I Romani e il mare. Arriva in Cina: Portus. The Sea of the Ancients

Una mostra itinerante nei musei della Cina, Portus. The Sea of the Ancients, racconta il rapporto degli antichi Romani con il mare, attraverso una ricca selezione di reperti provenienti anche dal territorio flegreo. Prima tappa del progetto espositivo al China Port Museum di Ningbo, dal 17 settembre 2019 al 15 dicembre 2019.

L’esposizione offre al pubblico un importante approfondimento sul tema, mettendo in luce la centralità del mare nel mondo romano e affrontando i suoi diversi aspetti culturali, sociali ed economici, attraverso testimonianze archeologiche e il racconto delle ricerche.

Sei le sezioni in cui si articola il percorso: 1) Il fascino del mare, la vita e il mito; 2) Dove le vie di terra e di mare si incontrano: i porti dell’Italia romana; 3) Il dominio del mare: navi militari e mercantili; 4) Lungo le vie d’acqua: merci e trasporti; 5) Immagini della memoria: navi e porti in monete e medaglie; 6) Navigia fundo emergunt: storia dei ritrovamenti.

Un viaggio che conduce il visitatore a ripercorrere le rotte dei Romani seguendo l’immaginario antico, l’ingegneria e la tecnologia della civiltà romana, la raffinata produzione artistica e artigianale, rivelando  connessioni tra popoli e culture.

Protagonista nel racconto espositivo anche l’area dei Campi Flegrei, che rivestì un ruolo di primo piano nella storia antica e che, con il suo ricco patrimonio, rappresenta un contesto privilegiato per indagare e ricostruire fenomeni e processi legati alla dimensione marittima degli antichi Romani. Lungo le coste flegree furono costruiti il Portus Iulius e successivamente il porto di Miseno, basi della flotta militare romana. Il porto commerciale di Puteoli fu il principale scalo marittimo di Roma fino alla costruzione dei porti di Claudio e di Traiano alla foce del Tevere, nodo strategico di una rete di traffici su una vasta scala geografica che trasformarono la città in un importante emporio dal carattere cosmopolita. Per le ricerche subacquee, esclusiva la testimonianza di Baia sommersa, con complessi residenziali che hanno conservato ancora la ricca decorazione di mosaici e di sculture, raccontata in mostra da reperti e nel vasto apparato iconografico.

Per il pubblico la possibilità di ammirare alcuni capolavori del Museo archeologico dei Campi Flegrei nel Castello di Baia: la statua di Dioniso con pantera dal Ninfeo di Punta Epitaffio, uno dei due rilievi con triremi rinvenuto nel ‘700 lungo le sponde del Lago Fusaro, la lastra con testa di Zeus Ammone proveniente dalla necropoli di Via Celle di Pozzuoli, l’urna cineraria in alabastro rinvenuta in un mausoleo della necropoli romana della Porta mediana di Cuma e il calco in gesso di epoca romana della statua dell’Apollo del Belvedere.

La mostra coinvolge diversi istituti del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo (Museo Nazionale Romano, Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma, il Parco Archeologico dell’Appia Antica, il Parco Archeologico dei Campi Flegrei) e il Museo del Mare e della Navigazione Antica di Santa Severa,  ed è prodotta da China Museum International S.r.l e Tianyu Cultural Group Co. Ltd nell’ambito di un programma di mostre destinato ai musei cinesi che ha già visto realizzato con successo un ciclo su Pompei e uno su Paestum.

La cura scientifica è di Rita Auriemma, Renato Sebastiani, Mirella Serlorenzi, Pierfrancesco Talamo e Gabriella Angeli Bufalini per la sezione delle monete. L’ideazione e la progettazione dell’allestimento è degli architetti Gaetano Di Gesu e Susanna Ferrini con la consulenza museografica dell’architetto Gianni Bulian.

La mostra proseguirà, nel 2020, al Museum of the South China Sea di Hainan e al China Maritime Museum di Shanghai.

 


Pompei e Santorini: l'eternità in un giorno

“Terremoti, eruzioni vulcaniche, incendi, inondazioni, diluvi, mutando di colpo, con la faccia della terra, il corso delle società umane, le hanno combinate in modo nuovo, e queste combinazioni, le cui cause prime erano fisiche e naturali, sono divenute, col tempo, le cause morali che mutano lo stato delle cose”

Jean- Jacques Rousseau

Pochi avvenimenti hanno marcato la storia del pensiero moderno più della riscoperta di Pompei nel 1748: quasi 1700 anni prima la pioggia di cenere e lapilli provocata dall’eruzione del vulcano conservò l’antico centro urbano e la complessità della sua vita quotidiana. Mai come prima di allora è stato possibile leggere la vita degli antichi, rapportandola agli spazi urbani, al rito, alla vita domestica, analizzando i complessi intrecci sociali di una città così antica. Una nuova visione del passato, composta dallo stupore per la riscoperta e dallo sgomento per la catastrofe eruttiva, ha contribuito a fare di Pompei il sito archeologico più importante al mondo. La vita della città vesuviana è rimasta sospesa nelle rovine, nelle sale delle domus e delle terme, nelle suppellettili e nei reperti organici, nei calchi dei corpi che raccontano un mondo lontano, eppure vicinissimo. Come tanta arte e letteratura ci hanno raccontato, a Pompei il presente e il passato si uniscono nell’evocazione di una vita drammaticamente interrotta dalla tragedia del 79 dopo Cristo, eppure, ancora, velatamente presente. La moderna archeologia è nata e prospera nel sito vesuviano, dove il mondo antico ha cominciato a raccontarsi, come un “immenso edificio del ricordo”.

In un clima culturale radicalmente diverso, immerso nel pensiero scientifico del XX secolo, la riscoperta dell’insediamento di Akrotiri a Santorini nel 1967 ha riaperto il ragionamento sul tema della catastrofe naturale e della scoperta. Circa un decimo del sito è stato scavato. L’antico centro minoico, distrutto da una spaventosa eruzione a metà del II millennio avanti Cristo – eruzione che segnò profondamente gli equilibri sociali e politici del Mediterraneo - ha restituito, sepolti sotto la cenere vulcanica, edifici, affreschi, ceramiche e forniture perfettamente conservate. Da quasi 2000 anni. Come a Pompei, i preziosissimi reperti permettono di resuscitare una civiltà ricca e complessa, evocando allo stesso modo la catastrofe che ha messo fine alla sua storia. L’eruzione non causò solo il crollo delle case, ma di un'intera epoca, seppellendola letteralmente sotto svariati metri di materia vulcanica.

La mostra propone un confronto straordinario e inedito fra i due siti antichi, accomunati da un’identica fine. Due interi insediamenti umani furono seppelliti dalle eruzioni, con i loro ideali, il loro credo, le loro culture. Il tema della catastrofe e della rinascita accompagnerà i visitatori in un sorprendente percorso a ritroso nel tempo che li immergerà nella Storia, nella Sorpresa e nel Buio, nella Bellezza.
Pur con modalità diverse, le due antiche città rivelano sotto un mantello di cenere l’istante della fine che diventa elemento d’ispirazione per l’arte. In mostra numerose sono le suggestioni provenienti da un percorso, quasi parallelo, di opere d'arte moderna e contemporanea: da Turner a Damien Hirst, passando per Valenciennes, Warhol, Burri e Giuseppe Penone.


A Napoli arriva Andy Warhol

Un’esposizione interamente dedicata al mito di Andy Warhol giunge alla Basilica di Pietrasanta di Napoli che, dal 26 settembre 2019 al 23 febbraio 2020 con oltre 200 opere scelte, regala al pubblico una visione completa della produzione artistica del genio americano che ha rivoluzionato il concetto di opera d’arte a partire dal secondo dopoguerra.
Immortali icone e ritratti, polaroid e acetati, disegni e il mondo della musica, il brand e l’Italia: nel capoluogo campano arriva - in sette sezioni - quel mondo Pop che ha segnato l’ascesa di Warhol come l’artista che ha stravolto in maniera radicale qualunque definizione estetica precedente, attraverso miti dello Star System e del merchandising come le intramontabili Campbell’s Soup, il ritratto serigrafato di Marilyn derivato da un fotogramma di Gene Korman, le celebri serigrafie di Mao del 1972 e il famosissimo Flowers del 1964.
Andy Warhol, Flowers, 1964, acrilico e serigrafia su tela, 20.3x20.3 cm
In oltre 200 opere il percorso artistico e privato di un uomo eclettico che ha segnato l’arte a tutto tondo, trasformando visioni e concetti, fermando nell’immaginario collettivo volti, colori e scene e regalando all’Arte tutta, un aspetto nuovo.

Questa esposizione si avvale del patrocinio del Comune di Napoli, promossa dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli, sotto l'egida dell'Arcidiocesi di Napoli e in sintonia con la sezione San Luigi della Pontificia Facoltà Teologica dell'Italia meridionale, Scuola di Alta Formazione di Arte e Teologia, con la Rettoria della Basilica di S. Maria Maggiore alla Pietrasanta e con l’Associazione Pietrasanta Polo Culturale ONLUS.

Marilyn, 1967, serigrafia su carta, 91,4x91,4 cm

Accanto a opere che raccontano la scena americana del ‘900, nelle sale della Pietrasanta anche lavori che rivelano il rapporto di Warhol con l’Italia e un focus dedicato alla città di Napoli col suo Vesuvius del 1985 e il Ritratto di Beuys, realizzato nel 1980 in occasione della mostra tenutasi presso la Galleria Amelio.
Presenti in mostra i suoi immancabili ritratti di grandi personaggi, figure storiche che il suo genio e la sua arte hanno trasformato in leggende contemporanee: i volti di Man Ray, Keith Haring, Edvard Munch, Lenin, Giorgio Armani e un rarissimo ritratto della Monna Lisa realizzato con inchiostro serigrafico su pergamena nel 1978.
E ancora Liz, la serie Ladies and Gentlemen e i suoi Self portrait, per poi passare al legame con il mondo della moda e della comunicazione.

Ad arricchire l’esposizione una sezione di disegni che accoglie alcuni rari esempi degli anni ‘50 derivanti dalla fase pre pop di Andy Warhol come raffigurazioni di anelli, orecchini e gemme provenienti dal suo primo lavoro di illustratore, poco conosciuta dal grande pubblico. Ampio spazio è dedicato ancora al rapporto tra Warhol e il mondo della musica: insieme ad alcune delle più memorabili cover progettate e realizzate come The Velvet Undreground & Nico, sono esposti i ritratti di Mick Jagger, Miguel Bosè, Billy Squier.
Foto di Tommaso Vitielo per Arthemisia
Fondamentali per la comprensione del modus operandi “warholiano” sono le polaroid e gli acetati fotografici utilizzati per la successiva realizzazione dei ritratti: esposte icone del mondo del cinema come Arnold Schwarznegger, Silvester Stallone, Alba Clemente; del mondo musicale quali Grace Jones, Mick Jagger, Ron Wood, Stevie Wonder. Dall’ambito moda non mancheranno Gianni Versace, Valentino, Jean Paul Gaultier e ultimi ma non meno importanti i celebri Self Portrait dalla parrucca color argento.

La mostra Andy Warhol è prodotta e organizzata dal Gruppo Arthemisia con Eugenio Falcioni in collaborazione con l’Associazione Pietrasanta Polo Culturale Onlus e Art Motors ed è curata da Matteo Bellenghi.

La mostra ANDY WARHOL vede come sponsor Generali Italia.
L’iniziativa è sostenuta da Generali Valore Cultura, il programma per promuove l’arte e la cultura su tutto il territorio italiano e avvicinare un pubblico vasto e trasversale - famiglie, giovani, clienti e dipendenti - al mondo dell’arte attraverso l’ingresso agevolato a mostre, spettacoli teatrali, eventi e attività di divulgazione artistico-culturali con lo scopo di creare valore condiviso.

Foto di Tommaso Vitielo per Arthemisia

Charity partner della mostra è Susan G. Komen Italia: l’esposizione aderisce alla campagna di sensibilizzazione La Prevenzione è il nostro capolavoro e si inserisce nel progetto L’arte della Solidarietà, realizzato da Arthemisia insieme a Komen Italia, organizzazione in prima linea nella lotta ai tumori del seno e nella tutela della salute femminile.

La raccolta fondi promossa con questa mostra consentirà alla Komen Italia di realizzare, con la sua “Carovana della Prevenzione” almeno 4 giornate di Promozione della Salute Femminile nel quartiere di Ponticelli, nella zona di Castel Capuano ed in altre aree dove la prevenzione arriva con più difficoltà. In ciascuna giornata, organizzata in collaborazione con il Comune di Napoli e la Fondazione di Comunità del Centro Storico di Napoli, le tre unità mobili della Komen Italia offriranno esami clinico-strumentali gratuiti per la diagnosi precoce delle principali patologie oncologiche femminili, oltreché eventi educativi e di sensibilizzazione alla prevenzione per la popolazione generale.

Oltre Pompei. In mostra al MATT i reperti delle Ville di Terzigno

Dal 19 settembre presso il MATT (Museo Archeologico Territoriale di Terzigno) sarà inaugurata la mostra “Pompei oltre le mura – le ville di Terzigno all’ombra del Vesuvio”.

La mostra propone l’esposizione di numerosi reperti archeologici provenienti da diverse ville di epoca romana scoperte nell’area di Terzigno nei pressi della Cava Ranieri e distrutte dall’eruzione del 79 d.C.

La mostra è anche l’occasione per aprire al pubblico il nuovo museo territoriale di Terzigno nelle belle sale che fino a pochi anni fa ospitavano il mattatoio comunale e che un completo recupero ne ha voluto fare un centro espositivo di eccellenza per il territorio vesuviano e per la fruizione archeologica dell’ ager pompeiano.
Locandina Terzigno
Lo stretto e proficuo rapporto intessuto dal 2016 tra l’Amministrazione del Parco Archeologico di Pompei  e l’Amministrazione Comunale, senza dimenticare l’importante contributo dell’Ente Parco Nazionale del Vesuvio, permette oggi di presentare, nelle sale del MATT, intere pareti affrescate e una ricchissima selezione di reperti rinvenuti nelle villae rusticae denominate "Villa 1”, “Villa 2” e “Villa 6” venute alla luce durante le varie campagne di scavo condotte dall’allora Soprintendenza Archeologica di Pompei tra il 1985 e il 2016 nella cava di località Boccia al Mauro.
I tre insediamenti produttivi e residenziali, distanti tra loro circa 300-350 metri in linea d’aria, si sviluppano a partire dalla fine del II secolo a.C.-inizio del III e rappresentano i testimoni, insieme ad altre simili strutture rinvenute a Pompei, Boscoreale, Poggiomarino e Striano, dell’organizzazione agricola del territorio pompeiano; le tre ville si trovano a poca distanza dal presunto percorso della via che collegava Pompei con Nola le cui evidenze archeologiche sono, tuttavia, ancora da riscoprire.
La presenza, nelle tre ville, del quartiere destinato alla produzione e conservazione del vino, la cosiddetta pars fructuaria, con torcularium e cella vinaria, è prova della loro funzione agricola e vitivinicola dove, con ogni probabilità, si produceva e commercializzava il Vesvinum, apprezzato in tutto il Mediterraneo e progenitore del nostro Lacryma Christi.

In mostra sarà possibile ammirare anche la pittura del Larario rinvenuto in un ambiente adibito a cucina della Villa 6 con la famosa rappresentazione di due Lari, divinità del pantheon romano che rappresentano gli spiriti protettori degli antenati defunti che vegliavano secondo la religio romana sulla famiglia, e del Genio sacrificante con la raffigurazione di due serpenti agatodemoni che si avvicinano ad un piatto ricolmo di offerte.

La mostra è cofinanziata dall’Ente Parco Nazionale del Vesuvio ed è stata pensata per far riscoprire ai cittadini e non le immense bellezze del “fuori Pompei” con le numerose ville di campagna dedite all’otium e all’importante produzione agricola e vinicola che hanno reso il territorio vesuviano così famoso e noto sin dall’antichità


Monet e gli Impressionisti in Normandia a Palazzo Mazzetti - Asti

Dopo il grande successo della mostra Chagall. Colore e magia conclusasi il 3 febbraio che ha accolto 46.908 visitatori, grazie ad un progetto condiviso con Vittorio Sgarbi, dal 13 settembre arriva a Palazzo Mazzetti di Asti un eccezionale corpus di 75 opere che racconta il movimento impressionista e i suoi stretti legami con la Normandia.
Monet Etretat 1964


Sul
palcoscenico di questa terra, pittori come Monet, Renoir, Delacroix e Courbet - in mostra insieme a molti altri - colgono l’immediatezza e la vitalità del paesaggio imprimendo sulla tela gli umori del cielo, lo scintillio dell’acqua e le valli verdeggianti della Normandia, culla dell’Impressionismo.

Grazie alla Fondazione Asti Musei, la mostra “Monet e gli impressionisti in Normandia” curata da Alain Tapié, ripercorre le tappe salienti della corrente artistica: opere come Falesie a Dieppe (1834) di DelacroixLa spiaggia a Trouville (1865) di CourbetCamille sulla spiaggia (1870) e Barche sulla spiaggia di Étretat (1883) di MonetTramonto, veduta di Guernesey (1893) di Renoir - tra i capolavori presenti in mostra - raccontano gli scambi, i confronti e le collaborazioni tra i più grandi dell’epoca che - immersi in una natura folgorante dai colori intensi e dai panorami scintillanti - hanno conferito alla Normandia l’immagine emblematica della felicità del dipingere.
Un progetto espositivo che si concentra sul patrimonio della Collezione Peindre en Normandie, una delle collezioni più rappresentative del periodo impressionista, accanto a opere provenienti dal Musée de Vernon, dal Musée Marmottan Monet di Parigi e dalla Fondazione Bemberg di Tolosa.
Grand Palais


Furono gli acquarellisti inglesi come Turner e Parkes che, attraversata la Manica per abbandonarsi allo studio di paesaggi, trasmisero la loro capacità di tradurre la verità e la vitalità naturale ai pittori francesi: gli inglesi parlano della Normandia, della sua luce, delle sue forme ricche che esaltano i sensi e l’esperienza visiva. Luoghi come Dieppe, l’estuario della Senna, Le Havre, la spiaggia di Trouville, il litorale da Honfleur a Deauville, il porto di Fécamp - rappresentati nelle opere in mostra a Palazzo Mazzetti - diventano fonte di espressioni artistiche di grande potenza, dove i microcosmi generati dal vento, dal mare e dalla bruma possiedono una personalità fisica, intensa ed espressiva, che i pittori francesi giungono ad afferrare dipingendo en plein air dando il via così al movimento impressionista.

DELACROIX Falaises à Dieppe v. 1834
La mostra è realizzata dalla Fondazione Asti Musei, dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Asti, dalla Regione Piemonte e dal Comune di Asti, in collaborazione con Ponte - Organisation für kulturelles management GMBH, organizzata da Arthemisia, sponsor Gruppo Cassa di Risparmio di Asti e con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Torino.

Carthago. La mostra sulla potente città arriva al Colosseo

Al via dal 27 settembre 2019 Carthago. Il mito immortale, la prima grande mostra interamente dedicata alla storia e alla civiltà di una delle città più potenti e affascinanti del  mondo antico curata da Alfonsina Russo, Direttore del Parco archeologico del Colosseo, Francesca Guarneri, Paolo Xella e José Ángel Zamora López, con Martina Almonte e Federica Rinaldi.

Carthago

L’esposizione, promossa dal Parco archeologico del Colosseo, con l’organizzazione di Electa, sarà allestita fino al 29 marzo 2020 nei monumentali spazi del Colosseo e del Foro Romano con oltre quattrocento reperti, provenienti dalle più prestigiose istituzioni museali italiane e straniere, grazie a prestiti straordinari, frutto di un lavoro assiduo di cooperazione internazionale.

La mostra si colloca, con ampiezza cronologica e ricchezza documentaria anche con l’ausilio di inedite ricostruzioni e installazioni multimediali, oltre che nei suggestivi spazi del Colosseo, al Foro Romano nel tempio di Romolo e nella Rampa imperiale.

Alla mostra si accompagnano due pubblicazioni edite da Electa. Il volume di studi, dai numerosi contributi, fornisce un grande affresco storico generale, sorretto da rigorose e aggiornate basi scientifiche. Privilegia alcune chiavi di lettura che mirano a introdurre il lettore nella realtà antica e, al tempo stesso, a consentirgli una riflessione su fenomeni moderni in qualche modo comparabili. A questa pubblicazione si affianca un’agile guida, bilingue italiano e inglese, che accompagna il visitatore attraverso le varie sezioni della rassegna e nel percorso espositivo al Foro Romano


Paestum in un futuro senza di noi? Ultime prove per la mostra che racconta i disastri ambientali futuri scavando nel passato remoto

Quale sarà il futuro della memoria in un mondo segnato dalle catastrofi ambientali e dai cambiamenti climatici? La mostra “Poseidonia città d’acqua: archeologia e cambiamenti climatici”, che aprirà il 4 ottobre 2019 al Parco Archeologico di Paestum, gira intorno a questa domanda agghiacciante – ma anche stimolante se inquadrata in una prospettiva di speranza e responsabilità.

Unendo archeologi, scienziati, scrittori e artisti contemporanei, la mostra, a cura di Paul CarterAdriana  Rispoli Gabriel Zuchtriegel, racconterà la storia del territorio di Paestum, la greca Poseidonia, attraverso il rapporto tra gli uomini e l’ambiente, in particolare il mare. Fondamentali per l’elaborazione del tema della mostra saranno le proiezioni sui cambiamenti climatici e ambientali che potrebbero investire la Piana del Sele nei prossimi 100 anni, elaborate dal Centro di Studi sui Cambiamenti Climatici nel Mediterraneo. Inoltre, in questi giorni si sono svolte con successo le prove tecniche per il video-mapping sul Tempio di Nettuno dell’artista napoletana Alessandra Franco che andrà in scena nell’ambito della mostra. Archeologia, arte e scienza: tutti uniti nel tentativo di sensibilizzare il pubblico su di un tema cruciale.

Poseidonia. Statere incuso

“Dopo le previsioni preoccupanti pubblicate da parte di scienziati di tutto il mondo, è la prima mostra che integra il discorso sui cambiamenti climatici con una prospettiva storica e archeologica –  spiegano il direttore di Paestum Gabriel Zuchtriegel e il co-curatore anglo-australiano Paul Carter, autore di Turbulence: Climate Change and the Design of Complexity – l’obiettivo è di attirare l’attenzione su una storia caratterizzata dall’espansione imperialistica, dall’asservimento coloniale, da sostanziali e insostenibili cambiamenti ambientali e, soprattutto, dalla capacità delle società umane di comprendere cambiamenti imprevisti, adattarsi e ricostruirsi. Vogliamo mostrare la rilevanza del passato per il futuro: la nostra responsabilità come custodi del patrimonio culturale è la costante reinterpretazione delle realizzazioni passate alla luce di ciò che conosciamo e di cui facciamo esperienza nel presente”.

Tra i protagonisti del progetto e del corposo catalogo, oltre a archeologi, storici e scienziati, c’è anche Andrea Marcolongo, autrice di “Una lingua geniale: 9 ragioni per amare il greco” e “La misura eroica”. Nel suo contributo la scrittrice evidenzia le ragioni per le quali Poseidonia, la città di Poseidone, dio del mare, è un luogo speciale per affrontare la storia del clima e dell’ambiente: “Prima ancora di essere associato agli oceani, Poseidone era il dio chiamato da Omero ed Esiodo gaiéochos, ‘colui che feconda la terra’, oppure ennosìgaion, ‘colui che la stessa terra scuote con i terremoti’. Ecco il primo dei paradossi - saranno moltissimi, tutti affascinanti - che s’incontrano ripercorrendo a ritroso la storia della divinità che diede il nome alla città di Poseidonia, fondata da coloni greci giunti in nave da Sibari intorno al 600 a.C.”.

Installazione di Alessandra Franco

L’idea della mostra, che è co-finanziata dalla Regione Campania e comprende anche la realizzazione di vetrine cilindriche che con la loro forma richiamano l’installazione dedicata alla Tomba del Tuffatore di Carlo Alfano, è nata nel 2018 da una visita di Zuchtriegel alla Galleria Nazionale di Roma, la cui direttrice Cristiana Collu fa parte anche del comitato scientifico della mostra. “Quando vidi il quadro di Federico Cortese ‘Ruderi di un mondo che fu…’, realizzato nel 1892, che mostra i templi di Paestum sott’acqua, mi venne in mente uno studio recentemente pubblicato su Nature Communications, nel quale si prospettano danni gravi causati dall’alzamento del livello del mare e dall’erosione di costa in 42 su 49 siti UNESCO intorno al Mediterraneo analizzati dagli autori, tra cui Paestum” – racconta Zuchtriegel. Il quadro sarà l’unica opera prestata in mostra, mentre gli altri oggetti provengono dalle collezioni di Paestum; in parte si tratta di oggetti mai esposti prima.

Info:

Titolo: “Poseidonia città d’acqua: archeologia e cambiamenti climatici”

Date: 4 ottobre 2019 – 31 gennaio 2020

Luogo: Museo Archeologico Nazionale di Paestum

Tutti i giorni (escluso il lunedì) dalle ore 8:30 alle ore 19.30 (ultimo biglietto 18:50).

La visita alla mostra è inclusa nel biglietto di ingresso al sito, nel biglietto annuale Paestum Mia e nella card Adotta un blocco.

Sito web: http://poseidonia-citta-dacqua.eu/


L'ultimo pasto a Pompei in mostra all'Ashmolean Museum di Oxford

L’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. ha cancellato storie, vite umane e città, ma il ricordo e l’identità di queste genti sopravvive in tutto ciò che gli archeologi nel corso del tempo sono riusciti a riportare alla luce. “Last Supper in Pompeii” inaugurata all’Ashmolean Museum of Art and Archaeology di Oxford (UK) intende offrire ai visitatori un chiaro quadro della vita quotidiana nella città vesuviana grazie ai numerosi reperti, oggetti del vivere comune, provenienti da importanti musei italiani ed europei.

Pompei era un fiorente centro del sud Italia inserito tra rigogliosi vigneti e frutteti fertili e le generose acque del golfo di Napoli. La città produceva vino, olio e salsa di pesce più del necessario tanto che era ben inserita nei fiorenti traffici commerciali del Mediterraneo. Tutto quello che è stato trovato a Pompei sugli affreschi, sui mosaici, sulle pitture e addirittura negli scarichi ci rivela ciò che i Pompeiani hanno consumato e mangiato nel corso della storia della città. L'ultima cena a Pompei esplora questa antica storia d'amore tra l'Italia e il cibo mostrando dove e come i romani del I secolo d.C. mangiavano, quali erano le loro specialità culinarie e fino a dove le loro pietanze e loro ricette arrivavano viaggiando con i carri e le genti.


Dinner party. Museo Archeologico di Napoli

Molti dei reperti provengono dal Museo Archeologico di Napoli con la sua immensa collezione di reperti , dal Parco Archeologico di Pompei, custode della memoria della tragedia, dal Parco Archeologico di Paestum, dal British Museum, dal Museo Archeologico di Londra e da varie collezioni private. Molti dei 300 oggetti in mostra non hanno mai lasciato l'Italia. 

Grande supporto organizzativo all'esposizione è stato dato dal Gruppo Sanpaolo che in un più ampio programma di collaborazioni con la prestigiosa Oxford University ha siglato attività di formazione, di ricerca scientifica, scambi e borse di studio, segno della grande importanza che da sempre la Banca con i suoi numerosissimi impegni culturali  da alla diffusione dell’arte italiana nel mondo.

In mostra saranno esposti oltre 300 reperti archeologici provenienti da prestigiose collezioni e alcuni anche di recente scoperta che racconteranno la vita quotidiana degli antichi Romani, dai campi coltivati, alle taverne e ai triclini, alle cucine e luoghi di culto. Cibi carbonizzati daranno un’idea delle antiche preparazioni culinarie che si sono preservate dalla furia del vulcano, così come statue e mosaici racconteranno la ricchezza delle ville aristocratiche degli antichi signori.

Fish. Museo Archeologico di Napoli

"La collaborazione, che perdura da diversi anni, con la Oxford University, un'istituzione riconosciuta tra le migliori al mondo nel campo della ricerca e della formazione, rappresenta per Intesa Sanpaolo una delle partnership più qualificanti. Grazie ad essa, Intesa Sanpaolo e i suoi manager - così come giovani studenti meritevoli - hanno la possibilità di accrescere le proprie competenze in un luogo storicamente consacrato alla conoscenza e all'approfondimento. Un legame che oggi si arricchisce di un nuovo significato  con il nostro sostegno a una mostra che racconta la vita quotidiana degli antichi Romani e offre un notevole contributo scientifico alla diffusione della storia e della cultura italiana, a partire da scoperte archeologiche anche recenti. E' una ulteriore testimonianza di come l'arte e la cultura siano parte integrante del nostro operare come Banca, un aspetto che non viene tralasciato anche in una collaborazione di tale importanza, una delle più ampie stabilite finora da Intesa Sanpaolo con atenei esteri", ha commentato Stefano Lucchini, Chief Institutional Affairs and External Communication Officer Intesa Sanpaolo.

 


Gli Assiri all’ombra del Vesuvio: la nuova imperdibile mostra del MANN di Napoli

Dallo scorso 3 luglio, e fino al 16 settembre, l’antica Assiria è in mostra nelle sale del Museo Archeologico MANN di Napoli. “Gli Assiri all’ombra del Vesuvio” punta simbolicamente i riflettori sulla regione che rappresentava la fascia territoriale dell’alto Tigri in corrispondenza della parte settentrionale dell’odierno Iraq, e sarà anche l’occasione per riflettere su un'area molto sensibile del Medio Oriente (Siria, Iraq e Iran), che per la posizione strategica e la presenza di petrolio ha subito guerre, devastazione di musei e distruzione di siti archeologici.

Credits foto: Giorgio Albano. Allestimento mostra Assiri e sezione tecnologica

Il progetto scientifico, promosso dal MANN e dall’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”, e realizzato con il contributo della Regione Campania e dell’Ismeo (Associazione Internazionale di Studi sul Mediterraneo e l’Oriente), presenta oltre quarantacinque reperti, provenienti, tra l’altro, da British Museum, Ashmolean Museum, Musei Vaticani, Museo Barracco, Musei Civici di Como e Musei Reali di Torino: fulcro dell’allestimento, i calchi ottocenteschi, appartenenti alle collezioni del MANN e non esposti da molti anni.

Articolata in tre sale (dalla 90 alla 93, in prossimità della Meridiana), la mostra accompagnerà i visitatori a scoprire, in un iter circolare, i tre palazzi che furono il centro del potere e della cultura degli Assiri: si parte dalla ricostruzione del palazzo di Nimrud, in cui erano collocati i rilievi originari di cui il MANN presenta i calchi; si passa, poi, a Ninive, per affrontare i temi dell’imperialismo e della guerra contro gli Arabi e contro l’Elam; infine, si “entra”, simbolicamente, nelle sale del palazzo di Korsabad, dove viene presentata la testa di Sargon II, proveniente dai Musei Reali di Torino, per esaltare, appunto, il motivo del potere del sovrano.

Credits foto: Giorgio Albano. Allestimento mostra Assiri e sezione tecnologica

L’intera mostra, inoltre, è concepita come percorso multisensoriale: la vista è messa in gioco non solo dall’osservazione delle opere presentate, ma anche dai filmati immersivi e dalle ricostruzioni realizzate con la tecnica del videomapping; l’udito è coinvolto dalle musiche composte da Antonio Fresa per l’ambiente immersivo; la percezione tattile è garantita dalla stampa di oggetti in 3D, a disposizione non solo degli utenti con disabilità visiva, ma di tutti i visitatori; l’olfatto è stimolato dai diffusori di fragranze che, nella terza sala del percorso espositivo, ricreano i profumi di un giardino assiro; il gusto, infine, è legato ai prodotti alla liquirizia, pianta che quel popolo usava a a scopi medicinali (previste degustazioni in mostra).

Peculiarità di “Gli Assiri all’ombra del Vesuvio” è la presenza di un’innovativa dotazione tecnologica, il cui coordinamento progettuale è stato affidato al prof. Ludovico Solima (Università della Campania “Luigi Vanvitelli”). Per la prima volta al MANN è stato creato, infatti, un ambiente immersivo, destinato successivamente a diventare uno spazio multimediale permanente del Museo: in questa stanza verranno proiettati in successione tre diversi filmati, realizzati da Capware (regia: Marco Capasso/musiche originali: Antonio Fresa) per approfondire i contenuti scientifici della mostra.

Da metà luglio, nel quadro della convenzione siglata tra il MANN ed il Consorzio UnicoCampania, sarà messo in vendita il TIC (Ticket Integrato Campania) con grafica personalizzata Assiri: il TIC, una volta validato, consentirà lo sconto di due euro in biglietteria per visitare l’esposizione ed il Museo.

Credits foto: Giorgio Albano. Allestimento mostra Assiri e sezione tecnologica

Il Direttore del Museo, dott. Paolo Giulierini e il Direttore del Consorzio, dott. Gaetano Ratto hanno firmato un accordo destinato
a rendere i servizi di trasporto pubblico ancora più funzionali alla valorizzazione del patrimonio culturale del territorio.
In particolare, il Consorzio metterà a disposizione i propri titoli di viaggio per “pubblicizzare” alcune delle mostre più importanti in programma presso il MANN (già conclusa la promozione dell’esposizione su Canova, in pubblicazione il ticket integrato sugli Assiri ed in cantiere quello su “Thalassa”), offrendo, così, un capillare strumento di informazione delle iniziative del Museo.
I due Enti, poi, si sono impegnati a prevedere – nell’immediato futuro - la possibilità di realizzare una card che integri l’abbonamento al trasporto pubblico locale e l’ “OpenMann”: in tal modo si consentirà agli utenti di beneficiare, con l’acquisto di un unico supporto elettronico, sia dell’utilizzo del trasporto pubblico che degli accessi illimitati al Museo inclusi nell’OpenMann.
Da parte sua, il MANN ha deciso di garantire particolari vantaggi agli utenti UNICOCAMPANIA, innanzitutto consentendo l’ingresso alla tariffa ridotta di 7.5 euro agli over 25 anni possessori di abbonamento annuale in corso di validità; inoltre, gli abbonati annuali Unicocampania potranno usufruire di uno sconto del 10 % sugli acquisti nei bookshop del Museo. Previsti, infine, eventi e visite guidate ad hoc per i possessori di abbonamenti UNICO.


Due, una sola: Arianna

L’Istituto Villa Adriana e Villa d’Este – Villae comunica che lunedì 15 luglio 2019 alle ore 17.30 nel  chiostro di Villa d’Este, alla presenza del direttore Andrea Bruciati, si celebra la cerimonia di consegna   permanented un’opera di importantissimo valore storico, artistico e culturale di II sec. d.C., un coperchio di sarcofago del tipo a kline (a forma di letto) in marmo di Luni,con defunta semisdraiata raffigurata nel sonno eterno secondo lo schema dell’Arianna dormiente.
Oggetto di scavo clandestino nei dintorni di Roma, il pezzo è uscito illegalmente dal territorio italiano ed è stato acquistato sul mercato internazionale per 4,5 milioni di dollari. Recuperato con l’operazione Bella Addormentata, in collaborazione investigativa tra i carabinieri del TPC (Tutela Patrimonio Culturale )e l’Homeland Security Investigation – Immigration and Customs Enforcement (agenzia federale statunitense), è stato formalmente restituito all’Italia nel 2015.

Arianna

“La figura della defunta, semidistesa, con gli occhi chiusi e un’espressione serena – commenta la dott.ssa Benedetta Adembri, funzionario archeologo delle Villae – è colta nella quiete della morte, quasi come se dormisse. L’atmosfera sospesa che emana dalla scultura, sottolineata da un molle abbandono che sembra esprimere la sensazione di attesa del risveglio, deriva dall’utilizzo di uno schema compositivo che permette la trasposizione dell’evento reale sul piano mitico: il soggetto è infatti ritratto nella posa di Arianna, personaggio raffigurato anche in alcuni rilievi provenienti da Villa Adriana.”

“Il soggetto - prosegue il direttore delle Villae Andrea Bruciati – rappresenta un paradigma: la defunta raffigurata come Arianna, abbandonata durante il sonno nell’isola di Nasso da Teseo, cui aveva prestato il proprio aiuto contro il Minotauro, acquisisce uno status in qualche modo divino e la possibilità di una nuova vita nei Campi Elisi. L’opera scioglie nel sonno di Arianna gli aspetti più dolorosi della morte, trascinando nella dimensione del mito, con la sua densità di significati, l’esperienza umana.”
Nella logica del progetto Eva vs Eva, l'adozione di Arianna rappresenta inoltre un'azione estremamente importante perché convalida il dialogo silenzioso e complice fra due statue femminili, la cosiddetta Venere dormiente della fontana del chiostro e la stessa Arianna, rispecchiate nella medesima iconografia. La simmetria spaziale fra le interlocutrici e il nuovo asse visivo ridefiniscono così da un punto di vista museografico il chiostro della Villa, che assurge ora a dispositivo focale dal grande interesse antiquario e botanico, divenendo snodo primario del rinnovato percorso di visita.