Le ceneri degli Statielli. La necropoli dell’età del Ferro di Montabone

ceneri Statielli necropoli di Montabone
La locandina della mostra Le ceneri degli Statielli - La necropoli dell'età del Ferro di Montabone

Presso il Civico Museo Archeologico, sito nel Castello dei Paleologi di Acqui Terme (AL), dal 1 giugno del 2019 fino al 23 febbraio 2020 (poi prorogata al 29 marzo 2020), è possibile visitare la mostra “Le ceneri degli Statielli. La necropoli dell’età del Ferro di Montabone”.

È una interessante occasione per poter ammirare i risultati degli scavi archeologici effettuati a seguito del ritrovamento di un sepolcreto a cremazione di Ligures Statielli risalente al II secolo a.C., rinvenuto casualmente nel 2008 durante gli scavi effettuati lungo la valle del torrente Bogliona, per la costruzione del metanodotto Snam Rete Gas nel tratto Oviglio-Ponti, in Piemonte provincia di Asti.

L’indagine archeologica effettuata sotto la direzione della dott.ssa Marica Venturino (Soprintendenza per i beni archeologici del Piemonte) ha interessato un’area di ca. 500 mq (17x29), nel fondovalle del torrente Bogliona, affluente del fiume Bormida, nei pressi del piccolo Comune di Montabone, situato su un colle (454 m s.l.m.) a 11.5 km da Acqui Terme. La necropoli si trova ad una profondità di ca 2 m. sotto l’attuale piano di campagna, sulla sinistra idrografica del torrente, lungo la strada provinciale 230.

La S.P. 230 ricalca l’antico tracciato di fondovalle che risale la collina per poi ridiscendere, collegando direttamente la zona con Canelli e Nizza Monferrato. Il ritrovamento della necropoli limitrofa ad esso, chiarisce definitivamente l’importanza di questo percorso e la sua esistenza già nell’età del Ferro, poiché accanto all’area cimiteriale sicuramente sorgeva il relativo centro abitato (collocato più a monte) edificato proprio lungo l’asse stradale. È noto che venne poi consolidato in età romana quando si trasformò nel tragitto secondario (staccandosi presso Terzo D’Acqui) della Via Aemilia Scauri per raggiungere Alba Pompeiana (Alba).

Gli scavi sono iniziati dopo il 2008 e nel 2010 si sono concluse le indagini sul terreno, seguite poi fino al 2019 dallo studio approfondito dei reperti rinvenuti: documentazioni radiografiche degli elementi cinerari del sepolcreto seguiti dal restauro degli stessi, analisi archeobotaniche sui resti e sui tessuti ritrovati nel sito, documentazione fotografica dei reperti ceramici, metallici e vetrosi, analisi antropologiche e faunistiche (effettuate dal Servizio di Bioarcheologia del Museo delle Civiltà di Roma), archeometriche su perle e bracciali di vetro (Università di Padova). Alla luce delle informazioni che le indagini hanno fornito si è giunti a stabilire che l’abitato ligure degli Statielli risalente alla seconda età del Ferro (ca. 260-150/140 a.C.) era probabilmente ubicato sul pianoro della “cascina Cecconia”, a monte della necropoli o sulle pendici della collina sulla quale attualmente si trova il paese di Castel Rocchero. Tale ipotesi è avvalorata da parecchi reperti archeologici e faunistici, oltre a sedimenti naturali, ritrovati presso il sepolcreto a fondovalle a testimonianza degli scarichi scivolati dall’abitato nell’alveo del torrente e poi ridistribuiti dalle acque in occasione di fenomeni alluvionali.

L’area cimiteriale risulta invece ancora in ottimo stato di conservazione ed è costituita da 17 sepolture, 13 delle quali con tumulo terraneo. È caratterizzata da recinti circolari e quadrangolari costituiti da pietra arenaria e ciottoli, all’interno dei quali veniva dispersa la “terra di rogo” come rituale di sacralizzazione dell’area e si trovano i pozzetti funerari coperti da ampie lastre di pietra e contenenti vaso cinerario e corredo funebre. La necropoli venne utilizzata nel II sec. a.C., abbandonata poi lentamente fino alla prima metà del I secolo d.C. forse per mancata manutenzione, incuria, episodi di ristagno idrico e fenomeni erosivi, adibito anche per breve periodo ad attività agricola con creazione di muretti in pietra e focolari. Faranno seguito dalla fine del I sec. d.C. una serie di alluvioni e la zona verrà nuovamente abitata, secondo le fonti, solo nel XVII sec. con la costruzione di una casa e relativa cascina di Giuseppe Ciconia della Bogliona.

Purtroppo in assenza di ritrovamenti dell’insediamento abitativo ligure, possiamo delineare le caratteristiche culturali degli Statielli insediatisi in quel luogo solo attraverso i reperti del sepolcreto: piccole porzioni di ceramiche di uso quotidiano e gli elementi dei corredi funerari.

Le ceramiche sono in stato di conservazione frammentario (essendo materiale di scarico dall’abitato scivolato a valle) ma nonostante la difficoltà di confrontare i piccoli frammenti ritrovati con forme intere, le principali tipologie sono olle e vasi situliformi a fondo piatto senza ornatura o con decorazioni a zig-zag semplici o doppi, o a fasce di linee parallele; olle biconiche con parete scanalata (simili alle urne cinerarie stesse della necropoli), scodelle troncoconiche a parete rettilinea o convessa con orlo obliquo e piede ad anello, bicchieri a colletti.

Gli oggetti ceramici dei corredi funebri (non eseguiti al tornio, con impasti diversi e dimensioni variabili) si limitano ad olle biconiche scanalate, scodelle a profilo articolato e bicchieri. Questo probabilmente per una consapevole scelta della comunità di non utilizzare contenitori simili per la quotidianità e per la ritualità funeraria.

I resti cremati dell’ individuo venivano sistemati all’interno di un’urna, insieme ad oggetti di abbigliamento e di ornamento, a pani carbonizzati posti sul rogo in onore del defunto e bicchieri colmi di birra non decantata (o idromele). Sono stati recuperati anche numerosi reperti in bronzo, preziosi elementi simbolo del prestigio del defunto: borchie a scudetto, placche a forma di 8 con funzione di fibbia che fa ipotizzare la presenza di cinture in materiale deperibile, forse cuoio, tipiche dell’abbigliamento degli Statielli, le armille, pendagli a secchiello, piccoli anelli e bottoni.

Le tombe femminili, generalmente più ricche di corredo funebre, sono caratterizzate da monili non bruciati sulle pire funerarie ma inseriti al momento della sepoltura (anelli in ferro con castonature forse in ambra) e con un maggior numero di fibule, borchie a scudetto, fusaiole (ad indicare l’attività tessile prettamente femminile all’interno della società), perle ad “occhi” e perline anulari.

Fibule, urne, scodelle, bicchieri ed anelli di ferro con castone

I vaghi trovati in grandissimo numero (113) sono un chiaro riferimento di adesione ai costumi celtici da parte dei Liguri, e venivano utilizzate in vita come monili ma anche come offerta all’interno delle sepolture. Sono di varia tipologia e di composizione differenti: da perlinature anulari blu trasparenti o blu violetto (circa 0.8/1.0 cm.), a perle più antiche dette ad “occhi” per la forma e le decorazione che presentano. Interessanti per la loro rarità sono le minuziose incisioni con scritte di matrice celtica sulla superficie delle perline blu, creata successivamente alla loro vetrificazione ed eseguita probabilmente con un bulino incandescente. L’iscrizione poteva fare riferimento a segni stellati o a possibili lettere iniziali del nome dell’artigiano stesso, quasi ad indicarne l’elevata maestria con un marchio individuale.

Gli utensili presenti nei tumuli sono pochi e rappresentati da lame di coltelli (una con manico forse in corno di cervo e custodia in fibra vegetale ormai mineralizzata) e rasoi (a lama sinuosa allungata e stretta verso la punta), ritrovati solo nelle sepolture maschili insieme a un numero limitato di fibule.

L’unica tomba differente dalle altre è la t8, bisoma, costituita da una presenza maschile che ha insolitamente un ricco corredo (4 fibule, perle ad anello e perline anulari e borchie a scudetto e placche a 8) rispetto alla presenza femminile che invece è scarna.

T8 – reperti corredo femminile
T8 – reperti corredo maschile

Il ritrovamento della necropoli risulta particolarmente importante: come già detto conferma l’esistenza di un collegamento viario nell’età del Ferro quindi precedente a quello Romano, fornisce nuove conoscenze sulla società dei Liguri Statielli, sui loro rapporti con il popolo celtico e sul loro insediamento all’interno di questo territorio. Inoltre questo nuovo materiale completa la sezione cronologica del museo archeologico dedicata ai Liguri Statielli (precedentemente scarna a causa della rarità dei reperti ritrovati e posti nelle sale rispetto a tutto il materiale d’epoca romana invece ridondante in esposizione e nei depositi).

Drammatica fu la fine di questa popolazione per mano del politico e comandante romano Marco Polilio Lenate, che arbitrariamente e contrariamente agli ordini del Senato Romano, nel 173 a.C., ne decise lo sterminio con le sue milizie presso l’oppidum di Carystum (probabile centro fortificato degli Statielli sulle cui ceneri sorgerà da parte dei Romani nell’89 a.C. Aquae Statiellae attuale Acqui Terme) e la deportazione come schiavi degli individui sopravvissuti.

La dottoressa Marica Venturino, che ha diretto gli scavi e sapientemente raccolto e gestito i risultati dell’indagine archeologica e delle analisi sui reperti provenienti dal sepolcreto degli Statielli, ha curato la pubblicazione di un volume monografico, il quarto nato dalla collaborazione tra il Museo Archeologico di Acqui Terme e la Soprintendenza di Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Alessandria, Asti e Cuneo:

MARICA VENTURINO (a cura di) 2019, Le ceneri degli Statielli. La necropoli della seconda età del Ferro di Montabone, Aquae Statiellae – Studi di Archeologia 4, De Ferrari, Genova.

 

ceneri Statielli necropoli di Montabone
La copertina del volume di Marica Venturino (a cura di) 2019, Le ceneri degli Statielli. La necropoli della seconda età del Ferro di Montabone, Aquae Statiellae – Studi di Archeologia 4, De Ferrari, Genova 

Il volume è stato presentato in data 15/02/2020 nella sede del Comune di Acqui Terme alla presenza della curatrice stessa dott.ssa M.Venturino, l’Assessore alla Cultura Avv. A. Terzoli, il dott. F. Gambari (Direttore del Museo delle Civiltà di Roma), la dott.ssa E. Micheletto e dott. G. Leporati (Direttore del Museo Archeologico di Acqui Terme).

Le foto dalla mostra “Le ceneri degli Statielli. La necropoli dell’età del Ferro di Montabone” sono di Claudia Musso


Tumulo dell'Età del Bronzo e cimitero Anglosassone a Rothley

21 Luglio 2016

Il sito durante gli scavi. Credit: University of Leicester
Il sito durante gli scavi. Credit: University of Leicester

Un progetto dell'Università di Leicester ha investigato il riutilizzo di luoghi sacri da parte di diverse generazioni. In particolare, sono stati oggetto di esame un tumulo dell'Età del Bronzo e un cimitero anglosassone presso Rothley, nel Leicestershire.

Ascia in Pietra del Neolitico. Credit: University of Leicester
Ascia in Pietra del Neolitico. Credit: University of Leicester

Alcune delle testimonianze qui datano addirittura a seimila anni fa: le prime attività datano al Neolitico (4.000 - 2.000 a. C.) con un'ascia e frammenti ceramici in una vicina fossa. Importanti siti neolitici sono nelle vicinanze.

Frammento di ceramica neolitica "Peterborough Ware". Credit: University of Leicester
Frammento di ceramica neolitica "Peterborough Ware". Credit: University of Leicester

Oggetto principale del progetto è stato poi il tumulo datato all'Età del Bronzo (2000 - 700 a. C., in attesa di datazione più precisa), che misura oltre 30 metri di diametro. Non è sopravvissuto alle attività agricole dei secoli successivi, ma le sepolture (cremazione) vicino al bordo del fossato sì. Si trova alla confluenza dei fiumi Soar e Wreake.

Durante l'Età del Ferro il tumulo era ormai parzialmente eroso, ma era ancora visibile, sebbene il suo significato e scopo si siano modificati. A quest'epoca (700 a. C. - 43 d. C.) risale il fossato rettangolare.

Sepoltura anglosassone ai bordi di un tumulo. Artwork by Debbie Miles-Williams
Sepoltura anglosassone ai bordi di un tumulo. Artwork by Debbie Miles-Williams

In seguito, durante il periodo Anglosassone (410 - 700 d. C.), il tumulo vide un cimitero per inumazione. Il riutilizzo di tumuli da parte degli Anglosassoni è un fatto piuttosto frequente in Inghilterra, ma pochi casi sono noti per il Leicestershire. Con dodici sepolture, è risultato il più grande per l'area. A parte pochi frammenti, i terreni acidi hanno però distrutto gli scheletri. Ritrovati pure alcuni oggetti metallici e un contenitore ceramico.

Una tomba anglosassone. Credit: University of Leicester
Una tomba anglosassone. Credit: University of Leicester

Link: AlphaGalileo via University of Leicester


Grecia: scavi e analisi alla necropoli di Faliro

24 - 26 Marzo 2016
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A Faliro vi è una necropoli con oltre 1.500 scheletri, risalenti a un periodo dall'ottavo al quinto secolo a. C. Gli scheletri sono sepolti secondo modalità molto diverse: alcune sono interrate in fosse, un terzo è rappresentato da bambini in giare, il 5% è rappresentato da cremazioni e ci sono alcune tombe a cista. In alcune fosse comuni si sono ritrovate persone a testa in giù, e incatenate.
Lo studio di queste sepolture potrà contribuire a comprendere Atene nel periodo arcaico, prima del sorgere della città stato. Faliro era uno dei porti di Atene, a pochi km a sud dalla stessa.
Link: Forbes; Greek Reporter.
La baia di Faliro, foto di A.Savin (userpage · contact), da WikipediaCC BY-SA 3.0.


Polonia: a Górzyca un cimitero di guerrieri della cultura dei tumuli

16 Marzo 2016

Scienziati investigano un cimitero dell'élite vecchio di millenni

Archeologi nel corso della documentazione di una delle tombe scoperte. Foto di K. Socha
Archeologi nel corso della documentazione di una delle tombe scoperte. Foto di K. Socha
È qui che gli archeologi hanno scoperto la spada più antica in territorio polacco. Era in una delle tombe appartenenti alle élite della comunità che abitava la valle del medio Oder, 3.600 anni fa. Ora, un progetto di ricerca più ampio permetterà di espandere la conoscenza della vita quotidiana della comunità.
Secondo gli archeologi, c'erano grandi movimenti di popolazioni nell'Europa Centrale della metà del secondo millennio a. C. Si crede che le comunità locali legate all'agricoltura e all'allevamento fossero attaccate da popolazioni nomadi. Tracce di questi eventi vengono scoperte durante gli studi degli insediamenti di quel periodo - sotto forma di distruzioni e incendi. Dallo stesso periodo provengono tesori ritrovati in gran quantità, probabilmente nascosti in fretta e per paura degli invasori.
La spada più antica della Polonia nota dal contesto funerario. È lunga circa 52 cm. Foto di T. Kulik
La spada più antica della Polonia, nota dal contesto funerario. È lunga circa 52 cm. Foto di T. Kulik

A Górzyca (provincia di Lubusz), nel 2008, gli archeologi cominciarono le ricerche per il recupero, in connessione con un progetto di costruzione in programma. Scoprirono un esteso cimitero di guerrieri nomadi che nella prima metà del secondo millennio preoccupavano i popoli dell'Europa. Gli archeologi definiscono questa comunità come la cultura dei tumuli.
Finora, nel medio Oder (NdT: in polacco, Odra) solo pochi cimiteri noti e tombe individuali erano associati a questa cultura. Ecco perché la scoperta a Górzyca è molto importante per i ricercatori. Nel 2008-2010, durante tre stagioni di ricerca, gli archeologi hanno scoperto 35 tombe.
"Il cimitero è unico non solo per il numero di sepolture. Abbiamo anche notato un'ampia varietà di forme di costruzione delle tombe, che può indicare lo status sociale dei morti sepolti in queste tombe" - così ha spiegato Krzysztof Socha, un archeologo che ha guidato gli scavi a Górzyca.
PAP © 2016 /
PAP © 2016 /

Alcune tombe avevano la forma di scatole di pietra, altre erano rivestite da pietre pavimentarie. Gli archeologi hanno anche ritrovato estese case dei morti - strutture costruite in pietra e legno, che copiavano le case contemporanee. È interessante che i riti funerari fossero pure differenti - i defunti ritrovati a Górzyca erano inumati o cremati. La cremazione fu probabilmente favorita nel periodo successivo.
Nella necropoli riposavano le élite della comunità, alle quali gli archeologi si riferiscono come "aristocrazia militare", che consisteva in un gruppo di guerrieri e nelle loro famiglie. Secondo i ricercatori, il cimitero di Górzyca era probabilmente il luogo di sepoltura di diverse generazioni di famiglie.
Tra i beni funerari gli archeologi hanno scoperto un gran numero di oggetti fatti di bronzo - un totale di oltre 100 oggetti o loro frammenti. Questi sono principalmente armi, strumenti, ornamenti del corpo o dei vestiti. Tra questi c'è la più antica spada della Polonia, nota dal contesto funerario, ma ci sono anche pugnali e asce.
"Siamo a metà strada nel progetto, nel quale abbiamo condotto molte analisi specializzate. Di conseguenza, e tra le altre cose, sapremo l'origine dei morti seppelliti nel cimitero - l'analisi del contenuto di isotopi di stronzo è assolutamente pioneristica per le sepolture in territorio polacco da quel periodo - l'Età del Bronzo" - ha affermato Socha.
Gli studi programmati comprendono pure i dettagli circa il periodo in cui il cimiterò fu operativo - le analisi al C14 di materiale osseo e di carbone dalle tombe saranno effettuate. "Questo ci fornirà la più grande serie di datazioni al radiocarbonio per un cimitero da quel periodo in Polonia" - ha aggiunto Socha.
I ricercatori daranno anche uno sguardo più da vicino ai frammenti di ceramica, agli oggetti in selce e bronzo - spiegheranno il loro scopo e l'origine delle materie prime utilizzate. I naturalisti sono stati pure invitati a lavorare a questo progetto. La ricerca geologica, geomorfologica e palinologica delle immediate vicinanze del sito permetterà di ricostruire l'ambiente geografico e naturale originale.
Alla fine dell'anno, i risultati delle analisi saranno pubblicati e resi disponibili per il download, senza costi, in formato PDF.
Il progetto è portato avanti dalla filiale di Lubusz dell'Associazione Scientifica degli Archeologi Polacchi, che ha ricevuto finanziamenti per questo compito dal Ministero della Cultura e del Patrimonio Culturale Nazionale. Il finanziamento è in cooperazione con il Comune di Górzyca e il Museo della Fortezza di Kostrzyn.
Traduzione da PAP – Science & Scholarship in Poland. PAP non è responsabile dell’accuratezza della traduzione.

Una principessa etrusca dell'ottavo secolo da Montalto di Castro

28 Gennaio - 11 Marzo 2016
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La tomba di Montalto di Castro in località Poggio Mengarelli, salvata da uno scavo clandestino grazie all'intervento tempestivo della Soprintendenza assieme all’Ente di Parco di Vulci, si è rivelata essere quella di una principessa etrusca (cioè un'aristocratica) dell'ottavo secolo.
La tomba della giovane etrusca di 13-14 anni presenta un prezioso corredo che viene fatto risalire alla fase dell’Orientalizzante Antico (fine dell’VIII e inizio del VII sec. a.C.). Tra i reperti ritrovati, due scarabei egizi (uno in oro), una collana fenicia in ambra e alcune fibule. Ritrovato pure del vasellame. La principessa era in una sepoltura a cassetta, all'interno della quale vi era il sarcofago. I resti ossei, residuo dalla pira funebre, erano avvolti in un fragile e prezioso tessuto.
La scoperta ha ricevuto rilevanza mediatica internazionale, e testimonia i rapporti tra Vulci e il Mediterraneo.

Link: ANSAIl Messaggero; The Local.itEtruria Oggi; Viterbo News 24 1, 2.
Foto da MiBACT.


Inghilterra: resti dell'Età del Bronzo a Netheravon Down

9 Febbraio 2016
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Resti cremati dell'Età del Bronzo sono stati accidentalmente scoperti a Netheravon Down, ad appena 8 km da Stonehenge, nel Wiltshire. A indicare il luogo è stato un tasso, che per primo ha dissotterrato l'urna cineraria.
Tra i manufatti ritrovati, risalenti al 2200-2000 a. C., vi sono: una sega in metallo, un coltello di selce, uno scalpello in rame con manico in osso decorato, ceramiche. Si ritiene si possa trattare di un arciere o di individuo che produceva oggetti relativi all'arma: si sono difatti ritrovati un bracciale per il tiro con l'arco e una pietra per raddrizzare le frecce.
Link: Wiltshire & Swindon History CentreBBC News; Daily Mail; Huffington Post.
Wiltshire, da WikipediaCC BY-SA 3.0, caricata da e di Nilfanion (NilfanionOrdnance Survey OpenData: County boundaries and GB coastline National Geospatial-Intelligence Agency Irish, French and Isle of Man coastlines, Lough Neagh and Irish border).


Nuove prospettive nel rapporto tra Fenici e popolazioni locali nella Penisola Iberica

27 Gennaio 2016

I Polacchi gettano nuova luce sulla preistoria della Penisola Iberica

Il dott. Michał Krueger effettua un'analisi di un contenitore utilizzando uno spettrometro XRF manuale. Foto di A. Gomez
Il dott. Michał Krueger effettua un'analisi di un contenitore utilizzando uno spettrometro XRF manuale. Foto di A. Gomez
Il trasporto di contenitori ceramici esclusivi e di buona fattura nell'antica Iberia era meno comune di quanto si ritenesse in precedenza. Oggetti precedentemente considerati come importazioni dalla distante Fenicia si sono rivelati imitazioni locali - così è stato dimostrato dalla ricerca di scienziati dell'Università Adam Mickiewicz.
Come parte di un progetto di ricerca approfondito della durata di due anni, gli archeologi hanno deciso di verificare l'origine dei contenitori fenici importati, ritrovati presso i cimiteri e gli insediamenti della prima Età del Ferro nella valle del fiume Guadalquivir, nella parte sud-occidentale della Penisola Iberica.
La culla dei Fenici è nella parte orientale del bacino del Mediterraneo - si tratta perlopiù dell'area dell'attuale Libano. La comunità divenne famosa per il livello molto avanzato della navigazione marittima, che condusse alla creazione di numerose colonie lungo la costa del Mediterraneo. Gli scienziati ritengono che i Fenici abbiano divulgato l'alfabeto. Soprattutto, comunque, erano commercianti, ai quali tutti dobbiamo la diffusione del sistema monetario. Si spinsero anche fino ai confini del continente - nella Penisola Iberica.
I ricercatori hanno utilizzato un approccio con molte sfaccettature. A capo del progetto c'è a dire il vero un archeologo - il dott. Michał Krueger dell'Istituto di Preistoria dell'Università Adam Mickiewicz, ma i membri della squadra erano pure chimici e specialisti fisico-chimici.
Uno dei tumuli a Setefilla - il sito dal quale i ricercatori polacchi hanno studiato i campioni. Foto di M. Krueger
Uno dei tumuli a Setefilla - il sito dal quale i ricercatori polacchi hanno studiato i campioni. Foto di M. Krueger

"L'analisi chimica, ad ogni modo, deve basarsi su solide fondamenta cronologiche, così il nostro secondo compito è stato l'analisi al radiocarbonio delle ossa umane bruciate dal cimitero Setefilla, con l'intenzione di ottenere dati dettagliati sulla cronologia della prima Età del Ferro" - ha spiegato il dott. Krueger. Gli scienziati non hanno determinato solo la composizione chimica dei contenitori che accompagnavano i defunti, ma pure l'età esatta degli oggetti.
Il Museo Bonsor e castello a Mairena del Alcor - uno dei siti di ricerca. Foto di M. Krueger
Il Museo Bonsor e castello a Mairena del Alcor - uno dei siti di ricerca. Foto di M. Krueger

I risultati si sono rivelati una sorpresa per gli archeologi. Innanzitutto, l'analisi chimica ha dimostrato che contenitori considerati importazioni fenicie erano imitazioni locali. Questa conclusione è stata supportata da una dettaglia analisi microscopica effettuata da Marta Bartkowiak dall'Istituto di Preistoria. "I contenitori originali erano probabilmente oggetti di lusso che solo pochissimi potevano permettersi" - ha affermato il dott. Krueger. Solo una piccola parte dei reperti studiati probabilmente arrivò in Iberia dalla Fenicia.
Un altro problema che i Polacchi hanno deciso di risolvere è quello del dettagliare la cronologia dei siti nell'Iberia meridionale per il primo millennio a. C.A - per fornire un'adeguata cornice temporale per i ritrovamenti della ricerca chimica. A questo scopo, hanno verificato diverse decine di campioni organici utilizzando il metodo del C14.
"Abbiamo commissionato le analisi a un laboratorio a Belfast col quale abbiamo una cooperazione accademica. I prezzi domestici dei servizi sono più alti, sfortunatamente" - ha aggiunto il dott. Krueger.
Un'altra sorpresa aspettava i ricercatori. È risultato che l'attuale cronologia può essere messa in discussione. I campioni dai tumuli sono in pochi casi di 200 anni più antichi di quanto si pensava precedentemente. Le conseguenze di questa scoperta per gli archeologi che si specializzano sull'ambito spagnolo sono di vasta portata.
"Tradizionalmente si credeva che i riti crematori apparvero nella popolazione locale sotto influenza dei Fenici. Ma i commercianti del mare apparvero in Iberia alla fine del nono secolo a. C., e la nostra ricerca dimostra che i morti erano cremati nella Penisola Iberica al volgere dell'undicesimo/decimo secolo a. C." - afferma il dott. Krueger.
Test chimici sono stati effettuati due volte - sia nel laboratorio della Facoltà di Chimica dell'Università Adam Mickiewicz sotto la supervisione del Prof. Przemysław Niedzielski, così come sul campo - nelle stanze del magazzino dei musei spagnoli, utilizzando uno spettrometro XRF portatile. L'apparecchiatura è stata acquisita con finanziamenti concessi dal Centro di Scienza Nazionale.
"Lo strumento sarà ed è utilizzato per altri progetti di ricerca. Siamo già stati invitati a studiare antiche lampade ad olio dal sito egiziano di Berenice" - ha spiegato il dott. Krueger. Non si tratta solo di nuove apparecchiature, che l'Istituto di Preistoria ha ricevuto come parte del progetto. Un microscopio petrografico è stato pure acquisito. "Abbiamo posto le basi per un laboratorio archeometrico che poterà avanti le analisi peritali delle ceramiche in futuro" - ha affermato l'archeologo.
La ricerca è stata portata avanti come parte del progetto "Gli esordi dell'Età del Ferro nel sud-ovest della Penisola Iberica: cronologia e cultura materiale", finanziato dal programma Opus del Centro Nazionale della Scienza. È il primo di simili progetti di ricerca polacchi nella Penisola Iberica.

Traduzione da PAP – Science & Scholarship in Poland. PAP non è responsabile dell’accuratezza della traduzione.


Irlanda: a Milltown i primi coloni della Contea di Kerry

22 Settembre 2015
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Il ritrovamento dei resti cremati dei primi coloni a Milltown, nella Contea di Kerry, testimonierebbero il più antico popolamento di quest'area sud occidentale dell'Irlanda.
Le due sepolture (un adulto e un adolescente), situate presso il dolmen a Killaclohane (datato al 3800 a. C.), sono datate a seimila anni fa circa.
Link: Irish ArchaeologyIrish Examiner; Radio Kerry; Independent.ie.
La Contea di Kerry, da WikipediaCC BY-SA 3.0, caricata da Mabuska (Island_of_Ireland_location_map.svg: *Ireland_location_map.svg: NordNordWest Northern_Ireland_location_map.svg: NordNordWest Northern_Ireland_-_Counties.png: Maximilian Dörrbecker (Chumwa) derivative work: Rannpháirtí anaithnid (talk) derivative work: Mabuska (talk) - Island_of_Ireland_location_map.svg).
 
 


Bassa Slesia: grande terreno di sepoltura dell'Età del Bronzo

18 Settembre 2015

Bassa Slesia: Archeologi hanno scoperto un grande cimitero dell'Età del Bronzo

Foto: PAP 2015 / Aleksander Koźmiński
Foto: PAP 2015 / Aleksander Koźmiński
Uno dei più ricchi cimiteri dell'Età del Bronzo nelle terre polacche è stato scoperto dagli archeologi vicino al villaggio di Dunino nel comune di Krotoszyce (Bassa Slesia). Gli Archeologi hanno trovato circa 200 sepolture riccamente fornite con oggetti in bronzo e argilla, che erano stati depositati nelle tombe.
Il cimitero di quattromila anni fa è stato scoperto presso un sito di costruzioni sulla superstrada S3 tra Nowa Sól e Legnica.
"Abbiamo scoperto un cimitero contenente circa 200 tombe. Già sappiamo che questo è uno dei cimiteri più interessanti della cultura Lusaziana nella Bassa Slesia, e uno dei più ricchi in Polonia" - ha riferito a PAP Izabela Kadłucka, l'archeologa che conduce ricerche in situ.
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Polonia: archeologi nella Grotta dell'Impiccato

14 Settembre 2015

Archeologi nella Grotta dell'Impiccato

Omero di un rinoceronte lanoso. Foto di M. Rudnicki
Omero di un rinoceronte lanoso. Foto di M. Rudnicki
Sepolture con resti scheletrici e cremati dalla metà del primo millennio, e i resti di rappresentanti della megafauna che vivevano durante l'ultima Era Glaciale in quello che è l'attuale territorio polacco, sono state scoperte dagli archeologi durante lo studio della Grotta dell'Impiccato vicino Kostkowice nel massiccio di Jastrzębnik sull'altopiano di Cracovia-Częstochowa.
"I morti le cui ossa sono state trovate nella grotta provenivano probabilmente dalle coste settentrionali del Mar Nero, come evidenziato dalla caratteristica composizione dei depositi collocati in prossimità" - ha spiegato il prof. Aleksander Bursche, coordinatore del progetto NCN Maestro "Migration Period in the Oder and Vistula basin" (Periodo di migrazione nel bacino dell'Oder e della Vistula), sotto il quale gli scavi sono stati condotti. "Potevano includere i rappresentanti di tribù germaniche orientali - Goti" - ha aggiunto lo scienziato.

Pendente in ambra, pendente in oro e un solido con occhiello. Foto di M. Rudnicki
Pendente in ambra, pendente in oro e un solido con occhiello. Foto di M. Rudnicki

All'interno della grotta, gli Archeologi hanno trovato i resti di almeno sei scheletri di questo periodo. Nelle loro vicinanze hanno scoperto pendenti in argento, oro e ambra, denarii e solidi romani, fibbie marroni e in argento e grani di vetro e ambra, così come numerosi frammenti di contenitori e torniti sulla ruota.
Pendenti in argento del quarto secolo, provenienti dal Mar Nero. Foto di M. Rudnicki
Pendenti in argento del quarto secolo, provenienti dal Mar Nero. Foto di M. Rudnicki

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