Reti sociali e grano tra Gran Bretagna ed Europa: una storia vecchia di 8000 anni

26 - 27 Febbraio 2015
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Una nuova ricerca pubblicata su Science dimostrerebbe che il grano giunse in Gran Bretagna 2000 anni prima dell'arrivo dell'agricoltura, e che i mesolitici Britanni  interagivano con gli Europei neolitici, attraverso complesse reti sociali.
Lo studio ha esaminato il paleosol (ovvero il terreno preservato al di sotto di altri sedimenti) a Bouldnor Cliff, al largo dell'Isola di Wight, ritrovando prove della presenza di grano. Il sito archeologico è difatti sommerso, a causa dell'innalzamento del livello dei mari nei millenni precedenti. La Gran Bretagna non era dunque isolata, ma legata al resto dell'Europa già da allora.
Il grano ritrovato è noto come Einkorn, allora comune nell'Europa meridionale, mentre le popolazioni britanniche svolgevano allora una vita di cacciatori raccoglitori. Secondo gli studiosi, questo sarebbe l'apertura di un nuovo capitolo per la storia britannica ed europea.

[Dall'Abstract:] La transizione da Mesolitico a Neolitico segnò il tempo durante il quale una società di cacciatori raccoglitori diede spazio all'agricoltura, e coincise con l'innalzamento del livello dei mari. A Bouldnor Cliff, un sito archeologico sottomarino al largo dell'Isola di Wight nel Regno, si è preservato del paleosol datato a 8000 anni fa. Si sono analizzati i sedimenti per ricostruire i cambiamenti di fauna e flora durante l'occupazione del sito, prima che fosse sommerso. Si suggerisce un habitat misto di alberi di quercia e piante erbacee. Ad ogni modo, essi provano l'esistenza di grano 2000 anni prima che in Gran Bretagna e 400 anni prima che negli altri vicini siti europei. Questi risultati suggeriscono che sofisticate reti sociali legassero il fronte neolitico nel Sud dell'Europa con le popolazioni mesolitiche del Nord Europa.
Lo studio "Sedimentary DNA from a submerged site reveals wheat in the British Isles 8000 years ago", di Oliver SmithGarry MomberRichard BatesPaul GarwoodSimon FitchMark PallenVincent GaffneyRobin G. Allaby, è stato pubblicato su Science.
Link: Science; University of Warwick 1, 2; Past Horizons; Archaeology News Network
Bouldnor Battery, a Bouldnor Copse, con una panoramica sul Solent. Foto da WikipediaCC BY-SA 3.0, caricata e di Ranger Steve.
 


Una nuova spiegazione per la Peste Nera in Europa

28 Gennaio - 23 Febbraio 2015

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Dati digitalizzati di 7.711 epidemie di peste avvenute in Europa tra il 1347 e il 1900 d. C. I dati si basano su un inventario pubblicato inizialmente nel 1976. Opera di Christian Ginzler (WSL)

Fino ad oggi si riteneva che a determinare la seconda pandemia, la Peste Nera provocata dal batterio Yersinia pestis, fosse la sua unica introduzione in Europa avvenuta nel 1347 d. C., a partire dalla quale la malattia perdurò nel continente fino ai primi anni del diciannovesimo secolo. Uno studio, opera di ricercatori dell'Università di Oslo e dell'Istituto di Ricerca svizzero WSL, dimostra invece che non esistevano bacini permanenti della malattia in Europa, e che le epidemie di peste furono ripetutamente trasmesse dall'Asia nei porti dell'Europa sud orientale, per diversi secoli e spinte dal clima.
A giocare un ruolo importante per l'intera durata della seconda pandemia, sarebbero state dunque le dinamiche delle popolazioni di roditori nell'Asia Centrale, a loro volta legate alle fluttuazioni climatiche. Sulla base dei dati assoluti e provenienti dagli anelli degli alberi, risulterebbe infatti evidente che le ondate di epidemia asiatica avrebbero ripetutamente raggiunto l'Europa. In conclusione, non ci sarebbe stato un unico inizio devastante della pandemia, ma i bacini selvatici della peste in Asia avrebbero costituito una fonte della malattia in Europa, continua e legata al clima. A giocare un ruolo fondamentale in questo sarebbe stata la Via della Seta, che trasmetteva la malattia in Europa attraverso i porti, con un ritardo di 10-15 anni circa. Una conferma definitiva della teoria potrà venire dal materiale genetico delle vittime della peste in Europa.
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Questo tronco apparteneva a un albero di ginepro di oltre mille anni, nelle montagne del Tien Shan in Kyrgyzstan. Foto di Jan Esper (Università di Mainz, Germania)

[Dall'Abstract:] La peste nera, originatasi in Asia, arrivò nei porti mediterranei nel 1347 d. C., attraverso le vie terrestri e marittime dell'antica Via della Seta. Questa epidemia segnò la seconda pandemia di peste, che durò in Europa fino al primo diciannovesimo secolo. Generalmente la si ritiene dovuta a una singola introduzione di Yersinia Pestis, dopo la quale la malattia si stabilì tra i roditori europei per oltre quattro secoli. Per localizzare questi presunti bacini della malattia, si sono studiate le fluttuazioni climatiche che precedevano le epidemie di peste, sulla base di dati relativi a 7.711 epidemie di peste georiferite storicamente, e 15 registrazioni degli anelli degli alberi in Europa ed Asia. In questo modo si sono fornite prove per la ripetuta reintroduzione, legata al clima, del batterio nei porti europei a partire dai bacini in Asia, con un ritardo che di 15 ± 1 anni. L'analisi non trova prove dell'esistenza di riserve permanenti della peste nell'Europa medievale.
 
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Fianco di una collina nel Karakorum del Pakistan, coperta di alberi di Ginepro (Treydte et al. 2006 Nature). Foto di Kerstin Treydte (WSL)

 
Lo studio "Climate-driven introduction of the Black Death and successive plague reintroductions into Europe", di Boris V. SchmidUlf BüntgenW. Ryan EasterdayChristian GinzlerLars WalløeBarbara Bramanti, e Nils Chr. Stenseth, è stato pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America.
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Albero di ginepro avente diverse centinaia di anni nelle montagne del Tien Shan in Kyrgyzstan. Foto di Andrea Seim (Università di Goteborg, Svezia)

Link: Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America; Swiss Federal Institute for Forest, Snow and Landscape Research WSL 1, 2


I Vichinghi: non solo raid e saccheggi, ma arti, investimenti e commercio internazionale

20 - 23 Febbraio 2015
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I Vichinghi sono oggi noti soprattutto per la loro fama di saccheggiatori: un articolo pubblicato su The Conversation ribalta questi punti di vista, sottolineando invece le loro occupazioni nelle arti e nell'artigianato, il loro impulso allo sviluppo delle tecnologie e le loro attività come investitori globali e attori fondamentali del commercio internazionale del Medio Evo.
Esperti costruttori e navigatori, i Vichinghi si spinsero fino in Africa, Medio Oriente e Asia, e realizzarono oggetti di pregevole fattura.

Link: The Conversation; Live Science
Danesi che invadono l'Inghilterra, illustrazione illuminata dal testo del dodicesimo secolo conservato nella Pierpont Morgan Library, la Miscellany on the Life of St. Edmund. Da WikipediaPubblico Dominio, caricata da Rdnk.
 


Una massiccia migrazione dalle steppe orientali alla base degli Indoeuropei

10 - 12 Febbraio 2015
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Una massiccia migrazione dalle steppe orientali, verificatasi 4.500 anni fa, sarebbe stata all'origine dei linguaggi oggi parlati in Europa, e avrebbe portato anche tecnologie come la ruota.
[Dall'Abstract:] A queste conclusioni sarebbe giunto una ricerca che, partendo dal DNA di 69 individui vissuti tra gli 8 mila e i 3 mila anni fa, ha esaminato le traiettorie compiute dalle popolazioni negli spostamenti. Le popolazioni occidentali e orientali avrebbero seguito traiettorie opposte tra gli 8 mila e i 5 mila anni fa.
Tra gli 8 mila e i 7 mila anni fa, gruppi strettamente correlati di contadini apparvero in Germania, Ungheria e Spagna, e diversi da quelli dei cacciatori raccoglitori, mentre in Russia vi erano cacciatori raccoglitori simili a quelli di un tipo di 24 mila anni fa. Tra i 6 mila e i 5 mila anni fa, ci fu in Europa una rinascita dei cacciatori raccoglitori, a partire da una discendenza proveniente dal Vicino Oriente. Europa Occidentale ed Orientale vennero in contatto attorno ai 4.500 anni fa, quando i 3/4 degli individui della tarda cultura della ceramica cordata in Germania potevano tracciare la propria discendenza dagli Yamnaya, documentando quindi una massiccia migrazione dalla periferia orientale. Questa stirpe della steppa persistette in tutti i campioni dall'Europa centrale fino a 3 mila anni fa, ed è ancora oggi onnipresente nei moderni Europei.
Questa analisi fornirebbe dunque prova alle tesi di un'origine nella steppa per almeno alcuni dei linguaggi Indoeuropei d'Europa.
Lo studio "Massive migration from the steppe is a source for Indo-European languages in Europe", di , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , è attualmente disponibile in prestampa su bioRxiv.
Link: bioRxiv; Nature.com
Ceramica cordata dal Museum für Vor- und Frühgeschichte di Berlino, foto da WikipediaCC BY-SA 3.0, di e caricata da Einsamer Schütze
 


Popolazioni di mammut decimate 30 mila anni fa circa

12 Dicembre 2014 - 8 Febbraio 2015
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Uno studio da parte dei ricercatori dell'Università di Tübingen, insieme a quelli del  Senckenberg Nature Research Society, evidenzia un declino nella popolazione di mammut lanosi, attorno ai 30 mila anni fa, nonostante le stabili condizioni di clima e di cibo. Il cambiamento sarebbe perciò da imputare alla caccia da parte degli umani.
[Dall'abstract:] Il mammut lanoso (Mammuthus Primigenius) era una specie chiave, oltre che emblematica, del cosiddetto ecosistema della steppa del mammut, da collocarsi tra i 110.000 e i 12.000 anni fa. Il suo contributo alla sussistenza umana durante il periodo Gravettiano, come fonte di materie prime, è documentato nel sud ovest della Francia e nel sud ovest della Germania, con alcune prove della sua caccia nella seconda regione. Peraltro, la diversità genetica decrescente e indicatori crescenti di stress nutrizionale mettono in evidenza un probabile declino del megaerbivoro. [...] (Sulla base del tracciamento multi-isotopo,) Quindi ipotizziamo che durante i periodi Aurignaziano e Gravettiano, la nicchia ecologica del mammut fosse intatta, ma non occupata intensivamente da questi, a causa di un declino nella popolazione, da spiegarsi possibilmente con la pressione umana attraverso la caccia.
Lo studio "Tracking possible decline of woolly mammoth during the Gravettian in Dordogne (France) and the Ach Valley (Germany) using multi-isotope tracking (13C, 14C, 15N, 34S, 18O)", di Dorothée G. Drucker, Carole Vercoutère, Laurent Chiotti, Roland Nespoulet, Laurent Crépin, Nicholas J. Conard, Susanne C. Münzel, Thomas Higham, Johannes van der Plicht, Martina Lázničková-Galetová, Hervé Bocherens, è stato pubblicato su Quaternary International
Link: Quaternary International; Universitat Tübingen 1, 2Past Horizons
Mammut lanoso, modello dal Royal BC Museum, a Victoria (Canada), foto di Flying Puffinda WikipediaCC BY-SA 2.0, caricata da FunkMonk.
 


I Neanderthal scomparvero in Spagna prima che nel resto dell'Europa

4 - 6 Febbraio 2015
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I Neanderthal sarebbero scomparsi dalla Spagna attorno tra i 45 mila e i 43 mila anni fa, e quindi prima che nel resto dell'Europa, dove invece scomparvero tra i 41 mila e i 39 mila anni fa.
Un nuovo studio permette una lettura regionalista dei dati, e sottolinea come le ultime prove solide della presenza neanderthaliana nella Penisola Iberica siano da ritrovarsi a El Salt, attorno a 43 mila anni fa. Datazioni più recenti, relative ad altri siti, sarebbero invece meno robuste, dubbie, o caratterizzate da scarso materiale litico che può perciò dirci poco.
Lo studio "New evidence of early Neanderthal disappearance in the Iberian Peninsula", di Bertila Galván, Cristo M. Hernández, Carolina Mallol, Norbert Mercier, Ainara Sistiaga, Vicente Soler, è stato pubblicato sul Journal of Human Evolution.
Link: Journal of Human Evolution; Sinc.es; Past Horizons
Ricostruzione della testa del fossile Shanidar 1, un maschio di Neanderthal che visse circa 70.000 anni fa (John Gurche 2010). Ricostruzione di John Gurche; fotografia di Tim Evanson (http://www.flickr.com/photos/[email protected]/7283199754/), da WikipediaCC BY-SA 2.0, caricata da Tim1965.


Alcuni problemi dentari cominciarono con l'agricoltura

4 - 5 Febbraio 2015
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I cacciatori-raccoglitori non avevano malocclusioni, e la condizione divenne invece comune tra i primi contadini nel Vicino Oriente, in Europa e Anatolia.
Anche se è stato suggerito un collegamento tra malocclusione e urbanizzazione, rimane poco chiaro perché l'alta occorrenza si sia verificata 8000 anni prima, in concomitanza con la transizione verso l'agricoltura. Uno studio pubblicato su PLOS One esamina campioni dell'Epipaleolitico, Neolitico, Mesolitico, provenienti dal Vicino Oriente, dall'Anatolia e dall'Europa, per un totale di 292 individui su 21 popolazioni archeologiche. I risultati mostrano una chiara separazione tra cacciatori raccoglitori europei, contadini europei, contadini transizionali del Vicino Oriente e cacciatori raccoglitori semisedentari. Non vi sarebbero invece associazioni chiare in relazione alla situazione geografica o temporale.
Queste le conclusioni alle quali è arrivato lo studio "Incongruity between Affinity Patterns Based on Mandibular and Lower Dental Dimensions following the Transition to Agriculture in the Near East, Anatolia and Europe", di Ron Pinhasi, Vered Eshed e Noreen von Cramon-Taubadel, è stato pubblicato su PLOS One.
Link: PLOS One; Past Horizons
Fig 2. Plot of the first two principal co-ordinates (explaining 62.6 and 16.9% of variation, respectively) based on mandibular form (raw data). Da PLOS One, © 2015 Pinhasi et al., Creative Commons Attribution License.


Pubblicato il Bando per la selezione della candidatura italiana al Premio del Paesaggio del Consiglio d’Europa

8 Ottobre 2014

Tutela e qualità del paesaggio Architettura ed arte contemporanea
Premio del Paesaggio del Consiglio d’Europa IV Edizione 2014/2015
Si è aperta la procedura on line per partecipare alla selezione della candidatura italiana al Premio del Paesaggio del Consiglio d'Europa 2015

Gli Europei moderni discendono da almeno 3 e non da 2 antichi gruppi

17 Settembre 2014
Ci sarebbe da aggiungere un nuovo ramo all'albero familiare europeo: i moderni Europei discenderebbero da almeno 3 antichi gruppi e non solo da 2, come si credeva fino ad oggi. Queste le notevoli conclusioni alle quali giunge lo studio di alcuni ricercatori della Harvard Medical School e dell'Università di Tübingen, "Ancient human genomes suggest three ancestral populations for present-day Europeans".
In particolare, fino ad oggi si riteneva che i moderni Europei discendano da cacciatori raccoglitori e primi contadini. L'incontro tra queste due popolazioni avvenne circa 7500 anni fa, mentre l'agricoltura veniva importata dal Vicino Oriente. Secondo il suddetto studio, a contribuire al patrimonio genetico dei primi avrebbe però contribuito un terzo gruppo, quello degli antichi Eurasiatici del Nord. Questi avrebbero perciò contribuito tanto al patrimonio genetico dei moderni Europei, quanto a quello delle popolazioni che attraversarono lo Stretto di Bering 15.000 anni fa, cioè i Nativi Americani. Emergerebbe inoltre la presenza di un altro gruppo, finora ignoto, quello degli Europei basali, che sarebbe persino più antico.
Link: NatureHarvard Medical SchoolScience Daily