Villa dei Papiri

La Villa dei Papiri. Una residenza antica e la sua biblioteca

La Villa dei Papiri di Ercolano, a partire dalla sua scoperta a metà del Settecento, ha da sempre affascinato filologi, archeologi, storici e, in generale, tutti gli amanti del mondo antico. Non stupisce, dunque, l’ingente numero di pubblicazioni rivolte all’uno o all’altro aspetto della Villa, anche se fino ad ora nel panorama italiano mancava un libro che raccontasse in modo aggiornato la storia di quest’edificio. E proprio questo è l’obiettivo che si propone il recente volume La Villa dei Papiri. Una residenza antica e la sua biblioteca, dedicato al filologo e papirologo Marcello Gigante. Scritto a quattro mani da Francesca Longo Auricchio, Giovanni Indelli, Giovanna Leone e Gianluca del Mastro, questo saggio vuole infatti ripercorrere le vicende riguardanti la Villa dal suo rinvenimento fino alle più recenti scoperte archeologiche, fornendo uno strumento aggiornato sugli studi relativi alla Villa dei Papiri.

La Villa dei Papiri. Una residenza antica e la sua biblioteca
La copertina del saggio La Villa dei Papiri. Una residenza antica e la sua biblioteca, di Francesca Longo Auricchio, Giovanni Indelli, Giuliana Leone, Gianluca Del Mastro, pubblicato da Carocci Editore (2020) nella collana Frecce (290)

Sin dal primo capitolo si può notare la connotazione storico-archeologica del volume, con riferimenti alle diverse scoperte compiute a Ercolano soprattutto a partire dal 1738 con gli scavi borbonici. Un anno particolarmente importante fu il 1750, quando si iniziò a portare alla luce la Villa dei Papiri e, con essa, un ingente numero di statue e papiri carbonizzati. Nel ripercorrere le vicende storiche riguardanti la Villa si riportano numerosi documenti dell'epoca, dalle descrizioni degli ambienti portati alla luce durante le campagne di scavo alle riflessioni espresse da chi si trovava davanti un papiro carbonizzato. Possiamo dunque percepire, anche a molti anni di distanza, l'emozione che potevano suscitare la Villa e i suoi tesori durante queste scoperte, nonché l'entusiasmo degli intellettuali del tempo che speravano di rinvenire testi latini e greci ancora sconosciuti.

Ercolano. Foto di Giulia Freni

L’aspetto più affascinante legato alla Villa dei Papiri è sicuramente il ritrovamento dei papiri carbonizzati che dovevano far parte della biblioteca dell’edificio, come si mostra nel secondo capitolo del volume. La data canonica della scoperta è il 19 ottobre 1752, ma in pochi anni riaffiorarono molti papiri e iniziarono i primi difficili tentativi di svolgimento. Il metodo più efficace risultò la macchina di Antonio Piaggio, che ha permesso di leggere molti dei rotoli che conosciamo oggi, ma è solo negli ultimi anni che sono stati fatti grandi passi avanti con la tecnica a raggi X e con la tomografia a contrasto di fase. Si pensa che questa sia la strada giusta per gli studi futuri sulla papirologia ercolanese, con l'intreccio tra diverse discipline e tecnologie che un domani potrebbe permettere di leggere anche i papiri più difficili da aprire.

Come già espresso nel primo capitolo, anche nel terzo si ribadisce l'entusiasmo della scoperta della Villa dei Papiri e, soprattutto, dei papiri carbonizzati. Come testimonianza si riportano nuovamente vari documenti storici che mostrano il forte interesse degli intellettuali del tempo, primo tra tutti Johann Joachim Winckelmann, che compì frequenti soggiorni in Campania per vedere i rotoli con i propri occhi. Partendo dalla reazione davvero positiva a queste scoperte, si ripercorre quindi la storia della pubblicazione dei testi contenuti nei papiri ercolanesi, alla quale furono preposte la Reale Accademia Ercolanese e l'Officina dei Papiri Ercolanesi.

Tra il 1793 e il 1855 furono editi gli undici volumi dell’Herculanensium Voluminum quae supersunt. Collectio Prior; dal 1862 vide la luce la Collectio Altera e dalla fine del XIX secolo comparvero anche le prime pubblicazioni per la Bibliotheca Teubneriana. Insomma, possiamo riconoscere come l'interesse dimostrato per la Villa e i suoi papiri non sia circoscritto solo al momento della loro scoperta, ma sia anche cresciuto nel corso degli anni. Tuttavia, per l’annessione dell’Officina al Museo nazionale di Napoli, iniziò una fase di decadenza e della Collectio Tertia fu edito un solo volume.

Le cose cambiarono nel 1969, quando Marcello Gigante fondò il Centro internazionale per lo studio dei papiri ercolanesi e da allora la Villa dei Papiri ha riconquistato l'interesse di un tempo, o forse anche maggiore: questo è evidente non solo dalle nuove edizioni critiche pubblicate, ma anche dalle varie campagne di scavo e dai contributi offerti dalle più recenti tecnologie. In questo senso, si pone ancora una volta l'accento sull'interdisciplinarietà e la volontà di sfruttare gli apporti degli studiosi di vari ambiti, sicuramente un elemento importante da considerare per dedicarsi alla ricerca in modo completo e all'avanguardia.

Papiro di Ercolano carbonizzato. Foto di Paz estrada, CC BY-SA 4.0

Oltre alle questioni legate allo svolgimento dei rotoli, due aspetti che hanno suscitato molto interesse sono anche il loro aspetto esteriore e il loro contenuto, ai quali sono dedicati rispettivamente il quarto e il quinto capitolo del libro. Da un lato si illustrano dunque le caratteristiche formali dei papiri ercolanesi, con osservazioni circa le loro dimensioni e la disposizione del testo; dall'altro si ripercorrono gli autori di cui sono state identificate le opere, per lo più testi riconducibili alla filosofia epicurea, che sarebbero giunti a Ercolano grazie a Filodemo di Gadara (non mancano, comunque, tra i papiri ercolanesi anche opere stoiche, epiche, storiche, nonché un gran numero di scritti non ancora attribuiti).

Questi due capitoli del volume, trattando dell'aspetto esteriore e del contenuto dei rotoli, possono essere considerati complementari, dal momento che racchiudono due elementi imprescindibili per lo studio dei papiri di Ercolano, e in generale di qualunque testo antico: paleografia e filologia, due aspetti che si intrecciano a vicenda, permettendoci di conoscere e apprezzare in modo critico i testi che dall'antichità hanno attraversato molti secoli giungendo fino a noi.

letteratura greca
Immagine di Giacomo Castrucci dal libro: Tesoro letterario di Ercolano, ossia, la reale officina dei papiri ercolanesi, Stamperia e cartiere del Fibreno, Napoli, 1858, p. 27, in pubblico dominio

Il capitolo successivo tratta di uno degli aspetti più controversi della Villa dei Papiri, l’identità del suo proprietario: si passano dunque in rassegna varie teorie a riguardo, anche se oggi si tende a ricollegare la Villa dei Papiri a Lucio Calpurnio Pisone Cesonino oppure a suo figlio Lucio Calpurnio Pisone Cesonino Pontefice. Infine, il volume si conclude con un capitolo interamente dedicato alle nuove prospettive per lo studio dei testi ercolanesi, rivolgendo nuovamente l'attenzione alla collaborazione tra diversi campi del sapere per lo svolgimento e la lettura dei rotoli e ricordando le principali banche dati realizzate negli ultimi anni.

Dopo aver ripercorso il contenuto dei vari capitoli che compongono il volume La Villa dei Papiri. Una residenza antica e la sua biblioteca, si possono trarre alcune riflessioni conclusive. Come si è cercato di mettere in luce, si tratta di un libro completo e accurato, con numerosi riferimenti bibliografici che permettono ai più e ai meno esperti di comprendere la storia archeologica della Villa dei Papiri. Gli autori hanno pertanto seguito un percorso che parte dagli scavi borbonici ed arriva alle scoperte più recenti o, per meglio dire, è addirittura proiettato nel futuro, come emerge più volte. Se tuttavia da un lato si guarda agli sviluppi futuri della papirologia ercolanese, dall'altro i documenti storici citati nei vari capitoli rappresentano le radici dalle quali far progredire la ricerca sulla Villa dei Papiri. Passato e futuro vengono quindi a intersecarsi, avendo in comune l'interesse della comunità scientifica nei confronti della Villa e dei suoi segreti. E tutto quello che possiamo sperare è che in futuro si prosegua su questa linea, con la passione e l’entusiasmo espresso da Marcello Gigante e dai suoi allievi.


Papyri Graecae Magicae

Papyri Graecae Magicae: una fonte importante per lo studio della magia greco-egizia

Una tra le più importanti raccolte di testi papiracei antichi è sicuramente quella dei Papyri Graecae Magicae, edita da Karl Preisendanz tra il 1928 e il 1931 e tradotta in inglese da Hans Dieter Betz nel 1986. Tali papiri sono definiti greci perché scritti in κοινή e magici perché sono un’importante testimonianza su rituali, credenze e culti dell’Egitto dall’II secolo a.C. al VI d.C. Tra le varie collezioni dei Papyri Graecae Magicae si ricorda quella Anastasi, dal cognome di Jean d’Anastasi, rappresentante diplomatico alla corte di Alessandria che avrebbe acquistato a Tebe alcuni papiri e li avrebbe poi rivenduti a biblioteche quali il British Museum di Londra, la Bibliothèque Nationale e il Louvre di Parigi, lo Staatliche Museen di Berlino e molte altre. Forse non sapremo mai chi ha messo insieme la collezione Anastasi, ma è interessante il fatto che in Egitto sono spesso attestate personalità che si dedicavano allo studio della magia come il Principe Khamwas, figlio di Ramses II, che sarebbe venuto a sapere dell’esistenza di un libro scritto dal dio Thot e lo avrebbe trovato nella tomba del principe Naneferkaptah.

I Papyri Graecae Magicae comprendono incantesimi, formule e inni nei quali, accanto alle divinità egiziane, si trovano quelle tipiche del pantheon greco come Zeus, Apollo, Afrodite, connotate come esseri ora benevoli e ora demonici. Si ricordano dunque papiri come il PGM, VII, 215-218 (si tratta del P. Lond. 121), in cui si fa riferimento a una stele di Afrodite per avere amicizia, favore e successo, ma al contempo ce ne sono altri come il PGM, XII, 144-152 (P. Lugd. Bat. J 384 (V), in cui ci si rivolge a Horus, figlio di Osiride ed Iside, per sognare quello che si desidera. In molti testi, inoltre possiamo trovare i cosiddetti ὀνόματα βαρβάρα, espressioni egiziane che in greco sono apparentemente prive di senso ma che potrebbero avere significati nascosti. Tutto questo fa emergere un certo sincretismo tra cultura greca ed egiziana, dovuto anche ai sempre maggiori insediamenti greci in Egitto a partire dal II secolo a.C.: si pensi anche ai Papiri di Ossirinco, che permettono di conoscere molti aspetti della vita quotidiana dell’Egitto di età ellenistica.

Papiro di Ossirinco 246, presso la Cambridge University Library, Cambridge. Foto da Bernard P. Grenfell, Arthur S. Hunt, The Oxyrhynchus Papyri Part II (1898), London: Egypt Exploration Fund, pp. 195–197, in pubblico dominio

Tra i Papyri Graecae Magicae, allo stesso tempo, possiamo trovare ricette magico-mediche che prevedono l’impiego di sostanze vegetali, animali e minerali per ottenere un determinato scopo: ricevere oracoli o sogni, allontanare demoni, curare affezioni umane, attirare la persona amata. Lynn R. LiDonnici ha proposto una classificazione di questi testi, distinguendo in particolare quelli che prevedono l’uso di piante medicinali, quelli che danno suggerimenti sulla raccolta e preparazione delle sostanze, quelli associati ai rituali nei templi o sugli altari e infine quelli che includono ingredienti esotici.

Papyri Graecae Magicae
Uno dei papiri magici con un incantesimo d'amore, dalla Biblioteca Nazionale di Strasburgo, BNUS inv. 1167. Foto di Pierre Tribhou, in pubblico dominio

Spesso gli elementi naturali utilizzati nei rituali descritti erano adoperati anche per realizzare amuleti, che servivano agli stessi scopi citati sopra. Per esempio, il PGM, IV, 2622-2707 comprende un incantesimo rivolto alla Luna da recitare in primo luogo per calunniare qualcuno, ma adatto anche per inviare sogni o visioni, per provocare debolezza e, se recitato al contrario, per allontanare i nemici; ai vv. 2626-2635, in particolare, si illustra come realizzare un amuleto di protezione, incidendo l’effigie di Ecate in un magnete a forma di cuore.

Allo stesso tempo le sostanze naturali potevano essere inserite all’interno delle statue degli dei o impiegate per la loro realizzazione, con procedimenti analoghi a quelli teurgici della τελεστική: nel PGM, VII, 756-794 Mene, dea lunare, è invocata recitando i segni e i simboli che le appartenevano, tra i quali anche un elenco di animali; secondo il PGM, XII, 14-95 per animare un’immagine in cera di Eros si dovevano offrire al dio varie prelibatezze e strangolare sette uccelli, mettendoli poi sull’altare con delle piante aromatiche. Oltre alle statue divine, nei Papyri Graecae Magicae vi sono esempi di immagini di persone o animali che erano animate per determinati scopi: nel PGM, IV, 2373-2440, nell’ambito di un rito per avere successo negli affari, si fa riferimento a un uomo di cera rappresentato come un supplice e con una borsa nella mano sinistra; nel PGM, IV, 2943-2966 troviamo un incantesimo di attrazione che prevede la realizzazione dell’effigie di un cane, nelle cui cavità oculari sono inseriti gli occhi di un pipistrello.

Sarebbero molti i Papyri Graecae Magicae degni di essere citati, perché mettono in luce non solo le pratiche magiche greco-egizie, ma anche i punti di contatto e le differenze tra queste due importanti civiltà del mondo antico. Indipendentemente dall’ambito magico, come si è visto, vi sono infatti elementi che consentono di scoprire gli aspetti dell’una e dell’altra cultura che si intrecciano a vicenda creando un perfetto sincretismo linguistico, religioso e, nuovamente, culturale. È quindi importante, oggi più che mai, riconoscere l’importanza di questi testi e valutarli come exemplum: per dirla con Clifford Geertz, riflettere sulla bellezza della diversità è qualcosa che ci arricchisce interiormente, oggi come nell’antichità.

Seth nel papiro AMS 75, 300-350 d. C. Foto Rijksmuseum van Oudheden, CC BY 3.0

Bibliografia

A.A. V.V. 1898- = A.A. V.V. (a cura di), The Oxyrhynchus Papyri, 84 voll., London 1898-.

Betz 1986 = H.D. Betz (a cura di), The Greek Magical Papyri in translation, Chicago 1986.

Björklund 2015 = H. Björklund, Invocations and Offerings as Structural Elements in the Love Spells in Papyri Graecae Magicae, in Journal for Late Antique Religion and Culture, vol. IX, 2015, pp. 29-47.

Calvo Martínez 2010 = J.L. Calvo Martínez, Himno sincrético a Mene-Hécate (PGM IV 2522-2567), in MHNH: revista internacional de investigación sobre magía y astrología antiguas, vol. X, 2010, pp. 219-238.

Eitrem 1942 = S. Eitrem, La théurgie chez les néoplatoniciens et dans les papyrus magiques, in Symbolae Osloenses, vol. XXII, 1942, pp. 49-79.

LiDonnici 2001 = L.R. LiDonnici, Single-Stemmed Wormwood, Pinecones and Myrrh: Expense and Availability of Recipe Ingredients in the Greek Magical Papyri, in Kernos. Revue internationale et pluridisciplinaire de religion grecque antique, Liège 2001, pp. 61-91.

Preisendanz 1928-1931 = K. Preisendanz (a cura di), Papyri Graecae Magicae, 2 voll., Stuttgart 1928-1931.

Zografou 2008 = A. Zografou, Prescriptions sacrificielles dans les papyri magiques, in V. Meil, P. Brulé (a cura di), Le sacrifice antique. Vestiges, procédures et stratégies, Rennes 2008, pp. 187-203.


L’inchiostro metallico era già usato nei papiri greci del III sec. a.C.

L’inchiostro metallico era già usato nei papiri greci del III sec. a.C.

Un team scientifico internazionale annuncia un’eclatante «scoperta» sui papiri ercolanesi che retrodata l’uso di inchiostro metallico al I sec. a.C. ma già precedenti analisi  pubblicate nel 1990 ne avevano attestato l’impiego in papiri del III sec. a.C.

P. Syrac. 534, papiro greco del II sec. a.C., conservato nel Museo del Papiro “Corrado Basile”. Particolare.
P. Syrac. 534, papiro greco del II sec. a.C., conservato nel Museo del Papiro “Corrado Basile”. Particolare.

Recentemente è stata divulgata la notizia che un gruppo di ricerca internazionale, che sta conducendo un progetto sui papiri ercolanesi, ha scoperto che «l’inchiostro metallico era usato diversi secoli prima di quanto si ritenesse in precedenza», affermando tra l’altro che «finora si pensava che prima del IV-V secolo d.C. il metallo non fosse presente nell’inchiostro dei papiri greco-romani», spingendo «a un livello mai raggiunto la nostra conoscenza degli inchiostri del periodo classico dell’antichità …». La ‘scoperta’ è stata divulgata con grande clamore attraverso i mezzi di comunicazione, conferenze varie ed è stata inoltre pubblicata nel 2016 in Proceedings of the National Academy of Science.

P. Syrac. 235, papiro demotico del III-II sec. a.C., conservato nel Museo del Papiro “Corrado Basile”. Particolare.
P. Syrac. 235, papiro demotico del III-II sec. a.C., conservato nel Museo del Papiro “Corrado Basile”. Particolare.

Questa eclatante ‘scoperta’ annunciata dal team di ricerca internazionale è, a mio avviso, una ‘non scoperta’: non retrodata affatto l’uso dell’inchiostro metallico di quattro secoli, fissandolo al I sec. a.C., in quanto già nel 1990 era stata individuata la presenza di metalli in papiri greci del III sec. a.C. Infatti, già nel 1990 sono stati pubblicati, nella rivista Revue d’Égyptologie, i risultati di interessanti analisi condotte per accertare il tipo di inchiostro usato nei testi greci e demotici datati al 252-98 a.C. della collezione del Musée du Louvre, impiegando il metodo di analisi non distruttivo PIXE. Le analisi hanno determinato che i testi demotici erano scritti con inchiostro al carbone e che tutti i testi greci, tranne uno, erano scritti con inchiostro metallico, con percentuali varianti di rame, piombo, ferro, zinco ecc. Ed ancora, in un altro studio sugli inchiostri nei papiri del Louvre, apparso sempre nel 1990, è stato evidenziato che, «per quanto riguarda gli inchiostri contenenti metalli, la varietà della loro composizione è stata sorprendente … Abbiamo trovato altri metalli … in particolare zinco e piombo, talvolta in quantità impressionante …». Pertanto, sorprende l’affermazione del team internazionale di ricerca, ancor di più se si considera che i risultati delle analisi condotte oltre venticinque anni addietro, che – ripeto - hanno portato ad individuare la presenza di metalli negli inchiostri di papiri del III sec. a.C., sono noti e sono stati anche citati, tra i tanti nel volume Ancient Egyptian Materials and Technology nel 2000 ed anche da me nella seconda edizione del volume I papiri carbonizzati di Ercolano, pubblicato nel 2015.

D’altronde, come si ricorderà, lo scorso anno il team internazionale aveva diffuso anche un’altra notizia, pubblicata tra l’altro in Nature Communications nel 2015, riguardante l’individuazione di una tecnica non invasiva che avrebbe consentito la lettura dei testi ercolanesi senza la necessità di srotolare i papiri, basandosi soprattutto sul fatto che l’inchiostro utilizzato era a base di carbone. Non tutti i papiri ercolanesi, però, possono essere stati scritti con inchiostri ottenuti dai pigmenti nero fumo o carbone di legna polverizzato, come ho già scritto in proposito nella mia pubblicazione del 2015 sopracitata, nella quale sono citati anche i sorprendenti e già noti risultati analitici condotti sul gruppo di papiri greci e demotici datati dal III al I sec. a.C. e pubblicati nel 1990, che attestavano l’impiego di inchiostro metallico. Inoltre, per quanto riguarda i papiri ercolanesi - ma vale anche per i papiri di tutte le epoche – a mio avviso è illusorio pensare di individuare la «ricetta precisa» (così era stata presentata) dell’inchiostro a base di carbone usato nei papiri ercolanesi e ciò per una serie di ragioni. È noto che, trattandosi di una preparazione artigianale, sia la procedura di fabbricazione degli inchiostri sia le proporzioni dei componenti erano variabili; pertanto i risultati della ricerca resterebbero limitati al singolo papiro esaminato.

Com'è noto, l'uso dell'inchiostro metallico era associato all'utilizzo della penna di canna e l'inchiostro al carbone alla penna di giunco.

Per riassumere, lo scorso anno abbiamo assistito alla scoperta di inchiostro al carbone nei papiri ercolanesi a seguito di analisi su due campioni papiracei; quest’anno, dopo l’uscita della mia pubblicazione del 2015 (ma sarà pura coincidenza), viene annunciata la scoperta della presenza di metalli negli inchiostri, a seguito di analisi eseguite (pare) sempre sugli stessi campioni.

Voglio ricordare, infine, che nelle ricerche pubblicate dal team internazionale si fa riferimento anche alla temperatura di 320 °C subita dai papiri ercolanesi, senza citare che tale valore era già stato da me determinato e pubblicato (una prima sintesi pubblicata nel 1991, poi la pubblicazione I papiri carbonizzati di Ercolano del 1994 con la seconda edizione del 2015, ed ancora altri articoli).

Oggi, assistiamo ad annunci eclatanti di scoperte, frutto di collaborazioni internazionali (CNR italiano, CNR francese, Università di Grenoble, Università di Gand, Belgio, ecc.), «che dischiudono nuove prospettive di ricerca in ambito archeologico», ignorando quanto altri hanno fatto in precedenza.

Siracusa, 19 giugno 2016

Corrado Basile

Fondatore del Museo del Papiro

Museo del Papiro “Corrado Basile”
Istituto Internazionale del Papiro
ex convento di Sant'Agostino in Ortigia
Via Nizza n. 14 - 96100 Siracusa
Tel./Fax 0931 22100
www.museodelpapiro.it


Inchiostro metallico nei papiri di Ercolano

25 Marzo 2016
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L'eruzione del Vesuvio del 79 d. C. ha coperto e preservato pure i papiri appartenenti all’unica biblioteca dell’antichità a conservarsi integralmente fino ad oggi, ad Ercolano (Herculaneum). Recentemente è stato pure possibile leggere alcune parole da questi papiri carbonizzati, senza srotolare i delicatissimi reperti.
Un'altra scoperta recente riguarda l'utilizzo del piombo nell'inchiostro utilizzato per la scrittura nei manoscritti greci e romani. Fino a poco tempo fa si riteneva che quell'inchiostro fosse invece prodotto col carbonio, e che il metallo fu utilizzato maggiormente solo a partire dal quarto secolo d. C.
Un nuovo studio, pubblicato su Nature: Scientific Reports, si è spinto ora a formulare ipotesi sull'origine e lo stato del piombo in quei papiri. In particolare, si è scoperto inchiostro metallico in due frammenti dei papiri della biblioteca ritrovata ad Ercolano. Ciò modifica la nostra conoscenza della storia della scrittura e spinge indietro di alcuni secoli l'introduzione dei metalli nell'inchiostro.
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Vita quotidiana in due papiri dall'Università della Columbia Britannica

6 Luglio 2015
Due antichi papiri egizi ci parlano della vita quotidiana nell'Antico Egitto: uno è semplicemente un promemoria per un'invito a cena, l'altro vede come protagonista un figlio che augura buona salute alla madre, le dice che la pensa ogni giorno e le chiede di visitarlo.
I papiri sono scritti in Greco e datano a 1800 anni fa, al periodo della presenza romana in Egitto. Sono stati digitalizzati dalla University of British Columbia, e sono visibili ad alta risoluzione qui.
Link: The University of British Columbia


Egitto: una collana di alloro dei poeti per i postumi della sbornia

22 Aprile 2015
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Un papiro greco ritrovato in Egitto a Oxhyrinchus e recentemente pubblicato, propone la creazione di una collana di foglie di Ruscus Racemosus L. (noto all'estero come alloro dei poeti, o alloro d'Alessandria) da appendere al collo, come cura per i postumi di una sbornia. Questo secondo la traduzione di Marguerite Hirt dell'Università di Cambridge.
Link: Egypt Exploration SocietyLive Science; Archaeology News Network via Archaiologia.gr
Esemplare di Danae racemosa nel J. C. Raulston Arboretum (North Carolina State University), 4415 Beryl Road, Raleigh, North Carolina, USA. Foto da WikipediaPubblico Dominio, di e caricata da Daderot.
 


I nuovi poemi di Saffo, sviluppi a un anno dalla scoperta

23 Gennaio 2015
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Segnaliamo un lungo articolo comparso su Live Science, riguardante una delle scoperte più importanti dell'anno scorso: il ritrovamento le due sezioni di due poemi precedentemente non noti di Saffo (uno sui suoi fratelli e l'altro su un amore non corrisposto).
La scoperta, annunciata da Dirk Obbink, papirologo all'Università di Oxford, è stata vista quasi come un miracolo da parte di non pochi studiosi. Non è tuttavia mancato lo scetticismo, riguardo la provenienza dei frammenti e l'autenticità degli stessi.
Per Obbink la storia del papiro sarebbe perfettamente legittima (il testo della presentazione è qui, un'analisi del testo è qui, e poi qui), e la sua storia verrà rivelata nel 2015, al panel del meeting SCS.
Link: Live Science
Busto con iscrizione, letteralmente Sapfo Eresia, (che significa  Sappho di Eresos). Copia Romana di originale greco del quinto secolo a. C. Foto di Marie-Lan Nguyenda WikipediaPubblico Dominio, caricata da Jastrow.
 


Rotoli carbonizzati da Ercolano, letti di nuovo dai tempi dall'eruzione del Vesuvio

21 - 24 Gennaio 2015
Per la prima volta dall'eruzione del Vesuvio, nel 79 d. C., è stato possibile leggere alcune parole dai rotoli di papiro carbonizzati e appartenenti all'unica biblioteca dell'antichità, conservatasi integralmente ad Ercolano.
La biblioteca apparteneva a Lucio Calpurnio Pisone, console e suocero di Caio Giulio Cesare. L'operazione di lettura è stata possibile grazie a un team italo - francese, guidato da Vito Mocella del CNR. Non si è reso necessario srotolare i fragilissimi rotoli, ma è stato possibile identificare lettere e due parole intere, grazie alla tomografia di contrasto di fase mediante luce di sincrotrone.

Lo studio "Revealing letters in rolled Herculaneum papyri by X-ray phase-contrast imaging", di Vito MocellaEmmanuel BrunClaudio Ferrero & Daniel Delattre, è stato pubblicato su Nature Communications.
Link: Nature Communications; CNR; Le ScienzeDiscovery News; Past Horizons; Daily MailThe Economist; ANSA; Wired; Il Fatto Storico.


Trovato il primo papiro magico cristiano con riferimento all'Ultima Cena

2 Settembre 2014
La Ricercatrice italiana, Dottoressa Roberta Mazza, ha ritrovato il primo papiro magico cristiano a contenere un riferimento all'Ultima Cena, presso la John Rylands Library dell'Università di Manchester. Il testo è scritto in Greco, proverrebbe da Ermopoli e risalirebbe a 1500 anni fa.
Nei link, anche il programma della Conferenza "Unravelling the John Rylands papyrus collection", che si terrà dal 4 al 6 Settembre a Manchester.
Link: BBC News; What's new in Papyrology 1, 2; Programma della Conferenza; The History Blog