Storiæ, archeologia e narrazioni: conclusasi l'edizione 2021 della manifestazione

STORIÆ - ARCHEOLOGIA E NARRAZIONI 2021

Storiae archeologia e narrazioni 2021

Si è conclusa lo scorso 5 settembre la terza edizione di STORIÆ, archeologia e narrazioni, il festival tematico promosso dal Ceic Istituto di Studi Storici e Antropologici. Un’edizione contraddistinta da un ottimo riscontro in termini di pubblico e di critica. La manifestazione, suddivisa in sette sezioni, ha ospitato conferenze, visite guidate, incontri, presentazioni di librI e laboratori che hanno coinvolto in attività applicative anche quel pubblico infantile solitamente estraniato da questo tipo di  proposte culturali. Alessandra Vuoso, coordinatrice del festival,  tira così le fila dei sette giorni di eventi:

“Il Festival si prefiggeva di raggiungere un pubblico variegato, attraverso un’ampia scelta di esperienze e di proposte, e sono entusiasta della risposta ricevuta. La cosa che più mi ha colpito, in positivo, è stata la buona presenza di giovani, aspetto per me molto significativo perché la valorizzazione della memoria storica e del passato è fondamentale per le giovani generazioni e il loro futuro."

Asse portante della rassegna sono stati gli ambiti tematici del rapporto fra le isole e la storia universale, un tema appartenuto alla storiografia dell'ultima parte del secolo scorso e che da qualche tempo è tornato all'attenzione di ricercatori e studiosi. L'itinerario esplorativo ha incluso tanto Creta quanto Sant'Elena (una delle tre isole che hanno cadenzato la vita di Napoleone), o Vivara (descritta nei suoi aspetti archeologici, naturalistici, geologici che ne hanno sottolineato l'unicità e l'importanza storico-ambientale) e, ovviamente, anche Ischia. La storia dell'antica isola di Pithecusa (o Pitchecusæ) è stata narrata nel corso di svariate visite a siti storici e paesaggistici, centri antichi e musei da guide turistiche professionali dell'isola. Negli intenti del festival anche la creazione di una rete territoriale di enti e organismi sociali operanti nel settore culturale e del volontariato. STORIÆ, archeologia e narrazioni ha così intessuto rapporti e convenzioni collaborative con A.i.Parc. l'associazione nazionale dei parchi culturali, con il neo-festival foriano di "InChiostro", con l'Istituto Europeo del Restauro e con istituzioni come i comuni di Ischia e Lacco Ameno, l'Area Marina Protetta, il Liceo Statale "Ischia", per citarne alcuni.

Lungo il tracciato dell'approfondimento e del divertimento culturale, sono stati proposti eventi intensamente partecipati, come il contest rivolto ai giovani artisti grafici (che hanno lavorato sul tema di una auspicata e rinata socialità) o come l'archeocucina antico-romana interpretata dallo chef Giancarlo Lo Giudice a chiusura della manifestazione.

Entusiasti dell'esperienza ischitana anche gli ospiti illustri che hanno animato il festival, come Paolo Giulierini (direttore del Museo archeologico nazionale di Napoli), Giuseppe Caridi (storico dell'Università di Messina), Tsao Cevoli (archeologo e giornalista), Laura Del Verme (archeologa e museografa), Lucia Borrelli (direttrice del Museo di antropologia di Napoli), Luigi Mascilli Migliorini (noto storico dell'età moderna dell'Università L'Orientale di Napoli) e vari altri ricercatori, scrittori, studiosi, divulgatori.

Comunicato per l'edizione 2021 della manifestazione dall'Ufficio Stampa Festival STORIÆ, archeologia e narrazioni


Al via la terza edizione di Storiæ, archeologia e narrazioni

Le Storiæ che ritornano

Al via la terza edizione di Storiæ, archeologia e narrazioni

terza edizione di Storiæ archeologia e narrazioni

La storia torna a essere protagonista della scena culturale dell'isola d'Ischia con la terza edizione del festival “Storiæ, archeologia e narrazioni” (che sostituisce la precedente denominazione di “Arkeostoriæ”), che si svolgerà a Ischia dal 29 agosto al 5 settembre prossimi.
Un programma strutturato in sette sezioni, fitto di incontri, conferenze, presentazioni di libri, tavole rotonde, mostre, visite guidate, laboratori, spettacoli daranno vita ad un Prologo dell’iniziativa che nel mese successivo si dovrebbe consolidare in un'altra serie di interessanti e compositi eventi.

"Il soggetto resterà la Storia nelle sue varie articolazioni, angolazioni, letture e interpretazioni multidisciplinari e, soprattutto, nei suoi diversi protagonismi e nelle sue svariate soggettività",

chiarisce l'archeologa Alessandra Vuoso, ideatrice e coordinatrice del festival promosso dal CEiC - Centro etnografico campano/Istituto di studi storici e antropologici, ente culturale riconosciuto dalla Regione e ONG consulente dell'UNESCO per il patrimonio culturale immateriale.

terza edizione di Storiæ archeologia e narrazioni storiae archeologia e narrrazioni

Come suggerisce il dittongo lasciato nella denominazione del festival, la Storia delle storiografie, quella dei trattati, delle battaglie e delle decisioni dei potenti viene integrata dalla pluralità delle Storie che affollano le memorie della gente comune e delle comunità periferiche.

Sono storie molteplici, spesso tramandate in forma di racconti e di rappresentazioni. Una ricchezza di fonti e di motivi inesauribili, che intendono riproporre la Storia come patrimonio comune al quale riferirsi come una risorsa per il nostro futuro. Un festival, dunque, che racconta e legge il passato come materia utile al divenire di tutti noi.

Si tratta di un messaggio indirizzato soprattutto a quella significativa minoranza di giovani che intrattenendo con la storia (in specie con la materia scolastica) un cattivo rapporto restano impigliati in quelle crisi identitarie che li costringono a vivere in un eterno presente: senza storia e senza futuro. Il contributo che il Festival intende offrire su questi piani operativi, grazie anche alla collaborazione che vorrà offrire l’Istituzione scolastica, resta prioritaria.

 

Foto di Nico Meluziis

Nel programma di Storiæ, archeologia e narrazioni sono ben presenti iniziative rivolte ai giovani e ai bambini con laboratori, workshop, spettacoli, visite guidate, presentazioni di libri per ragazzi come “Le isole sorelle” di Carolina e Michela Malgieri, una “storia del magico incontro fra l’uomo e la natura” ambientata nelle isole di Ischia e Procida.

Centrale è anche il laboratorio "Disegnare la storia" tenuto dal disegnatore Michele d'Ambra sull'illustrazione dei testi, workshop che prende le mosse dal contest di illustrazione lanciato lo scorso mese di luglio e che ha visto il lavoro grafico di Paolina Di Costanzo vincere il concorso (sul tema Ogni uomo non è un'isola) davanti a Giusi Acunzo e Rosaria Di Costanzo, concorrenti premiati alla giuria guidata dal gallerista Massino Ielasi e composta da Michele d'Ambra e dal grafico Luciano Striani. Sempre ai bambini sono riservati i laboratori sul museo di Pithecusa (propedeutico al workshop di illustrazione storica) e quello percettivo sul mare della biologa Stefania Napoleone (2 settembre, ore 18 a Ischia Ponte).

La mostra curata dall'Istituto Europeo del Restauro diretto da Teo Auricchio, documenta il restauro di alcuni sarcofagi e illustra anche il prezioso contributo che la pratica scientifica e culturale del restauro apporta all'interpretazione storica e alla fruizione artistica dei beni storico-archeologici.

Il ruolo svolto dalle isole (minori) nella Storia è il tema dominante di questa edizione del Festival, le cui trame di incontri e di approfondimenti con studiosi e ricercatori hanno lo scopo di contribuire ad esplorare territori storici poco conosciuti.

Nella sezione "Le isole e la storia" vanno segnalati gli incontri con Paolo Giulierini (noto direttore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, ore 19 del 30 agosto all'ex Carcere di Ischia), quello con il famoso storico dell’età moderna Luigi Mascilli Migliorini (parlerà delle isole di Napoleone, alle ore 17,30 del 1 settembre sempre all’ex Carcere di Ischia). le conferenze webinar dell'archeologa subacquea Alessandra Benini (archeologia delle piccole isole del Tirreno, lunedì 30 agosto alle 17 sulla pagina dedicata di facebook) e dello studioso di storia nordica Gianni Glinni (La straordinaria isola di Saarema, alle 20,30 di mercoledì 1 settembre). Di grande interesse anche la tavola rotonda pluridisciplinare dedicata agli aspetti archeologici, geologici, naturalistici dell'isola di Vivara, oasi naturalistica dello Stato da qualche decennio. Il 31 agosto, nel giardino della Torre del Mulino a Ischia ponte, alle 19:00 ne parleranno il naturalista botanico Michele Scotto di Cesare, il naturalista Davide Zeccolella, l'entomologo Costantino D'Antonio, la biologa marina Alice Mirasole, l'archeologa Monica Scotto di Covella coordinati da Denis Trani in questo evento promosso con la collaborazione dell'Area Marina Protetta di Ischia e Procida.

All’interno del programma di STORIÆ, archeologia e narrazioni, la sezione “Charta Canta” presenta le opere editoriali di carattere storico pubblicate da case editrici e da istituti di ricerca. Intorno ai libri di recente uscita si confrontano scrittori e giornalisti, saggisti e storici come il direttore dell’Istituto internazionale di studi pompeiani Umberto Pappalardo (che parlerà del suo libro dedicato a Schliemann a Napoli, edito da Francesco D’Amato editore) o come l’archeologa Laura Del Verme, autrice di un piacevolissimo saggio sulle professioni di cucina nell’antica Roma, evento accompagnato dalle interpretazioni in chiave contemporanea di alcune ricette antico-romane elaborate dal noto chef Giancarlo Lo Giudice (domenica 5 settembre alle ore 20:30 nel giardino del Mulino a Ischia).

Il romanzo storico di Mariano Rizzo (Terra d'ombra) dedicato alla figura del pittore tardocinquecentesco Finoglio, verrà presentato nell'antico chiostro di Forio da Marileda Maggi, esperta di comunicazione che terrà anche una interessante conferenza webinar sulla "sonorità dello storytelling" (diretta facebook alle 15:30 di domenica 5 settembre).

Uno spazio è anche riservato all’approfondimento dei temi legati ad alcuni importanti anniversari che ricorrono quest’anno, con ospiti che raccontano e riflettono criticamente su fatti e personaggi. Segnaliamo l’appuntamento con gli archeologi Tsao Cevoli e Lidia Vignola, che parleranno del Partenone e del mito delle isole greche in occasione dell’anniversario dell’indipendenza della Grecia (1821) il 4 settembre alle 17:30 alla Torre del Mulino.

Altra interessante novità di questa terza edizione del festival è che in questo Prologo vi sono eventi organizzati in collaborazione o in partenariato con altre associazioni (come A.I.Par.C. associazione italiana dei parchi culturali) e manifestazioni come il festival Forio InChiostro, che si svolgerà a Forio in settembre.

Di non secondaria importanza è la sezione "Gli Spazi della Storia", dove sono proposti diversi percorsi in vari luoghi dell'Isola alla riscoperta del passato, percorsi commentati da guide turistiche ed escursionistiche professioniste.

"Sono visite guidate utili alla riscoperta del contatto diretto con la storia e con le sue testimonianze, con quei luoghi più significativi dell'Isola che rappresentano il patrimonio culturale locale e che rinnovano la vivezza della nostra memoria storica", sottolinea la coordinatrice del festival Alessandra Vuoso.

Ogni giorno è possibile prendere parte gratuitamente a visite guidate nei centri storici di Ischia e di Forio, al museo di Pithecusa, al Castello Aragonese o al Monte Epomeo, in una originale ascesa accompagnata da soste musicali (il 4 settembre alle 17:00, meeting point nella piazza di Serrara-Fontana).

Va segnalato anche che sabato 4 settembre sarà possibile visitare la parte più antica di Villa Rosica a Ischia, la villa dove i fratelli Colucci ospitarono Visconti, Eduardo De Filippo e, si racconta, probabilmente anche Picasso.

Non mancano nel programma gli eventi che concretizzano lo spirito seriamente giocoso con cui la storia può essere interpretata, documentata, narrata.

Riproposti in una cantina di Buonopane ('U Sciliatur') da Denis Trani e Agostino Iacono nel corso di una "tavolata", saranno le storie e i canti che nelle cantine e secondo gli orditi della espressività tradizionale si scambiavano i gruppi conviviali in epoca pre-turistica.

Anche questa, una parte poco nota di una Storia che vuole essere sempre più inclusiva.

Il programma dettagliato potrà essere consultato sul sito www.festivalstaoriae.it e sulle pagine Facebook del Festival STORIÆ e del Centro etnografico campano.

 

IL PROGRAMMA DI

Storiæ, archeologia e narrazioni - terza edizione

Promosso dal CEiC - Istituto di studi storici e antropologici
con il patrocinio dei comuni di Ischia e Lacco Ameno

Storiæ, archeologia e narrazioni
Prologo

Ischia, 29 agosto - 5 settembre 2021

Domenica 29 agosto

Eventi / ore 18:00 / Ischia, Torre del Mulino - sala della Cappella

Ogni uomo NON è un'isola. Contest di illustrazione
Inaugurazione della mostra e consegna dei premi agli artisti

Eventi / ore 19:00 / Ischia, Torre del Mulino - Sala grande

Il restauro e la storia: i sarcofagi egizi
Mostra documentaria a cura dell'Istituto Europeo del Restauro
Presentazione di Teo AURICCHIO (Presidente dell' I.E.R.)

Le mostre potranno essere visitate gratuitamente nel corso del festival tutti i giorni dalle ore 17,00 alle ore 21,00

Lunedì 30 agosto

Gli spazi della storia / ore 11:00 / Ischia, corso V. Colonna, 160 / fino al 4 settembre
Tra cronaca e storia
Emeroteca della Fondazione Premio Ischia
Visite gratuite su prenotazione: [email protected]

Le isole e la storia / ore 17:00 / diretta Facebook

Archeologia delle piccole isole del Tirreno
Incontro webinar con Alessandra BENINI (archeologa subacquea)

Gli spazi della storia / ore 17:30

Visita guidata al Castello Aragonese*
a cura di Paolo DE PALMA (guida turistica)
Meeting point: Biglietteria del Castello
il biglietto d'ingresso al Castello è di dodici euro. La visita guidata è gratuita.

Le isole e la storia / ore 19:00 / Ischia, Giardino della Torre del Mulino

Stupor Mundi. Il Mediterraneo in trenta oggetti.
Incontro con Paolo GIULIERINI (Direttore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli)

Martedì 31 agosto

Laboratori di storiæ / ore 11:00 / Lacco Ameno, Museo di Pithecusa Villa Arbusto
I bambini a Pithecusa
Il museo narrato per bambini e ragazzi*
La partecipazione è consigliata per quanti prenderanno parte al Workshop di illustrazione di M. D'Ambra

Le isole e la storia / ore 19:00 / Ischia, Giardino della Torre del Mulino

Vivara: oasi naturalistica e archeologica
Tavola rotonda con: Michele SCOTTO DI CARMINE (naturalista botanico), Davide ZECCOLELLA
(naturalista, collaboratore AMP), Costantino D'ANTONIO (entomologo, delegato LIPU Ischia e
Procida) e Alice MIRASOLE (biologa marina), Monica SCOTTO DI COVELLA (archeologa).
Evento in collaborazione con l'Area Marina Protetta di Ischia e Procida

Mercoledì 1 settembre

Laboratori di storiæ / ore 11:00 / Ischia, Villa Panoramica / dall'1 al 3 settembre

Disegnare la storia. Workshop di illustrazione*
a cura di Michele D'AMBRA (disegnatore)

Gli spazi della storia / ore 18:00

Visita guidata dal Porto d'Ischia al borgo di Sant'Alessandro*
a cura di Stefania NAPOLEONE (guida turistica)
Meeting point: ingresso Chiesa di Portosalvo

Le isole e la storia / ore 17:30 / Ischia, Giardino della Torre del Mulino

Napoleone e le sue isole
incontro con Luigi MASCILLI MIGLIORINI (Ordinario di Storia Moderna all'Università L'Orientale di
Napoli)

Le isole e la storia / ore 20:30 / diretta Facebook

La straordinaria isola di Saarema
Incontro webinar con Gianni GLINNI (Centro studi Paesi Baltici)

Giovedì 2 settembre

Gli spazi della storia / ore 10:00
Visita guidata nel centro storico di Forio*
a cura di Ilaria DI MEGLIO (guida turistica)
Meeting point: chiesa del Soccorso, Forio

Laboratori di storiæ / ore 18:00 / Ischia Ponte

Sa di mare. Laboratorio percettivo sul mare*
Laboratorio per bambini e ragazzi a cura di Stefania Napoleone
Meeting point: ingresso Bar Cocò, Ischia Ponte

Le isole e la storia / ore 17:30 / Ischia, Biblioteca Antoniana, Rampe s. Antonio 5

Le isole sorelle. Storia del magico incontro fra l'uomo e la natura
Conversazione con le scrittrici Carolina e Michela MALGIERI
Evento in partenariato con la Biblioteca Comunale Antoniana.

Le voci della storia / ore 21:00 / Cantina 'U Sciliatur, Toccaneto v. A. Migliaccio n.151 - Barano
d'Ischia

Storiæ di cantina.
Enogastronomia, storie e canti
di Denis TRANI. Con Agostino IACONO
Prenotazioni : [email protected] oppure cell. 342 622 6910 (menù fisso euro 25)

Venerdì 3 settembre

Gli spazi della storia / ore 17:00

Hiking al tramonto: sentiero della Bocca di Tifeo, Forio*
a cura di Marianna POLVERINO (guida escursionistica)
Meeting point: campo sportivo di Panza, Forio

Le isole e la storia / ore 18:30 / Ischia, Biblioteca Antoniana

Gli Aragonesi di Napoli. Una grande dinastia del Sud.
Incontro con Giuseppe CARIDI (Ordinario di Storia moderna all'Università di Messina)
Evento promosso dall'Associazione Italiana Parchi Culturali - A.I.Par.C. Ischia

Gli spazi della storia / ore 21:00 / Forio, Chiostro del convento di s. Francesco

Quello che passa il convento - cena spettacolo
Con la Compagnia Artesìa
Spettacolo scritto da Corrado VISONE e diretto da Pierpaolo MANDL
Evento in partenariato con il Festival Forio InChiostro.
Ingresso gratuito su prenotazione: cell. 3477569844

Sabato 4 settembre

Gli spazi della storia / ore 10:30 / Lacco Ameno, Museo di Pithecusa Villa Arbusto

Visita al Museo di Pithecusa*
a cura di Alessandro LUCIANO (guida turistica, archeologo)
In collaborazione e con il patrocinio del Comune di Lacco Ameno
a seguire

Charta Canta / ore 11:30 / Lacco Ameno, Terrazza di Villa Arbusto

Storie del MANN. I capolavori si raccontano. Guida letteraria.
Incontro con l'autore Alessandro LUCIANO
Gli spazi della storia / ore 17:00
Percorso musicato verso la cima del monte Epomeo *
a cura di Denis TRANI (guida escursionistica)
Meeting point: piazza di Fontana, Serrara-Fontana.

Anniversari / ore 17:30 / Ischia, Giardino della Torre del Mulino

Dal Partenone alle isole del mito
conferenza di Tsao CEVOLI (archeologo e giornalista / SIMERA LAB)
con la partecipazione di Lidia VIGNOLA (archeologa e scrittrice / SIMERA LAB)

Charta Canta / ore 19:00 / Ischia, Terrazza di Villa Rosica a Punta Molino

Schliemann a Napoli
Incontro con Umberto PAPPALARDO (direttore del Centro Internazionale di Studi Pompeiani)

Domenica 5 settembre

Gli spazi della storia / ore 10:30

Visita guidata al centro storico di Ischia Ponte*
a cura di Giovanna FERRANDINO (guida turistica)
Meeting point: ingresso Bar Cocò, Ischia Ponte

Le voci della storia / ore 15:30 / diretta Facebook

La sinfonia narrativa delle parole. Evoluzione e utilizzo delle sonorità universali nello storytelling dall'antichità
all'era contemporanea.
incontro webinar con Marileda MAGGI (Voice-over artist)

Charta Canta / ore 18:00 / Forio, Chiostro del convento di s. Francesco

Terra d'ombra
Romanzo storico. Il pittore Paolo Finoglio nella Napoli del XVII sec.
Incontro con Mariano Rizzo (archivista e scrittore)
Con l'Autore dialoga Marileda MAGGI (Voice-over artist)
Evento in partenariato con il Festival Forio InChiostro

Charta Canta / ore 20:30 / Ischia, Giardino della Torre del Mulino

Coco Optimo. Cuochi, briganti e brigate di cucina nell' antica Roma
Incontro con Laura DEL VERME (archeologa e scrittrice)
Percorsi gastronomici di cucina antico-romana
proposti dallo chef Giancarlo LO GIUDICE
______________________________________________________
* La visita guidata (o la partecipazione all'evento) è gratuita e va prenotata, fino a esaurimento, scrivendo a: [email protected] o alla
pagina Facebook @festivalstoriae
Il programma potrà subire variazioni che saranno comunicate tramite la stampa cittadina, i canali
social e il sito web del festival.

Storiæ, archeologia e narrazioni
È promosso dal CEiC Istituto di studi storici e Antropologici - Ischia
ONG Ich UNESCO

Facebook: @festivalstoriae
www.festivalstoriae.it

Testo dall'Ufficio Stampa STORIÆ, archeologia e narrazioni


Fumetti e didattica per la mostra "Gladiatori"

Fumetti e didattica per la mostra "Gladiatori"

Articolo a cura di Giuseppe Inella e Camilla Rossini

fumetti mostra Gladiatori
Immagini dall'albo a fumetti che ha anticipato la mostra Gladiatori

Dal 25 marzo è in libreria 'Gladiatori', un racconto illustrato destinato al pubblico più giovane, pubblicato da Franco Cosimo Panini Editore, con le illustrazioni firmate da Mario Testa per la Scuola Italiana di Comix, che vede come protagonista l'editor Marcus Lucretius Rufus, organizzatore di spettacoli. Sarà possibile acquistare il volume anche online, alla cifra di 8 euro, tramite il sito francopaniniragazzi.it, disponibile anche una versione in inglese. Il volume è stato un omaggio pasquale che ha anticipato la mostra 'Gladiatori' al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, annunciata per l’imminente riapertura dei musei.

fumetti mostra Gladiatori
Immagini dall'albo a fumetti che ha anticipato la mostra Gladiatori

Un affascinante viaggio storico, nell’antico Impero Romano, al tempo dei gladiatori. Un libro per ragazzi che nasce grazie alla collaborazione tra il MANN – Museo Archeologico di Napoli e la Scuola Italiana di Comix di Napoli. Oggi i tempi sono cambiati, ma come ci tiene ad evidenziare Paolo Giulierini, direttore del MANN, i gladiatori esistono ancora! Sono tutti i ragazzi che ogni mattina si destano per “l’allenamento” scolastico senza avere accanto a sé i propri compagni di “battaglia”.

 

Immagini dall'albo a fumetti che ha anticipato la mostra Gladiatori

In questo volume illustrato ci vengono raccontate in modo semplice ed esaustivo le origini dei gladiatori, in principio schiavi, poi veri e propri professionisti del combattimento. I gladiatori erano considerati delle vere e proprie star, alla stregua degli odierni calciatori e i giochi di cui erano protagonisti erano spettacoli molto amati, come le partite di calcio alle quali siamo abituati ad assistere. I gladiatori infatti, si allenavano giorno e notte e seguivano una dieta ferrea, indossavano armi e armature a seconda delle loro caratteristiche fisiche, affinavano diverse tecniche di combattimento, e avevano un unico obiettivo: impressionare il pubblico! Non mancano spunti di riflessione abbastanza attuali, come le sempre deprecabili risse tra "tifoserie" diverse durante i giochi, né la storia del gladiatore trace Spartaco che, dalla antica scuola di Capua, si fece portatore della libertà in una rivolta per abbattere il regime di schiavitù.

fumetti mostra Gladiatori
Immagini dall'albo a fumetti che ha anticipato la mostra Gladiatori

Il volume offre innumerevoli informazioni sui gladiatori, sulle loro armi e sul contesto storico in cui vivevano. Si spazia dalla selezione dei combattenti e delle fiere, all' allestimento degli anfiteatri per le sfide, che comprendevano anche intrattenimento musicale, fino alla “gladiatura al femminile”; innumerevoli sono le curiosità che aprono finestre di apprendimento didattico per i ragazzi, coinvolgendoli in un’interessante lezione interattiva di storia. Il racconto si sviluppa su piani diversi in cui si intrecciano diverse tecniche narrative (divulgazione, narrativa e fumetti, con attività, stickers e giochi) per rendere più chiara e coinvolgente possibile l’esperienza dei giovani lettori.

Immagini dall'albo a fumetti che ha anticipato la mostra Gladiatori

La lettura è resa con un linguaggio semplice, senza banalizzare o peccare di approssimazione, coadiuvata dalle foto dei reperti del MANN e dalle illustrazioni di Mario Testa, docente del corso di disegno presso la scuola italiana di Comix di Napoli. L'autore non è nuovo alle collaborazioni con strutture ed enti per la comunicazione del patrimonio archeologico, nel 2019 realizza “fumetti Flegrei” e le sue illustrazioni in stile umoristico caricaturale, con rimandi all'“Asterix” di Uderzo ed alle produzioni disneyane di metà anni '90, rendono vivide e coinvolgenti le parti testuali, supportate da una grafica curata e piacevole.

fumetti mostra Gladiatori
Immagini dall'albo a fumetti che ha anticipato la mostra Gladiatori

L'albo “Gladiatori” riesce, con grande equilibrio, a portare un contenuto scientifico dettagliato senza risultare pesante o prolisso, risultando adatto ad un'ampia fascia di fruitori, dai più giovani che troveranno anche pagine con dei giochi, fino ai ragazzi che potranno approfondire eventi e dinamiche che troveranno nei loro manuali.

Schede speciali approfondiscono gli argomenti salienti illustrati dalle foto di reperti custoditi al MANN.

Immagini dall'albo a fumetti che ha anticipato la mostra Gladiatori

Per le immagini si ringraziano l'Ufficio Comunicazione MANN e Franco Cosimo Panini Editore.


MANN con Flyover Zone: la digitalizzazione delle statue della Collezione Farnese Scoperte tracce di colore su Eracle e Minerva

MANN con Flyover Zone: la digitalizzazione delle statue della Collezione Farnese

Scoperte tracce di colore su Eracle e Minerva

Il 22 aprile 2021 il Museo Archeologico Nazionale di Napoli ha annunciato la collaborazione con Flyover Zone, società di servizi americana. Scopo di tale unione è la digitalizzazione 3D di ventitrè sculture della Collezione Farnese. Le opere provengono dalle Terme di Caracalla e l’operazione digitale permetterà il loro inserimento nello specifico ambiente online del macro-progetto “Rome Reborn”. Inoltre, sarà così possibile restaurare la statuaria virtualmente rendendola parte del tour disponibile su smartphone, laptop, pc e VR goggles.

Indagini MANN in Colours. Foto Ufficio Comunicazione MANN

Altresì, il Museo potrà rendere disponibile tale tour sul proprio sito web, con la possibilità di usare i modelli tridimensionali a scopo di ricerca e valorizzazione.

"Flyover Zone - dichiara il Direttore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, Paolo Giulerini - è una società pioniera nella creazione di realtà virtuali: lo scopo è non soltanto scientifico, ma soprattutto di promozione del nostro patrimonio. Avremo la possibilità di far conoscer ancor meglio ed a distanza i tesori di una Collezione storica del MANN.”

Difatti, l’azienda Flyover Zone è tra i leader del settore del turismo virtuale, creando tour digitali per i maggiori siti del patrimonio culturale, ne è un esempio il progetto ”Hadrian’s Villa Reborn”, che ha catturato l’attenzione dei turisti 2.0 di tutto il mondo.

"Il sogno si è fatto realtà. Siamo onorati - aggiunge Bernard Frischer, Presidente di Flyover Zone -  di poter offrire la nostra tecnologia innovativa, che combina modelli 3d avanzati e ricostruzioni architettoniche. Rome Reborn consentirà di entrare nelle Terme di Caracalla, vivendo un vero e proprio viaggio nel tempo.”

Indagini MANN in Colours Ercole Farnese. Foto Ufficio Comunicazione MANN

Inoltre, il progetto digitale verrà connesso al progetto “MANN in Colours” per lo studio della policromia delle statue antiche del Museo. Infatti, nel virtual tour le tracce di colore saranno riposizionate sulle opere.

Digitalizzazione di ventitrè statue della Collezione Farnese del MANN grazie alla collaborazione con la società Flyover Zone. Indagini sull'Ercole Farnese. Foto Ufficio Comunicazione MANN

Protagonisti di questa operazione l’Ercole Farnese e Minerva, sui quali sono state indivuate tracce di colori in corso di studio.

MANN Flyover Collezione Farnese
Rilevazioni colore sulla statua di Minerva. Foto Ufficio Comunicazione MANN

"Siamo particolarmente soddisfatti di aver individuato, tramite VIL (luminescenza ad infrarossi) e microscopia ottica, alcuni pigmenti di diverse tonalità di rosso sulla roccia, sulla leonté (pelle di leone) e sulla base dell'Ercole Farnese. Il velo della scultura di Minerva, ancora, rivela una decorazione a bande rosse sulla parte bassa delle veste e sui sandali.” Commenta Cristiana Barandoni, Responsabile Scientifico di "MANN in Colours". 

MANN Flyover Collezione Farnese
Indagini MANN in Colours. Foto Ufficio Comunicazione MANN


mostra Gladiatori

La mostra "Gladiatori" alla conquista del MANN

La mostra “Gladiatori” si preannuncia come il grande evento 2021 del Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Il percorso espositivo, allestito nel Salone della Meridiana del MANN e in programma fino al 6 gennaio 2022, si sviluppa in sei sezioni dedicate agli eroi e divi dell’epoca romana, capaci di infiammare le folle, bramati dalle matrone e fomentatori di rivolte che hanno fatto tremare gli eserciti romani: i Gladiatori.

https://www.youtube.com/watch?v=IfSPkYHFEiU

 

 

Un momento dell’allestimento della mostra I GLADIATORI presso il Museo Archeologico Nazionale di Napoli.
ph. Mario Laporta/KONTROLAB

Tra archeologia e tecnologia, il progetto scientifico unisce istituzioni italiane e straniere in uno sforzo di conoscenza e condivisione da trasmettere ad adulti e ragazzi attraverso un percorso off  nel Braccio nuovo del museo, “Gladiatorimania”, senza tralasciare però il rigore metodologico attraverso un’esposizione che racconta non solo il mito ma anche la dimensione umana e storica dei gladiatori.

Un momento dell’allestimento della mostra I GLADIATORI presso il Museo Archeologico Nazionale di Napoli.
ph. Mario Laporta/KONTROLAB

“Gladiatori” nasce da un’intensa rete scientifica che ha visto la prima tappa dell’allestimento presso l’Antikenmuseum Basel und Sammlung Ludwig, nata dalla volontà di narrare la fortuna degli antichi spettacoli di lotta in tutte le aree dell'Impero romano.

L’esposizione napoletana si arricchisce inoltre di un focus speciale sugli anfiteatri campani e, tra le partnership, non possono mancare il Parco Archeologico del Colosseo e il Parco Archeologico di Pompei; con quest’ultimo si conclude la ricca collaborazione di itinerari espositivi sui rapporti tra l’antica città vesuviana e le civiltà più importanti del Mediterraneo.

Ma chi erano i Gladiatori? Prigionieri di guerra, schiavi destinati alla gladiatura, condannati a morte, ma pure uomini liberi che, per fama o guadagno, entravano a far parte della rete degli spettacoli di sangue.

Oggetti in mostra al Museo Archeologico Nazionale di Napoli durante la mostra I GLADIATORI.
ph. Mario Laporta/KONTROLAB

Il viaggio nelle sei sezioni -“Dal funerale degli eroi al duello per i defunti”, “Le armi dei gladiatori”; “Dalla caccia mitica alle venationes”, “Vita da gladiatori”, “Gli anfiteatri della Campania”, “I gladiatori "da per tutto”- è stato curato da Valeria Sampaolo (già Conservatore presso il MANN) mentre il coordinamento è di Laura Forte (Responsabile Ufficio Mostre e Archivio fotografico del MANN), con catalogo edito da Electa.

Il percorso della mostra “Gladiatori” comincia a ritroso nel tempo. La prima sezione è dedicata al rintracciare nei riti funerari e nei combattimenti in onore dei defunti elementi antecedenti l’esibizione dei gladiatori; tra i manufatti in mostra è il Vaso di Patroclo (340-320 a.C.), scoperto a Canosa nel 1851 in una sepoltura destinata ad ospitare le spoglie di un cavaliere. Il vaso, alto oltre 150 cm, presenta scene ispirate all’Iliade di Omero, tra cui una scena riconducibile al funerale di Patroclo, identificata dalla scritta “Patroklou taphos” (cioè “tomba di Patroclo”).

Mostra Gladiatori. Foto: Valentina Cosentino

Preziose sono anche le lastre di IV secolo a.C. provenienti dalla necropoli del Gaudo di Paestum: dalla cosiddetta Tomba 7 spiccano infatti due raffigurazioni con una lotta tra guerrieri accompagnati da una suonatrice di doppio flauto e una caccia al cervo.

Proseguendo nel percorso è possibile ammirare anche gli strumenti fondamentali per lo scontro - le armi - indicatorie della provenienza etnica e delle classi dei gladiatori. Sono circa cinquanta gli esemplari della celebre collezione di armi provenienti da Pompei e appartenenti al patrimonio del Museo Archeologico di Napoli che costituiscono la seconda sezione. I reperti, raramente esposti in questi ultimi anni, entreranno a far parte del nuovo allestimento pompeiano del museo.

mostra Gladiatori
Un momento dell’allestimento della mostra I GLADIATORI presso il Museo Archeologico Nazionale di Napoli.
ph. Mario Laporta/KONTROLAB

Per la sua completezza e per la bellezza degli oggetti esposti fu proprio questa raccolta ad essere di ispirazione per il celebre film “Il Gladiatore” di Ridley Scott con Massimo Decimo Meridio interpretato da Russell Crowe. La collezione è la più celebre raccolta di armi giuntaci dall’antichità e fu ritrovata a Pompei nel Quadriportico dei Teatri, probabile Caserma dei Gladiatori dopo il terremoto del 62 d.C.

Oggetti in mostra al Museo Archeologico Nazionale di Napoli durante la mostra I GLADIATORI.
ph. Mario Laporta/KONTROLAB

In epoca repubblicana i gladiatori avevano un abbigliamento molto simile a quello dei soldati e fu sotto Augusto che vennero divisi in vere e proprie classi gladiatorie in base all’armatura e alla modalità di combattimento. Il retiarius era fornito di un tridente e di una rete con cui cercava di immobilizzare l’avversario che poteva essere un murmillo o un secutor. Quest’ultimo aveva una spada, un lungo scudo rettangolare e un elmo piccolo e arrotondato, l’oplomachus prendeva il nome da un grande scudo con cui si proteggeva; il dimachaerus, che combatteva con due coltelli, il sagittarius, con l’arco e le frecce, il murmillo, dotato di spada e lancia oltre che di scudo rettangolare per la difesa, il thraex, dotato di un piccolo scudo di forma quadrata, due alti gambali e una sica, cioè una spada corta e ricurva; infine l'essedarius che combatteva su un carro da guerra.

mostra Gladiatori
Oggetti in mostra al Museo Archeologico Nazionale di Napoli durante la mostra I GLADIATORI.
ph. Mario Laporta/KONTROLAB

In dialogo con la collezione di armi pompeiane vi sono alcuni rilievi con scene di combattimento tra gladiatori, provenienti sia dal Parco Archeologico del Colosseo sia dai Musei Capitolini di Roma. Caratterizza la sezione anche un’incursione nell’arte contemporanea dove al genio di Giorgio de Chirico è affidata la rappresentazione pittorica “Gladiatori e arbitro terzo”.

Aprivano gli spettacoli gladiatori le Venationes, istituite nel 186 a.C. da Marco Fluvio Nobiliore e in voga fino al regno di Teodorico nel 523 d.C., oggetto della terza sezione. Queste cacce nelle arene avevano un profondo valore, culturale e simbolico, perché incarnavano virtù e coraggio ed erano apprezzatissime dal pubblico: si calcola ahimè che circa due milioni e mezzo di fiere, provenienti da diverse regioni dell’Impero come l’Africa settentrionale, l’Asia Minore, la Germania, furono uccise in oltre cinque secoli di lotte tra uomini e animali.

Un reperto assai interessante è il cranio di un orso databile al II secolo d.C., mentre di epoca più tarda è il dittico di Flavio Areobindo, il cui termine post quem è il 506 d.C. La decorazione del dittico è articolata con una parte superiore in cui è visibile il console che dà inizio agli spettacoli mentre nel partito inferiore vi sono alcuni spettatori intorno all’arena che assistono ad una caccia ai leoni e ad alcuni scontri contro orsi.

mostra Gladiatori
Mostra Gladiatori: Valentina Cosentino

Percorrendo la Sala della Meridiana, ancora, si cerca di indagare, nella quarta sezione, del mito dei gladiatori come uomini più che come macchine da guerra. I reperti in mostra ricostruiscono alcuni aspetti dell’alimentazione, della medicina e della chirurgia dell'epoca.

Dall’archeobotanica ci giungono informazioni su una dieta molto povera di proteine animali e basata su cereali e legumi; non a caso i gladiatori venivano chiamati hordearii, cioè mangiatori di orzo. Questa alimentazione serviva a favorire la formazione di grasso corporeo a proteggerli meglio dai violenti attacchi dei nemici e, secondo Galeno (medico in una palestra di gladiatori), una mistura di ceneri e ossa avrebbe fornito una buona capacità di resistenza nei duelli.

Un momento dell’allestimento della mostra I GLADIATORI presso il Museo Archeologico Nazionale di Napoli.
ph. Mario Laporta/KONTROLAB

Grande curiosità destano tre scheletri ritrovati in una vasta necropoli di gladiatori portata alla luce a York, in Inghilterra: i resti appartengono a uomini di differente età e restituiscono preziose informazioni sul regime alimentare e sull’area di provenienza.

Novità dell’allestimento napoletano è la sezione dedicata agli anfiteatri della Campania. Sappiamo dalle fonti che la realizzazione di edifici destinati agli spettacoli gladiatori risale al II secolo a.C.; proprio in Campania abbiamo notizia di edifici stabili per i munera, che fino a quel momento venivano svolti in spazi aperti come il Foro.

Mostra Gladiatori, sezione Anfiteatri. Foto: Valentina Cosentino

Grazie alla tecnologia sono state ricostruite virtualmente le sequenze di affreschi che adornavano l’anfiteatro di Pompei. Le pitture non ebbero lunga vita perché furono dapprima danneggiate per poi crollare definitivamente nel 1816. Fu Francesco Morelli a riprodurne i dettagli con tempere: tra le raffigurazioni vi erano otto sezioni dipinte a squame e con finti marmi, separate da erme, vittorie su globo, candelabri metallici su fondo rosso.

Dedicato a Pompei è, ancora, il modello in sughero dell’Anfiteatro realizzato da Domenico Padiglione all’inizio del XIX secolo. Il prototipo è in dialogo con il celebre affresco della rissa tra Pompeiani e Nocerini, episodio che fece scalpore tra i vari episodi della storia romana e che impreziosisce le collezioni pittoriche del MANN.

mostra Gladiatori
Oggetti in mostra al Museo Archeologico Nazionale di Napoli durante la mostra I GLADIATORI.
ph. Mario Laporta/KONTROLAB

Chiude l’allestimento la sezione dedicata al mito visivo dei gladiatori, raffigurati spesso negli apparati decorativi e nelle suppellettili delle case romane. Culmine della mostra è il mosaico pavimentale di Augusta Raurica, della fine del II secolo d.C., rinvenuto nel 1961 durante gli scavi nell’Insula 30 del sito archeologico della colonia romana oggi situata in Svizzera. La scena musiva, di grandi dimensioni, si divide in tre registri con decorazioni vivaci e scene di combattimenti fra diverse classi di gladiatori, con particolari dettagli sulle armi e sul vestiario. Gli studiosi hanno escluso il legame fra la committenza e il mondo della gladiatura, piuttosto il modello riflette la fortuna del mito dei gladiatori nel mondo romano.

mostra Gladiatori
Mostra Gladiatori, Paolo Giulierini. Foto: Valentina Cosentino

«Idoli delle folle, bramati dalle donne e protagonisti di storiche ribellioni, i gladiatori furono baciati da una fama che già alla loro epoca varcò i confini delle arene e che nel corso dei secoli si è ulteriormente ingigantita», dice il direttore del MANN, Paolo Giulierini «Basta pensare ai tanti film che ne hanno spettacolarizzato le vicende o al ruolo che il termine stesso ha assunto nel nostro vocabolario e nella quotidianità.  Quante volte abbiano definito 'gladiatori' gli idoli dello sport e del calcio in particolare?

E “Gladiatori del nostro temposono certamente donne e uomini coraggiosi che si battono per  portare al successo nobili missioni, primi tra tutti gli operatori sanitari in lotta contro Covid-19 La mostra ha l'ambizione di raccontare non solo il mito, ma anche la dimensione umana del gladiatore: non ne nasconde gli elementi più duri, ma li inserisce in una cornice più ampia, rivelando gli uomini sotto gli elmi e il contesto storico in cui vivevano. Da un certo punto di vista, è l' esposizione più sofferta e simbolica che abbiamo realizzato al MANN: come gli antichi gladiatori, oggi ci sentiamo tutti un po' feriti e sofferenti. Ma, prendendo spunto dal loro coraggio e dalla loro tenacia, siamo pronti a rialzarci».


restauro mosaico Alessandro

Partono le attività di restauro del Mosaico di Alessandro al MANN

Partono le attività di restauro del Mosaico di Alessandro
Il Direttore del MANN, Paolo Giulierini: "Scriviamo una pagina importante per la storia del Museo
e la conservazione dei beni culturali"
La supervisione è dell'Istituto Centrale per il Restauro
Entro luglio 2021, sarà ultimato il cantiere, visibile al pubblico durante i lavori
Foto del Mosaico della Battaglia di Isso tra Alessandro Magno e Dario di Persia (fine II/ inizi I sec. a.C.), partono le attività di restauro. Credits: Pedicini Fotografi

In rete per il “Gran Musaico”a fine mese, partirà la campagna di restauro del Mosaico della Battaglia di Isso, capolavoro che rappresenta un simbolo, universalmente noto, dei tesori custoditi dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Il restauro, che sarà concluso a luglio, è realizzato con la supervisione dell’Istituto Centrale per il Restauro (ICR); le attività diagnostiche sono promosse in rete con l’Università del Molise (UNIMOL) ed il Center for Research on Archaeometry and Conservation Science (CRACS).

"Con l'avvio, nel 2021, del restauro del Mosaico di Alessandro, scriviamo insieme una pagina importante nella storia del Museo Archeologico Nazionale di Napoli e quindi della conservazione dei beni culturali. Sarà un restauro grandioso,  che si compirà sotto gli occhi del mondo. Un viaggio entusiasmante lungo sette mesi ci attende: dopo il minuzioso lavoro preparatorio, studiosi ed esperti  si prenderanno cura con le tecniche più avanzate  del nostro iconico capolavoro pompeiano, raffigurante la celebre battaglia di Isso. La tecnologia e le piattaforme digitali ci consentiranno di seguire le  delicatissime operazioni, passo dopo passo, in una sorta di 'cantiere trasparente', come mai accaduto prima.  Per realizzare  una  operazione così  ambiziosa e complessa è stata attivata dal MANN una rete di collaborazioni scientifiche e di partnership  di grande prestigio", commenta il Direttore del MANN, Paolo Giulierini.
Immagini delle attività di diagnostica sul mosaico del MANN. Credits: Pedicini Fotografi
Lo stato dell'arte: guardando indietro nel tempo, le ragioni del restauro.
Milioni di tessere ed una superficie di eccezionale estensione (5,82X 3,13 m): nella casa del Fauno di Pompei, il mosaico, che decorava il grande pavimento dell'esedra, era al centro di una ricca “architettura” iconografica. Agli occhi degli scopritori, nel 1831, il capolavoro non soltanto si rivelò nell'unicità e nelle dimensioni della scena rappresentata, ma anche nello stato sostanzialmente buono di conservazione: le ampie lacune riscontrate riguardavano, infatti, la sezione sinistra dell'opera, senza “intaccare” il fulcro della raffigurazione. Fu travagliata, in ogni caso, la decisione di distaccare il mosaico, per trasportarlo nel Real Museo Borbonico: dopo circa 12 anni di accesi dibattiti, una commissione espresse parere favorevole e l'opera, il 16 novembre 1844, fu messa in cassa e condotta lentamente da Pompei a Napoli, su un carro trainato da sedici buoi.
 Durante il tragitto, all'altezza di Torre del Greco, un incidente minacciò l'integrità del mosaico: l'opera fu sbalzata a terra e, soltanto nel gennaio del 1845, venne aperta la cassa per verificare l'integrità del capolavoro che, fortunatamente, non aveva subito danni. La prima collocazione della Battaglia di Isso fu, dunque, il pavimento della sala CXL, secondo il progetto iniziale di Pietro Bianchi; fu Vittorio Spinazzola, nel 1916, a definirne la nuova sistemazione a parete nelle riallestite sale dei mosaici. Da allora, in oltre un secolo, il “Mosaico dei record” ha catturato, con la sua bellezza magnetica, l'attenzione dei visitatori di tutto il mondo: dietro il fascino di un'opera senza tempo, si sviluppa il lavoro di scienziati ed esperti per garantire manutenzione e conservazione del nostro capolavoro. L'attività di restauro del mosaico è ontologicamente complessa: conservazione, collocazione, peso (verosimilmente sette tonnellate) e rilevanza storico-artistica del manufatto enfatizzano la necessità di un progetto esecutivo puntuale e delicatissimo. Il mosaico di Alessandro presenta, infatti, diverse criticità conservative, consistenti sostanzialmente in distacchi di tessere, lesioni superficiali, rigonfiamenti ed abbassamenti della superficie. In particolare, la zona centrale destra è affetta da una visibile depressione; rigonfiamenti puntuali sono presenti lungo il perimetro del mosaico, probabilmente dovuti a fenomeni di ossidazione degli elementi metallici dell’intelaiatura lignea posta in opera durante il trasferimento del 1916. Sono presenti, inoltre, microfratture ad andamento verticale e orizzontale, nonché una lesione diagonale, già oggetto di velinatura nel corso di precedenti restauri. Negli ultimi venti anni, la necessità di un restauro complessivo si è resa chiara grazie anche alle indagini diagnostiche eseguite: alle ragioni conservative si sono associate le esigenze di una migliore lettura organica dell'opera.
Immagini delle attività di diagnostica sul mosaico del MANN. Credits: Pedicini Fotografi

Due i momenti significativi nell'iter diagnostico effettuato: nel 2015, con il contributo di IPERION CH.it e del CNR-ISTI di Pisa, si è documentato lo stato di fatto dell’opera, in relazione ai materiali costitutivi, distinguendoli da quelli riconducibili ai restauri effettuati in epoca antica e moderna. Nel 2018, con la partecipazione dell’Università del Molise e del CNR, è stato eseguito il rilievo di dettaglio del mosaico, mediante fotogrammetria ad alta risoluzione: al modello tridimensionale dell'opera si è aggiunta l’indagine tramite georadar per verificare le condizioni del supporto. Tali operazioni hanno consentito anche di mettere in evidenza fratture e fessurazioni non visibili ad occhio nudo, così come anomalie negli strati costitutivi il supporto.

restauro mosaico Alessandro
Immagini delle attività di diagnostica sul mosaico del MANN. Credits: Pedicini Fotografi
Il progetto: metodologia e fasi esecutive.
 Un percorso in fieri, tra diagnostica, tecnologia e restauro.
 Alla luce degli studi realizzati, sembra probabile che i fenomeni di deterioramento siano dovuti essenzialmente all’ossidazione dei supporti in ferro del mosaico ed al degrado delle malte: a questi fattori può attribuirsi l’accentuata depressione che interessa la parte centrale/destra del pannello musivo. Tale stato di fatto è certamente aggravato dal peso del mosaico e dalla posizione verticale, entrambe cause cui può essere ricondotto lo scorrimento verso il basso dello strato più superficiale di malta e tessere. Per avere un quadro esaustivo sulle effettive condizioni dell’opera, è stata prevista una nuova campagna di indagini diagnostiche, effettuate dall’Università del Molise e dal CRACS (Center for Research on Archaeometry and Conservation Science); le indagini interesseranno anche la fase esecutiva del restauro. Un'attenzione particolare riguarderà, inoltre, le condizioni microclimatiche ed ambientali, non soltanto per comprenderne l'eventuale incidenza nel processo di degrado del mosaico, ma soprattutto per individuare le migliori condizioni espositive future, in termini di illuminazione e parametri termoigrometrici. Il progetto di restauro, connotato dal principio del minimo intervento e finalizzato alla conservazione dell'integrità materiale dell'opera nello stato in cui si trova, si articolerà in due fasi diverse: tra i due momenti, sarà effettuata la movimentazione del mosaico. La movimentazione si rende necessaria per esplorare la parte retrostante la battaglia di Isso, verificare lo stato del supporto e definire compiutamente gli interventi conservativi complessivi da realizzare.
restauro mosaico Alessandro
Immagini delle attività di diagnostica sul mosaico del MANN. Credits: Pedicini Fotografi

 

 PRIMA FASE (gennaio- febbraio 2021):
 L’intervento ipotizzato, da eseguirsi in situ mediante l’allestimento di un cantiere visibile, è finalizzato alla messa in sicurezza della superficie musiva prima della movimentazione dell’opera.
 In questa fase, il mosaico sarà oggetto di:
  • Accurata ispezione visiva e tattile di tutta la superficie, preliminare alla successive lavorazioni;
  • pre-consolidamento delle tessere e degli strati di malta distaccati;
  • pulitura;
  • velinatura con idonei bendaggi di sostegno su tutta la superficie attualmente visibile.
In un momento immediatamente successivo, previa apposizione di un tavolato ligneo di protezione, nonché di un'idonea intelaiatura metallica di sostegno, il mosaico sarà rimosso dall'attuale collocazione, mediante un sistema meccanico di movimentazione appositamente progettato. L’indagine diretta sarà accompagnata da ulteriori analisi strumentali, grazie alle quali si definiranno gli interventi di restauro ipotizzati nella prima fase della progettazione, stabilendo le azioni da eseguire sul supporto per garantire la conservazione del manufatto. 
restauro mosaico Alessandro
Immagini delle attività di diagnostica sul mosaico del MANN. Credits: Pedicini Fotografi
SECONDA FASE (aprile- luglio 2021):
La seconda ed ultima fase esecutiva del restauro, quindi, interesserà, innanzitutto, il supporto del mosaico: le lavorazioni saranno eseguite, dunque, sulla superficie retrostante dell'opera.
Per tutelare le tessere musive, che, in tale frangente, non saranno visibili perché coperte dal tavolato ligneo di protezione, un significativo contributo tecnologico sarà fornito dalla TIM: la realizzazione di appositi smart glasses, indossati direttamente dai restauratori, consentirà di monitorare costantemente la corrispondenza tra la zona di intervento e la relativa superficie non visibile.
Le strumentazioni permetteranno, con una metodologia assimilabile a quella utilizzata in chirurgia: 1) la proiezione in scala 1:1 della parte frontale del mosaico su una apposita superficie, che potrebbe essere una parete o un telo appositamente collocato in loco. La proiezione sarà non soltanto uno strumento di lavoro per i restauratori, ma renderà fruibile dal pubblico quanto accade nel cantiere; 2) l’associazione alla proiezione di una serie di parametri geofisici desunti dalle indagini: questi parametri potranno essere interrogati dagli operatori in tempo reale, analizzando tutti i dati inerenti al manufatto nel suo complesso (supporto e superficie). Terminato l'intervento sul supporto, si prevede la rimozione dei bendaggi posti durante la fase iniziale d'intervento ed il completamento del restauro con operazioni di pulitura, ulteriori ed eventuali consolidamenti, trattamento protettivo finale. Il progetto di restauro, così, diverrà un'occasione per valorizzare, anche nella percezione dei visitatori, non solo il complesso percorso di ricerca, ma anche la metodologia adottata: in questa esperienza, la dimensione progressiva, puntuale ed attenta delle diverse fasi di lavoro, sarà una componente essenziale per sottolineare l'interconnessione di contributi e professionalità, alla base di un evento di rilevanza internazionale. 
restauro mosaico Alessandro
Il Mosaico della Battaglia di Isso tra Alessandro Magno e Dario di Persia (fine II/ inizi I sec. a.C.), partono le attività di restauro. Credits: Pedicini Fotografi
Testo e immagini dall'Ufficio Comunicazione MANN sulle attività di restauro del mosaico della Battaglia di Isso tra Alessandro Magno e Dario di Persia. Crediti di tutti gli scatti: Pedicini Fotografi

Agalma

Agalma: la vita al MANN nel film di Doriana Monaco

Agalma. Vita al Museo Archeologico Nazionale di Napoli

un film di Doriana Monaco

Un vortice di attività ci conduce nel Museo archeologico di Napoli attraverso un racconto intimo in cui le opere d'arte del mondo antico si rivelano come materia viva. Il luogo dove l'umanità che ha creato un patrimonio inestimabile incontra l’umanità impegnata a preservarlo

Agalma: un documentario di Doriana Monaco

con le voci di Sonia Bergamasco e Fabrizio Gifuni

Mercoledì 9 settembre alle Giornate degli Autori di Venezia 77

Ore 21,30 Sala "Notti Veneziane - L'Isola degli Autori"

Via Pietro Buratti 1, Lido di Venezia

Agalma

Agalma”, vita al Museo Archeologico Nazionale di Napoli,  film documentario scritto e diretto da Doriana Monaco con le voci di Sonia Bergamasco e Fabrizio Gifuni, selezionato alle 17esima edizione delle Giornate degli Autori di Venezia 77, sarà proiettato in anteprima assoluta mercoledì 9 settembre alle ore 21,30 nella Sala “Notti Veneziane - L'Isola degli Autori” (Via Pietro Buratti 1, Lido di Venezia).

Paolo Giulierini, Direttore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli

Prodotto da Antonella Di Nocera (Parallelo 41 Produzioni) e Lorenzo Cioffi (LaDoc) con il Museo Archeologico Nazionale di Napoli diretto da Paolo Giulierini, produzione esecutiva di Lorenzo Cioffi e Armando Andria, con il contributo di Regione Campania e la collaborazione di Film Commission Regione Campania, il film è  frutto  di tre anni di lavoro sulla quotidianità  di uno più importanti musei del mondo, che ha aperto le porte alla giovane regista allieva di FilmaP - Atelier di cinema del reale di Ponticelli.  Agalma, è anche un omaggio al classico  “Viaggio in Italia” di  Roberto Rossellini , oggi più che mai significativo: al centro del racconto c'è  il rapporto segreto e sempre nuovo che nasce tra i visitatori e le meraviglie dell’antichità greco-romana, ma anche il respiro appassionato di chi pianifica ogni giorno la vita del museo. Tutto fa emergere il MANN come un grande organismo produttivo, che rivela la sua natura di cantiere materiale e intellettuale.

Fotografie sul set del film documentario Agalma sul Museo Archeologico Nazionale di Napoli di Doriana Monaco prodotto da Parallelo41 e LaDoc.

In squadra con la regista, i fonici Filippo Puglia e Rosalia Cecere, il compositore Adriano Tenore, gli aiuti regia Marie Audiffren ed Ennio Donato e per la post produzione la montatrice Enrica Gatto e la colorist Simona Infante. Il film ha ricevuto la menzione speciale al Perso Lab 2019.

Sinossi: Agalma” (dal greco “statua”, “immagine”) coglie la bellezza del Museo Archeologico Nazionale di Napoli non solo nell’evidenza dei suoi incantevoli tesori di arte classica, ma anche nelle relazioni intime e invisibili che si realizzano al suo interno.  Nell’illusoria immobilità del grande edificio borbonico che ospita il Museo, un vortice di attività offre nuovo respiro a statue, affreschi, mosaici e reperti di varia natura. Il film osserva ciò che accade ogni giorno negli ambienti del museo, soffermandosi sulla quotidianità dei lavoratori, alle prese con interventi delicatissimi che necessitano di cura e tempo, e manutenzione costante. Le opere che vivono e vibrano da secoli sono monitorate come corpi viventi. Tutto ciò accade mentre giungono visitatori da ogni parte del mondo, popolando le numerose sale espositive sotto l’occhio apparentemente impassibile delle opere che sono protagoniste e spettatrici a loro volta del grande lavorio umano.

Info e prenotazioni per la proiezione: www.giornatedegliautori.com

 

Fotografie sul set del film documentario Agalma sul Museo Archeologico Nazionale di Napoli di Doriana Monaco, prodotto da Parallelo41 e LaDoc

 

 

AGALMA

Italia, 2020, 54’

soggetto, fotografia e regia Doriana Monaco
prodotto da Antonella Di Nocera e Lorenzo Cioffi

con le voci di Sonia Bergamasco e Fabrizio Gifuni
montaggio Enrica Gatto
produzione esecutiva
Lorenzo Cioffi, Armando Andria
suono in presa diretta
Filippo Maria Puglia, Rosalia Cecere

montaggio del suono e mix Rosalia Cecere

color correction Simona Infante
musiche originali Adriano Tenore

assistenti alla regia Marie Audiffren e Ennio Donato
fotografia aggiuntiva Luca Scarparo, Martin Errichiello
assistente al montaggio Rosa Maietta

grafiche Andrea Cioffi

traduzioni Aidan Mc Cann

fotografo di scena Angelo Antolino

una produzione Parallelo 41 e Ladoc

con Museo Archeologico Nazionale di Napoli

con il contributo di Regione Campania e Film Commission Regione Campania

film sviluppato in FilmaP Atelier di cinema del reale - Arci Movie

il film ha ricevuto la menzione speciale Perso Lab 2019

Sinossi:

Napoli. Nell’illusoria immobilità del grande edificio borbonico che ospita il Museo Archeologico Nazionale, un vortice di attività offre nuovo respiro a statue, affreschi, mosaici e reperti di varia natura. Il film osserva ciò che accade ogni giorno negli ambienti del museo, soffermandosi sulla quotidianità dei lavoratori, alle prese con interventi delicatissimi che necessitano di cura e tempo, e manutenzione costante. Le opere che vivono e vibrano da secoli sono monitorate come corpi viventi. Tutto ciò accade mentre giungono visitatori da ogni parte del mondo, popolando le numerose sale espositive sotto l’occhio apparentemente impassibile delle opere che sono protagoniste e spettatrici a loro volta del grande lavorio umano. Tutto fa emergere il museo come grande organismo produttivo, che rivela la sua natura di cantiere materiale e intellettuale.

Agalma (dal greco “statua”, “immagine”) coglie la bellezza del Museo non solo nell’evidenza dei suoi incantevoli tesori di arte classica, ma anche nelle relazioni intime e invisibili che si realizzano al suo interno: il rapporto segreto e sempre nuovo che nasce tra i visitatori e le meraviglie dell’antichità greco-romana; il respiro appassionato di chi pianifica ogni giorno la vita del museo.

Agalma

Note di regia:

Prima di varcare la soglia del Museo archeologico avevo individuato come centro della mia ricerca la natura frammentaria delle opere classiche e, di conseguenza, del mondo antico. Il film nasceva con l’intento di avvicinarmi il più possibile a quel mondo e a quelle opere, ponendo l’accento sul fatto che si trattasse per lo più di reperti “riemersi in superficie”, quasi mai integri, che nel corso dei secoli hanno subito continue metamorfosi fisiche e interpretative anche attraverso l’azione del restauro. Il punto di partenza è stato dunque rendere visibili questi frammenti su corpi di statue, ceramiche, affreschi e mosaici. Superfici irregolari, crepe, corrosioni, pezzi mancanti sono diventati segni specifici della narrazione.

Con mia sorpresa quando sono approdata al museo lo scenario era tutt’altro che immobile, in virtù dei numerosi cambiamenti in corso che mi hanno catapultato in un universo dinamico. Seguire la vita del museo per quasi tre anni mi ha dato l’opportunità di scoprire un universo altrimenti inaccessibile – penso al mondo sommerso dei depositi – e filmare momenti memorabili come lo spostamento della scultura dell’Atlante Farnese, il ritorno della statua di Zeus dal Getty Museum o l’allestimento della mostra sulla Magna Grecia nelle sale con i pavimenti costituiti dai mosaici di Pompei.

L'archeologia come materia viva, dunque, ecco uno dei temi del film. La necessità era quella di trovare una chiave che sovrapponesse lo sguardo archeologico a quello cinematografico, depurandolo dall’elemento divulgativo che spesso accompagna i documentari archeologici per affidare il più possibile il racconto a trame visive.

Un'altra traccia di riferimento è stata un fotogramma del film Viaggio in Italia di Roberto Rossellini in cui la protagonista Katherine, interpretata da Ingrid Bergman, si ritrova al cospetto della scultura colossale dell’Ercole Farnese. La visita di Katherine/Bergman all’interno del Museo archeologico avviene, per usare le parole di Giuliana Bruno nel suo Atlante delle emozioni, “attraverso un contatto viscerale, quasi fisico, con sculture che arrivano a turbare il suo animo”. A quello sguardo ho affidato il simbolo del percorso di scoperta e iniziazione. Ed è in qualche modo ciò che vorrei che lo spettatore provasse entrando in relazione con questi oggetti tramite “uno sguardo che si fa contatto”, vederli il più vicino possibile.

Un’ulteriore stratificazione è conferita dal testo in voice over che attraversa il film, costruito sul racconto in prima persona di alcune opere del museo, letto da Sonia Bergamasco e Fabrizio Gifuni. Nel mondo antico era consuetudine che le statue recassero iscrizioni in prima persona, di modo che fosse l'opera stessa a dire da chi era stata realizzata e per quale ragione. Ho mutuato così il linguaggio archeologico della descrizione dell’opera rielaborandolo a favore del racconto. Zeus ci parla di un ritrovamento, Atlante di una metamorfosi, Hermes della sua condizione di frammento, le danzatrici del mito che si mette in scena, mentre i Tirannicidi sono spettatori a loro volta delle vicissitudini umane che si agitano nel museo.

Agalma è la relazione tra l’opera e chi la osserva e ne è osservato. Lo sguardo della statua diviene luogo di possibilità interpretative, punti di vista e nuove visioni che si riflettono nello sguardo del visitatore a sua volta intercettato dal cineocchio, rievocando il ruolo performativo che la cultura greco-romana riconosceva alle immagini.

Note di produzione:

Agalma è un documentario di osservazione e creazione che racconta dall’interno uno dei più importanti musei archeologici al mondo: il Museo archeologico nazionale di Napoli, luogo in continua tensione tra l’incanto del passato e le passioni del presente.

È stato un percorso di elaborazione lungo, partito con lo sviluppo concepito grazie al laboratorio FilmaP – Atelier di cinema del reale e continuato con un lavoro di studio e ricerca che ha previsto interviste, sopralluoghi, relazioni con le persone e con gli spazi oggetto del film. La scrittura è proseguita durante le stesse riprese, i personaggi incontrati sul campo sono diventati soggetti del percorso narrativo, in relazione al momento e allo sviluppo della storia. Questo processo ha consentito alla troupe minima (regista, aiuto, fonico) di instaurare una relazione intima con il museo fino, si può dire, a diventarne parte.

Esito di questo lavoro è il Museo archeologico di Napoli come non l’abbiamo mai visto. Agalma entra nel Mann per rivelarne, per la prima volta, la vita nel suo farsi, applicando un rigore estetico non comune nel cinema documentario. Si tratta di una proposta di sguardo unica che poteva nascere solo da occhi curiosi. Artefice di Agalma è non a caso un gruppo di lavoro giovane e appassionato, guidato da una regista esordiente, la beneventana Doriana Monaco, e seguito da una compagine produttiva solida formata da Parallelo 41 di Antonella Di Nocera (Le cose belle, Il segreto, Rosa pietra stella) e da Ladoc di Lorenzo Cioffi (Napolislam, La natura delle cose, La nostra strada), specializzate nei contenuti indipendenti nel cinema del reale promuovendo giovani talenti.

Agalma è realizzato con il contributo della Regione Campania e in collaborazione con il Museo Archeologico di Napoli, sotto la guida di Paolo Giulierini, che ha mostrato da subito fiducia nel progetto e lo ha sostenuto garantendo alla troupe accesso totale al museo. In questo senso, il film rappresenta un cerchio che si chiude perché unisce una produzione che è espressione del territorio con forti legami internazionali, il contributo della legge cinema regionale, la crescita e promozione dei talenti locali e la valorizzazione di un luogo fiore all'occhiello dell'offerta culturale campana.

Da quando abbiamo iniziato a girare, agli inizi del 2018, con la nomina del nuovo direttore, il Mann sta attraversando una fase di rinnovamento non solo nel restauro e nella riorganizzazione, ma anche nella costruzione di un nuovo modello di gestione, con l'idea del museo come un corpo vivente in tutte le sue forme e attività. Ciò ha significato il confronto continuo, quasi quotidiano, con nuove prospettive di narrazione del film: i frammenti sono divenuti frammenti viventi più del previsto e hanno guidato l’immaginario per la crescita del film. Prova ne è la straordinaria riapertura della sezione Magna Grecia, avvenuta “sotto i nostri occhi” proprio nel luglio 2019, che si è fatta spazio nel racconto filmico.

(Antonella Di Nocera e Lorenzo Cioffi)

Questo progetto mi ha subito entusiasmato. Chi lo ha realizzato ha vissuto questi straordinari anni al Mann dall'interno, con noi. Il lavoro è stato lungo, scrupoloso, e potrei dire assolutamente inedito dal punto di vista della narrazione. Ed è per questo che abbiamo deciso non solo di aprire le porte del Museo ma anche di sostenere questa produzione e di accompagnarne il percorso. Con Agalma proviamo a raccontarci attraverso uno sguardo giovane ed entusiasta. Con l'ambizione di una operazione culturale di respiro internazionale”.

(Paolo Giulierini)

La regista:

Doriana Monaco nasce a Benevento nel 1989. Studia Archeologia e Storia dell’Arte all’Università degli studi di Napoli Federico II. Nel 2014 partecipa al film Perez di Edoardo De Angelis come assistente alla regia. Nel 2015 dirige i suoi primi due cortometraggi, Anatomia di un pensiero triste e Laziest girl in town. Nel 2016 entra a far parte di FILMaP - Atelier del cinema del reale in Ponticelli diretto da Leonardo Di Costanzo, alla fine del quale realizza il documentario Cronopios selezionato al Trieste Film Festival 2017 per il Premio Corso Salani.

Le produzioni:

Parallelo 41 produzioni è fondata nel 2002 da Antonella Di Nocera per valorizzare talenti giovani e contenuti indipendenti e creare opportunità a partire dalla creatività e professionalità del territorio.

La poetica caratterizzante si basa sull’idea del cinema leggero: tecnologie digitali, troupe ridotte, location di strada, protagonisti e storie della realtà e narrazioni che la interrogano e la raccontano. Molte le produzioni che hanno ricevuto premi e riconoscimenti: Corde, 2010 e La seconda natura, 2012 di Marcello Sannino (entrambi premiati al Torino Film Festival); Il segreto, 2014 di cyop&kaf (Nomination Miglior documentario - David di Donatello | Miglior Opera Prima e Menzione Speciale– Cinéma du réel, Parigi | Premio Extra muros - Pravo Ljudski Film Festival, Sarajevo | Menzione speciale – DocLisboa | Premio speciale della giuria - Fronteira, Brasile | Menzione speciale giuria - Torino Film Festival | Premio Casa Rossa Doc - Bellaria Film Festival); Le cose belle, 2013 di Agostino Ferrente e Giovanni Piperno (Miglior Docufilm - Nastri d’Argento | Miglior documentario italiano - Doc/it Professional Award e Salina Doc Fest | Menzione speciale - MedFilm Festival | Prix Azzeddine Meddour - Festival Cinema Mediterraneo, Tétouan | Premio giuria giovani - Annecy Cinéma Italien | Menzione speciale - Italia Doc - Bellaria Film Festival); Pagani, 2016 di Elisa Flaminia Inno (Filmmaker Festival | Cinéma du Reel, Parigi | Terre di Cinema – Tremblay en France | Lovers Festival – Torino ); MalaMènti, 2018 di Francesco Di Leva (Nastro d’Argento per l’innovazione); Aperti al pubblico, 2017 di Silvia Bellotti (Gran Premio Nanook - Jean Rouch International Festival, Parigi |Miglior documentario - Visioni Italiane, Bologna | Menzione d’onore - Dok Leipzig); Non può essere sempre estate, 2018 di Margherita Panizon e Sabrina Iannucci (Premio Biblioteche di Roma - Extra Doc Festival, Roma | Annecy Cinema Italien); Giu’ dal vivo di Nazareno Nicoletti (coproduzione), 2019 (Rosa pietra stella di Marcello Sannino, 2020 (Rotterdam International film Festival IFFR, Giffoni Film Festival). Parallelo 41 è anche promotore della rassegna Venezia a Napoli il cinema esteso dal 2011 ed è partner di FILMaP Atelier di cinema del reale di Ponticelli.

Ladoc, fondata da Lorenzo Cioffi nel 2011, è una società di produzione specializzata nel cinema documentario. I suoi film sono stati distribuiti in sala, in televisione e nei principali festival in Italia e in Europa (da Locarno a IDFA, da Trieste a Thessaloniki). Ladoc nel corso degli anni ha prodotto con broadcaster quali Rai Cinema, TV2000, Al Jazeera Documentary Channel e France Télévisions. Ha avviato e concluso co-produzioni internazionali con Dublin Films (Francia), Filmsnòmades (Spagna), Ripley Point Pictures (Canada), Forest Troop (Grecia).

Tra i documentari prodotti ricordiamo: La nostra strada di Pierfrancesco Li Donni (miglior film al Biografilm Italia 2020); Napolislam di Ernesto Pagano (prima internazionale IDFA 2015 – Vincitore del Biografilm Festival Italia e in cinquina per i Nastri D’argento 2015, distribuito in sala Italia con IWonder; TV: Sky Arte, Sky Cielo, RSI, Al JazeeraBalkans, Al Arabyia, France 3 Via Stella); La Natura delle Cose di Laura Viezzoli (prima internazionale Locarno 2016 – premio Corso Salani al Trieste Film Festival – Best cinematic approach al Camden Film Festival (USA); TV: RSI); Le Circostanze di Lorenzo Cioffi (premio del pubblico al Biografilm 2018. TV: Rai5); Corpo a Corpo di Francesco Corona (premio del pubblico al Festival dei Popoli 2018 – Thessaloniki Film Festival); Vita di Marzouk (2017) di Ernesto Pagano (TV: Rai uno, France 3, Al Jazeera Documentary Channel); Rustam Casanova di Alessandro De Toni (Biografilm -ZagrebDox; TV: Sky Arte).

Per testi, video e immagini si ringrazia l'Ufficio Comunicazione MANN - Museo Archeologico Nazionale di Napoli


E... state al MANN con gli Etruschi

Un anno difficile anche per l’organizzazione di grandi mostre in tutta Italia ma, passata in parte l’emergenza, è stato possibile inaugurare la grande mostra degli Etruschi al MANN: un progetto curato da Valentino Nizzo, Direttore del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia e da Paolo Giulierini, Direttore del Museo Archeologico di Napoli, in collaborazione con Electa.

Allestimento Etruschi 1. Foto di Giorgio Albano

Il percorso espositivo nasce per raccontare la storia degli Etruschi nella sua lunga evoluzione cronologica e territoriale che abbraccia secoli importanti di storia e un territorio come quello campano ancora poco studiato nella sua fase più antica. Oltre 600 reperti suddivisi in due percorsi tematici definiscono un itinerario di indagine che parte da molto lontano, dal X secolo per arrivare al IV secolo a.C. quando sul fronte Mediterraneo saranno altre le potenze in gioco sul grande palcoscenico marino e terrestre.

Già lo storico Polibio nel II secolo a.C. diceva che “chi vuol conoscere la storia della potenza degli Etruschi non deve riferirsi al territorio che essi possiedono al presente, ma alle pianure da loro controllate”. La storia avvincente di questo popolo, la cui presenza più nota la si pone in centro Italia, ha in realtà orizzonti più ampi, sebbene ancora non interamente studiati e indagati.

etruschi al MANN
Allestimento Etruschi 2. Foto di Giorgio Albano

La pianura padana nel nord e il sud con le pianure della Campania hanno permesso agli studiosi di indagare ancora i rapporti con i popoli e le mire espansionistiche degli Etruschi; in particolare la storia etrusca della Campania ha permesso, anche grazie a questa mostra e ai ricchissimi depositi del MANN, di fornire un inedito spaccato di studi, forse ancora poco esplorato, sul patrimonio immenso di informazioni e reperti che compongono in un puzzle complesso gli albori di questa terra fino al declino di una delle sue componenti più importanti. Gli Etruschi subiranno presso Cuma tra VI e V secolo a.C. diverse sconfitte fino alla progressiva scomparsa e affermazione del popolo dei Campani.

Allestimento Etruschi 3. Foto di Giorgio Albano

L’allestimento creato per l’esposizione invita lo spettatore a guardare una grande carta geografica e a riflettere sulla frase di Polibio, lo storico greco che paragona la piana della regione ad una sorta di grande palcoscenico, in cui terra e mare rappresentano una perfetta quinta teatrale per la grande storia etrusca nel sud Italia.

Il progetto, firmato dall’architetto Andrea Mandara e accompagnato dalla grafica di Francesca Pavese, sdoppia il percorso espositivo rendendolo al tempo stesso complementare. Nel primo ambiente tematico i reperti sono raccolti secondo un itinerario cronologico e per contesti, nel secondo vi è ampio spazio per l’esposizione di reperti etruschi acquisiti nel corso dei secoli dal Museo napoletano e i cui interventi di conservazione sono stati curati dal Laboratorio di Restauro del MANN.

Allestimento Etruschi 4 @ foto di Giorgio Albano

Le opere restaurate presentavano in gran numero interventi ottocenteschi e per tali reperti il restauro, molto impegnativo, ha previsto anche indagini diagnostiche tuttora in via di svolgimento. Due allievi dell’Accademia di Belle Arti di Napoli hanno partecipato alle attività di laboratorio con lo scopo di realizzare due tesi di laurea con focus su un’oinochoe, un’hydria etrusco-corinzia ed un’oinochoe in bucchero.

Cosa vedere

Preziosi i reperti provenienti dalle necropoli campane in aree di passaggio dall’entroterra appenninico verso il Tirreno: le necropoli di Carinaro e Gricignano d’Aversa, quella di Capua per la cultura proto villanoviana indicano come l’interazione con gli Etruschi abbia avuto, ab origine, una valenza economica, commerciale e culturale.

Gruppo plastico
(carpentum con figura antropomorfa)
Terracotta
Ultimi decenni del IX - primi decenni
dell’VIII sec. a.C.
Da Gricignano di Aversa, Tomba LXII
Succivo (CE), Museo Archeologico
dell’Agro Atellano
© Ministero per i Beni e le attività Culturali
e per il Turismo
Polo Museale della Campania, Museo
Archeologico dell’Agro Atellano

Da Gricignano di Aversa, la sepoltura ad incinerazione LXII, proveniente dal Museo dell’Agro Atellano (Succivo), restituisce un importante corredo, in cui risalta un modello di calessino trainato da una coppia di cavalli aggiogati e condotto da una figura maschile; l’opera in terracotta (databile tra gli ultimi decenni del IX ed i primi decenni dell’VIII sec. a.C.) adotta il motivo figurativo del carpentum (calesse) per testimoniare il prestigio del defunto.

Ammirando i reperti ritrovati a Santa Maria Capua Vetere, è possibile ripercorrere il fenomeno di formazione, nella pianura campana, delle prime “città” degne di questo nome: la Tomba 1/2005 (in prestito dal Museo dell’Antica Capua e risalente al primo quarto del IX secolo a.C., monumentale sepoltura di un capo-guerriero rinvenuta nella necropoli del Nuovo Mattatoio), così come le Tombe 662 e 664 della necropoli Fornaci (seconda metà dell’VIII secolo a.C.), testimoniano una forma di osmosi culturale “ante litteram” con i Greci, da poco stabilitisi a Ischia e a Cuma.

Corredi come quelli capuani attestano la presenza nella regione dei “primi Etruschi” portatori della cosiddetta cultura villanoviana caratterizzata dall’adozione prevalente dell’incinerazione, con ossuario tendenzialmente biconico, decorato con motivi geometrici incisi a pettine.

Fibula da parata a grande disco
con molte spirali
Bronzo, lamina, decorazione a sbalzo, fusione
VIII sec. a.C.
Da Suessula, necropoli (Collezione Spinelli)
Napoli, Museo Archeologico Nazionale
© Ministero per i Beni e le attività Culturali
e per il Turismo
Museo Archeologico Nazionale, Napoli

Da Suessula, Acerra, in occasione della mostra, è stato restaurato e ricomposto un reperto proveniente dalla collezione Spinelli del MANN. Si tratta di un pendaglio pettorale in bronzo laminato con pendenti in bronzo fuso risalente all’VIII secolo a.C. e recante tre figure ornitomorfe e terminante con il caratteristico motivo della barca solare.

Il fenomeno definito dagli studiosi “orientalizzante”,sviluppatosi tra l’VIII e il VII secolo a.C., adotta nuovi modelli artistici e comportamentali ispirati alle mode dell’aristocrazia orientale e agli eroi omerici. Ne è testimone la tomba 104 Artiaco di Cuma scoperta nel 1902 da Gaetano Maglione e Giuseppe Pellegrini con reperti di straordinario valore appartenenti ad un ricco personaggio che ha inteso far proprio l’ethos eroico-omerico.

In stretto dialogo con questa preziosa testimonianza orientalizzante anche un prestito proveniente dal Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia: il corredo della tomba Bernardini di Palestrina (675-650 a.C.), uno dei più ricchi tesori che l’archeologia ci abbia mai restituito. Si tratta di un vero “manifesto” dell’arte orientalizzante, una tomba scoperta nel 1876 dai fratelli Bernardini nella necropoli dell’antica Praeneste, oggi Palestrina, la cui ricchezza è stata rimandata immediatamente ad un principe sepolto nel VII secolo a.C. con ori e argenti di manifattura etrusca e armi reali e da parata oltre ad oggetti tipici del banchetto.

Affibbiaglio
Oro
Inizio del secondo quarto del VII sec. a.C.
Da Palestrina, Tomba Bernardini
Roma, Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia
© Ministero per i Beni e le attività Culturali
e per il Turismo
Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia,
Archivio fotografico

La seconda sezione, improntata sulla ricerca prima antiquaria poi archeologica, presenta reperti delle collezioni del MANN. Tra questi spicca la raccolta Borgiana con il bronzetto dell’offerente dell’Elba di probabile produzione populoniese e databile a fine VI, inizio V a.C. e la cista Bianchini appartenuta al celebre mercante d’arte Francesco Ficoroni prima di entrare nella celebre raccolta del cardinale Borgia.

Cista
Bronzo, fusione delle parti plastiche, bulino,
cesello, martellatura
Fine del IV - inizi del III sec. a.C.
Dal territorio di Palestrina
Napoli, Museo Archeologico Nazionale
© Ministero per i Beni e le attività Culturali
e per il Turismo
Museo Archeologico Nazionale, Napoli

Da collezioni “minori” anche delle prime visioni in esposizione al MANN: due balsamari plastici a forma di cerbiatto accovacciato, provenienti dalla collezione Santangelo e databili al secondo quarto del VI secolo a.C.; un anello con scarabeo della stessa collezione e databile al IV a.C. con intagliato il suicidio di Aiace; una coppia di orecchini a bauletto della seconda metà del VI. Chiude l’esposizione lo splendido carrello incensiere in lamina di bronzo della fine dell’età del ferro.

etruschi al MANN
Anello con scarabeo
Oro, corniola, lamina, intaglio
Inizi del IV sec. a.C.
Da Cuma? (Collezione Stevens)
Napoli, Museo Archeologico Nazionale
© Ministero per i Beni e le attività Culturali
e per il Turismo
Museo Archeologico Nazionale, Napoli

Ad accompagnare questo ricco percorso anche un catalogo edito da Electa curato da Valentino Nizzo che mira a restituire al pubblico un’idea, da un lato, delle testimonianze lasciate dagli Etruschi in Campania (I parte) e, dall’altro, di come la riscoperta del passato etrusco della regione e del suo rapporto dialettico con la Magna Grecia abbiano appassionato sin dal tardo Rinascimento generazioni di intellettuali, incoraggiandoli a sviluppare nuovi metodi di indagine per svelare un enigma storico profondamente radicato nell’identità culturale del Mezzogiorno e che solo al principio del XX secolo l’archeologia avrebbe risolto, dando finalmente un volto e una consistenza alla potenza etrusca (II parte).

etruschi al MANN
Urna Terracotta, cassa lavorata a stampo, coperchio lavorato a stampo e a stecca, abbondanti resti di scialbatura, tracce di sovradipintura Seconda meta del II - prima meta del I sec. a.C. Da Chiusi? Napoli, Museo Archeologico Nazionale © Ministero per i Beni e le attività Culturali e per il Turismo Museo Archeologico Nazionale, Napoli

Gli Etruschi al MANN tornano per restare. Non solo con una mostra raffinata e dall’altissimo rigore scientifico, ma con l’annuncio dell’allestimento permanente che restituirà alla fruizione del pubblico un altro fondamentale pezzo della storia del nostro Museo, ‘casa’ dei tesori di Pompei ed Ercolano, così come custode di eredità molto più antiche. Museo della capitale di un Regno, l’Archeologico di Napoli vanta, infatti, collezioni sterminate derivate sia da scavi che da acquisizioni come, ad esempio, quella del bronzetto dell’Elba, reperto più antico ritrovato sull’isola toscana. Ma, soprattutto, nei nostri depositi c’è la testimonianza di una Campania centrale nel Mediterraneo e da sempre coacervo di popoli: Greci, Etruschi e Italici, a conferma che la ricchezza della cultura del Meridione sta nella diversità e nella contaminazione. Per comprendere in pieno gli Etruschi, oggi bisogna quindi volgersi anche al Sud e al patrimonio del MANN, dove duecento pezzi, praticamente inediti, splendono di nuova luce grazie allo straordinario lavoro del Laboratorio di Restauro del Museo. Un traguardo che mi riempie, come etruscologo, di personale soddisfazione, e che è occasione per ricordare la figura del celebre archeologo Marcello Venuti, nel 1727 fondatore dell’Accademia Etrusca e, poi, tra gli scopritori di Ercolano”, dichiara il Direttore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, Paolo Giulierini.

etruschi al MANN
Coppia di orecchini
Oro, lamina, applicazioni a stampo, filigrana
(produzione dell’Etruria meridionale)
Seconda meta del VI sec. a.C.
Provenienza ignota
Napoli, Museo Archeologico Nazionale
© Ministero per i Beni e le attività Culturali
e per il Turismo
Museo Archeologico Nazionale, Napoli

Scavare negli sterminati depositi del MANN è sempre un privilegio unico. Farlo per ‘andare a caccia di Etruschi’ lo ha reso ancora più avvincente. Da un lato perché si è così potuto delineare un rigoroso percorso storico-archeologico volto a ricostituire la trama di relazioni che caratterizzò la plurisecolare presenza degli Etruschi in Campania. Dall’altro perché l’approfondimento delle vicende antiquarie e collezionistiche legate alla riscoperta dell’importanza del loro dominio nella regione ha offerto una prospettiva per molti versi inedita sull’evoluzione della disciplina archeologica e sul contributo dato ad essa da generazioni di studiosi che, da Camillo Pellegrino a Giovanni Patroni, passando attraverso nomi del calibro di Giovan Battista Vico, Alessio Simmaco Mazzocchi, Johann Joachim Winckelmann, Pietro Vivenzio, Eduard Gerhard, Raffaele Garrucci, Theodor Mommsen, Giuseppe Fiorelli, Julius Beloch, si sono confrontati con questo presunto enigma, fino ad arrivare alla sua definitiva soluzione, al principio del ‘900, quando il reperto più prezioso, la Tegola di Capua, aveva ormai irreparabilmente lasciato il nostro Paese alla volta di Berlino”, commenta Valentino Nizzo, Direttore del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia.

"Gli Etruschi e il MANN" al Museo Archeologico di Napoli fino al 31 maggio 2021.


La mostra "Thalassa" in proroga al MANN sino al 31 agosto

Thalassa, il viaggio continua: la mostra sulle meraviglie sommerse dal Mediterraneo, in programma al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, sarà prorogata sino al prossimo 31 agosto.

Nel Salone della Meridiana si potranno ammirare non soltanto i reperti provenienti da importanti scavi subacquei nel Mediterraneo, ma anche opere che raccontano le suggestioni esercitate dal Mare nostrum sull'iconografia antica; il prestito, da parte della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Napoli, di un'ancora (II sec. a.C.), un remo ed un albero (età imperiale) di un'imbarcazione, rappresenta un suggestivo completamento dell'esposizione. ​

Non solo una mostra, che costituirà, con "Gli Etruschi e il MANN", un punto di forza nella programmazione culturale estiva dell'Archeologico, ma anche un importante progetto di ricerca, proiettato verso il prossimo futuro: mercoledì 1° luglio (ore 12), in diretta Facebook dal Salone della Meridiana, i curatori dell'exhibit Paolo Giulierini, Salvatore Agizza, Luigi Fozzati e Valeria Li Vigni, presenteranno il volume "Thalassa, meraviglie sommerse dal Mediterraneo. Saggi" (Electa Editore); all'incontro, interverranno anche Cherubino Gambardella e Simona Ottieri (responsabili allestimento della mostra).

Parallelamente al volume, l'evento sarà anche l'occasione per il lancio del trailer del documentario dedicato all'esposizione: il documentario è diretto da Antonio Longo e scritto dallo stesso Longo con Salvatore Agizza.

Un mare di idee per una mostra che ha creato rete tra istituzioni; Thalassa ha ottenuto il patrocinio morale di: Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Regione Campania, Comune di Napoli ed Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno centrale (Napoli-Salerno-Castellammare di Stabia), Università degli Studi di Salerno, Università “L’Orientale” ed Università Suor Orsola Benincasa di Napoli.

L’esposizione è stata realizzata anche in collaborazione con la Scuola Archeologica di Atene, l’Università degli Studi di Bari, l’Università “Parthenope”, ENEA ed INGV. 


Etruschi e il MANN. Una mostra imperdibile sulla storia etrusca della Campania

C'è attesa per la nuova mostra al Museo Archeologico di Napoli dedicata agli Etruschi. Rimandata a causa dell'emergenza sanitaria che ha visto la chiusura di siti e musei italiani, la mostra "Etruschi e il MANN aprirà finalmente i battenti al Museo Archeologico di Napoli il 12 giugno 2020 ( l'inaugurazione era prevista per il 17 marzo) e sarà un’occasione imperdibile per approfondire la storia etrusca della regione e di alcuni centri fortemente influenzati da questo antico popolo. L’esposizione, che abbraccerà un arco cronologico ampio che va dal X al IV secolo a.C. indagherà sulla scoperta e sulla storia di una Etruria Campana, idea che fino alla fine dell’Ottocento, pur attestata da molteplici fonti letterarie è stata rifiutata fino a quando l’archeologia ha mostrato interessanti dati anche sulla fondazione etrusca di Pompei.

Statuetta di offerente togato
Napoli, Museo Archeologico Nazionale
Inv. 5534
Bronzo
Alt. cm 24
600 a.C. ca.
Dall’isola d’Elba (collezioni borboniche)

Alla fine dell’VIII secolo, la Campania era abitata da genti di provenienza diversa che si differenziavano dal punto di vista dell’ethnos, della lingua e per cultura. Tre erano i grandi gruppi linguistici: una lingua italica, l’osco e due lingue straniere: greco ed etrusco. Le relazioni tra comunità favorirono la creazione di culture ibride ma contribuirono anche all’inasprirsi dei conflitti armati per il possesso di terre ed il controllo del mare. Intorno al 700 a.C. in quell’epoca definita orientalizzante per i continui scambi con i porti del Mediterraneo orientale, i principali centri della costa tirrenica erano controllati da potenti èlite aristocratiche che si facevano realizzare tombe sfarzose secondo una moda diffusa tanto in Etruria quanto nei centri campani etruschizzati di Capua e Pontecagnano.

Stamnos a figure rosse
Napoli, Museo Archeologico Nazionale
Inv. 81884
Ceramica a figure rosse
Alt. cm 36; diam. orlo cm 21
IV sec. a.C.
Da Ruvo (acquisto Gargiulo)

Nel VII secolo, la Campania, grazie alla maggiore richiesta di vino, olio e prodotti di lusso da parte dell’èlite occidentale, si ritrovò inserita sulle rotte del commercio arcaico. La costa si riempì di insediamenti che si trovavano lungo le rotte e prendevano parte ai vari commerci. Sull’isola di Ischia, precisamente nel villaggio di Punta Chiarito, diverse erano le coltivazioni di vino e qui arrivavano prodotti greci, campani ed etruschi in senso stretto.

Le famiglie aristocratiche continuavano a farsi seppellire in modo misto e la fine del secolo vide fiorire anche la nascita di una nuova èlite media che si sviluppò tanto nei centri etruschi di Capua e Pontecagnano che a Cales nel nord della Campania e a Stabiae nella valle del Sarno. La cultura materiale si standardizza. Nascono botteghe di qualità ordinaria che producono bucchero nero etrusco e ceramica etrusco-corinzia di imitazione. Questo è il contesto in cui Pompei si trova e questo è il contesto in cui altre città vengono fondate pressappoco contemporaneamente.

Etruschi MANN
Oinochoe in bucchero pesante
Napoli, Museo Archeologico Nazionale
Inv. 114275
Ceramica in bucchero
Alt. cm 36; diam. bocca cm 17
Seconda metà del VI sec. a.C.
Da Chiusi (?), acquisto Scognamiglio

Il percorso espositivo, pensato dall’archeologo Valentino Nizzo e promosso dal MANN in collaborazione con Electa, si articolerà in due sezioni. Un focus archeologico sugli Etruschi in Campania in cui sarà approfondita la documentazione relativa alla presenza degli Etruschi nella regione, dal I millennio fino al processo di sannitizzazione del territorio quando dopo le sconfitte di Cuma tra VI e V secolo a.C. il potere  etrusco sul Mediterraneo tramonterà con la nascita di nuovi e più complessi sistemi all’orizzonte.

La seconda sezione, invece, valorizzerà i materiali etruschi presenti al Museo, esterni al territorio campano, ma acquisiti sul mercato collezionistico dal MANN in varie fasi della sua storia. Accanto ad oggetti anche volumi e documenti d’epoca che illustreranno l’evoluzione del pensiero scientifico nel corso del Settecento e fino al Novecento, assieme ai protagonisti che hanno contribuito alla riscoperta di un passato etrusco della Campania.

Etruschi MANN
Carrello cultuale in bronzo
Napoli, Museo Archeologico Nazionale
Senza inv.
Bronzo laminato e fuso
Carrello: alt. (senza coperchio) cm 19,5; diam. ruote cm 5,3 (anteriori) e cm 5,7 (posteriori); bacile: alt. cm 8; diam. orlo cm 12
Fine dell’VIII - inizi del VII sec. a.C.
Provenienza sconosciuta

Ad arricchire l’esposizione un gruppo di materiali dal Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia. L’intero corredo della Tomba Bernardini da Palestrina (675 – 650 a.C.), una delle più importanti e ricche tombe del periodo orientalizzante, epoca di fruttuosi scambi e commerci di lusso nella grande culla del Mediterraneo antico. Un confronto nasce anche con la tomba Artiaco 104, occasionalmente in mostra, in cui il defunto di Cuma, principe tirrenico – orientalizzante rappresenta un caso simbolo per questo periodo ricco. I suoi resti furono deposti in un calderone in argento come gli eroi omerici dell’Iliade: “Mangiava e beveva come un greco, portava abiti e armi etruschi e si comportava da re orientale”.

Seicento i reperti che saranno presentati al pubblico e almeno duecento opere esposte per la prima volta dopo un’attenta campagna di studio e restauro ma soprattutto occasione per addetti ai lavori e non di conoscere la potente storia degli Etruschi e il territorio di loro pertinenza che si estendeva dall’Etruria padana fino a Pontecagnano.

 

Etruschi e il MANN: foto courtesy Uffici Stampa Electa e MANN