Nuova luce a Palazzo Bonaparte con la mostra Impressionisti Segreti

NUOVA LUCE A PALAZZO BONAPARTE

La mostra Impressionisti Segreti

Articolo a cura di Gianluca Colazzo e Mariano Rizzo

Palazzo Bonaparte

Roma è talmente piena di tesori che per scovarne di nuovi basterebbe camminare, traffico permettendo, col naso per aria: spesso essi sono nascosti in piena vista, magari in una delle zone più frequentate e caotiche come Piazza Venezia. È proprio qui, esattamente di fronte all'Altare della Patria, che si trova Palazzo Bonaparte: costruito nel '600 dai marchesi D'Aste, la sua proprietà passò di mano in mano finché, nel secolo XIX, fu acquistato da Maria Letizia Ramolino Bonaparte, madre di Napoleone, la quale lo fece ristrutturare sovrapponendo alle originali forme barocche stilemi rispondenti al gusto neoclassico, e che qui visse fino alla sua morte avvenuta nel 1836. Verso la fine del '900 il palazzo, ormai conosciuto col nome della più celebre tra i suoi proprietari, fu acquistato da INA Assitalia, che vi mantenne i propri uffici direzionali fino al 2005; oggi, dopo uno scrupoloso restauro durato due anni, Palazzo Bonaparte è stato musealizzato e attrezzato per essere sede di mostre d'arte temporanee. La sua riapertura al pubblico trova degna celebrazione con la mostra Impressionisti Segreti, dedicata alla più significativa corrente artistica della Francia ottocentesca.

Raramente una mostra ha avuto un legame tanto stretto col proprio contenitore come in questo caso: Palazzo Bonaparte, fino ad ora non fruibile al pubblico, ospita opere provenienti in massima parte da collezioni private, alcune delle quali mai esposte prima; dipinti sicuramente meno noti rispetto ai grandi e celebrati capolavori dei maestri impressionisti, eppure essenziali per comprenderne l'evoluzione artistica e personale. Non sorprende dunque che a una scansione squisitamente cronologica delle opere sia stato preferito un allestimento per argomento: ciascuna delle otto sale in cui si suddivide l'esposizione riguarda infatti una differente tematica pertinente alla sfera emotiva più intima e familiare, di rado indagata prima d'ora.

Palazzo Bonaparte Impressionisti segreti

Palazzo Bonaparte Impressionisti segretiGrazie a un apparato critico di prim'ordine, che prende in esame ogni singola opera nel contesto della biografia dell'artista che l'ha realizzata, è possibile rilevare affinità e divergenze interpretative tra i differenti impressionisti nel trasferire su tela i propri luoghi del cuore, la vita quotidiana, l'esplorazione della propria personalità, gli affetti familiari; sono inoltre messi in luce, e questo è forse il principale pregio della mostra, i complessi rapporti tra gli artisti, i quali spesso andavano ben oltre la semplice condivisione di una professione. L'opera scelta per la locandina, Allo Specchio, riflette perfettamente queste premesse: la sua autrice Berthe Morisot fu infatti allieva di Manet, col quale intrattenne un rapporto di tenera amicizia, e fece da modella ad altri artisti (alcuni dei suoi ritratti sono in esposizione); nel suo dipinto si ravvisa quella dimensione intima che è alla base dell'intera mostra, nonché la piena rispondenza formale agli stilemi impressionisti.

Palazzo Bonaparte Impressionisti segreti

Palazzo Bonaparte Impressionisti segretiPalazzo Bonaparte Impressionisti segretiAlle riconoscibilissime pennellate di artisti del calibro di Monet, Gauguin, Renoir, Cézanne e Pissarro sono giustapposte quelle meno celebri, ma ugualmente evocative, di Sisley, Caillebotte e la Gonzalès; non manca una sala, la penultima, completamente dedicata agli artisti nostrani il cui linguaggio fu fortemente influenzato da quello d'oltralpe, come Boldini e Zandomeneghi. L'esposizone si conclude con le opere di Signac, Van Rysselberghe e Cross, nella cui pittura si riflette la graduale evoluzione novecentesca dell'impressionismo in divisionismo e puntinismo, fino al suo completo abbandono in favore di nuove forme espressive.

L'esposizione gode di un allestimento tecnico particolarmente efficace: l'illuminazione a luce fredda è stata studiata con accuratezza per rendere subito discernibili le tinte più tenui e sfumate come i tratti più decisi e pastosi: agli occhi del visitatore è dunque restituita tutta la potenza suggestiva dei colori, la quale del resto è uno dei capisaldi di questa corrente artistica.

Impressionisti Segreti offre inoltre l'occasione per scoprire Palazzo Bonaparte, anch'esso dotato di infrastrutture all'avanguardia per la valorizzazione dell'esposizione permanente, che consta delle pregevoli volte con pittura su intonaco, pavimenti a mosaico policromo e una maquette in gesso a grandezza naturale della statua ritraente Napoleone nelle vesti di Marte Vincitore, realizzata da Canova ed esposta presso la Pinacoteca di Brera. A metà del percorso espositivo è inoltre possibile visitare il celebre “Balconcino di Letizia”, un bussolotto coperto e interamente decorato che corre lungo l'angolo esterno del palazzo, dal quale si gode di uno spettacolare panorama su Piazza Venezia: è qui che la madre di Napoleone trascorse la sua vecchiaia, seduta a osservare la gente che passava senza essere vista, sperando, si racconta, di veder tornare suo figlio. Il suo volto sarebbe in effetti ritratto a bassorilievo su uno dei timpani che decorano le finestre sulla facciata, sporto a guardare verso l'orizzonte, come se l'attesa durasse tuttora: probabilmente non è che una delle tante, affascinanti leggende romane, ma di certo testimonia lo stretto legame tra la storia della città e questo palazzo, oggi finalmente restituito al pubblico.

La mostra Impressionisti Segreti, prodotta e organizzata dal Gruppo Arthemisia col patrocinio dell'Ambasciata di Francia in Italia e della Regione Lazio, è stata curata da Claire Durand-Ruel e Marianne Mathieu. Sarà visitabile fino al 6 marzo 2020.


fuga dal museo MANN Napoli

Le opere del MANN in fuga dal museo per scoprire Napoli

Al Museo Archeologico Nazionale di Napoli è stata inaugurata martedì 2 dicembre 2019 la mostra fotografica “Fuga dal museo” che sarà visitabile fino al 24 febbraio 2020 nella Sala del Toro Farnese.

All’inaugurazione hanno partecipato il direttore del museo Paolo Giulierini e i due fotografi, Dario Assisi e Riccardo Maria Cipolla, autori dei quaranta fotomontaggi che raccontano quale potrebbe essere la vita di alcune opere del MANN se potessero animarsi, scappare dal museo e interagire con la realtà cittadina.

fuga dal museo MANN Napoli
Afrodite a Castel dell'Ovo

Dopo il successo della mostra “Fantasmi a Pompei”, con protagonisti le figure dei mosaici e degli affreschi provenienti da Pompei e custoditi al MANN, questa volta i due fotografi hanno scelto per i loro fotomontaggi le sculture della Collezione Farnese, alcuni capolavori di Antonio Canova presenti nella recente mostra “Canova e l’Antico” e le statue dei re di Napoli della facciata di Palazzo Reale.

Con un tocco di dissacrante ironia, troviamo tra gli altri l’Atlante scorazzare in motorino senza casco lungo via San Biagio dei Librai, l’Afrodite farsi un selfie sulle terrazze di Castel dell’Ovo, il Doriforo visitare la Chiesa di San Giovanni a Carbonara, Artemide fare la spesa al mercato, la Danzatrice di Canova passeggiare sotto la pioggia in Vico San Domenico e l’Ercole Farnese incrociare la sua copia nella stazione Museo della metropolitana.

fuga dal museo MANN Napoli
Ercole Farnese in metropolitana

Come ha affermato il direttore Giulierini durante l’evento, questa è una mostra che ha il pregio di riuscire ad avvicinare il grande pubblico dei non addetti ai lavori all’archeologia grazie a un approccio leggero e divertente ma mai banale che porta i visitatori a scoprire e ricercare non solo le opere presenti nel museo ma anche gli scorci e i luoghi d’interesse di Napoli e Pozzuoli che fanno da sfondo a queste insolite scene di vita quotidiana e che, per questo motivo, meriterebbe di essere replicata in altri luoghi della città e anche in altre istituzioni culturali.

fuga dal museo MANN Napoli
L'Atlante in via San Biagio dei Librai

Tutte le foto dalla mostra “Fuga dal museo” sono di Teresa Pergamo


Canova

Roma: omaggio a Canova, “l’ultimo degli antichi e il primo dei moderni”

A Roma un omaggio al fascino immortale delle sculture di Canova, “l’ultimo degli antichi e il primo dei moderni”

Antonio Canova
Antonio Canova (1757-1822)
Amorino alato, 1794-1797
Marmo, 142x54,5x48 cm
The State Hermitage
(San Pietroburgo)*
Photograph © The
State Hermitage
Museum, 2019
Foto di Alexander Koksharo

Una bellezza canonica e raffinata che i posteri amano ricordare quale modello di maestria scultorea nostrana: la minuzia dei dettagli, l’armonia delle forme e tutte le caratteristiche dell’arte neoclassica sono racchiuse nell’operato di Antonio Canova (1757–1822), artista veneto autore di celebri capolavori che la sua rara abilità è riuscita a far emergere dalla pietra. Dall’iconica “Amore e Psiche” alle affascinanti “Tre grazie”, dal peculiare “Endimione” dormiente (1819) al vigoroso “Creugante”: un susseguirsi di gruppi scultorei tanto originali quanto impeccabili, da togliere il fiato.

Antonio Canova
Antonio Canova (1757-1822), Endimione dormiente, 1819
Gesso, 183x85x95 cm
Possagno, Gypsotheca e Museo Antonio Canova
2019, Possagno (TV), Fondazione Canova onlus - Gypsotheca e Museo Antonio Canova | Archivio Fotografico interno Foto di Lino Zanesco

La Capitale rievoca così il fiore all’occhiello della scultura italiana, attraverso una mostra della durata di cinque mesi: “Canova. Eterna bellezza” è infatti presente al Museo di Roma dal 9 ottobre e sarà visitabile fino al 15 marzo presso Palazzo Braschi, edificio dedicato alla famiglia di Papa Pio VI che era in carica quando l’artista arrivò in città nel 1779. Dunque, la scelta di Roma come location dell’esposizione non è certamente casuale, poiché la figura canoviana si forgia proprio nella città eterna, così come eterna è la sua impronta sull’arte tra il XVIII ed il XIX secolo. In un periodo di fervente interesse verso le antichità romane, il tentativo di controllarne l’esportazione e la nascita dei musei, si inserisce così questa figura talentuosa la cui carriera internazionale iniziò a soli ventisei anni e si sviluppò rapidamente perdurando nel tempo. Il successo iniziale correlato all’imponente “Monumento sepolcrale di Clemente XIV ai Santi Apostoli” (1783-1787) fu seguito da commissioni in tantissime corti e ville aristocratiche d’Europa.

Roma permane comunque una stabile fonte di ispirazione per l’artista: dalle collezioni Farnese e Ludovisi alle sculture presenti in ambito urbano, dall’Apollo e Dafne del Bernini in Villa Borghese ai patrimoni dei Musei Capitolini e Vaticani. L’antico era per lui oggetto di dedito studio e non di mera copia, attività ritenuta non degna di un vero artista creatore; infatti Canova mirava a riprodurre l’antico nel moderno, rifiutandosi di restaurare gli antichi marmi a suo avviso intoccabili. Ben presto il suo studio romano divenne tappa del Grand Tour e meta di aristocratici, esperti, viaggiatori ed altri artisti. Inoltre, fu coinvolto nella tutela del patrimonio culturale divenendo ispettore generale delle Belle arti (carica solitamente ricoperta dai membri dell’aristocrazia o del clero) ed ambasciatore del Papa nell’attività di recupero delle opere condotte in Francia durante l’epoca napoleonica.

Tra i progetti da lui sostenuti vi era la laicizzazione del Pantheon, non più chiesa consacrata a Santa Maria ad Martyres bensì tempio dedicato ad artisti. Così commissionò dei busti a celebri scultori e per l’occasione furono prodotte statue di notevole pregio esecutivo. Scultore altamente recettivo, trasse spunto anche dalla letteratura del suo tempo e in particolar modo dalla tragedia “Antigone” (1782) di Alfieri, che incise sulla sua maturazione figurativa come evidenzato nel corso della mostra.

Antonio Canova
Antonio Canova
Amore e Psiche
Gesso, 148x68x65 cm
Veneto Banca spa in L.C.A.
Foto di Andrea Paris

Il tema di Amore e Psiche, pur essendo oggetto di interesse di più autori del periodo, venne rielaborato da Canova in maniera originale ed in senso spirituale distinguendosi nettamente dal resto, come si evince palesemente ad esempio dall’osservazione diretta del gesso “Amore e Psiche stanti”. Invece “Amore e Psiche giacente”, custodita al Louvre di Parigi, è stata riprodotta in scala reale da Magister e Robotor, a seguito di una scansione tridimensionale dell’originale sulla cui base un robot ha scolpito un blocco di marmo di Carrara di dieci tonnellate per ben duecentosettanta ore. Una sfida che riporta alla luce le possibilità offerte dalla riproducibilità delle opere d’arte, le cui copie ovviamente non possono in alcun modo sostituire o sminuire il valore delle originali, ma semplicemente riprodurre ciò che purtroppo non è direttamente osservabile, oltrepassando anche il vincolo materiale delle virtuali riproduzioni in 3d. L’installazione è affiancata da filmati relativi alla fiaba d’amore, nonché alla realizzazione dell’opera.

La mostra ambisce a rievocare l’atmosfera originaria con cui Canova mostrava le opere del suo atelier illuminandole a lume di torcia, e a tal fine sono state adottate specifiche soluzioni illuminotecniche. Tredici sezioni con busti, statue, ma anche bozzetti, modellini, dipinti e gessi: ben centosettanta opere affiancate da rilevanti prestiti provenienti da collezioni museali italiane ed estere. La prima sezione parla del rapporto tra l’artista e la capitale, la seconda sezione affronta l’emergere del nuovo stile tragico, la terza sezione tratta della Repubblica romana, la quarta è dedicata ad Ercole e Lica, la quinta ai Pugilatori, la sesta effettua una comparazione tra antico e moderno, la settima riguarda l’Accademia di San Luca, l’ottava narra il suo ruolo di ispettore delle Belle Arti, la nona sezione concerne i busti del Pantheon, la decima descrive le ultime opere realizzate per Roma, l’undicesima è dedicata al suo studio, la dodicesima sezione è interamente riservata alla Danzatrice, infine la tredicesima tratta del processo di morte e glorificazione della figura canoviana.

Antonio Canova (1757-1822)
Napoleone Primo Console, 1801
Gesso, 65x50x30 cm
Roma, Accademia Nazionale di San Luca

Tra le collezioni che con i loro prestiti hanno contribuito alla realizzazione del progetto vanno menzionate: l’Ermitage di San Pietroburgo, la Gypsotheca e Museo Antonio Canova, i Musei Vaticani e quelli Capitolini, il Museo Civico di Bassano del Grappa, il Musée des Augustins di Tolosa, il Museo Correr di Venezia e molti altri. Da San Pietroburgo ci giungono “Amorino alato” (1794-1797), “Genio della morte” (1789), “Maddalena penitente” e la “Danzatrice con le mani sui fianchi” (1806-1812) che all’interno di una sala di specchi gira sulla base, com’era volere del suo autore. Dal Museo Civico di Asolo perviene la scultura possente di “Paride” (1810 circa), dal Museo di Villa Torlonia proviene il bassorilievo in gesso “Danza dei figli di Alcinoo”, mentre dall’Accademia Nazionale di San Luca giungono il busto in gesso di “Napoleone Primo Console” (1810 circa) ed il suggestivo busto in gesso de “La Religione” (1814-1815).

Antonio Canova (1757-1822)
La Religione, 1814/1815
Gesso, 110x116x55 cm
Roma, Accademia Nazionale di San Luca

Attraverso la posa insolita del “Fauno Barberini”, alto circa due metri, l’autore mostra tutta la sua abilità scultorea nella minuziosa resa della muscolatura del soggetto. Singolari poi i due busti che ritraggono l’artista: di casa è “Autoritratto” del 1812, busto autografo custodito permanentemente nel Museo di Roma che ospita l’esposizione; mentre è opera di Antonio D’Este il “Busto di Antonio Canova” (1832) in marmo, la cui sede usuale è i Musei Vaticani.

Vengono poi proposte comparazioni con artisti a lui correlati: Jean-François-Pierre Peyron, il miglior pittore secondo Canova, e Pompeo Batoni, di cui frequentò l’Accademia di Nudo. Tra le sezioni previste vi è una dedicata al suo studio di via San Giacomo, con l’esposizione di gessi, bozzetti di terracotta e calchi in gesso di opere complete. Il percorso è adornato di installazioni multimediali ideate per l’evento, ed è arricchito da una mostra all’interno della mostra stessa, attraverso trenta foto di Mimmo Joyce che catturano le sculture canoviane dalla sua particolare prospettiva.

È inoltre attivo un programma di focus miranti a cogliere determinati aspetti della vita e delle opere dell’artista, quali rapporti sociali ed eventi storici che influirono sulle sue scelte artistiche ed esistenziali. Gli incontri non richiedono una prenotazione, iniziano alle ore 17,00 ed hanno una durata approssimativa di mezz’ora. Venerdì 18 ottobre verranno affrontate “Le passioni di Alessandro”, giovedì 24 ottobre si parlerà del suo atelier, martedì 29 ottobre dell’evoluzione della moda dall’antichità ai tempi di Canova, proponendo un’interessante esperienza tattile delle sue opere.

Curatore dell’esposizione è Giuseppe Pavanello, con la collaborazione dell’Accademia Nazionale di San Luca e della Gypsotheca e Museo Antonio Canova di Possagno. Sponsorizzata da Generali Italia ed inserita in Zètema Progetto Cultura, la mostra-evento è esito della convergenza d’azione dell’Assessorato alla Crescita culturale di Roma Capitale, di Arthemisia e della Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. Una sinergia d’intenti per progetti di qualità che sarebbe bene riprodurre più spesso: un investimento sulla cultura per il bene di tutti.

Orari di apertura: tutti i giorni dalle 10,00 alle 19,00. Il 24 e il 31 dicembre dalle 10,00 alle 14,00.

Chiusura 25 dicembre e 1 gennaio.

Prezzo biglietto d’ingresso: 13 euro intero, 11 euro ridotto. Riduzione per i possessori Mic Card.

Informazioni: tel. 060608

www.museodiroma.it

www.museiincomune.it

www.sovraintendenzaroma.it

www.arthemisia.it


Passione Canova: nei primi 15 giorni della mostra, 60.000 visitatori al MANN

Passione Canova: nei primi 15 giorni di programmazione della mostra, 60.000 visitatori al MANN
Giulierini: "Canova a Napoli è una scelta che definire vincente è poco"
 
13 aprile. È passione contagiosa per la mostra "Canova e l'antico", in calendario al Museo Archeologico Nazionale dal 28 marzo scorso sino al prossimo 30 giugno.
Nei primi quindici giorni di programmazione, sono stati 60.000 i visitatori che hanno ammirato le oltre centodieci opere inserite nel suggestivo percorso espositivo realizzato nelle sale dell'Archeologico:  tra i capolavori del Maestro di Possagno, in mostra al MANN, figurano le celebri sculture de "Le tre Grazie", "Amore e Psiche stanti", "Ebe", "Danzatrice con le mani sui fianchi", provenienti dal Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo.
L'"effetto Canova" fa registrare, così, un trend in crescita delle presenze di circa il 30% rispetto all'omologo periodo del 2018.
"Canova a Napoli è un'occasione unica, imperdibile, mai vista. Tre anni di lavoro con le più importanti istituzioni italiane e mondiali hanno generato una mostra che lascerà per sempre il segno. Siamo orgogliosi delle decine di migliaia di visitatori che in questi giorni affollano il MANN e ci confermano una scelta che definire vincente è poco", commenta il Direttore dell'Archeologico, Paolo Giulierini.
Testo e immagini dall'Ufficio comunicazione, rapporti con gli organi di informazione, marketing e fundraising MANN

Roma, incontro sulla moda fine '700: Vestivamo "Stile Impero"

VESTIVAMO “STILE IMPERO”

Riflessioni sulla ‘Rivoluzione’ della moda di fine ‘700, attraverso il dipinto di Antonio Canova: La famiglia Vitali

a cura di Pina Di Michele

sabato 20 febbraio 2016, ore 10.30

Museo di Roma Palazzo Braschi

presso la sala del Museo che ospita l'opera in oggetto

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Si può leggere la storia nelle pieghe di un abito? Certamente, e non soltanto in termini di moda e di costume. Quello che ascolteremo va oltre il racconto stilistico, per aprire i nostri occhi e il nostro cuore su una storia più ampia e affascinante. La grande storia vista attraverso la vita quotidiana dei suoi protagonisti.

Il Museo come luogo familiare in cui ritornare e nel quale sentirsi ‘a casa’.

Questo lo spirito che anima la stagione di incontri con il pubblico, promossa da Roma Capitale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, che prosegue con l’appuntamento di sabato 20 febbraio “VESTIVAMO STILE IMPERO. Riflessioni sulla ‘Rivoluzione’ della moda di fine ‘700, attraverso il dipinto di Antonio Canova: La famiglia Vitali” nelle sale del Museo di Roma Palazzo Braschi.

Canova raffigura l’incisore bergamasco Pietro Maria Vitali (1756-1830) e la sua famiglia. Il Vitali è ritratto in piedi in un atteggiamento protettivo verso i due figlioletti che, vivaci e impazienti, si tendono ad afferrare il ninnolo offerto dalla madre, vestita con un abito leggero ed elegante e colta in una posa  enfatica, quasi danzante.

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Inaugurata allo Studio museo Messina la mostra ”Il lato della scultura. Canova Jodice”

ExpoinCittà

Inaugurata allo Studio museo Messina la mostra ”Il lato della scultura. Canova Jodice”

La mostra sarà aperta al pubblico dal 17 luglio al 6 settembre, con ingresso gratuito

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Milano, 16 luglio 2015 – Dopo le fortunate esperienze degli ultimi due anni, lo Studio Museo Francesco Messina ospita una nuova mostra che analizza il tema della lettura bidimensionale della scultura attraverso l’opera di due maestri: Antonio Canova e Mimmo Jodice.

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Curator For a Day, il tempo del racconto

5 Settembre 2014 - dal blog di Cratete
canova
C’è un passo celebre dell’Odissea nel quale Ulisse, non appena svanita la nebbia magica di Atena, si appresta a entrare nel palazzo di Alcinoo. Il momento è descritto come solo un grande scrittore avrebbe potuto fare: l’esitazione dell’eroe, incerto se entrare in una casa straniera e preoccupato di porre di nuovo la sua vita alla mercé di un diritto all’ospitalità non sempre rispettato nel Mediterraneo omerico, è ricreata nella pausa atmosferica delle ekphrasis, le divagazioni che il narratore si prende per descrivere lo splendore del palazzo suddetto.
Tutti ricordano i muri di bronzo, le porte d’oro, gli architravi d’argento. Un particolare che ho riscoperto di recente mi ha dato da pensare: ai lati di un architrave stanno due statue canine, “opera di Efesto” (che è come dire “fatte da dio” – letteralmente), che il narratore commenta così: “due cani resi immortali e privi di vecchiaia”. Le opere d’arte incastonano un momento nel tempo: il prima e il dopo stanno ai margini, ma la pietra/tela hanno un loro tempo insieme preciso e infinito. Il tempo del racconto, poi, è un altro bell’enigma, e quello che nel giro di qualche centinaio di versi sta per succedere ad Ulisse ci permette di pensarci un attimo: inconsapevole come tutti gli altri presenti dell’identità del naufrago/ospite Demodoco sta cantando della discordia fra Achille e Ulisse nel campo troiano degli Achei, un evento del recente passato che il racconto dell’aedo trasforma in resoconto quasi giornalistico; per Ulisse, invece, quello è un passato ormai remoto, e ciononodimeno doloroso. (Per la cronaca, in questo passo Omero – o chi per esso – ha inventato l’ironia tragica).
Il paradosso temporale si raggiunge però quando, ormai rivelata la sua identità al re Alcinoo, Ulisse prenderà a raccontare le più fantastiche delle sue avventure, da Polifemo alle Sirene, da Circe ai Lestrigoni. Quello che per il narratore/protagonista è un passato lontano (ricordiamoci dei sette anni passati dal nostro sull’isola di Ogigia, prigioniero di Calipso) per gli ascoltatori feaci è una novità, addirittura per noi lettori è il futuro incarnato dalle pagine che ancora dobbiamo sfogliare. Questo è uno dei primi esempi in assoluto di racconto a incastro: interessante considerare che una delle prime opere letterarie della cultura occidentale ospiti già un simile intricato dispositivo. Come se la percezione istantanea dei diversi strati temporali di un racconto fosse qualcosa di innato, o quantomeno di antichissima tradizione orale, un meccanismo che l’ascoltatore coglie con la stessa rapidità con cui lo spettatore si incanta di fronte a un raffinatissimo bassorilievo di gesso.

Il video qui sopra è la mia proposta per l’iniziativa di Gallerie D’Italia chiamata Curator For A Day, con la quale la fondazione di Banca Intesa SanPaolo propone ai visitatori delle sue tre sedi museali (Milano, Napoli, Vicenza) di farsi curatore, guida, narratore per un giorno, reinterpretando a proprio piacimento una delle molte opere ospitate dalle Gallerie. Gallerie che, ricordo, sono visitabili gratuitamente e contengono un patrimonio artistico che potete vedere voi stessi. Non che le sedi museali in sé siano brutte, eh.

coccodrillo
gringott
Link: Cratete