Ancora importanti ritrovamenti a Paestum

Scoperta una testa di travertino a Paestum: potrebbe essere un elemento di scultura architettonica.

Il rinvenimento è avvenuto durante una campagna di scavi stratigrafici promossa dall’Università di Bochum in Germania in collaborazione con il Parco Archeologico di Paestum e su concessione del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali (Mibact).

Testa arcaica da Paestum

“La finalità del progetto è di indagare meglio il cd. Tempio della Pace – dichiara Jon Albers, professore dell’Università di Bochum – ma abbiamo trovato anche elementi di un’epoca precedente”.

Come spiega Zuchtriegel: “In questi giorni stiamo recuperando importanti informazioni sulla scultura in pietra da Poseidonia. Il nostro auspicio è che, con il prosieguo della ricerca, riusciremo a ricostruire un quadro più dettagliato su questa forma di espressione artistica, finora poco nota a Paestum”.
Gli scavi nel cosiddetto Tempio della Pace, sul Foro romano di Paestum, continueranno ancora fino agli inizi di ottobre. Gli archeologi sperano di ottenere ulteriori elementi per inquadrare la scoperta in un contesto più ampio.


Ultimati i lavori di restauro nella Villa romana di Gerace

Grazie ai finanziamenti della Regione Siciliana si sono effettuati e conclusi importanti lavori di copertura e restauro degli ambienti della villa romana di contrada Gerace ad Enna. I preziosi pavimenti musivi, già messi in luce durante le campagne di scavo precedenti, sono stati attentamente restaurati e puliti e ulteriori lavori di sistemazione dell'area hanno portato anche alla realizzazione di percorsi di visita e didattici.

L'edificio, scoperto nel 1994, si trova a circa quindici chilometri dalla più famosa Villa del Casale di Piazza Armerina. Inizialmente furono riportate alla luce cinque stanze e due corridoi. Si tratta del corpo centrale di un complesso edificio dotato di un peristilio circondato da ambienti abitativi, un locale absidato con tratti pavimentati a mosaico, un corridoio, sale per banchetti e cucine. Successive ricerche hanno consentito di stabilire che l'area di interesse archeologico è di circa tre ettari, sui quali insistono almeno dodici costruzioni e tra queste i resti di un edificio termale che domina il complesso, con mosaici pavimentali e marmi policromi di almeno quindici tipi diversi, tutti di provenienza estera. La struttura presenta diversi ambienti, compresa una vasca per immersioni, con complessi sistemi di riscaldamento tramite tubuli in cui circolava l'aria calda.

Villa romana di Gerace

Sono state trovate anche tracce di una cisterna per l'approvvigionamento idrico, di alcune fornaci per la lavorazione della terracotta e di magazzini per lo stoccaggio di sementi. Il complesso si data intorno al IV secolo d.C., forse edificato tra il 361 e il 363 e sarebbe appartenuto a tale Philippianus della famiglia romana dei Filippiani.

L'identificazione del proprietario è stata possibile grazie al ritrovamento di un'iscrizione che recita: "Possano le tenute dei Filippiani prosperare! Gioia ai giochi Capitolini! Possiate costruire più cose, dedicare cose migliori. Asclepiades, possa tu invecchiare insieme alla tua famiglia!". Ulteriori conferme arrivano anche dal nome che compare inciso su alcuni bolli di laterizio e tegole delle villa che sono stati ritrovati durante le numerose indagini di scavo.  Nonostante alcune variazioni grafiche, il nome di Philippianus compare costantemente. Dall'analisi delle tavolette con incisioni che raffigurano alcuni cavalli, corroborate dal ritrovamento di ossa equine, gli studiosi hanno tratto il convincimento che il titolare della Villa di contrada Gerace fosse un proprietario terriero che possedeva un allevamento di cavalli, probabilmente destinati ai giochi equestri delle celebrazioni di Roma.

Una missione diretta dall'Università di Vancouver vede dal 2013 numerosi studenti partecipare alle campagne di scavo e di ricerca dirette dal Professor Roger Wilson.

Quest'anno, la delegazione composta da quindici studenti, ha effettuato rilievi in convenzione con la soprintendenza ai Beni culturali di Enna. In particolare, sono stati portati alla luce due locali delle terme con pregevoli testimonianze che arricchiscono le conoscenze sulla villa e ci raccontano la Sicilia centrale all'epoca del Tardo Impero, l'economia del latifondo e un'attività legata all'allevamento dei cavalli.

Dopo dieci anni, grazie al finanziamento del governo Musumeci, sono ripartite le campagne di ricerca, scavo, messa in sicurezza e miglioramento della fruizione nei siti archeologici minori dell'Isola. Questo primo impegno della Regione, pari a cinquecentomila euro, ha finora riguardato, oltre a Gerace, altri sette cantieri nelle province di: Palermo (Complesso di età medievale di San Giovanni degli Eremiti); Catania (pulitura dei mosaici, ripristino, restauro e messa in sicurezza della Villa romana con le Terme di contrada Castellitto); Agrigento (necropoli di "Monte Mpisu" e area di "Monte Castello" dove le strutture del castello medievale si sono impiantate su strati preistorici e greci); Trapani (a Pantelleria scavo, rilievo e studio di Mursia, il villaggio preistorico costituito da capanne e con la necropoli costituita dai Sesi); Ragusa (Villa romana di Giarratana, del III secolo dopo Cristo);Messina (scavi archeologici nel sito della necropoli greca dell'antica Mylai, a Milazzo).

«La ripresa dei lavori di scavo, ricerca e conservazione del prezioso patrimonio archeologico siciliano - commenta il presidente della Regione Nello Musumeci - è una delle priorità per il mio governo. Ci eravamo posti un primo obiettivo di riavviare un'attività che tanto lustro ha dato, in passato, alla Sicilia e lo abbiamo raggiunto. E' soltanto una prima tappa, si apre una nuova stagione che consentirà alla nostra terra di ottenere un duplice risultato: arricchire l'offerta culturale del nostro patrimonio archeologico a turisti, studiosi e curiosi e riappropriarsi di una tradizione scientifica indispensabile per lo studio e la conservazione della nostra memoria».

 


Giorgio Sommer [Public domain]

Il pioniere dell'archeologia pompeiana: Giuseppe Fiorelli

L’8 giugno, in occasione della data di ricorrenza del compleanno di Giuseppe Fiorelli, l’ingresso al Parco archeologico di Pompei sarà gratuito grazie all’iniziativa promossa dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali: “Io vado al Museo”. Fiorelli fu una delle personalità più importanti nel mondo dell'archeologia pompeiana, soprattutto durate il periodo dell’Unità d’Italia. Già dal 1860 l’archeologo napoletano era stato chiamato a dirigere gli scavi succedendo ad Alexandre Dumas, per pochi mesi alla guida delle antichità napoletane dopo la presa della città da parte di Garibaldi.

Giuseppe Fiorelli
Giuseppe Fiorelli

Fiorelli si dedicò con impegno e dedizione al suo incarico riprendendo le attività di scavo a Pompei con metodi totalmente innovativi sia nella fase manuale vera e propria sia nel restauro, tanto che il periodo della sua direzione rappresenta uno dei momenti sicuramente più felici dell’archeologia italiana. A lui si deve la suddivisione di Pompei in nove regiones ulteriormente ripartite in insulae, e l’introduzione nello scavo del metodo stratigrafico, facendo così partire i lavori di scavo dall’alto degli edifici e non più dal fianco come si era fatto fino ad allora. In questa maniera non andavano a perdersi informazioni importantissime come la dinamica dei crolli dei tetti degli edifici e delle abitazioni e si andavano ad acquisire dati che poi sarebbero serviti a ripristinare le volumetrie architettoniche nella successiva fase di restauro.

Giorgio Sommer [Public domain]
Giorgio Sommer [Public domain]
Fiorelli fu inoltre inventore della tecnica dei calchi in gesso che permise di recuperare elementi della vita della città e informazioni eccezionali su piante, animali e individui. Con del gesso si andavano a riempire le cavità lasciate nella cenere compattata restituendo quelle che un tempo erano persone colte negli ultimi istanti di vita, ma anche complementi di arredo, strutture, infissi, porte, mobili e vari oggetti di cui altrimenti non ne avremmo più traccia. Questo procedimento fu applicato anche alle cavità lasciate dalle radici decomposte che ha permesso di riconoscere piante e di ripristinare coltivazioni, giardini con alberi da frutto, fiori e orti. Con Fiorelli, inoltre, si afferma un nuovo modo di concepire il restauro che porterà a lasciare le pitture degli affreschi in situ e ad un maggior rispetto dell’aspetto originario degli edifici scavati, evitando drastiche ricostruzioni su di essi. Per quanto positiva l’intenzione e senza una dovuta manutenzione ordinaria, molti reperti purtroppo sono andati incontro al deterioramento.

Plastico di Pompei, Museo archeologico di Napoli. Foto di Alessandra Randazzo
Plastico di Pompei, Museo archeologico di Napoli. Foto di Alessandra Randazzo

Sotto la sua guida e di Tascone, tra il 1870 e il 1885, venne realizzata la grande pianta generale di Pompei che successivamente avrà aggiornamenti e nuovi inserimenti cui si abbinò il dettagliatissimo Plastico di Pompei in scala 1:100 ancora oggi visibile al Museo Archeologico di Napoli. Sistematica fu anche la sua attività di documentazione degli scavi che culminò tra il  1860-64 nella pubblicazione "Pompeianorum Antiquarium Historia" nella quale furono raccolte tutte le testimonianze degli scavi borbonici condotti dal 1748 al 1860. Dal 1861 in poi Fiorelli cominciò a pubblicare con fare divulgativo il “Giornale degli Scavi” con il quale si dava notizia a livello nazionale delle attività in corso. A coronamento di tutta questa grandiosa attività scientifica, fu creata a Pompei la “Scuola di Archeologia”, concepita per ospitare giovani archeologi provenienti da ogni parte d’Europa.  La sua sede era nella Regio VI, Insula Occidentalis 27, in un edificio moderno fatto costruire appositamente e che oggi ospita il Laboratorio delle ricerche applicate del Parco archeologico di Pompei.

A Fiorelli si devono inoltre interventi di scavo nella Regio VII, a completamento dei vecchi scavi borbonici, e delle insulae fiancheggianti la via Stabiana, gli edifici adiacenti la porta di Stabia e Porta Marina. Tra i complessi più importanti venuti alla luce si ricordano la Casa di Sirico, la Casa del Citarista, Porta Marina, il vicolo del Lupanare, la casa di M. Lucretius e il Tempio di Apollo.


Dalla via Alessandrina emerge una testa in marmo

 

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L’Urbe continua a regalare meravigliose scoperte ed è proprio di queste ore il rinvenimento in via Alessandrina di una testa forse di Dioniso. Gli archeologi della Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali del Comune di Roma, concessionari per conto del Paco Archeologico del Colosseo delle ricerche e delle indagini su questo tratto viario, hanno individuato, nascosta nella terra, una testa di marmo bianco databile ad epoca imperiale, probabilmente utilizzata in antico come materiale di reimpiego in un muro tardo – medievale che proprio gli archeologi stavano scavando.

Testa di Dioniso. Courtesy Sovrintenza Capitolina ai Beni Culturali
Testa di Dioniso. Courtesy Sovrintenza Capitolina ai Beni Culturali

Una volta estratta, la testa si è mostrata in tutta la sua bellezza. Il volto si caratterizza per le superfici lisce e morbide ed è leggermente inclinato, la bocca è semi aperta, gli occhi sono incavati, forse in antico erano riempiti di pasta vitrea e l’acconciatura è folta e ondulata. I capelli scendono sulle spalle e sono trattenuti da una benda da cui sporge un corimbo, cioè un’infiorescenza dell’edera. I tratti delicati, il volto giovane e femmineo fanno pensare al dio Dioniso e gli archeologi sono già a lavoro per poter attribuire con certezza il volto alla divinità. L’opera è stata già portata nei depositi e attende un primo intervento di pulitura dalle incrostazioni terrose che presto la riporteranno al suo antico splendore.

via dei Fori Imperiali. Courtesy Sovrintenza Capitolina ai Beni Culturali
via dei Fori Imperiali. Courtesy Sovrintenza Capitolina ai Beni Culturali

I lavori sulla via Alessandrina, grazie ad un contributo del Ministero della Cultura dello Stato dell’Azerbaijan che ha finanziato un'opera di mecenatismo per ben un milione di euro, porteranno all’eliminazione del tratto iniziale settentrionale della via. La rimozione di questo segmento stradale, per circa una trentina di metri di lunghezza, permetterà di mettere in comunicazione il settore centrale della piazza del Foro di Traiano con il portico orientale del complesso e l’emiciclo dei Mercati di Traiano. Quando i lavori saranno ultimati, si potrà godere e apprezzare l’originaria estensione del Foro in questo tratto e coglierne l’ampiezza da via dei Fori Imperiali sino alle pendici del Quirinale.


Torna alla luce un Termopolio nella Regio V di Pompei

Gli scavi di Pompei ci permettono ancora una volta di ricostruire importanti tasselli della vita quotidiana della città prima dell’eruzione del 79 d.C. I recenti ritrovamenti nella Regio V, che da un anno entusiasmano stampa e pubblico, sempre più forniscono dettagli di quest’area del sito solo parzialmente indagata che si estende su una superficie di oltre 1.000 mq tra la Casa delle Nozze d’Argento e la Casa di Marco Lucrezio Frontone.

L’intervento in corso, il più grande scavo estensivo dal dopoguerra ad oggi a Pompei, prevede la messa in sicurezza di oltre 2,5 km di muri antichi e la mitigazione del rischio idrogeologico nell’area non scavata alle spalle dei fronti di scavo nelle Regiones I, III , IV e IX.

Foto del Parco Archeologico di Pompei

I dati emersi da marzo 2018 sono sorprendenti e l’ultima scoperta è davvero eccezionale. Pompei si racconta attraverso il suo quotidiano grazie al Termopolio recentemente affiorato ed emerso nello slargo che fa da incrocio tra il vicolo delle Nozze d’Argento e il vicolo dei Balconi portato interamente alla luce.

Foto del Parco Archeologico di Pompei

L’ attività commerciale, solo parzialmente scavata in quanto collocata sul fronte di scavo, restituisce un bancone riccamente decorato su cui vi sono raffigurati una bella Nereide su cavallo in ambiente marino e l’attività stessa che si svolgeva nella bottega, una sorta di insegna commerciale che faceva da pubblicità.  Quasi da riflesso, una scena singolare ritrovata al di sotto del bancone al momento dello scavo: anfore integre che erano da richiamo alla vendita.

Foto del Parco Archeologico di Pompei

Diversi erano questi esercizi commerciali sparsi per la città, solo a Pompei se ne contano una ottantina e tutti situati sulle vie. Il Termpolio sicuramente più celebre era quello di Asellina che sporgeva sulla celebre via dell’Abbondanza.

Foto del Parco Archeologico di Pompei

“Per quanto strutture come queste, siano ben note nel panorama pompeiano – dichiara la Direttrice ad interim, Alfonsina Russo -  il rinnovarsi della loro scoperta, con anche gli oggetti che accompagnavano l’attività commerciale e dunque la vita di tutti i giorni, continua a trasmettere emozioni intense che ci riportano a quegli istanti tragici dell’eruzione, che pur ci hanno consegnato  testimonianze uniche della civiltà romana”

Foto del Parco Archeologico di Pompei

Il nome originariamente greco, deriva da ϑερμός «caldo» e πωλέω «vendere», stava genericamente ad indicare, sia nel mondo greco che romano, un luogo in cui si bevevano bevande, non solo calde, secondo l’etimologia della parola, ma anche fredde e di altri generi.

Gli alimenti e non solo, venivano conservati in grandi giare, dolia, che erano incassate nel bancone di mescita in muratura e venivano consumati abbastanza velocemente soprattutto da coloro che non rientravano a casa per il prandium, il pasto leggero del mezzogiorno.

 


Field School of Digital Archaeology: Studenti da tutto il mondo per uno scavo archeologico digitale

Aprirà a maggio la prima edizione della Field School of Digital Archaeology promossa da Una_Quantum Inc., a Bomarzo (VT).

Un cantiere didattico innovativo in cui al tradizionale scavo archeologico verranno applicate le più avanzate tecnologie digitali. Le attività di scavo si svolgeranno nella necropoli etrusca di Trocchi, dirimpetto l’area della riserva naturalistica di Monte Casoli. L’area, indagata in parte nel corso dell’Ottocento dal principe Stanislao Poniatowski e da Camillo Borghese, ha restituito materiali di pregio oggi conservati nei musei di tutto il mondo. L’indagine si concentrerà sul primo livello della necropoli interessato dalla presenza di tombe a camera con
dromos d’accesso e tombe a facciata rupestre.

La Field School of Digital Archaeology è aperta a tutti gli studenti, archeologi, dottorandi e ricercatori in settori affini che siano interessati ad acquisire le competenze basilari in merito all’applicazione degli strumenti digitali all’intero processo archeologico: dallo scavo all’elaborazione e gestione dei dati, senza tralasciare i fondamentali aspetti della valorizzazione e della fruizione dei beni culturali.

Le tecnologie digitali si mostrano, infatti, come una risorsa sempre più rilevante all’interno dello studio e della divulgazione del nostro patrimonio culturale; pertanto la necessità di acquisire tali competenze da parte dei professionisti del settore è ormai indiscutibile. L’ampia offerta didattica che affianca la campagna di scavo e ricognizione archeologica della Field School of Digital Archaeology mira a fornire ai partecipanti le conoscenze per utilizzare in autonomia gli strumenti digitali più rilevanti in ambito culturale.

I corsi prenderanno spunto dai dati emersi durante lo scavo della Necropoli. Tra i corsi in programma: Gis, modellazione e stampa 3D, fotogrammetria, rilevamento con drone. L’obiettivo finale della ricerca è promuovere la fruizione della necropoli, documentando
e riproducendo le tombe scavate e gli oggetti rinvenuti in 3D. Non solo: attraverso sistemi sostenibili e duraturi, Una_Quantum Inc. elaborerà un progetto di musealizzazione digitale del territorio. Inoltre, durante la Field School of Archaeology, sul campo e nei locali adibiti a deposito presso Palazzo Orsini di Bomarzo (VT), si avrà l’opportunità di lavorare direttamente sui reperti provenienti dalla Necropoli di Trocchi. Studio dei materiali, disegno archeologico, schedature e catalogazione dei reperti saranno alcune delle attività previste nel Laboratorio di Analisi dei Materiali, con particolare attenzione alla ceramica.

La campagna di scavo si svolge in regime di concessione rilasciata dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali ed è promossa da Una_Quantum Inc. La rete dell’Associazione Una_Quantum inc. è costituita da archeologi professionisti e programmatori da anni impegnati nello sviluppo e nell'insegnamento di tecnologie open source applicate ai beni culturali. In tale direzione UQ ha sviluppato PyArchInit, un plugin per Q Geographic Information System (QGIS) specifico per l’archeologia.

Gli affiliati ad Una_Quantum inc., in Italia e in Europa, lavorano nella convinzione che gli strumenti digitali open source siano il futuro dell’archeologia e della divulgazione del patrimonio culturale. Per tale motivo, la diffusione delle potenzialità delle tecnologie applicate all’archeologia e ai beni culturali è uno dei principali obiettivi dell’Associazione Una Quantum Inc.; tra gli ultimi impegni che hanno coinvolto il team si rintracciano: Circuiti, il ciclo di workshop gratuiti svolto presso il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma e
Sistemi multimediali per la museologia, pacchetto di corsi riconosciuti dal MiBAC, con sede il Museo delle Civiltà di Roma.

Le attività di scavo e la didattica, in lingua inglese, della Field School of Digital Archaeology, si svolgeranno dal lunedì al venerdì, lasciando libero il weekend; con partecipazione facoltativa, nel fine settimana, saranno organizzate visite ed escursioni nei principali siti di interesse storico-artistico e archeologico, a Bomarzo e dintorni. Nella quota di partecipazione sono incluse le attività di scavo, spese di vitto e alloggio, l’intera offerta formativa di Una_Quantum inc. e materiali didattici.

Per maggiori informazioni sulla Field School of Digital Archaeology è possibile scrivere a: digitalexcavation@unaquantum.com
Pagina facebook Field School of Digital Archaeology: facebook.com/ArcheoloGis


Sicilia. Dopo dieci anni ripartono importanti scavi archeologici

Buone notizie per l’archeologia siciliana. Dopo dieci anni ripartono nell’isola numerose campagne di scavo e di restauro in alcuni dei siti archeologici cosiddetti minori e non per importanza. La Regione Siciliana ha infatti finanziato ben otto cantieri che saranno attivi nelle province di Palermo, Catania, Agrigento, Messina, Trapani, Enna e Ragusa per un totale di 500 mila euro d’investimenti.

L’inverno, si sa, non è un periodo eccellente per cominciare campagna di scavo, allora, non appena le condizioni metereologiche lo permetteranno, si darà il via a tutti i lavori di scavo, manutenzione, restauro e conservazione che rientrano in questo grande progetto di rilancio per la Sicilia, grazie anche alla creazione di percorsi di visita ben strutturati che porteranno sicuramente enormi vantaggi a tutti coloro che da sempre scelgono la bella isola per approfondirne la storia e la sua millenaria cultura.

Le province scelte non sono casuali, le attività sono appositamente mirate vero zone che fino ad ora hanno ricevuto poche attenzioni e la cui magnificenza archeologica non è da meno rispetto ad altre zone più famose. Queste zone riceveranno finanziamenti per la ricerca e l’inclusione nei grandi circuiti del turismo archeologico.  Tra gli obiettivi dell’Assessorato ai Beni Culturali che vede Sebastiano Tusa alla dirigenza, c’è sicuramente quello di dare lustro al grande passato della regione attraverso programmi di studio già avviati e strutturati che consentiranno alla terra siciliana di riportare in patria molti studiosi e curiosi che sono andati via e garantendo sempre quella tradizione scientifica indispensabile per lo studio del nostro passato.

«Negli ultimi anni - aggiunge l'assessore Sebastiano Tusa - le attività di ricerca e di scavo archeologico in Sicilia sono state condotte principalmente dalle Università italiane e straniere. Le professionalità e le capacità dell'assessorato dei Beni culturali sono state, a causa di una inaccettabile miopia politica, mortificate e relegate a un semplice esercizio di controllo e sorveglianza. Non è pensabile che le Soprintendenze siciliane, strutture dotate di eccellenti archeologi e tecnici, non avessero la possibilità di continuare attività che ci hanno reso famosi nel mondo».

Sicilia Sebastiano Tusa

Conosciamo nel dettaglio le zone interessate da questo grande intervento di rilancio.

A Palermo, all'interno del complesso di età medievale di San Giovanni degli Eremiti, riprendono i lavori per lo studio e la comprensione dell'edificio preesistente e la realizzazione di nuove modalità di fruizione

A Ramacca, in provincia di Catania, partirà la pulitura dei mosaici, il ripristino, restauro e la messa in sicurezza della Villa romana con le terme annesse di contrada Castellitto. Si tratta di un sito archeologico  in aperta campagna e in passato spesso oggetto di saccheggi. La necessità è quella di mettere sotto controllo l’area e tutelare i resti archeologici.  E sempre nel territorio etneo, in contrada Rocchicella-Palikè, riprenderanno  i lavori di ripristino, dopo le alluvioni delle ultime settimane, operazioni di scavo e rilievo delle presenze archeologiche.

A Sant'Angelo Muxaro - in località "Monte Mpisu" - nell'agrigentino, si completerà lo scavo della necropoli e grazie all'utilizzo di droni verrà realizzato un documentario divulgativo.  Il sito, già oggetto di indagini e ricerche durante gli anni ’70, ospitava capanne circolari in uso per tutta l’età neolitica e necropoli con tombe a pozzetto. Ripresa dei lavori anche a "Monte Castello", dove le strutture del castello medievale si sono impiantate su strati preistorici e greci e la cui straordinaria stratificazione archeologica è documentata dal Neolitico fino all'età rinascimentale, con ritrovamenti di preziosi materiali tra cui ori, pietre pregiate, monete, metalli, ceramiche a lustro.

A Pantelleria, in provincia di Trapani, partirà lo scavo, il rilievo e lo studio di Mursia, il villaggio preistorico costituito da capanne e con la necropoli costituita dai Sesi con uno studio specialistico anche sugli inumati e gli eventuali corredi funerari annessi. E una grande risistemazione dell’area archeologica per la fruizione.

In contrada Gerace, nell'ennese, all'interno della Villa romana scoperta venticinque anni fa e costituita da una dozzina di ambienti dotati di pregevoli pavimenti mosaicati, sono previsti, in una prima fase, il restauro conservativo dei mosaici già messi in luce, la copertura provvisoria degli ambienti, la pulizia dell'intera area, nonché la realizzazione di percorsi di visita e supporti didattici. La Villa - costruita nel tardo IV secolo d.C. da Philippianus, al cui nome si riferiscono i bolli rinvenuti su ben 99 laterizi - presenta mosaici policromi con tessere di colore rosso, viola, giallo, stilisticamente molto simili a quelli della Villa del Casale di Piazza Armerina. Presenti anche le terme che smettono di essere utilizzate dopo il disastroso incendio che le colpì nel V secolo.

Nel ragusano, a Giarratana, in una villa romana di notevole estensione e databile al III secolo d. C, verranno effettuati lavori di scavo su aree non ancora messe completamente in luce per evidenziarne i pavimenti musivi. Precedenti attività avevano portato allo scavo del peristilio di cui si conoscono anche sette ambienti. Inoltre, verrà resa fruibile l’area con la sistemazione di passerelle e supporti didattici. In passato gli archeologi avevano ritrovato pregevoli mosaici geometrici policromi con schemi decorativi simili a quelli di Piazza Armerina, di Patti e a quelli del nord Africa.

A Milazzo, in provincia di Messina, infine, partiranno nuovi scavi archeologici nella necropoli greca dell'antica Mylai (VI-IV secolo avanti Cristo). I lavori saranno finalizzati all'esplorazione completa dell'area e al recupero accurato dei corredi per la musealizzazione dei reperti nell'Antiquarium archeologico. Lavori di sbancamento effettuati nel passato nella città mamertina, finalizzati alla realizzazione di un parcheggio, hanno riportato alla luce un lembo dell'ampia necropoli greca (VI-IV secolo avanti Cristo) dell'antica Mylai. Sono state messe in luce centinaia di sepolture databili dal VI al IV secolo a.C. e vari segmenti della viabilità interna. Le sepolture hanno sempre restituito oggetti di corredo di eccezionale interesse, sia di produzione locale che di importazione. Ceramica attica a figure nere, manufatti anche di pregio, ceramica calcidese a bande, ceramica da fuoco e da trasporto sono solo alcuni dei reperti recuperati.

 


Leda e il Cigno incantano la Regio V di Pompei

Nuove scoperte nella Regio V delle meraviglie e nuovi volti femminili, mitici questa volta, dipinti con raffinatezza sulla parete di un cubicolo. Leda regina di Sparta e il Cigno/Zeus nell’atto della loro unione spiccano per la loro audace sensualità in una scena d’amplesso non sempre rappresentata con questa iconografia.

Il famoso mito classico, infatti, non è nuovo ad essere rappresentato all’interno delle domus della città, segno che i proprietari godevano di un certo spessore culturale che spesso si manifestava nella scelta di determinati soggetti affrescati sulla ricca decorazione parietale.

Dall’unione tra la moglie di Tindaro, re di Sparta e il Giove trasformato in Cigno, nasceranno, fuoriuscendo da uova, i gemelli Castore e Polluce (i Dioscuri), Elena, futura moglie di Menelao re di Sparta e amante di Paride, per colpa di questo amore si scatenò la guerra di Troia, e Clitennestra sposa e assassina di Agamennone, fratello di Menelao.

L’affresco proviene da un ambiente, probabilmente una stanza da letto, di una casa lungo via del Vesuvio, ed è posto accanto ad un corridoio d’ingresso dove già qualche mese fa venne  individuato il Priapo analogo a quello della casa dei Vettii con il fallo eretto sulla bilancia.

A Pompei lo stesso mito lo ricordiamo anche nella Casa del Citarista, nella casa della Venere in Conchiglia, della Regina Margherita, di Meleagro, dei Capitelli Colorati o di Arianna, della Caccia Antica, di Fabio Rufo, della Fontana d’Amore, degli Amorini Dorati e forse nella casa di L. Rapinasius Optatus.

Il mito compare anche in alcune domus di Ercolano e Stabia, ma gli affreschi sono stati staccati quando si scavò nei siti e le opere furono portate al Museo Archeologico di Napoli dove ancora oggi possono essere ammirati in tutta la loro potenza espressiva. Il soggetto, a conferma della sua popolarità, compare anche sull’argenteria, ora esposta al Louvre, del cosiddetto tesoro di Boscoreale.

Foto: Cesare Abbate

https://www.facebook.com/pompeiisoprintendenza/videos/1047440988769274/?q=pompeii%20-%20parco%20archeologico


Si torna a scavare nell'area archeologica di Paestum

Il 10 settembre sono ripresi gli scavi a Paestum con ben 3 cantieri in corso: all'Athenaion (Università di Salerno), all'Agora (Fondazione Paestum) e alla casa arcaica (Università degli Studi dell'Orientale di Napoli). Tre cantieri distinti che chiuderanno alla fine del mese con l'obiettivo, come sempre, di far avanzare le conoscenze topografiche e architettoniche sulla città.

Scavi Athenaion

Il cantiere dell'Athenaion, diretto da Fausto Longo e coordinato sul campo da Marialuigia Rizzo, ha lo scopo di indagare la parte meridionale del santuario lì dove negli anni '20 e '30 fu trovata la cosiddetta “stipe del santuario” con migliaia di oggetti ceramici, terrecotte e metalli. Dallo studio degli oggetti in bronzo, in particolare le armi (scudi, elmi, lance, giavellotti ecc. oggi in mostra al Museo Archeologico nella mostra 'Le armi di Athena'; qui maggiori informazioni sulla mostrahttp://www.museopaestum.beniculturali.it/le-armi-di-athena-il-santuario-settentrionale-di-paestum/ ), e dal tentativo di ricostruire il contesto di provenienza - e quindi la storia più antica del santuario - nasce il progetto di intervento nel santuario, ormai 90 anni dopo lo scavo diretto da Maiuri (1928).

Scavo agorà

Nell'agora lo scavo diretto da Emanuele Greco, coordinato sul campo da Federica Di Biase, mira a proseguire lo studio della lunga Porticus, un edificio colonnato di età romana che ha obliterato edifici più antichi. L'indagine di questi giorni (e dei prossimi anni) mira a conoscere più in dettaglio il monumento, ma soprattutto a recuperare maggiori informazioni sulle fasi di età arcaica e classica.

Scavo casa arcaica

Infine lo scavo della casa arcaica rinvenuta ad ovest dell'Athenaion diretto da Laura Ficuciello. Già indagato negli anni Ottanta il complesso, dove lo scorso anno furono effettuati nuovi scavi, è l'unica casa di età arcaica che conosciamo di Paestum e una delle poche rinvenute in Magna Grecia.

Delle tre équipes fanno parte studenti dell'Università di Salerno, dell'Orientale di Napoli, di Roma-Sapienza e di Padova che operano in un clima di grande collaborazione.

Foto Courtesy of Press Office Parco Archeologico di Paestum