Corpus Juvarrianum mostra pubblicazione

Il Corpus Juvarrianum offerto al grande pubblico attraverso una mostra e una pubblicazione

IL CORPUS JUVARRIANUM PER LA PRIMA VOLTA OFFERTO AL GRANDE PUBBLICO ATTRAVERSO UNA MOSTRA E UNA NOTEVOLE PUBBLICAZIONE

Il 1720 ha rappresentato per la città di Torino un anno di storici e cruciali avvenimenti, dall’annessione ai possedimenti dei Savoia del Regno di Sardegna alla fondazione, in seguito all’editto regio del 25 ottobre, della Biblioteca universitaria dell’Ateneo Torinese, che la stessa Biblioteca Nazionale, a trecento anni di distanza, ha voluto ricordare attraverso uno speciale omaggio al “regista di corti e capitali” Filippo Juvarra.

Per la prima volta viene, infatti, esposto al grande pubblico, al piano interrato dell’edificio di piazza Carlo Alberto, nella sala mostre per l’occasione intitolata al grande architetto messinese, il cosiddetto Corpus Juvarrianum, il più importante e cospicuo fondo di manoscritti, stampe e disegni a lui appartenuto e acquisito dalla Biblioteca tra il 1762 e 1763.

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Nato e cresciuto a Messina, Filippo Juvarra cominciò il proprio percorso di formazione attraverso l’intenso studio del Vignola e l’attività presso la bottega del padre argentiere e, intrapresa la carriera religiosa, si trasferì a Roma dove ebbe modo di interiorizzare il linguaggio della classicità con la pratica dell’indiscusso e fondamentale strumento di lavoro che Carlo Fontana gli consigliò, il disegno.

Non mancarono negli anni le occasioni di dimostrare il proprio talento e il proprio originale estro artistico, elementi che divennero ben presto le chiavi del suo successo internazionale: dai primi incarichi nella città eterna al soggiorno lucchese, dai numerosi interventi nella città sabauda, per volere del re Vittorio Amedeo II, ai viaggi a Lisbona, Parigi, Londra, fino all’ultima chiamata a Madrid dove morì nel 1736.

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Ed è partendo dalle sue vedute di paesaggi, dalle fantasie architettoniche, dai prospetti, dagli schizzi, o meglio dai "pensieri",  così come egli amava definirli, da lui utilizzati nel corso della sua intera carriera artistica come mezzo di comunicazione di idee e di competenze, che ha saputo mostrarsi non solo un geniale architetto ma un vero artista “a tutto tondo”.

Imponente e quasi impossibile sarebbe l’impresa, avviata da Vittorio Viale già nel 1971, di riuscire a ricostituire l’enorme completo Corpus Juvarrianum, ovvero tutta l’eredità lasciataci dal grande architetto, per mole di materiale e per la dispersione che questa ha avuto nel mondo, ma di certo un grande passo in avanti è stato fatto attraverso il lungo e laborioso lavoro svolto su quanto la Biblioteca Nazionale e Torino, in generale, conserva di questo importante patrimonio.

La mostra, visitabile gratuitamente previa prenotazione fino al 31 maggio (non appena il Piemonte tornerà in zona gialla) è stata curata da Maria Vittoria Cattaneo, Chiara Devoti, Elena Gianasso, Gustavo Mola di Nomaglio, Franca Porticelli, Costanza Roggero e Fabio Uliana, con il sostegno della Fondazione Compagnia di San Paolo, della CRT-Cassa di Risparmio Torinese, di Reale Mutua Assicurazioni, in sinergia con il Dipartimento Interateneo di Scienze, progetto e politiche del territorio, la Scuola di Specializzazione in beni architettonici e del paesaggio e il Politecnico di Torino, oltre che al patrocinio della Regione Piemonte e del Comune di Torino.

Tre sono i principali filoni nei quali si dipana il percorso espositivo, ciascuno dei quali suddiviso in differenti sottosezioni. Il primo, dedicato agli studi eseguiti negli anni di formazione a Messina e a Roma, fino agli interventi da Primo Architetto civile di Sua Maestà, mostra alcuni tra i più celebre ed importanti progetti per edifici religiosi e laici realizzati nella capitale torinese, come la basilica di carattere votivo e funerario di Superga, l’ormai distrutta Chiesa di Sant’Andrea di Chieri e la straordinaria Palazzina di Caccia di Stupinigi mentre, in uno dei due prestiti ricevuti per l’occasione, ovvero il progetto esecutivo per la rettifica della contrada e della piazza di Porta Palazzo, firmato in tutte le sue parti dallo stesso Juvarra, emerge la sua abilità di urbanista della corte reale.

A questi primi esempi vengono affiancati gli album contenti le testimonianze dell’attività di Juvarra come insegnante, già iniziata presso l’Accademia di San Luca di Roma: una serie di esercizi proposti dal maestro che gli allievi erano chiamati a completare per allenarsi ad acquerellare e “far di pianta”, così come ci mostrano gli esiti di uno dei suoi più talentuosi pupilli, Giovanni Pietro Baroni di Tavigliano.

E ancora una piccola ma singolare sezione dedicata alle targhe e agli stemmi araldici romani, soggetto a lungo sperimentato e studiato da Juvarra tanto da andare a costituire, nel 1711, una vera e propria pubblicazione e che restituisce al pubblico di ogni livello il suo interesse inusuale, e forse poco conosciuto, nei confronti degli elementi decorativi, che dovevano sapientemente dialogare con le strutture architettoniche da lui ideate.

Corpus Juvarrianum
Il Corpus Juvarrianum offerto al grande pubblico attraverso una mostra e una pubblicazione alla Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino

Al secondo filone è, invece, affidato il compito di ripercorrere l’attività del Cavalier Juvarra come scenografo, in particolare negli anni romani tra il 1709 e il 1714, con la cruciale esperienza a servizio del Cardinal Ottoboni e dei successivi incarichi. L’approccio con il mondo del teatro gli permise di concepire e saggiare non solo il rapporto tra natura e finzione, visione ed evocazione, ma anche la definizione di sontuosi spazi ariosi continuamente percorribili dallo sguardo. Lo testimoniano molte delle prospettive angolari e dei pensieri rappresentanti vasti saloni e cortili di carceri, realizzati in previsione della costruzione di maestosi apparati scenografici ed inseriti nell’album della Riserva 59.4, un unicum nell’intero corpus dei 18 volumi, poiché creato dallo stesso Juvarra smontando e ricomponendo un personale taccuino di disegni redatto nel 1707 e corredato di numerose didascalie.

Sono stati scelti, a titolo esemplificativo di questo suo importante impegno, i documenti che attestano i lavori eseguiti in occasione dei festeggiamenti, nel 1722, del matrimonio tra Carlo Emanuele e Anna Cristina Ludovica, e della messa in scena dell’opera de il Ricimero, cui segue l’esposizione dello spartito autografo di Antonio Vivaldi dell’Orlando finto pazzo, altro importante tesoro della Biblioteca Nazionale, allo scopo di mettere in relazione due tra i più preziosi e importanti beni conservati dalla biblioteca e rendere conto della fortuna che l’arte del melodramma ebbe a Torino.

La terza e ultima sezione è incentrata sul decennale legame storico-politico tra Sicilia, Piemonte ed Europa, proseguito anche oltre la sostituzione della Sicilia con la Sardegna (1720) fino al 1861, che hanno permesso non solo a Juvarra ma ad un vasto numero di letterati e artisti di approdare in quello che, sempre più velocemente, si stava trasformando in un polo culturale d’eccellenza, e di cui i volumi presentati, in parte di proprietà della Nazionale, in parte di biblioteche private, ne sono la prova.

Il percorso espositivo è inoltre arricchito di un ottimo apparato multimediale, voluto e curato da Tomaso Cravarezza, che consente ai visitatori di sfogliare virtualmente gli album di disegni esposti nelle teche e di apprezzarli nella loro interezza, avendo così modo di costruire un personale “itinerario” tra il Corpus Juvarrianum, alla luce delle proprie conoscenze e curiosità.

Corpus Juvarrianum mostra pubblicazione

Corpus Juvarrianum mostra pubblicazione
Il Corpus Juvarrianum offerto al grande pubblico attraverso una mostra e una pubblicazione alla Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino

 

Un vasto e complesso progetto, questo, nato nel dicembre 2019 che ha dovuto affrontare il difficile ostacolo della pandemia, tanto da rendere le operazioni di organizzazione talvolta travagliate e da spingere i suoi stessi curatori, nel corso del tragico anno per il mondo dell’arte e della cultura, il 2020, a dubitare della buona riuscita dell’evento. Ma la speranza più grande è stata da loro riposta nella corposa pubblicazione che avrebbe corredato la mostra del 2021 e che il COVID-19 non avrebbe certamente potuto fermare.

Un grande e originale contributo alla vasta letteratura su Filippo Juvarra, a cura di Franca Porticelli, Costanza Roggero, Chiara Devoti e Gustavo Mola di Nomaglio ed edito dal Centro Studi Piemontesi, che ospita, per la prima volta, l’inventario aggiornato dell’intero corpus (soggetto, datazione, tecnica e bibliografia per ciascun disegno) ed una serie di saggi volti a restituire un inquadramento storico, artistico e culturale della produzione juvarriana.

Il ricavato della vendita verrà impiegato per il finanziamento del restauro del manoscritto Dante Alighieri, Inferno, sec XVI, in occasione dell’anniversario dantesco, ulteriore modo per celebrare l’importante ricorrenza della biblioteca, oltre alla possibilità di poter visitare lo spazio allestito, a fianco della sala mostre, con l’antico laboratorio di restauro del libro inaugurato a seguito del devastante incendio del 1904.

Un’occasione, dunque, di presentare, al grande pubblico e ai più esperti in materia, l’eccezionalità di questo patrimonio librario, offerto nella sua compiutezza e corredato da un ampio apparato critico, a testimonianza della genialità e della grandezza di quel Primo Architetto Civile di Sua Maestà che, a distanza di trecento anni, sa ancora stupire e appassionare.

La playlist coi video della mostra è al seguente link: https://youtube.com/playlist?list=PLPebULDXW6aMaWSHbXLBNd3rXsYH-1uyw

Tutte le foto sono state fornite dall'ufficio stampa della Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino.


Banksy genius vandal

"Banksy. Genius or vandal?" A Lisbona la mostra che ha girato l'Europa

Si tiene a Lisbona (alla Cordoaria Nacional di Belém) la prima grande mostra portoghese dedicata al più celebre street artist: Banksy. Genius or vandal? La domanda appare retorica, perché probabilmente saranno rimasti in pochissimi a considerare Banksy un vandalo, non fosse altro per il fatto che ormai tutto ciò che tocca diventa oro. Si tratta però di una considerazione che ha sicuramente un valore storico e legato alla Street Art, e critiche in tal senso sono arrivate all'artista anche in un recentissimo passato. D'altra parte non si può non notare come sia vero pure il contrario, e cioè che un gran numero di opere di Banksy siano state vandalizzate.

Banksy. Genius or vandal? è una mostra realizzata in collaborazione con Lilley Fine Art - Contemporary Art Trader, uno dei pionieri nella rivendita delle stampe dell'artista. Si tratta di una mostra non autorizzata (come si dichiara nel sito e nella guida ufficiale, liberamente scaricabile da Izi.travel, e che si consiglia di utilizzare nella lettura dell'articolo) che è stata già presentata con successo a Mosca, San Pietroburgo e Madrid.

Una volta varcata la soglia (con gli immancabili ratti, uno degli animali ricorrenti nelle sue opere), ci si rende immediatamente conto del carattere multimediale della mostra. Tre schermi mostrano le più celebri opere dello street artist, realizzate nei diversi continenti. La maggior parte sono collocate nel Regno Unito e negli Stati Uniti, ma non si possono non ricordare, ad esempio, quelle realizzate in Israele e in Cisgiordania. Diversi altri video sono presenti a intervalli più o meno regolari, nei corridoi della Cordoaria Nacional.

Nella stanza successiva è stata invece ricreata la scena dell'intervista a Banksy nel documentario Exit through the Gift Shop: a Banksy film. L'oscurità copre il volto e l'identità del controverso artista. Buona parte della mostra è però avvolta dalle tenebre, dalle quali emergono le opere. Si tratta di una scelta d'impatto e suggestiva, che però alle volte rende davvero difficile leggere le informazioni relative alle stesse.

Banksy genius vandal

A rendere controverso lo street artist non sono però solamente le questioni relative al vandalismo e alla sua identità, ma sicuramente anche il modo col quale lo stesso ha affrontato diversi temi "caldi" del nostro tempo. La mostra ripercorre quindi quelli che appaiono i temi a lui più cari: consumismo, politica, guerra, arte.

Sale Ends Today

Si comincia con la campagna Stop Esso, che nel 2000 lo vide al fianco di Greenpeace e a sostegno dell'ambiente e della ricerca relativa al riscaldamento globale. Più in generale, Banksy si è spesso scagliato contro il consumismo, con opere come Flying Shopper, Rose Trap, Sale Ends Today, Grin Reaper, Chocolate Donut, Barcode, Trolleys and Trolleys.

Brexit, fotografia

Altri temi che spesso ricorrono nelle opere dello street artist sono la politica e la guerra. L'opinione dell'artista è spesso espressa senza mezzi termini, anche dissacrando le istituzioni più importanti, come la Regina o il Parlamento. Tra le "vittime" più frequenti della satira di Banksy ci sono poliziotti, soldati e macchine da guerra. Tra le opere esposte, si segnalano Brexit, Monkey Parliament, Rude Copper, Turf War, Bomb Love, Happy Choppers, Heavy Weaponry, Monkey Detonator, Applause, Holocaust Lipstick, la terribile Napalm e forse la più celebre di tutte, Flower War/Love is in the Air.

Monkey Parliament

A voler fare l'avvocato del diavolo, viene quasi da chiedersi quanto l'artista sia davvero riuscito nelle sue battaglie, visto che le sue opere sono esse stesse oggetto di consumo, e lui stesso (come la stessa Street Art) pare ormai istituzionalizzato. Rimarcarlo troppo sarebbe però forse ingeneroso e tutto sommato anche sterile.

Banksy. Genius or vandal?
Applause

L'arte è un altro grande tema nei lavori dello street artist, che da un lato si interroga lui stesso, dall'altro si ritrova a fare satira sul mondo dell'arte contemporanea e sulla grande questione della percezione della stessa. Banksy può riprendere pure capolavori del passato, come la Ragazza con l'orecchino di perla di Johannes Vermeer, che diventa la Girl with pierced eardrum, oppure può ancora provocare affermando che se i graffiti cambiassero qualcosa, sarebbero illegali (If Graffiti Changed Anything).

Verso la metà del percorso si presentano le opere che dissacrano la Disney; grande spazio è riservato a Dismaland, un parco giochi decisamente non adatto ai bambini.

La mostra ripercorre buona parte della carriera di Banksy, con il Cans Festival, il Banksy vs Bristol Museum, la mostra Barely Legal, l'iniziativa del Walled Off Hotel, la Graffiti Wars con Robbo. Onnipresenti sono i soggetti preferiti da Banksy: ratti, scimmie, elefanti, bambini e anziani, poliziotti. Tra le opere esposte, ricordiamo infine Choose your Weapon Right, Pulp Fiction, e la Girl with a Balloon recentemente salita agli onori della cronaca durante un'asta di Sotheby.

Ovviamente si esce dalla mostra attraverso il negozio di souvenir (riprendendo letteralmente il documentario del 2010, Exit through the Gift Shop: a Banksy film), ma questa volta lo si fa solo per entrare in una seconda mostra, Arte para respirar. Con una selezione effettuata da Rádio Oxigénio, espone opere di Inês Gato e Maria José Cabral. Lo spazio è dedicato all'associazione tra artisti visivi portoghesi e musica. Questa è però solo una prima selezione, e altre avverranno in futuro.

Il carattere più ricorrente nelle opere di Banksy - che sembra emergere dalla mostra - pare quello della provocazione. E se alcune opere (come quelle sul tema dell'arte) possono ricordare la semplicità della vignetta, della battuta e del tweet, anche utilizzando più volte lo stesso supporto (quasi un meme), in altre emerge invece una profonda complessità. Piazzare un tenero e stucchevole gattino sull'unico muro rimasto in piedi di un edificio a Gaza va al di là della semplice provocazione.

Moltissime delle sue opere sicuramente possiedono uno straordinario impatto pop, e non è un caso che il tanto abusato aggettivo "iconico" sia spesso associato all'artista. Da vero iconoclasta, Banksy riprende spessissimo fotografie e figure del nostro tempo per sovvertirle completamente, anche solo con l'aggiunta di un particolare che rende satirica l'intera composizione. Ed è forse anche grazie a questo carattere pop e di immediata riconoscibilità che si spiega come Banksy sia riuscito a dare un significativo contributo nel rendere la Street Art accettata dal grande pubblico.

Altro carattere dell'artista che pare pienamente colto dalla mostra è dunque quello del suo essere in grado di comunicare con le forme mediatiche del nostro tempo. Se Banksy parla soprattutto dal suo profilo Instagram, il visitatore è invitato a condividere i suoi scatti sullo stesso canale, ed è immerso in uno spazio multimediale.

In conclusione, per gli ormai tanti italiani che - tra residenti e turisti - saranno nella capitale portoghese fino al 27 ottobre, la mostra si presenta come una tappa invitante, che ripercorre buona parte della carriera di Banksy. Sicuramente accessibile, verrebbe da sottolineare - visti i numerosi giovanissimi presenti -  anche la potenziale capacità di questo popolare artista di avvicinare all'arte.

Banksy genius vandal
Locandina della mostra "Banksy. Genius or vandal?"

Per informazioni sui biglietti: Everything is New.

Foto di Giuseppe Fraccalvieri, ove non indicato diversamente.


La mostra Tessere la speranza arriva a Lisbona

Per celebrare i 500 anni della “Chiesa degli Italiani” di Lisbona, la mostra itinerante Tessere la speranza varca i confini nazionali e approda nella capitale portoghese con un’edizione consacrata proprio alla Madonna di Loreto, alla quale la chiesa, fondata da mercanti italiani nel 1518, è dedicata. L’esposizione, organizzata dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Frosinone, Latina e Rieti in collaborazione con il Parco archeologico del Colosseo, l’Ambasciata d’Italia a Lisbona, l’Istituto Italiano di Cultura di Lisbona e la Santa Casa della Misericórdia, sarà ospitata dal 16 marzo al 19 maggio 2019 nel Museo di São Roque di Lisbona.

La mostra da circa due anni presenta una selezione delle creazioni artistico-artigianali di straordinaria fattura realizzate per vestire i simulacri lignei presenti sugli altari di molte chiese italiane. Abiti che cambiano a seconda dei giorni del calendario liturgico e che si fanno ancora più ricchi e preziosi in occasione di particolari feste e ricorrenze, quando le statue vengono portate in processione per le vie dei paesi. Intere comunità si raccolgono infatti intorno ad esse, a partire dal delicato momento della vestizione, dimostrando la vitalità ancor oggi di un fenomeno artistico, religioso e antropologico che affonda le sue radici secoli orsono.

Il titolo dell’esposizione, Tessere la Speranza, richiama, quasi idealmente, il motivo del «tessere», dell’«intrecciare», e quello della «speranza», unendoli come in un insieme spirituale e immateriale.

Come ha evidenziato il soprintendente ad interim, arch. Stefano Gizzi, “Tessere la speranza vuol dire, allora, che per il tramite di un lavoro antico, quello del tessitore, che materialmente si esplica nel confezionare tessuti o nella preparazione di abiti, ma che concettualmente rimanda a una missione di tessere ed intrecciare legami, rapporti con gli uomini e col mondo, ci si apre verso un’altra dimensione, dove le aspettative desiderate dagli uomini appaiono come mete non più irraggiungibili”.

Ben nove abiti in mostra sono relativi alla Madonna di Loreto e provengono dalla provincia di Frosinone, in particolare dal monastero benedettino di Sant’Andrea di Arpino, dalle chiese di Santa Restituta di Sora, di San Barbato a Casalattico, di Santa Maria e di San Marcello a San Donato Val Comino e di Santo Stefano Protomartire - Santuario della Madonna di Loreto a Fontana Liri. Tutti centri afferenti alla Diocesi di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo, dove vi è sempre stata una forte devozione alla Madonna di Loreto fin dal XVI secolo.

L’evento è un esempio della virtuosa collaborazione tra il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, sia a livello centrale sia a quello periferico, e quello degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale attraverso l’Ambasciata Italiana di Lisbona e l’Istituto Italiano di Cultura, che promuovono costantemente, oltre confine, il nostro patrimonio di conoscenze e di valori artistici.


Posa e variazioni all'epoca di Rodin, tra Lisbona e Copenaghen

Negli spazi del Museo Calouste Gulbenkian di Lisbona sarà possibile visitare - fino al 4 febbraio 2019  - la mostra itinerante "Pose and Variations. Sculpture in Paris in the age of Rodin" (Posa e variazioni. La scultura a Parigi all'epoca di Rodin), che arriverà poi in Danimarca alla Ny Carlsberg Glyptotek di Copenaghen.

Jean-Antoine Houdon (1741-1828), Apollon, Parigi 1790, bronzo dal Museo Gulbenkian, inv. 552
Denis Pierre Puech (1854-1942), La Sirène enlevant un ephèbe, Parigi 1899, marmo dal Museo Gulbenkain, inv. 2083

La mostra parte dalle sculture francesi ottocentesche acquisite dai collezionisti Calouste Sarkis Gulbenkian (1869-1955) e Carl Jacobsen (1842-1914) e normalmente conservate nei musei citati in precedenza, che furono fondati proprio dai suddetti filantropi. A colpire - come spiegato durante la visita alla mostra - è il fatto che le due collezioni (quella danese risulta più ampia) sembrino in dialogo tra loro, con sorprendenti analogie.

Paul Dubois (1829-1905), Le Chanteur florentin du XVe siècle, Parigi 1865 (1897), bronzo dalla Ny Carlsberg Glyptotek, MIN 522

Tema centrale della mostra itinerante è la posa nella scultura figurativa (elemento fondamentale, sebbene talvolta sfuggente, come nel caso dei bambini), che qui viene mostrata in particolare nel suo manifestarsi con rielaborazioni, ripetizioni, variazioni, riferimenti costanti alle opere precedenti. L'esposizione ripercorre il ciclo vitale, a partire dalla maternità e dall'infanzia, per arrivare all'età adulta.

Paul Dubois (1829-1905), Charité, 1876 (1884), marmo dalla Ny Carlsberg Glyptotek, MIN 527
Jean-Baptiste Carpeaux, Flore accroupie, Londra 1870 (1873), marmo dal Museo Gulbenkian, inv. 562

Fondamentale l'attenzione alla tradizione classica, che però viene rielaborata in maniera realistica e anche sensuale. E se assoluta protagonista è la figura umana, grande importanza ha la natura: questa immerge il visitatore sin dal suo ingresso al Museo Calouste Gulbenkian, che si dimostra così una sede particolarmente calzante e suggestiva per questa mostra.

Aimé-Jules Dalou (1838-1902), Baigneuse, Londra (1870-1879), terracotta dal Museo Gulbenkian, inv. 566
Al centro del concerto, la Danaide di Auguste Rodin (1893), in pietra del fulmine (marcassite)

Un cenno meritano anche le attività che il museo portoghese offre a bambini e famiglie: laboratori di scultura per e concerti di musica classica, che si tengono negli stessi spazi dell'esposizione e che si sposano perfettamente con le opere presentate.

 

Pose and Variations. Sculpture in Paris in the age of Rodin

Pose e Variações. Escultura em Paris no tempo de Rodin

(Posa e variazioni. La scultura a Parigi all'epoca di Rodin)

Curatori: Luísa Sampaio e Rune Frederiksen

Alla Galeria Principal del Museo Calouste Gulbenkian di Lisbona fino al 4 febbraio 2019.

Avenida de Berna, 45A

Tel +351 217 823 000

Google Maps

Alcune opere selezionate sono presenti sulla app del Museo Calouste Gulbenkian.

Pose and Variations. Sculpture in Paris in the age of Rodin Posa e variazioni Parigi scultura francese Ottocento Museo Calouste Gulbenkian Lisbona mostre
Jean-Baptiste Carpeaux (1827-1875), L'Amour à la folie, Parigi 1872, marmo dal Museo Gulbenkian, inv. 563

Foto di Giuseppe Fraccalvieri


La più antica chiesa nei tropici, nel cuore del commercio degli schiavi nell'Atlantico

6 Novembre 2015

La più antica chiesa nei tropici, dissotterrata nel cuore del primo commercio degli schiavi nell'Atlantico

I resti di una chiesa sull'Isola di Santiago a Cabo Verde, al largo della costa dell'Africa Occidentale, datano al tardo quindicesimo secolo – quando il Portogallo colonizzò per la prima volta le isole che giocavano un ruolo centrale nel commercio globale degli schiavi in Africa. Gli scavi archeologici stanno aiutando gli abitanti di Capo Verde ad ottenere una nuova visione sulla loro notevole e a lungo oscurata storia.

Alcune delle tombe scoperte dagli scavi.
Alcune delle tombe scoperte dagli scavi.
Archeologi dell'Università di Cambridge hanno dissotterrato la più antica Chiesa Cristiana Europea ai tropici su una delle isole di Capo Verde, a 500 km al largo della costa dell'Africa Occidentale, dove i Portoghesi fondarono una fortezza per cominciare i primi commerci con l'Africa a sud del Sahara. Questo si tramutò in un commercio globale di schiavi africani a partire dal sedicesimo secolo, nel quale Capo Verde (NdT: Cabo Verde in Portoghese)giocò una parte centrale come uno dei principali centri di trasbordo.
I primi resti della chiesa di Nossa Senhora da Conceição datano a partire dal periodo attorno al 1470, con una costruzione ulteriore e più grande risalente al 1500. Ampliamenti e nuovi rivestimenti della chiesa con mattonelle importate da Lisbona sono stati anche documentati.

Questa chiesa è il più antico edificio formale coloniale europeo scoperto nell'Africa subsahariana: così affermano i ricercatori. Fu ritrovato da le rovine di Cidade Velha, la precedente capitale di Capo Verde, che al suo apice era la seconda città più ricca dell'Impero Portoghese; una città che incanalò lo schiavismo per quasi 300 anni.

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Riapre al pubblico il Teatro Romano a Lisbona

8 Ottobre 2015
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Dopo due anni riapre al pubblico il Teatro Romano di Lisbona, presso Alfama. Dopo i lavori, vi sono ora un museo e mostre permanenti.

Link: The Portugal News Online
Il teatro romano di Lisbona, foto da WikipediaCC BY-SA 3.0, caricata da e di Concierge.2C.