Sicilia Grand Tour 2.0

Sicilia Grand Tour 2.0

La sera di giovedì 17 ottobre alla "Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea" verrà dedicata alla proiezione di Sicilia Grand Tour 2.0, docufilm prodotto da Fine Art Produzioni, per la regia di Giorgio Italia: un viaggio nella Sicilia di oggi sulle orme dell'eclettico Jean Houel, uno dei più interessanti viaggiatori del XVIII secolo, alla scoperta dei suoi monumenti, dei suoi miti, della sua gente.

 

Sicilia Grand Tour 2.0

Sicilia Grand Tour 2.0Nazione: Italia

Regia: Giorgio Italia

Consulenza scientifica: Alessandra Cilio

Durata: 90’

Anno: 2019

Produzione: Fine Art Produzioni srl

Sinossi:

Giorgio, giovane studente universitario, trova in biblioteca dei vecchi volumi: sono pieni di carte, schizzi e disegni. Sono pieni di storie. Il ragazzo è talmente affascinato dal racconto che Jean Houel, architetto francese del XVIII secolo, riesce a tessere della Siciia, che decide di esplorare quest'isola, facendo del “Voyage pittoresque des isles de Sicilie, de Malte et de Lipari” la sua guida. Scoprirà così che le parole di Houel, che definiva la Sicilia “il luogo più curioso dell'universo” sono ancora oggi veritiere. A rendere l'esperienza unica e contemporanea, l'incontro con la gente del luogo, che offre al ragazzo la possibilità di osservare posti e fenomeni da angolature differenti, cogliendone tutte le sfaccettature.

Partecipazioni ad altri film festival e/o proiezioni pubbliche:

  • XXX Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico di Rovereto (TN)

Premi e riconoscimenti: Menzione “Cinema A.Mo.Re”, alla XXX Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico di Rovereto.

Informazioni consulente scientifico/autore: Alessandra Cilio è un'archeologa siciliana specializzata nella comunicazione dell'Antico attraverso il medium cinematografico. Ha firmato la sceneggiatura di documentari prodotti da Fine Art Produzioni come “La casa dei dirigibili. L'hangar di Augusta tra passato e presente”, “Tà gynaikèia. Cose di donne” e “Storie dalla sabbia. La Libia di Antonino Di Vita”. Ha collaborato per diversi anni con il Dipartimento di Archeologia dell'Università degli studi di Catania, all'interno di progetti internazionali ed interdisciplinari, legati prevalentemente al rapporto tra Antico e Contemporaneo.

Informazioni casa di produzione: www.fineartproduzioni.it

Trailer: https://www.youtube.com/watch?v=nIT87ZWY68U

Altro (articoli dedicati al film, curiosità, approfondimenti):

https://archeologiavocidalpassato.com/2019/10/05/alla-xxx-rassegna-internazionale-del-cinema-archeologico-di-rovereto-il-film-sicilia-grand-tour-2-0-viaggio-al-ritmo-dei-viaggiatori-del-settecento-alla-scoperta-della-sicilia/

www.siciliagrandtour.net

Scheda a cura di: Fabio Fancello


rencontre Néandertal

À la rencontre de Néandertal

La IX edizione della "Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea" aprirà con "À la rencontre de Néandertal", documentario prodotto da Fred Hilgemann Films per la regia di Rob Hope e Pascal Cuissot.
La proiezione, in anteprima nazionale, avrà luogo giovedì 17 ottobre alle 17.30 presso l'ex chiesa di S. Benedetto e S. Chiara, che da nove anni rappresenta il baricentro culturale del Comune di Licodia Eubea, grazie all'intervento di recupero dell'Archeoclub Licodia Eubea.

À la recontre de Néandertal

Incontrando i Neanderthal

rencontre Néandertal

Nazione: Francia

Regia: Rob Hope e Pascal Cuissot

Consulenza scientifica: Jean-Luc Locht, Ludovic Slimak

Durata: 52’

Anno: 2019

Produzione: Fred Hilgemann Films in coproduzione con Arte France, France Télévisions & Inrap

Sinossi:

I registi Rob Hope e Pascal Cuissot, specialisti della preistoria, ci portando indietro nel tempo, sulle tracce delle misteriose popolazioni nomadi dei Neanderthal, che vissero nell’Europa nord-occidentale per 300.000 anni, aggirandosi in Francia, Belgio, Paesi Bassi, Germania e Inghilterra meridionale.

Grazie ai ritrovamenti archeologici ed antropologici delle loro tracce, è possibile oggi comprendere la profonda connessione con l’ambiente del primo popolo europeo.

Partecipazioni ad altri film festival e/o proiezioni pubbliche:

  • Festival du film d'archéologie - Amiens - Gaumont, settembre 2019

Informazioni regista:

Rob Hope, originario dell’area di confine tra Scozia e Inghilterra, vive oggi in Francia, dove lavora come regista di film documentari, specializzati in scienze naturali e archeologia (soprattutto preistoria). Ha già realizzato una dozzina di documentari di 52 minuti e anche dei cortometraggi documentari. Alcune delle sue opere hanno ricevuto premi con menzioni speciali all’interno di alcuni festival. Scrive anche articoli per riviste anglosassoni sugli stessi temi.

Informazioni casa di produzione: http://fredhilgemann.frr/ - https://www.inrap.fr

Scheda a cura di: Fabio Fancello

 

La IX edizione della "Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea" aprirà con "À la rencontre de Néandertal"

Il prossimo weekend de Le Vie dei Tesori. Tutte le "esperienze" da prenotare

Guardare, ammirare, ascoltare, assaggiare. è il leitmotiv de Le Vie dei Tesori. Che mai come quest’anno propone “esperienze”. Questo secondo weekend - da venerdì 11 a domenica 13 ottobre - ci sarà veramente da dover scegliere: visite teatralizzate in costume, tour in un quartiere che rinasce con l’arte, concerti preziosi. Apriranno le porte sia Prefettura che la Banca d’Italia, e sarà una delle poche occasioni possibili per visitare le sorgenti da cui si trae l’acqua che arriva in città. Da venerdì a domenica, ogni giorno emozioni diverse: da prenotare su www.leviedeitesori.it

Oratorio di San Lorenzo. Foto di Igor Petyx

Andiamo con ordine. Perché oltre ai 160 luoghi che apriranno di nuovo le porte – a Palermo e Catania il festival durerà ancora quattro weekend, nel Ragusano solo due -  si potrà sedere al fianco di Delia, l’ultima Whitaker, per sentirla raccontare del tè delle cinque e della servitù in livrea, a Villa Malfitano; o ascoltare Minicu, poeta per disgrazia che appare dai saloni di Palazzo delle Aquile. Si potrà sorseggiare un calice di bianco Planeta osservando i minuscoli velivoli allineati come soldatini nell’immenso hangar dell’aeroporto di Boccadifalco: siamo al tramonto, e se non amate gli aerei, raggiungete invece Palazzo Asmundo per un aperitivo elegante guardando da vicino la Cattedrale. Dopo la visita e il calice, correte all’Orto Botanico perché di notte le piante sembrano bisbigliare. Ve le farà scoprire il direttore dell’Orto in persona, Rosario Schicchi. Il secondo dei concerti preziosi nei “tesori” si svolgerà all’oratorio di San Lorenzo e si srotolerà sulle note del tango dei duo Sambossa (flauto e chitarra); si scoprirà Danisinni che sta risorgendo tramite l’arte: un tour tra la “fattoria sociale” con gli animali da cortile, in un fazzoletto verde tra i palazzi, Danisinni Circus sotto un tendone colorato, le esperienze di teatro di comunità con il Massimo, il pranzo sociale la domenica su un unico tavolo affacciato sugli orti.

Vasca Orto Botanico. Foto di Igor Petyx

Tra i tantissimi siti disponibili, ce ne sono alcuni che apriranno solo questo weekend, e su prenotazione, e non bisogna lasciarseli scappare: pochissimi posti per l’ottocentesca Villa Whitaker, in via Cavour (da non confondere con Villa Malfitano Whitaker in via Dante) si camminerà sui passi di Joss Whitaker per scoprire saloni e giardini di quella che oggi è la Prefettura. E se non riuscite a visitarla, prenotate subito la visita a Villa Pajno, la residenza del Prefetto che sarà invece disponibile il prossimo fine settimana (18-20 ottobre e non 25-27 come annunciato in un primo tempo). Sarà aperta – per questo unico weekend – la Banca d’Italia dove vi racconteranno la strana storia di un ordigno che si incastrò nel solaio sotto il bombardamenti del ’43 e non esplose mai. Infine, si potranno raggiungere le sorgenti del Gabriele, un luogo dell’anima, stranissimo e del tutto sconosciuto a parecchi palermitani: qui sgorga ancora acqua limpidissima, la stessa che alimenta l’acquedotto della città.

Orari, date, luoghi e disponibilità su www.leviedeitesori.it


impossibile noto Giorgio de Chirico

I Carabinieri TPC con l'indagine “L’Impossibile è noto” sequestrano 26 opere

Indagine “L’Impossibile è noto”

I militari del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale hanno sequestrato 26 opere d’arte falsamente attribuite ad artisti di fama internazionale.

impossibile noto Giorgio de Chirico
Opera sequestrata dei Carabinieri TPC: Il Trovatore, 1952 (gouache), attribuita a Giorgio de Chirico

Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Siracusa e condotte dai carabinieri del Reparto Operativo - Sezione Falsificazione ed Arte Contemporanea, coadiuvati dalla Sezione TPC di Siracusa, traggono spunto dalla denuncia del Presidente della Fondazione Giorgio e Isa de Chirico il quale, a seguito dell’inaugurazione della mostra presso il Convitto delle Arti Noto Museum, aveva riscontrato e denunciato l’esposizione di quattro opere falsamente attribuite a Giorgio de Chirico e, peraltro, sconosciute alla medesima Fondazione. Nel dettaglio, il denunciante indicava le seguenti opere: Il Trovatore, 1952” (gouache), “Studio neoclassico, 1950” (inchiostro su carta), “Il Trovatore, 1952” (matita su carta), “Il Grande metafisico” (olio su tela).

impossibile noto Giorgio de Chirico
Opera sequestrata dei Carabinieri TPC: Il Grande metafisico (olio su tela), attribuita a Giorgio de Chirico

Le prime investigazioni consentivano di acquisire la documentazione di accompagnamento delle opere presso gli organizzatori dell’evento, l’associazione “Sicilia Musei”, che forniva le schede di prestito dei quattro “de Chirico” riconducibili ad una società estera e ad un privato italiano. In tale contesto, al fine di conseguire un giudizio sull’autenticità, la Procura della Repubblica di Siracusa nominava un proprio C.T.U. che, dopo una ispezione dei luoghi ed un esame de visu di tutte le opere esposte nella mostra, confermava la falsità delle quattro opere oggetto della perizia. Lo stesso consulente, incaricato peraltro di verificare le ulteriori opere oggetto dell’evento, rilevava la presenza di 22 lavori di dubbia autenticità. Infatti, l'esame visivo ed i successivi approfondimenti bibliografici svolti dal C.T.U. inducevano in quest’ultimo alcune perplessità rispetto all'autografia delle opere, tali da far richiedere approfonditi accertamenti rispetto alla tecnica, ai materiali utilizzati ed alla rispondenza della produzione certa degli artisti ai quali fanno riferimento.

impossibile noto Giorgio de Chirico
Opera sequestrata dei Carabinieri TPC: Il Trovatore, 1952 (matita su carta), attribuita a Giorgio de Chirico

In tale quadro e sulla base della relazione del C.T.U., il GIP del Tribunale di Siracusa emetteva un decreto di sequestro preventivo per le quattro opere a firma Giorgio de Chirico su richiesta della Procura della Repubblica di Siracusa che, contestualmente, emetteva anche un decreto di sequestro penale per le 22 opere di dubbia autenticità, queste ultime riconducibili ad importanti artisti nazionali ed internazionali quali: Umberto Boccioni, Giacomo Balla, Carlo Carrà, Fortunato Depero, Luigi Russolo, Pablo Picasso, Vasilij Kandinskij, Max Jacob, Hans Richter, Paul Klee, Joan Mirò e Salvador Dalì, in parte risultavano prestate da un terzo soggetto privato.

Opera sequestrata dei Carabinieri TPC: Studio neoclassico, 1950 (inchiostro su carta), attribuita a Giorgio de Chirico

Allo stato dell’indagine una persona risulta indagata; l’ipotesi di reato contestata è quella dell’art. 178 del D.L.vo 42/2004.

__________

Testo e foto per l'indagine "L'Impossibile è noto" forniti dall'Ufficio Stampa Comando Carabinieri Tutela del Patrimonio Culturale


Un percorso inedito e un biglietto unico per visitare il complesso di Santa Maria La Nova Duomo

Il sogno grandioso di re Guglielmo il Buono: un complesso monumentale autonomo, straordinario, enorme e variegato. E così restò fino al 1866, anno della soppressione degli Ordini religiosi, quando passò allo Stato che in seguito lo affidò, dividendolo, alla Regione e al Comune. Ma il complesso abbaziale è un unicum, e non soltanto perché è straordinario: è un tutto omogeneo, formato dalla chiesa e dal chiostro, dal refettorio e da uno scriptorium. Finora non è stato mai possibile comprenderne la complessa omogeneità. Finora. Perché da sabato prossimo – 7 settembre – alle 18,30 sarà inaugurato il nuovo percorso di visita che comprende anche il Duomo (con il commovente Cristo Pantocratore), l’elegante Cappella Roano, il chiostro, il giro completo delle terrazze (da dove lo sguardo abbraccia l’intera vallata), il Museo Diocesano, ma anche la torre meridionale, di cui si sta completando il restauro proprio in queste ore, che ospiterà quattro nuove sale espositive (sviluppate in altezza) per accogliere le opere finora conservate nei magazzini del museo. Per l’inaugurazione ci sarà la possibilità di visitare gratuitamente il complesso fino a mezzanotte e sulla facciata del Duomo, verrà proiettato un videomapping.

Cappella Roano

Per il complesso di Monreale si tratterà quindi di una nuova/antica vita: di fatto chiunque lo visiterà potrà finalmente riassorbirne la storia nella sua interezza, ma si farà anche un’idea della potenza dell’intero progetto monumentale normanno. Che sarà raccontato anche da una guida nuova di zecca, edita da Skirà su commissione di CoopCulture che cura in ATI (CoopCulture, Mo.Mo e SKIRA) i servizi aggiuntivi del chiostro di Monreale, che da qualche mese fa parte di un unico itinerario di visita con il Duomo e, da sabato in poi, anche con il Museo Diocesano e gli altri ambienti del complesso. Saranno anche disponibili una app di ultimissima generazione per poter visitare il complesso in piena autonomia; e un’audioguida in 4 lingue (italiano, inglese, francese e tedesco)

L’itinerario di visita finora è stato premiato: il chiostro dei Benedettini ha visto crescere il numero dei visitatori passando dalle 214.254 alle 260.300 (+ 46 mila). Il biglietto unico chiostro e duomo (avviato da marzo) è stato scelto da oltre 100 mila visitatori. Da sabato il biglietto sarà quindi di 12 euro per la visita completa dell’intero complesso, compreso il Museo Diocesano e le nuove aree espositive.

Cristo Pantocratore

“Il complesso abbaziale di Monreale è qualcosa di unico che non si può separare: pensate soltanto ai capitelli del Chiostro dei Benedettini: raccontano scene dell’Antico e Nuovo Testamento che si ritrovano anche nei mosaici del duomo - sottolinea monsignor Michele Pennisi, arcivescovo della Diocesi di Monreale – Pur mantenendo distinte le proprietà, ben vengano sinergie, tra la Regione con la Soprintendenza, CoopCulture e la Diocesi, che permettono una visione complessiva. Speriamo parta presto il restauro della Cappella Roano, finanziato dalla Fabbriceria ma non ancora avviato per intoppi burocratici; ma nel frattempo apriamo le due torri, quella meridionale con gli archivi e quella settentrionale che ospiterà i paramenti sacri del Duomo. Senza dimenticare che la visita al Duomo permetterà di scoprire la splendida  icona della Madonna Odigitria, appena restaurata, dinanzi alla quale ho visto inginocchiarsi i fedeli russi”.

La nuova visione che il visitatore avrà di uno dei più grandi esempi architettonici della preziosa testimonianza della dinastia normanna in Sicilia, è il risultato di una perfetta sinergia tra istituzioni e privati – spiega il presidente della Regione Siciliana,  Nello Musumeci -. Un biglietto unico, un percorso di visita realizzato con una rigorosa cura scientifica da parte della Regione Siciliana e la possibilità di ammirare nella sua interezza un capolavoro di originale sintesi stilistica, sono la cifra dell’offerta che vogliamo dare ai visitatori. E’ il nuovo percorso di valorizzazione dei Beni Culturali siciliani già intrapreso da tempo, e che consentirà ai tanti turisti che visitano la Sicilia di potere fruire dei luoghi della cultura in maniera moderna e completa”.

Abside centrale

Monreale riaccoglierà il suo Duomo: alla vigilia della festa della Madonna del Popolo - la prima e la più antica celebrazione mariana nella cittadina normanna – l’arcivescovo Michele Pennisi aprirà alle 18,30 il nuovo percorso di visita all’intero sito, in maniera globale. Alle 21, dopo una rappresentazione teatrale sulla vita di Guglielmo II curata dalla Compagnia dei Normanni, si srotolerà un impressionante videomapping proiettato sulla facciata della Cattedrale. Per “Il sogno di Guglielmo”, il Duomo si animerà di luci e colori che racconteranno la sua storia, a partire dalla leggenda sul re normanno Guglielmo II. La performance, realizzata da Odd Agency, celebrerà l’architettura e i mosaici del prezioso monumento. Dopo lo spettacolo, sarà possibile visitare gratuitamente la Cattedrale, la sagrestia, il chiostro, la torre settentrionale e quella meridionale, le terrazze, gli archivi, il Museo Diocesano e la cappella Roano.

La chiave sta tutta nella sinergia e nella collaborazione avviata prima con la Soprintendenza, ed oggi con CoopCulture che gestisce i servizi aggiuntivi del chiostro dei Benedettini dal 2017, di cui ha riprogettato l'ingresso e aperto un bookshop nelle sale dove sono stati  scoperti e restaurati antichi affreschi. Nel 2018 CoopCulture ha sottoscritto l'accordo di valorizzazione con la Cattedrale per il biglietto unitario.

 

"Monreale è l’esempio di una best pratice nel rapporto tra pubblico e privato in grado di restituire alla comunità un sito UNESCO nella sua completezza – interviene Letizia Casuccio, direttore di CoopCulture -, ma è anche la sperimentazione di un nuovo modello di gestione del patrimonio sempre più integrato tra beni culturali e territorio, cultura, turismo ed economia locale. E’ giunto il momento di presentare  Monreale sul mercato turistico mondiale: ma deve essere pronto. E quindi, più servizi, vendita on line dei biglietti, visite guidate, audioguide e App, eventi, un merchandising dedicato e una front line di alto profilo. Noi faremo la nostra parte, già dai prossimi mesi realizzeremo un sito web di ultima generazione e presenteremo Monreale alle fiere di Rimini e Londra".

Si potrà così passare liberamente dal duomo al chiostro, e raggiungere il Diocesano con il nuovo allestimento museale a cui sta lavorando la direttrice Maria Concetta Di Natale. I lavori di ristrutturazione e restauro della torre meridionale, iniziati nel 2018, sono invece seguiti  dall’architetto Roberto Pupella, e realizzati dalla ditta Oliveri di Partinico, sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza, a cui si deve la cura scientifica del nuovo percorso.

Un itinerario di visita inedito

L’intento dichiarato del re normanno era quello di divenire il punto di riferimento del mondo ecclesiastico sul territorio; anche per questo motivo, concesse il monastero ai Benedettini giunti da Cava dei Tirreni. Sede arcivescovile sin dalla sua fondazione, architettonicamente il Duomo venne completato con l’edificazione dello straordinario chiostro, elegante esempio di architettura monastica, vero hortus conclusus in cui è facile immaginare i monaci camminare, cantare e pregare. Il percorso di visita guiderà gli spettatori nell’esplorazione del Duomo, leggerà il Vecchio e il Nuovo Testamento sui mosaici, ammirerà il Cristo Pantocratore e passerà quindi alla cappella del Crocifisso - meglio nota come Cappella Roano, dal nome del suo fondatore - che accoglie il Tesoro del Duomo; proseguendo poi, si visiterà il Museo Diocesano, e l’aula capitolare di San Placido che ospitava l’assemblea dei monaci, le nuove sale espositive nella Torre, per concludere la passeggiata lungo il giardino, il Paradisus, l’ hortus conclusus della tradizione monastica. Da non perdere l’esperienza condivisa delle terrazze del Duomo da cui si gode una straordinaria vista sulla città.

Info e prenotazioni: 091 7489995 | www.coopculture.it


Come nascono gli archeogioielli: intervista a Marilisa "MedeART"

Una ragazza siciliana, un'archeologa, amante della moda, della storia antica e dei gioielli. Un giorno durante i suoi viaggi studio tra musei decide di seguire le sue passioni e di creare bijoux artigianali e accessori moda ispirati al mondo classico. Ecco la storia di Marilisa Lo Pumo, in arte MedeART, che ci racconta come è iniziata la sua passione per i gioielli archeologici e il mondo antico.

Ci racconti la tua bio e la tua esperienza nel mondo dell’archeologia?

Un po’ come tutti i nati negli anni ’80, anche io sono una “vittima” dei documentari di Piero e Alberto Angela che, sin da piccola, guardavo insieme alla mia famiglia, lasciandomi suggestionare da racconti storici e ammaliare da stupende immagini d’arte e archeologia. Del resto, l’arte ha sempre fatto parte della mia vita: in famiglia siamo un po’ tutti artisti e musicisti, quindi, è stato naturale per me avvicinarmi dall’arte all’archeologia. A 19 anni, quindi, ho iniziato gli studi universitari presso il corso di laurea in Beni Culturali Archeologici dell’Università di Palermo, nella sede distaccata di Agrigento; da quel momento, è stato tutto un crescendo: vivere in quella che fu definita “la più bella città dei mortali”, vicino ad un santuario delle divinità ctonie e a pochi passi dalla Valle dei Templi, non poteva che accrescere la mia passione per l’archeologia e, in particolar modo, per quella siciliana. Le dinamiche dei rapporti instauratisi tra i Greci e gli Indigeni d’Italia meridionale e Sicilia nel periodo della colonizzazione greca, hanno stimolato la mia curiosità nel corso dei miei studi universitari, tanto da spingermi ad approfondire l’argomento, per ben due volte, nelle tesi delle lauree triennale e magistrale, conseguite con il Prof. N. Allegro. Nel frattempo, ho partecipato a varie campagne di scavo, a laboratori e a ricognizioni archeologiche, specialmente in territorio siciliano (ad Agrigento, Himera, Rocca Nadore, Case Bastione, ecc.) e ho conseguito l’attestato di guida Geopark di uno dei due geoparchi siciliani, il “Rocca di Cerere Geopark”. Subito dopo la laurea magistrale in Archeologia, sono entrata nel direttivo dell’associazione Hisn al-Giran, dedicandomi, per un anno intero, alla gestione e alla valorizzazione di un’area di interesse archeo-naturalistico, sita nel centro della Sicilia, a Calascibetta (Enna), il Villaggio Bizantino di Vallone Canalotto. Nel frattempo, creavo già archeogioielli.

archeogioielli Medeart Marilisa Lo Pumo

Come nasce la passione per i gioielli e la voglia di crearli?

La passione per i gioielli artigianali, l’interesse per la moda e la voglia di creare, penso si possano considerare mie attitudini naturali, essendo cresciuta da una madre che cuciva abiti sartoriali, realizzava accessori, dipingeva e si dedicava ad artigianato e bricolage. L’idea di creare “archeogioielli”, però, credo mi sia venuta in mente nel 2011, durante un viaggio in Magna Grecia fatto con l’Università, mentre camminavo tra le sale del MArRC o del MARTA, incantata dalla bellezza e dall’importanza dei reperti in essi contenuti e, in particolare, man mano che andavo accumulando souvenirs acquistati nei vari bookshops museali. Desiderosa di portare con me non tanto un ricordo “turistico” dei luoghi visitati, quanto qualcosa da indossare, un monile magari, che rievocasse quanto ammirato e appreso, nel corso di quel viaggio-studio, mi domandavo come mai nessuno vendesse quelli che io poi chiamai “archeogioielli”. E non mi riferisco a costose riproduzioni fedeli di meravigliosi gioielli dell’antichità, di cui avevo già contemplato pregevoli e bellissimi esemplari, realizzati da maestri orafi italiani; io volevo qualcosa che, non solo fosse accessibile alle mie finanze di studentessa universitaria ma che, soprattutto, mi ricordasse la storia e i significati degli “oggetti” racchiusi in quei musei: le loro scene figurate, i motivi decorativi, i miti che raccontavano, i personaggi che rappresentavano e, soprattutto, la potenza simbolica che sprigionavano. Io desideravo qualcosa da portare sempre con me. Qualche anno dopo, esattamente nel 2014, con l’aiuto di mia madre, iniziai a creare i miei primi (sgangherati) monili a tema archeologico e artistico, pensando che potessero, forse, interessare anche ad altre donne amanti dell’archeologia e dell’arte. Mi rimboccai le maniche per apprendere pazienti tecniche artigianali, mai messe in pratica prima di allora, e per creare un prodotto bello, accattivante e di qualità. A poco a poco, però, rendendomi conto della curiosità che i miei archeogioielli destavano anche in coloro che non ne conoscevano assolutamente i contenuti (uomini e bambini compresi), il mio piccolo progetto di “archeofashion” assunse un fine più grande, divulgativo e didascalico. Fu in quel momento che nacque ufficialmente MedeART, un nuovo brand di gioielli artigianali e di accessori-moda di soggetto archeologico e artistico dalla valenza comunicativa e culturale.

A quali temi ti senti maggiormente legata?

Sicuramente ai temi mitico-religiosi di ambito greco-romano. Miti, dei, simboli di periodo classico, anche per formazione, direi che sono da sempre “il mio pane quotidiano”.

archeogioielli Medeart Marilisa Lo Pumo

Preferisci il mondo greco o romano e perché?

Vivo nell’isola in cui per primi arrivarono i Greci e nel territorio, la provincia di Enna, in cui pare abbia avuto origine il mito di Demetra e Kore: la grecità è il mio mondo. Essendo siciliana, per me, l’archeologia greca assume anche un valore fortemente identitario.

Quali sono i gioielli maggiormente richiesti dalle tue clienti e con quali ispirazioni?

I gioielli con i soggetti pompeiani sono, indubbiamente, i più richiesti dalle archeologhe italiane e dalle amanti dell’arte. Per quanto riguarda l’arte moderna, invece, Van Gogh è, certamente, l’artista più amato.

Ci presenti le tue collezioni?

Da sempre cerco di variare, creando archeogioielli dedicati un po’ a tutto il repertorio archeologico da cui posso attingere, dando particolare attenzione all’archeologia del Mediterraneo. Oltre ai singoli pezzi, mi piace creare collezioni tematiche, dedicate ad una civiltà, ad un aspetto di essa, oppure ad una corrente artistica. Per quanto riguarda le collezioni di archeogioielli ho prodotto: “Romanitas”, con soggetti tratti dal repertorio figurativo pompeiano e più, in generale, romano; “Emblemata”, incentrata esclusivamente sui simboli; “Minoika” dedicata all’arte cretese e dell’isola di Thera; “Sicula Tempe”, un omaggio alla città da cui provengo e, la più recente, “Heroines”, ispirata al teatro greco antico. Ho anche realizzato collezioni di gioielli d’arte moderna e contemporanea dedicate a Klimt, all’Art Nouveau, al Neoclassicismo e alla Pop Art. Parallelamente, ho prodotto collezioni esclusive per bookshop museali e bazar turistici, come ad esempio, una linea di archeogioielli per CoopCulture, esposta al Museo Salinas di Palermo e al Chiostro del Duomo di Monreale e una collezione dedicata al Giardino della Kolymbethra per il Fondo Ambiente Italiano.

archeogioielli Medeart Marilisa Lo Pumo

Con quale brand di moda ti piacerebbe collaborare un giorno e che senti particolarmente vicino alle tue creazioni?

Wow, che domandona lusinghiera! Difficile rispondere, dato che penso che per collaborare con un brand di moda, dovrei prima studiare e imparare tante cose che, ovviamente, non so. Vengo da un mondo completamente diverso, fatto di bibliografie e pantaloni sporchi di terra, forse inconciliabile con quello delle passerelle e dei lustrini. Ma tutto è possibile, sognare si può…Quindi, azzardo che sarebbe bello collaborare con quei brand che, come me, soprattutto negli ultimi tempi, si sono lasciati ispirare dal mondo dell’arte e dell’archeologia per creare i loro prodotti. Sono tanti, oggi, gli stilisti di alta moda che hanno dedicato delle collezioni al mondo antico. Penso, ad esempio, a Chanel, a Valentino, a Versace e, ovviamente, ai miei conterranei Dolce & Gabbana, che nella loro ultima collezione credo si siano superati in quanto ad “archeofashion”.

Quale è stata la tua prima creazione?

Non ricordo bene. Credo un paio di orecchini con una scena figurata tratta da un vaso attico a figure rosse di V sec. a.C., con Eracle e Athena.

Nuovi progetti?

Da circa tre settimane, in collaborazione con la disegnatrice Giovanna Scordo, è uscita Heroines, la nostra nuova collezione. Un progetto a quattro mani che ci ha viste impegnate a lungo, per creare una linea di collane dedicate a cinque eroine del teatro antico: Alcesti, Antigone, Medea, Cassandra e Andromaca. Un omaggio a cinque donne del mito, a cinque mortali dalle storie immortali, icone e modello per il genere femminile. La collezione è disponibile sul nostro shop online MedeARTarcheofashion, aperto da pochissimo. Nei prossimi mesi, infatti, saremo impegnate ad arricchirlo con nuovi archeogioielli e gioielli d’arte di nuovissima ideazione.

 


Nuovi scavi alla Valle dei Templi

Il nuovo progetto di ricerca alla Valle dei Templi  di Agrigento prevede l’indagine e la valorizzazione delle evidenze archeologiche presenti lungo le mura meridionali della città di Akragas in epoca tardo antica quando nell’area si sviluppò una necropoli paleocristiana.

Foto: Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi

In corso di scavo le tombe presenti nell’area antistante il lato est del Tempio della Concordia e in particolare un gruppo di sepolture che si trovano all’estremità settentrionale ricoperte da grosse schegge di calcarenite. Tre tombe nello specifico erano state già indagate durante il 2012 e il 2015, mentre la nuova campagna di scavi si sta concentrando su una tomba in coppi di terracotta che conteneva lo scheletro, deposto in posizione fetale, di un lattante di poche settimane di vita.

In assenza di corredo funerario è stato importante l’identificazione di un particolare tipo di tegola cosiddetto vacuolato che è prodotto proprio in età altomedioevale. Un lembo della necropoli paleocristiana, inoltre, presenta anche una serie di strutture riconducibili ad una riconversione dell’area per uso artigianale quando alcune tombe furono riadattate per essere utilizzate  come vasche e collegate a canalette scavate sul piano.


Due rostri e una spada recuperati dai fondali delle Egadi

Sono stati recuperati in questi giorni altre due rostri della Battaglia delle Egadi. I reperti, individuati grazie alla collaborazione tra la Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana, la Rpm Nautical Foundation e si subacquei della Global Underwater Explorer, saranno in grado di fornire ulteriori dettagli di questa importante tappa della prima guerra punica in Sicilia. Nelle tre settimane di indagini condotte con la nave oceanografica Hercules, sono stati ritrovate anche sessantotto anfore greco-italiche, due Dressel, quattro anfore puniche e quattro piatti.

I rostri in bronzo recuperati fino ad ora sono in tutto diciotto, individuati in questi anni e portati alla luce grazie alle operazioni del compianto Soprintendente Sebastiano Tusa. Il ritrovamento di questi micidiali strumenti di guerra che venivano montati sulla prua delle navi per speronare le imbarcazioni nemiche, sono la prova di come le acque di Levanzo siano state teatro di questa battaglia che sancì la vittoria della flotta romana contro quella punica. Fino ad oggi sono stati rinvenuti sia rostri romani che cartaginesi.

Rostro. Foto: Salvo Emma

Dai subacquei della Gue, alla profondità di ottanta metri, sono stati individuati e recuperati due elmi del tipo montefortino e sono di pregiatissima fattura. I reperti in bronzo presentano una particolare decorazione con forma animale nella parte sommitale e molto probabilmente facevano parte dell’armamentario da guerra dell’esercito romano. I recuperi hanno portato alla luce anche due coppie di paragnatidi, protezioni laterali in metallo applicate all’elmo e atte a proteggere il volto dei soldati. In tutti gli elmi recuperati salgono così a ventidue e alcuni di essi, già restaurati, sono attualmente esposti presso il Museo della “Battaglia delle Egadi”di Favignana.

Ma la vera sorpresa, avvenuta proprio pochi giorni fa e che avrebbe sicuramente entusiasmato Tusa, è stata una spada in metallo della lunghezza di circa settanta centimetri con una lama larga cinque centimetri, appartenuta probabilmente a qualche soldato romano o cartaginese. Le indagini radiologiche condotte dal Professor Massimo Midiri – direttore della sezione di Scienze radiologiche del dipartimento Bind dell’Università di Palermo – hanno confermato che la struttura dell’arma che a breve sarà oggetto di studio da parte degli archeologi. Il ritrovamento delle armi dei soldati, fino ad oggi mai emerse, era quello che l’archeologo Sebastiano Tusa aspettava da tempo. Già ricco è stato il bottino di guerra individuato dai subacquei in questi anni di ricerche: rostri, elmi, stoviglie di bordo e le numerose anfore. Nello stesso luogo della spada sono stati recuperati anche due chiodi di grandi dimensioni a sezione quadrangolare, probabilmente appartenuti a una delle imbarcazioni affondate durante lo scontro.

Elmo. Foto: Salvo Emma

Dopo il restauro e un approfondito studio, i reperti andranno ad arricchire l’esposizione dell’ex stabilimento Florio di Favignana dove, in una sala allestita con suggestivi elementi multimediali, completeranno l’allestimento con i rostri e gli elmi recuperati durante le campagne precedenti.

«La scoperta di queste armi antiche, degli elmi con decorazione e dei rostri - dichiara il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci - arricchisce il nostro patrimonio di conoscenza sulla Battaglia delle Egadi. Un momento che ha segnato la storia della civiltà mediterranea. Una storia riscritta recentemente dal compianto assessore Sebastiano Tusa. E' a lui che dedichiamo queste ultime scoperte, perché la sua geniale intuizione e la sua perseveranza nelle ricerche hanno consentito oggi, alla Soprintendenza del Mare e ai partner che hanno collaborato, di portare a termine un'operazione scientifica che mette un ulteriore tassello nel mosaico dello scontro tra Romani e Cartaginesi. Dobbiamo avere sempre più consapevolezza del fatto che siamo una super-potenza mondiale nell'archeologia marina. Un dato - conclude Musumeci - che caratterizza l'identità della Sicilia e che dobbiamo valorizzare molto di più. Per questo il governo regionale assicurerà maggiori risorse e investimenti».

«E' la conferma - dichiara il dirigente generale dei Beni culturali Sergio Alessandro - che l'amico e collega Tusa cercava da molti anni. In sua memoria portiamo a casa un risultato di grande valenza scientifica. Questi ritrovamenti confermano il valore delle collaborazioni tra Regione Siciliana, enti scientifici, fondazioni private e soggetti in possesso di alte tecnologie».

Foto: Salvo Emma

Le ricerche in mare, inizialmente condotte unicamente in maniera strumentale dalla Soprintendenza del mare e dalla Rpm nautical foundation, da tre anni si sono avvalse della competenza dei subacquei altofondalisti della Global underwater explorer che, con l'indagine diretta dei subacquei e il recupero dei reperti individuati, hanno dato impulso e velocità alle complesse operazioni finora assicurate da un robot subacqueo (Rov).


Antico luogo di culto di epoca greca scoperto a Selinunte

La seconda campagna di scavi sull’Acropoli di Selinunte diretta dall’Università Statale di Milano in collaborazione con la New York University  ha portato interessanti sorprese. Clemente Marconi, archeologo della New York University ha annunciato durante la conferenza stampa di fine lavori che nel cantiere del Tempio C sono stati ritrovati preziosi reperti in oro, avorio e argento. Inoltre, di particolare interesse, anche un falchetto egittizzante in faience di cui vi sono solamente altre due attestazioni in Sicilia. Angela Bellia, archeomusicologa dello scavo, ha invece annunciato il ritrovamento della parte interna di un plettro di lira in osso databile al VII-VI secolo a.C. Nel 2012, sempre il team capitanato da Marconi, aveva rinvenuto un aulos del VI secolo a.C. in un deposito votivo sotto il Tempio R, uno dei più antichi della polis greca in Occidente, probabilmente dedicato a Demetra, la dea della fertilità umana e della natura. Il luogo sacro si trovava in prossimità di un edificio rettangolare, il South Building, che poteva accogliere numeroso pubblico seduto e in piedi: si tratterebbe di un “cultic theatre” dove venivano “messi in scena” i racconti mitici legati alle divinità e si poteva assistere ad esecuzioni musicali e a concorsi ginnici nel corso delle feste.

Altare cavo del Tempio R. Foto: Università Statale di Milano

La campagna di scavo si è svolta tra il 7 giugno e il 5 luglio 2019 e ha incluso numerosi studiosi provenienti da ben 8 paesi. Lo scavo si è incentrato sulle due trincee aperte lo scorso anno lungo il lato sud del tempio R  e il lato sud del tempio C e ha apportato dati interessanti per quanto riguarda lo sviluppo della polis durante la fase pre-greca. In particolare, lo scavo sull’acropoli ha portato alla luce i resti di un edificio di culto lungo 4.5 m, con fondazione in schegge di calcare ed elevato in mattoni crudi, testimonianza della prima occupazione greca del santuario. Databile nell’ultimo quarto del VII secolo a.C., la struttura è stata rasata con cura in occasione della successiva costruzione del Tempio R nel primo quarto del VI secolo a.C.

"Particolarmente notevole – aggiunge il professor Marconi - è stato il rinvenimento, nello strato di preparazione dell’area, della deposizione di un palco di cervo rosso appartenuto a un animale adulto".

Altri rinvenimenti della massima importanza relativi alle fasi di costruzione e uso del Tempio R, invece, sono stati quelli di due buche di palo, utili al sollevamento dei blocchi della cella, e di un altare cavo per libagioni posizionato presso l’angolo sud-est del tempio. Nel livello di costruzione sono state inoltre riportate alla luce due corna di un toro adulto di grandi dimensioni, la prima evidenza archeologica del sacrificio di tori nel grande santuario urbano.

Palco di cervo rosso. Foto: Università Statale di Milano

A proposito del Tempio C, invece, il saggio tra questo e il Tempio R ha messo in luce le fondazioni del Tempio C, rivelando come la pendenza attuale di questo settore dell’acropoli sia stata realizzata artificialmente in occasione della costruzione di questo grande tempio monumentale. "I livelli associati alla realizzazione del Tempio C – conclude Clemente Marconi - sono perfettamente conservati e offrono documentazione preziosa per la definizione del processo di costruzione. A questo va aggiunto, infine, il rinvenimento di materiali anche in oro e argento da un eccezionale deposito votivo legato al cantiere del Tempio C".

Gli scavi, condiretti da Rosalia Pumo sempre della NY University riprenderanno il prossimo anno e si indagherà a partire dalle due trincee venute alla luce proprio in questi giorni. Gli studiosi ipotizzano la presenza di altri edifici sacri tra i templi R e C antecedenti lo stesso tempio R. Numerosi sono gli indizi che portano a culti femminili e in modo particolare a quelli dedicati ad Artemide.

"Abbiamo appena concluso la 13ª campagna della missione sull’acropoli di Selinunte e siamo estremamente soddisfatti dei risultati raggiunti e del carattere interdisciplinare e internazionale dello scavo che ha coinvolto, solo nel 2019, oltre 50 membri, tra studenti e studiosi, provenienti da otto Paesi diversi", commenta Clemente Marconi.


Tempio della Concordia

L'ANA sulle nomine dei nuovi Direttori dei musei e Soprintendenti in Sicilia

Il dirigente generale del Dipartimento dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, Sergio Alessandro, di comune accordo con il Presidente della Regione Nello Musumeci, ha proceduto con la nomina dei nuovi Soprintendenti e Direttori dei musei archeologici regionali, completando la promessa riforma del sistema regionale dei Beni culturali che doveva rappresentare la “ferma volontà di cambiamento” del governo Musumeci.

Il “nuovo e completo assetto” promesso – e da tutti auspicato – si è nuovamente risolto in una rotazione delle figure dirigenziali già presenti nell’organigramma regionale, come già accaduto tre settimane fa con la nomina dei nuovi direttori dei parchi. Ancora una volta non è stata data priorità alle competenze professionali, dal momento che, ad esclusione del Museo Salinas, a dirigere i musei archeologici e le soprintendenze siciliane saranno degli architetti.

"E' emblematico che su 13 parchi archeologi istituiti soltanto 5 siano diretti da archeologi e che nell'organico degli stessi gli archeologi siano quasi del tutto assenti." dichiara Marco Correra, presidente regionale di ANA Sicilia, che continua: "Questa riforma è frutto esclusivamente di scelte politiche e lascia la Sicilia con un sistema di Beni Culturali che ha un organigramma fortemente carente in quanto a competenze professionali, con soprintendenze e parchi archeologici con un solo funzionario archeologo – spesso addirittura nessuno – e con Musei e Parchi archeologici diretti da architetti e privi di personale con le adeguate competenze in ambito archeologico e nella gestione e valorizzazione dei beni culturali. Inoltre, ci dispiace notare che ancora una volta il nostro invito a utilizzare procedure di selezione improntate alla trasparenza e al coinvolgimento della Associazioni di categoria sia stato completamente ignorato".

L' Associazione Nazionale Archeologi continuerà a ribadire che la tutela e la valorizzazione dell'immenso patrimonio culturale dell'Isola non possa più prescindere da una implementazione del personale tecnico-scientifico con le adeguate competenze in ambito archeologico e museale selezionato tramite procedure concorsuali trasparenti