Osanna

Torna Massimo Osanna alla guida del Parco Archeologico di Pompei

Osanna si, Osanna no, Osanna forse. Finalmente si sciolgono le riserve sul nuovo direttore del Parco Archeologico di Pompei e il ministro Alberto Bonisoli riconferma il professore lucano nonostante le perplessità degli ultimi giorni. Ieri infatti aveva dichiarato a margine della riunione della commissione di studio sul design a proposito della nomina del direttore di Pompei che stava facendo una selezione di persone - “una selezione che faccio guardando i curriculum, li incontro, e quando voglio capire di più li incontro un’altra volta”. A sorpresa oggi l’annuncio ufficiale.

Osanna
Osanna. Courtesy Parco Archeologico di Pompei

Massimo Osanna ricopriva questo ruolo già dal 4 gennaio 2016, mentre dal 2014 al 2016 ha ricoperto l’incarico di Soprintendente Speciale delle aree di Pompei e dei siti di Ercolano e Stabia. Dal 2015 è professore ordinario di Archeologia classica presso la Federico II di Napoli ed è stato Direttore per un decennio della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici di Matera.

In questi anni e grazie al Grande Progetto Pompei, molti sono stati i risultati positivi ottenuti dal team guidato da Osanna, risultati che sicuramente hanno proiettato il sito campano sull’Olimpo dei media mondiali.  Per un sito così complesso l’attenzione dovrà essere sempre massima, ma il capitolo crolli è una parentesi chiusa da tempo. Ora bisognerà programmare la manutenzione ordinaria, risolvere il problema custodi, problema che più volte Osanna aveva posto all'attenzione ma che un direttore non può risolvere perché competenza Mibac e perché no, avviare nuovamente quel programma di studio e ricerche nella Regio V che in questi mesi ha fatto sognare curiosi e studiosi grazie alle nuove scoperte.


Scavi Regio V di Pompei. Foto: Alessandra Randazzo

Amministrare Pompei. Tra vita politica ed elezioni

Dai numerosi documenti a nostra disposizione possiamo intuire quanto la politica appassionasse anche gli antichi Romani. Molte informazioni, ancora una volta, ci giungono da un sito campano che costituisce per gli studiosi moderni un pozzo prezioso di informazioni a 360 gradi: Pompei. Ma cosa sappiamo della vita politica pompeiana?

Prima dell’80 a.C. le informazioni sono molto scarse. Sappiamo che all’epoca delle guerre sannitiche la città faceva parte della lega delle città campane con a capo Nuceria (Nocera) e che questa lega prese parte agli scontri contro Annibale come alleata di Roma. Relativamente alla forma di governo si sa solo che le città sannite erano rette da un magistrato supremo chiamato meddix tuticus a cui spettava l’amministrazione della giustizia.

Solo dal II secolo a.C. in poi la documentazione epigrafica ci consente di sapere che la città era retta da magistrati eletti annualmente e da un consiglio formato da ex magistrati. Ma tra il 91 a.C. e l’89 a.C., dopo la cosiddetta guerra sociale combattuta contro Roma insieme ai soci italici per ottenere la cittadinanza, la situazione mutò nuovamente.

Iscrizioni elettorali a Pompei. Foto: Alessandra Randazzo
Iscrizioni elettorali a Pompei. Foto: Alessandra Randazzo

Pompei venne conquistata dalle truppe romane e divenne un municipium. I Pompeiani avevano tutti gli obblighi dei cittadini romani – per esempio fiscali e militari – ma non i diritti. Roma però lasciò una certa autonomia amministrativa locale affidata ad un collegio di quattro magistrati (quattuoviri), accanto ai quali vi era un questore. Nell’80 a.C. le cose però cambiarono. Silla fonda la Colonia Cornelia Veneria Pompeianorum e gli scenari politici crearono una serie di problemi soprattutto nell’amministrazione che ancora oggi vengono discussi. Il vecchio e il nuovo riuscirono a convivere con qualche modifica e ai quattuoviri municipali si sostituirono due coppie di duoviri. La più importante, quella costituita dai duoviri iure dicundo venne preposta all’amministrazione della giustizia. A questi duoviri spettava inoltre il compito di convocare e presiedere le assemblee che eleggevano i magistrati e il consiglio cittadino (ordo decuriorum) composto dagli ex magistrati. L’altra coppia di duoviri, definiti (duoviri viis aedibus sacris publicis procurandis) si occupava della cura delle vie, degli edifici sacri e pubblici, dei mercati e dell’ordine pubblico. Dopo gli anni 45 – 40 a.C. i duoviri vennero chiamati aediles (edili). Ogni cinque anni, al posto dei duoviri iure dicundo venivano eletti dei duoviri detti quinquennales a cui spettava il compito di censire i cittadini e aggiornare le liste del censo. A questi magistrati, paragonabili per funzioni ai censori romani, spettava inoltre l’aggiornamento dell’albo dei decurioni e bandire i comportamenti considerati poco consoni rispetto alla moralità pubblica.

Iscrizioni in via dell'Abbondanza, Pompei. See page for author [Public domain]
Iscrizioni in via dell'Abbondanza, Pompei. See page for author [Public domain]
Ogni anno, quindi, i cittadini erano impegnati con le votazioni e la campagna elettorale animava la città. Chi votare, il partito da seguire, i candidati dell’opposizione, meriti e demeriti venivano infatti discussi in quasi tutti i luoghi di Pompei, dalle strade alle tabernae. Un’eco della vita politica dell’antica città ci è rimasto anche nei numerosi manifesti elettorali variamente sparsi in diversi luoghi che invitavano i cittadini a votare questo o quel candidato.

 

Iscrizioni elettorali a Pompei. Foto: Alessandra Randazzo
Iscrizioni elettorali a Pompei. Foto: Alessandra Randazzo

Il termine “candidato” deriva proprio da una speciale toga bianca, candida, che nel periodo pre -elettorale indossavano i vari aspiranti al potere. Differentemente dai nostri manifesti elettorali fatti di carta, quelli di Pompei e delle antiche città romane venivano scritti direttamente sui muri. I “programmata”, questo il loro nome, venivano infatti dipinti sui muri di case o di edifici, non essendoci all’epoca spazi appositi destinati alla propaganda elettorale. I muri scelti venivano quindi predisposti ad ospitare le scritte grazie ad un’imbiancatura a calce affidata ad un dealbator, che di notte a lume di lucerna era aiutato da un lanternarius. I manifesti elettorali non erano opera del candidato, ma questo aveva cura di fare una buona campagna elettorale cercando con ogni mezzo di rendersi popolare, di cercare seguaci, anche con delle donazioni e di curare soprattutto le pubbliche relazioni.

Iscrizioni elettorali a Pompei. Foto: Alessandra Randazzo
Iscrizioni elettorali a Pompei. Foto: Alessandra Randazzo

Quando il politico doveva incontrare i suoi elettori, portava sempre con sé uno schiavo, chiamato nomenclator, che aveva lo specifico ruolo di ricordare al padrone i nomi dei personaggi che incontrava o che lo salutavano. Una curiosità è che a firmare i manifesti elettorali non erano i candidati ma… amici, familiari e parenti e anche le corporazioni cittadine! Abbiamo diverse testimonianze sparse per la città. I fullones (lavandai) chiedevano di votare per Olconio Prisco come duoviro e la scritta la si può leggere all’ingresso della fullonica di Stephanus. Gli aurifices, ovvero gli orefici, chiedevano invece di sostenere Caio Cuspio Pansa all’edilità sul muro dell’edificio di Eumachia e i venditori di focacce parteggiano invece per Trebio Valente come edile. Cosa c’era scritto in un manifesto? Di regola, dopo il nome del candidato e l’indicazione della magistratura a cui questo aspirava, si scriveva una formula breve che conteneva una sorta di invito a votarlo, un esempio è l’abbreviazione OVF (Oro Vos Faciatis, “vi prego di farlo, di votarlo”).

Inoltre, come buona regola per un politico, era opportuno che questo fosse lontano da scandali e pettegolezzi e che la sua immagine fosse quanto più “candida” possibile, come la sua veste. Quindi nei manifesti non era raro trovare un elenco di sue virtù come Dignum Rei Publicae, virumbonum, dignissimus, probissimus o optimus. A Pompei possiamo imbatterci in due tipologie di programmata: gli antiquissima e i recentiora. I primi risalenti al periodo precedente la fondazione della colonia (quindi prima dell’80 a.C.), mentre gli altri sono quelli che si datano agli ultimi 17 anni della vita della città. Anche se le donne non avevano diritto di voto, le pompeiane seguivano con molta passione la politica e capeggiavano animatamente per le varie fazioni. Dei 2.500 “manifesti” elettorali trovati, molti sono firmati da donne: in tutto 52 a sostegno di 28 candidati.

Non sempre le preferenze vertevano sulle qualità del candidato, piuttosto lo si seguiva per popolarità. Asellina che vendeva bevande nel suo thermopolium su via dell’Abbondanza, ospitava sul muro del suo esercizio un manifesto elettorale dove invitava a votare per Caio Lolio Fusco, candidato come “duoviro edibus sacris publicis procurandis”; con lei, a parteggiare per questo politico anche le Aselline, cioè le sue lavoranti.

Scavi Regio V di Pompei. Foto: Alessandra Randazzo
Scavi Regio V di Pompei. Foto: Alessandra Randazzo

Iscrizioni elettorali sono state ritrovate anche nei recenti scavi della Regio V e i candidati sono abbastanza noti in città:

Helvium Sabinum

Aedilem d(ignum) r(ei) p(ublicae)

v(irum) b(onum) o(ro) v(os) f(aciatis)

“Vi prego di eleggere Elvio Sabino edile, degno dello stato, uomo buono”.

Scavi Regio V di Pompei. Foto: Alessandra Randazzo
Scavi Regio V di Pompei. Foto: Alessandra Randazzo

L(ucium) Albucium aed(ilem)

Gli Albucii, famiglia in vista della città, dovevano essere i proprietari della Casa delle Nozze d’Argento, abbastanza vicina al luogo di ritrovamento dell’iscrizione. Particolare che salta subito agli occhi, lo strato di pittura bianca su cui sono stati realizzati i “programmata”, steso forse dal dealbator  per coprire altre scritte elettorali e per assicurare una regolare superficie scrittoria.

 

 


Presentazione Il Tesoro più grande all'Antiquarium di Pompei

Giovedì 23 Maggio presso la Terrazza dell’Antiquarium del Parco Archeologico di Pompei si terrà la presentazione del volume “Il tesoro più grande. Come gli italiani pensano, tutelano e valorizzano il patrimonio culturale”, pubblicato dalla Fondazione Enzo Hruby.

La Fondazione Enzo Hruby, impegnata per sostenere la protezione dei beni culturali italiani e per diffondere la cultura della sicurezza, ha voluto approfondire un argomento che non è mai stato sviscerato a fondo prima d’ora, ovvero il rapporto tra gli italiani e lo straordinario patrimonio nazionale. Per farlo ha commissionato all’Istituto Astra Ricerche un’indagine demoscopica svolta attraverso 1.051 interviste condotte su un campione di italiani dai 15 ai 65 anni. Attraverso questa ricerca, partendo da cosa è davvero ‘tesoro’ per i cittadini, si arriva a valutarne il valore (personale, sociale, economico) per poi affrontare il tema della conservazione e della tutela dei beni.

A partire da questa ricerca è scaturita l’iniziativa editoriale oggetto della presentazione che si svolge a Pompei, dove sono analizzati i risultati dell’indagine demoscopica e dove sono presenti i contributi, le proposte e le testimonianze di alcuni dei maggiori esponenti del mondo dei beni culturali.

Il volume, introdotto dalla prefazione di Franco Bernabè, Presidente della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO, è curato da Salvatore Vitellino e contiene i contributi di Eike Schmidt, Direttore delle Gallerie degli Uffizi, Evelina Christillin, Presidente della Fondazione Museo delle Antichità Egizie di Torino, Tiziana Maffei, Presidente di ICOM ItaliaCarlo Hruby, Vice Presidente della Fondazione Enzo Hruby, Andrea Erri,  Direttore generale della Fondazione Teatro La Fenice, Pierluigi Vercesi, inviato speciale del "Corriere della sera" e Luca Nannipieri, critico d’arte
 
Alla presentazione del prossimo 23 maggio a Pompei portano un saluto istituzionale Alfonsina Russo, Direttore ad interim del Parco Archeologico di Pompei, e il Gen. B. Mauro Cipolletta, Direttore Generale del Grande Progetto Pompei; introduce i lavori il Gen. B. Fabrizio Parrulli, Comandante Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale; intervengono Massimo Osanna, Professore di Archeologia Classica dell’Università Federico II di Napoli e Carlo Hruby; modera l’incontro Luca Nannipieri.

In occasione della presentazione a Pompei il volume verrà offerto in omaggio a tutti i partecipanti. Successivamente sarà possibile richiederlo alla Fondazione Hruby, con un’erogazione liberale che verrà destinata al sostegno delle attività della Fondazione per la protezione del patrimonio culturale italiano.

Ingresso libero con conferma obbligatoria scrivendo all’indirizzo mail [email protected] o telefonando al numero 02.38036625.


Oplontis

È “Festa dei Musei” nei siti archeologici vesuviani

Il 18 maggio, nell’ambito dell’iniziativa  promossa dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali le aree archeologiche di Pompei, la Villa San Marco a Stabia, la Villa di Poppea ad Oplontis e l’Antiquarium di Boscoreale saranno aperti in via straordinaria per la “Notte Europea dei Musei”, dalle 20,30 alle 22,30 (chiusura biglietterie alle ore 22) con ingresso a 1 euro (gratuito a Stabia e per i minori di 18 anni, come da normativa vigente).

Stabia di notte

Doppia opportunità per i visitatori di  POMPEI  che potranno accedere sia dall’ingresso di Piazza Anfiteatro sia da Porta Marina con il pagamento di un biglietto unico per i due itinerari. Da Piazza Anfiteatro sarà possibile visitare presso la Palestra Grande l’allestimento dei reperti provenienti dalla località Moregine,  una scelta di reperti organici dell’area vesuviana e la mostra “Vanity: storie di gioielli dalle Cicladi a Pompei”, dove sono esposti, in un elegante percorso di stili e civiltà,  monili  provenienti  da  Delos  e  dalle  altre  Cicladi,  accanto a gioielli rinvenuti nei siti archeologici vesuviani.

Vanity
Vanity

Entrando da Porta Marina, si potrà  accedere all’Antiquarium, edificio dell’’800 che ospita mostre temporanee quali “Alla ricerca di Stabiae” “Tesori sotto i lapilli”, oltre alla mostra permanente al piano terra “Sacra Pompeiana”, dedicata ai santuari urbani ed extraurbani. La visita si concluderà in alcuni ambienti della Villa Imperiale dove sono allestiti ricostruzioni di arredi e oggetti d’uso.

A STABIA, sarà visitabile la villa  San Marco (I sec. a.C. – I sec. d.C.), tra le più grandi ville romane residenziali della zona, con una superficie di 11.000 mq, illuminata per l’occasione.

Oplontis
Oplontis

Ad OPLONTIS è prevista l’apertura della  Villa di Poppea, tra i più splendidi esempi di villa dell’aristocrazia romana, attribuita a Poppea Sabina, moglie dell’imperatore Nerone.

Mentre all’Antiquarium di BOSCOREALE oltre alla visita del museoè proposta  la novità della mostra “Il villaggio protostorico di Longola” dedicata all’antico insediamento perifluviale attivo dalla media Età del Bronzo fino al VI sec. a.C.,  unico per l’ Italia meridionale e rinvenuto casualmente nel 2000 durante i lavori per l’impianto di depurazione di Poggiomarino-Striano. La mostra espone reperti connessi alle principali attività produttive, e non solo, dell’abitato di Longola, tra cui per la prima volta sono esposte al pubblico due piroghe monossili rinvenute nell’area della darsena del villaggio, e alcuni esemplari di mangiatoie per animali e ruote di carro, viva testimonianza della vita quotidiana degli abitanti.


Thermopolio di Vetutio Placido a Pompei. Foto: Alessandra Randazzo

Mercuralia. Le feste in onore di Mercurio

Il 15 maggio nell’antica Roma si festeggiavano i Mercuralia, celebrazioni in onore del dio Mercurio. Presso i Romani era identificato come dio del guadagno e del commercio, tanto che il suo nome può essere messo in relazione con le voci latine merx mercari. Fu associato al dio greco Ermes, figlio di Zeus e Maia e nipote di Atlante che con la sua accortezza e abilità sapeva condurre ogni cosa a buon fine.

Thermopolio di Vetutio Placido a Pompei. Foto: Alessandra Randazzo
Thermopolium di Vetuzio Placido a Pompei. Foto: Alessandra Randazzo

Fra le varie attribuzioni, a Mercurio era sacro il commercio ed era ispiratore di quel guizzo che faceva diventare le attività prospere anche tramite mezzi non sempre leciti. Nella religione romana fu facile quindi identificare il dio latino del commercio con l’Ermes greco, ovviamente con tutte le attribuzioni annesse. La festa in suo onore, i Mercuralia, venivano celebrate sin dai tempi antichi dai mercanti romani alle idi di maggio, giorno 15, e prevedevano abbondanti offerte d’incenso. I mercanti si radunavano presso una fontana a lui dedicata, non troppo lontana da Porta Capena. In molti casi, non essendo perfettamente puri a causa delle attività poco lecite e degli imbrogli, dopo essersi purificati e avendo indosso solo una tunica, si recavano alla fonte. Lì prendevano l’acqua con delle anfore purificate che portavano poi a casa per aspergere il capo e la mercanzia, sperando in un aumento del guadagno; questi gesti erano poi accompagnati da preghiere e invocazioni varie. Alle idi di maggio del 495 a. C., fu dedicato al dio Mercurio un tempio presso il Circo Massimo e fu istituito il collegio dei mercanti romani (mercuriales).

Thermopolio di Vetutio Placido a Pompei. Foto: Alessandra Randazzo
Thermopolium di Vetuzio Placido a Pompei. Foto: Alessandra Randazzo

A Pompei, nel thermopolium di Vetuzio Placido (I,8,8) è ben documentata la presenza di Mercurio. L’attività è una delle meglio conservate e una delle più rappresentative dell’intera città antica che, come tutte le attività commerciali di questo tipo, era molto comune lungo le principali arterie stradali. L’alto profitto di questo thermopolium è testimoniato dal ritrovamento di quasi tre chili di monete (1237 quadranti e 374 assi) in uno dei doli inseriti nel bancone. Sulla parete sud dell’edificio si trova l’edicola di un larario, con colonne e timpano in stucco e Mercurio raffigurato al centro assieme a Dioniso e a serpenti agatodemoni nella parte inferiore e ritratto con borsa e bastone alato (caduceo), suoi tipici attributi.


Mostra Vanity. Courtesy Parco archeologico di Pompei

Da Pompei alle Cicladi. In mostra storie di gioielli e vanità

Una nuova mostra è stata inaugurata presso il Parco archeologico di Pompei dal titolo: “Vanity: storie di gioielli dalle Cicladi a Pompei” che ha come tema conduttore il piacere effimero e il lusso esibito attraverso gli oggetti preziosi e raffinati del piacere femminile. A confronto, in un percorso articolato nel portico ovest della Palestra Grande degli scavi, monili provenienti dall'area cicladica e oggetti preziosi dai vari siti della Campania, con al centro Pompei. Gemme, collane, bracciali, orecchini, fibule, anelli e armille in oro, argento, bronzo, pasta vitrea, ambra, corallo, delineano un rapporto  di evoluzione e continuità tra le fabbriche greche e quelle italiche attraverso quella culla comune di idee, scambi e genti che è il Mediterraneo.

Mostra Vanity. Courtesy Parco archeologico di Pompei
Mostra Vanity. Courtesy Parco archeologico di Pompei

Gli oggetti preziosi in sé non sono solo simbolo di una bellezza effimera, ma attraverso i luoghi di produzione e le modalità di rinvenimento raccontano storie, commerci e viaggi che gli stessi materiali  fanno al di fuori delle rotte canoniche. E in più storie ancora più tragiche che vengono raccontate attraverso i monili provenienti dai luoghi devastati dalla terribile eruzione del Vesuvio ritrovati non all’interno di necropoli ma ancora addosso agli ultimi proprietari, sicuri di portare con se tesori di inestimabile valore ma di fronte alla morte improvvisa ultimi testimoni di vanità.

Mostra Vanity. Foto Paolo Mighetto
Mostra Vanity. Foto Paolo Mighetto

Come non ricordare tra le raffinate testimonianze presenti in mostra la preziosa armilla proveniente da Moregine con all’interno un’incisione assai particolare: “DOMINUS ANCILLAE SUAE”, “il padrone alla sua schiava”, un bracciale d’oro dalla testa di serpente, dono speciale di un padrone alla sua schiava, o il Bracciale d’oro che da il nome anche alla casa in cui fu rinvenuto, dall’incredibile peso di 610 grammi e trovato ancora indosso alla vittima. Il monile è caratterizzato, nella parte terminale, da due teste di serpenti con occhi impreziositi da pietre che reggono tra le fauci un disco con la raffigurazione della dea Selene, la luna, rappresentata come fanciulla con capo coronato da una mezzaluna circondata da sette stelle mentre solleva le braccia per trattenere un velo rigonfio. Da Pompei oltre ai gioielli, provengono numerosi oggetti da toletta afferenti alla sfera femminile e strumenti fondamentali per la bellezza e la cura del corpo. Di particolare pregio anche amuleti intagliati o incisi in forma di divinità, talora di provenienza orientale, come Diana e Iside e gli orecchini, probabilmente il più tipico ornamento femminile indossato dalle bambine sin dall’infanzia, indipendentemente dal ceto sociale d’ appartenenza.

Mostra Vanity. Courtesy Parco archeologico di Pompei
Mostra Vanity. Courtesy Parco archeologico di Pompei

Da Ercolano provengono numerosi gioielli in mostra che danno l’idea della ricchezza che anche questa città doveva avere prima della distruzione del Vesuvio. Come a Pompei, anche qui i gioielli sono stati spesso ritrovati accanto ai corpi delle vittime, sia indossati casualmente sia come prezioso bottino da portare durante la fuga.

La mostra, progettata da Kois Associated Architects, segue un percorso espositivo cronologico che parte dalla tarda età del Bronzo in area Cicladica fino all’eruzione del 79 d.C., e geografico (le Cicladi, la Campania e Pompei). L’allestimento che risulta d’impatto e particolarmente elegante, vive del contrasto tra il materiale di colore scuro con cui sono state realizzate le teche e che rimandano alla tragicità dell’eruzione e del contrasto con il luccichio brillante degli oggetti in mostra. Ad animare inoltre il percorso, volti e figure da affreschi pompeiani, reinterpretati e presentati in chiave contemporanea, pop.

"Vanity: storie di gioielli dalle Cicladi a Pompei" è un’iniziativa che nasce dalla collaborazione tra il Parco archeologico di Pompei e l’Eforia delle Cicladi, finalizzata alla più ampia realizzazione di programmi comuni di studio, ricerca, promozione e ampliamento della conoscenza delle rispettive realtà archeologiche, in passato strettamente collegate.

Mostra Vanity. Courtesy Parco archeologico di Pompei
Mostra Vanity. Courtesy Parco archeologico di Pompei

“A conferma degli stretti legami tra le diverse aree del Mediterraneo – dichiara Massimo Osanna, curatore della mostra – i gioielli provenienti da Delos e dalle altre Cicladi saranno esposti accanto a gioielli coevi provenienti principalmente da Pompei, e, in alcuni casi, da altri siti rilevanti dell’area campana, con due approfondimenti, agli opposti estremi cronologici, sulle Cicladi e sulla loro straordinaria civiltà preistorica, e, per l’età romana, su Pompei e sugli altri siti vesuviani, nei quali la distruzione del 79 d.C. ha determinato la conservazione di uno straordinario assortimento di gioielli, eccezionale dal punto di vista quantitativo e ritenuto pressoché unico nel mondo antico. La mostra si estenderà in una delle aree più suggestive di Pompei, già da tempo destinata a diventare contenitore espositivo, una teca nella teca, all’interno di uno dei monumenti simbolo della città romana: il portico occidentale della Palestra Grande, appositamente chiuso per l’occasione, con un apprestamento che potrà essere adoperato anche per successive esposizioni.

Mostra Vanity. Courtesy Parco archeologico di Pompei
Mostra Vanity. Courtesy Parco archeologico di Pompei

“I gioielli provenienti da Delos e in generale dalle Cicladi – aggiunge Demetrios Athanasoulis, Eforo delle Cicladi e co-curatore della mostra – offrono una panoramica più variegata dal punto di vista della cronologia e dei contesti di provenienza (necropoli, abitati, santuari). Tra i gioielli greci, eccezionali sono quelli provenienti da Delos, in particolare dall’abitato, risalenti a un periodo in cui strettissimi erano i rapporti commerciali e culturali tra l’area campana e l’isola cicladica, porto franco frequentato da mercanti di tutto il Mediterraneo, con una massiccia presenza di negotiatores italici”.

Mostra Vanity. Courtesy Parco archeologico di Pompei
Mostra Vanity. Courtesy Parco archeologico di Pompei

Pompei e Delos – dichiara il Direttore ad interim Alfonsina Russo - oltre all’eccezionale stato di conservazione che li contraddistingue e alla grande importanza dell’architettura pubblica e residenziale, hanno vissuto, analogamente, “un’epoca d’oro” intorno al II secolo a.C. Il benessere e la prosperità, testimoniati dai numerosi oggetti preziosi esposti, sono appunto l’espressione di un’economia in espansione che accomunava entrambe le realtà, tra loro connesse. Se da un lato Delos ha avuto stretti rapporti con l’Italia e in particolare con la Campania, dall’altro il territorio pompeiano ha costituito un contesto in cui il mondo greco e quello romano si sono intrecciati in un dialogo unico.”

La mostra è visitabile dal 10 maggio al 5 agosto 2019 presso la Palestra Grande degli scavi di Pompei, portico ovest.


incendio alla Cattedrale di Notre Dame de Paris

La vicinanza delle istituzioni italiane per l'incendio alla Cattedrale di Notre Dame

Diverse istituzioni culturali italiane hanno espresso il loro dolore e la loro vicinanza, anche concreta, alla Francia per l'incendio che ha gravemente danneggiato la Cattedrale di Notre Dame de Paris, nella giornata del 15 aprile 2019. Articolo in aggiornamento.

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Da Pompei all'Ermitage. Al via la mostra "Dei, uomini, eroi"

Sarà inaugurata il 18 aprile, la nuova mostra “Dei, Uomini, Eroi” al Museo Statale Ermitage, organizzata dal prestigioso museo russo in collaborazione con il Parco Archeologico di Pompei e il Museo Archeologico di Napoli. L’esposizione nasce grazie ad un accordo siglato nel 2017 tra le tre istituzioni, e vedrà esposti in un percorso che racconta la tragica distruzione di Pompei con quasi 200 opere tra affreschi, statue, mosaici e oggetti del quotidiano dell’epoca, capolavori unici e testimoni diretti della catastrofe che colpì la Campania e le città sotto l’ombra del Vesuvio nel 79 d.C.

Le sezioni tematiche pensate in questa grande mostra allestita nella sala del Menage del Piccolo Ermitage (un palazzo a due piani eretto accanto al Palazzo d’Inverno, antica residenza imperiale dei Romanov, e al Nuovo Ermitage, il primo palazzo in Russia a venire espressamente costruito per ospitare le collezioni del Museo), sono diverse e toccano diversi aspetti del quotidiano di una città in cui abitanti e situazioni si sono cristallizzati in un momento ben preciso.

Bacco e Arianna Pompei - Casa di Marco Fabio Rufo vetro cameo - cm 25,5x39,5 Pompei - Parco Archeologico

Ricordiamo, per chi non lo sapesse, come una città intera con case, edifici, vie, negozi, templi, botteghe, abitanti, animali e oggetti venne riscoperta, cristallizzata, a partire dal 1748 grazie agli scavi archeologici intrapresi dai Borbone e che continuano ancora oggi a rivelare nuovi e inediti dati sulla storia della città.

Per la parte italiana, il progetto espositivo è curato da Paola Rubino De Ritis, Valeria Sampaolo e Luana Toniolo, con la direzione scientifica di Paolo Giulierini direttore del MANN, Massimo Osanna, Professore ordinario presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II e Alfonsina Russo, Direttrice ad interim del Parco Archeologico di Pompei; per il Museo Ermitage è curata dalla stessa Dott.ssa Anna Trofimova e Andrey Zuznecov. L’esposizione si avvale del supporto organizzativo di Villaggio Globale International, della collaborazione di Ermitage Italia, dell’Ambasciata d’Italia a Mosca, del Consolato Generale d’Italia e dell’Istituto Italiano di Cultura di San Pietroburgo, ed è accompagnata nel nostro Paese da catalogo Electa, con contributi di Luigi Gallo, Massimo Osanna, Federica Rossi, Valeria Sampaolo, Luana Toniolo e Anna Trofimova.

Dioniso e Arianna a Nasso Pompei - Casa del Bracciale d’oro affresco - cm 216x129 Pompei - Parco Archeologico

In mostra, Gli splendidi affreschi con “Zeus in trono” dalla Casa dei Dioscuri e “Achille e Briseide” dalla Casa del Poeta Tragico (MANN), il “Dioniso e Arianna” e “Alessandro e Rossane” dalla Casa del Bracciale d’Oro, “Eracle e Deianira” e “Giunone ed Ebe” dalle ville di Stabia - tutte dal Parco Archeologico di Pompei -  e ancora l’eccezionale tarsia in marmo con “Scena dionisiaca” riemersa dalla Casa dei Capitelli colorati, conservata nelle collezioni del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, raccontano le gesta di divinità e eroi rappresentandoli, secondo l’uso del tempo, da soli o con gli attributi che ne rendono immediata l’identificazione. L’usanza di ornare i giardini con raffigurazioni di divinità è testimoniata da statue come quelle provenienti dalla Villa A di Oplontis - la piccola e raffinata Venere realizzata verso la fine del I secolo a. C., che ancora conserva labili tracce di colore, o la statua di Nike - mentre i rilievi neoattici in mostra, inseriti a Pompei lungo le pareti delle abitazioni, ricordano la moda del tempo e l’interesse dei proprietari per le opere della Grecia.

Diversi e numerosi sono gli oggetti d'uso comune riemersi a Pompei come i crateri in bronzo, le suppellettili in vetro e ceramica, le pentole e padelle, che sono stati selezionati per la mostra di San Pietroburgo e suddivisi per tipologia e materiali, consentendo così di ricostruire le usanze, i commerci, le attività artigianali, quelle quotidiane e quelle della tavola.

Oscillum decorato su entrambe le facce Pompei - Casa degli Amorini dorati marmo - cm 41,5x45 Pompei - Parco Archeologico

Tra i reperti, un braciere dalle terme Stabiane ormai in disuso, uno scalda liquidi in bronzo dalla Villa di Arianna di Stabia, con rubinetto a testa di leone e tre cigni ad ali spiegate sul bordo del fornello, alti candelabri per illuminare i triclini o un cratere come quello di Giulio Polibio, ageminato con effetti policromi; così come la bellissima cassaforte in ferro e bronzo con complessi e ingegneristici sistemi di chiusura, posta solitamente nell’atrio, lì dove il padrone di casa presentava se stesso, e - ancora - tavoli di marmo riccamente decorati (bellissimo quello prestato dal Parco Archeologico di Pompei con due animali fantastici) illustrano tanti aspetti degli usi pompeiani.

Il rilievo del capomastro (structor) Diogenes mostrerà gli strumenti utilizzati per le attività edili - un filo a piombo, una cazzuola, una mazza a taglio ortogonale, uno scalpello e un archipendolo – e i 4 affreschi dai praedia della ricca pompeiana Giulia Felice offriranno uno sguardo emozionante sui piccoli, grandi fatti che si svolgevano nel foro, in una giornata di mercato (le nundinae): “Vendita di vasellame”, “Vendita di tessuti”, “Lettura di editto”, “Punizione dello scolaro”.

 

Vaso blu dal Museo Archeologico di Napoli

Da Napoli, invece, oggetti di grande raffinatezza e prestiti eccezionali come l’assoluto unicum del “Vaso blu”, capolavoro in vetro blu e cammeo che costituisce una delle opere iconiche del MANN (scoperto dai Borbone nella necropoli di Pompei nel 1837) e i pannelli in vetro cammeo di “Arianna” e di “Dioniso e Arianna” dal Parco Archeologico di Pompei.

Non si potevano infine dimenticare le sezioni dedicate a due grandi passioni del mondo antico: il teatro e i giochi gladiatori.

Arredi in marmo per i giardini delle case pompeiane recanti a rilievo raffigurazioni teatrali, così come le matrici in gesso di maschere selezionate per l’occasione testimoniano la passione degli abitanti di Pompei per il teatro, mentre affreschi, elmi e cnemides in bronzo, decorati con scene mitologiche che raccontano a loro volta di Dei ed Eroi - riaffiorati dalle ceneri del tempo – ricorderanno ai visitatori dell’Ermitage l’importanza e la diffusione nel mondo romano dei giochi gladiatori, tanto amati dal popolo, e faranno sognare le meraviglie conservate in Italia nelle due prestigiose sedi campane.

 

 

 


Palermo: una call per la città. Il Salinas Culture Hub accoglie 15 progetti

PALERMO | UNA CALL PER LA CITTÀ

IL SALINAS CULTURE HUB ACCOGLIE 15 PROGETTI

La presentazione venerdì 5 aprile alle 11,30

 

#Domenica al museo: ingresso gratuito

Visite alla mostra sui Borbone | prorogata fino al 30 giugno

Laboratori in inglese per bambini | Colazione o brunch al museo

Salinas Culture Hub
Menade I-II sec a.C. dalle Terme di Caracalla

 Teatro, musica, danza, workshop, eventi legati alla multiculturalità, alla memoria e alla sostenibilità. È questo il primo cartellone del Salinas Culture Hub che sarà presentato venerdì 5 aprile alle 11,30 al Museo Archeologico Salinas, alla presenza degli operatori e artisti coinvolti. Tutto nasce da una call che il museo e CoopCulture hanno lanciato il 24 novembre e aperto alla città per ricevere proposte legate al territorio. La call è andata anche oltre le aspettative, visto che sono giunti addirittura 82 progetti, sottoposti ad una giuria di sette esperti che hanno selezionato le proposte che coinvolgeranno tutti gli spazi del museo. Il calendario partirà a fine aprile.

 #Domenica al museo: ingresso gratuito

Questa domenica (7 aprile), come accade ad ogni inizio mese, l’ingresso ai siti e ai musei istituzionali è gratuito. Così anche al Museo Archeologico Salinas, aperto dalle 9 alle 13. CoopCulture organizza un bel programma di visite guidate e laboratori per bambini. Si potranno scoprire le collezioni del museo e la mostra dedicata ai lasciti dei Borbone, con la guida di un archeologo, scegliendo di fermarsi per la colazione o proseguire con il brunch al Café Culture. I bambini (tra 6 e 12 anni) potranno invece partecipare alla prima visita didattica in inglese per scoprire miti ed eroi.

Chiacchiere al museo 

Domenica alle 10,30 un archeologo accoglierà  i visitatori al Cafè Culture e, durante la colazione, racconterà la storia del museo e leggerà fonti antiche che narrano la storia di Pompei. Finita la colazione, visita alle sale espositive e alla mostra su “I Borbone e l’archeologia a Palermo, Napoli e Pompei” che è stata prorogata fino al 30 giugno. Saranno illustrati reperti che provengono dalle prime campagne di scavo avviate ad inizio ‘700 da Carlo III di Borbone che, appassionato di archeologia, emanò le prime leggi a tutela del patrimonio artistico del Regno. La mostra racconta l’unico anno (1816) che Palermo visse da “capitale del Regno delle Due Sicilie”. In collaborazione con il MANN di Napoli, il Parco archeologico di Pompei, e CoopCulture. Per chi invece preferisce pranzare al museo, è programmata una seconda visita guidata alle 12, poi il brunch dalle 12,30 alle 15, nel settecentesco chiostro del museo.

Erote che regge una maschera I sec a. C. dalla Casa di Sallustio a Pompei Foto Vittorio Fazio

8 € colazione + visita guidata mostra

15 € brunch + visita guidata mostra

Per info e prenotazioni: 091 7489995 | 345 7765493 

 

Pittura parietale da Villa Sora a Torre del Greco. Foto Vittorio Fazio

 Let’s Go! - Visita didattica in inglese per bambini

Goods and Heroes

Let's Go!  è un ciclo di quattro visite didattiche in inglese per bambini tra i 6 e i 12 anni, organizzato con Up! English Center all'interno di alcuni dei siti gestiti da CoopCulture a Palermo. La prima visita sarà questa domenica al Museo Salinas, poi si continuerà al Palazzo della Zisa, al Museo di Zoologia Doderlein e all’Orto Botanico.

Un modo per imparare l’inglese giocando, imparando nuovi termini e scoprendo il patrimonio culturale della città. Le visite saranno in inglese, con un linguaggio colloquiale e comprensibile adatto ai più giovani, con l’assistenza di un traduttore: domenica alle 11, la visita Goods and Heroes (Dei ed eroi)storie legate alle divinità antiche. Per scoprire che Zeus era il padre di tutti e il dio più potente, Afrodite era bellissima e Apollo rappresentava il Sole… I giovani visitatori dovranno superare degli ostacoli per conseguire il diploma di “english archaeologist”.

7 € attività didattica

Per info e prenotazioni: 091 7489995

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Testo e immagini da Ufficio stampa CoopCulture Sicilia


I Borbone e l'archeologia a Palermo, Napoli e Pompei

Prorogata al 30 giugno la mostra “Palermo capitale del Regno. I Borbone e l’archeologia a Palermo, Napoli e Pompei”

Da Palermo Capitale del Regno a Palermo Capitale della Cultura

Una mostra racconta i Borbone e l’archeologia a Palermo, Napoli e Pompei

Mostra prorogata fino al 30 giugno 2019

Museo archeologico Salinas | PALERMO

Domenica ingresso gratuito

I Borbone e l'archeologia a Palermo, Napoli e PompeiLeggi la recensione su ClassiCult (Alessandra Randazzo): https://www.classicult.it/il-salinas-racconta-i-borbone-e-larcheologia-vesuviana/

PALERMO. 04.04.2019. Poco più di due secoli fa Palermo visse un anno da Capitale del Regno: oggi quella storia viene raccontata da una mostra che riunisce reperti, ricongiunge città, salda debiti e ringrazia, nel segno dei Borbone. Una storia che inizia nel 1734, quando Carlo di Borbone muove alla conquista del Regno di Napoli e del Regno di Sicilia sottraendoli alla dominazione austriaca; e si conclude nel 1860, con lo sbarco dei Mille a Marsala e il governo dittatoriale di Giuseppe Garibaldi che portò la Sicilia all’annessione al neonato Regno d'Italia. Un passo indietro: dopo il Congresso di Vienna, il sovrano Borbone Ferdinando IV (che dopo l’unificazione avrebbe assunto il nome di Ferdinando I) aveva riunito in un unico Stato, il Regno di Napoli e il Regno di Sicilia, grazie alla Legge fondamentale del Regno delle Due Sicilie dell'8 dicembre 1816. La capitale del nuovo Regno fu inizialmente Palermo, sede secolare del Parlamento Siciliano, ma già l’anno successivo (1817) la capitale viene spostata a Napoli. Palermo visse quindi soli dodici mesi da “capitale” del Regno, ma tanto bastò a segnarla a vita. Perché il lascito dei Borbone si trova in ordinamenti e leggi a salvaguardia del patrimonio culturale, e in reperti archeologici che giunsero a Palermo su indicazione della casa regnante.

Oggi, a distanza di poco più di duecento anni, l’Assessorato Regionale ai Beni Culturali e all’Identità Siciliana e il Dipartimento dei Beni Culturali promuovono la mostra Palermo capitale del Regno. I Borbone e l’archeologia a Palermo, Napoli e Pompei, prorogata fino al 30 giugno.

Organizza il Museo archeologico Salinas in collaborazione con il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, il Parco Archeologico di Pompei e CoopCulture. La curatela è del direttore del Salinas, Francesca Spatafora.

Orari: dal martedì al sabato 9.30 > 18,30. Domenica e festivi: 9.30 > 13.30. Chiuso il lunedì. La mostra fa parte del percorso di visita del museo; biglietto: 3 euro. Prima domenica del mese: ingresso gratuito.

La mostra occupa tre saloni al primo piano del museo archeologico e racchiude una vasta selezione di opere e reperti donati all’allora Museo di Palermo dai sovrani Borbone Francesco I e Ferdinando II oltre a diverse opere provenienti da scavi finanziati dai reali a Pompei, Ercolano e Torre del Greco, prestate dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli e dai Parchi Archeologici di Pompei ed Ercolano.

Tre le sezioni: la prima, dedicata a Pompei, comprende l’intero complesso di opere e materiali provenienti dalla Casa di Sallustio (una parte è ricostruita fedelmente in scala) donati al Museo di Palermo nel 1831 da Ferdinando II; spicca tra questi “Ercole in lotta con il cervo”, gruppo scultoreo in bronzo che abbelliva originariamente l’atrio della domus e che oggi fa parte della collezione del Salinas. Completeranno l’esposizione dedicata alla città vesuviana (sala con tono predominante rosso) alcune sculture, vasellame quotidiano in terracotta e bronzo, decorazioni architettoniche rinvenute a Pompei nel corso degli scavi realizzati dai Borbone o recuperate nei cunicoli di scavo ottocenteschi.

Una seconda sezione è dedicata a Ercolano: sono esposte, con il grande plastico del teatro di Ercolano realizzato nel 1808, diverse pitture parietali, oggetti di uso quotidiano, bronzi e sculture provenienti dagli scavi ottocenteschi.

Pittura parietale da Villa Sora a Torre del Greco. Foto Vittorio Fazio

Dell’ultima sezione fanno parte opere e pitture rinvenute nella villa di Contrada Sora a Torre del Greco: alcune furono portate a Palermo e donate al museo nel 1831 da Ferdinando II, in fuga da Napoli nel 1798 (e tra queste spicca una splendida copia romana in marmo dell’originale in bronzo del Satiro versante di Prassitele); altre, provenienti da scavi ottocenteschi o dei primi anni Novanta dello scorso secolo, provengono dallo stesso contesto e testimoniano la raffinatezza dell’apparato decorativo della villa.

Menade I-II sec a.C. dalle Terme di Caracalla

Ad introdurre la mostra è una statua monumentale di Menade rinvenuta a Roma, nelle Terme di Caracalla, tra il 1545 e il 1546, durante gli scavi archeologici promossi da Alessandro Farnese (papa Paolo III); la scultura, confluita nella collezione di famiglia dei Farnese, fu eredita dai Borbone e trasferita a Napoli con altre importanti opere della stessa raccolta. In seguito, nel 1827, venne trasportata a Palermo al seguito del re, fuggito a causa dell’invasione di Napoli da parte dei Francesi: era destinata ad abbellire il Reale Parco della Favorita.

Palermo vive dunque un anno da capitale del Regno dal 1816 al 1817: e fu proprio in questo periodo (precisamente un anno prima, tra il 1814 e il 1815), che, grazie alle donazioni di Giuseppe Emanuele Ventimiglia, principe di Belmonte e dello zio, Carlo Cottone, principe di Castelnuovo, nasceva il primo nucleo del Museo di Palermo annesso alla Regia Università della città e ospitato nella Casa dei Padri Teatini di San Giuseppe. I due nobili – uomini di larghissima cultura, viaggiatori, convinti assertori dei diritti dei contadini contro i feudatari, autori della prima Carta Costituzionale siciliana – erano appassionati collezionisti e, come molti altri studiosi ed eruditi del periodo, rivolsero la loro attenzione al mondo antico. Il Museo di Palermo nacque quindi senza contorni precisi, ma già con un’ottima collezione. Una storia già iniziata nel secolo precedente sulla scia dei cambiamenti che la politica dal modernizzatore Carlo III, aveva innescato anche in Sicilia. Nel 1817, con Real Decreto, la Sicilia, veniva suddivisa in sette Valli o Province governati da altrettanti Intendenti: il nuovo assetto ebbe immediati effetti anche sulla giovanissima istituzione museale palermitana. L’esistenza a Palermo di un museo pubblico era infatti perfettamente in linea con la nuova politica di promozione delle arti introdotta da Ferdinando che, nel 1806, aveva fondato il Museo Reale di Napoli, simbolo tangibile del prestigio della casata borbonica, ma anche centro di elaborazione e produzione culturale. Il sovrano aveva anche dimostrato il suo interesse donando al neonato museo napoletano, parte delle sue collezioni private.

Perché dunque anche Palermo non doveva avere un’istituzione museale aperta al pubblico, che potesse ospitare il patrimonio artistico isolano? Sono gli anni del regno di Francesco I, succeduto a Ferdinando I nel 1825; fu il nuovo sovrano che nel 1828 donò al Museo di Palermo diversi reperti e opere provenienti dagli scavi realizzati a Pompei tra il 1821 e il 1825. Pochi anni dopo, nel 1831, fu invece Ferdinando II ad effettuare una seconda donazione: giunsero così a Palermo gli arredi della domus di Sallustio a Pompei; e alcune opere provenienti dalla villa di Contrada Sora a Torre del Greco. Gli stessi che sono oggi in mostra.

 

 

Tutte le foto della mostra (e quindi quelle presenti in questo articolo) sono state scattate da Vittorio Fazio

I Borbone delle Due Sicilie

Il ramo è quello dei Borbone di Napoli: i Borbone della Real Casa delle Due Sicilie, fondato nel 1734 dal figlio di Filippo V di Spagna e di Elisabetta Farnese, ovvero Carlo di Borbone, asceso al trono di Spagna nel 1759 con il nome di Carlo III, sovrano illuminato e amato per le sue riforme. Gli succedette il figlio terzogenito Ferdinando IV di Napoli e III di Sicilia, che tornò in possesso dei due Regni in seguito al Trattato di Casalanza firmato a Capua il 20 maggio 1815: e infatti resse i due regni unificati nel dicembre 1816, con il nome di Ferdinando I delle Due Sicilie; Ferdinando IV regnò fino al 1825, tranne che per due brevi interruzioni,: nel 1799 quando fu instaurata la Repubblica Partenopea; e tra il 1806 e il 1815, sotto i regni di Giuseppe Bonaparte e di Gioacchino Murat. A lui seguirono fino al 1860 - anno in cui il Regno delle Due Sicilie fu annesso al Regno di Sardegna -  Francesco I (1825-1830), Ferdinando II(1830-1859) e Francesco II (1859- 1860), ultimi sovrani che guidarono il regno meridionale d'Italia, prima dell'Unità.

La dinastia BORBONE

  • Carlo (1716 - 1788), Re di Napoli e della Sicilia dal 1734 al 1759

  • Ferdinando IV (1751 - 1825), Re di Napoli e III di Sicilia dal 1759 al 1815, diviene Re delle Due Sicilie col nome di Ferdinando I dal 1816 al 1825.

  • Francesco I (1777 - 1830), Re delle Due Sicilie dal 1825 al 1830

  • Ferdinando II (1810 - 1859), Re delle Due Sicilie dal 1830 al 1859

  • Francesco II (1836 - 1894), Re delle Due Sicilie dal 1859 al 1860, quando viene esiliato

  • Alfonso (1841 - 1934), Conte di Caserta dal 1841, Capo della Real Casa e Duca di Castro dal 1894 al 1934

  • Ferdinando Pio (1869 - 1960), Duca di Calabria dal 1894 al 1934, Capo della Real Casa e Duca di Castro dal 1934 al 1960

  • Ranieri (1883 - 1973), Capo della Real Casa e Duca di Castro dal 1934 al 1973.

  • Ferdinando (1926 – 2008), Duca di Calabria dal 1934 al 1973, Capo della Real Casa e Duca di Castro dal 1973, sposa nel 1949 Chantal de Chevron-Villette (1925 - 2005)

  • Carlo (1963), Duca di Noto dal 1963 al 1973, Duca di Calabria dal 1973

Museo Archeologico A. Salinas

Il Museo Archeologico A. Salinas di Palermo, già Museo Nazionale, è la più importante istituzione pubblica museale della Sicilia e il museo archeologico più antico dell’isola. Conserva una delle più ricche e importanti collezioni d’arte greca e punica del Mediterraneo. Formatosi nel 1814 come Museo dell’Università, dove erano confluite alcune delle principali collezioni archeologiche e storico-artistiche siciliane, nel 1860 divenne Museo Nazionale. Fulcro dell’esposizione rimane la sala che ospita da 150 anni le famose metope dei Templi selinuntini, il più importante complesso scultoreo dell’arte greca d'Occidente. Dal 2009 al luglio 2016 il seicentesco complesso monumentale dei Padri Filippini, è stato sottoposto a un integrale lavoro di restauro. Attualmente è possibile visitare il nuovo allestimento del piano terra – rinnovato nelle forme e nei contenuti – che ospita la parte più rilevante delle collezioni arricchita dalla recente apertura della terza corte “la nuova agorà del Salinas” dove sono esposti il monumentale frontone del Tempio C di Selinunte e il complesso scultoreo delle gronde leonine del tempio di Himera. Il nuovo percorso si sviluppa attorno a due chiostri e comprende anche le celle aperte verso il portico della corsia settentrionale del Chiostro Maggiore, adibite a nuovi spazi espositivi. Al loro interno e lungo il portico trovano posto, oltre a importanti opere – il torso dello Stagnone, i famosi sarcofagi fenici della Cannita e la colossale statua di Zeus proveniente da Solunto– anche le splendide oreficerie dalla necropoli di Tindari, diverse epigrafi e una originale meridiana di marmo; il complesso di vasi, epigrafi e sculture da Centuripe, i materiali dalla necropoli di Randazzo, alcuni vasi figurati dalla necropoli di Agrigento e sculture architettoniche  e materiali votivi dai santuari agrigentini, oltre alla collezione del console inglese Robert Fagan che comprende anche un frammento del fregio orientale del Partenone. Sul lato occidentale del Chiostro Maggiore inoltre una saletta racconta la storia della scrittura attraverso alcuni preziosi reperti, tra cui la famosa Pietra di Palermo con la cronaca di circa 700 anni di vita egiziana e gli annali delle prime cinque dinastie (3100-2300 a.C.) e tre degli otto Decreti entellini iscritti su tavolette di bronzo.  L’intera ala orientale dell’edificio è dedicata a Selinunte, con le sue otto sale che ruotano intorno al Terzo cortile, o nuova agoràdel Salinas. Attraverso i reperti esposti è possibile ricostruire la vita della più occidentale delle città greche di Sicilia: con i suoi culti, l’architettura, la scultura, l’ideologia funeraria.

SCHEDA MOSTRA

Palermo capitale del Regno

I Borbone e l’archeologia a Palermo, Napoli e Pompei

a cura di Francesca Spatafora

Museo Archeologico Regionale Antonino Salinas

Piazza Olivella – 90133 PALERMO

2 dicembre 2018 30 giugno 2019

Comitato Scientifico
Paolo Giulierini, Clemente Marconi, Massimo Osanna,

Elisa Chiara Portale e Francesco Sirano

Promossa da:

Assessorato Regionale ai Beni Culturali e all’Identità Siciliana

Dipartimento dei Beni Culturali

Organizzazione:

Museo archeologico Salinas

In collaborazione con Museo Archeologico Nazionale di Napoli

Parco Archeologico di Pompei

CoopCulture

Orari: martedì | sabato 9.30 > 18,30.

Domenica e festivi: 9.30 > 13.30| chiuso il lunedì |

Ingresso gratuito con il biglietto del Museo: 3 euro

Ingresso gratuito al Museo: fino a 18 anni e ogni prima domenica del mese

Info e prenotazioni: CoopCulture

tel. +39.091.7489995 | www.coopculture.it

Museo Salinas | tel. +39.091.6116805/7

[email protected] | [email protected]

http://www.regione.sicilia.it/bbccaa/salinas/