16 Settembre – 2 Ottobre 2014
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Nell’Italia del sedicesimo secolo, essere all’ultima moda non si accordava sempre con le leggi vigenti. Giulia Galastro ricerca queste leggi e il modo col quale gli uomini di quell’epoca riuscivano a eluderle, allo scopo di mostrare il loro sfarzo.

Ad occuparsi del modo di vestire degli abitanti era il Magistrato delle Pompe con le relative leggi suntuarie: lo scopo di queste è dibattuto, ma è plausibile che servissero a proteggere la moralità dall’utilizzo di beni di lusso. La moda era vista come immorale, transitoria e legata al desiderio di acquisizione, le spese erano considerate eccessive.
Tuttavia, allora come oggi, non si rinunciava alla moda e al lusso. Perché quello che indossi, e come lo indossi, era un fatto di grande significato, come spiegato dalla Galastro.
Quella che leggete qui è una breve sintesi dell’articolo “Fancy pants: skirmishes with the fashion police in 16th-century Italy” pubblicato dall’Università di Cambridge, che si rifà alla ricerca di Giulia Galastro sulle leggi suntuarie che regolavano il livello di opulenza che poteva essere mostrato in pubblico.

Link: University of Cambridge; Medievalists
Foto de “Les Très Riches Heures du Duc de Berry“, Aprile, manoscritto illuminato Gotico Francese dei fratelli Limbourg, da Wikipedia; Public Domain, Uploaded by PKM.
 

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