Prove della diffusione di malattie infettive sulla Via della Seta

21 Luglio 2016
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Una latrina nei pressi del deserto nella parte nord occidentale della Cina ha fornito le prime prove archeologiche della diffusione di malattie infettive sulle enormi distanze della Via della Seta, duemila anni fa.

Si ritiene che la latrina dati al periodo della Dinastia Han, e che sia stata utilizzata dal 111 a. C. fino al 109 d. C. Sui bastoncini per l'igiene personale lì ritrovati si sono ritrovate difatti le uova di parassiti intestinali: Ascaris lumbricoides,Trichuris trichiura, specie di Taenia, Clonorchis sinensis). Di particolare interesse è stato il ritrovamento relativo a Clonorchis sinensis, perché dimostra che il viaggiatore che ne era colpito aveva percorso enormi distanze, contribuendo alla propagazione. Il viaggiatore doveva infatti provenire da una regione cinese ricca d'acqua, dove il parassita era endemico.

In precedenza, diversi ricercatori avevano suggerito che malattie come la peste bubbonica, l'antrace e la lebbra si fossero diffuse lungo la leggendaria via commerciale. Lo studio fornirebbe quindi le prime prove concrete del viaggio di una malattia infettiva, in questo caso di una parassitosi, sulla Via della Seta.

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Ossiuriasi della donna di settemila anni fa da Teheran

2 Febbraio 2016
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La donna che visse settemila anni fa presso l'odierna Teheran era affetta da ossiuriasi, la parassitosi intestinale causata dal nematode noto come ossiuro (Enterobius vermicularis). La presenza dell'infezione suggerisce una vita di comunità e si trasmette facilmente in ambito familiare. Gli studiosi sono giunti alla conclusione a seguito del ritrovamento di un uovo del nematode nel suolo in prossimità dello scheletro.
Nel Novembre 2014 si scoprì a Molavi Street, presso il Gran Bazaar di Teheran, uno scheletro di una donna, insieme a dei vasi. Questo fu datato al cinquemila a. C.
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Infestazioni di parassiti intestinali presso i Vichinghi e disturbi polmonari oggi

5 Gennaio - 4 Febbraio 2016
Wikinger
Gli scavi archeologici delle latrine vichinghe nei pressi di Viborg, in Danimarca, hanno evidenziato impressionanti infestazioni di parassiti intestinali che affliggevano quelle popolazioni per il periodo che va dal 1018 al 1030 d. C. Secondo lo studio che se ne è occupato (pubblicato su The Journal of Parasitology), le analisi del DNA di questi parassiti potranno fornire molte indicazioni, ad esempio riguardo le migrazioni umane e le malattie del passato.
Secondo un secondo studio, pubblicato su Nature: Scientific Reports, una deficienza ereditaria che predispone ad enfisemi e altri disturbi polmonari (che colpiscono 300 milioni di persone, il 5% della popolazione mondiale) troverebbe le sue radici proprio in queste antiche infestazioni. I geni di quelle popolazioni scandinave si sarebbero sviluppati di modo da proteggerle dai disturbi causati da quei parassiti, diventando il tratto ereditario che al contempo può portare oggi alle malattie polmonari nei fumatori. Il fattore di rischio è difatti aggravato dal fumo, che evidentemente non costituiva un problema per gli antichi Vichinghi. Quella deficienza ereditaria è particolarmente diffusa in Scandinavia.
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Gabinetti, fogne e leggi sull'igiene non diedero benefici alla salute dei Romani

8 Gennaio 2016

I gabinetti romani non fornivano chiari benefici per la salute e la Romanizzazione in realtà contribuì alla diffusione dei parassiti

A sinistra: latrine romane da Leptis Magna in Libia, Credit: Craig Taylor. A destra: uova di verme a frusta di epoca romana dalla Turchia, Credit: Piers Mitchell
A sinistra: latrine romane da Leptis Magna in Libia, Credit: Craig Taylor. A destra: uova di verme a frusta di epoca romana dalla Turchia, Credit: Piers Mitchell

Le prove archeologiche dimostrano che parassiti intestinali come il verme a frusta divennero sempre più comuni durante il periodo romano, nonostante gli apparenti miglioramenti che l'Impero portò nelle tecnologie dei servizi igienici.

I Romani sono ben noti per aver introdotto in Europa tecnologie relative ai servizi igienici, 2.000 anni fa circa, incluse latrine con più posti e strutture per lavarsi, sistemi fognari, acqua potabile dalle condutture degli acquedotti, e bagni pubblici riscaldati per lavarsi. I Romani svilupparono pure leggi per tenere le proprie città libere da escrementi e immondizia.
Ad ogni modo, nuove ricerche archeologiche hanno rivelato che – malgrado tutte le loro apparenti innovazioni igieniche – parassiti intestinali come il verme a frusta, i nematodi e la dissenteria da Entamoeba histolytica non solo non diminuirono (come ci si poteva aspettare) in epoca romana, ma in confronto alla precedente Età del Ferro aumentarono gradualmente.
L'ultima ricerca è stata condotta dal dott. Piers Mitchell del Dipartimento di  Archeologia e Antropologia di Cambridge ed è pubblicata oggi (NdT: 8 Gennaio) sul periodico Parasitology. Lo studio è il primo a utilizzare prove archeologiche per parassiti in epoca romana al fine di valutare “le conseguenze per la salute della conquista di un impero”.
Mitchell ha raccolto prove di parassiti nelle antiche latrine, sepolture umane e ‘coproliti’ – o feci fossilizzate – così come nei pettini e nei tessuti da numerosi scavi del periodo romano lungo tutto l'Impero Romano.
Non solo certi parassiti intestinali sembrano aumentare in prevalenza con la venuta dei Romani, ma Mitchell ha anche scoperto che, nonostante la loro celebre cultura del bagno regolare, ‘ectoparassiti’ come pidocchi e pulci erano diffusi allo stesso modo tra i Romani come nei Vichinghi e nelle popolazioni medievali, dove il fare il bagno non era in larga parte praticato.
Alcuni scavi hanno rivelato prove riguardanti speciali pettini per strappare i pidocchi dai capelli, e lo spidocchiamento potrebbe essere stato una routine giornaliera per molte persone che vivevano in tutto l'Impero Romano.
Piers Mitchell ha affermato: “la moderna ricerca ha dimostrato che i gabinetti, il bere acqua pulita e la rimozione delle feci dalle strade diminuiscono il rischio di malattie infettive e parassiti. Dovremmo quindi aspettarci una diminuzione in epoca romana della prevalenza di parassiti orali fecali come il verme a frusta e i nematodi – eppure ritroviamo un incremento graduale. La domanda è: perché?”
Una possibilità offerta da Mitchell è quella che in realtà le acque calde comuni dei bagni possano aver contribuito a diffondere i vermi parassiti. L'acqua era cambiata in modo infrequente in alcuni bagni, e la feccia si sarebbe accresciuta sulla superficie a causa dello sporco umano e dei cosmetici. “Chiaramente, non tutti i bagni romani erano puliti quanto avrebbero potuto essere,” ha affermato Mitchell.
Un'altra possibile spiegazione ricavata nello studio è nell'uso romano degli escrementi umani come fertilizzante delle colture. Mentre la moderna ricerca ha dimostrato come questo aumenti le rese delle colture, a meno che le feci non siano compostate per molti mesi prima di essere aggiunte ai campi, si può determinare la diffusione delle uova dei parassiti che possono sopravvivere nelle piante adulte.
“È possibile che le leggi sull'igiene, richiedenti la rimozione delle feci dalle strade, in relatà conducessero a nuove infezioni della popolazione poiché gli escrementi erano spesso utilizzati per fertilizzare le colture piantate nelle fattorie circostanti gli insediamenti,” ha affermato Mitchell.
Lo studio ha scoperto che le uova di verme a frusta sono sorprendentemente diffuse nel Periodo Romano, in confronto all'Europa dell'Età del Bronzo e del Ferro. Una possibilità suggerita da Mitchell per l'aumento di botriocefali è l'amore dei Romani per la salsa chiamata garum.
Prodotto da parti di pesce, erbe, sale e aromi, il garum era usato sia come ingrediente culinario che come medicina. Questa salsa non era cotta, ma la si lasciava fermentare al sole. Il Garum era commerciato lungo tutto l'Impero, e potrebbe aver agito come “vettore” per il botriocefalo, spiega Mitchell.
“La produzione di salsa di pesce e il suo commercio lungo l'Impero in giare sigillate avrebbe permesso la diffusione del parassita del botriocefalo dalle aree endemiche del Nord Europa a tutte le popolazioni lungo l'Impero. Questo sembra essere un buon esempio delle conseguenze negative per la salute del conquistare un Impero,” ha affermato.
Lo studio mostra una gamma di parassiti che infetta le persone che abitavano l'Impero Romano, ma si provò a trattare queste infezioni da un punto di vista medico? Se Mitchell afferma che bisogna fare attenzione quando si relazionano gli antichi testi alle moderne diagnosi di malattie, alcuni ricercatori hanno suggerito che i vermi intestinali descritti dal medico professionista romano Galeno (130 d. C. - 210 d. C.) possano includere nematodi, ossiuri e una specie di cestodi.
Galeno credeva che questi parassiti si fossero formati dalla generazione spontanea nella materia putrefatta sotto effetto del calore. Raccomandava trattamento attraverso una dieta modificata, salassi, e medicine che si credeva avessero un effetto di raffreddamento e asciugatura, in uno sforzo di ristabilire l'equilibrio dei  ‘quattro umori’: bile nera, bile gialla, sangue e flemma.
Ha aggiunto Mitchell: “Quest'ultima ricerca sulla prevalenza di antichi parassiti suggerisce che i gabinetti romani, le fogne e le leggi sull'igiene non avevano evidenti benefici per la salute pubblica. La natura diffusa sia di parassiti intestinali che di ectoparassiti come pidocchi suggerisce pure che i bagni pubblici romani sorprendentemente non davano allo stesso modo chiari benefici per la salute.”
“Sembra probabile che se i servizi igienici romani possono non aver reso le popolazioni più salubri, queste avrebbero avuto almeno un odore migliore.”

Riferimenti
Mitchell, PD. Human parasites in the Roman World: health consequences of conquering an empire. Parasitology; 8 Gennaio 2016.
Traduzione da University of Cambridge. L’Università di Cambridge non è responsabile dell’accuratezza della traduzione.

 
 


Relazione tra elmintiasi e consumo di tabacco e cannabis nei Pigmei Aka

1 Giugno 2015
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Un nuovo studio ha esaminato l'utilizzo di cannabis da parte dei foraggieri Aka, pigmei nel bacino del Congo, in Africa. Poiché la sostanza contiene dei composti che combattono l'elmintiasi, e la popolazione è ad alto rischio di essere colpita da questa parassitosi, gli studiosi hanno preso in considerazione la possibilità che l'assunzione fosse effettuata in forma "inconscia" come medicazione. Anche i fumatori pesanti del gruppo presentavano meno segni di elmintiasi.
L'antropologo Ed Hagen comunque avvisa sui limiti dello studio: si è dimostrato che la nicotina uccide i vermi nel bestiame, ma non nell'uomo; e che la marijuana li uccide in una piastra di Petri, ma non negli animali. Infine, Hagen sottolinea come tanto l'abuso di sostanze quanto l'elmintiasi costituiscono due dei maggiori problemi di salute nei paesi in via di sviluppo.
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Antichi parassiti intestinali a Gerusalemme testimoniano scambi sulla lunga distanza

20 Marzo 2015
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Una latrina di Gerusalemme, datata tra il quindicesimo e il sedicesimo secolo, ha rivelato alle analisi uova di parassiti intestinali provenienti dal Nord Europa. Queste, accoppiate alla presenza di ceramica italiana, confermano il ruolo della città nel passato, per quanto riguarda commerci, migrazioni e pellegrinaggi. Il Diphyllobothrium si sviluppa infatti a causa del consumo di pesce crudo o affumicato (l'affumicatura non uccide il parassita) o sottaceto; secondo i testi arabi del tempo, invece, in loco il pesce non si consumava o lo si consumava solo cotto (il che uccide invece il parassita).
[Dall'Abstract: ] Lo scopo della ricerca è di determinare quali parassiti erano presenti in una latrina medievale dalla città  vecchia di Gerusalemme. Questa latrina contiene frammenti di ceramiche dal Medio Oriente e anche dall'Italia, suggerendo collegamenti di qualche tipo con l'Europa. [...] La datazione al radiocarbonio e l'analisi delle ceramiche è compatibile con una datazione del tardo quindicesimo, inizi del sedicesimo secolo. Dodici coproliti e sedimenti misti della latrina sono stati analizzati, sei specie di parassiti intestinali sono stati identificati: Ascaris lumbricoides, Trichuris trichiura, Taenia sp., Diphyllobothrium sp., e due protozoi che possono causare dissenteria (Entamoeba histolytica e Giardia duodenalis). Mentre i primi due sono stati ritrovati in ogni campione, le altre specie di parassiti erano presenti solo in uno o due campioni ciascuno, suggerendo che solo una minoranza di coloro che utilizzavano la latrina fossero infetti da queste specie. Il ruolo di Gerusalemme come sito per il commercio a lunga distanza, la migrazione e il pellegrinaggio è preso in considerazione nell'interpretazione della ceramica italiana e nella presenza di parassiti, in particolare di E. histolytica e Diphyllobothrium sp.
Lo studio "Human intestinal parasites from a Mamluk Period cesspool in the Christian quarter of Jerusalem: Potential indicators of long distance travel in the 15th century AD", di Hui-Yuan Yeh, Kay Prag, Christa Clamer, Jean-Baptiste Humbert, Piers D. Mitchell, è stato pubblicato sull'International Journal of Paleopathology.
 
Link: International Journal of Paleopathology; Past Horizons
Trichiuris Trichiura e suo ciclo vitale, all'interno e fuori dal corpo umano, di Catalina Maya Rendón (https://www.flickr.com/photos/gtzecosan/15833247565/in/set-72157648845463939)da WikipediaCC BY 2.0, caricata da EvM-Susana.