Il più antico fossile umano in Italia è un dentino da Isernia

14 Ottobre 2015
journal.pone.0140091.g003
Il dente proveniente dal sito "La Pineta" presso Isernia, in Molise, in base alla datazione di 580 mila anni fa (Pleistocene Medio) sarebbe la più antica testimonianza della presenza umana in Italia.
Si tratta di un fossile di un dente deciduo: un dente da latte, insomma, un incisivo superiore di un bambino tra i 5 e i 7 anni. Il fossile è stato ritrovato l'anno scorso e molto probabilmente è relativo a un rappresentante della specie Homo heidelbergensis, che era a quel tempo presente in Europa. Più precisamente, la datazione dello strato al quale il dente si riferisce è di circa 583-561 migliaia di anni fa. Considerando la scarsità di fossili per il Pleistocene Medio in Europa, si tratta anche per questo di una scoperta importante.
journal.pone.0140091.g006
Il sito a cielo aperto di Isernia La Pineta è uno dei più importanti in Europa per il Pleistocene Medio, caratterizzato dalla presenza abbondante di strumenti litici e resti della fauna, distribuiti su quattro archeosuperfici. L'ambiente preistorico era umido e caratterizzato dalla vicinanza di piccole cascate e laghi.
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Caccia e imboscate da parte degli ominidi nella Rift Valley

15 Settembre 2015
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Un milione di anni fa circa, gli ominidi che abitavano la Rift Valley sfruttavano le caratteristiche del terreno per effettuare imboscate alle loro prede.
Un nuovo studio prende in esame la regione di Olorgesailie, celebre per l'inusuale quantità di fossili di ominidi e mammiferi. L'area è cambiata rispetto al passato: al tempo vi era una quantità elevata di nutrienti e un lago con acqua dolce: tra gli animali che la abitavano il babbuino gelada gigante, elefanti, ippopotami, iene maculate.
Tra gli strumenti litici ritrovati nella regione, ed utilizzati per la macellazione, vi è un gran numero di bifacciali dell'Acheuleano.
[Dall'Abstract:] Nella Rift Valley in Kenya, gli spostamenti degli animali sono influenzati da una combinazione di topografia e distribuzione dei nutrienti. Questi pattern sarebbero stati gli stessi nel passato, quando gli ominidi abitavano l'area. Si utilizza questo approccio per creare una ricostruzione del panorama di Olorgesailie, un sito chiave nella parte orientale del Rift, con prove abbondanti di macellazione di grandi mammiferi, avvenute tra  ~1.2 e ~0.5 Milioni di anni BP. La collocazione del sito in relazione ai percorsi limitati degli animali nell'area mostra che gli ominidi erano consapevoli dei movimenti degli animali e che utilizzavano la località per cacciare con imboscate nel periodo tra il Pleistocene Inferiore e il Pleistocene Medio. Queste caratteristiche spiegano l'importanza di Olorgesailie come località prediletta per le attività degli ominidi durante cambiamenti multipli nel clima e nelle condizioni ambientali locali, e fornisce conoscenze sulle abilità cognitive e di caccia dell'Homo erectus mentre indica che le loro attività presso il sito erano orientate alla caccia, piuttosto che al rovistare.

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Spagna: indicazioni sull'evoluzione dalla Sierra di Atapuerca

31 Agosto 2015
Sierra_de_Atapuerca
Una ricerca che ha esaminato i fossili di 430 mila anni fa (Pleistocene Medio), provenienti dal sito di Sima de los Huesos, nella Sierra di Atapuerca nel Nord della Spagna.
L'evoluzione del corpo umano sarebbe passata da quattro stadi di evoluzione, sulla base di comportamenti arborei e bipedali. I fossili da Atapuerca rappresenterebbero il terzo stadio, simile a quello di membri precedenti (come l'Homo Erectus) e successivi ( come l'Homo Neanderthalensisdel genere: esclusivamente bipedale senza comportamenti arborei. Erano relativamente alti, con corpi muscolosi e con meno massa cerebrale rispetto a quella del corpo, in confronto ai Neanderthal e ai moderni umani. Alcuni tratti derivati dai Neanderthal, ai quali sono legati, sono pure presenti. Il processo evolutivo del nostro genere sarebbe stato perciò caratterizzato da poche o nessune modifiche evolutive nella forma del corpo per la maggior parte del tempo.
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Il più antico omicidio risale a 430 mila anni fa

27 Maggio 2015
journal.pone.0126589.g004
Il più antico caso di omicidio risalirebbe a 430 mila anni fa, e riguarderebbe un individuo di età e sesso non ancora determinati, proveniente dal sito di Sima de los Huesos, nelle Montagne di Atapuerca. Questi i risultati di un nuovo studio pubblicato su PLOS One, che ha applicato le moderne tecniche forensi ad un cranio rinvenuto lì: le armi utilizzate potrebbero essere una lancia in legno o una bifacciale in pietra. Si tratterebbe di colpi ripetuti.
Il sito contiene anche altri resti, attribuibili ad almeno altri 28 individui: l'unico modo di raggiungerli è attraverso un pozzo verticale di tredici metri. Come siano giunti lì è un mistero, ma secondo Nohemi Sala, i corpi furono depositati lì da altri membri del gruppo sociale al quale appartenevano. Questa scoperta potrebbe essere la prova che già questi ominidi erano coinvolti in comportamenti cognitivi complessi e spiegare i corpi accumulati nella fossa.
[Dall'Abstract: ] Prove di violenza interpersonale sono state precedentemente documentate tra membri del genere Homo, nel Pleistocene, ma solo molto raramente questa è stata ipotizzata come modalità possibile della morte. Qui si riferisce della più antica prova di violenza interpersonale tra i fossili di ominidi. Il Cranio 17, recuperato dal sito del Medio Pleistocene Sima de los Huesos, mostra due chiare depressioni da frattura attorno al tempo della morte sull'osso frontale, interpretate come prodotte da due episodi traumatici determinati da una forza contundente localizzata. Il tipo di ferite, la localizzazione, la forte somiglianza  delle fratture in forma e dimensione, e i differenti orientamenti e le traiettorie implicite delle due fratture suggeriscono che furono prodotte con lo stesso oggetto in un conflitto interpersonale faccia a faccia. Dato che entrambi gli eventi traumatici furono probabilmente letali, la presenza di colpi multipli implica un'intenzione di uccidere. Questo ritrovamento mostra che la violenza interpersonale letale è un antico comportamento umano e ha implicazioni importanti per l'accumulo di corpi nel sito, supportandone un'origine antropica.
journal.pone.0126589.g002
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Dall’Uomo di Altamura il DNA più antico per un Neanderthal

25 Marzo 2015

Dall’Uomo di Altamura il DNA più antico per un Neanderthal

Lo studio dell’evoluzione umana si arricchisce di nuovi elementi grazie alle ultime indagini nella grotta di Lamalunga.
L 'Uomo di Altamura è stato scoperto il 3 ottobre 1993 nella grotta di Lamalunga, nel territorio dell’Alta Murgia, in Puglia, da un gruppo di speleologi del CARS  (gruppo speleologico di Altamura) che portarono alla conoscenza della comunità scientifica, insieme ai ricercatori dell'Università di Bari e alla Soprintendenza Archeologia della Puglia, un autentico tesoro paleontologico. Si tratterebbe di un uomo preistorico che precipitò 150 mila anni fa in un pozzo naturale, dove morì di stenti. Le gocce di calcare negli anni lo hanno ricoperto e protetto fino ai giorni nostri.  I resti umani sono stati ritrovati alla fine di un'angusta galleria della grotta, nell'angolo di una piccola cavità situata tra il pavimento e la parete di fondo e costituita da una potente cortina stalattitica. Le parti dello scheletro sono distribuite su un'area allungata e ristretta e ricoperte da un rivestimento calcareo che spesso assume l'aspetto di formazioni coralliformi. Il cranio appare rovesciato e parzialmente inclinato a sinistra, dove è ben visibile buona parte della faccia, le orbite e parte del cranio neurale.

L'uomo di Altamura è il più antico Neanderthal

21 - 24 Marzo 2015
L'uomo di Altamura, scoperto nel 1993 nella caverna di origine carsica di Lamalunga, nell'Alta Murgia pugliese, sarebbe in realtà un Neanderthal, e quello col più antico DNA mai estratto.
Nonostante l'esemplare sia notevolissimo e molto noto, ineguagliabile per completezza e stato di conservazione, il suo essere imprigionato all'interno di formazioni calcitiche aveva finora impedito determinati studi. Il recente recupero dalla cava di un frammento di parte della scapola destra ha permesso finalmente la prima datazione. L'Uomo di Altamura presenterebbe caratteristiche morfologiche e paleogenetiche che lo identificano come Homo neanderthalensis, con una collocazione cronologica nel Pleistocene medio, nell'arco di tempo che può andare da 172  ± 15 migliaia di anni, fino a 130.1 ± 1.9 migliaia di anni fa.
Lo studio "The Neanderthal in the karst: First dating, morphometric, and paleogenetic data on the fossil skeleton from Altamura (Italy)", di Martina Lari, Fabio Di Vincenzo, Andrea Borsato, Silvia Ghirotto, Mario Micheli, Carlotta Balsamo, Carmine Collina, Gianluca De Bellis, Silvia Frisia, Giacomo Giacobini, Elena Gigli, John C. Hellstrom, Antonella Lannino, Alessandra Modi, Alessandro Pietrelli, Elena Pilli, Antonio Profico, Oscar Ramirez, Ermanno Rizzi, Stefania Vai, Donata Venturo, Marcello Piperno, Carles Lalueza-Fox, Guido Barbujani, David Caramelli, Giorgio Manzi, è stato pubblicato su Journal of Human Evolution.
Link: Journal of Human Evolution; UNIFIANSA; Repubblica 1, 2; Focus via ADN Kronos;


Pre-Neanderthaliani in Normandia

9-14 Ottobre 2014
journal.pone.0104111.g002
Un team di archeologi dell'INRAP ha ritrovato i resti di uno scheletro di un Pre-Neanderthaliano, a Tourville-la-Rivière, in Normandia. Fossili umani del Pleistocene medio sono molto rari nell'Europa Nord-Occidentale: in questo caso c'è la scoperta di tre lunghe ossa dello stesso arto sinistro superiore, nel sito a cielo aperto di Tourville-la-Rivière nella valle della Senna, nel nord della Francia.
La datazione delle ossa è di 183,000 a 236,000 anni fa (effettuata su un dente animale), e sono attribuibili alla discendenza dei Neanderthal, sulla base delle analisi metrica e antropologica. L'individuo avrebbe sofferto di entesopatia, dovuta a movimenti ripetitivi (forse lanciare).
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