Da Civita Giuliana due nuove vittime dell'eruzione del 79 d.C.

A Civita Giuliana la scoperta dei resti di due antichi pompeiani travolti dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. e da cui sono stati tratti i calchi in gesso dei corpi, perfezionando così la tecnica inventata e sperimentata per la prima volta nell'Ottocento dall’allora direttore del sito vesuviano Giuseppe Fiorelli.

"La più fortunata delle sue invenzioni fu la immagine autentica che diede della catastrofe vesuviana, colando nel masso di cenere che copriva gli scheletri il gesso liquido, per cui questi rivivono nelle forme e nelle contrazioni della loro agoniadiceva Gaetano De Petra, uno dei suoi successori.

A 700 metri a nord ovest da Pompei, già precedenti scavi avevano dato testimonianza della ricchezza di una villa rustica, in parte indagata agli inizi del ‘900 e solo recentemente oggetto di scavi stratigrafici da parte del Parco Archeologico di Pompei dove, in alcuni ambienti non residenziali, erano emersi resti di tre cavalli bardati  da cui è stato possibile ricavarne un calco.

Civita resti pompeiani
Civita, resti antichi pompeiani. Foto: © Luigi Spina

Nonostante la chiusura al pubblico, le indagini archeologiche nei siti afferenti il Parco sono continuate ed è proprio di poche settimane fa il ritrovamento dei resti di due antichi pompeiani che morirono durante l’eruzione. Grazie all’affinamento della tecnica calcografica, che consiste nella colatura di gesso liquido nelle cavità lasciate dai corpi (ma è anche tecnica utilizzata con altri materiali organici) che si erano decomposti all’interno del materiale vulcanico, oggi ci viene restituita l’ultima immagine di questi abitanti della città con dettagli assolutamente sorprendenti per la vividezza dei particolari del viso e dei panneggi.

Nel 1984, diversamente dalla tecnica del Fiorelli, fu realizzato il primo calco in resina eseguito su una delle vittime dell'eruzione venuta alla luce in un ambiente della Villa di Lucius Crassius Tertius di Oplontis. Quest'ultimo sistema integrava il metodo del calco in gesso con quello della fusione a cera della statuaria in bronzo, permettendo così di realizzare un calco trasparente con lo scheletro visibile e l'individuazione e il recupero di eventuali oggetti o gioielli che le vittime portavano con sè al momento della fuga.

Civita resti pompeiani
Civita, resti antichi pompeiani. Foto: © Luigi Spina

I resti dei corpi della recente scoperta di Civita Giuliana sono stati individuati in un vano laterale del criptoportico, nella parte nobile della villa rustica, in uno spazio ancora da indagare in toto che presentava, secondo le prime indagini, un solaio in legno, indicato dalla presenza sui muri di alcuni fori per l’alloggio delle travi di sostegno ad un ballatoio.

L’ambiente risulta quindi obliterato da più crolli di alcune murature e sotto le quali gli archeologi hanno individuato uno spesso livello “stratigrafico” composto dalle successive correnti piroclastiche dell’eruzione del 79 d.C. I depositi che riempiono l'ambiente in cui sono state ritrovate le vittime sono interamente rappresentati da cenere grigia avente le stesse caratteristiche dei depositi cineritici in cui è stata ritrovata la maggior parte delle vittime dentro le mura di Pompei, depositi appunto della seconda e fatale corrente piroclastica.

Civita, resti antichi pompeiani. Foto: © Luigi Spina

Come si è giunti all’individuazione dei resti? Gli archeologi hanno individuato, in un primo momento, la presenza di vuoti nello strato di cenere indurita e, al di sotto di questa, successivamente, sono stati intercettati i resti ossei grazie all'uso di endoscopi inseriti nelle cavità. Le operazioni di analisi degli scheletri sono state condotte dall’antropologa del Parco Archeologico di Pompei e solo dopo si è potuto procedere alla colatura di gesso liquido, secondo l’antica tecnica del Fiorelli, che ha restituito come allora questa terribile, unica e vivida immagine della morte.

Le analisi scientifiche, inoltre,  stanno cercando di chiarire anche in quale fase dell’eruzione collocare la morte dei due individui, entrambi sorpresi nella cosiddetta "seconda corrente piroclastica" che colpì Pompei e il territorio vesuviano nelle prime ore del mattino del 25 ottobre, portando a morte gli ultimi superstiti della città e del contado. Questa fase eruttiva, molto rapida e violenta, abbatté i primi piani delle case e sorprese le vittime che tentavano la fuga camminando tra la cenere, inutilmente. Il deposito sedimentato da questa corrente è una cenere grigia molto compatta e ben stratificata contenente lapilli pomicei dispersi.

Civita, resti antichi pompeiani. Foto: © Luigi Spina

La prima vittima, con capo reclinato e denti ed ossa del cranio visibili, secondo le prime ipotesi, risulta essere di sesso maschile e collocabile in una fascia di età compresa tra i 18 e i 25 anni e alto all’incirca 1,56 cm. Dal calco si è potuto individuare anche il tipo di abbigliamento indossato: una corta tunica, ben visibile nel panneggio sul calco, la cui consistenza farebbe ipotizzare a fibre di lana.

La seconda vittima, invece, è stata rinvenuta in posizione diversa rispetto al giovane e rispetto ad altre vittime dell’eruzione di Pompei. Il volto è riverso nella cinerite, ad un livello più basso rispetto al corpo, e il gesso ha ricalcato perfettamente i lineamenti del mento, delle labbra e del naso, anche qui con particolari davvero impressionanti. Anche in questo caso, si suggerisce la presenza di un individuo di sesso maschile di età compresa tra i 30 e i 40 anni e con un’altezza di 1,62 cm.

Civita resti pompeiani
Civita, resti antichi pompeiani. Foto: © Luigi Spina

L’abbigliamento, visibile solo attraverso l’impronta che il gesso ci ha restituito, si presenta più articolato con l’individuazione di una tunica e di un mantello.  Sotto il collo della vittima e in prossimità dello sterno, pieghe pastose lasciano intendere la presenza di un mantello di lana fermato sulla spalla sinistra. In corrispondenza della parte superiore del braccio sinistro vi è anche l’impronta di un tessuto diverso, una tunica probabilmente, che sembrerebbe essere lunga fino alla zona pelvica.

Ulteriori lavori di scavo hanno permesso l’individuazione di altri vuoti che, dopo la colatura di gesso, hanno però mostrato essere capi di abbigliamento, localizzati a poca distanza da entrambe le vittime. In particolare un calco di gesso vicino alla giovane vittima farebbe ipotizzare la presenza di un mantello di lana portato nella fuga per coprirsi dall’incessante pioggia piroclastica e già presente nell’abbigliamento di molte vittime.

Civita resti pompeiani
Civita, resti antichi pompeiani. Foto: © Luigi Spina

Uno scavo molto importante quello di Civita Giuliana – dichiara il Direttore del Parco Archeologico di Pompei Massimo Osannaperché condotto insieme alla Procura di Torre Annunziata per scongiurare gli scavi clandestini e che restituisce scoperte toccanti. Queste due vittime cercavano forse rifugio nel criptoportico, dove invece vengono travolte dalla corrente piroclastica alle 9 di mattina. Una morte per shock termico, come dimostrano anche gli arti, i piedi, le mani contratti. Una morte che per noi oggi è una fonte di conoscenza incredibile”.

Lo scrittore Luigi Settembrini aggiunge, a proposito dei calchi:

E' impossibile vedere quelle tre sformate figure, e non sentirsi commosso..Sono morti da diciotto secoli, ma sono creature umane che si vedono nella loro agonia. Lì non è arte, non è imitazione; ma sono le loro ossa, le reliquie della loro carne e de' loro panni mescolati col gesso: è il dolore della morte che riacquista corpo e figura.... Finora si è scoverto templi, case ed altri oggetti che interessano la curiosità delle persone colte, degli artisti e degli archeologi; ma ora tu, o mio Fiorelli, hai scoverto il dolore umano, e chiunque è uomo lo sente".

 

 


olio oliva Ercolano

Un’antica traccia di olio d’oliva da Ercolano

I depositi del Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN) contengono molti reperti che possono ampliare le nostre conoscenze sulla vita quotidiana della Campania Felix prima dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. Tra le varie testimonianze è significativa una bottiglia di vetro, che sin dal 2018 è oggetto di studio della collaborazione tra il Dipartimento di Agraria dell’Università Federico II e il MANN.

olio oliva Ercolano
La bottiglia contenente tracce di olio di oliva, forse proveniente da Ercolano e oggi al MANN. Foto R. Sacchi et al., dall'Università di Napoli "Federico" II, CC BY 4.0

Catalogato con l’inventario n° 313337 (Mann-S1), questo recipiente proviene forse da Ercolano, ma come accade in molti casi si sono ormai perse le informazioni relative alla sua scoperta. Per quanto concerne le caratteristiche formali del reperto, si tratta di una bottiglia di vetro cilindrica dall’altezza di 25, 5 cm, costituita da un solo manico e da un collo piuttosto corto. Al suo interno doveva essere presente una sostanza di materia organica cerosa e giallastra, che nel corso del tempo si è solidificata. È significativo notare la corrispondenza con una bottiglia rappresentata in un affresco dei Praedia di Giulia Felice a Pompei, dettaglio che ha portato ad ipotizzare l’impiego di simili oggetti in età imperiale e dunque anche nel periodo dell’eruzione.

Già nel 2018 Alberto Angela, interessatosi all’oggetto durante una visita ai depositi del MANN, aveva ipotizzato che la bottiglia potesse contenere residui di vino, ma questa teoria è stata oggi smentita definitivamente. La analisi chimiche e la datazione al Carbonio-14 condotte dal team del prof. Raffaele Sacchi, appartenente al Dipartimento di Agraria, hanno infatti permesso di scoprire la natura delle particelle contenute nel recipiente. Pertanto, grazie a questi studi è stato possibile individuare un campione di olio d’oliva all’interno della bottiglia, la cui composizione chimica alterata è spiegabile sia con le alte temperature dell’eruzione del Vesuvio, sia con le alterazioni ambientali dovute al tempo che ci separa dal 79 d.C.

Non vino dunque, ma olio d’oliva. Un prodotto sicuramente diffuso e importante in età romana, sia come prodotto alimentare che per altri impieghi relativi alla vita quotidiana: dall’illuminazione alla cura del corpo umano, dagli unguenti profumati ai cosmetici. Questa scoperta assume una maggiore rilevanza se consideriamo l’intensa produzione di questo prodotto nella Campania Felix, come emerge anche da fonti letterarie quali gli Epigrammi di Marziale (XII, 63, 101) o la Naturalis Historia di Plinio il Vecchio (XVIII, 111).

Significativa a riguardo è anche la dichiarazione del prof. Raffaele Sacchi, il cui lavoro costituisce dunque un elemento importante per comprendere le abitudini quotidiane dell’antica Ercolano: “si tratta del più antico campione di olio di oliva a noi pervenuto in grosse quantità, la più antica bottiglia d'olio del mondo. L'identificazione della natura della ‘bottiglia d'olio archeologico' ci regala una prova inconfutabile dell'importanza che l'olio di oliva aveva nell'alimentazione quotidiana delle popolazioni del bacino Mediterraneo ed in particolare degli antichi Romani nella Campania Felix".

Riferimenti:

Sacchi, R., Cutignano, A., Picariello, G. et al. Olive oil from the 79 A.D. Vesuvius eruption stored at the Naples National Archaeological Museum (Italy). npj Sci Food 4, 19 (2020). https://doi.org/10.1038/s41538-020-00077-w


Francesco Maria Pratilli

«Un morto che non è morto abbastanza». Luci ed ombre di Francesco Maria Pratilli, canonico capuano

«Un morto che non è morto abbastanza». Luci ed ombre di Francesco Maria Pratilli, canonico capuano


Il XVIII secolo fu per l’Italia il tempo in cui la Penisola rifiorì «di ambiziosi scopritori e ricercatori di glorie cittadine»
1. In questi decenni non mancarono modesti studiosi e raffinati falsari, la cui condotta venne denunciata persino da Ludovico Antonio Muratori. Costui rammentava come ve ne fossero di straordinariamente capaci, in grado di creare seri problemi nell’approccio alle fonti antiche. Tra i falsari più attivi del Settecento meridionale occupa una posizione di assoluto rilievo il canonico capuano Francesco Maria Pratilli.

Francesco Maria Pratilli
S. Angelo in Formis, chiesa nei pressi di Capua. Foto di Sten Porse, CC BY-SA 3.0

Nato a Capua nel 1689, Pratilli compì gli studi a Napoli presso i Gesuiti. Laureatosi in teologia, tornò presto nella sua città, dove iniziò una fortunata carriera ecclesiastica all’ombra dell’arcivescovo di Capua Niccolò Caracciolo, che gli conferì un canonicato nel capitolo della cattedrale. Distintosi per il suo zelo in occasione di alcune missioni, svolte anche a Roma, rinunciò al canonicato dopo la morte del suo protettore (1738). Abbandonò qualche tempo dopo Capua per ritirarsi a Napoli, dove si dedicò completamente agli studi di archeologia e di storia relativi al suo territorio d’origine. Si inserì così in un più ampio panorama di ricerche locali portato avanti dagli antichisti meridionali coevi che, in particolar modo dopo le scoperte di Ercolano e Pompei, si erano indirizzati con passione verso il recupero delle memorie di epoca classica e medievale del Mezzogiorno. A Napoli morì nel 1763; fu sepolto nella sede dell’Arciconfraternita dei Pellegrini, di cui era confratello.

La pessima reputazione di cui gode ancora oggi deriva in larga parte dalle gravi conseguenze che le sue molte opere spurie, fatte passare per autentiche, ebbero sugli studi contemporanei e dei secoli successivi. I giudizi negativi sul suo operato oltrepassano le epoche e le discipline: Theodor Mommsen lo definì capace di infestare l’intero patrimonio epigrafico del Regno di Napoli2; Nicola Cilento ha scritto di «un morto che non è morto abbastanza»3 per il danno arrecato agli studi sul Mezzogiorno medievale. Giudizi così stringenti su questo erudito invoglierebbero ad una completa damnatio memoriae del personaggio. Procediamo invece con ordine, e ripercorriamo rapidamente la sua peculiare carriera di falsificatore, per comprendere la sagacia e i limiti delle sue azioni.

Nicola Cilento, storico della Langobardia meridionale. Foto (1969) Galleria fotografica Centro italiano di Studi sull'alto medioevo di ignoto in pubblico dominio

Per tutta la vita Francesco Maria Pratilli fu in contatto con un gran numero di intellettuali italiani: con loro si confrontò ed entrò spesso in conflitto. Tra questi c’era anche l’archeologo Matteo Egizio, esperto di antichità romane; fu proprio costui ad incoraggiare Pratilli in merito ad un interessante progetto editoriale, una nuova edizione della Historia principum Longobardorum del famoso letterato Camillo Pellegrino, opera che consisteva in una fondamentale raccolta di fonti medioevali relative all’Italia meridionale, apparsa molti decenni prima in tre volumi e diventata rarissima.

Ritratto dell’erudito capuano Camillo Pellegrino. Immagine University of Illinois Urbana-Champaign

Pratilli ripubblicò sì l’opera in cinque volumi, tra il 1749 e il 1754, ma corredò il tutto con appunti personali, annotazioni cronologiche pretenziose e cronache spurie, presentate ovviamente al pubblico erudito come fonti inedite. La naturale conseguenza di questo gesto sconsiderato fu che la nuova silloge ripubblicata consentiva agli studiosi del tempo di accedere contemporaneamente ad opere autentiche (ad esempio il Chronicon Salernitano e il Chronicon di Falcone Beneventano, l’Ystoriola di Erchemperto o la Cronaca dei conti di Capua, nonché racconti minori e cataloghi di conti, duchi e principi) ma anche a testi inventati di sana pianta dall’editore, ricchi di dati eccezionali e pertanto più accattivanti.

Francesco Maria Pratilli
Frontespizio dell’Historia principum Langobardorum. Immagine University of Illinois Urbana-Champaign

L’edizione dell’Historia principum Longobardorum ci consente di individuare alcune delle modalità con cui l’erudito capuano attuò le sue falsificazioni. Si mosse con assoluta destrezza. Quando le informazioni presenti nelle fonti altomedievali erano di fatto inconfutabili, Pratilli le utilizzò per rendere più credibili le notizie da lui inserite nelle cronache falsificate. Di fronte al silenzio delle fonti circa eventi e personaggi importanti del Mezzogiorno medievale, creò invece dei racconti ad hoc, infarciti di riferimenti cronologici e istituzionali unici, ma verisimili. Per evitare che qualche erudito potesse smascherarlo, segnalò nelle note a piè di pagina il luogo di custodia di manoscritti misconosciuti, spesso conservati in casa di altri studiosi. Alcuni di questi rinomati interlocutori erano essi stessi conclamati falsari. Per esempio, il manoscritto che avrebbe conservato a detta del Pratilli una delle opere incriminate, la Cronaca di Ubaldo, si trovava in casa del suo buon amico Giovan Berardino Tafuri di Nardò, il quale aveva già spedito un’opera spuria al povero Ludovico Antonio Muratori.

L’opera del Pratilli che ha prodotto maggiori danni nella storiografia meridionale è il Chronicon Cavense, utilizzato senza soluzione di continuità da tutti gli studiosi d’Europa tra il 1753 e il 1847, quando fu infine riconosciuto come un falso. È stato definito da Herbert Bloch «one of the most audacious forgeries of the 18th century»4.

Dopo i pioneristici studi di Bartolommeo Capasso, George Pertz, Rudolf Köpke e Nicola Cilento è oggi più facile indicare quali siano le fonti manipolate e le opere spurie. Dai loro lavori si può cogliere quanto sia stata incisiva la mano del falsificatore capuano. Le contraffazioni contenute nei cinque volumi della Historia principum Langobardorum ammontano a circa una dozzina; alcune di esse furono compilate con una tale acribia filologica da venire ripubblicate, senza alcun dubbio di autenticità, nei volumi della più importante serie di edizioni di fonti medievali mai creata, i Monumenta Germaniae Historica.

Ciò che deve essere riconosciuto al falsario Francesco Maria Pratilli è certamente una non comune conoscenza della storia evenemenziale del Mezzogiorno longobardo e il continuo aggiornamento a cui si sottopose per mantenere, all’atto della redazione dei suoi falsi, una coerenza di fondo tanto linguistica quanto contenutistica, malamente bilanciata soltanto dalla mirabilità delle notizie inedite riportate.

Le due anime di questa, a suo modo, straordinaria figura di erudito ricorrono anche nelle presentazioni che egli fece di sé stesso. Il suo scopo primario, lo desumiamo dalle sue lettere, era di ricevere dalla nuova edizione di fonti meridionali altissima fama e venire riconosciuto da tutti come il più autentico glorificatore della patria capuana. Nella prefazione alla riedizione si presentò invece, bugiardamente, come un semplice “artigiano” che aveva in animo di rendere più accessibile il lavoro di Camillo Pellegrino.

Per saperne di più, oltre alle opere in nota:

Bartolommeo Capasso. Storia, filologia, erudizione nella Napoli dell’Ottocento, a cura di G. Vitolo, napoli 2005.

Mansi M.G., Pratilli, Francesco Maria, in Dizionario Biografico degli Italiani, 85 (2016), consultabile online all’indirizzo

[https://www.treccani.it/enciclopedia/francesco-maria-pratilli_%28Dizionario-Biografico%29/]

Palmieri S., La civiltà della Langobardia meridionale negli eruditi del ‘600-‘700, in «Annali della facoltà di lettere e filosofia dell’università di Napoli», 23 (1980-1981), pp. 147-183.

1 G. Carducci, Letture del Risorgimento italiano 1 (1749-1830), Bologna 1896, XXI.

2 T. Mommsen, Corpus inscriptionum Latinarum, X-1, Inscriptiones Bruttiorum, Lucaniae, Campaniae, Berlino 1883, p. 373.

3 N. Cilento, Italia Meridionale Longobarda, Milano-Napoli 19712, p. 47.

4 H. Bloch, Montecassino in the Middle Ages, Cambridge 1986, p. 222.


Intervista all'archeobotanica Chiara Comegna

Intervista a Chiara Comegna, archeobotanica e contrattista presso il Laboratorio di ricerche applicate del Parco Archeologico di Pompei che ha appassionato il pubblico durante il suo seminario "I semi dell'avvenire. Storiae di botanica ed alimentazione nel mondo" presso la Biblioteca Antoniana di Ischia.

Tante le domande e le curiosità suscitate dal suo intervento nella seconda edizione di Arkeostoriae - archeologia e narrazioni ideato e organizzato dall'archeologa Alessandra Vuoso che ci ha permesso di incontrare esperti di storia antica, beni culturali e narrativa, permettendoci anche di poter soffermarci maggiormente sulla loro professione

Allora, curiosi e affascinati, abbiamo chiesto proprio alla Dottoressa Chiara Comegna di rispondere a qualche domanda sulla sua professione permettendoci di addentrarci su questo particolare aspetto della ricerca archeobotanica ancora poco conosciuta al grande pubblico.

Intervista Chiara Comegna
Intervista all'archeobotanica Chiara Comegna

Dottoressa Comegna, cos’è l’archeobotanica e cosa studia?

L’archeobotanica è una macrodisciplina che si occupa dello studio e dell’interpretazione dei reperti vegetali portati in luce in contesti archeologici al fine di comprendere i diversi aspetti del rapporto uomo-pianta e la sua evoluzione.

Questi reperti sono di diversa tipologia e dunque anche le tecniche di analisi sono differenti a seconda che si tratti di semi o frutti (carpologia), legni e carboni (xiloantracologia), pollini (palinologia) e altre evidenze macro e microscopiche.

Quando nasce la disciplina?

L’archeobotanica intesa come “studio dei reperti vegetali da contesti archeologici” si può dire che nasca negli anni ’60 del secolo scorso quando si iniziò a porre l’attenzione allo sfruttamento delle risorse naturali, in particolar modo vegetali, da parte dell’uomo nel corso della storia.

In quanto disciplina ibrida il suo sviluppo, per certi versi ancora in itinere, si deve al continuo confronto tra settori scientifici differenti ognuno dei quali ha esigenza di ottenere risposte a domande diverse a seconda dell’ambito culturale di appartenenza (scienze naturali, agronomiche, archeologiche). Una delle peculiarità della materia è infatti l’aspetto interdisciplinare.

Intervista Chiara Comegna
Intervista all'archeobotanica Chiara Comegna

Quali sono gli strumenti che utilizza un archeobotanico?

Il lavoro dell’archeobotanico comincia con la pianificazione delle attività di scavo e/o campionamento che, in genere, avviene di concerto con l’archeologo e gli altri professionisti coinvolti.

Le attività sul campo, condotte con gli strumenti tipici sia dell’archeologo (trowel, picozzine, setacci) che del biologo (bisturi, sgorbiette, pinzette, tubetti sterili), sono necessari al recupero dei reperti che, successivamente, vengono analizzati in laboratorio con microscopi di diversa tipologia a seconda del reperto per arrivare all’identificazione delle specie.

I dati ottenuti vengono inseriti in Database e vengono creati dei grafici, in tal modo si può procedere alla loro interpretazione comparando tutte le fonti a disposizione.

Quali contesti ha studiato durante la sua esperienza professionale e cosa ha potuto ricostruire a livello di informazioni?

I contesti studiati sono stati diversi e afferenti a diverse epoche e culture ma uno dei lavori a cui tengo maggiormente è il primo lavoro che mi fu affidato a Pompei.

Si tratta di uno studio multidisciplinare in cui ho lavorato fianco a fianco con l’archeologo e l’archeozoologo: l’analisi dei reperti organici relativi un rituale individuato nell’esedra del Tempio di Iside a Pompei.

In questo caso, mentre gli archeologi si sono occupati della caratterizzazione del materiale ceramico oltre che ovviamente delle evidenze di scavo, e l’archeozoologa dei reperti faunistici, io ho identificato i carporesti (semi e frutti) e gli antracoresti (carboni) che caratterizzavano l’offerta rituale.

Il lavoro di équipe ha portato all’individuazione di un rituale complesso e preciso che spesso si ritrova raffigurato anche nei larari (presenza di pigne e frutta secca) e, nel mio caso, è stato possibile anche scoprire che tra le offerte, all’interno di un piccolo contenitore, vi era una sorta di composta di fichi.

Intervista all'archeobotanica Chiara Comegna
Intervista all'archeobotanica Chiara Comegna

Quanto può essere probante il campione prelevato e che numerosità deve avere per dimostrare l’effettiva presenza di una specie in un territorio e la sua eventuale coltivazione?

E’ importante ottenere dati che possano essere statisticamente rilevanti; ad esempio nel caso dei pollini sarebbe consigliabile arrivare almeno ad un paio di centinaia di granuli pollinici per vetrino e una quindicina/ventina di taxa o per i carboni, nel caso di campionamenti di grandi aree, si effettuano prelievi di grandi volumi di sedimento per il recupero di più frammenti possibili così da avere un quadro quanto più realistico possibile della vegetazione circostante.

È possibile individuare le modalità di coltivazione delle piante e dunque poter formulare ipotesi sul paesaggio antropizzato a partire dalle indagini archeobotaniche?

Se lo scavo viene condotto correttamente, oltre ai reperti archeobotanici vengono individuate tutta una serie di tracce (rincalzi, buche originate dalla disgregazione degli apparati radicale delle piante, tracce di aratura, ecc…) che possono fornire le informazioni necessarie alla corretta interpretazione del paesaggio vegetale antropizzato.

Questo tipo di dato è possibile ottenerlo intrecciando i dati archeologici, che prescindono dalla corretta metodologia di scavo applicata, le fonti scritte (ove presenti) ed anche i dati etnobotanici (tradizioni ancora presenti nel territorio).

Dai reperti rinvenuti nei siti vesuviani è possibile capire se avvenivano delle selezioni delle specie per migliorarne la produttività?

Un esempio in merito riguarda i tantissimi vinaccioli portati in luce nello scavo di Poggiomarino. Dagli studi effettuati è stata evidente la presenza di vinaccioli appartenenti sia a vite selvatica che a vite domestica testimoniando dunque la compresenza delle due specie ma anche il presunto passaggio dall’una all’altra e la selezione.

Quali sono le metodologie di scavo che consentono di fare interagire l’archeobotanico con le altre professionalità presenti in uno scavo archeologico?

L’interazione tra archeobotanico e tutte le professionalità presenti sullo scavo è necessaria. Per effettuare una corretta programmazione e pianificazione delle operazioni di scavo devono essere coinvolti tutti professionisti così da attuare le metodologie più idonee a seconda delle caratteristiche dello scavo in questione.

Intervista all'archeobotanica Chiara Comegna
Intervista all'archeobotanica Chiara Comegna

La densità del costruito in un’area urbana e la conseguente adiacenza delle aree verdi può costituire un problema nell’individuazione di specie vegetali effettivamente coltivate nell’area in analisi? 

Spesso sullo scavo si ha la necessità di intervenire, in accordo con i vari enti, tagliando alberi e arbusti che insistono nell’area di lavoro. In qualche occasione le radici di questi alberi (come nel caso degli ailanti) arrivano fino ai piani archeologici e possono disturbarli.

Differente è il caso dei campionamenti per il recupero dei reperti archeobotanici: per far sì che siano corrette, tutte le operazioni di campionamento sono studiate e programmate tenendo conto delle variabili e degli eventuali elementi inquinanti così che le interpretazioni possano risultare il più corrette possibili.

Le campionature palinologiche in aree già scavate possono risultare falsate dalla presenza di pollini provenienti da giardini moderni?

Normalmente non si effettuano campionature palinologiche in aree già scavate a meno che queste non siano esposte da poco tempo o che sia possibile effettuare il prelievo in sezioni verticali che possono essere ripulite dallo strato contaminato dal moderno.

Bisogna puntualizzare che non è possibile effettuare il campionamento pollinico ovunque perché non tutti i sedimenti sono idonei alla conservazione dei pollini; anche in questo caso è quindi necessario lavorare in accordo con gli altri professionisti (geologi, archeologi) presenti sul cantiere di scavo per individuare i punti più adatti al campionamento.

Intervista all'archeobotanica Chiara Comegna, Foto: Courtesy of Arkeostoriae - archeologia e narrazioni

Qui per rivedere il seminario: "I semi dell'avvenire. Storiae di botanica ed alimentazione nel mondo" di Chiara Comegna

https://www.facebook.com/100486155139681/videos/614883519179999


Pompei disastro

Pompei, dopo il disastro

Tutti conoscono la storia delle ultime ore di vita di Pompei e degli abitanti dell’area vesuviana, ma cosa avvenne dopo il disastro?

Il film Pompei, dopo il disastro sarà proiettato durante la X edizione della Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea, nel pomeriggio di sabato, 17 ottobre, a partire dalle ore 17:30, nella sezione #cinemaearcheologia.

POMPEI, dopo il disastro_TRAILER from MyMax edutainment on Vimeo.

Pompei, dopo il disastro

Nazione: Italia, Germania

Regia: Sabine Bier

Consulenza scientifica: Ersilia D’Ambrosio

Durata: 52’

Anno: 2019

Produzione: Massimo My

Sinossi:

Tutti conoscono la storia delle ultime ore di vita di Pompei e degli abitanti dell’area vesuviana. Ma cosa avvenne dopo il disastro? Per la prima volta un documentario racconta l’intervento dell’imperatore Tito in soccorso delle popolazioni dell’area vesuviana e per il recupero delle attività produttive della regione. Realizzato in coproduzione con Doc.Station GmbH e in coproduzione con ZDF/ARTE (Germania) e in collaborazione con A+E Networks Italia – History Channel, e con la distribuzione internazionale di ZDF Enterprises, per la prima volta un documentario racconta gli avvenimenti immediatamente successivi all’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. e gli interventi di emergenza, voluti dall’imperatore Tito, per soccorrere le popolazioni colpite dal disastro naturale e per rilanciare le attività, la produzione, il commercio e la vita nella regione vesuviana.

Trailer:

https://vimeo.com/366555279

Partecipazioni ad altri film festival e/o proiezioni pubbliche:

Università degli Studi “Suor Orsola Benincasa” di Napoli, 23 ottobre 2019

Roselle Archeofilm – Premio “O. Fioravanti”, Roselle (GR), 23 agosto 2020

Informazioni regista:

Sabine Bier

Informazioni casa di produzione:

https://www.mymax.it/

Altro (articoli dedicati al film, curiosità, approfondimenti):

https://www.historychannel.it/programmi/pompei-dopo-il-disastro

https://napoli.repubblica.it/cronaca/2019/10/16/news/_pompei_dopo_il_disastro_il_documentario_su_history_channel-238703555/

Scheda a cura di: Fabio Fancello

Pompei disastro


Arkeostoriæ

Divulgazione e promozione turistico-culturale del territorio nella seconda edizione di Arkeostoriæ - archeologia e narrazioni

𝐃𝐢𝐯𝐮𝐥𝐠𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞 𝐩𝐫𝐨𝐦𝐨𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐭𝐮𝐫𝐢𝐬𝐭𝐢𝐜𝐨-𝐜𝐮𝐥𝐭𝐮𝐫𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐭𝐞𝐫𝐫𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢𝐨 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐞𝐜𝐨𝐧𝐝𝐚 𝐞𝐝𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐀𝐫𝐤𝐞𝐨𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢æ – 𝐚𝐫𝐜𝐡𝐞𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐚 𝐞 𝐧𝐚𝐫𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢

ArkeostoriæDal 30 settembre al 4 ottobre previsti una serie di incontri, dibattiti, workshop, presentazione di libri e rappresentazioni teatrali che mirano alla promozione turistico-culturale del nostro territorio.
Storia antica, archeologia e valorizzazione dei beni culturali: questi gli obiettivi delle interessanti iniziative culturali inserite nel vasto programma della rassegna 𝘈𝘳𝘬𝘦𝘰𝘴𝘵𝘰𝘳𝘪æ – 𝘢𝘳𝘤𝘩𝘦𝘰𝘭𝘰𝘨𝘪𝘢 𝘦 𝘯𝘢𝘳𝘳𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘪 ideato ed organizzato dall’archeologa Alessandra Vuoso, giunto quest’anno alla seconda edizione.
Filo conduttore della seconda edizione di Arkeostoriæ è l’esplorazione delle persistenze culturali del mondo antico, intese sia come forme resilienti che come temi particolarmente attivi nei processi di trasformazione storico-culturali.

Come la prima edizione, anche quella prevista per il 2020 si svolgerà a Ischia, dal 30 settembre al 4 ottobre, con il patrocinio scientifico e organizzativo del CEiC - Istituto di Studi Storici e Antropologici / Ong Unesco.
Grazie alla collaborazione e al partenariato enti di ricerca pubblici e privati, Arkeostoriæ – archeologia e narrazioni, con il supporto della Scabec – Società campana per i beni culturali, della Regione Campania e del Comune d’Ischia, ha approntato per il mese di ottobre 2020 una serie di proposte rivolte a un pubblico particolarmente interessato a iniziative tematiche che uniscono, all’approfondimento specialistico, il divertimento culturale.

Si partirà con il Webinar 𝐐𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐢𝐥 𝐜𝐚𝐧𝐞 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐧𝐭𝐨̀ 𝐢𝐥 𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐨𝐫 𝐚𝐦𝐢𝐜𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐮𝐨𝐦𝐨 in diretta streaming sulla pagina Facebook ufficiale della manifestazione (mercoledì 30 settembre) in cui la zoologa e conduttrice radiotelevisiva Mia Canestrini e il Presidente dell' Associazione ARDEA Rosario Balestrieri analizzeranno le origini e il processo della domesticazione canina e il ruolo del cane nel mondo antico: da animale da compagnia a cane da guerra dei legionari, ad aiuto lavorativo.

Doppio appuntamento alla Biblioteca Antoniana di Ischia nel pomeriggio del primo ottobre:
previsto dalle ore 16.30 il seminario 𝐈 𝐬𝐞𝐦𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐯𝐯𝐞𝐧𝐢𝐫𝐞. 𝐒𝐭𝐨𝐫𝐢æ 𝐝𝐢 𝐛𝐨𝐭𝐚𝐧𝐢𝐜𝐚 𝐞 𝐚𝐥𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐧𝐞𝐥 𝐦𝐨𝐧𝐝𝐨 𝐚𝐧𝐭𝐢𝐜𝐨 durante il quale l’archeobotanica Chiara Comegna ci illustrerà gli alimenti che riempivano l’universo produttivo e agroalimentare degli antichi romani, riproponendoli in una prospettiva di archeologia delle emozioni e delle sensazioni, quali elementi culturali di lunga durata;
a seguire (alle ore 18) l’archeologo classicista Mario Grimaldi l’ornitologo Rosario Balestrieri e apriranno una finestra su 𝐋𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐢𝐳𝐢𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐨𝐫𝐝𝐢𝐧𝐚𝐭𝐚 𝐧𝐚𝐭𝐮𝐫𝐚: 𝐠𝐢𝐚𝐫𝐝𝐢𝐧𝐢 𝐞 𝐚𝐯𝐢𝐟𝐚𝐮𝐧𝐚 𝐧𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐧𝐭𝐢𝐜𝐚 𝐏𝐨𝐦𝐩𝐞𝐢.

𝐒𝐩𝐚𝐳𝐢𝐨 𝐚𝐥𝐥𝐞 𝐯𝐢𝐬𝐢𝐭𝐞 𝐠𝐮𝐢𝐝𝐚𝐭𝐞 𝐠𝐫𝐚𝐭𝐮𝐢𝐭𝐞 𝐝𝐮𝐫𝐚𝐧𝐭𝐞 𝐢𝐥 𝐩𝐨𝐦𝐞𝐫𝐢𝐠𝐠𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐝𝐮𝐞 𝐨𝐭𝐭𝐨𝐛𝐫𝐞: Stefania Napoleone, Guida turistica autorizzata regione Campania condurrà i partecipanti (opportunamente prenotati a mezzo mail al [email protected]) in una escursione via mare alla Chiesetta di Sant’Anna e passeggiata da Cartaromana a Ischia Ponte attraverso la panoramica via Soronzano con visita dell’antico Borgo di Celsa.

Per le ore 18,30 si parlerà di 𝐓𝐞𝐦𝐩𝐨, 𝐧𝐚𝐭𝐮𝐫𝐚 𝐞 𝐦𝐢𝐭𝐨 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐢𝐯𝐢𝐥𝐭𝐚̀ 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐚𝐛𝐛𝐚𝐳𝐢𝐞 presso l’ampia sala della Biblioteca Antoniana di Ischia con lo scrittore archeologo Alessandro Luciano che presenterà al pubblico, insieme all’archeologa Alessandra Vuoso, il suo romanzo storico 𝐍𝐞𝐫𝐨 𝐒𝐚𝐫𝐚𝐜𝐞𝐧𝐨 (Marlin editore).

Per la mattinata del tre ottobre è previsto un altro tour guidato. Meeting point al Centro Culturale Multimediale (Via San Giovan Giuseppe della Croce 49, Ischia Ponte) in compagnia dell’archeologa Alessandra Benini che accompagnerà i visitatori (prenotatisi a mezzo mail al [email protected] Accesso all’escursione a costo ridotto) all’𝐞𝐬𝐜𝐮𝐫𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐢𝐧 𝐛𝐚𝐫𝐜𝐚 𝐜𝐨𝐧 𝐟𝐨𝐧𝐝𝐨 𝐭𝐫𝐚𝐬𝐩𝐚𝐫𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐬𝐜𝐨𝐩𝐫𝐢𝐫𝐞 𝐢 𝐫𝐞𝐬𝐭𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐧𝐭𝐢𝐜𝐨 𝐢𝐧𝐬𝐞𝐝𝐢𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐀𝐞𝐧𝐚𝐫𝐢𝐚.

Arkeostoriæ

Seguirà il Webinar in diretta streaming Facebook (previsto per le ore 11) 𝐋𝐚 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚 𝐯𝐢𝐯𝐚 in cui l’archeologo scrittore Alessandro Luciano discorrerà sull’utilità della storia e della possibilità di renderla "viva" attraverso uno storytelling dinamico.

Il pomeriggio della stessa giornata (ore 18 presso la Biblioteca Antoniana di Ischia) avrà luogo il seminario di studi dal titolo 𝐅𝐞𝐬𝐭𝐞 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐜𝐡𝐞 𝐞𝐝 𝐞𝐯𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐩𝐨𝐬𝐭𝐦𝐨𝐝𝐞𝐫𝐧𝐢: 𝐟𝐞𝐧𝐨𝐦𝐞𝐧𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐫𝐢𝐞𝐯𝐨𝐜𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐜𝐡𝐞: Vincenzo Iorio (ArcheoTeatro Pompeiano), Rinaldo Mattera (Unisob Media Lab), Stefania Napoleone (Associazione Culturale Pro S.Alessandro), Pasquale Di Meglio (Associazione ActusTragicus, Forio) coordinati da Ugo Vuoso (Università di Salerno, Istituto CEiC) illustreranno il significato delle rievocazioni storiche incentrate sulla ricostruzione di forme di vita del passato, interpretato tanto filologicamente quanto in modo fantastico.

Gran finale previsto per il quattro ottobre, ultima giornata in programma: presso la spiaggia dei Pescatori di Ischia (ore 16) avrà luogo lo spettacolo 𝐆𝐥𝐚𝐝𝐢𝐚𝐭𝐨𝐫𝐞𝐬 𝐏𝐨𝐦𝐩𝐞𝐢𝐨𝐫𝐮𝐦 (produzione A.R.S. Antiquarum Rerum Scientia) in cui si vivrà una tipica giornata ai giochi, durante i quali lo spettatore vestirà i panni di un antico cittadino chiamato a decidere attivamente sulle sorti dello sconfitto. Gli spettatori sono invitati a munirsi di telo mare!
Seguirà 𝐃𝐢𝐦𝐢𝐜𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐃𝐨𝐜𝐞𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐥𝐚𝐛𝐨𝐫𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢𝐨 𝐥𝐮𝐝𝐢𝐜𝐨-𝐝𝐢/𝐭𝐚𝐭𝐭𝐢𝐜𝐨: verrà esposto l’armamento difensivo e offensivo dei combattenti antichi e sarà possibile provare in prima persona la tecnica di combattimento individuale e collettivo per una vera immersione nella storia!

Il pomeriggio si concluderà con la 𝐂𝐨𝐞𝐧𝐚 𝐩𝐨𝐩𝐮𝐥𝐚𝐫𝐢𝐬 – 𝐀𝐫𝐜𝐡𝐞𝐨𝐚𝐩𝐞𝐫𝐢𝐭𝐢𝐯𝐨 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐫𝐨𝐦𝐚𝐧𝐚 a cura di BisBoccia_Ischia: un viaggio culinario a ritroso nel tempo (previsto un piccolo contributo).

Per partecipare a tutti gli eventi è obbligatoria la prenotazione al [email protected])

 

Comunicato e immagini di questa seconda edizione della rassegna da Arkeostoriæ - archeologia e narrazioni


Geronimo Foto Pompei coronavirus

Geronimo Stilton racconta Pompei. Un video con il topo giornalista più famoso al mondo

Visitare Pompei è solo “roba” da adulti? No, e il Parco Archeologico sceglie un testimonial d’eccezione per allietare la visita di uno dei siti archeologici più importanti al mondo.

Il topo giornalista Geronimo Stilton, nato da un'idea di Elisabetta Dami, accompagnerà i giovani visitatori per le strade e gli edifici pubblici della città, raccontando, a modo suo e con linguaggio adatto, la storia e la bellezza dell’antica città vesuviana.

Geronimo Foto Pompei coronavirus
da un’idea di Elisabetta Dami ©️ Atlantyca spa all rights reserved

L’idea, accompagnata da una serie di video, nasce dopo la realizzazione di una guida UNESCO e dalle mappe di Pompei e ora si arricchisce con questo interessante progetto educativo realizzato e voluto dal Parco e in collaborazione con Geronimo Stilton. Un modo per coinvolgere sempre più i bambini e le famiglie nel programma  di comunicazione del sito archeologico.

Il famoso personaggio amico dei bambini di tutto il mondo con le sue numerose e incredibili avventure è già stato testimonial d’eccezione di un progetto per il sito UNESCO “Pompei, Ercolano, Torre Annunziata”, rivolto ai giovani del territorio e svoltosi in collaborazione nel 2018 con l’Osservatorio Permanente del Centro Storico di Napoli – sito UNESCO e che ha avuto come obiettivo principale quello si sensibilizzare i giovani alla cura e alla tutela del loro immenso patrimonio storico-artistico.

L’iniziativa, a distanza di un anno dalla presentazione di una apposita guida adatta ai giovani, si sposa perfettamente con la celebre testata giornalistica diretta da Stilton, l’Eco del Roditore, che con la sua innata curiosità e attenzione , approfondisce temi legati all’arte, alla cultura, alla storia e alla natura.

Tre video vedranno Geronimo Stilton protagonista di un racconto che guiderà i giovani turisti all’interno dell’area vesuviana e con parole adatte, Pompei si racconterà anche ad un pubblico di super giovanissimi con la speranza di poter formare in futuro anche appassionati studiosi.

La serie di libri di Geronimo Stilton, pubblicata in Italia da Edizioni PIEMME, è diventata un fenomeno globale con 161 milioni di libri venduti in tutto il mondo e 3 serie animate coprodotte con Rai Fiction e distribuite in oltre 130 paesi.


Avviata la procedura per l'incarico di Direttore ad interim del Parco Archeologico di Pompei

Avviata ieri 12 Agosto 2020 la procedura d’interpello volta al conferimento ad interim dell'incarico dirigenziale di livello generale (Direttore) per il Parco Archeologico di Pompei. La circolare segue il recente conferimento a Massimo Osanna, l’uomo che ha cambiato l’immagine di Pompei nel Mondo, del ruolo di nuovo Direttore Generale dei Musei. Massimo Osanna, professore ordinario di archeologia alla Università Federico II di Napoli, prenderà servizio alla Direzione generale Musei del MiBACT il primo di settembre 2020, subentrando ad Antonio Lampis a chiusura del suo mandato.

Si è difatti pubblicata ieri la Circolare n.209 del 12/08/2020 avente come oggetto "Disponibilità di incarico di funzione dirigenziale di livello generale ad interim – Avvio di interpello – Parco Archeologico di Pompei"; le istanze di conferimento dovranno pervenire entro le ore 24.00 del 24 agosto.

Come indicato dalla circolare stessa, “si precisa che tale incarico avrà durata fino all'espletamento della procedura di selezione pubblica internazionale - di prossima indizione - prevista dall'articolo 14, comma 2-
bis, del decreto-legge 3l maggio 2014, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 luglio 2014, n. 106, e dal decreto ministeriale 27 novembre 2014, sopra citato, per il conferimento dell’incarico di Direttore del Parco Archeologico di Pompei, e alla conseguente effettiva assunzione delle funzioni da parte del titolare dell'ufficio.”

Massimo Osanna. Foto: Alessandra Randazzo

Il Ministro Dario Franceschini aveva difatti già anticipato, al momento dell'annuncio del conferimento dell'incarico di nuovo Direttore Generale dei Musei a Massimo Osanna, che “il nuovo direttore del Parco archeologico di Pompei verrà scelto con la procedura internazionale di selezione che dal 2014 ha consentito di scegliere i migliori, esclusivamente in base al curriculum, in Italia e nel mondo, per le direzioni dei più grandi musei e parchi archeologici italiani”.

Lo stesso Franceschini aveva elogiato il lavoro di Massimo Osanna: “ha cambiato il volto di Pompei che, grazie al suo lavoro, è diventato un modello gestionale e un punto di riferimento internazionale”.

Direttore interim Pompei
Pompei. Foto FORTEPAN / Krasznai Gyula, CC BY-SA 3.0

La Circolare n.209 del 12/08/2020 volta al conferimento ad interim dell'incarico di Direttore del Parco Archeologico di Pompei è consultabile sul sito del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo.


"Pompei. Eros e Mito": a novembre la grande arte al cinema

Tra i settori più colpiti dalla pandemia si trova senza dubbio il cinema: a seguito della chiusura delle sale e il blocco delle produzioni, l’intero comparto versa da mesi in una situazione di stallo. Per questo motivo, l’annuncio della ripartenza de la grande arte al cinema di Nexo Digital ha un’importanza particolare.

Tra gli appuntamenti in programma, emergenza COVID-19 permettendo, il 9, 10 e 11 novembre sarà al cinema il docu-film "Pompei. Eros e Mito".

Prodotta da Sky, Ballandi e Nexo Digital per la regia di Pappi Corsicato, la pellicola analizza i miti, le leggende ed i segreti della città con una narratrice d’eccezione: Isabella Rossellini. La sua voce accompagnerà il pubblico fra le leggende e i personaggi che hanno segnato la fama del sito campano: l’amore fra Bacco e Arianna, le lotte dei gladiatori e il rapporto mitologico fra Leda e il Cigno, storie che hanno ispirato e influenzato artisti quali Pablo Picasso e Mozart.

Pompei. Eros e mito
Leda e il Cigno. Foto Parco Archeologico di Pompei

Uno dei siti più noti del territorio partenopeo, il Parco Archeologico di Pompei è solitamente meta di numerosi turisti, provenienti da tutto il mondo, affascinati ed incuriositi dalle bellezze storiche ed archeologiche conservate nel Parco; proprio questa consapevolezza è alla base della scelta di rendere Pompei protagonista di un docu-film.

La programmazione Nexo Digital prevede, inoltre, titoli quali “Una Notte al Louvre. Leonardo da Vinci” a settembre, un tour notturno attraverso la mostra dedicata a Leonardo da Vinci, che ha chiuso lo scorso febbraio; “Maledetto Modigliani” ad ottobre, diretto da Valeria Parisi e scritto con Arianna Marelli su soggetto di Didi Gnocchi, in occasione del centenario dalla scomparsa di Amedeo Modigliani; “Raffaello. Il Giovane Prodigio”, nelle sale a dicembre, che si propone di raccontare l’artista urbinate a partire dai suoi straordinari ritratti femminili: la madre, l’amante, la committente, la dea.

Tutti i titoli proposti dalla grande arte al cinema sono disponibili anche per speciali matinée al cinema dedicate alle scuole; per prenotazioni: Maria Chiara Buongiorno, [email protected], tel. 02 805 1633.


Osanna nuovo Direttore Generale Musei

Musei, Franceschini: il nuovo direttore generale Musei sarà Massimo Osanna, l’uomo che ha cambiato l’immagine di Pompei nel Mondo
Sarà Massimo Osanna il nuovo direttore generale dei musei dello Stato. Lo ha deciso il Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo, Dario Franceschini al termine della procedura di interpello avviata a inizio giugno dal Mibact per il conferimento dell’incarico apicale della direzione generale del ministero che coordina le politiche di gestione, fruizione e comunicazione dei musei statali, garantisce lo sviluppo del sistema museale e un’offerta culturale accessibile e di qualità.
Massimo Osanna. Foto: Alessandra Randazzo
“Un incarico prestigioso con una forte proiezione internazionale” ha sottolineato Franceschini ringraziando l’uscente Antonio Lampis “per l’impegno e la professionalità dimostrata in questi anni”.
“Massimo Osanna - ha aggiunto Franceschini - ha cambiato il volto di Pompei che, grazie al suo lavoro, è diventato un modello gestionale e un punto di riferimento internazionale: una storia di riscatto che ci rende orgogliosi. L’esperienza e la professionalità di Osanna serviranno adesso a rinnovare l’intero sistema museale nazionale e a traghettarlo nel futuro”.
Massimo Osanna, professore ordinario di archeologia alla Università Federico II di Napoli, prenderà servizio alla Direzione generale Musei del Mibact il primo di settembre 2020.
“Il nuovo direttore del Parco archeologico di Pompei - ha annunciato Franceschini - verrà scelto con la procedura internazionale di selezione che dal 2014 ha consentito di scegliere i migliori, esclusivamente in base al curriculum, in Italia e nel mondo, per le direzioni dei più grandi musei e parchi archeologici italiani”.
Testo dall'Ufficio Stampa e Comunicazione Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo
lL DIRETTORE MASSIMO OSANNA ALLA DIREZIONE GENERALE DEI MUSEI
Foto courtesy Parco Archeologico di Pompei
Il Direttore del Parco archeologico di Pompei, Massimo Osanna dal 1 settembre assumerà l’incarico di Direttore Generale dei Musei, come ufficialmente annunciato dal Ministro Franceschini, subentrando ad Antonio Lampis a chiusura del suo mandato.
 “Sono onorato della scelta del Ministro Franceschini, della stima manifestatami e soprattutto del riconoscimento per l’ attività svolta in questi anni a Pompei. - dichiara il Direttore Osanna -  Un impegno grande che ha alle spalle un importante  lavoro di squadra. Nei mesi a venire proseguiranno regolarmente le attività in corso, saranno portati a termine gli interventi avviati e gli eventi in programma, fino all’arrivo del nuovo direttore. 
Non è mia intenzione abbandonare Pompei, ma anzi continuare a seguirla da un altro punto di vista e soprattutto portare l’esperienza qui maturata anche ad altre realtà: dalla manutenzione programmata raggiunta a Pompei, al ruolo fondamentale della ricerca e delle tecniche del restauro nella tutela, al confronto con i grandi musei internazionali verso  i quali rapportarsi come “sistema”, lavorando sulla valorizzazione,  la comunicazione, la tecnologia  e finanche sulla contaminazione tra arte contemporanea e antico.  Alla Direzione dei Musei  sono chiamato ad una responsabilità ancora più grande nei confronti del patrimonio culturale italiano, che cercherò di adempiere al meglio,  in continuità con l’attività di Antonio Lampis, a cui auguro il meglio per il futuro”
06/26/2019 Pompeii, Italy. Massimo Osanna nella Casa con Giardino, Regio V a Pompeii, 26 Giugno 2019. Foto di Chiara Goia, courtesy Parco Archeologico di Pompei
Testo dall'Ufficio Stampa del Parco Archeologico di Pompei