Roma, mostra "Hokusai. Sulle orme del Maestro" dal 12 ottobre

HOKUSAI Sulle orme del Maestro

12 ottobre 2017 – 14 gennaio 2018

Roma, Museo dell’Ara Pacis

Biglietti in prevendita dal 1° giugno 2017


Deve la sua fama universale alla Grande Onda parte della serie di Trentasei vedute del monte Fuji e all’influenza che le sue riproduzioni ebbero sugli artisti parigini di fine Ottocento, tra i quali Manet, Toulouse Lautrec, Van Gogh e Monet, protagonisti del movimento del Japonisme. L’opera di Katsushika Hokusai (1760-1849), maestro indiscusso dell’ukiyoe, (che letteralmente significa “immagini del Mondo Fluttuante”), attivo tra la fine del Settecento e la prima metà dell’Ottocento, è vastissima e versatile, ed ebbe grande diffusione nel tempo grazie ai numerosi seguaci.
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Venezia: caposcuola di famiglia attori del teatro nō in visita

1 dicembre all’Auditorium S. Margherita

IL CAPOSCUOLA DI UNA DELLE PIÙ ANTICHE FAMIGLIE DI ATTORI DEL TEATRO NŌ, HŌSHŌ KAZUFUSA, IN VISITA A CA’ FOSCARI

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Giunge ospite d’eccezione a Ca’ Foscari all’Auditorium S. Margherita giovedì 1 dicembre alle ore 15, il maestro HŌSHŌ Kazufusa, XX caposcuola della scuola di attori (shite) Hōshō del teatro nō.

Riconosciuto dall’Unesco nel 2001 come patrimonio culturale immateriale dell’umanità, il teatro Nō è forma d’arte di assoluto prestigio che affonda le proprie origini alle radici della cultura giapponese, e che ha levigato nel tempo e affinato arti sceniche di rarefatta e squisita essenzialità.

La storia della scuola Hōshō, una delle cinque scuole principali di attori shite depositarie della tradizione del teatro nō, rimonta al XIV secolo. La scuola risalirebbe infatti all’antica compagnia Tobiza che intrattenne legami con i più prestigiosi luoghi di culto di Nara, l’antica capitale, il santuario Kasuga e il tempio buddhista Kōfukuji. Il primo caposcuola con il nome Hōshō appare secondo alcuni con la nomina a capocompagnia del Tobiza del fratello maggiore di Kan’ami (1333-1384), il maestro che insieme al figlio Zeami (1363?-1443?) è alla base dell’arte teatrale che noi attualmente conosciamo.

La scuola Hōshō nel corso delle epoche raggiunge il massimo fulgore in particolare tra la fine del 1600 e l’inizio del 1700 sotto lo shōgun Tsunayoshi (1646-1709) e con altri shōgun, e con presenza rilevante in uno dei feudi più grandi e potenti, quello di Kaga governato dal casato dei Maeda. Nel tardo periodo Tokugawa, il XV caposcuola Hōshō Tomoyuki (1799-1863) ottiene anche l’onore e privilegio di portare in scena l’ultima grande serie di rappresentazioni aperte al grande pubblico (kanjin nō) del periodo. In epoca moderna, dopo una fase di declino conseguente alla caduta dello shogunato Tokugawa, la rinascita di quest’arte vede tra i protagonisti proprio Hōshō Kurō (1837-1917), XVI caposcuola, che svetta tra i più grandi attori dell’epoca Meiji (1868-1911) e seguenti. Proprio per sua scelta il repertorio della scuola viene ridotto agli attuali 180 drammi, ma la scuola, tra le cui fila risultano registrati circa 180 attori (shite), si segnala nei secoli per la pregevolezza e raffinatezza del canto e la solidità della padronanza scenica.

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Origini della coltivazione del riso e dell'agricoltura a Huxi

22 Giugno 2016
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Resti di piante dal sito cinese di Huxi, datati tra il 9000 e l'8400 prima del tempo presente, comprendono riso (Oryza sativa), glume e altre piante associate. Starebbero ad indicare uno dei primi stadi della domesticazione della pianta e quindi dell'agricoltura, che sarebbe perciò una pratica molto più antica di quanto pensiamo.

Oggi il riso è una delle fonti più importanti per l'alimentazione a livello mondiale, eppure un tempo era una pianta selvatica. Come si è giunti allo stato attuale? Un nuovo studio, pubblicato su Nature: Scientific Reports, ha preso in esame materiale dal suddetto sito della provincia dello Zhejiang: circa il 30% dei resti del materiale vegetale relativo al riso non era della pianta selvatica, ma mostrava i segni della coltivazione allo scopo di ottenere piante di riso più durature e adatte al consumo da parte dell'uomo. Vi sarebbero anche tracce del riso giapponese (Oryza sativa sottospecie japonica, oggi coltivata in Giappone e Corea), il che chiarirebbe molto anche dell'origine di quest'ultimo. I resti provenienti dai siti di Kuahuqiao (8000–7700 prima del tempo presente), Tianluoshan (7000–6500 prima del tempo presente), Majiabang (6300–6000 prima del tempo presente), e Liangzhu (5300–4300 prima del tempo presente) mostrano poi una selezione continuata e un processo di domesticazione prolungato per il riso.

Nel sito di Huxi si sono pure ritrovati strumenti litici, ceramiche sofisticate, ossa animali, carbonella e altri resti vegetali (semi di piante). In conclusione Huxi mostrerebbe le primissime fasi della transizione verso l'agricoltura.

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Roma: mostra fotografica "Domon Ken, Il Maestro del realismo giapponese"

In occasione del 150° Anniversario delle relazioni tra Giappone e Italia

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Il Maestro del realismo giapponese

 Museo dell’Ara Pacis

27 maggio – 18 settembre 2016

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Per la prima volta fuori dai confini del Giappone, al Museo dell’Ara Pacis di Roma, una monografica dedicata ad uno dei fotografi più importanti della storia della fotografia moderna giapponese, considerato il maestro del realismo: Domon Ken (1909-1990). In mostra circa 150 fotografie, in bianco e nero e a colori, realizzate tra gli anni Venti e gli anni Settanta del ‘900, che raccontano il percorso di ricerca verso il realismo sociale. Dai primi scatti, prima e durante la seconda guerra mondiale, che mostrano la visione legata al fotogiornalismo e alla fotografia di propaganda, passando dalla fotografia di ambito sociale, la mostra ripercorre la produzione di Domon Ken fino all’opera chiave che documenta la tragedia di Hiroshima, alla quale il fotografo si dedicò come rispondendo ad una chiamata e ad un dovere umanitario.
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Nuovo studio sulla colorazione delle porcellane akae

4 Maggio 2016
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Tra le porcellane Kakiemon sono particolarmente apprezzate quelle chiamate akae, caratterizzate da un colore rosso vivo su sfondo bianco latte.
Le porcellane Kakiemon sono prodotte tradizionalmente a partire dal diciassettesimo secolo nella provincia giapponese di Hizen, nell'attuale Prefettura di Saga. Il processo fu raffinato per tentativi, da parte dei maestri ceramisti.
Un nuovo studio, pubblicato su Applied Materials & Interfaces, ha individuato un metodo semplice per preparare il rosso utilizzato e dunque chiarire e comprendere meglio il meccanismo di colorazione.
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Invenzione e fiorire delle prime ceramiche

21 Marzo 2016
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Perché abbiamo inventato le ceramiche? Per molti millenni hanno giocato un ruolo fondamentale nella società umana, ma le ragioni dell'emersione e della diffusione di questa tecnologia sono poco comprese.
La ceramica sarebbe stata inventata dai cacciatori raccoglitori dell'Asia Orientale durante l'era glaciale (Tardo Pleistocene, attorno a 16 mila anni fa in Giappone), ma lo sviluppo della produzione si sarebbe verificato solo nell'Olocene (attorno a 11 mila anni fa) col passaggio a un clima più caldo e condizioni più stabili. Con il risorgere della vegetazione, nuove fonti di cibo si resero disponibili.
Un nuovo studio, pubblicato su PNAS, ha preso in esame 143 ceramiche (per un periodo di novemila anni) provenienti dal sito Jōmon di Torihama, nella parte occidentale del Giappone, al fine di investigare l'utilizzo e l'espansione di questo materiale presso quegli antichi cacciatori raccoglitori. Il sito di Torihama fu occupato dal tardo Pleistocene al medio Olocene.
In precedenza si riteneva che l'utilizzo e la produzione di ceramiche sorse in relazione a diverse tecniche di cucina e immagazzinamento per una varietà di cibi allora presenti. Le nuove analisi sui lipidi estratti dalle ceramiche hanno dimostrato che erano utilizzate per cucinare specie animali marine e d'acqua dolce. Sorprendentemente, vi erano pochi materiali vegetali, o relativi ad animali come i cervi. L'unico cambiamento significativo era quello del pesce d'acqua dolce.
Questo suggerirebbe che nello sviluppo delle ceramiche, fattori culturali piuttosto che ambientali possano essere stati determinanti (anche in relazione alla preparazione di pesce, crostacei, molluschi).
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Giappone: frammento di pietra per inchiostro da Mikumo Iwara

16 Marzo 2016
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Un pezzo di pietra per inchiostro è stato ritrovato nelle rovine di Mikumo Iwara, presso Itoshima, nella prefettura giapponese di Fukuoka.
Si tratterebbe di un frammento di suzuri del primo o del secondo secolo, relativo al tardo periodo della cultura ceramica Yayoi, e per caratteristiche ricorda le pietre per inchiostro della Dinastia cinese degli Han. È il secondo reperto di questo tipo ad essere ritrovato in Giappone, e potrebbe suggerire rapporti diplomatici oltremare.
Link: The Asahi Shimbun
La Prefettura di Fukuoka in Giappone, di Lincun国土交通省 国土数値情報(行政区域), da WikipediaCC BY-SA 3.0, caricata da TAKASUGI Shinji.


Hawai'i: recuperata la campana d'ottone dell'I-400 [Video]

16 Marzo 2016

Illustrazione mostra la collocazione relativa dell'I-400 e della sua campana. Credit: Terry Kerby, Hawai'i Undersea Research Laboratory/ University of Hawai'i
Illustrazione mostra la collocazione relativa dell'I-400 e della sua campana. Credit: Terry Kerby, Hawai'i Undersea Research Laboratory/ University of Hawai'i

Recuperata la campana d'ottone dell'I-400, sommergibile della Marina Imperiale Giapponese, durante un'immersione del Laboratorio di Ricerca Sottomarina delle Hawai'i (Hawai'i Undersea Research Laboratory - HURL), effettuata la scorsa settimana.
Con una lunghezza di 122 m, era più lungo di un campo da football: l'I-400 era un sottomarino della classe Sen-Toku (anche classe I-400) - il più grande sottomarino mai costruito fino all'introduzione dei sottomarini lanciamissili balistici a propulsione nucleare negli anni sessanta.
Recupero della campana dell'I-400. Credit: Hawai'i Undersea Research Laboratory, University of Hawai'i
Recupero della campana dell'I-400. Credit: Hawai'i Undersea Research Laboratory, University of Hawai'i

Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, la Marina degli Stati Uniti catturò cinque sottomarini giapponesi, compreso l'I-400, e li condusse a Pearl Harbor per un'ispezione. Quando l'Unione Sovietica chiese di poter accedere ai sottomarini nel 1946, sulla base dei termini del trattato che pose fine alla guerra, la Marina statunitense affondò i sottomarini al largo della costa di O'ahu. L'atto fu compiuto allo scopo di tenere quella tecnologia avanzata lontana dalle mani sovietiche nelle fasi di apertura della Guerra Fredda. L'HURL è riuscito a localizzare quattro di questi cinque sottomarini perduti e ha ora recuperato un pezzo di quella storia.
Mano manipolatrice del sommergibile HURL colloca la campana in un cesto di raccolta. Credit: Hawai'i Undersea Research Laboratory, University of Hawai'i
Mano manipolatrice del sommergibile HURL mentre colloca la campana in un cesto di raccolta. Credit: Hawai'i Undersea Research Laboratory, University of Hawai'i

L'I-400 è sotto la protezione del Sunken Military Craft Act e gestito dal Dipartimento della Marina statunitense. "Queste proprietà nelle isole hawaiane ricordano gli eventi e le innovazioni della Seconda Guerra Mondiale, un periodo che ha grandemente riguardato sia il Giappone che gli Stati Uniti, e ha rimodellato la Regione del Pacifico" - così il dott. Hans Van Tilburg, coordinatore del patrimonio marittimo per il NOAA nella regione delle Isole del Pacifico. "I siti dei relitti come l'I-400 ci ricordano di un'epoca differente, e sono segno del nostro progresso dall'ostilità alla riconciliazione."

Link: EurekAlert! via University of Hawaii at Manoa


Giappone: uno squalo inciso su una spada del secondo secolo a. C.

26 Febbraio 2016
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Una spada di bronzo del secondo secolo a. C., custodita nel Museo della Prefettura giapponese di Tottori, ha mostrato un'incisione di uno squalo sulla lama.
Incisioni simili erano state ritrovate su terrecotte e oggetti in legno della Cultura della ceramica Yahoi (300 a. C. - 300 d. C.), ma mai su oggetti in bronzo. La spada misura 42 cm, l'incisione 2,3.
Link: The Asahi Shimbun
La Prefettura di Tottori, di Lincun - 国土交通省 国土数値情報(行政区域), da WikipediaCC BY-SA 3.0


Un tesoro di informazioni dai segni sulle terrecotte del Periodo Jōmon

21 Febbraio 2016
Le antiche terrecotte possono costituire un tesoro di informazioni per gli studiosi, visto che in passato contenevano cibo, liquidi o altri oggetti.

Frammenti di ceramiche oggetto dello studio. Credit: Prof. Hiroki Obata
Frammenti di ceramiche oggetto dello studio. Credit: Prof. Hiroki Obata

Col tempo ci si è resi conto però che i buchi, ritrovati sulla superficie dei frammenti ceramici e finora ignorati, erano il segno lasciato da semi, nocciole, insetti o gusci.
Dai dati provenienti dalle cavità lasciate da fagioli di soia e azuki è possibile stimare l'inizio delle coltivazioni nell'area, lo stile di vita, il raggio di propagazione delle piante. Frammenti ceramici che portano i segni della pianta egoma (o shiso, Perilla frutescens) provengono dal cumulo di Odake presso la Prefettura giapponese di Toyama e datano al primo Periodo Jōmon (5.300-3.500 a. C.). Quelli che portano i segni dello scarafaggio Periplaneta fuliginosa, provengono dal sito Motonobaru e datano al tardo Periodo Jōmon (2.500-1.300 a. C.). Questi scarafaggi sono menzionati nei lavori letterari successivi del diciottesimo secolo, ma evidentemente sono presenti nel Paese nipponico da molto tempo prima. L'anno precedente i ricercatori avevano presentato un lavoro relativo agli antichi segni lasciati dal punteruolo del mais (Sitophilus zeamais).
1) Immagine SEM di replica in silicone del punteruolo del mais; 2) Immagine SEM di replica in silicone di fagiolo di soia. Credit: Prof. Hiroki Obata
1) Immagine SEM di replica in silicone del punteruolo del mais; 2) Immagine SEM di replica in silicone di fagiolo di soia. Credit: Prof. Hiroki Obata

I ricercatori hanno prodotto una replica in silicone dei segni sulla superficie, che sono stati poi esaminati in dettaglio. Nel loro lavoro sono stati impiegati il microscopio elettronico a scansione, la tomografia computerizzata e i raggi X.
Immagine al microscopio elettronico a scansione di una replica al silicone di ovoteca di scarafaggio. Credit: Prof. Hiroki Obata
Immagine al microscopio elettronico a scansione di una replica al silicone di ovoteca di scarafaggio. Credit: Prof. Hiroki Obata

 
Link: EurekAlert! via Kumamoto University