letture primavera 2021

Le migliori letture della primavera 2021

Il nuovo anno mi ha portato a confrontarmi con ottime realtà editoriali indipendenti; questo contributo vuole essere una bussola all'interno di questo vastissimo mondo e vi indicherà la direzione per conoscere e scoprire i professionisti del libro: iniziamo questo carosello di uscite e titoli validissimi per questa primavera 2021 di letture.

letture primavera 2021
Foto di Prettysleepy

Mattioli 1885

La casa editrice indipendente ha sicuramente lasciato il segno nel mio cuore grazie a tre distinte pubblicazioni che mi hanno definitivamente conquistato. A partire dall'accattivante thriller Facile preda di John D. MacDonald, una scrittura calibratissima che racconta una storia allucinata d'amore e morte, con inseguimenti da capogiro e un finale all'altezza dei bestsellers di Stephen King. A seguire, c'è una splendida raccolta di scritti di Andre Dubus, Riflessioni da una sedia a rotelle, un devastante caleidoscopio interiore e autobiografico di uno degli scrittori più caratteristici d'America. Una pregevole raccolta di aneddoti, stralci di vita e saggi che ci fanno scoprire l'uomo dietro ai successi letterari. Infine, mi sono innamorato dell'antologia di racconti Le colline ricordano di James Still, dove l'autore americano confeziona racconti ispiratissimi e dotati di una violenta bellezza e finali destabilizzanti.

La copertina del thriller Facile preda di John D. MacDonald, pubblicato da Mattioli 1885

La Vita Felice

La Vita Felice è una casa editrice davvero di grande qualità, una perla rara nell'intero panorama italiano. A partire dalla rinomata collana di poesia (I labirinti) e alla controparte asiatica con la pubblicazione di numerosi poeti giapponesi e le loro raccolte di haiku, senza mai dimenticare il grande impegno a rinnovare la letteratura classica (Il piacere di leggere). Portano in Italia testi inediti e ottimamente tradotti e curati, per esempio Il Re dalla maschera d'oro e altri racconti di Marcel Schwob o Metamorfosi e altri racconti gotici di Mary Shelley. Pregevolissima è la mia ultima lettura, La Sirena di H. G. Wells a cura di Matteo Noja, una storia ispirata al romanticismo di fine 800 in cui si innesta l'immaginazione di uno dei più grandi autori della letteratura fantastica; un testo davvero mordace dove la sensualità va a provocare il bigottismo dell'epoca.  GM. libri è una costola della casa editrice sopramenzionata e si dedica con fervore a riportare in Italia i classici della letteratura fantasy, in particolare questi testi scomparsi da anni nei cataloghi, tra cui il Ciclo Celta di R. E. Howard o i cicli planetari di Edgar Rice Burroughs, da John Carter di Marte al Ciclo di Pellucidar (pubblicazioni a cura di Masa Facchini).

La copertina del volume La Sirena di H. G. Wells, a cura di Matteo Noja, pubblicato da La Vita Felice

 

Del Vecchio Editore

Ho conosciuto Del Vecchio Editore recensendo proprio su ClassiCult la squisita raccolta di racconti brevi di Jacopo Masini, Polpette e altre storie brevissime. Dopo questo primo e felice incontro, mi sono avvicinato alla curatissima collana di poesia con un testo che sta diventando "cult" nella sua nicchia letteraria. Parlo di Non praticare il cannibalismo. 100 poesie (con traduzione e curatela di Paola Del Zoppo, Cristina Consiglio e  Riccardo Frolloni), di un altro autore capitale del canone americano ovvero Ron Padgett che scrive poesie con una disarmante leggerezza (e perciò complessità) e che avvicina la giovinezza con lo sfiorire degli anni, la bellezza alla ruvidezza delle vite distrutte, il pensiero al corpo. Un autore ricco di nostalgia, amore, pensieri candidi e verità disincantate in un continuo sciabordare di ossimori, rivelazioni e metafore dell'innocenza.

La copertina di Non praticare il cannibalismo. 100 poesie, di Ron Padgett, con traduzione e curatela di Paola Del Zoppo, Cristina Consiglio e  Riccardo Frolloni, pubblicato da Del Vecchio Editore

 

NN Editore

Casa editrice che conoscevo da anni, ma che ho iniziato a leggere da pochissimo (ed è stato un colpo di fulmine). Dopo aver recensito su altri portali la squisita antologia di racconti I poteri forti di Giuseppe Zucco e Decameron Project (AA. VV.) - due dirompenti letture - ho scoperto Brian Panowich con Hard Cash Valley uno dei thriller più belli letti nella mia vita, con un ritmo serrato e personaggi complessi e un'orchestrazione della storia a tinte cinematografiche. Consigliatissimo. Sul versante italiano ritorna Michele Vaccari, con un romanzo che è già un classico moderno (in ristampa dopo 3 giorni!). Urla sempre, primavera è un romanzo-mondo, uno squarcio metafisico all'interno della carcassa putrescente della storia e della letteratura nostrana, un titolo che fonde al suo interno generi diversi; eppure Vaccari crea una sinfonia narrativa, invece di una cacofonia di fantasy, science fiction e speculative fiction (e molto altro, come l'avventura, l'epica, etc).

La copertina del romanzo Urla sempre, primavera di Michele Vaccari, pubblicato da NN Editore (2021)

 

 

Carbonio Editore

Dopo aver recensito Solo di August Strindberg, sono tornato da Carbonio grazie alla pregevole raccolta a firma di Sadeq Hedayat, Il randagio e altri racconti, con la traduzione di Anna Vanzan, una delle più grandi studiose dell'Oriente in Italia, che purtroppo ci ha lasciato nel terribile 2020. Avevamo già recensito Hedayat e il suo La civetta cieca con una bellissima intervista ad Anna Vanzan a cui rivolgiamo il nostro amore e la nostra stima, nonché le sentite condoglianze ai suoi studenti e soprattutto ai familiari.

Hedayat è uno dei maggiori rappresentanti del mondo culturale iraniano e punta di diamante della letteratura persiana moderna, un uomo dalla caratura intellettuale infinita e autore di numerosi gioielli. All'interno del libro troverete nove racconti estremamente interessanti e contrassegnati dagli stilemi di Hedayat, dall'estetica grottesca, a volte spettrale e allucinata, dove una lirica spesso surrealista va innestarsi in un repertorio di immagini oniriche e cangianti.

La copertina della raccolta Il randagio e altri racconti, di Sadeq Hedayat, pubblicata da Carbonio Editore

 

Neo. Edizioni

Neo. Edizioni è stata una delle scoperte più sorprendenti di questo 2021. Dopo aver recensito Beati gli inquieti di Stefano Redaelli (con intervista in diretta all'autore) e La carne di Cristò (sempre su ClassiCult) mi sono innamorato definitivamente del loro catalogo e della loro mentalità editoriale.

In lettura ho Vinpeel degli Orizzonti di Peppe Millanta e si sta rivelando uno dei "fantasy" più atipici che io abbia mai letto, scritto con una prosa incantata e pervasa dall'innocenza, una storia intima e di grande coraggio narrativo, perché la narrativa di genere made in Italy sembra essere sotto torchio da parte della critica letteraria contemporanea. Consigliata anche la raccolta (s)poetica Romanticidio. Spoesie d'amore e altre disgrazie di Eleonora Molisani, che coniuga l'ironia all'abusato tema dell'amore e delle relazioni all'interno del mondo poetico e degli autori "sensibili"; Molisani scrive con irriverenza e divertimento e consegna ai suoi lettori una lettura dal sapore agrodolce. perfetta per sovvertire gli stereotipi del poeta classico e moderno, di tutte le sue costruzioni metaforiche e romantiche.

Le copertina di Vinpeel degli orizzonti di Peppe Millanta, pubblicato da Neo. Edizioni

 

Jaca Book

Questa casa editrice è tra le migliori che il pubblico di ClassiCult può scoprire, una realtà indipendente estremamente sensibile al mondo dell'arte, della storia, della religione, dell'archeologia e di tantissime altre discipline umanistiche.

Tra i titoli che mi sento di consigliare c'è certamente Il Mito a cura di Julien Ries, uno stupendo libro cartonato di notevoli dimensioni che raccoglie il repertorio mitologico dell'intero corpus sensibile della storia umana, in maniera verticale e orizzontale perché si spazia dal Paleolitico ai giorni nostri e dalle grotte di Lascaux agli Aborigeni australiani. All'interno del catalogo Jaca Book c'è molto spazio per Mircea Eliade e della sua opera magna del dizionario delle religioni e dei simboli, un acquisto imprescindibile per antropologi, appassionati di letterature comparate e studiosi delle religioni e dell'arte.

La copertina del saggio Il mito. Il suo linguaggio e il suo messaggio, di Julien Ries, pubblicato da Jaca Book

 

NPE edizioni

NPE è una delle realtà fumettistiche che mi sento di consigliare su ClassiCult, Nicola Pesce - oltre ad essere un ottimo scrittore (ne ho parlato già per La Cura del Dolore) - è un editore attento ed esigente e pretende il massimo dai suoi collaboratori e dagli artisti che mette in catalogo.

Mi sento in dovere di consigliare alcune opere cardine del catalogo, a partire da Eccetto Topolino (Gori, Lama, Gadducci) uno splendido volume saggistico che esplora la storia della figura di Topolino con la lente d'ingrandimento della storiografia italiana e del giornalismo nostrano e con un focus sul rapporto tra Walt Disney e il fascismo. Sul lato fumetti consiglio l'intera bibliografia di Sergio Toppi, Dino Battaglia, Nino Cammarata, Attilio Micheluzzi,  Ivo Milazzo, Sergio Tisselli (a cui rivolgiamo amore e stima per la sua recente scomparsa nel 2020), Sergio Vanello. Oltre a questi autori immensi consiglio caldamente agli amanti del fantastico le Guide Immaginarie dei Vampiri e de i luoghi di Lovecraft.

La copertina di Sharaz-de. Le mille e una notte di Sergio Toppi, pubblicato da NPE edizioni

 

Aguaplano Editore

Ottima casa editrice indipendente, che investe nei suoi libri una curatela maniacale (per fortuna!) e tantissima passione. Dopo aver amato Esecuzione dell'ultimo giorno di Lorenzo Chiuchiù sono passato a un libro unico ovvero Aura di Alessandro Celani, un magnifico reportage fotografico della nostra Italia (e che edizione!) che si snoda attraverso un'edizione bilingue caratterizzata da testi di accompagnamento altamente evocativi. Un testo che si può contemplare in un pomeriggio o per tutta la vita.

Sempre per Aguaplano ho apprezzato tantissimo la raccolta di poesie Ragli di Fabio Greco, libro dal carattere sperimentale e dal linguaggio evocativo quanto indomabile; consiglio davvero a tutti gli amanti della poesia l'intera collana edita da Aguaplano. In lettura ho il Gran Bazar del XX secolo, di Stefano Trucco, che si sta rivelando un romanzo pulp-meta lovecraftiano godibilissimo e che gli amanti della letteratura weird/fantastica dovrebbero recuperare. Le edizioni Aguaplano sono particolarmente pregiate, siano esse cartonati rilegati o brossure più economiche.

La copertina di Esecuzione dell'ultimo giorno di Lorenzo Chiuchiù, pubblicato da Aguaplano nella collana Blaupause

 

Ronzani Editore

Chi segue ClassiCult avrà già incontrato Ronzani, una delle realtà editoriali che dà alle stampe libri dalla qualità perfetta, con edizioni di pregio e attente ai bisogni bibliofili dei suoi lettori.

Ultimamente ho concluso il thriller turco di Ahmet Ümit, Perché Istanbul Ricordi, che si è rivelata una lettura pazzesca per esplorare la storia recente della Turchia e il suo viscerale legame con l'antica Bisanzio/Costantinopoli. Un romanzo stratificato e ricchissimo di vita e morte, avventura e momenti davvero travolgente. Ma Ronzani è un editore attento a qualsisia tassello del mondo culturale, che sia la produzione di riviste, poesie, saggi e molto altro. Tutti i loro titoli sono stampati con una cura unica, basti pensare alle poesie di Pasolini per la sua Casarsa.

La copertina del thriller di Ahmet Ümit, Perché Istanbul Ricordi, pubblicato da Ronzani Editore

 

ABEditore

Per i cultori dell'estetica vittoriana, gotica e decadentista non posso non consigliarvi ABEditore, uno dei migliori editori dal punto di vista tipografico e delle traduzioni, per quanto concerne il recupero di testi classici di letteratura immaginifica e fantastica.

Vi consiglio caldamente i volumi miscellanei di Draculea (a cura di Lorenzo Incarbone) e Follettiana (a cura di Pietro Guariello), che analizzano rispettivamente il repertorio folclorico e letterario di Vampiri e membri del Piccolo Popolo. I volumi sono scrigni preziosi per compiere esperienze di lettura eccezionali e curati nei minimi dettagli per fornire al lettore le sensazioni di mondi dimenticati e storie sepolte dal mistero.

Su ClassiCult abbiamo avuto ospite Fabio Camilletti, per un'intervista spettrale.

La copertina della Follettiana di Pietro Guariello, pubblicata da Abeditore

 

Jimenez Edizioni

Jimenez è la mia più recente scoperta e sono davvero felice di presentarvi un catalogo eccezionale, del quale la mia prima lettura è La notte arriva sempre di Willy Vlautin, un thriller a dir poco avvincente che parte dal presupposto della presente crisi finanziaria e immobiliare che ha investito la città di Portland portando la protagonista Lynette a compiere azioni sempre più folli, fino a realizzare un'accozzaglia di avventure grottesche nell'ambito della vita notturna cittadina, tra criminali, individui pericolosi e tanta illegalità. I libri sono di pregevolissima fattura e non vedo l'ora di conoscere l'intero catalogo.

La copertina del romanzo La notte arriva sempre di Willy Vlautin, pubblicato da Jimenez Edizioni

 

Il Palindromo

La casa editrice palermitana Il Palindromo è una delle realtà editoriali indipendenti più interessanti, soprattutto per quanto riguarda la collana I Tre Sedili Deserti, dedicata al fantastico. Dall'Elogio del Fantastico di Jacques Bergier a La Collina dei Sogni di Arthur Machen possiamo riassaporare i testi che hanno canonizzato l'immaginario moderno con elementi weird, fantascientifici e gotici. Una cura esemplare nell'apparato critico, dalle traduzioni alle prefazioni con un notevole innesto di fonti fotografiche o iconografiche a cura di artisti italiani o stranieri coevi alle opere.

Particolarmente amata è la riedizione del "primo" Pinocchio di Collodi, una narrazione più oscura del classico della letteratura italiana arricchito dalle splendide illustrazioni fumose e grottesche di Simone Stuto. Un un'ultima uscita davvero particolare è Etna. Guida immaginifica del vulcano di Rosario Battiato con la travolgente copertina di Chiara Nott.

La copertina di Pinocchio. La storia di un burattino di Carlo Collodi, a cura di Salvatore Ferlita e con le illustrazioni di Simone Stuto, pubblicato da Il Palindromo

 

Miraggi Edizioni

Miraggi è una delle mie case editrici preferite, perché mi ha permesso di conoscere non solo ottimi autori italiani (La Chiusa, Forlani, ecc.)  ma di affacciarmi alla letteratura del mondo slavo grazie alla strepitosa collana NováVlna. Su ClassiCult avevo già recensito Grand Hotel di Jaroslav Rudiš, ma vi consiglio moltissimo anche La perlina sul fondo, Il lago, Il bruciacadaveri e il magnifico Krakatite di Karel Čapek, uno dei più importanti romanzi di fantascienza del '900.  Bellissima anche la collana di poesia e gli Scafiblù, dedicati agli autori italiani, di cui vi consiglio Il bambino intermittente, Colloqui con il Pesce Sapiente e Uno di noi.

 

La copertina del romanzo di fantascienza Krakatite di Karel Čapek, pubblicato da Miraggi Edizioni

Svetonio, magister dell'aneddotica imperiale

SVETONIO, MAGISTER DELL’ANEDDOTICA IMPERIALE

Quando si esaminano le letterature antiche, spesso ci si sofferma sulle informazioni più importanti per dedurne la rilevanza storica di un personaggio o di un evento. Capita, quindi, di non prendere in considerazione quelle notizie ritenute poco fededegne ovvero di scarsa importanza. E non deve meravigliare se, al lettore o al semplice ascoltatore, proprio queste ultime informazioni risultano essere più semplici da memorizzare.

Ancora oggi, nel mondo dei social ormai alla ribalta, capita di imbattersi in notizie relative alla vita privata di un personaggio, al suo modus operandi, ai suoi vizi e vezzi. Quella che può definirsi, con la cautela del caso, la ‘letteratura del gossip’ abbraccia un pubblico vasto e variegato.

A questo punto sorge, lecita, una domanda: gli antichi nutrivano interesse per le informazioni più intime ovvero eclissavano, in qualche modo, la loro portata? A questa domanda si può rispondere citando Gaio Svetonio Tranquillo, vissuto nel I d.C. e probabilmente originario di Ostia. Come per ogni scrittore, anche per Svetonio si può prendere in considerazione l’opera che lo ha reso celebre al pubblico, specialista e non: il De vita Caesarum (La vita dei Cesari), nella quale, in otto libri, lo scrittore traccia le biografie di dodici imperatori, da Cesare a Domiziano.

Svetonio, De vita Caesaris, Apud Theobaldum Paganum - Lugduni 1541, foto MH Collections, CC BY-SA 4.0

Lo stile dell’opera risulta semplice e, a tratti, disadorno, motivo per cui si può dedurre che essa fosse destinata non soltanto ai più eruditi, ma anche e soprattutto a lettori dalle piccole pretese. Questo stile semplice e quasi elementare è stato adoperato da Svetonio non solo per motivi di fruizione, ma anche per questioni di genere. Svetonio, infatti, non può essere ritenuto uno storico stricto sensu, come Sallustio (I a.C.) o Tacito (I d.C.), per esempio, bensì un biografo; è stato colui che ha continuato, idealmente, l’opera di Varrone (II a.C.) prima e Cornelio Nepote (I a.C.) poi.

Il De vita Caesarum, al di là dello stile semplice e lineare, presenta una trattazione degli argomenti che esula dai comuni trattati storici. Le biografie, infatti, mancano di un corretto susseguirsi cronologico degli avvenimenti (si potrebbe confrontare l’opera, per esempio, con l’Anabasi di Senofonte (V-IV a.C.) che, alla trattazione storica, antepone il gusto dell’autobiografia; infatti l’opera senofontea può essere definita, non a torto, un vero e proprio diario di viaggio) e risultano essere abbondanti per quanto riguarda gli aneddoti imperiali. Svetonio si dimostra un vero e proprio magister dell’aneddoto, il suo interesse per il cavillo biografico, per le notizie di scarso valore e per vizi e virtù degli imperatori è al centro della trattazione. Nell’esaminare le biografie, questi elementi risaltano sin da subito all’occhio del lettore: di Augusto, per esempio, racconta della sua creduloneria; di Caligola, del tentativo di candidare al consolato il suo cavallo, Incitatus; di Claudio, della sua vigliaccheria; di Vespasiano, delle sue abitudini sessuali e così via. La trattazione aneddotica, così presente nelle biografie svetoniane, si può giustificare se si prendono in considerazione i destinatari dell’opera; il professor Paolo Fedeli, nella sua Storia letteraria di Roma (edita da Fratelli Ferraro Editori, Napoli 2004), spiega, infatti che «Il gusto dell’aneddoto […] serve a tener desta l’attenzione di lettori non particolarmente esigenti e ci fa capire come si sia ampliato, anche in conseguenza della più diffusa alfabetizzazione […] il panorama dei fruitori delle opere letterarie. È questo un dato di un’importanza sostanziale per capire i contenuti dell’opera biografica di Svetonio […]». Nella narrazione degli aneddoti svetoniani, si ravvisano, a volte, imprecisioni e racconti al limite della verosimiglianza. Nella vita di Otone, per esempio, nel raccontare le vicissitudini che portarono, poi, l’imperatore al successo sulle truppe comandate da Vitellio, Svetonio si dimostra confuso ed impreciso. E ancora, nella vita di Domiziano, Svetonio racconta che l’imperatore ordinò che si tenessero cento gare in un unico giorno destinato ai giochi circensi, un numero che va al di là delle potenzialità degli atleti del tempo e che, anche oggi, sarebbe impensabile per un qualsiasi sportivo ben allenato.

Affresco (1563) dalla "Sala di Cesare", che orna lo studio del Marchese Diomede nel Palazzo della Corgna, a Castiglione del Lago (Umbria), sulla base di quanto nel testo di Svetonio. Qui si ritrae la battaglia di Farsalo. Foto di Wolfgang Sauber, CC BY-SA 4.0

Al di là delle imprecisioni, le biografie svetoniane presentano diverse ripetizioni; per esempio, nella vita di Cesare, l’impresa in Britannia è ripetuta due volte. Queste ripetizioni hanno delle sostanziali motivazioni: Svetonio, attraverso la riproposizione di un avvenimento politico-militare, presenta il mutevole atteggiamento di un imperatore durante la sua impresa politico-militare.

Ogni biografia presenta una struttura fissa: ad una prima parte legata alla presentazione dell’imperatore, sotto le spoglie del prodigio, e alle sue imprese militari, segue una seconda parte dedicata agli aneddoti e al racconto della morte, quasi sempre frutto di un presagio nefasto. Si può aggiungere, anche, che le biografie presentano un’autonomia tale che, prese singolarmente, possono ritenersi delle vere e proprie opere. Non è necessario leggere, per esempio, la vita di Tiberio per comprendere quella di Caligola e così via.

È doveroso, a questo punto, porsi un’ulteriore domanda: è possibile cavare il giudizio dell’autore dalle diverse biografie? A questo quesito si può rispondere esaminando la biografia di Tito e quella di Domiziano, per esempio. Se il primo è presentato quasi come un princeps illuminato e come se fosse il miglior imperatore che l’Impero avesse avuto sino a quel momento, tanto che, da Svetonio, è definito amor ac deliciae generis humani (amore e delizia del genere umano), al contrario, Domiziano è il princeps da scongiurare, a tal punto che ogni sua azione, anche la più virtuosa, è frutto della sua indole malvagia (il giudizio di Svetonio su Domiziano dipende, anche, dalla situazione socio-politica nella quale vide la luce il De vita Caesarum; infatti l’opera svetoniana è successiva al 70 d.C., anno di nascita, probabile, di Svetonio, quindi successiva alla morte di Domiziano, nel 68 d.C.: è chiaro che la damnatio memoriae cui fu sottoposto l’ultimo dei Flavi ha influito non poco sul giudizio del biografo). Svetonio, però, dimostra di possedere un’ideologia vicina a quella del Senato, infatti sono esenti da critiche feroci tutti quegli imperatori che, durante la loro vita, non hanno osteggiato, in alcun modo, il Senato romano.

Il De vita Caesarum ha suscitato non poco interesse, anche, nelle generazioni successive. Se si pensa che, durante l’epoca tardoantica e medievale, Svetonio è stato il modello di S. Girolamo e Isidoro di Siviglia, per esempio, si può comprendere l’importanza dell’opera svetoniana quale modello ‘cardine’ del genere biografico romano.

Svetonio De vita Caesaris
Svetonio, in una miniatura del Liber Chronicarum (foglio CXI), trattato di Hartmann Schedel (1493), scansione di Michel Wolgemut, Wilhelm Pleydenwurff, pubblico dominio

I consigli per una buona storiografia di Luciano di Samosata

IL «COME SI DEVE SCRIVERE LA STORIA» DI LUCIANO DI SAMOSATA. CONSIGLI PER UNA BUONA STORIOGRAFIA.

Agli antichisti specializzati e non, ai semplici e spassionati lettori capita di imbattersi nella lettura di opere storiche, spesso dimenticando le modalità attraverso le quali è necessario comporre una pregevole storiografia.

Prima di affrontare brevemente una disamina dell’opera lucianea: Come si deve scrivere la storia, è necessaria una piccola premessa di carattere prettamente nozionistico.

Oggi il termine ‘storiografo’ risuona particolarmente gradito a chi di esposizione storica vuole occuparsi; ma chi è lo ‘storiografo’? Stando alle notizie che ci giungono dall’antichità, epoca nella quale è ravvisabile l’origine del genere, lo storiografo è colui il quale desidera narrare, cronologicamente o meno, gli eventi socio-politici a lui antecedenti o contemporanei. Non si tratta di una narrazione stricto sensu, bensì di una vera e propria ‘ricerca’ (dal greco ἱστορία) basata su fonti, scritte (rare nell’antichità) o orali, e sull’esame autoptico.

Luciano di Samosata Come si deve scrivere la storia storiografia
Luciano di Samosata in un'incisione di William Faithorne (1616/1691). Washington D.C., The Library of Congress, Prints and Photographs Division, LC-USZ6-71. Dal libro di J. Dryden, The works of Lucian, translated from the greek by several eminent hands, v. 1. London: Sam Briscoe, 1711

Dopo Ecateo di Mileto, annoverato come il primo degli storiografi (in realtà è meglio definirlo un periegeta), i due storiografi che hanno rivoluzionato il panorama del genere sono, da un lato, Erodoto, greco d’Asia e narratore del conflitto tra Greci e Persiani, dall’altro, Tucidide, testimone oculare del conflitto Peloponnesiaco che ha sconvolto l’ultimo quarto del V secolo a.C. I due storiografi ci hanno lasciato una summa delle metodologie più efficaci per ‘scrivere’ la storia: Erodoto, l’autopsia e l’ascolto, Tucidide, il vaglio delle fonti e la meticolosità della ricerca delle stesse. Metodologie che hanno influenzato non poco gli storiografi successivi: dagli storici vissuti nel IV a.C. a Polibio di Megalopoli che non disdegna il suo predecessore Tucidide. Va annoverato, anche, seppur con caratteristiche diverse, Senofonte di Atene, storiografo, ma prima ancora scrittore di appunti diaristici (si veda l’Anabasi, per esempio).

Alla base dell’opera di Luciano di Samosata, scrittore vissuto nel II d.C. e legato alla cosiddetta ‘Seconda Sofistica’, c’è un intento sia polemico che paideutico. Luciano è un poligrafo, scrive su diversi argomenti trattandoli con un’ironia pungente e con estrema perizia. Nel Come si deve scrivere la storia questa caratteristica lucianea è ben evidente. Lo scrittore di Samosata parte dal presupposto che è utile, ai fine di una buona storiografia, smentire tutti quegli storiografi che sono lontani dalla perfezione del genere. Luciano attacca, con arguzia, tutti gli storiografi a lui contemporanei, accusandoli, da un lato, di falsare la storia, dall’altro, di essere fin troppo lusinghieri e faziosi. Una storiografia ben fatta è lungi da narrazioni mitiche, faziosità e poeticismi; lo scrittore riporta, nel libello, a riprova della sua tesi, diverse testimonianze di storiografi che, più che al vaglio degli episodi socio-politici, miravano al proprio tornaconto e a compiacere il proprio capo (cita, per esempio, Aristobulo, storiografo di Alessandro Magno, estremamente fazioso). Per Luciano è utile una storia priva di simpatie, per dirla come Tacito negli Annales: «sine ira et studio» e lo afferma prepotentemente al capitolo 41 del suo libello:

Tale dunque deve essere, a mio avviso, lo storico: senza paura, imparziale, libero, amante della libertà di parola e della veritàcome dice il comico, che chiami 'fico' il fico e 'barca' la barcauno che né per odio né per amicizia concede o tralascia qualcosa, che non ha compassione o vergogna o timore, un giudice giusto, benevolo con tutti ma solo finché non si conceda più del dovuto a una delle partinei suoi libri straniero e senza città, indipendente, senza reuno che non sta a fare i conti su cosa penserà questo o quell'altro, ma che dice quanto è accaduto”.

Oltre al contenuto, Luciano bada anche allo stile. Una storiografia ben fatta non bada agli abbellimenti stilistici, tipici di una raccolta poetica, ma ad un linguaggio sobrio e comprensibile, leggero, schietto e critico. Questo suo ideale, però, non va frainteso: Luciano non intende demolire ogni artificio stilistico, ma mira ad un moderato uso delle stravaganze linguistiche. Alla base di un’ottima storiografia, per Luciano va annoverato Tucidide, che è definito il ‘nomoteta’ del genere, imitandolo quanto più fedelmente per la metodologia. Lo stesso Luciano condanna, anche, chi si autoproclama ‘nuovo Erodoto o Tucidide’ non mostrando, però, le qualità metodologiche degli stessi. Per Luciano la storiografia è un lavoro di minuzia, di attendibilità, di libertà e sobrietà. I consigli che lo scrittore elargisce al suo Filone, destinatario del libello, sono utili, qualora fossero seguiti pedissequamente, a scrivere una ‘vera’ storiografia e non un’accozzaglia di cortesie e fantasie giudicate, falsamente!, storia.

L’opuscolo lucianeo si legge piacevolmente; è diviso in due parti: una prima parte, caratterizzata da una tenace invettiva contro i ‘falsi storiografi’ ed una seconda parte, ricca di consigli ed espedienti per una buona opera storica.

Un'allegoria sullo scrivere la storia, ad opera di Jacob de Wit (1754), dallo Amsterdams Historisch Museum.

Anche questo opuscolo di Luciano, infine, va annoverato tra quelle opere dell’antichità di immortale utilità; anche la storiografia moderna, sebbene arricchita dalle più sofisticate invenzioni, deve richiamarsi, non solo ai canonici Erodoto e Tucidide (per non dimenticare i romani Sallustio e Tacito, per citarne alcuni), ma anche ad un libello che può, o meglio, ha rivoluzionato la storiografia dal II d.C. in poi.

 


I libri di Michel Vovelle che dovreste leggere

Michel Vovelle
Due libri di Michel Vovelle, La mentalità rivoluzionarie e I giacobini e il giacobinismo, nell'edizione italiana per i tipi Laterza.

Il 6 ottobre scorso si è spento Michel Vovelle, lo storico francese che ha saputo coniugare una rigorosa impostazione marxista allo studio della mentalità sociale e dell'ideologia. Ammetto che mi è scesa una lacrima, perché gli studi di Vovelle hanno acceso e alimentato la mia passione per la storia.

Michel Vovelle ha scritto tantissimo, ma non tutti i suoi testi hanno avuto uguale fortuna in Italia (molti a lungo non sono stati tradotti). Io ve ne voglio consigliare tre che non potete perdervi e che vi faranno innamorare del suo modo di fare storiografia.

 

La morte e l'Occidente

Questo è forse lo studio più famoso. È un'indagine accuratissima su come la percezione della morte, il rapporto con essa e dunque le ritualità sia cambiato in Europa dal Medioevo a oggi. Il libro combinadati statistici (ove disponibili), fonti storiche di vario genere, metodo antropologici e persino letterario per ricstruire come le persone abbiano affrontato il mistero della morte, quali spiegazioni abbiano dato, quali siano state le visioni oltremondane che hanno attraversato i secoli. Non soltanto, La morte e l'Occidente si occupa anche di riti e ritualità e indaga il rapporto, spesso complesso e contraddittorio tra rito (pubblico e privato) e sentimento di lutto.

Oltre a essere una lettura scorrevole, che di fatto attraverso il tema ripercorre la storia delle nostre radici culturali, il libro è interssantissimo dal punto di vista metodologico perché mostra come un sapiente approccio multidisciplinare potenzi la nostra conoscenza e come il rigore del materialismo storico dia forse i suoi risultati più strabilianti in combinazione con altre metodologie.

 

La mentalità rivoluzionaria

La mentalità rivoluzionaria è il saggio che consiglio sempre a chi si avvicini al periodo della Rivoluzione Francese, anche solo per vie traverse (per esempio a chi sia interessato al nostro Ugo Foscolo). Se si vuole davvero capire cosa sia stata la Rivoluzione Francese oltre la fattualità storica e come abbia cambiato per sempre la mentalità occidentale, bisogna leggere questo studio. La mentalità rivoluzionaria è stato il primo studio a rispondere alla domanda per nulla banale sulle motivazioni psicologico-antropologiche del processo rivoluzionario e sul suo effetto nel modificare le visioni del mondo preesistenti e nel crearne di completamente nuove.

Il saggio si articola in sei parti, che si occupano rispettivamente dei prodromi della Rivoluzione, della distruzione del mondo passato, della costruzione di un nuovo universo di valori e riferimenti e infine delle reazioni di rifiuto del cambiamento. Inutile dire che la parte più interessante è proprio quella centrale (parti terza, quarta e quinta), nelle quali si ricostruisce la complessità della costruzione sociale, teorica e pratica, dei rivoluzionari, attraverso l'analisi delle dottrine politiche, ma anche della quotidianità. Particolarmente affascinante e nodo centrale per immergersi davvero nel modo di pensare dei rivoluzionari francesi sono i capitoli dedicati a quello che Vovelle chiama l'homo novus rivoluzionario. Proprio la definizione di un'umanità ideale, con una nuova socialità e nuovi spazi di vita, il cui fare deve essere il bene comune, è uno dei temi portanti della Rivoluzione, terreno di dialogo e di scontro acceso tra i più importanti politici dell'epoca.

 

I Giacobini e il Giacobinismo

Dei tre libri che ho segnalato, forse I Giacobini e il Giacobinismo è quello più tecnico e anche il più politico. Il libro è lo studio più approfondito sulle differenti correnti dell'ideologia giacobina.

Chi si aspetta un libro sugli anni 1789-1794 si troverà spiazzato dalla prefazione del libro: solo una delle tre parti, infatti, è dedicata a quello che Vovelle chiama "giacobinismo storico", indossolubilmente legato agli eventi della Rivoluzione Francese, mentre le altre due sono dedicate al giacobinismo "trans-storico", cioè a come gli ideali teorizzati da Robespierre e dagli altri teorici giacobini siano sopravvissuti alla fine della rivoluzione e, attraverso trasformazioni e rinnovamenti nel linguaggio, siano diventati parte del dibattito storico-politico novecentesco e contemporaneo (a tal proposito basti ricordare che sull concetto giacobino di vertu si è imperniata la campagna elettorale di Mélanchon). Scritto con il consueto stile accessibile anche ai non specialisti, il libro è anche una riflessione sulle radici della sinistra europea, sul rapporto tra marxismo e giacobinismo e su quanto sia necessario, oggi più che mai, lo studio e la comprensione dei processi rivoluzionari perché, dice Vovelle, "Quan'danche non restasse altro di quest'eredità che la memoria di una volontà collettiva di cambiare il mondo e di unire a questo scopo le volontà individuali in un gigantesco sforzo di generosità, di proselitismo e di azione concertata, il giacobinismo [...]lascia ancora il ricordo di un'esperienza esaltante. E ci sorprendiamo a sperare che, sul banco su cui Jaurès sognava, attraverso il tempo, di andare a sedersi accanto a Robespierre al club dei giacobini, ci sia ancora un posticino per noi."