Inaugurata presso il piano superiore dell’Antiquarium degli scavi di Pompei, la mostra “Gli Arredi della Casa di Giulio Polibio, intende raccontare la storia di una famiglia in vista della città vesuviana attraverso gli oggetti ritrovati all’interno della loro abitazione distrutta dall’eruzione del 79 d.C. Oltre 70 oggetti tra lucerne, vasi, ceramiche, bronzi, vetri, gioielli, narreranno il personaggio di Giulio Polibio e della sua famiglia attraverso anche delle ricostruzioni facciali un po’ datate ma efficaci che ritraggono il viso di una ragazza di meno di 20 anni agli ultimi mesi di gravidanza, quello di un uomo adulto tra i 25 e i 35 anni e quello di un uomo anziano intorno ai 60 anni di età.

Foto: Cesare Abbate

Le ricostruzioni, realizzate negli anni ’70, consistettero nell’applicare sul modello in scala 1.1 del cranio strati di plastilina dello spessore corrispondente a quello della muscolatura standard. Vennero in seguito effettuate ulteriori indagini sul DNA antico degli individui per stabilire alcuni rapporti di parentela. Gli antropologi fisici Maciej e Renata Henneberg identificarono nella casa di Giulio Polibio ben 13 individui: 3 maschi adulti, 3 femmine adulte, 6 subadulti e un feto negli ultimi mesi di vita intrauterina.

Foto: Pompei Parco Archeologico

La casa, grande  e maestosa appartenente al noto personaggio pompeiano, affacciava, con la sua severa facciata su via dell’Abbondanza in quella che attualmente è la Regio IX di Pompei. L’edificio fu costruito intorno al III – II secolo a.C. con una planimetria originale rispetto a quelle delle altre abitazioni della città. Giulio Polibio era un discendente di un liberto della gens Iulia, la famiglia dell’imperatore Augusto, che appare nelle iscrizioni elettorali dipinte sulla facciata della casa che lo raccomandano per la carica politica di duo viro della città.

Foto: Pompei Parco Archeologico

Ricca è la decorazione pittorica in I stile così come i pavimenti in ciottoli di fiume, l’impluvio in coccio pesto dell’atrio e la collezione personale del proprietario di bronzi antichi rinvenuti nel triclinio che venivano ostentati volutamente a dimostrazione della ricchezza e del potere personale che questi possedeva nel tentativo di entrare a far parte della vecchia classe dirigente pompeiana. Al momento dell’eruzione la casa era in ristrutturazione, come mostra un cumulo di calce che testimonia i lavori di restauro in corso. Il peristilio era circondato da alberi da frutto e arbusti e costituiva un raccordo tra questa parte della casa e i principali ambienti di rappresentanza come il grande triclinio con la raffigurazione del supplizio di Dirce.

Foto: Pompei Parco Archeologico

Il desiderio del proprietario era quello di mostrare agli ospiti ricchezza e raffinatezza ma anche una certa erudizione per miti ed oggetti di particolare gusto retrò come la grande brocca bronzea greca databile al V secolo a.C. ritrovata durante gli scavi della casa che si divisero tra le prime indagini di Vittorio Spinazzola (1912-1913) e le indagine approfondite degli anni ’70.