Umani "fuori dall'Africa" nonostante facoltà nasali più deboli

24 Marzo 2016
journal.pcbi.1004807.g005
Negli umani, il passaggio nasale modifica l'aria inalata (in termini di temperatura e umidità) in modo da renderla simile a quella nei polmoni. Eppure, secondo un nuovo studio, pubblicato su PLOS Computational Biology, lo farebbe in maniera peggiore rispetto ad altri primati, come scimpanzé e macachi, ma pure rispetto ad altri ominidi come gli australopitechi, caratterizzati da nasi piatti.
I nostri antenati del genere Homo si diversificarono tra Pliocene e Pleistocene, con una differenziazione tra coloro che aveva nasi piatti, e quelli che invece li avevano prominenti (nel genere Homo si verifica pure un appiattimento del volto). Questi cambiamenti nelle regioni del naso e della faringe avrebbero contribuito alla maniera di sopravvivere alle fluttuazioni climatiche, da parte dei membri del genere Homo dal volto appiattito, prima che questi si spostassero "fuori dall'Africa" e verso l'Europa, agli inizi del Pleistocene. Questi umani sarebbero stati più deboli in questo, eppure sopravvissero al clima fluttuante nel Pliocene e Pleistocene.
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Invenzione e fiorire delle prime ceramiche

21 Marzo 2016
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Perché abbiamo inventato le ceramiche? Per molti millenni hanno giocato un ruolo fondamentale nella società umana, ma le ragioni dell'emersione e della diffusione di questa tecnologia sono poco comprese.
La ceramica sarebbe stata inventata dai cacciatori raccoglitori dell'Asia Orientale durante l'era glaciale (Tardo Pleistocene, attorno a 16 mila anni fa in Giappone), ma lo sviluppo della produzione si sarebbe verificato solo nell'Olocene (attorno a 11 mila anni fa) col passaggio a un clima più caldo e condizioni più stabili. Con il risorgere della vegetazione, nuove fonti di cibo si resero disponibili.
Un nuovo studio, pubblicato su PNAS, ha preso in esame 143 ceramiche (per un periodo di novemila anni) provenienti dal sito Jōmon di Torihama, nella parte occidentale del Giappone, al fine di investigare l'utilizzo e l'espansione di questo materiale presso quegli antichi cacciatori raccoglitori. Il sito di Torihama fu occupato dal tardo Pleistocene al medio Olocene.
In precedenza si riteneva che l'utilizzo e la produzione di ceramiche sorse in relazione a diverse tecniche di cucina e immagazzinamento per una varietà di cibi allora presenti. Le nuove analisi sui lipidi estratti dalle ceramiche hanno dimostrato che erano utilizzate per cucinare specie animali marine e d'acqua dolce. Sorprendentemente, vi erano pochi materiali vegetali, o relativi ad animali come i cervi. L'unico cambiamento significativo era quello del pesce d'acqua dolce.
Questo suggerirebbe che nello sviluppo delle ceramiche, fattori culturali piuttosto che ambientali possano essere stati determinanti (anche in relazione alla preparazione di pesce, crostacei, molluschi).
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Gli ominidi di Sima de los Huesos tra i primi rappresentanti dei Neanderthal

14 - 15 Marzo 2016
Neanderthal
Gli ominidi di Sima de los Huesos sono tra i primi rappresentanti dei Neanderthal. Queste sono alcune delle conclusioni di un nuovo studio pubblicato su Nature, che ha preso in esame due dei 28 ominidi, recentemente datati a 430 mila anni fa e provenienti dal sito collocato nella Sierra di Atapuerca, nel Nord della Spagna.

Il nuovo studio ha affrontato la questione della correlazione tra questi ominidi del Medio Pleistocene con quelli del Tardo Pleistocene, in particolare coi Neanderthal dell'Eurasia occidentale e coi Denisovan, un gruppo per ora noto solo dalla Siberia meridionale. Precedenti analisi sugli ominidi di Sima de los Huesos avevano rivelato che il DNA mitocondriale (che si eredita per via materna) mostrava per un esemplare una parentela coi Denisovan addirittura superiore rispetto a quella coi Neanderthal. I Denisovan a loro volta sono correlati ai Neanderthal in Asia. Questo risultato contrastava con le prove archeologiche, incluse le caratteristiche morfologiche condivise dagli ominidi di Sima de los Huesos coi Neanderthal.
I ricercatori del nuovo studio hanno lavorato al sequenziamento del DNA dai fossili della grotta (in particolare, per due ominidi), un'operazione complessa visto che questo DNA estremamente antico si è degradato a frammenti molto piccoli. Sima de los Huesos è l'unico sito del Medio Pleistocene non caratterizzato dal permafrost, per il quale si sia riusciti a studiare il DNA per quell'epoca (125 mila anni fa). Oltre al verificare come gli ominidi di Sima de los Huesos fossero effettivamente tra i primi rappresentanti dei Neanderthal, si è pure confermato il DNA mitocondriale simile a quello dei Denisovan. Lo si è spiegato ipotizzando che i Neanderthal possano aver acquisito in seguito del genoma mitocondriale, come conseguenza di un flusso genetico dall'Africa.
La divergenza tra Neanderthal e Denisovan dunque predaterebbe i 430 mila anni fa. I risultati inoltre supporterebbero l'idea di una divergenza tra moderni umani e umani arcaici, da collocarsi tra i 550 e i 750 mila anni fa. Lo studio fornirebbe dunque informazioni importanti per quanto riguarda la cronologia evolutiva.
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Dal collagene delle ossa, la dieta dei Neanderthal a Goyet

14 Marzo 2016

Il collagene dalle ossa dei Neanderthal offre indizi sulla loro dieta. © Bocherens
Il collagene dalle ossa dei Neanderthal offre indizi sulla loro dieta. © Bocherens

Gli autori di un nuovo studio, pubblicato su Quaternary International, hanno preso in esame la dieta dei Neanderthal partendo dalla composizione degli isotopi del collagene dalle ossa degli stessi.
Ne è risultato che la dieta di quei nostri parenti estinti era in buona parte costituita da carne proveniente da animali erbivori (mammuth e rinoceronti lanosi, specie ora estinte). Una percentuale importante della loro dieta - attorno al 20% - si spiega però con cibo da materia vegetale.
Lo studio ha preso in esame ossa (datate tra i 40 e i 45 mila anni fa) e relative a mammuth, rinoceronti lanosi, cavalli selvaggi, renne, bisonti europei, iene delle caverne, leoni, lupi, in prossimità delle quali erano anche ossa di Neanderthal. Provenivano dal sito belga noto come "Troisième caverne" a Goyet, e risalente al Tardo Pleistocene.
Vari cacciatori e loro prede. © Bocherens
Vari cacciatori e loro prede. © Bocherens

Il prof. Hervé Bocherens ha spiegato che se in precedenza si riteneva che i Neanderthal utilizzassero le stesse fonti di cibo dei loro "vicini" animali, lo studio ha rivelato che i predatori occupano delle nicchie molto specifiche, preferendo prede più piccole come renne, bisonti della steppa, cavalli selvaggi. I Neanderthal invece si specializzarono nella caccia a grandi erbivori come mammuth lanosi e rinoceronti lanosi.
Si spera che questi studi possano pure contribuire a comprendere meglio le cause dell'estinzione dei Neanderthal.
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Due nuovi fossili di ominidi dalle Grotte di Sterkfontein

11 Febbraio 2016

Milner Hall, nelle grotte Sterkfontein. Credit: Dominic Stratford
Milner Hall, nelle grotte Sterkfontein. Credit: Dominic Stratford

Due nuovi esemplari di ossa di ominidi vissuti più di due milioni di anni fa sono stati ritrovati presso le grotte di Sterkfountain (sorgente forte, in Afrikaans), in Sud Africa.
Si tratta di un osso del dito e di un molare, parte di un insieme di quattro esemplari: gli ominidi sembrano essere associati ai sedimenti che mostrano i primi strumenti litici. Ciò che rende questi nuovi esemplari particolarmente interessanti non è solo questa loro associazione ai primi strumenti litici, ma pure il fatto di possedere caratteristiche che - più che fornire risposte - fanno sorgere molte domande agli studiosi.
L'osso del dito ritrovato nelle Grotte di Sterkfontein. Credit: Jason Heaton
L'osso del dito ritrovato nelle Grotte di Sterkfontein. Credit: Jason Heaton

La falange prossimale è difatti più grande di qualsiasi altra ritrovata in Sud Africa per Pliocene e Pleistocene, è quasi completa e le caratteristiche ritrovate sono infatti un mix di elementi nuovi e arcaici. È più curva di quanto nell'Homo naledi, in maniera simile a quanto ritrovato nell'Australopithecus afarensis. Il livello di curvatura è spesso collegato alla natura arboricola, ma in questo caso mancano legamenti a muscoli forti, che ci si aspetterebbe. Per quanto molto più grande, il dito è poi simile nella forma a quello parziale del cosiddetto Homo habilis, ritrovato nella Gola di Olduvai.
Il nuovo molare ritrovato nelle Grotte di Sterkfontein. Credit: Jason Heaton
Il nuovo molare ritrovato nelle Grotte di Sterkfontein. Credit: Jason Heaton

L'altro fossile è un primo molare quasi completo di adulto, con forti somiglianze rispetto all'Homo habilis, e che per forma e dimensione ricorda due dei dieci primi molari rinvenuti per l'Homo naledi. Si tratterebbe insomma di uno dei primi ominidi, che sulla base di recenti datazioni degli strumenti litici sarebbe vissuto attorno a 2,18 milioni di anni fa. Ulteriori studi si rendono ovviamente necessari, così come per gli altri due fossili di ominidi rinvenuti.

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L'Australopithecus sediba era limitato nel mangiare cibi duri

8 Febbraio 2016

Teschio fossile dell'esemplare di Australopithecus sediba noto come MH1 e modello del cranio che ritrae le tensioni durante un morso simulato . I colori "caldi" indicano regioni a più alta tensione, mentre i colori "freddi" indicano regioni a più bassa tensione. Credit: WUSTL GRAPHIC: Image of MH1 by Brett Eloff provided courtesy of Lee Berger and the University of the Witwatersrand.
Teschio fossile dell'esemplare di Australopithecus sediba noto come MH1 e modello del cranio che ritrae le tensioni durante un morso simulato . I colori "caldi" indicano regioni a più alta tensione, mentre i colori "freddi" indicano regioni a più bassa tensione. Credit: WUSTL GRAPHIC: Image of MH1 by Brett Eloff provided courtesy of Lee Berger and the University of the Witwatersrand.

L'Australopithecus sediba fu scoperto nel 2008 presso il sito di Malapa  in Sud Africa, nell'area nota come Culla dell'Umanità (e classificata come patrimonio dell'umanità dall'UNESCO).
Un nuovo studio su questo ominide mette ora in evidenza come questi non possedesse le capacità (relativamente a mascella e mandibola, oltre che ai denti) per una dieta regolare che comprendesse cibi "duri". In breve, era fortemente limitato nel mordere con forza: se avesse utilizzato tutta la potenza a disposizione si sarebbe slogato.
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[Dall'Abstract:] Si è ipotizzato che l'Australopithecus sediba sia stato un parente prossimo del genere Homo. Qui si dimostra che MH1, l'esemplare tipo dell'A. sediba, non era ottimizzato per produrre un'elevata forza del morso coi molari e sembra essere stato limitato nella sua abilità di consumare cibi che non erano meccanicamente impegnativi da mangiare. I dati sulla microusura dentale sono stati precedentemente intepretati come indicativi del fatto che l'A. sediba consumasse cibi duri, e così queste conclusioni illustrano che i dati meccanici sono essenziali se si mira a ricostruire un quadro relativamente completo degli adattamenti alimentari negli ominidi estinti. Un'implicazione di questo studio è che la chiave per comprendere l'origine del genere Homo risiede nel comprendere come i cambiamenti ambientali arrestarono le delicate nicchie degli australopitechi. Le pressioni di selezione risultanti portarono a cambiamenti nella dieta e nell'adattamento alimentare che gettarono le basi per l'emergere del nostro genere.
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Grandi cambiamenti di popolazioni in Europa alla fine dell'Era Glaciale

4 Febbraio 2016

Hohle Fels, dalle Alpi Sveve in Germania. Credit: © Alb-Donau-Kreis Tourismus
Hohle Fels, dalle Alpi Sveve in Germania. Credit: © Alb-Donau-Kreis Tourismus

Un nuovo studio ha preso in esame il mtDNA dai resti (ossa e denti) degli antichi abitanti dell'Europa per un periodo di circa 30 mila anni, compreso tra il Tardo Pleistocene e gli inizi dell'Olocene. La sorpresa maggiore per gli studiosi è venuta dal rilevamento di un cambiamento considerevole, di uno vero e proprio sconvolgimento verificatosi attorno a 14.500 anni fa.
Il materiale preso in considerazione dallo studio riguarda 55 DNA mitocondriali (mtDNA) completi di cacciatori raccoglitori provenienti da Italia, Germania, Belgio, Francia, Repubblica Ceca, Romania, per un periodo che va da 35 mila a 7 mila anni fa. Il DNA mitocondriale viene trasmesso per via materna. Lo studio ha rilevato che il più recente antenato comune dei moderni mtDNA non africani rivela un'unica, tarda e rapida dispersione non meno di 55 mila anni fa.
Foto da les Closeaux at Rueil-Malmaison, Bacino di Parigi, Francia. Credit: L. Lang
Foto da les Closeaux at Rueil-Malmaison, Bacino di Parigi, Francia. Credit: L. Lang

Alla fine dell'ultima Era Glaciale si sarebbe verificato un notevole ricambio della popolazione europea. Tre individui provenienti da Belgio, Francia, Germania, presentavano tutti l'aplogruppo M, assente nei moderni europei ma invece tipico delle moderne popolazioni dell'Asia, dell'Australasia, e dei Nativi Americani. Gli individui datano a prima del collo di bottiglia dell'Ultimo Massimo Glaciale, un periodo di instabilità climatica alla fine del Pleistocene.
La dispersione umana in Eurasia e Australasia è dibattuta, per numero di espansioni e tempistiche relative. Le proposte riguardanti la dispersione dei non africani comprendono due modelli: una singola dispersione o dispersioni multiple. Molte varianti sono state presentate. La scoperta dell'aplogruppo M fa ritenere agli autori dello studio che non tutti i non Africani si dispersero rapidamente da una sola popolazione. A partire dall'Ultimo Massimo Glaciale (25 mila anni fa), popolazioni di cacciatori raccoglitori si sarebbero ritirate in supposti rifugi, per essere sostituite attorno a 14.500 anni fa da popolazioni provenienti da altri luoghi. Un importante capitolo della storia umana che finora era sconosciuto.
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Anche tartarughe nella dieta degli ominidi della Grotta di Qesem

1 Febbraio 2016
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A partire da 400 mila anni fa circa, l'alimentazione degli ominidi cacciatori raccoglitori della Grotta di Qesem (nei pressi di Tel Aviv) comprendeva pure le tartarughe, che erano consumate regolarmente.
I segni ritrovati sui gusci di questi animali, lì ritrovati, dimostrano infatti le sequenze di una lavorazione. Questa partiva dal romperne la corazza con un martello: l'animale era talvolta macellato e cucinato nel suo stesso guscio. La scoperta aggiunge un'ulteriore dimensione, culturale e culinaria, per questi ominidi.
Le tartarughe costituivano qui un supplemento alla dieta, oggetto di uno studio precedente, e che per questi ominidi comprendeva vegetali e anche prede più grandi. Probabilmente erano utilizzate anche come un alimento che era possibile conservare, o semplicemente quegli ominidi stavano massimizzando le risorse locali. L'animale era pure una risorsa importante di materiali non edibili.
Sebbene di rado, ancor oggi tartarughe e testuggini sono consumate nella cucina umana, soprattutto nell'Asia orientale.
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Grotta del Cervo Rosso: nuova specie o antichi appartenenti al nostro genere?

17 - 18 Dicembre 2015

Ricostruzione artistica dell'Uomo della Grotta del Cervo Rosso. Credit: Peter Schouten
Ricostruzione artistica dell'Uomo della Grotta del Cervo Rosso. Credit: Peter Schouten

Alcuni dei più antichi appartenenti al genere Homo potrebbero essere sopravvissuti molto più a lungo di quanto ritenuto, addirittura arrivando alla fine dell'ultima Era Glaciale.
A instillare il dubbio negli studiosi, l'esame del femore di ominide di 14 mila anni fa, proveniente da Maludong (Grotta del Cervo Rosso), presso nella provincia cinese dello Yunnan.
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Nonostante la giusta cautela, gli studiosi ritengono che il femore del giovane ominide possa appartenere a specie come Homo habilis o Homo erectus (vissuti attorno a 1,5 milioni di anni fa). Sarebbero necessarie, insomma, ulteriori prove, per confermare la sovrapposizione di moderni umani e antichi appartenenti del genere Homo nell'Asia Orientale.
Il ritrovamento avvenne nel 1989 e, insieme ai ritrovamenti nella Grotta di Longlin (nella Regione autonoma del Guangxi), divise la comunità scientifica, poiché si pensò pure a una nuova specie. In conclusione, lo studio confermerebbe che a Maludong è forse vissuto in epoca recente un ignoto gruppo arcaico (mentre si suggerisce che i resti di Longlin possano essere un ibrido di moderni umani con un'altra popolazione arcaica), la cui diversità fu forse preservata dalle condizioni geografiche.
[Dall'Abstract:] La quantità di specie di ominidi nel Tardo Pleistocene e la cronologia della loro estinzione sono problemi che ricevono un'attenzione rinnovata, seguendo le prove genomiche dell'incrocio tra antenati di antenati di alcuni umani viventi e taxa arcaici. Eppure, rilevanti vuoti nella registrazione dei fossili e incertezze che circondano l'età di fossili chiave hanno determinato una scarsa comprensione di queste questioni. Qui si descrive e si confronta un femore altamente inusuale da sedimenti del Tardo Pleistocene a Maludong (Yunnan), nel Sud Ovest della Cina, recuperato con alcuni resti del cranio che esibiscono un mescolamento di tratti anatomicamente moderni e arcaici. I nostri studi dimostrano che il femore di Maludong presenta affinità con ominidi arcaici, specialmente coi femori del Pleistocene Inferiore. Ad ogni modo, la scarsità di resti arcaici del tardo Medio e Tardo Pleistocene in Asia Orientale rendono difficile una valutazione di stati del carattere sistematicamente rilevanti, determinando cautela nell'assegnare l'esemplare a una specie in questo momento. Il fossile di Maludong probabilmente è un campione di una popolazione arcaica che sopravvisse fino a 14 mila anni fa circa, in una regione biogeograficamente complessa nella parte sud-occidentale della Cina.
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Grecia: alla scoperta di Marathousa 1, nuovo sito del Paleolitico Inferiore

25 Novembre 2015
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Scoperto nel 2013, Marathousa 1 è uno dei più antichi siti archeologici in Grecia, risalendo al Paleolitico Inferiore. È situato presso l’antica Megalopolis, nella regione dell’Arcadia in Peloponneso. È anche il solo sito nei Balcani dove vi sono prove di macellazione di elefanti per l'epoca.
L'associazione di strumenti litici a resti dell'animale, che ne presentano pure i segni, fa ritenere che si tratti di un sito per la macellazione di elefanti. Per la precisione, si tratta dell'elefante dalle zanne dritte, Elephas antiquus, del quale si è ritrovato uno scheletro quasi completo. I resti conservatisi di molti altri animali (roditori, uccelli, rettili, anfibi, molluschi) e della vegetazione sono pure eccezionalmente preservati.
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Marathousa 1 è collocata presso una miniera a cielo aperto di carbone, ma un tempo nell’area vi era una foresta decidua presso un lago. Il sito è datato in via preliminare tra i 300 e i 600 mila anni, al Pleistocene Medio.
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