduti e ha ora recuperato un pezzo di quella storia.
Mano manipolatrice del sommergibile HURL colloca la campana in un cesto di raccolta. Credit: Hawai'i Undersea Research Laboratory, University of Hawai'i
Mano manipolatrice del sommergibile HURL mentre colloca la campana in un cesto di raccolta. Credit: Hawai'i Undersea Research Laboratory, University of Hawai'i

L'I-400 è sotto la protezione del Sunken Military Craft Act e gestito dal Dipartimento della Marina statunitense. "Queste proprietà nelle isole hawaiane ricordano gli eventi e le innovazioni della Seconda Guerra Mondiale, un periodo che ha grandemente riguardato sia il Giappone che gli Stati Uniti, e ha rimodellato la Regione del Pacifico" - così il dott. Hans Van Tilburg, coordinatore del patrimonio marittimo per il NOAA nella regione delle Isole del Pacifico. "I siti dei relitti come l'I-400 ci ricordano di un'epoca differente, e sono segno del nostro progresso dall'ostilità alla riconciliazione."

Link: EurekAlert! via University of Hawaii at Manoa


Relitto della Guerra di Secessione dalla Carolina del Nord

7 Marzo 2016
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Grazie al sonar, il 27 Febbraio si sono individuati i resti di una nave a vapore con scafo in ferro, risalente all'epoca della Guerra Civile Americana. Il relitto è nella Carolina del Nord, vicino l'isola di Oak.
La nave non è stata identificata, ma potrebbe trattarsi di un violatore di blocco dei Confederati. Erano estremamente veloci per l'epoca. Nell'area risultano perse tre navi: la Agnes E. Fry, la Spunkie e la Georgianna McCaw.
Link: CNN; The Guardian via Reuters; The History Blog; Star News OnlineGizmodo; Associated Press; Live Science; ABC News.
La Carolina del Nord, da WikipediaCC BY-SA 3.0, caricata da e di TUBS (TUBS Own work This vector graphics image was created with Adobe Illustrator. This file was uploaded with Commonist. This vector image includes elements that have been taken or adapted from this:  Usa edcp location map.svg (by Uwe Dedering). This vector image includes elements that have been taken or adapted from this:  USA Hawaii location map.svg (by NordNordWest). This vector image includes elements that have been taken or adapted from this:  Canada location map.svg (by Yug). )


Egitto: documenti del diciottesimo e diciannovesimo secolo dai magazzini dello SCA

7 Marzo 2016

Importanti documenti del diciottesimo e diciannovesimo secolo ritrovati nei magazzini del Consiglio Supremo delle Antichità————————————————————————————————————

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Il Ministro delle Antichità, dott. Mamdouh Eldamaty, ha dichiarato il ritrovamento di diversi importanti documenti risalenti al diciottesimo e diciannovesimo secolo, presso uno dei magazzini del Consiglio Supremo delle Antichità (Supreme Council of Antiquities - SCA) ad Abbasiya. I documenti sono considerati come i più antichi del Ministero.
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Eldamaty ha chiarito che i documenti sono relativi a diverse corrispondenze scambiate con coloro che erano in carica alle Antichità Egizie al tempo, come Maspero, Lacau e De Morgan, e con gli egittologi Flinders Petrie, Howard Carter, Legrand e altri. Inoltre, si sono ritrovati diversi resoconti di scavi del diciottesimo secolo, in diverse lingue, e documenti relativi a due famiglie che commerciavano in antichità, Elgabry e Fayed.
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Eldamaty ha aggiunto che - tra gli altri documenti - è stato anche ritrovato un intero archivio delle attività della Egypt Exploration Society, diverse leggi importanti di regolamentazione del lavoro archeologico e di come i reperti archeologici scoperti venivano divisi tra le missioni straniere e il governo egiziano, oltre a un intero archivio dei lavori dell'IFAO a Tanis e Qantir.
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D'altra parte, il dott. Hesham Elleithy, Direttore Generale del Centro di Documentazione delle Antichità ha affermato che il Ministro ha ordinato il trasporto di questi documenti al Centro di Documentazione a Zamalek. Il coordinamento è stato effettuato col Dipartimento di Restauro dei Papiri al Museo Egizio del Cairo, per investigare i documenti e preparare un immediato programma di restauro, al quale seguirà la registrazione digitale, prima e dopo il restauro stesso.
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Link: Ministry of Antiquities - Egypt
Traduzione dal Ministero delle Antichità Egizie, Ufficio Stampa. © Ministry of Antiquities: scritto da Asmaa Mostafa, tradotto da Eman Hossni. Il Ministero delle Antichità Egizie non è responsabile dell’accuratezza della traduzione in Italiano. Foto dal Ministero delle Antichità Egizie.


Dai relitti e dagli anelli degli alberi, informazioni sull'uragano atlantico

7 Marzo 2016

L'uragano Katrina, il 28 Agosto 2005. Credit: NOAA
L'uragano Katrina, il 28 Agosto 2005. Credit: NOAA

Valutare l'influenza del cambiamento climatico sull'attività dell'uragano atlantico è di cruciale importanza, eppure la quantità limitata di registrazioni in merito incide sulla possibilità di effettuare proiezioni.
Un nuovo studio, pubblicato su PNAS, ha studiato la variabilità dell'uragano atlantico (a partire dal 1500), utilizzando le registrazioni relative ai relitti spagnoli nei Caraibi (1495-1825) e agli anelli degli alberi (da Florida Keys, 1707-2009). Gli autori sono così giunti alla conclusione che tra il 1645 e il 1715, periodo noto come Minimo di Maunder e caratterizzato dalla più notevole riduzione nell'attività solare (oltre che da basse temperature nel Nord Atlantico), si è pure verificato il minor numero di uragani.
Gli studiosi hanno pure utilizzato due testi per l'elenco dei relitti nell'area: "Shipwrecks in the Americas: A Complete Guide to Every Major Shipwreck in the Western Hemisphere" di Robert F. Marx e "Shipwrecks of Florida: A Comprehensive Listing" di Steven D. Singer.
Gli autori dello studio hanno utilizzato questa conta dei relitti per creare registrazioni degli uragani fino al 1500. Credit: Valerie Trouet, University of Arizona
Gli autori dello studio hanno utilizzato questa conta dei relitti per creare registrazioni degli uragani fino al 1500. Credit: Valerie Trouet, University of Arizona

Sapere che una pausa degli uragani caraibici corrisponde a un periodo di diminuita radiazione solare può permettere di comprendere meglio l'influenza dei grandi cambiamenti delle radiazioni, anche derivanti da attività antropiche (come per i gas serra).
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L'Isola di Jan Mayen nella Seconda Guerra Mondiale

22 Febbraio 2016
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Nella primavera del 1940, la Norvegia continentale fu invasa e occupata dai nazisti. L'unico territorio sul quale il governo del Regno di Norvegia (in esilio a Londra) conservò il pieno controllo durante la Seconda Guerra Mondiale fu quello dell'isola vulcanica di Jan Mayen, nell'Artico.
Già allora la Norvegia possedeva una stazione meteorologica sull'isola: i rapporti venivano però inviati in Gran Bretagna. La stazione fu chiusa dagli stessi Alleati nel 1940, al fine di impedire che i Tedeschi potessero trarne vantaggio. Una nave tedesca che tentò di prendere possesso dell'isola fu pure affondata nel 1940, dai Britannici. Ci si rese però subito conto dell'utilità di quei rapporti, e soldati norvegesi giunsero qui dall'Islanda a partire dal 1941, al fine di garantire le previsione meteorologiche agli Alleati.
Si pensò pure di utilizzare l'Isola di Jan Mayen a fini propagandistici, ma le considerazioni sull'utilità della stazione meteorologica prevalsero. L'interesse tedesco per questo territorio non fu mai perciò pieno, anche se si rilevano due aerei precipitati. I Tedeschi pensavano vi fosse una base aerea qui, ma a causare le loro perdite furono in realtà le condizioni atmosferiche.
La mappatura geologica dell'isola, oggi, ha rivelato pure le rovine della base americana di Atlantic City, relativa a quel periodo. Si trattava semplicemente di una stazione di sorveglianza radio, il cui scopo era quello di localizzare le stazioni radio tedesche in Groenlandia. Fu abbandonata nel 1946 e, colpita da una tempesta il 28 Settembre 1954, inghiottita dal mare. Tutto quel che resta oggi sono pochissimi edifici ancora in piedi.
La vita sull'Isola di Jan Mayen, quasi per intero riserva naturale, è oggi molto più pacifica di allora.
Link: AlphaGalileo via The Norwegian University of Science and Technology (NTNU); Gemini
Egg-oeja, penisola sulla costa occidentale di Jan Mayen. Foto di Hannes Grobe, Alfred Wegener Institute, da WikipediaCC BY-SA 2.5.