Una passeggiata in Magna Grecia al Museo Archeologico di Napoli

Un’apertura attesa da oltre venti anni e dedicata al Professor Enzo Lippolis scomparso nel 2018: il Museo Archeologico di Napoli ha finalmente una sezione dedicata alla Magna Grecia. La collezione chiusa dal 1996 non ha nulla da invidiare alle più conosciute sezioni dedicate all’epigrafia o all’Egitto, ma anzi rappresenta un unicum nel panorama museale internazionale con oltre 400 opere che raccontano la storia, gli usi e i costumi dei popoli che hanno abitato il sud d’Italia dall’VIII secolo a.C. e fino alla conquista romana.

Cratere a volute apulo a figure rosse_da Altamura

Il progetto di allestimento pone in risalto le dinamiche insediative e di interazione culturale che hanno creato nel corso del tempo l’identità della Magna Grecia, in un ideale percorso a ritroso nel tempo vengono delineati i diversi fenomeni di articolazione e strutturazione sociopolitica, economica e territoriale conseguenti l’arrivo dei Greci sulle coste dell’Italia meridionale e l’innesco dei rapporti tra le singole poleis e le popolazione indigene preesistenti sul territorio.

Allestimento Magna Grecia_credits STUDIAR Studio di Architettura

La narrazione ci porta alle fasi più antiche della colonizzazione greca in Occidente con alcuni reperti provenienti dall’emporion di Pithekoussai e di Cuma, databili tra la seconda metà dell’VIII e gli inizi del VII secolo a.C. che illustrano in maniera chiara i primi contatti tra Greci ed indigeni campani, senza trascurare l’universo mitico e religioso delle città magnogreche, l’architettura sacra e la ricostruzione dei culti locali, fondamentali strumenti di coesione tra genti.

Il percorso continua con una sala dedicata al banchetto nel mondo magnogreco e greco in epoca arcaica e classica. Attraverso una selezione accurata di splendidi vasi attici figurati, si intende restituire un’idea del pasto conviviale comune, delle pratiche e degli usi nell’incontro tra allogeni e autoctoni.

Allestimento Magna Grecia_credits STUDIAR Studio di Architettura

Nelle sale successive si passa all’analisi della formazione delle genti italiche che hanno colonizzato alcune parti del sud Italia tra cui campani, sanniti, lucani e apuli che hanno lasciato importanti e preziose tracce sul territorio e testimonianze concrete attraverso la loro arte figurativa. Tra questi, significativi sono i materiali provenienti da Ruvo, Canosa e Paestum. Celebri sono le lastre dipinte rinvenute nella Tomba delle Danzatrici scoperte nella cittadina pugliese il 15 novembre 1833. La scena di danza funebre si snoda sulle pareti di una tomba che si data tra la fine del V e l’inizio del IV secolo a.C., e costituisce ad oggi una delle più alte attestazioni della pittura antica nel sud Italia. Tra gli acquisti apuli della casata borbonica anche paramenti per cavalli, crateri a mascheroni provenienti dall’ipogeo del Vaso di Dario di Canosa e altri vasi colossali la cui funzione era solo quella di rappresentare le famiglie aristocratiche nel momento della morte. Uno di questi è il Cratere di Altamura (metà IV secolo a.C.), uno dei più monumentali vasi apuli pervenutoci dal mondo antico e recentemente restaurato dallo staff del Getty Museum, è decorato da una rara ed emblematica raffigurazione del mondo degli Inferi con la dimora di Ade e Persefone insieme ad altri personaggi mitici dell’oltretomba.

Magna Grecia
Allestimento Magna Grecia_credits STUDIAR Studio di Architettura

Culmine della collezione il territorio della Campania pre-romana. Tra i contesti esposti vi trovano dimora reperti provenienti da Nola e Cales (l’odierna Calvi Risorta nel casertano) che già dal I millennio a.C. rappresentarono luoghi di snodo tra le aree dell’Italia centrale e meridionale dalla costa tirrenica verso quella adriatica. Tra le opere inserite nel percorso, l’Hydria Vivenzio, uno dei vasi più celebri che il mondo antico ci abbia mai restituito. Acquistato nel 1818 per la somma di 10.000 ducati, l’opera è attribuita al Pittore di Kleophrades e ci restituisce una appassionata rappresentazione della guerra di Troia con lo stupro di Cassandra e la sanguinosa morte di Priamo.

Ogni sala è dedicata inoltre ai grandi studiosi del mondo magnogreco tra cui Paolo Orsi, Umberto Zanotti Bianco e Giovanni Pugliese Carratelli che hanno saputo intrecciare la preziosa storia archeologica del sud con il riscatto del Mezzogiorno.

Magna Grecia
Allestimento Magna Grecia_credits STUDIAR Studio di Architettura

Ma le meraviglie non finiscono qui. Le 14 sale del Museo attigue al salone della Meridiana in cui sono ospitati i reperti della sezione Magna Grecia sono impreziosite da pregiati sectilia a motivi geometrici di età romana, messi in opera nella prima metà dell’800 e sottoposti a continui lavori di restauro e pulizia che ne hanno ridato la vivacità dei colori e delle diverse qualità di marmo. Tra tutti, spicca il pavimento circolare in opus sectile proveniente dal Belvedere della Villa dei Papiri di Ercolano che crea un modernissimo gioco prospettico.

Magna Grecia
Allestimento Magna Grecia_credits STUDIAR Studio di Architettura

Non è possibile camminare con le scarpe sulle superfici musive e per questo è obbligatorio indossare degli appositi copri scarpe dal costo di 1.50 euro che saranno devoluti per la costante pulizia e manutenzione dei sectilia. I pavimenti sono una traccia significativa della ulteriore ricchezza del Real Museo Borbonico e cominciarono ad entrare nelle collezioni Farnese a partire dal 1826 quando man mano prendevano avvio gli scavi nelle aree vesuviane. E proprio da splendide ville pompeiane, ercolanesi, stabiane provengono questi immensi tesori.

Dama di Sibari

“Restituiamo oggi al Museo Archeologico Nazionale di Napoli una parte fondamentale della sua identità - dichiara il Direttore Paolo Giulierini - il riallestimento dopo 20 anni della collezione Magna Grecia, tra le più ricche e celebri al mondo, è l’esito di un vasto piano di interventi per il riassetto dell’ala occidentale dell’edificio destinata ad accogliere le testimonianze dell’epoca preromana. Nelle sale del primo piano che ospitano il percorso espositivo, un’esperienza unica attende il visitatore, che potrà letteralmente ‘passeggiare nella storia’. Lo farà camminando, con le opportune precauzioni, sui magnifici pavimenti a mosaico provenienti da Villa dei Papiri di Ercolano, da edifici di Pompei, Stabiae, dalla villa imperiale di Capri, finalmente recuperati e riportanti alla loro magnificenza. La storia dei greci in Occidente, e quella dei popoli italici con i quali vennero a contatto, torna quindi a passare per il MANN, e mi piace immaginare questa ‘nuova’ sezione come un affascinante ‘portale della conoscenza’ che da Napoli conduca, e sempre più invogli, alla scoperta degli antichi tesori del Mezzogiorno d’Italia’’.


Le scoperte della Regio V candidano Pompei al premio della BMTA di Paestum

Tra le splendide scoperte candidate all’International Archaeological Discovery Award "Khaled al-Asaad"  vi sono anche quelle della Regio V di Pompei. Due dimore di particolare pregio con decorazioni raffinate, la Casa con Giardino e la Casa di Giove e l’iscrizione a carboncino su una parete che collocherebbe la data dell’eruzione del Vesuvio ad ottobre e non ad agosto del 79 d.C. hanno portato l’Italia a sfidare le rivali straniere nel prestigioso premio che a novembre verrà consegnato a Paestum in occasione della XXII edizione della BMTA.

Italia, dimore di pregio scoperte a Pompei_Quadretto idillico Casa a Nord del giardino
Italia, dimore di pregio scoperte a Pompei_Quadretto idillico Casa a Nord del giardino

La casa di Giove, così chiamata dopo il ritrovamento di un affresco raffigurante il padre degli dei nel larario del giardino, fu parzialmente scavata nell’Ottocento e al momento dell’eruzione era in corso di ristrutturazione. Lo scavo ha restituito la struttura di una dimora con atrio centrale, circondato da ambienti decorati con ingresso lungo il Vicolo dei Balconi e sul fondo uno spazio aperto su cui si affacciano tre ambienti. La particolarità di alcuni ambienti e dell’atrio sta, con stupore, nella ricca decorazione in I stile pompeiano (II secolo a.C.) con riquadri in stucco imitanti lastre marmoree policrome e cornici con modanature dentellate. È probabile che il proprietario non abbia cambiato appositamente la tipologia decorativa mantenendo volutamente il primo stile che via via era stato sostituito in altre dimore da pitture più moderne. Ma è la Casa con Giardino ad aver incuriosito più di tutti proprio per l’iscrizione rinvenuta sulla parete di un ambiente. Sappiamo che si tratta di un’iscrizione a carboncino il cui testo è stato tradotto ed interpretato, vista la difficoltà paleografica, dall’epigrafista e pompeianista Antonio Varone.

XVI (ante) K (alendas) Nov (embres) in[d]ulsit pro masuri esurit[ioni]

Secondo quanto riportato, questa data sarebbe la “prova” che l’eruzione avvenne in autunno perché, trattandosi di carboncino, fragile ed evanescente, questo non avrebbe potuto resistere a lungo nel tempo, ed è quindi probabile che la scritta sia stata realizzata una settimana prima della presunta data dell’eruzione che si sposta così ad ottobre.

La Casa con Giardino prende il nome dal ritrovamento di un ampio spazio aperto con portico, all’interno del quale sono state rinvenute tracce vegetali che, dopo accurate analisi paleobotaniche, stanno fornendo un quadro completo delle specie presenti nel giardino al momento dell’eruzione. Anche questo edificio fu interessato da scavi antichi, i cunicoli lo confermerebbero, tuttavia la maggior parte degli ambienti e degli apparati decorativi si sono mantenuti in buone condizioni e presentano tracce di lavori in corso al momento dell’eruzione. L’ingresso principale dell’abitazione si affacciava su vicolo dei Balconi. Lo stretto ingresso immetteva su un atrio, a sua volta comunicante con un portico aperto sul giardino e sostenuto da colonne in muratura poggianti su una zoccolatura riccamente decorata da affreschi su fondo nero raffiguranti piante fiorite. In una stanza con apertura sul portico e che a differenza di altre ha resistito alla prima fase dell’eruzione (quella con la caduta dei lapilli), per poi essere distrutta e riempita dal materiale piroclastico, sono stati rinvenuti i resti scheletrici di cinque fuggiaschi che evidentemente avevano cercato riparo nella stanza più interna della casa.

Venere e Adone dalla Regio V di Pompei

Le indagini hanno rivelato la presenza di fori sulle pareti, cunicoli forse antecedenti alle ricerche ufficiali del 1748 che hanno causato uno sconvolgimento degli scheletri intercettati. Portico e pareti di affaccio sull’atrio presentano una ricca decorazione. In particolare, una stanza ha restituito al centro della parete un quadretto con scena idilliaco sacrale in un ambiente boschivo. L’ambiente adiacente, invece, era decorato con megalografie. In una si riconosce Venere con una figura maschile (Paride o Adone) e con Eros, mentre in un altro riquadro la dea della bellezza e dell’amore è raffigurata mentre pesca insieme ad Eros. Sempre in questo ambiente vi è anche un raffinato ritratto femminile, forse la domina della casa.

Ad arricchire ulteriormente i tesori già scoperti, anche un affresco raffigurante il mito di Leda e il cigno, rappresentato in un affresco rinvenuto in un cubicolo (stanza da letto) di una casa di via del Vesuvio. La scena erotica rappresenta il congiungimento tra Giove, trasformatosi in cigno, e Leda, moglie di Tindaro, re di Sparta. Il ritrovamento è estremamente particolare per la fattura del soggetto “diverso da tutti gli altri fino ad oggi ritrovati in altre case” per l’iconografia decisamente sensuale.

Leda e il Cigno dalla Regio V di Pompei

L’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad” è l’unico riconoscimento mondiale dedicato agli archeologi, che con sacrificio, dedizione, competenza e ricerca scientifica affrontano quotidianamente il loro compito nella doppia veste di studiosi del passato e di professionisti a servizio del territorio.

Il Direttore della Borsa Ugo Picarelli e il Direttore di Archeo Andreas Steiner hanno condiviso questo cammino in comune, consapevoli che “le civiltà e le culture del passato e le loro relazioni con l’ambiente circostante assumono oggi sempre più un’importanza legata alla riscoperta delle identità, in una società globale che disperde sempre più i suoi valori”. Il Premio, dunque, si caratterizza per divulgare uno scambio di esperienze, rappresentato dalle scoperte internazionali, anche come buona prassi di dialogo interculturale.

La Cerimonia di Consegna si svolgerà venerdì 15 novembre in occasione della XXII BMTA, a Paestum dal 14 al 17 novembre 2019.

Inoltre, sarà attribuito online uno “Special Award” alla scoperta archeologica che avrà ricevuto il maggior consenso dal grande pubblico attraverso la pagina Facebook della Borsa dal 17 giugno al 30 settembre.

Le cinque scoperte archeologiche del 2018 candidate per la vittoria della quinta edizione sono:

  • Bulgaria: nel Mar Nero il più antico relitto intatto del mondo;
  • Egitto: a sud del Cairo un laboratorio di mummificazione;
  • Giordania: il pane più antico del mondo;
  • Italia: iscrizione e dimore di pregio scoperte a Pompei;
  • Svizzera: la più antica mano in metallo ritrovata in Europa.

La locanda di Asellina. Viaggio tra sapori e storia della città di Pompei

Un libro di veloce lettura, fresco e ricco di informazioni, La locanda di Asellina racconta un mistero che vede come protagonista una donna realmente esistita nella Pompei di 2000 anni fa che l’autrice Rosa Tiziana Bruno racconta con passione e accuratezza, senza tralasciare nessun dettaglio. Potrebbe apparentemente sembrare un libro per ragazzi, così come annunciato sul retro del volumetto, ma la storia appassiona e diverte fino all’ultima pagina che arriva un po’ presto e chiede all’autrice di continuare a raccontarci la vicenda.

Un intreccio ben scritto tra invenzione e caratterizzazione di un personaggio storico con continui riferimenti, mai banali e ben approfonditi, sui costumi dell’epoca, la terminologia latina e il cibo che, a fine di ogni capitolo, è possibile leggere in schede ben preparate anche graficamente. A Pompei inoltre, passeggiando su via dell’Abbondanza, si può ancora ammirare la locanda realmente appartenuta ad Asellina che con le schiave – locandiere Maria, Egle e Smyrina lavorava tra tavoli affollati e chiassosi. Tra il bancone di marmo e le scritte elettorali sui muri, chiudendo gli occhi, è ancora possibile immaginare il profumo dei piatti e il gran vocio degli avventori. Dagli scavi archeologici sappiamo anche che fu rinvenuto tutto il servizio necessario all’attività della locanda, tra cui brocche, orci, un bollitoio, una caldaia e una grande lampada di bronzo appesa, segno che la caupona con thermopolium rimaneva aperta fino a sera tarda.

E poi un viaggio alla ricerca di sapori antichi e ricette che allietano le papille gustative, e ci informano sulle pietanze più ricercate dalla nobiltà pompeiana che tra i profumi delle spezie, delle carni e del garum, protagonista di molte ricette presenti nella storia e dei piatti più famosi dell’epoca, ci racconta una storia multietnica di una delle città sicuramente più ricche della Campania antica.

Rosa Tiziana Bruno con la sua scrittura curata e ricca, riesce a raggiungere la curiosità del giovane lettore invitandolo ad appassionarsi alla storia antica che non è un semplice racconto sterile ma trova, nel corso del suo dispiegarsi, ricchi intrecci e storie affascinanti. Ma il libro può e deve essere letto anche dagli adulti perché il linguaggio non è assolutamente banale e si può riscoprire un mondo che, anche se abbandonato sui banchi di scuola, è sempre attuale, vivo e appassionante.

Come nasce La locanda di Asellina?

L’idea nasce dalla mia passione per la Storia, una disciplina viva e meravigliosa. E nasce anche dalle emozioni forti che ho provato, fin da bambina, passeggiando per le strade millenarie della Pompei romana.

Una donna protagonista di un mondo maschilista, forte e determinata. Come si è immaginata questo personaggio per la sua storia?

La locanda di Asellina è il primo romanzo ambientato nella Pompei dell’Impero romano che ha per protagonista un personaggio femminile reale: una donna imprenditrice che con la sua storia ci fa entrare nel mondo dell’antichità e ci guida nella scoperta di usanze, pensieri, giochi e ricette buonissime. Per raccontare di lei sono partita dalle notizie storiche che gli archeologici hanno raccolto, per poi proseguire immaginando emozioni e carattere di questa donna audace. Asellina gestiva una locanda in pieno centro, forse la più famosa e frequentata della città, e non era di certo un lavoro semplice, specie all’epoca. Infine, ho condito la trama con una punta di giallo, perché il mistero rende più divertenti le storie.

Dalla colazione alla cena, i Romani amavano il buon cibo e curavano ogni dettaglio. Quale ricetta l’ha incuriosita di più?

Difficile scegliere! Forse la ricetta del “moretum”, formaggio condito con erbe aromatiche e aglio, è fra quelle più interessanti perché ci ricorda la semplicità delle cose buone e, soprattutto, che il passato non è mai veramente passato, ma vive nel nostro quotidiano. Ancora oggi in molti paesi europei, oltre che in Italia, si preparano ricette a base di erbe e formaggio; dobbiamo ringraziare gli antichi Greci e Romani per la nostra tradizione culinaria e per la nascita della Dieta mediterranea.

Qual è il messaggio del suo libro?

Preferisco che siano i lettori a trovare fra le righe un messaggio. Mi limito a scrivere storie, anche se in questo caso, oltre che una trama inventata, ci sono tante notizie storiche approfondite. Ecco, sicuramente la mia speranza più grande è riuscire ad avvicinare i bambini e le loro famiglie alla Storia e al Patrimonio Culturale. Passeggiare nei siti archeologici con un libro tra le mani fa bene, sapete che in Canada prescrivono le passeggiate culturali come terapia per molte malattie?

Insegnante e sociologa. La scuola sembra aver dimenticato l’insegnamento della storia che vede sempre più una progressiva diminuzione delle ore d’insegnamento. Cosa rappresenta per lei questa materia che in realtà è fondamentale non solo per i giovani?

La conoscenza della Storia ci permette di essere liberi perché offre la possibilità di comprendere meglio il presente, di capirne i lati oscuri e apparentemente incomprensibili, e dunque ci aiuta a capire noi stessi e a fare delle scelte in piena consapevolezza.

Prossimo libro a cui sta lavorando?

Mi sono talmente divertita a scrivere di Asellina che poi ho pensato di pubblicare un altro libro ambientato a Pompei, stavolta con un protagonista maschile: un gladiatore (L’ultimo gladiatore di Pompei)! Adesso, invece, sto lavorando a una storia ambientata nella Magna Grecia. Spero di potervi parlare presto anche di questo nuovo libro, che sarà abbinato a un progetto educativo importante, per piccoli e adulti.


Conferita la laurea honoris causa in archeologia ad Alberto Angela

Preparazione, carisma e fascino. Alberto Angela continua a ricevere riconoscimenti non solo per le sue trasmissioni di successo ma anche da prestigiose istituzioni universitarie che lo premiano per il rigore scientifico con cui conduce i suoi programmi culturali. E la prestigiosa laurea magistrale honoris causa in Archeologia non poteva non arrivare da Napoli, una delle città del cuore e dall’Università Suor Orsola Benincasa perché “la missione di Angela è sempre stata quella di rendere presente e ‘nostro’ il passato, perché l’archeologia non è un magazzino di materiali, ma è un metodo a tutto campo, un radar permanente, che intercetta storie e senso”.

Alberto Angela con la Commissione di Laurea

“Un appassionato studioso e raffinato narratore del nostro passato, rievocatore di voci e anime appartenuti ai grandi tesori della nostra antichità” come lo definisce il Rettore del Suor Orsola, Lucio d’Alessandro, nell’introduzione della solenne cerimonia ospitata dalla Sala degli Angeli, uno dei gioielli del patrimonio storico e artistico della cittadella monastica di Suor Orsola e dei suoi oltre cinque secoli di storia e di storie. Queste le motivazioni che hanno indotto l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, primo Ateneo italiano ad avviare un percorso formativo sulla conservazione e la valorizzazione dei beni culturali a rilasciare il prestigioso titolo al Dott.Angela.

“Il nostro Ateneo, impegnato, tra i suoi molti settori di elezione, proprio nei beni culturali e nella comunicazione - evidenzia d’Alessandro - ha voluto riconoscere al conduttore di trasmissioni televisive, costruite su una rigorosa ricognizione e indagine documentale, così come allo scrittore di rilevanti monografie dedicate alle civiltà antiche, il merito di aver apportato un importante contributo scientifico e pedagogico attraverso un sapiente lavoro di interconnessione tra la conoscenza e i nuovi metodi della sua trasmissione”.

Alberto Angela con Antonio De Simone

E dal canto suo non si può non riconoscere il forte legame che proprio il presentatore ha con la città di Napoli che più volte è stata protagonista sulle reti nazionali con il suo ricco museo archeologico o con i siti vesuviani appassionatamente raccontati in notturna. E a ricordare il lavoro di Alberto Angela è proprio un caro amico e maestro, l’archeologo Antonio De Simone che lavora con lui da ben 25 anni nella realizzazione di testi dall’alto contenuto scientifico. “La lezione del rigore scientifico con cui Alberto Angela lavora ai suoi prodotti televisivi divulgativi cogliendo esattamente l’essenza gnoseologica della valorizzazione dei beni culturali: conoscere e far conoscere, prendendo per mano qualsiasi tipo di pubblico e portandolo in viaggio negli abissi della storia e quindi della coscienza, perché un cammino nella storia è in sostanza un cammino all’interno dell’uomo e della sua stessa natura”.

La firma di Alberto Angela nel libro delle Lauree honoris causa

In una sala gremita e tra gli applausi fragorosi di docenti e studenti, Angela ha poi tenuto una lectio di ringraziamento dove ha raccontato la sua esperienza sia da studioso che da presentatore, sancendo ancora una volta e in maniera indissolubile il suo forte legame e non solo natio con il nostro Bel Paese, luogo straordinariamente ricco di storia e di cultura e perché no, proprio il più bello del mondo non per retorica ma per evidenze storiche e certificazioni UNESCO.  Un paese che dopo la laurea avrebbe potuto lasciare per raccogliere numerose offerte di lavoro che arrivavano dagli Stati Uniti, racconta Angela, ma che ha scelto “di non abbandonare perché ha troppi tesori da raccontare”. Un racconto dell’antico che guarda, però, sempre al futuro, spiega Angela, perché crede davvero che “il futuro trovi le sue radici e i suoi stimoli nel passato, nell’identità culturale dei popoli”. E allora la scelta che lo ha reso famoso, quella della divulgazione al grande pubblico della televisione, “è stata la scelta dell’amplificatore più ampio possibile per raccontare la storia del nostro Paese che solo attraverso la conoscenza può essere più unito e più forte per le importanti sfide da vincere per il futuro”.


"Con il Vesuvio sotto i piedi" di Marisa de’ Spagnolis

Con il Vesuvio sotto i piedi; le avventure di una archeologa vissuta negli scavi di Pompei è un libro di memorie dell’archeologa Marisa de’ Spagnolis, edito in formato digitale nel 2015.

L’autrice racconta i suoi dieci anni di vita tra Pompei e la Valle del Sarno, accompagnando il lettore alla scoperta del territorio e dei ritrovamenti avvenuti tra gli anni ’80 e ’90, quando era funzionaria della Soprintendenza per i Beni Archeologici di Salerno.

Ogni capitolo è dedicato a un luogo e a una scoperta diversa: il territorio pompeiano con Villa Vesuvio e i monumenti funerari dei Lucrezi Valenti; la Valle del Sarno con il santuario della dea Mefitis e la necropoli protostorica; Scafati con la Villa di Popidius Narcissus Maior e, soprattutto, Nocera, protagonista di una serie di straordinari ritrovamenti come il Tempio della Fortuna, le iscrizioni ebraiche, la necropoli monumentale di Pizzone. Non mancano le notizie sulla città di Pompei, all’epoca interessata dagli scavi nella Casa della Gemma e nella Casa dei Casti Amanti.

Marisa de’ Spagnolis ha il pregio di raccontare con chiarezza e sensibilità i risultati delle indagini archeologiche: particolarmente toccante è il resoconto del cantiere di scavo nella Villa di Popidius Narcissus Maior a Scafati, dove i resti dell’uva raccolta nei pressi del torcularium, perfettamente conservati a distanza di secoli, testimoniano con immediatezza una vendemmia interrotta a metà dall’eruzione del Vesuvio.

L’autrice narra con altrettanta sensibilità anche gli aspetti personali del periodo trascorso nel territorio pompeiano: il trasferimento da Roma a Pompei al seguito del marito, il nuovo incarico alla Soprintendenza per i Beni Archeologici di Salerno, i tentativi di intimidazione da parte della camorra ma, soprattutto, i ricordi delle tante persone incontrate: operai, funzionari, guardiani e vicini di casa, protagonisti di una Pompei ormai molto diversa.

Marisa de’ Spagnolis
Pompei. Foto ad opera di Jose Pimenta, da Pixabay

Geronimo Stilton e il sito UNESCO "Aree Archeologiche di Pompei, Ercolano e Torre Annunziata"

​​Al via le iniziative rivolte ai più piccoli nei siti archeologici vesuviani
Geronimo Stilton

GERONIMO STILTON

presenta

la guida e le mappe per ragazzi

del SITO UNESCO 829

“AREE ARCHEOLOGICHE DI POMPEI,

ERCOLANO E TORRE ANNUNZIATA”

                                                

 Giovedì 13 giugno ore 10,30

Teatro Piccolo degli scavi di Pompei

Ingresso Piazza Esedra

A un anno di distanza dalla sua prima visita  e dopo un intenso lavoro al fianco degli alunni di 12 istituti comprensivi di Pompei, Ercolano, Torre Annunziata, Trecase e Napoli, torna agli scavi di Pompei Geronimo Stilton, il topo giornalista più amato dai bambini di tutto il mondo, per presentare le nuove mappe e la guida del sito Unesco 829 “Aree archeologiche di Pompei, Ercolano, Torre Annunziata, dedicate ai più piccoli e ai ragazzi.

Giovedì 13 giugno presso il Teatro Piccolo degli scavi di Pompei sarà presentato il risultato finale delle attività.

Interverranno:

-        Il Direttore ad interim del Parco Archeologico di Pompei, Alfonsina Russo

-        il prof. Massimo Osanna assieme al Direttore del Grande Progetto Pompei, Generale  Mauro Cipolletta;

-        il Direttore del Parco archeologico di Ercolano, Francesco Sirano;

-        Laura Acampora del Segretariato generale del Ministero per i beni e le attività culturali -  Servizio I, Ufficio Unesco del Mibac;

-        Elena Pagliuca dell'Osservatorio Permanente del Centro Storico di Napoli-sito Unesco;

-        Rachele Geraci di Atlantyca​, Responsabile eventi culturali e relazioni con le Istituzioni;

-         e, naturalmente, Geronimo Stilton, protagonista e autore della serie editoriale pubblicata in Italia da Edizioni Piemme e in altre 49 lingue nel mondo e dei cartoni animati in onda su RAI,  qui presente in pelliccia e baffi assieme agli alunni e professori delle classi partecipanti al progetto.

Le mappe saranno in distribuzione presso gli ingressi dei tre siti, assieme alla guida che sarà distribuita in questa prima fase gratuitamente.

L’ingresso all’evento di presentazione è aperto ai visitatori, fino ad esaurimento posti (max. 150).

 

Geronimo Stilton è stato  testimonial d’eccezione del progetto educativo  “Itinerario didattico formativo tra i siti di Pompei, Ercolano, Torre Annunziata, Napoli” rivolto ai giovani cittadini del sito UNESCO, finanziato con i fondi della L. 77/2006 (legge per “misure speciali di tutela e fruizione dei siti italiani di interesse culturale, paesaggistico e ambientale, inseriti nella “Lista del patrimonio mondiale” posti sottola la tutela dell’UNESCO).  Il progetto -  svoltosi in collaborazione con l'Osservatorio Permanente del Centro Storico di Napoli-sito Unesco - ha avuto l’obiettivo di aumentare la consapevolezza e la sensibilità dei più giovani nei confronti del patrimonio culturale mondiale, anche attraverso l’osservazione delle tecniche di conservazione e valorizzazione.

L’iniziativa è stata realizzata in collaborazione con Atlantyca Entertainment, l’azienda milanese che gestisce i diritti editoriali internazionali, di animazione e di licensing del personaggio Geronimo Stilton.

Testo e immagini da Ufficio Stampa Parco Archeologico di Pompei - presso Antiquarium Boscoreale
via Viale Villa Regina - 80041 Boscoreale (Napoli)

web: www.pompeiisites.org
FaceBook: https://www.facebook.com/pompeiisoprintendenza/
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Giorgio Sommer [Public domain]

Il pioniere dell'archeologia pompeiana: Giuseppe Fiorelli

L’8 giugno, in occasione della data di ricorrenza del compleanno di Giuseppe Fiorelli, l’ingresso al Parco archeologico di Pompei sarà gratuito grazie all’iniziativa promossa dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali: “Io vado al Museo”. Fiorelli fu una delle personalità più importanti nel mondo dell'archeologia pompeiana, soprattutto durate il periodo dell’Unità d’Italia. Già dal 1860 l’archeologo napoletano era stato chiamato a dirigere gli scavi succedendo ad Alexandre Dumas, per pochi mesi alla guida delle antichità napoletane dopo la presa della città da parte di Garibaldi.

Giuseppe Fiorelli
Giuseppe Fiorelli

Fiorelli si dedicò con impegno e dedizione al suo incarico riprendendo le attività di scavo a Pompei con metodi totalmente innovativi sia nella fase manuale vera e propria sia nel restauro, tanto che il periodo della sua direzione rappresenta uno dei momenti sicuramente più felici dell’archeologia italiana. A lui si deve la suddivisione di Pompei in nove regiones ulteriormente ripartite in insulae, e l’introduzione nello scavo del metodo stratigrafico, facendo così partire i lavori di scavo dall’alto degli edifici e non più dal fianco come si era fatto fino ad allora. In questa maniera non andavano a perdersi informazioni importantissime come la dinamica dei crolli dei tetti degli edifici e delle abitazioni e si andavano ad acquisire dati che poi sarebbero serviti a ripristinare le volumetrie architettoniche nella successiva fase di restauro.

Giorgio Sommer [Public domain]
Giorgio Sommer [Public domain]
Fiorelli fu inoltre inventore della tecnica dei calchi in gesso che permise di recuperare elementi della vita della città e informazioni eccezionali su piante, animali e individui. Con del gesso si andavano a riempire le cavità lasciate nella cenere compattata restituendo quelle che un tempo erano persone colte negli ultimi istanti di vita, ma anche complementi di arredo, strutture, infissi, porte, mobili e vari oggetti di cui altrimenti non ne avremmo più traccia. Questo procedimento fu applicato anche alle cavità lasciate dalle radici decomposte che ha permesso di riconoscere piante e di ripristinare coltivazioni, giardini con alberi da frutto, fiori e orti. Con Fiorelli, inoltre, si afferma un nuovo modo di concepire il restauro che porterà a lasciare le pitture degli affreschi in situ e ad un maggior rispetto dell’aspetto originario degli edifici scavati, evitando drastiche ricostruzioni su di essi. Per quanto positiva l’intenzione e senza una dovuta manutenzione ordinaria, molti reperti purtroppo sono andati incontro al deterioramento.

Plastico di Pompei, Museo archeologico di Napoli. Foto di Alessandra Randazzo
Plastico di Pompei, Museo archeologico di Napoli. Foto di Alessandra Randazzo

Sotto la sua guida e di Tascone, tra il 1870 e il 1885, venne realizzata la grande pianta generale di Pompei che successivamente avrà aggiornamenti e nuovi inserimenti cui si abbinò il dettagliatissimo Plastico di Pompei in scala 1:100 ancora oggi visibile al Museo Archeologico di Napoli. Sistematica fu anche la sua attività di documentazione degli scavi che culminò tra il  1860-64 nella pubblicazione "Pompeianorum Antiquarium Historia" nella quale furono raccolte tutte le testimonianze degli scavi borbonici condotti dal 1748 al 1860. Dal 1861 in poi Fiorelli cominciò a pubblicare con fare divulgativo il “Giornale degli Scavi” con il quale si dava notizia a livello nazionale delle attività in corso. A coronamento di tutta questa grandiosa attività scientifica, fu creata a Pompei la “Scuola di Archeologia”, concepita per ospitare giovani archeologi provenienti da ogni parte d’Europa.  La sua sede era nella Regio VI, Insula Occidentalis 27, in un edificio moderno fatto costruire appositamente e che oggi ospita il Laboratorio delle ricerche applicate del Parco archeologico di Pompei.

A Fiorelli si devono inoltre interventi di scavo nella Regio VII, a completamento dei vecchi scavi borbonici, e delle insulae fiancheggianti la via Stabiana, gli edifici adiacenti la porta di Stabia e Porta Marina. Tra i complessi più importanti venuti alla luce si ricordano la Casa di Sirico, la Casa del Citarista, Porta Marina, il vicolo del Lupanare, la casa di M. Lucretius e il Tempio di Apollo.


Osanna

Torna Massimo Osanna alla guida del Parco Archeologico di Pompei

Osanna si, Osanna no, Osanna forse. Finalmente si sciolgono le riserve sul nuovo direttore del Parco Archeologico di Pompei e il ministro Alberto Bonisoli riconferma il professore lucano nonostante le perplessità degli ultimi giorni. Ieri infatti aveva dichiarato a margine della riunione della commissione di studio sul design a proposito della nomina del direttore di Pompei che stava facendo una selezione di persone - “una selezione che faccio guardando i curriculum, li incontro, e quando voglio capire di più li incontro un’altra volta”. A sorpresa oggi l’annuncio ufficiale.

Osanna
Osanna. Courtesy Parco Archeologico di Pompei

Massimo Osanna ricopriva questo ruolo già dal 4 gennaio 2016, mentre dal 2014 al 2016 ha ricoperto l’incarico di Soprintendente Speciale delle aree di Pompei e dei siti di Ercolano e Stabia. Dal 2015 è professore ordinario di Archeologia classica presso la Federico II di Napoli ed è stato Direttore per un decennio della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici di Matera.

In questi anni e grazie al Grande Progetto Pompei, molti sono stati i risultati positivi ottenuti dal team guidato da Osanna, risultati che sicuramente hanno proiettato il sito campano sull’Olimpo dei media mondiali.  Per un sito così complesso l’attenzione dovrà essere sempre massima, ma il capitolo crolli è una parentesi chiusa da tempo. Ora bisognerà programmare la manutenzione ordinaria, risolvere il problema custodi, problema che più volte Osanna aveva posto all'attenzione ma che un direttore non può risolvere perché competenza Mibac e perché no, avviare nuovamente quel programma di studio e ricerche nella Regio V che in questi mesi ha fatto sognare curiosi e studiosi grazie alle nuove scoperte.


Scavi Regio V di Pompei. Foto: Alessandra Randazzo

Amministrare Pompei. Tra vita politica ed elezioni

Dai numerosi documenti a nostra disposizione possiamo intuire quanto la politica appassionasse anche gli antichi Romani. Molte informazioni, ancora una volta, ci giungono da un sito campano che costituisce per gli studiosi moderni un pozzo prezioso di informazioni a 360 gradi: Pompei. Ma cosa sappiamo della vita politica pompeiana?

Prima dell’80 a.C. le informazioni sono molto scarse. Sappiamo che all’epoca delle guerre sannitiche la città faceva parte della lega delle città campane con a capo Nuceria (Nocera) e che questa lega prese parte agli scontri contro Annibale come alleata di Roma. Relativamente alla forma di governo si sa solo che le città sannite erano rette da un magistrato supremo chiamato meddix tuticus a cui spettava l’amministrazione della giustizia.

Solo dal II secolo a.C. in poi la documentazione epigrafica ci consente di sapere che la città era retta da magistrati eletti annualmente e da un consiglio formato da ex magistrati. Ma tra il 91 a.C. e l’89 a.C., dopo la cosiddetta guerra sociale combattuta contro Roma insieme ai soci italici per ottenere la cittadinanza, la situazione mutò nuovamente.

Iscrizioni elettorali a Pompei. Foto: Alessandra Randazzo
Iscrizioni elettorali a Pompei. Foto: Alessandra Randazzo

Pompei venne conquistata dalle truppe romane e divenne un municipium. I Pompeiani avevano tutti gli obblighi dei cittadini romani – per esempio fiscali e militari – ma non i diritti. Roma però lasciò una certa autonomia amministrativa locale affidata ad un collegio di quattro magistrati (quattuoviri), accanto ai quali vi era un questore. Nell’80 a.C. le cose però cambiarono. Silla fonda la Colonia Cornelia Veneria Pompeianorum e gli scenari politici crearono una serie di problemi soprattutto nell’amministrazione che ancora oggi vengono discussi. Il vecchio e il nuovo riuscirono a convivere con qualche modifica e ai quattuoviri municipali si sostituirono due coppie di duoviri. La più importante, quella costituita dai duoviri iure dicundo venne preposta all’amministrazione della giustizia. A questi duoviri spettava inoltre il compito di convocare e presiedere le assemblee che eleggevano i magistrati e il consiglio cittadino (ordo decuriorum) composto dagli ex magistrati. L’altra coppia di duoviri, definiti (duoviri viis aedibus sacris publicis procurandis) si occupava della cura delle vie, degli edifici sacri e pubblici, dei mercati e dell’ordine pubblico. Dopo gli anni 45 – 40 a.C. i duoviri vennero chiamati aediles (edili). Ogni cinque anni, al posto dei duoviri iure dicundo venivano eletti dei duoviri detti quinquennales a cui spettava il compito di censire i cittadini e aggiornare le liste del censo. A questi magistrati, paragonabili per funzioni ai censori romani, spettava inoltre l’aggiornamento dell’albo dei decurioni e bandire i comportamenti considerati poco consoni rispetto alla moralità pubblica.

Iscrizioni in via dell'Abbondanza, Pompei. See page for author [Public domain]
Iscrizioni in via dell'Abbondanza, Pompei. See page for author [Public domain]
Ogni anno, quindi, i cittadini erano impegnati con le votazioni e la campagna elettorale animava la città. Chi votare, il partito da seguire, i candidati dell’opposizione, meriti e demeriti venivano infatti discussi in quasi tutti i luoghi di Pompei, dalle strade alle tabernae. Un’eco della vita politica dell’antica città ci è rimasto anche nei numerosi manifesti elettorali variamente sparsi in diversi luoghi che invitavano i cittadini a votare questo o quel candidato.

 

Iscrizioni elettorali a Pompei. Foto: Alessandra Randazzo
Iscrizioni elettorali a Pompei. Foto: Alessandra Randazzo

Il termine “candidato” deriva proprio da una speciale toga bianca, candida, che nel periodo pre -elettorale indossavano i vari aspiranti al potere. Differentemente dai nostri manifesti elettorali fatti di carta, quelli di Pompei e delle antiche città romane venivano scritti direttamente sui muri. I “programmata”, questo il loro nome, venivano infatti dipinti sui muri di case o di edifici, non essendoci all’epoca spazi appositi destinati alla propaganda elettorale. I muri scelti venivano quindi predisposti ad ospitare le scritte grazie ad un’imbiancatura a calce affidata ad un dealbator, che di notte a lume di lucerna era aiutato da un lanternarius. I manifesti elettorali non erano opera del candidato, ma questo aveva cura di fare una buona campagna elettorale cercando con ogni mezzo di rendersi popolare, di cercare seguaci, anche con delle donazioni e di curare soprattutto le pubbliche relazioni.

Iscrizioni elettorali a Pompei. Foto: Alessandra Randazzo
Iscrizioni elettorali a Pompei. Foto: Alessandra Randazzo

Quando il politico doveva incontrare i suoi elettori, portava sempre con sé uno schiavo, chiamato nomenclator, che aveva lo specifico ruolo di ricordare al padrone i nomi dei personaggi che incontrava o che lo salutavano. Una curiosità è che a firmare i manifesti elettorali non erano i candidati ma… amici, familiari e parenti e anche le corporazioni cittadine! Abbiamo diverse testimonianze sparse per la città. I fullones (lavandai) chiedevano di votare per Olconio Prisco come duoviro e la scritta la si può leggere all’ingresso della fullonica di Stephanus. Gli aurifices, ovvero gli orefici, chiedevano invece di sostenere Caio Cuspio Pansa all’edilità sul muro dell’edificio di Eumachia e i venditori di focacce parteggiano invece per Trebio Valente come edile. Cosa c’era scritto in un manifesto? Di regola, dopo il nome del candidato e l’indicazione della magistratura a cui questo aspirava, si scriveva una formula breve che conteneva una sorta di invito a votarlo, un esempio è l’abbreviazione OVF (Oro Vos Faciatis, “vi prego di farlo, di votarlo”).

Inoltre, come buona regola per un politico, era opportuno che questo fosse lontano da scandali e pettegolezzi e che la sua immagine fosse quanto più “candida” possibile, come la sua veste. Quindi nei manifesti non era raro trovare un elenco di sue virtù come Dignum Rei Publicae, virumbonum, dignissimus, probissimus o optimus. A Pompei possiamo imbatterci in due tipologie di programmata: gli antiquissima e i recentiora. I primi risalenti al periodo precedente la fondazione della colonia (quindi prima dell’80 a.C.), mentre gli altri sono quelli che si datano agli ultimi 17 anni della vita della città. Anche se le donne non avevano diritto di voto, le pompeiane seguivano con molta passione la politica e capeggiavano animatamente per le varie fazioni. Dei 2.500 “manifesti” elettorali trovati, molti sono firmati da donne: in tutto 52 a sostegno di 28 candidati.

Non sempre le preferenze vertevano sulle qualità del candidato, piuttosto lo si seguiva per popolarità. Asellina che vendeva bevande nel suo thermopolium su via dell’Abbondanza, ospitava sul muro del suo esercizio un manifesto elettorale dove invitava a votare per Caio Lolio Fusco, candidato come “duoviro edibus sacris publicis procurandis”; con lei, a parteggiare per questo politico anche le Aselline, cioè le sue lavoranti.

Scavi Regio V di Pompei. Foto: Alessandra Randazzo
Scavi Regio V di Pompei. Foto: Alessandra Randazzo

Iscrizioni elettorali sono state ritrovate anche nei recenti scavi della Regio V e i candidati sono abbastanza noti in città:

Helvium Sabinum

Aedilem d(ignum) r(ei) p(ublicae)

v(irum) b(onum) o(ro) v(os) f(aciatis)

“Vi prego di eleggere Elvio Sabino edile, degno dello stato, uomo buono”.

Scavi Regio V di Pompei. Foto: Alessandra Randazzo
Scavi Regio V di Pompei. Foto: Alessandra Randazzo

L(ucium) Albucium aed(ilem)

Gli Albucii, famiglia in vista della città, dovevano essere i proprietari della Casa delle Nozze d’Argento, abbastanza vicina al luogo di ritrovamento dell’iscrizione. Particolare che salta subito agli occhi, lo strato di pittura bianca su cui sono stati realizzati i “programmata”, steso forse dal dealbator  per coprire altre scritte elettorali e per assicurare una regolare superficie scrittoria.

 

 


Presentazione Il Tesoro più grande all'Antiquarium di Pompei

Giovedì 23 Maggio presso la Terrazza dell’Antiquarium del Parco Archeologico di Pompei si terrà la presentazione del volume “Il tesoro più grande. Come gli italiani pensano, tutelano e valorizzano il patrimonio culturale”, pubblicato dalla Fondazione Enzo Hruby.

La Fondazione Enzo Hruby, impegnata per sostenere la protezione dei beni culturali italiani e per diffondere la cultura della sicurezza, ha voluto approfondire un argomento che non è mai stato sviscerato a fondo prima d’ora, ovvero il rapporto tra gli italiani e lo straordinario patrimonio nazionale. Per farlo ha commissionato all’Istituto Astra Ricerche un’indagine demoscopica svolta attraverso 1.051 interviste condotte su un campione di italiani dai 15 ai 65 anni. Attraverso questa ricerca, partendo da cosa è davvero ‘tesoro’ per i cittadini, si arriva a valutarne il valore (personale, sociale, economico) per poi affrontare il tema della conservazione e della tutela dei beni.

A partire da questa ricerca è scaturita l’iniziativa editoriale oggetto della presentazione che si svolge a Pompei, dove sono analizzati i risultati dell’indagine demoscopica e dove sono presenti i contributi, le proposte e le testimonianze di alcuni dei maggiori esponenti del mondo dei beni culturali.

Il volume, introdotto dalla prefazione di Franco Bernabè, Presidente della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO, è curato da Salvatore Vitellino e contiene i contributi di Eike Schmidt, Direttore delle Gallerie degli Uffizi, Evelina Christillin, Presidente della Fondazione Museo delle Antichità Egizie di Torino, Tiziana Maffei, Presidente di ICOM ItaliaCarlo Hruby, Vice Presidente della Fondazione Enzo Hruby, Andrea Erri,  Direttore generale della Fondazione Teatro La Fenice, Pierluigi Vercesi, inviato speciale del "Corriere della sera" e Luca Nannipieri, critico d’arte
 
Alla presentazione del prossimo 23 maggio a Pompei portano un saluto istituzionale Alfonsina Russo, Direttore ad interim del Parco Archeologico di Pompei, e il Gen. B. Mauro Cipolletta, Direttore Generale del Grande Progetto Pompei; introduce i lavori il Gen. B. Fabrizio Parrulli, Comandante Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale; intervengono Massimo Osanna, Professore di Archeologia Classica dell’Università Federico II di Napoli e Carlo Hruby; modera l’incontro Luca Nannipieri.

In occasione della presentazione a Pompei il volume verrà offerto in omaggio a tutti i partecipanti. Successivamente sarà possibile richiederlo alla Fondazione Hruby, con un’erogazione liberale che verrà destinata al sostegno delle attività della Fondazione per la protezione del patrimonio culturale italiano.

Ingresso libero con conferma obbligatoria scrivendo all’indirizzo mail [email protected] o telefonando al numero 02.38036625.