La mostra "Thalassa" in proroga al MANN sino al 31 agosto

Thalassa, il viaggio continua: la mostra sulle meraviglie sommerse dal Mediterraneo, in programma al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, sarà prorogata sino al prossimo 31 agosto.

Nel Salone della Meridiana si potranno ammirare non soltanto i reperti provenienti da importanti scavi subacquei nel Mediterraneo, ma anche opere che raccontano le suggestioni esercitate dal Mare nostrum sull'iconografia antica; il prestito, da parte della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Napoli, di un'ancora (II sec. a.C.), un remo ed un albero (età imperiale) di un'imbarcazione, rappresenta un suggestivo completamento dell'esposizione. ​

Non solo una mostra, che costituirà, con "Gli Etruschi e il MANN", un punto di forza nella programmazione culturale estiva dell'Archeologico, ma anche un importante progetto di ricerca, proiettato verso il prossimo futuro: mercoledì 1° luglio (ore 12), in diretta Facebook dal Salone della Meridiana, i curatori dell'exhibit Paolo Giulierini, Salvatore Agizza, Luigi Fozzati e Valeria Li Vigni, presenteranno il volume "Thalassa, meraviglie sommerse dal Mediterraneo. Saggi" (Electa Editore); all'incontro, interverranno anche Cherubino Gambardella e Simona Ottieri (responsabili allestimento della mostra).

Parallelamente al volume, l'evento sarà anche l'occasione per il lancio del trailer del documentario dedicato all'esposizione: il documentario è diretto da Antonio Longo e scritto dallo stesso Longo con Salvatore Agizza.

Un mare di idee per una mostra che ha creato rete tra istituzioni; Thalassa ha ottenuto il patrocinio morale di: Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Regione Campania, Comune di Napoli ed Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno centrale (Napoli-Salerno-Castellammare di Stabia), Università degli Studi di Salerno, Università “L’Orientale” ed Università Suor Orsola Benincasa di Napoli.

L’esposizione è stata realizzata anche in collaborazione con la Scuola Archeologica di Atene, l’Università degli Studi di Bari, l’Università “Parthenope”, ENEA ed INGV. 


#puntoeacapo

#puntoeacapo: comunicazione digitale per l'arte

Durante il lungo periodo di lockdown abbiamo assistito al proliferare di tantissime iniziative culturali da fruire esclusivamente online. Abbiamo avuto e abbiamo Christian Greco che fa da guida turistica su YouTube, tra le sale del Museo Egizio che dirige. Abbiamo avuto la celebrazione dei 500 anni di Raffaello con percorsi espositivi digitali e dirette video. Abbiamo i post quotidiani dalle pagine ufficiali delle fondazioni, i video virali degli Uffizi su TikTok, gli articoli su blog e testate giornalistiche. Gli hashtag a tema culturale.

In un contesto così vivo, proprio all’indomani della riapertura dei musei parte la nuova iniziativa esclusivamente social della casa editrice Electa dal titolo #puntoeacapo.

Da ieri, 19 maggio, Electa raccoglie sui propri profili una serie di brevi video (girati a casa) con protagonisti curatori, storici, archeologi, operatori in genere del mondo culturale. Nei video si parla di libri, mostre, progetti, percorsi museali (vecchi e nuovi), “cantieri” archeologici fino ad arrivare all’editoria e ai bookshop.

 

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In queste settimane sospese ci siamo fermati, come molti, per ripercorrere la nostra storia editoriale, attraverso gli anni recenti e il presente, per riprogettare il domani. Abbiamo quindi deciso di iniziare a pensare ad una Electa contemporanea e futura, iniziando dal progetto #puntoeacapo: una rubrica social, di racconti e testimonianze per proseguire con l’esperienza dell’Arte e della editoria illustrata, attraverso le voci e i volti di curatori, direttori di musei, archeologi, critici d’arte, artisti, architetti, designer, figure che lavorano e collaborano con la casa editrice, da prospettive e con ruoli diversi. La prima serie di video nasce dall’urgenza di rivisitare il #patrimonioitalia, di riconsiderare la nostra identità culturale e il nostro passato mentre ci prepariamo al futuro. Protagonista del primo contributo di oggi è Marcello Barbanera, professore di Archeologia e di Storia dell’Arte greca e romana a La Sapienza Università di Roma, che inaugura gli appuntamenti di #puntoeacapo con una riflessione su parchi archeologici e rovine come luoghi-sentinelle del passato. ____________ MARCELLO BARBANERA Autore di Metamorfosi delle rovine(Electa, 2013) e curatore di mostre Electa quali Il classico si fa pop. Di scavi, copie e altri pasticci con Antonio Pinelli e Mirella Serlorenzi(Roma, Crypta Balbi e Palazzo Massimo, 2018-2019) e La forza delle Rovine (Roma, Palazzo Altemps 2015-2016)

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L’obiettivo dichiarato dalla stessa casa editrice è quello di stimolare una riflessione diffusa sulle domande a cui il mondo della cultura deve rispondere. Quali offerte culturali proporre dopo la stagione dei blocchi e della fruizione telematica dei contenuti? A quale nuovo pubblico rivolgersi?

Il dialogo prende avvio dagli autori e dal ruolo di Electa come editore in questo ampio spettro. Anche se l’iniziativa coincide e insieme celebra i 75 anni di attività della casa editrice, non è però chiusa e rivolta solo alla propria offerta culturale. Al contrario, la rubrica è creata per essere condivisa sulle pagine di tutti coloro che intendono partecipare al dibattito in maniera costruttiva e critica.

La prima serie di video-racconti con cadenza settimanale a partire proprio dal 19 maggio ha come tema #patrimonioitalia. Un Grand Tour digitale attraverso i luoghi della cultura del nostro paese. Il primo ad affrontare l’argomento è Marcello Barbanera professore di Archeologia e di Storia dell’Arte greca e romana a La Sapienza Università di Roma. Nel suo discorso Barbanera riflette sulla forza profonda che hanno parchi archeologici o rovine di essere autentiche ancore di memoria. Posti speciali che instillano il rispetto del passato.

È con questo gusto del passato, e con la volontà di preparare la strada ad un nuovo modo di fare cultura che seguiremo #puntoeacapo nel corso della sua avventura digitale.

#puntoeacapo
Foto courtesy Electa Editore

Domus aurea Raffaello

La Domus Aurea risplende con Raffaello

La Domus Aurea risplende con Raffaello

Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche

Parco colle Oppio, Via Serapide - rinviata a data da destinarsi

Raffaello Domus Aurea Laooconte
Georges Chedanne, Il Laocoonte nella Domus Aurea, Rouen, Musée des Beaux-Arts © DeAgostini Picture Library/Scala, Firenze

L’INCONTRO

I primi decenni del 1500 Raffaello scopriva l’impervia cavità del Colle Oppio che conduceva direttamente nel maestoso palazzo imperiale voluto da Nerone e realizzato tra il 65 e il 68 d.C., la Domus Aurea.

Già nel 1480 Pinturicchio e Filippino Lippi fecero strada a Raffaello nella discesa verso le resta della Villa neroniana sino ad allora invisibile, sommersa dalla coltre delle vestigia del successore Traiano. La terra riempì tutto e nelle viscere del Colle Oppio scese l’oblio, ma proprio la sabbia ha permesso la conservazione di tali reperti.

L’ignoto e l’oscurità di quegli ambienti lasciarono spazio a stupore e meraviglia alla vista delle decorazioni pittoriche parietali. La minuzia decorativa conservata nelle grotte venne approfondita negli studi di Raffaello, nel secondo decennio del Cinquecento, che ne interpretò gli stilemi e la composizione, forte delle sue competenze antiquarie. Solo successivamente queste sequenze di forme vegetali e animali presero il nome di “grottesche” e tornarono in voga nel Rinascimento.

L’INTERVENTO

Dall’accesso su via Serapide, attraversando la Galleria III, si inizia la discesa nelle viscere del Colle Oppio sino ad immergersi nella maestosità dell’Aula Ottagona. La progettazione dell'intervento, voluto dalla direttrice del Parco archeologico del Colosseo, Alfonsina Russo, è stato assegnato allo studio “Stefano Boeri Architetti”. Il professor Stefano Boeri - insieme al suo studio - è noto ai più per l'ideazione del Bosco Verticale a Milano, ma con le sue attività è ormai parte della storia dell'architettura.

Una passerella autoportante in lamiera d’acciaio nera si snoda leggera muovendosi tra le murature originarie e rievocando l’eleganza antica con un fine rivestimento in resina di tonalità bianca.

Si arriva accompagnati così, e da un progressivo attenuarsi dell’intensità della luce artificiale, nella sala Ottagona, come condotti nella discesa da leggerezza e minimalismo hi-tech.

L’ESITO O L’EFFETTO

Questa era il nucleo del settore orientale della Domus Aurea, arricchita come il resto del complesso, dalla preziosità dei materiali e resa leggendaria per la progettazione di un meccanismo unico e irrepetibile di rotazione del soffitto. Questo, costituito da lussuose lastre d’avorio mobili, destava meraviglia con un gioco di luci e una delicata caduta di petali, inebriando tutto lo spazio con essenze: un’esperienza magica assimilabile solo alla potenza di un Dio.

Questa sala intrisa di sapienza costruttiva e effetti immaginifici ospita non a caso la retrospettiva su Raffaello, e le fanno da cornice le cinque sale radiali con installazioni multimediali, dove verranno approfonditi la scoperta e lo studio delle grottesche. Inoltre saranno le opere del pittore urbinate ispirate proprio agli studi effettuati nella Domus.

Al centro della sala sarà visibile l’Atlante Farnese (prestito del Mann di Napoli) le cui costellazioni, raffigurate sul globo del titano, saranno riprodotte sulla volta, rievocando la rotazione dell’antica sala, come omaggio alla volontà di Nerone.

L’allestimento curato da Vincenzo Farinella, Alessandro D’Alessio e Stefano Borghini con la produzione di Electa, si avvale della maestria tecnologica dello studio di Interaction e Exhibit Design Dotdotdot.

Come indicato sul sito di Electa Mondadori, "nel rispetto delle misure precauzionali disposte dal Consiglio dei Ministri e dalle autorità competenti, a salvaguardia della salute e per un'esperienza gratificante di visita, le mostre Electa con apertura prevista nei mesi di marzo e aprile saranno posticipate a data da destinarsi."

Siamo tuttavia sicuri che quella che nel 1980 è stata definita patrimonio dell’Umanità dall’Unesco, tornerà presto in auge con aperture quotidiane e con un nuovo percorso di visita.


Giulio Romano Experience: così Mantova ricorda il discepolo prediletto di Raffaello Sanzio

A quasi cinquecento anni dal suo arrivo a Mantova, nel lontano 1524 per volere del duca Federico II Gonzaga, Giulio Romano (Giulio Pippi de’ Jannuzzi, 1499 ca. – 1546) viene omaggiato dalla città che lo accolse negli ultimi vent’anni di vita. Allievo prediletto di Raffaello, urbanista e artista di corte, esponente dell’arte rinascimentale e manierista, ha costituito una figura di grande versatilità. Il pittore e architetto, romano di nascita e mantovano d’adozione, è attualmente oggetto di un programma di eventi e mostre avviato a settembre 2019 e terminante a giugno 2020.

Conclusasi la mostra trimestrale “Arte e Desiderio”, si è appena avviata l’esposizione multimediale “Giulio Romano Experience”: ideata da Punto Rec Studios e Visilab, consente di percepire direttamente l’esperienza artistica della sua bottega, toccandone i materiali adoperati, ascoltandone i suoni e avvertendone gli odori. La multimedialità interviene nel narrare la biografia del pittore/architetto attraverso varie tappe che fanno uso di schermi di realtà aumentata, visori di realtà virtuale, audio di prossimità e proiettori ad alta definizione, strumentazione finalizzata a ricreare l’atmosfera originaria della bottega e della corte in cui operava, una tra le più celebri del Rinascimento europeo. È perciò un itinerario espositivo insolito che esalta la maestria dell’artista ed il suo legame con la città di Mantova, luogo di adozione intermedio tra la natìa Roma e l’Europa.

Le sue opere riottengono così vita e volume attraverso la motion grafica di immagini rielaborate in post-produzione. Al centro di ciascuna sala sono inserite delle postazioni multimediali perfettamente integrate nell’ambiente, che illustrano aspetti insoliti e poco noti dell’operato di Romano, anche per i precedenti visitatori di Palazzo Te che ospita l’evento nelle sue sale monumentali. La scelta del sito non è casuale, in quanto l’edificio è stato realizzato proprio dall’artista per Federico II Gonzaga. Usufruendo della documentazione storica disponibile e delle innovative tecnologie applicabili ai beni culturali, si apprende la storia della struttura attraverso mappe tridimensionali che ne mostrano l’estetica e la planimetria originarie, antecedenti alle modifiche apportate dal tempo alla struttura e al paesaggio circostante.

La realtà virtuale è accostata ad effetti sonori che facilitano l’immersione spaziale, primo caso in eventi sui beni culturali; essa consente altresì di vedere il progetto originario dell’artista nello studio delle sue opere. Per esempio, la sala di Ovidio accoglie l’affresco di Palazzo Te rielaborato in un’immagine immersiva a 360° che ne mostra texture e pennellate, fornendo la sensazione di immersione nel paesaggio ventoso raffigurato. La camera dei Giganti riprende i disegni di Giove nell’atto di scagliare saette dall’Olimpo durante la caduta dei Giganti, immagini animate in post-produzione per immergersi pienamente nella scena.

Dunque, iniziando dalla descrizione della sua carriera si prosegue il percorso con l’analisi di Palazzo Te sino a giungere alla narrazione dell’impronta da lui lasciata su Mantova. Si susseguono, così, tre ambienti descrittivi differenti: uno tratta l’aspetto biografico con la formazione presso la bottega di Raffaello Sanzio (affiancato nelle sue maggiori commissioni), la fase mantovana con la realizzazione di opere di grande pregio sia in ambito pittorico che architettonico, e la successiva diffusione del suo stile nel contesto italiano ed europeo; l’altro esamina la location dell’evento, dallo stile innovativo benché caratterizzato da un’architettura di chiara ispirazione classica, associata ad elementi naturali e a rievocazioni archeologiche; l’ultimo illustra l’interconnessione tra Romano e la sua città d’adozione, visibile ad esempio negli affreschi dalle nuvolosità caratteristiche del mantovano. Qui egli ricevette importanti riconoscimenti, come le nomine di Prefetto delle fabbriche dei Gonzaga e di Superiore delle vie urbane, ossia sovrintendente di qualsiasi produzione artistica e architettonica di corte, adornando Mantova di decorazioni fastose e ingegnose che tutt’ora la caratterizzano.

Giulio Romano Experience

La mostra multimediale è inserita nel programma di eventi “Mantova: Città di Giulio Romano”, coinvolgente varie realtà culturali territoriali come la locale Camera di Commercio, della Fondazione Banca Agricola Mantovana, della Fondazione Comunità Mantovana Onlus. Organizzata in collaborazione con Electa Editore, è esito della promozione attuata proprio da Fondazione Palazzo Te e dal Comune di Mantova. Il programma espositivo e culturale “Giulio Romano è Palazzo Te”, di cui fa parte la suddetta mostra, è realizzato anche col contributo della Regione Lombardia, della Fondazione Cariverona e della Banca Monte dei Paschi di Siena. A supporto del progetto vi sono anche gli Amici di Palazzo Te e dei Musei Mantovani, gli sponsor Aermec, Smeg Agroittica Lombarda e infine Trenitalia come travel partner.

Giulio Romano Experience

Un’ampia organizzazione a supporto di un progetto che propone un modo diverso e completo di ammirare una figura ingegnosa che ha segnato la città di Mantova. Un ravvicinato approccio all’arte che sarà disponibile sino al prossimo 30 giugno.

Giulio Romano Experience

Giorni e orari di apertura: lunedì 13.00 – 19.30, da martedì a domenica 09:00 – 19:30 (ora legale). Lunedì 13.00 – 18.30, da martedì a domenica 09:00 – 18:30 (ora solare).

Biglietto d’ingresso: 12 euro (intero), 9 euro (ridotto).

Per informazioni e prenotazioni: +39 0376 1979020; www.giulioromanomantova.it ; www.fondazionepalazzote.it ; www.electa.it

 

Foto Ufficio Stampa Mondadori Electa


Torlonia. I marmi della famiglia esposti in una grande mostra a Roma

Un evento che si annuncia essere tra i più importanti di questo 2020. Finalmente, dal 4 aprile 2020 e fino al 10 gennaio 2021, novantasei marmi della prestigiosa collezione Torlonia saranno visibili al pubblico in una grande mostra organizzata a Roma nella nuova sede dei Musei Capitolini A Palazzo Caffarelli. Questa esposizione, unica nel suo genere, segna il primo passo dell’accordo siglato a marzo 2016 tra il Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo e la Fondazione Torlonia.

Collezione Torlonia, stage fotografico per Baccante, ©FondazioneTorlonia PH
Lorenzo de Masi

Il progetto scientifico si impreziosisce di figure di alto prestigio nel panorama internazionale, la curatela è stata infatti affidata a Salvatore SettisCarlo Gasparri, archeologi e accademici dei Lincei con l’organizzazione di Electa, anche editore del catalogo. Le sculture che saranno esposte beneficeranno di un intervento di restauro finanziato dalla stessa Fondazione Torlonia con il contributo della prestigiosa maison Bvlgari, impegnata in opere di mecenatismo anche in campo artistico. L’occasione inoltre darà modo di inaugurare la nuova prestigiosa sede espositiva di Roma Capitale dei Musei Capitolini a Palazzo Caffarelli, una scelta dettata dal proposito di incentrare il percorso espositivo sulla storia del collezionismo a cui proprio il Museo Torlonia alla Lungara è legato. Fondato dal principe Alessandro Torlonia nel 1875, conta di 620 pezzi catalogati. Una raccolta che è esito di una lunga serie di importanti acquisizioni e di spostamenti di sculture fra le varie residenze di famiglia.

Collezione Torlonia, Statua di caprone in riposo, ©FondazioneTorlonia PH Lorenzo
de Masi

La storia dei marmi Torlonia costituisce una delle storie più famose di collezionismo italiano dal XV al XIX secolo. Le sculture in mostra non sono solo magnifici esemplari di busti, statue, marmi o architetture ma fanno parte e rappresentano un riflesso di un processo culturale italiano che portò alla formazione di importanti collezioni di opere d’arte che poi andarono a confluire nei più importanti musei italiani e stranieri. Il percorso espositivo racconterà questo processo che ha portato alla formazione della collezione Torlonia il cui primo nucleo risale agli inizi dell’800 quando in un’asta pubblica entrarono a far parte del patrimonio Torlonia marmi antichi, terrecotte, bronzetti della collezione dello scultore Bartolomeo Cavaceppi, il più celebre restauratore di statuaria antica del Settecento.

La collezione Torlonia

Così come descritta in testi e cataloghi dell’800 da Pietro Ercole Visconti, è conosciuta come la più importante collezione privata d’arte antica al mondo. La sua costituzione si deve alla passione per il collezionismo dei membri della sua famiglia da diverse generazioni e fino alla costituzione della Fondazione, che ha lo scopo di preservare e promuovere la Collezione di famiglia. Il nucleo di oltre seicento marmi è composto da sarcofagi, busti e statue di epoca greca e romana, riunito nel corso del XIX secolo grazie a diverse acquisizioni ma anche tramite i numerosi scavi nelle terre di proprietà della Famiglia e dal chiaro interesse archeologico.

Collezione Torlonia, gruppo con guerriero, ©FondazioneTorlonia PH Lorenzo de
Masi
Le opere che la collezione custodisce sono state fino ad ora conservate sotto l’egida della famiglia Torlonia che si è avvalsa di tecnici e restauratori di fiducia. L’esposizione “The Torlonia Marbles, Collecting Masterpieces” viene a costituire la prima tappa di un tour mondiale ma una grande notizia è che la Fondazione valuterà con la Famiglia e il Ministero ed eventuali terze parti la collocazione ideale per l’individuazione di una sede espositiva permanente per la creazione di un Museo Torlonia aperto al pubblico. mentre le 90 sculture selezionate verranno viste da milioni di spettatori in tutto il mondo, le restanti opere verranno restaurate per nuovi progetti di mostre.

 


Carthago. Il mito della città rivive in una mostra al Colosseo

Dimenticate gli stereotipi studiati a scuola e immaginate strade polverose, profumi orientali e lusso. Cartagine e il suo mito vanno oltre la storia romana e il Parco Archeologico del Colosseo ci propone un inedito racconto dell'eterna  nemica di Roma senza il filtro dei vincitori.

Le storie di Cartagine e Roma si intrecceranno in diversi momenti della storia, contrassegnati prima da reciproca indifferenza e poi da una lotta per il potere senza esclusioni di colpi che vedrà vittorie e sconfitte a nord e sud della penisola italica e del Mar Mediterraneo. Roma sarà l’unica vincitrice, Marco Porcio Catone al termine di ogni suo discorso in Senato e fino al 149 a.C. pronuncerà la famosa frase latina “Carthago delenda est” e l’unica testimonianza narrativa sarà sempre e solo quella della vincitrice.

CARTHAGO_© ph Claudia Pesacatori

Tanti degli stereotipi ricevuti dal passato sono stati accolti e variamente rielaborati senza rimuovere, anzi talvolta rafforzando, l’idea centrale di Cartagine come alterità. Ma la ricerca filologica ed archeologica, in questi anni ha saputo raccogliere la voce di Cartagine e renderla autonoma, così come si vuole raccontare proprio in questa mostra.

Il titolo scelto, Carthago (resa latina del nome punico della città), evidenzia la centralità di Cartagine ma, al tempo stesso, ne sottolinea l’importanza rivestita dalla dialettica con Roma. La stessa Roma, sede della mostra, è chiamata infatti a raccontare ora Cartagine in un modo diverso. La via di presentazione scelta è stata quella di fornire un grande affresco storico generale, prevedendo molteplici possibilità di fruizione.

CARTHAGO_© ph Claudia Pesacatori

Ampio sarà il racconto cronologico nel narrare, in parallelo, le vicende delle due grandi potenze del Mediterraneo, Cartagine e Roma, che cominciano ad entrare in contrasto quando ancora Roma era limitata nel suo ruolo di osservatrice delle alleanze e dei giochi di potere nel Mare Nostrum. La mostra andrà ben oltre le guerre puniche e Annibale e ha la volontà di raccontare al grande pubblico la fondazione dell’Oriente fenicio, la cultura degli abitanti, la ricchezza e la fortuna degli scambi commerciali nella fase che va dalle guerre puniche, III secolo a.C. e fino all’età augustea, sino a giungere al lungo e complesso processo di romanizzazione che portò Roma nella battaglia delle Egadi del 241 a.C. a distruggere e annientare la potente flotta cartaginese, l’unica potenza mediterranea che poteva giocarsela su più fronti contro Roma. E proprio dalle Egadi provengono numerosi reperti frutto di numerose campagne subacquee condotte dal compianto ex Soprintendente del Mare Sebastiano Tusa che tanto lavoro aveva dedicato proprio a questa battaglia, ai suoi esiti e alle dinamiche di scontro tra le due flotte.

CARTHAGO_© ph Claudia Pesacatori

Il percorso narrativo, inoltre, andrà ben oltre la distruzione devastante della città punica e i curatori, nello spazio espositivo allestito nei pressi del Foro Romano e del tempio di Romolo, racconteranno la nuova Colonia Concordia Iulia Carthago che per tutta l’età imperiale si distinguerà per la sua superficie di oltre 200 ettari e che sarà sede di domus lussuose e grandi edifici da spettacolo noti in tutto il Mediterraneo.

Un’esposizione che, come racconta l’ideatrice nonché Direttore del Parco Archeologico del Colosseo – Alfonsina Russo – “restituisce la forza e la fortuna dell’incontro – scontro delle diverse culture insediate lungo le rive del nostro mare”.

CARTHAGO_© ph Claudia Pesacatori

Forza del percorso le diverse testimonianze che giungono dal museo del Bardo di Tunisi che vuole rilanciare la sua immagine dopo il doloroso attentato del 18 marzo 2015 durante il quale hanno perso la vita numerosi turisti. Una testimonianza quindi di grande rispetto per uno dei musei archeologici più belli e ricchi al mondo.

Sezioni della mostra: Fondazione e storia – Le origini orientali: La Fenicia e le sue città - I Fenici: navigatori, commercianti, artigiani - L’espansione fenicia nel Mediterraneo - La navigazione e il commercio - L’espansione cartaginese nel Mediterraneo – La città di Cartagine: l’urbanistica - Vita politica e amministrativa - Arti e artigianato - Cibo per gli dei, cibo per gli uomini: l’alimentazione - Culti e riti - Il Tofet - Il mondo funerario - Cartagine e Roma - Dal dominio cartaginese a quello romano: un complesso gioco di interscambio culturale - Cartagine all’indomani della fine della III Guerra Punica - La Colonia Concordia Iulia Carthago - Domus e autocelebrazione del dominus - La Cartagine cristiana - La riscoperta di Cartagine - Cartagine nell’immaginario moderno e contemporaneo.

CARTHAGO_© ph Claudia Pesacatori

Alla mostra si accompagnano due pubblicazioni edite da Electa. Il volume di studi, dai numerosi contributi, fornisce un grande affresco storico generale, sorretto da rigorose e aggiornate basi scientifiche. Privilegia alcune chiavi di lettura che mirano a introdurre il lettore nella realtà antica e, al tempo stesso, a consentirgli una riflessione su fenomeni moderni in qualche modo comparabili. A questa pubblicazione si affianca un’agile guida, bilingue italiano e inglese, che accompagna il visitatore attraverso le varie sezioni della rassegna e nel percorso espositivo al Foro Romano.

Carthago. Il mito immortale è la prima grande mostra dedicata alla storia e alla potenza di una delle città più affascinanti del Mediterraneo che si snoderà tra gli spazi del Colosseo e del Foro Romano, del tempio di Romolo e della Rampa Imperiale con oltre quattrocento reperti provenienti da prestigiosi musei internazionali e frutto di un lavoro di cooperazione internazionale.

CARTHAGO_© ph Claudia Pesacatori

L’esposizione, promossa dal Parco archeologico del Colosseo, con l’organizzazione di Electa, è allestita fino al 29 marzo 2020.


Carthago. La mostra sulla potente città arriva al Colosseo

Al via dal 27 settembre 2019 Carthago. Il mito immortale, la prima grande mostra interamente dedicata alla storia e alla civiltà di una delle città più potenti e affascinanti del  mondo antico curata da Alfonsina Russo, Direttore del Parco archeologico del Colosseo, Francesca Guarneri, Paolo Xella e José Ángel Zamora López, con Martina Almonte e Federica Rinaldi.

Carthago

L’esposizione, promossa dal Parco archeologico del Colosseo, con l’organizzazione di Electa, sarà allestita fino al 29 marzo 2020 nei monumentali spazi del Colosseo e del Foro Romano con oltre quattrocento reperti, provenienti dalle più prestigiose istituzioni museali italiane e straniere, grazie a prestiti straordinari, frutto di un lavoro assiduo di cooperazione internazionale.

La mostra si colloca, con ampiezza cronologica e ricchezza documentaria anche con l’ausilio di inedite ricostruzioni e installazioni multimediali, oltre che nei suggestivi spazi del Colosseo, al Foro Romano nel tempio di Romolo e nella Rampa imperiale.

Alla mostra si accompagnano due pubblicazioni edite da Electa. Il volume di studi, dai numerosi contributi, fornisce un grande affresco storico generale, sorretto da rigorose e aggiornate basi scientifiche. Privilegia alcune chiavi di lettura che mirano a introdurre il lettore nella realtà antica e, al tempo stesso, a consentirgli una riflessione su fenomeni moderni in qualche modo comparabili. A questa pubblicazione si affianca un’agile guida, bilingue italiano e inglese, che accompagna il visitatore attraverso le varie sezioni della rassegna e nel percorso espositivo al Foro Romano


Al via le visite guidate serali alle Terme di Caracalla

Dopo il record di presenze registrato alle Terme di Caracalla il giorno di Ferragosto (5.000 ingressi), da venerdì prossimo, 23 agosto, prendono il via le visite serali: il fulcro di quest’anno saranno i sotterranei, con le gallerie aperte per la prima volta al pubblico, la mostra Il segreto del Tempo, e il grande mitreo. Realizzato dalla Soprintendenza Speciale di Roma, con Electa, Terme di Caracalla: notturno sotterraneo, andrà avanti fino al 29 settembre, con visite guidate ogni venerdì e domenica sera. 

Gruppi di massimo 30 partecipanti, oltre ad ammirare nella notte le monumentali vestigia illuminate, potranno scendere nei sotterranei, che quest’anno sono stati ampliati con l’apertura di nuovi settori dove è possibile vedere i forni, le caldaie, i tunnel adibiti al trasporto della legna e di altri materiali per il funzionamento degli impianti. Una vera e propria sala macchine delle Terme dove è stata allestita la mostra Il segreto del Tempo: Fabrizio Plessi a Caracalla

Crediti: Enzo Giovinazzo – Fabio Caricchia

La parte conclusiva della visita sarà dedicata al mitreo di Caracalla, il più grande e meglio conservato tra quelli ritrovati a Roma. Nella grande aula, con la fossa sanguinis e i præsepia, si percepisce tutta la misteriosa fascinazione del culto di Mitra, una divinità di origine orientale che, seppure in forme diversissime, ha avuto contatti con l’induismo, lo zoroastrismo persiano, l’ebraismo e il cristianesimo. 

L’inizio della visita sarà dedicato invece all’area centrale del monumento, con gli ambienti termali dedicati alla cura del corpo: le palestre, gli spogliatoi, il frigidarium, il tepidarium, il caldarium e la natatio, cioè la grande piscina a cielo aperto. 

Crediti foto: Fabio Caricchia

I ruderi delle Terme di Caracalla, anche per la notevole altezza che supera i 37 metri, restituiscono ancora oggi un’idea della grandiosità del complesso termale. Le dimensioni dell’edificio e la monumentalità degli ambienti, conservati per due piani in alzato e per tre livelli in sotterraneo, ci permettono di immaginarne la fastosità che l’illuminazione esalta. 

Le visite, della durata di 75 minuti, inizieranno alle 20.00, con l’ultima partenza alle 21.15, tuttavia nelle giornate lunghe di agosto e dell’inizio di settembre per i primi turni di visita si potranno ammirare le Terme costruite dagli imperatori Severi nella luce dorata del crepuscolo.

 Crediti foto: Enzo Giovinazzo – Fabio Caricchia 

INFORMAZIONI 

Tutti i venerdì e le domeniche sera dal 23 agosto al 29 settembre 2019 Orario: dalle 19.45 (partenza prima visita 20.00) alle 23,00 (ultima visita alle ore 21.15) Visite in italiano e in inglese della durata di 75’ Ingresso: viale delle Terme di Caracalla 52 Biglietto: 20 euro, ridotto 18 euro compreso del diritto di prenotazione, gratuito fino a 6 anni Prenotazioni e informazioni: tel. 0639967700 (lunedì-venerdì 9-18 / sabato 9-14); www.coopculture.it 


Arriva Canova alla Galleria d'Arte Moderna di Milano

Dal 25 ottobre 2019, la Galleria d’Arte Moderna di Milano presenta la mostra Canova. I volti ideali, che ricostruisce la genesi e l’evoluzione della tipologia di busti femminili realizzati dallo scultore all’apice della sua carriera.

Curata da Omar Cucciniello e Paola Zatti, con la collaborazione di Fernando Mazzocca, l’esposizione è promossa e prodotta da Comune di Milano-Cultura, Galleria d’Arte Moderna di Milano e dalla casa editrice Electa.

Antonio Canova
Busto di Beatrice, 1812
Gesso, cm 74 x 45 x 30
Gypsotheca e Museo Antonio Canova,
Possagno

Negli ultimi dodici anni della sua attività, quando è lo scultore vivente più famoso e più richiesto d’Europa, Antonio Canova (Possagno, 1757 – Venezia, 1822) elabora una tipologia di busti che ha immediata fortuna tra i contemporanei, sia tra la committenza che tra la critica dell’epoca e che chiamò “teste ideali”. Un filone fortunatissimo di cui l’esposizione ricostruisce per la prima volta la genesi e l’evoluzione attraverso circa 30 opere, di cui oltre 20 di Canova, provenienti da musei internazionali.

Si tratta di una serie di volti esclusivamente femminili, molti dei quali realizzati senza commissione, nati forse con l’occasione di un ritratto idealizzato, quello di Elisa Bonaparte Baciocchi, sorella di Napoleone. I volti non effigiano personaggi reali, ma indagano le infinite variazioni della bellezza femminile, basate sull’equilibrio perfetto tra l’idealizzazione, derivante dalla scultura classica e lo studio della natura. Sottoposti a sottili, raffinatissime variazioni nelle acconciature, nelle espressioni, nella resa virtuosistica del marmo, questi volti giungono a una progressiva semplificazione formale ed espressiva che trova il suo culmine nella Vestale.

Realizzata tra il e 1818 e il 1819, fu replicata in tre marmi: se il più noto è conservato proprio alla GAM di Milano, gli altri due sono alla Fondazione Calouste Gulbenkian di Lisbona e al J. Paul Getty Museum di Los Angeles, e sono per la prima volta riuniti in occasione della mostra e messi a confronto in un dialogo inedito, al centro del percorso espositivo.

Immagine di copertina:

Antonio Canova
Vestale
1818-1819
marmo di Carrara
cm 58 x 31 x 23
Galleria d’Arte Moderna, Milano


Etruschi. Viaggio nelle terre dei Rasna

A distanza di 20 anni dalle grandi mostre di Bologna e Venezia, il Museo Civico Archeologico di Bologna annuncia un ambizioso progetto espositivo dedicato alla civiltà etrusca, in cui saranno riuniti circa 1000 oggetti provenienti da 60 musei ed enti italiani e internazionali.

Etruschi. Viaggio nelle terre dei Rasna è una mostra promossa e progettata da Istituzione Bologna Musei | Museo Civico Archeologico, in collaborazione con la Cattedra di Etruscologia e Antichità Italiche dell’Università degli Studi di Bologna, e realizzata da Electa.

Testa di giovinetto da Fiesole 330 a.C. circa Firenze, Museo Archeologico Nazionale, Polo Museale della Toscana

L’esposizione, aperta dal 7 dicembre 2019 al 24 maggio 2020, vuole essere un affascinante viaggio nelle terre degli Etruschi tra archeologia e paesaggi sorprendenti e metterà in risalto le novità di scavo e di ricerca sulla storia di uno dei più importanti popoli dell'Italia antica. La metafora del viaggio darà forma e struttura all’esposizione, divisa in due grandi sezioni, caratterizzate da un allestimento evocativo. La prima offre un momento di preparazione al viaggio, facendo conoscere al visitatore i lineamenti principali della cultura e della storia del popolo etrusco, attraverso oggetti e contesti archeologici fortemente identificativi. Così preparato, il visitatore potrà affrontare la seconda sezione, dove si compie il viaggio vero e proprio nelle terre dei Rasna, come gli Etruschi chiamavano se stessi.

Acroterio configurato a guerriero da Cerveteri, Vigna Marini-Vitalini Copenhagen, Ny Carlsberg Glyptotek Credits @ The Ny Carlsberg Glyptotek Photographer: Ole Haupt

Un itinerario attraverso quei territori e centri di Lazio, Umbria e Toscana che già furono oggetto di attenzione, meraviglia e descrizione da parte dei viaggiatori del passato, come il diplomatico inglese George Dennis, che nel XIX secolo con il suo The Cities and Cemeteries of Etruria (1848) diede conto di cinque anni di viaggi che toccarono i siti archeologici allora conosciuti, in paesaggi profondamente diversi da come sono oggi. Il viaggio continua nei territori etruschi della valle Padana e della Campania, forse meno noti al grande pubblico ma importanti teatri di nuove scoperte archeologiche.

La mostra infine dialoga naturalmente con la ricchissima sezione etrusca del museo, che testimonia il ruolo di primo piano di Bologna etrusca, costituendo, quindi, l’ideale appendice al percorso di visita dell’esposizione temporanea. Il progetto scientifico è a cura di Laura Bentini, Anna Dore, Paola Giovetti, Federica Guidi, Marinella Marchesi, Laura Minarini (Istituzione Bologna Musei, Museo Civico Archeologico) e Elisabetta Govi, Giuseppe Sassatelli (Cattedra di Etruscologia e Antichità Italiche dell'Università degli Studi di Bologna).