Ben Hur

Ulisse, il piacere della scoperta: "Il mondo di Ben Hur"

Ulisse, il piacere della scoperta: "Il mondo di Ben Hur"

Ben Hur

Sabato 26 ottobre, alle 21:25 su Rai1, va in onda la quinta puntata di “Ulisse, il piacere della scoperta”, dedicata al mondo di Ben Hur, il film colossal campione di incassi nel 1959, vincitore di ben 11 premi Oscar. Alberto Angela farà rivivere la storia del celebre auriga e la città di Roma del primo secolo dopo Cristo, accompagnando gli spettatori nei luoghi che hanno visto le vicende raccontate dal film, partendo dal luogo centrale delle competizioni delle quadrighe: il Circo Massimo, una struttura immensa, di cui oggi è visibile solo la grande spianata.

Ben Hur è un personaggio di fantasia, frutto della creatività di un romanziere americano. Alberto Angela racconterà, invece, un personaggio altrettanto famoso, realmente esistito: l’auriga Scorpo, un divo dell’arena molto amato, il più grande campione dell’epoca Flavia, ricordato più volte dal poeta Marziale.
Grazie a ricostruzioni grafiche e virtuali, si entrerà nella Roma di quegli anni. Chi era Scorpo e chi erano gli altri campioni dell’epoca famosi e strapagati? Come si preparavano? Come si svolgevano le gare? Oltre al Circo Massimo di Roma, molto raccontano i mosaici della villa del Casale di Piazza Armerina, in provincia di Enna.
Del film “Ben Hur” molti ricordano le scene sulle navi con gli schiavi incatenati ai remi. Dall’isola di Favignana, in Sicilia, Alberto Angela illustrerà i rostri delle navi della Prima Guerra Punica, combattuta dai cartaginesi contro i romani.

Altri luoghi delle riprese sono i Musei Capitolini, Palazzo Massimo e il Campidoglio, dove, sotto l’imponente statua di Marco Aurelio, si rivivranno i fasti dell’epoca d’oro dell’Impero romano.

Testo e immagine dall'Ufficio Stampa RAI.


Importanti scoperte nell'antica città di Halaesa e la Regione annuncia nuovi finanziamenti

Diodoro Siculo narra che la città di Halaesa fu fondata sul finire del V secolo a.C. da Arconide, tiranno di Herbita, su un’altura che dominava la costa nord della Sicilia e l’ampia valle dello Halaisos. Durante la Guerra tra Gerone II e i Mamertini (269 a.C.), Halaesa, Abaceno e Tindari si consegnarono spontaneamente al tiranno Gerone II, e, pochi anni dopo, mentre infuriava la Prima Guerra Punica (263 a.C.), scelse prima tra le città siciliane di sottomettersi ai Romani così da avviare una politica di vantaggio per i propri cittadini. Dopo la presa di Siracusa, Halaesa ebbe il privilegio di rientrare nelle cinque “civitates liberae et immunes” e fu esente dalla decima dei prodotti agricoli da inviare a Roma e poté eleggere il proprio senato, i propri magistrati e le proprie leggi. La città godette di un certo benessere soprattutto a partire dall’età repubblicana, come suggerisce la presenza di mercanti italici su un’iscrizione epigrafica trovata in un monumento innalzato forse nel 193 in onore del governatore Lucio Cornelio Scipione. Inoltre, assieme ad altre tre città, ottenne lo status di municipium prima della morte di Augusto, come indica ancora una volta un’epigrafe con dedica allo stesso princeps. L’evidenza archeologica fa pensare che ancora per la prima età imperiale Halaesa godette di una certa ricchezza ma mancano fonti storiche per l’età medio e tardo imperiale. L’abbandono del sito dovette coincidere con l’occupazione stabile della costa da parte degli Arabi.

Gli scavi, iniziati tre anni fa a distanza di oltre sessanta anni da quelli che portarono in luce l’agorà della città, sono divenuti ormai un appuntamento fisso per le missioni italiane e straniere che vi partecipano. Questi si svolgono grazie alla concessione rilasciata dall’Assessorato regionale dei Beni Culturali, con la partecipazione del Parco Archeologico di Tindari, della Soprintendenza peloritana e del Comune di Tusa. Tanti gli studenti delle Università di Messina, di Oxford, di Amiens e di Poitiers, oltre che studiosi di altri atenei italiani e stranieri che hanno partecipato ai lavori sul campo.

Nello Musumeci. Foto: Regione Siciliana

In particolare, in quest’ultima stagione iniziata il 24 giugno, gli archeologi hanno portato alla luce un grande podio rettangolare di 46 x 18 metri e altro circa 4 metri, in parte a gradoni e realizzato con blocchi squadrati e blocchetti di pietra locale. Ai piedi del podio si sviluppava una pavimentazione in laterizi che in alcuni punti si conserva quasi integralmente.  Le indagini hanno inoltre consentito di individuare anche la grande rampa di accesso che dalla “via sacra” della città conduceva alla sommità del podio dove si trovavano gli edifici più importanti della città. Proprio la campagna 2019 ha provato l’esistenza di tre templi orientati in senso est-ovest, posti uno di fianco all’altro e separati da corridoi che si raccordavano a delle scale laterali, molto ben conservate e di cui sono ancora visibili i gradini e i rivestimenti parietali dipinti.

Dei tre templi, quello centrale è l’edificio più importante e grande, conserva ancora parte della pavimentazione originaria con un mosaico a tessere bianche steso su una preparazione in cocciopesto. La cella del tempio doveva presentare una fronte colonnata caratterizzata da delle decorazioni architettoniche in pietra. Al suo interno si ipotizza la presenza di statue, considerati i diversi frammenti recuperati nel corso dello scavo e il rinvenimento nell’area negli anni ’50 di una statua di Artemide. La stratigrafia, seppur ancora in maniera preliminare, consente di datare il complesso in età tardo-ellenistica, periodo in cui Halaesa è protagonista di un processo di monumentalizzazione che riguarda anche altri settori della città già indagati nel corso degli anni.

Nello Musumeci. Foto: Regione Siciliana

Proprio per gli ottimi risultati della campagna di scavi, la Regione Siciliana ha annunciato che finanzierà la prosecuzione della campagna di indagine nel sito della città antica per iniziare a portare in luce il teatro antico scoperto lo scorso anno. Ad annunciarlo il governatore Musumeci che si è recato in loco per una visita istituzionale.

«Metteremo subito a disposizione - ha evidenziato il presidente della Regione - un primo finanziamento di duecentomila euro. Il mio governo punta molto sulla tutela e valorizzazione dei reperi archeologici dell'Isola. Dobbiamo, da un lato, procedere con la campagna di scavi, dall'altro migliore la qualità dei servizi per rendere il sito più accessibile e attrattivo per i turisti. Ho trovato una grande dignità in questo luogo, soprattutto nell'antiquarium e ho voluto ringraziare il personale per l'impegno e la passione che mette nel proprio lavoro. Sono convinto che, tutti insieme, potremo trasformare il posto in un'area di grande richiamo».

La missione archeologica italo-inglese è diretta dai professori Lorenzo Campagna e Jonathan Prag delle università di Messina e Oxford, quella francese da Michela Costanzi dell'università de Picardie Jule Vern. Il coordinamento scientifico delle attività è curato da Alessio Toscano Raffa del Cnr-Ibam di Catania.

 


Eccezionale recupero di un altro rostro romano della Battaglia delle Egadi

Il mare delle Egadi continua a restituirci preziose testimonianze della battaglia che si combattè nel 241 a.C. tra Romani e Cartaginesi. Tra i 75 e i 95 metri di profondità, nei fondali a nord-ovest dell’isola di Levanzo, nel corso della campagna di ricerca subacquea effettuata dalla Soprintendenza del mare nel mese di settembre – ottobre, è stato recuperato il 18esimo rostro della battaglia delle Egadi.

Il luogo della battaglia era già stato individuato negli anni scorsi, ma quest’anno le ricerche si sono concentrate in un’area ritenuta più rilevante per numero di presenze archeologiche, ben tre rostri infatti sono stati individuati e il diciottesimo è stato da poco rilevato, documentato e recuperato.

“La ricerca nei fondali delle Egadi – dichiara l’assessore dei Beni culturali e dell’Identità siciliana Sebastiano Tusa – continua con grande successo, dimostrando ancora una volta la grande ricchezza dei fondali egadini e, in particolare, presso il luogo dove avvenne la Battaglia delle Egadi nel 241 a.C.. Malgrado ormai il corpus dei materiali rinvenuti sia estremamente ricco, come dimostra il numero di rostri ed elmi individuati e recuperati (19 rostri, 22 elmi del tipo montefortino e numerose anfore), l’originalità di quest’ultimo reperto è foriera di ulteriori sorprese che la ricerca futura sicuramente ci offrirà”.

Queste ultime scoperte si aggiungono alle tante effettuate nel passato in questo tratto di mare tra Levanzo e Marettimo e che hanno permesso di localizzare esattamente il sito in cui si combatté una delle più grandi battaglie navali dell’antichità per numero di partecipanti, circa 200 mila, tra i Romani, guidati da Lutazio Catulo, e i Cartaginesi, capeggiati da Annone, e che, oltre a chiudere a favore dei primi la lunga e lacerante Prima Guerra Punica, sancì la supremazia di Roma su Cartagine.

L’eccezionale novità di questa campagna di ricerche è costituita proprio dal rostro Egadi 18, chiaramente romano e che risulta essere il primo del suo genere, un unicum nel panorama di tale classe di rostri visto che presenta una decorazione in rilievo raffigurante una vittoria alata a tutto tondo.

“È un risultato molto importante - dichiara il soprintendente del mare Adriana Fresina - soprattutto sotto il profilo scientifico, poiché aggiunge altri reperti con caratteristiche assolutamente inedite rispetto a quelli già noti e recuperati e che certamente potranno fornire nuovi dati tipologici, tecnici, epigrafici e storici. Le indagini subacquee, sono state condotte quest’anno con nuove tecniche di ricerca in un esempio di giusto equilibrio fra ricerca strumentale e intervento diretto dell’uomo”.

Foto da Soprintendenza del Mare.

Crediti fotografici:
Craig Walker (GUE)
Claudio Provenzani (GUE)
Luca Palezza (GUE)
Salvo Emma (Assessorato BB CC e IS)


La vita nell'antica città di Selinunte

10 Novembre 2015
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L'antica città greca di Selinunte, sulla costa sud-occidentale della Sicilia (e attualmente presso Castelvetrano), fu fondata nel 570 a. C. Ebbe vita breve: si schierò dalla parte di Siracusa nel conflitto contro Cartagine, e fu da questa saccheggiata e distrutta nel 409 a. C., con parte della popolazione massacrata o resa schiava. Gli sviluppi successivi e alterni condussero poi al suo abbandono e all'evacuazione durante la Prima Guerra Punica.
Le sue sfortunate vicende l'hanno resa però la città greca la cui metropoli è interamente conservata, grazie alla sabbia e alla terra che l'hanno ricoperta. E questo, nonostante terremoti e spoliazioni nei secoli.
Selinunte si sta quindi rivelando una capsula temporale che ci permette di gettare luce sulla vita dell'epoca: gli archeologi hanno ritrovato i resti dei pranzi lasciati a metà dagli abitanti terrorizzati e in fuga, e le ceramiche ancora non passate dalla fornace. Si producevano così svariati oggetti, dai contenitori ai contrappesi dei telai alle statuine. E proprio le ceramiche costituivano un'attività fondamentale dell'antica città, essendo una parte importante delle esportazioni: si sono ritrovate circa 80 strutture, tra fornaci e laboratori. Lo studio intrapreso delle ceramiche nel Mediterraneo permetterà di comprendere quali provenivano dal sito.
 
Nel frattempo, è partito dalla Regione Sicilia un programma di interventi e promozione del distretto turistico "Selinunte, il Belìce e Sciacca Terme".
Link: ANSA; Independent; Daily Mail; International Business Times.
Il Tempio di Era (anche Tempio E) a Selinunte, foto da WikipediaCC BY-SA 3.0, caricata da e di Urban~commonswiki.
 
 
 


Concorso Internazionale Golden Brush Awards e Italian Festival Art

CONCORSO INTERNAZIONALE GOLDEN BRUSH AWARDS e ITALIAN FESTIVAL ART - UAE
Programma relativo all'intervento della delegazione siciliana a Dubai 19 novembre 2015

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Illustrazione video della Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana, attualmente impegnata con l'evento "Percorso espositivo itinerante del patrimonio culturale subacqueo siciliano", in collaborazione con l'Allard Pierson Museum dell'Università di Amsterdam (NL) e con prestigiosi partner internazionali (Ashmolean Museum di Oxford e il Ny Carlsberg Glyptotek di Copenhagen) coordinati dal Soprintendente Prof. Sebastiano Tusa, dallo studioso Giovanni Taormina (referente del LUM dell'Università di Palermo) e dall'arch. Stefano Zangara, relatore della manifestazione, illustreranno a Dubai le fasi salienti del ritrovamento degli 11 Rostri di Levanzo protagonisti della fase conclusiva dell'epica "Battaglia delle Egadi" tra CARTAGINESI e ROMANI durante la Prima Guerra Punica del 10 marzo 241 a.C. e testimoni dell'intensità degli scambi culturali e dei traffici commerciali nel Mediterraneo aventi come protagonista la Sicilia.
Lo storico dell'arte Stefano Zuffi, attualmente impegnato in un ciclo di studi presso il Museo Diocesano di Milano sulla relazione fra Leonardo e la natura, sarà presente con una presentazione multimediale il cui tema avrà per argomento "Leonardo da Vinci e le opere Ingegneristiche Idrauliche" che sarà commentata da Giovanni Taormina.
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