Gatti romani tra Memory e il Colosseo: Cats al Teatro Sistina

Articolo a cura di Gianluca Colazzo e Mariano Rizzo

Nel 2022 Cats, uno dei musical più celebri di sir Andrew Lloyd Webber, festeggia i suoi primi quarant’anni. Un notevole traguardo, per uno spettacolo che prima del suo debutto incontrò la reticenza di molti produttori a causa della sua originalità; quarant’anni di repliche praticamente ininterrotte, assieme agli innumerevoli allestimenti e traduzioni susseguitisi nel tempo, hanno invece reso lo show tratto dalla silloge di T. S. Eliot Il libro dei gatti tuttofare un vero e proprio cult, forte di una fanbase mondiale in continua crescita, amato al punto che per molti esso rappresenta il concetto stesso di musical. Lo show ha ricevuto premi, riconoscimenti e un controverso adattamento cinematografico nel 2019; Memory, l’indimenticabile brano portante dello spettacolo, vive ormai di vita propria nel repertorio di grandi interpreti femminili, tra le quali la nostra Milva.

Cats al Teatro Sistina di Roma.
Gallery, Credits per le foto: Mariano Rizzo

In effetti anche in Italia, terra alquanto reticente nei confronti dei musical à la Broadway, Cats è stato accolto con entusiasmo: al 1995 risale la prima di molte produzioni italiane in lingua originale; nel 2009 la Compagnia della Rancia ne realizzò la prima traduzione ufficiale, portata in scena per due stagioni al Teatro Sistina di Roma. Lo stesso teatro, in occasione del quarantennale, ospita un nuovo allestimento in italiano diretto da Massimo Romeo Piparo, che ne firma anche i testi.

Se la traduzione del 2009 era caratterizzata dalla pressoché totale fedeltà al materiale originario, tanto nei contenuti quanto nella mise en scéne, questa nuova produzione si basa invece su una scelta coraggiosa: i Cats di Piparo lasciano infatti la loro storica residenza di Londra in favore di una Roma sospesa tra futuro e contemporaneità. La scenografia (a cura di Teresa Caruso e col disegno luci di Umile Vainieri) è infatti composta dalle riproduzioni “a misura di gatto” di capitelli, fontane a nasone, frammenti scultorei e altri elementi tipici della Città Eterna: tra i più riconoscibili, una gigantesca Bocca della Verità e il Colosseo, quest’ultimo in videomapping sullo sfondo. Il riferimento è ovviamente alle moltitudini di felini che un tempo affollavano le rovine romane, ridottesi in tempi recenti alla sola colonia di Largo Argentina.

In questa “discarica di opere d’arte” si svolge un Cats molto simile all’originale, almeno per quanto riguarda la sostanza: la peculiarità di questo musical è infatti quella di avere una trama piuttosto esile che, anziché progredire di pari passo con la musica (come avviene nella maggior parte degli show pertinenti al genere), si diluisce in una lunga serie di numeri musicali mediante i quali, uno alla volta, ciascuno dei gatti protagonisti presenta sé stesso e la propria storia. Nel Cats italiano la struttura e l’ordine dei numeri musicali sono rispettati fedelmente, con minime variazioni dovute più che altro al pacing; i brani sono eseguiti live da una band guidata dal M° Emanuele Friello e composta per lo più da strumenti elettronici: nonostante in alcuni frangenti si avverta una certa scompostezza nei suoni, i cinque musicisti riescono a creare l’illusione di un intero organico orchestrale per tutta la durata dello spettacolo.

Cats Teatro Sistina
Cats al Teatro Sistina. Foto di Mariano Rizzo

Per quanto riguarda gli interpreti, anche in questo allestimento sono loro richieste una grande versatilità vocale e notevoli doti acrobatiche: ogni brano presenta infatti una complessa coreografia, quasi sempre accompagnata da effetti speciali e scenografici. Da questo punto di vista, il Cats sistiniano non ha nulla da invidiare alle produzioni anglofone: il cast vede protagonisti molti astri nascenti del musical italiano, tutti sorprendentemente in parte a livello fisico e vocale, che eseguono magistralmente le audaci coreografie di Billy Mitchell.

Fedeli alla tradizione Webberiana sono pure il trucco e i costumi ideati da Cecilia Betona, i quali, pur con le dovute personalizzazioni, si rifanno esplicitamente al Cats originario; anche la nuova traduzione rispetta per lo più il testo di provenienza, anche se è piuttosto chiaro che Piparo si sia sforzato di darne una propria lettura introducendo inediti riferimenti alla cultura italiana. In generale il Cats romano riesce a mantenere un certo equilibrio tra questi estremi, anche se non mancano alcuni frangenti in cui è stato necessario trovare un compromesso tra ritmo e significato (come nel recitativo The naming of the cats, la cui traduzione risulta un po’ farraginosa).

Anche la traduzione dei nomi dei gatti protagonisti non è compito da poco: ciascuno di essi racchiude in sé un gran numero di reminiscenze tra l’ironico e il drammatico, in ossequio alla poetica di Eliot. Nella maggior parte dei casi i Cats romani mutuano pertanto il nome originale: è il caso di Mr. Mistofeeles (Pierpaolo Scida), Bombalurina (Giorgia Cino) e il villain Macavity (Simone Nocerino). La stessa colonia felina mantiene inoltre il nome collettivo di Jellicle Cats, il che stona un po’ con l’ambientazione romana, ma probabilmente i complessi fraseggi previsti dalla partitura non hanno consentito di trovare una denominazione più “nostrana”.

Ma le acrobazie linguistiche richieste dall’adattamento hanno generato anche effetti opposti: e così Old Deuternomy, il carismatico capogruppo dei Jellicle, è diventato Gatto Filosofo. Una scelta senz’altro dovuta alla difficile sillabazione del suo nome, che però comporta un alleggerimento della solennità che ammanta il personaggio (interpretato da Fabrizio Corucci). Lo stesso avviene per Jennyanydots, la micetta in grado di ammaestrare i topi e far ballare il tip-tap agli scarafaggi: in questo allestimento il suo impronunciabile nome viene semplificato, forse troppo, in Gatta Cucciola (interpretata da Greta Bellintani).

Altre volte il cambio di nome è coinciso con una parziale riscrittura del personaggio: ad esempio il pestifero Rum Tum Tugger al Sistina viene chiamato Rock Tugger, e il suo carattere di gatto viziato viene associato alle sue attitudini da rockstar (efficacemente incarnate da Luca Giacometti Ferrarini).

Due sono, infine, i gatti sottoposti a un radicale intervento di “italianizzazione”: si tratta di Skimbleshanks, il micio amante dei viaggi in treno, e del felino-attore Gus. Il primo, col volto di Mark Biocca, viene ribattezzato Frecciarossa, ovvio riferimento alla flotta delle Ferrovie dello Stato, richiamata peraltro nei versi del suo brano.

Gus viene invece rinominato Gas, abbreviazione di “Applausi-a-tutto-Gas”, e a differenza del suo corrispettivo inglese non declama Shakespeare, ma racconta di quando ha recitato al fianco di Proietti e Manfredi. Bisogna ammettere che il poetico riferimento a questi e altri mostri sacri, sullo stesso palco da essi a lungo calcato, assume una connotazione emotiva che difficilmente potrà essere replicata in altri teatri: non a caso gli applausi più sentiti sono stati tributati al suo numero, magistralmente interpretato da Fabrizio Angelini… naturalmente dopo quelli riservati alla Grizabella di Malika Ayane.

Malika torna nel mondo del musical dopo aver interpretato Evita nel 2016, sempre per la regia e traduzione di Massimo Romeo Piparo. Nella sua versione la Glamour Cat è un po’ meno accattona e soprattutto molto più bella rispetto a quella di Elaine Paige o Sarah Brightman: il trucco e l’abbigliamento ne accentuano piuttosto il lato da diva decaduta, con tanto di pelliccia lacera e consunti stivaletti tacco 12. Malika dona alla sua Grizabella un fascino offuscato e un campionario di espressioni facciali che la rendono dolce e dolente, altezzosa e triste al tempo stesso; la sua Memory è più sussurrata di quanto ci si aspetterebbe, ma carica di un rauco pathos: l’acuto finale è un grido rotto dal pianto, e non potrà non commuovere anche lo spettatore più impassibile. C’è da sperare che il brano venga prima o poi inciso, magari insieme all’intera colonna sonora.

Tra lacrime e risate, trucchi di magia e movenze feline, le due ore e mezza dello spettacolo trascorrono in un batter d’occhio: l’intero teatro diventa spazio scenico, e il pubblico sarà coinvolto nella storia fino a sentirsi parte integrante di essa. Cats porta al Sistina una tipologia di show difficile da trovare sui palchi italiani, e lo fa nel miglior modo possibile, offrendo allo spettatore un’occasione preziosa per riscoprire dentro di sé lo stupore e l’emozione che spesso, di questi tempi, siamo costretti a reprimere. D’altro canto, l’intero musical è efficacemente riassunto da un verso dell’immortale Memory: occorre “ricordare cos’è la felicità”. Impresa di certo non facile, ma spettacoli come Cats sono di grande aiuto.

Cats Teatro Sistina
La locandina del musical Cats al Teatro Sistina

Cats sarà in scena al Sistina fino al 22 gennaio.

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