Museo Salinas: frammento del Partenone tornerà in Grecia

È stato raggiunto un accordo di importanza capitale tra il Governo Musumeci e la Grecia: un frammento del Partenone, una lastra di marmo pentelico raffigurante un piede della dea Artemide o della dea Peitho, appartenente al fregio orientale del Partenone, da anni custodito al Museo Archeologico Regionale "Salinas" di Palermo, farà ritorno in patria grazie al dialogo tra l’Assessore Regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, Alberto Samonà, e il Ministro greco della Cultura e dello Sport, Lina Mendoni.

Frammento del Partenone
Il frammento del Partenone, la lastra Fagan, foto: Museo Salinas

Il reperto era giunto in Sicilia nella prima metà dell'Ottocento grazie al console inglese Robert Fagan (da qui il nome "lastra Fagan"). Simbolico il gesto della Sicilia che funge da apripista per il ritorno ad Atene dei marmi del Partenone, un tema fortemente discusso e che da tempo accende il dibattito internazionale.

Anfora geometrica dell'VIII secolo a.C.

Come segno di ringraziamento, dalla capitale greca arriveranno a Palermo una statua acefala della dea Atena, risalente al V secolo a.C., e un'anfora geometrica dell'VIII secolo a.C. L'accordo tra le parti prevede anche l'organizzazione di eventi in comune su temi culturali di respiro internazionale.

Statua acefala della dea Atena, risalente al V secolo a.C.

"Vorrei esprimere – sottolinea il ministro della Cultura e dello sport della Repubblica Greca, Lina Mendonila mia più profonda gratitudine alla Giunta regionale siciliana e al suo presidente Nello Musumeci, nonché all’assessore regionale ai Beni culturali Alberto Samonà.

La nostra collaborazione affinché il frammento del fregio orientale del Partenone, oggi custodito al museo archeologico regionale Salinas di Palermo, possa essere esposto per un lungo periodo presso il Museo dell’Acropoli, nel suo naturale contesto, è stata impeccabile e costruttiva. Soprattutto, desidero qui esprimere la mia gratitudine per gli instancabili e sistematici sforzi del Governo siciliano e dell’assessore Alberto Samonà per aver intrapreso la procedura verso l’accordo legale ai sensi del Codice dei Beni culturali della Repubblica Italiana, affinché questo frammento possa ritornare definitivamente ad Atene.

Dal novembre del 2020, quando sono iniziate le discussioni tra di noi, fino ad oggi, – prosegue il Ministro Mendoni – l’assessore Samonà ha sempre dichiarato in ogni modo il suo amore per la Grecia e per la sua cultura. Nel complesso, l’intenzione e l’aspirazione del Governo siciliano di rimpatriare definitivamente il fregio palermitano ad Atene, non fa altro che riconfermare e rinsaldare ancora di più i legami culturali e di fratellanza di lunga data tra le due regioni, e il riconoscimento di fatto di una comune identità mediterranea. In questo contesto, il Ministero della Cultura e dello sport ellenico inizia con grande piacere la sua collaborazione con il museo Salinas, non solo per esporre importanti antichità provenienti dal Museo dell’Acropoli, ma anche per azioni e iniziative generali future.

Con questo gesto, il Governo della Sicilia indica la via per il definitivo ritorno delle sculture del Partenone ad Atene, la città che le ha create”.

Frammento del Partenone
Il frammento del Partenone, la lastra Fagan, foto: Museo Salinas

 

L’approdo del fregio palermitano al Museo dell’Acropoli – sottolinea il direttore del Museo dell’Acropoli di Atene, Nikolaos Stampolidis – risulta estremamente importante soprattutto per il modo in cui il Governo della Regione Siciliana, oggi guidato dal presidente Nello Musumeci, ha voluto rendere possibile il ricongiungimento del fregio Fagan con quelli conservati presso il Museo dell’Acropoli.

Questo gesto già di per sé tanto significativo, viene ulteriormente intensificato dalla volontà da parte del Governo regionale siciliano, qui rappresentato dall’assessore Alberto Samonà, che ha voluto, all’interno di un rapporto di fratellanza e di comuni radici culturali che uniscono la Sicilia con l’Ellade, intraprendere presso il Ministero della Cultura italiano la procedura intergovernativa di sdemanializzazione del fregio palermitano, affinché esso possa rimanere definitivamente sine die ad Atene, presso il Museo dell’Acropoli suo luogo naturale. In tal modo sarà la nostra amatissima sorella Sicilia ad aprire la strada ed a indicare la via per la restituzione alla Grecia anche per gli altri fregi partenonici custoditi oggi presso altre città europee e soprattutto a Londra ed al British Museum. Questa volontà, che rappresenta un fulgido esempio di civiltà e fratellanza per tutti i popoli, si sposa anche in un felicissimo ed emblematico connubio culturale con la decisione del 29 settembre 2021 espressa dall’Unesco nei riguardi del ritorno in Grecia delle sculture che si trovano presso il Museo londinese”.

frammento del Partenone Museo Salinas lastra Fagan
Alberto Samonà con il frammento dal Partenone

Foto dall'Ufficio Stampa Assessorato Regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana – Museo A. Salinas, CoopCulture Ufficio stampa Sicilia

Il frammento del Partenone, la lastra Fagan, foto: Museo Salinas

Nuove scoperte a Gela. Si scava la necropoli dei primi coloni

Nel precedente articolo ( https://www.classicult.it/a-gela-trovato-un-sarcofago-con-obolo-di-caronte/ ) vi avevamo annunciato la scoperta a Gela di una presunta necropoli il cui primissimo scavo aveva portato alla scoperta di un sarcofago con i resti ossei del defunto e l’obolo di Caronte. Adesso, grazie ad ulteriori lavori e indagini, arriva la conferma del ritrovamento di una necropoli greca e di altre straordinarie tracce del passato glorioso della città siciliana. Infatti, durante i lavori realizzati da Open Fiber in via di Bartolo per il cablaggio della città, ad essere stata messa in luce è un lembo di necropoli di età arcaica databile al VII-VI secolo a.C.

Foto: Regione Siciliana Assessorato dei Beni culturali e dell'Identita' siciliana

Ad essere intercettate, durante gli scavi, due sepolture, la più antica rappresentata dall’utilizzo di una hydria ,defunzionalizzata dal suo “ruolo” originario di vaso che conteneva acqua e qui utilizzato  come urna cineraria decorata con una fine decorazione ad onda continua sull’orlo e appunto divenuta dimora eterna per accogliere le piccole ossa di un neonato. Questo tipo di sepoltura si chiama infatti enchytrismos per gli addetti ai lavori. Il livello di frequentazione della necropoli appare molto antico, come testimoniato dalla presenza di frammenti di ceramica collocabile allo stile detto proto corinzio, corinzio e attico.

Foto: Regione Siciliana Assessorato dei Beni culturali e dell'Identita' siciliana

Ancora testimonianze preziose provengono da circa venti reperti ceramici appartenenti allo stile di Fikellura, di produzione corinzia e databili tra il 560 e il 495 a.C. Il reperto più antico sembra essere una coppa su piede proto-corinzia collocabile tra il 700 e il 651 a.C. e probabilmente deposta durante il rito funebre mentre si svolgevano altri rituali quali la macellazione e la cottura di animali di grossa taglia dei quali sono stati ritrovati alcuni resti. Dai primi studi condotti sulla ceramica e sulla necropoli si pensa che questa possa essere collocata ai primissimi nuclei insediativi dei coloni giunti da Rodi e Creta per fondare la città di Gela e quindi anche il ritrovamento di questa necropoli sarebbe di rilevanza estrema perché riconducibile ai primi abitanti della nuova polis che dalla madrepatria avevano portato le loro ricche ceramiche.

Foto: Regione Siciliana Assessorato dei Beni culturali e dell'Identita' siciliana

«Ancora una volta – dichiara il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci – Gela si conferma come uno dei luoghi siciliani che può raccontare una parte importante della nostra storia antica. Due importanti ritrovamenti archeologici, a breve distanza l’uno dall’altro, dimostrano l’impegno costante nel lavoro di tutela portato avanti dall’assessorato dei Beni culturali con il direttore Sergio Alessandro e la soprintendente di Caltanissetta Daniela Vullo. E’ la conferma di come venga tenuta alta l’attenzione sul territorio gelese che ritengo essere un prezioso scrigno di testimonianze archeologiche. E’ mia intenzione - conclude Musumeci - continuare l’opera di valorizzazione sul territorio, seguendo personalmente gli sviluppi di questi ultimi ritrovamenti, intraprendendo azioni che possano fornire occasione di riscatto culturale e sociale per un territorio troppo a lungo mortificato».


Palermo. Conclusi i lavori a San Giovanni degli Eremiti

Conclusi i lavori di scavo e fruizione dei percorsi presso il complesso medievale di San Giovanni degli Eremiti a Palermo, finanziati dalla Regione Siciliana. La soprintendenza ai Beni culturali ha già allestito i pannelli illustrativi che descrivono gli interventi effettuati, durante i quali le visite non sono state interrotte.

Le opere – all’interno di una delle chiese normanne più importanti del capoluogo siciliano, a poche centinaia di metri da Palazzo Orleans – hanno riguardato la sistemazione della passerella all'interno della struttura e la realizzazione di una cartellonistica rinnovata e aggiornata nei contenuti, oltre a due saggi di scavo. Il primo per la verifica con metodologia archeologica della sezione stratigrafica, visibile in corrispondenza dell'abside da circa un trentennio, sia con finalità di documentazione e analisi scientifica delle varie fasi di frequentazione del luogo e delle vicende costruttive degli edifici, sia per la futura fruizione per gli studiosi ed i visitatori. Il secondo, eseguito in prossimità delle mura di fortificazione, si è rivelato di grande interesse per ricostruire la storia di un complesso monumentale di grande importanza per l'archeologia medievale di Palermo.

San Giovanni degli Eremiti. Foto: Regione Siciliana Assessorato dei Beni culturali e dell'Identita' siciliana

«Quello di San Giovanni degli Eremiti - evidenzia il presidente della Regione Nello Musumeci - è il sesto degli otto cantieri attivati in tutta l’Isola che si conclude. Prosegue, quindi, l’impegno del mio governo per le campagne di ricerca, scavo, messa in sicurezza e miglioramento della fruizione nei principali antichi insediamenti siciliani. La valorizzazione del patrimonio archeologico regionale è una priorità e per questo sono stati stanziati complessivamente cinquecentomila euro per far ripartire gli interventi dopo dieci anni. Abbiamo avviato una nuova stagione per consentire alla nostra terra di poter arricchire l'offerta del nostro immenso giacimento culturale oltre a conservare la nostra memoria».


A Gela trovato un sarcofago con "obolo di Caronte"

È recente la scoperta a Gela di un sarcofago con all’interno uno scheletro con obolo di Caronte. Il ritrovamento è avvenuto durante lo scavo per la posa di cavi condotti dall’Enel sotto la sorveglianza dell’Assessorato regionale dei Beni Culturali. Il sarcofago, in terracotta con coperchio a spioventi, conteneva lo scheletro di un individuo presumibilmente di sesso maschile e dall’altezza di circa un metro e sessanta, al momento senza corredo funerario poiché lo scavo è ancora ad una fase iniziale.

Dopo la rimozione dell’individuo, le indagini proseguiranno con ulteriori documentazioni di rilievo per accertare la presenza di altre evidenze archeologiche. Interessante il ritrovamento del cosiddetto “obolo di Caronte”, consistente nel ritrovamento di una moneta che documenta il rituale funerario del pedaggio simbolico che il defunto avrebbe dovuto pagare al traghettatore infernale per il passaggio nell’Ade. La moneta, ancora da studiare, è stata rinvenuta all’interno del cranio, probabilmente in seguito al crollo del tetto del sarcofago trovato frantumato.

Foto: Regione Siciliana Assessorato dei Beni culturali e dell'Identita' siciliana

Unico elemento datante per la tomba, al momento, è una coppetta in ceramica a bande rosse trovata però all’esterno della sepoltura, riferibile grosso modo ad età ellenistica e che rappresenta l’unico elemento utile in questa fase preliminare per una datazione orientativa della tomba. Un riscontro per il IV secolo a.C. trova conferma anche nel rinvenimento di alcuni unguentari in terracotta ritrovati vicino al sarcofago e in connessione con altre sepolture appartenenti alla stessa necropoli e che saranno presto oggetto di scavi e ricerche approfondite. Già negli anni sessanta del secolo scorso, l’archeologo Piero Orlandini, aveva individuato in località Costa Zampogna poco lontana dal rinvenimento, una piccola necropoli ellenistica probabilmente connessa all’attuale sepoltura. La zona è stata sorvegliata giorno e notte dai Carabinieri della stazione di Gela che hanno assicurato la protezione del sito che presto racconterà nuovi aspetti dell’antica colonia greca di Gela.

Foto: Regione Siciliana Assessorato dei Beni culturali e dell'Identita' siciliana

«La città di Gela - dichiara il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci - continua a restituire preziose testimonianze della civiltà greca. Gela per il mio governo rappresenta un luogo privilegiato di investimenti nel campo dei beni culturali come modello di sviluppo alternativo e risarcitorio delle ferite che in questi anni il territorio ha subito. Voglio ringraziare il dirigente generale del dipartimento dei Beni culturali Sergio Alessandro e la soprintendente di Caltanissetta Daniela Vullo e che si sono prontamente attivati per le immediate azioni di tutela del nuovo ritrovamento. Mi auguro che, insieme alla “Nave di Gela”, possa costituire una nuova tessera del progetto di valorizzazione della città e di grande rilevanza per l’intera regione. Sono in continuo contatto con loro - conclude Musumeci - per seguire gli sviluppi dello scavo e dei risultati definitivi che esso potrà fornire».


Ultimati i lavori di restauro nella Villa romana di Gerace

Grazie ai finanziamenti della Regione Siciliana si sono effettuati e conclusi importanti lavori di copertura e restauro degli ambienti della villa romana di contrada Gerace ad Enna. I preziosi pavimenti musivi, già messi in luce durante le campagne di scavo precedenti, sono stati attentamente restaurati e puliti e ulteriori lavori di sistemazione dell'area hanno portato anche alla realizzazione di percorsi di visita e didattici.

L'edificio, scoperto nel 1994, si trova a circa quindici chilometri dalla più famosa Villa del Casale di Piazza Armerina. Inizialmente furono riportate alla luce cinque stanze e due corridoi. Si tratta del corpo centrale di un complesso edificio dotato di un peristilio circondato da ambienti abitativi, un locale absidato con tratti pavimentati a mosaico, un corridoio, sale per banchetti e cucine. Successive ricerche hanno consentito di stabilire che l'area di interesse archeologico è di circa tre ettari, sui quali insistono almeno dodici costruzioni e tra queste i resti di un edificio termale che domina il complesso, con mosaici pavimentali e marmi policromi di almeno quindici tipi diversi, tutti di provenienza estera. La struttura presenta diversi ambienti, compresa una vasca per immersioni, con complessi sistemi di riscaldamento tramite tubuli in cui circolava l'aria calda.

Villa romana di Gerace

Sono state trovate anche tracce di una cisterna per l'approvvigionamento idrico, di alcune fornaci per la lavorazione della terracotta e di magazzini per lo stoccaggio di sementi. Il complesso si data intorno al IV secolo d.C., forse edificato tra il 361 e il 363 e sarebbe appartenuto a tale Philippianus della famiglia romana dei Filippiani.

L'identificazione del proprietario è stata possibile grazie al ritrovamento di un'iscrizione che recita: "Possano le tenute dei Filippiani prosperare! Gioia ai giochi Capitolini! Possiate costruire più cose, dedicare cose migliori. Asclepiades, possa tu invecchiare insieme alla tua famiglia!". Ulteriori conferme arrivano anche dal nome che compare inciso su alcuni bolli di laterizio e tegole delle villa che sono stati ritrovati durante le numerose indagini di scavo.  Nonostante alcune variazioni grafiche, il nome di Philippianus compare costantemente. Dall'analisi delle tavolette con incisioni che raffigurano alcuni cavalli, corroborate dal ritrovamento di ossa equine, gli studiosi hanno tratto il convincimento che il titolare della Villa di contrada Gerace fosse un proprietario terriero che possedeva un allevamento di cavalli, probabilmente destinati ai giochi equestri delle celebrazioni di Roma.

Una missione diretta dall'Università di Vancouver vede dal 2013 numerosi studenti partecipare alle campagne di scavo e di ricerca dirette dal Professor Roger Wilson.

Quest'anno, la delegazione composta da quindici studenti, ha effettuato rilievi in convenzione con la soprintendenza ai Beni culturali di Enna. In particolare, sono stati portati alla luce due locali delle terme con pregevoli testimonianze che arricchiscono le conoscenze sulla villa e ci raccontano la Sicilia centrale all'epoca del Tardo Impero, l'economia del latifondo e un'attività legata all'allevamento dei cavalli.

Dopo dieci anni, grazie al finanziamento del governo Musumeci, sono ripartite le campagne di ricerca, scavo, messa in sicurezza e miglioramento della fruizione nei siti archeologici minori dell'Isola. Questo primo impegno della Regione, pari a cinquecentomila euro, ha finora riguardato, oltre a Gerace, altri sette cantieri nelle province di: Palermo (Complesso di età medievale di San Giovanni degli Eremiti); Catania (pulitura dei mosaici, ripristino, restauro e messa in sicurezza della Villa romana con le Terme di contrada Castellitto); Agrigento (necropoli di "Monte Mpisu" e area di "Monte Castello" dove le strutture del castello medievale si sono impiantate su strati preistorici e greci); Trapani (a Pantelleria scavo, rilievo e studio di Mursia, il villaggio preistorico costituito da capanne e con la necropoli costituita dai Sesi); Ragusa (Villa romana di Giarratana, del III secolo dopo Cristo);Messina (scavi archeologici nel sito della necropoli greca dell'antica Mylai, a Milazzo).

«La ripresa dei lavori di scavo, ricerca e conservazione del prezioso patrimonio archeologico siciliano - commenta il presidente della Regione Nello Musumeci - è una delle priorità per il mio governo. Ci eravamo posti un primo obiettivo di riavviare un'attività che tanto lustro ha dato, in passato, alla Sicilia e lo abbiamo raggiunto. E' soltanto una prima tappa, si apre una nuova stagione che consentirà alla nostra terra di ottenere un duplice risultato: arricchire l'offerta culturale del nostro patrimonio archeologico a turisti, studiosi e curiosi e riappropriarsi di una tradizione scientifica indispensabile per lo studio e la conservazione della nostra memoria».

 


Importanti scoperte nell'antica città di Halaesa e la Regione annuncia nuovi finanziamenti

Diodoro Siculo narra che la città di Halaesa fu fondata sul finire del V secolo a.C. da Arconide, tiranno di Herbita, su un’altura che dominava la costa nord della Sicilia e l’ampia valle dello Halaisos. Durante la Guerra tra Gerone II e i Mamertini (269 a.C.), Halaesa, Abaceno e Tindari si consegnarono spontaneamente al tiranno Gerone II, e, pochi anni dopo, mentre infuriava la Prima Guerra Punica (263 a.C.), scelse prima tra le città siciliane di sottomettersi ai Romani così da avviare una politica di vantaggio per i propri cittadini. Dopo la presa di Siracusa, Halaesa ebbe il privilegio di rientrare nelle cinque “civitates liberae et immunes” e fu esente dalla decima dei prodotti agricoli da inviare a Roma e poté eleggere il proprio senato, i propri magistrati e le proprie leggi. La città godette di un certo benessere soprattutto a partire dall’età repubblicana, come suggerisce la presenza di mercanti italici su un’iscrizione epigrafica trovata in un monumento innalzato forse nel 193 in onore del governatore Lucio Cornelio Scipione. Inoltre, assieme ad altre tre città, ottenne lo status di municipium prima della morte di Augusto, come indica ancora una volta un’epigrafe con dedica allo stesso princeps. L’evidenza archeologica fa pensare che ancora per la prima età imperiale Halaesa godette di una certa ricchezza ma mancano fonti storiche per l’età medio e tardo imperiale. L’abbandono del sito dovette coincidere con l’occupazione stabile della costa da parte degli Arabi.

Gli scavi, iniziati tre anni fa a distanza di oltre sessanta anni da quelli che portarono in luce l’agorà della città, sono divenuti ormai un appuntamento fisso per le missioni italiane e straniere che vi partecipano. Questi si svolgono grazie alla concessione rilasciata dall’Assessorato regionale dei Beni Culturali, con la partecipazione del Parco Archeologico di Tindari, della Soprintendenza peloritana e del Comune di Tusa. Tanti gli studenti delle Università di Messina, di Oxford, di Amiens e di Poitiers, oltre che studiosi di altri atenei italiani e stranieri che hanno partecipato ai lavori sul campo.

Nello Musumeci. Foto: Regione Siciliana

In particolare, in quest’ultima stagione iniziata il 24 giugno, gli archeologi hanno portato alla luce un grande podio rettangolare di 46 x 18 metri e altro circa 4 metri, in parte a gradoni e realizzato con blocchi squadrati e blocchetti di pietra locale. Ai piedi del podio si sviluppava una pavimentazione in laterizi che in alcuni punti si conserva quasi integralmente.  Le indagini hanno inoltre consentito di individuare anche la grande rampa di accesso che dalla “via sacra” della città conduceva alla sommità del podio dove si trovavano gli edifici più importanti della città. Proprio la campagna 2019 ha provato l’esistenza di tre templi orientati in senso est-ovest, posti uno di fianco all’altro e separati da corridoi che si raccordavano a delle scale laterali, molto ben conservate e di cui sono ancora visibili i gradini e i rivestimenti parietali dipinti.

Dei tre templi, quello centrale è l’edificio più importante e grande, conserva ancora parte della pavimentazione originaria con un mosaico a tessere bianche steso su una preparazione in cocciopesto. La cella del tempio doveva presentare una fronte colonnata caratterizzata da delle decorazioni architettoniche in pietra. Al suo interno si ipotizza la presenza di statue, considerati i diversi frammenti recuperati nel corso dello scavo e il rinvenimento nell’area negli anni ’50 di una statua di Artemide. La stratigrafia, seppur ancora in maniera preliminare, consente di datare il complesso in età tardo-ellenistica, periodo in cui Halaesa è protagonista di un processo di monumentalizzazione che riguarda anche altri settori della città già indagati nel corso degli anni.

Nello Musumeci. Foto: Regione Siciliana

Proprio per gli ottimi risultati della campagna di scavi, la Regione Siciliana ha annunciato che finanzierà la prosecuzione della campagna di indagine nel sito della città antica per iniziare a portare in luce il teatro antico scoperto lo scorso anno. Ad annunciarlo il governatore Musumeci che si è recato in loco per una visita istituzionale.

«Metteremo subito a disposizione - ha evidenziato il presidente della Regione - un primo finanziamento di duecentomila euro. Il mio governo punta molto sulla tutela e valorizzazione dei reperi archeologici dell'Isola. Dobbiamo, da un lato, procedere con la campagna di scavi, dall'altro migliore la qualità dei servizi per rendere il sito più accessibile e attrattivo per i turisti. Ho trovato una grande dignità in questo luogo, soprattutto nell'antiquarium e ho voluto ringraziare il personale per l'impegno e la passione che mette nel proprio lavoro. Sono convinto che, tutti insieme, potremo trasformare il posto in un'area di grande richiamo».

La missione archeologica italo-inglese è diretta dai professori Lorenzo Campagna e Jonathan Prag delle università di Messina e Oxford, quella francese da Michela Costanzi dell'università de Picardie Jule Vern. Il coordinamento scientifico delle attività è curato da Alessio Toscano Raffa del Cnr-Ibam di Catania.

 


Due rostri e una spada recuperati dai fondali delle Egadi

Sono stati recuperati in questi giorni altre due rostri della Battaglia delle Egadi. I reperti, individuati grazie alla collaborazione tra la Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana, la Rpm Nautical Foundation e si subacquei della Global Underwater Explorer, saranno in grado di fornire ulteriori dettagli di questa importante tappa della prima guerra punica in Sicilia. Nelle tre settimane di indagini condotte con la nave oceanografica Hercules, sono stati ritrovate anche sessantotto anfore greco-italiche, due Dressel, quattro anfore puniche e quattro piatti.

I rostri in bronzo recuperati fino ad ora sono in tutto diciotto, individuati in questi anni e portati alla luce grazie alle operazioni del compianto Soprintendente Sebastiano Tusa. Il ritrovamento di questi micidiali strumenti di guerra che venivano montati sulla prua delle navi per speronare le imbarcazioni nemiche, sono la prova di come le acque di Levanzo siano state teatro di questa battaglia che sancì la vittoria della flotta romana contro quella punica. Fino ad oggi sono stati rinvenuti sia rostri romani che cartaginesi.

Rostro. Foto: Salvo Emma

Dai subacquei della Gue, alla profondità di ottanta metri, sono stati individuati e recuperati due elmi del tipo montefortino e sono di pregiatissima fattura. I reperti in bronzo presentano una particolare decorazione con forma animale nella parte sommitale e molto probabilmente facevano parte dell’armamentario da guerra dell’esercito romano. I recuperi hanno portato alla luce anche due coppie di paragnatidi, protezioni laterali in metallo applicate all’elmo e atte a proteggere il volto dei soldati. In tutti gli elmi recuperati salgono così a ventidue e alcuni di essi, già restaurati, sono attualmente esposti presso il Museo della “Battaglia delle Egadi”di Favignana.

Ma la vera sorpresa, avvenuta proprio pochi giorni fa e che avrebbe sicuramente entusiasmato Tusa, è stata una spada in metallo della lunghezza di circa settanta centimetri con una lama larga cinque centimetri, appartenuta probabilmente a qualche soldato romano o cartaginese. Le indagini radiologiche condotte dal Professor Massimo Midiri – direttore della sezione di Scienze radiologiche del dipartimento Bind dell’Università di Palermo – hanno confermato che la struttura dell’arma che a breve sarà oggetto di studio da parte degli archeologi. Il ritrovamento delle armi dei soldati, fino ad oggi mai emerse, era quello che l’archeologo Sebastiano Tusa aspettava da tempo. Già ricco è stato il bottino di guerra individuato dai subacquei in questi anni di ricerche: rostri, elmi, stoviglie di bordo e le numerose anfore. Nello stesso luogo della spada sono stati recuperati anche due chiodi di grandi dimensioni a sezione quadrangolare, probabilmente appartenuti a una delle imbarcazioni affondate durante lo scontro.

Elmo. Foto: Salvo Emma

Dopo il restauro e un approfondito studio, i reperti andranno ad arricchire l’esposizione dell’ex stabilimento Florio di Favignana dove, in una sala allestita con suggestivi elementi multimediali, completeranno l’allestimento con i rostri e gli elmi recuperati durante le campagne precedenti.

«La scoperta di queste armi antiche, degli elmi con decorazione e dei rostri - dichiara il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci - arricchisce il nostro patrimonio di conoscenza sulla Battaglia delle Egadi. Un momento che ha segnato la storia della civiltà mediterranea. Una storia riscritta recentemente dal compianto assessore Sebastiano Tusa. E' a lui che dedichiamo queste ultime scoperte, perché la sua geniale intuizione e la sua perseveranza nelle ricerche hanno consentito oggi, alla Soprintendenza del Mare e ai partner che hanno collaborato, di portare a termine un'operazione scientifica che mette un ulteriore tassello nel mosaico dello scontro tra Romani e Cartaginesi. Dobbiamo avere sempre più consapevolezza del fatto che siamo una super-potenza mondiale nell'archeologia marina. Un dato - conclude Musumeci - che caratterizza l'identità della Sicilia e che dobbiamo valorizzare molto di più. Per questo il governo regionale assicurerà maggiori risorse e investimenti».

«E' la conferma - dichiara il dirigente generale dei Beni culturali Sergio Alessandro - che l'amico e collega Tusa cercava da molti anni. In sua memoria portiamo a casa un risultato di grande valenza scientifica. Questi ritrovamenti confermano il valore delle collaborazioni tra Regione Siciliana, enti scientifici, fondazioni private e soggetti in possesso di alte tecnologie».

Foto: Salvo Emma

Le ricerche in mare, inizialmente condotte unicamente in maniera strumentale dalla Soprintendenza del mare e dalla Rpm nautical foundation, da tre anni si sono avvalse della competenza dei subacquei altofondalisti della Global underwater explorer che, con l'indagine diretta dei subacquei e il recupero dei reperti individuati, hanno dato impulso e velocità alle complesse operazioni finora assicurate da un robot subacqueo (Rov).


Parchi archeologici Sicilia. Il rilancio parte da Segesta

Progettare il futuro attraverso le vestigia del passato, tutelare e valorizzare un bene con le sue raccolte, assicurandone e promuovendone la pubblica fruizione. Ma soprattutto un obiettivo ambizioso: passare dai circa 635mila visitatori in due anni a un milione.
E' stato presentato, questa mattina, nel corso di una conferenza stampa a Palazzo d'Orleans, dal presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci, il programma di attività previste per una definitiva azione di rilancio del Parco archeologico di Segesta.
«E' l'inizio - sottolinea il governatore Musumeci - di una nuova visione della Regione per la valorizzazione del grande patrimonio dei siti archeologici dell'Isola che vanno tutelati, conosciuti e fruiti. Oggi si avvia la fase 2 del Parco archeologico di Segesta, che avrà una gestione autonoma amministrativa e finanziaria, sempre sotto il controllo e la vigilanza della Regione. Questa fase è la più impegnativa perché bisogna procedere all'organizzazione, alla manutenzione dei beni architettonici, senza trascurare l'attività di studio e di ricerca che ha una ricaduta dal punto di vista scientifico e magari un po' meno dal punto di vista economico. Ma i beni archeologici devono diventare polo di attrazione per determinare una crescita del territorio. Abbiamo assicurato l'iniziale sostegno finanziario e, nei prossimi giorni, faremo un sopralluogo per renderci conto direttamente della situazione».

Segesta

Alla conferenza stampa erano presenti anche il dirigente generale del dipartimento dei Beni culturali Sergio Alessandro e la direttrice del Parco, Rossella Giglio.
«Il valore economico generato dal turismo culturale e paesaggistico in Italia nel 2018 - spiega Rossella Giglio - è di 21 miliardi di euro pari al 66 per cento della spesa totale dei viaggiatori internazionali. I beni culturali statali hanno un appeal molto più forte di quello che si pensa: con 229 milioni di euro e 55 milioni di visitatori nel 2018 registrano numeri in costante crescita e potenzialità che il comparto turistico del bel Paese non può sottovalutare. Abbiamo tra le priorità quella di portare avanti l'attività scientifica e divulgativa, anche con le scuole, università, licei artistici e musicali, conservatorio, il rapporto con i comuni limitrofi del territorio, dobbiamo insomma tutti prendere consapevolezza dell'utilizzo delle risorse del nostro patrimonio culturale».
Nel dettaglio, sono 55 milioni i visitatori che nel 2018 hanno deciso di visitare i beni culturali statali (monumenti, musei, parchi archeologici ecc.), un interesse cresciuto in 5 anni del 44 per cento rispetto ai 38 milioni del 2013. Il trend positivo riguarda anche gli introiti che hanno registrato un incremento di +81 per cento nello stesso arco temporale: da oltre 126 milioni di euro nel 2013, si è passati agli oltre 229 milioni del 2018. Positiva anche la dinamica del 2018 sul 2017: +11 per cento i visitatori e +18 per cento gli introiti. Le aree archeologiche hanno generato quasi metà dei visitatori e a beneficiarne sono soprattutto i circuiti che generano la maggior parte degli introiti (Fonte Mibac).
A margine dell'approvazione del Regolamento di organizzazione e contabilità del Parco e del bilancio di previsione 2019-2021, a firma del presidente della Regione è stato redatto un Programma generale di attività legate appunto alla gestione del struttura come la manutenzione ordinaria (viabilità carrabile-pedonale e trekking; pulizia e cura del paesaggio agrario - 150 ettari - e attività di prevenzione antincendio (lavori di diserbamento e fasce parafuoco) e straordinaria (punto biglietteria; restauro e consolidamento dei monumenti archeologici in luce); le opere architettoniche e urbanistiche (condotta di approvvigionamento idrico ed elettrico; aree attrezzate nel piazzale di ingresso per i visitatori e sosta di automezzi; ristrutturazione del grande complesso rurale "Case Barbaro" ad uso uffici, laboratori, servizi, accoglienza e spazi espositivi); l'attività di studio e ricerca archeologica (campagne di studi e restauri; rilievi e ricerche archeologiche nell'area della città ellenistico-romana (Acropoli nord, Agorà, Acropoli sud), dei santuari e luoghi sacri (Tempio, Santuario nell'area di Mango) e della città tardo-antica, araba e medievale. E ancora, la programmazione e progettazione europea di ricerca scientifica; promozione convegni, mostre nazionali e estere, gemellaggio con la città di Atene (Museo nazionale e Eforia, ministeri e ambasciate); la comunicazione integrata (edizione di pubblicazioni scientifiche e divulgative sull'area archeologica di Segesta; produzione di supporti digitali, di materiale informativo e didattico per i visitatori); infine, concessioni d'uso oneroso a tempo degli spazi demaniali per eventi speciali.

SINTESI PIANO INTERVENTO A BREVE TERMINE

Festival internazionale del Teatro classico "Dionisiache" (che sarà presentato con apposita conferenza stampa). Ampliamento allestimento scenico, infrastrutture (palco, camerini, docce, opere di protezione della cavea), promozione di iniziative culturali collaterali per la fruizione serale nell'area del Tempio.

Sicurezza del sito e dei lavoratori: corsi di formazione e aggiornamento antincendio; acquisto di dispositivi di protezione individuale; manutenzioni dei sistemi di allarme e videosorveglianza; servizio di vigilanza della porta carrabile; trasporto giornaliero degli introiti della biglietteria sino alla cassa continua della tesoreria.

Gestione autonoma e diretta degli uffici (acquisto materiale di cancelleria, noleggio fotocopiatori e plotter, arredi, periferiche informatiche, aggiornamento software, piattaforma informatica di contabilità, monitor e software per grafica, gruppo di continuità, rifacimento rete dati, adeguamento ed efficientamento energetico, centralino telefonico, pulizie edifici, noleggio a lungo termine di n. 2 autovetture di servizio).

Allestimento di mostra permanente su "Vivere a Segesta: la città ellenistico-romana" all'interno dell'unico piccolo edificio appropriato per l'apertura al pubblico, denominato "Stazzo" con alcuni reperti archeologici provenienti dalle ricerche archeologiche condotte a Segesta.

Apertura al pubblico aree archeologiche: "Casa del Navarca", luogo di rinvenimento delle mensole a forma di prua di nave con rostro, Case rupestri, Ala nord-est della Stoà ellenistica, conservata interamente su due livelli.
Partnership: Convenzione Ubisoft rapper Rkomi - Assassin's Creed; Passaggio a Nord Ovest con Piero Angela Gennaio 2018.

Manifestazioni:
Dionisiache - Festival internazionale del Teatro Classico 2015/2019 con 64.647 spettatori (dato al 2018);
5^ edizione Premio Cendic Segesta - per autori italiani bandito dal Parco con il Centro Nazionale di drammaturgia italiana contemporanea;
2^ edizione Progetto Segesta, in collaborazione con l'Università di Palermo;
1^ edizione Il teatro al territorio 2-8 settembre 2019.


Tempio della Concordia

Parchi Archeologici siciliani. Arrivano i nuovi direttori

Il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci ha firmato i decreti di nomina dei direttori dei Parchi archeologici regionali che così diventano subito operativi e funzionanti. Un assetto nuovo e completo che rappresenta la ferma volontà di cambiamento nei beni culturali siciliani. Si dà così piena attuazione alla legge 20 del 2000, rimasta inattuata per due decenni.

"Ho voluto dare un segnale di immediata operatività - sottolinea il governatore della Sicilia Musumeci - mettendo in atto una rotazione dei dirigenti nell'ottica che tutta l'amministrazione, a partire dal sottoscritto, non deve considerare la propria posizione come un fatto consolidato e garantito nel tempo. E' giusto e opportuno che movimenti sul territorio portino linfa vitale ai nostri luoghi della cultura, proprio nel segno del movimento delle esperienze e delle conoscenze. Abbiamo il dovere di dare efficienza e accoglienza ai siciliani e ai milioni di visitatori che accedono ai nostri luoghi di cultura".

Tempio della Concordia
Tempio della Concordia

Questo l'elenco dei nuovi direttori dei Parchi archeologici: Selinunte, Cave di Cusa e Pantelleria: Bernardo Agrò; Lilibeo - Marsala: Enrico Caruso; Tindari: Caterina Di Giacomo; Leontinoi: Lorenzo Guzzardi; Isole Eolie: Rosario Vilardo; Camarina e Cava D'Ispica: Giovanni Di Stefano; Siracusa, Eloro e Villa del Tellaro: Calogero Rizzuto; Solunto, Himera e Jato: Francesca Spatafora; Gela: Salvatore Gueli; Morgantina e Villa del Casale di Enna: Vera Greco; Naxos e Taormina: Gabriella Tigano; Catania e della Valle dell'Aci: Gioconda Lamagna. A Segesta rimane confermata Rossella Giglio. Per la Valle dei Templi di Agrigento è stato designato Roberto Sciarratta. I direttori saranno supportati da soprintendenti e da funzionari regionali che sostituiranno, in qualità di commissari, i comitati tecnico-scientifici fino alla loro formazione.

Gli incarichi assegnati hanno dato vita a una vasta rotazione di dirigenti e ad alcune nomine ex novo. Roberto Sciarratta passa dall'unità operativa della Progettazione del Parco di Agrigento alla direzione dello stesso. Bernardo Agrò passa dall'unità operativa per i Beni storico-artistici della Soprintendenza di Agrigento alla direzione del Parco di Selinunte, fino a oggi retto da Enrico Caruso che andrà a dirigere il Parco di Lilibeo - Marsala. Calogero Rizzuto e Salvatore Gueli lasciano rispettivamente le Soprintendenze di Ragusa e Caltanissetta per il Parco di Siracusa e il Parco di Gela. Gioconda Lamagna passa dal Polo di Catania al Parco di Catania e Valle dell'Aci. Già dirigente dell'unità Beni archeologici della Soprintendenza di Messina, Gabriella Tigano va a dirigere il Parco di Naxos e Taormina, sostituendo Vera Greco che passa al Parco di Morgantina e della Villa del Casale. Lascia il Museo di Messina Caterina di Giacomo che va al Parco di Tindari, mentre Francesca Spatafora dal Polo museale di Palermo passa al Parco archeologico di Himera, Solunto e Jato. Dalla Galleria regionale di Palazzo Bellomo di Siracusa, Lorenzo Guzzardi va al Parco di Leontinoi. Infine Rosario Vilardo e Giovanni Di Stefano passano rispettivamente dal Polo museale delle Eolie e dal Polo museale di Ragusa al Parco archeologico delle Isole Eolie e al Parco archeologico di Camarina e Cava D'Ispica.

"Intendo imprimere - aggiunge il presidente della Regione Musumeci - una svolta con risorse straordinarie, oltre a quelle che affluiranno sui territori dagli introiti dei Parchi, sia nelle aree archeologiche più note che nei siti minori ancora non sufficientemente valorizzati o addirittura sconosciuti. L'impegno del governo sarà quello di assicurare una efficace gestione ordinaria che deve assicurare un elevato standard di servizi: strade di accesso, manutenzioni, segnaletica, servizi igienici e vigilanza. Parimenti, lo sforzo dovrà riguardare anche la fruizione dei siti con il potenziamento e l'estensione in tutti i Parchi dei servizi aggiuntivi con nuovi bookshop, biglietterie online, guide multimediali e sistemi di musealizzazione all'avanguardia. Sarà una progressiva rivoluzione nella conduzione del nostro patrimonio culturale, che nel 2018 ha registrato un trend positivo di visite, dato confermato in questi primi mesi del 2019".

 


Il relitto di Marausa in mostra a Marsala in ricordo di Sebastiano Tusa

Con grande partecipazione ed emozione, ieri, presso il Museo archeologico Lilibeo di Marsala è stato inaugurato il nuovo allestimento espositivo della nave romana di Marausa. Oltre al grandissimo valore per l’evento in sé, l’omaggio per questo grande lavoro è stato tutto per il compianto professor Sebastiano Tusa, recentemente scomparso in maniera tragica nel disastro aereo in Etiopia, che in prima persona aveva fortemente creduto a questo progetto.

Relitto di Marausa. Crediti: Regione Siciliana

"Si realizza oggi - ha sottolineato il governatore Musumeci - uno dei tanti sogni di Sebastiano Tusa. Un progetto da lui fortemente voluto e per il quale ha messo in campo le sue energie e la sua passione. La fatalità ha voluto che per pochi giorni non fosse lui stesso a inaugurare ciò per cui si era tanto impegnato. Oggi viene onorata la sua memoria e viene consegnata alla storia una delle tante eredità culturali e umane che ci ha lasciato".

"Il relitto di Marausa - come spiegò il professor Sebastiano Tusa - contribuisce ad approfondire le conoscenze sulle intense relazioni commerciali tra la Sicilia e l'Africa in epoca tardo-romana, offrendo un quadro di integrazione economica soprattutto nell'ambito della produzione agricola". Il completamento del più ampio percorso espositivo del Museo Lilibeo di Marsala, prevede oltre alla Nave di Marausa, la nave punica e i relitti medievali di Lido Signorino.

Carico della nave di Marausa. Crediti: Regione Siciliana

L’allestimento propone una ricostruzione fedele del relitto e presenta la parte destra dello scafo in assetto di navigazione, mentre la parte sinistra fa vedere lo scafo così come fu ritrovato sott’acqua. Il relitto di Marausa fu individuato dai subacquei Tony di Bono e Dario D’Amico a circa 2 metri di profondità e a 150 m di distanza dalla costa. Dopo un primo intervento di restauro effettuato nel 2000, la nave divenne oggetto di scavo archeologico subacqueo nel 2011 a cura della Soprintendenza del Mare guidata da Sebastiano Tusa.

Recupero subacqueo nave di Marausa. Crediti: Regione Siciliana

L’intervento ha messo in luce l’intero scafo e numerosi reperti di carico che oggi sono esposti. Per una perfetta conservazione, il relitto venne successivamente recuperato integralmente e inviato a Salerno per il trattamento conservativo effettuato presso il laboratorio “Legni e segni della memoria”. Sul cantiere subacqueo, al momento del recupero e novità per questo tipo di interventi, la presenza dei tecnici che successivamente hanno realizzato il restauro. Nel momento in cui le parti lignee dello scafo sono uscite dall’acqua, subito sono state prese in consegna dagli esperti per effettuare dei trattamenti in loco.

L'imbarcazione di Marausa, larga circa 8 metri e lunga 16, rientra nelle strutture realizzate con la tecnica di costruzione a guscio portante. Il carico rinvenuto all’interno dello scafo era costituito da varie tipologie di anfore africane chiuse con tappi in sughero e contenti frutta secca (pinoli, nocciole, mandorle, pesche, fichi secchi), olive e probabilmente anche vino e salsa di pesce, il famosissimo garum, come testimonierebbe la presenza di un tipo di resina all’interno delle anfore da trasporto.

Ricostruzione 3D nave di Marausa. Crediti: Regione Siciliana

Ad impreziosire il percorso espositivo, un ricco apparato multimediale, un sistema di realtà aumentata e pannelli didattico – illustrativi. Il visitatore, grazie alla moderna tecnologia, potrà fare un viaggio 3D alla scoperta delle varie parti della nave accuratamente ricostruite e immaginarne lo splendore così come doveva essere in antico mentre solcava il mare. Una postazione con schermo touch, inoltre, consentirà di visionare le fasi di vita della Nave di Marausa, dal periodo della sua navigazione nel III secolo d.C. fino all’affondamento, al momento della sua ’individuazione nel fondale marino, alle varie fasi di recupero e scavo subacqueo e al restauro e succesiva musealizzazione.

Il lido di Marausa, in antico, era ubicato in una posizione strategica in prossimità della città di Trapani e doveva rientrare in un circuito ampio di scambi commerciali con le isole Egadi (Favignana – Levanzo – Marettimo) e la costa che va da Marsala a Trapani.