Una nuova poetica della meraviglia: La rondine presente di Alessandro Quattrone

La rondine presente Alessandro Quattrone
La rondine presente di Alessandro Quattrone. Foto di Sofia Fiorini

Quando ho saputo dell’uscita del suo nuovo libro, La rondine presente, ho chiesto ad Alessandro Quattrone di spiegarmene il titolo. Ho scoperto allora che quel “presente” è voce del verbo presentire e che “la rondine” ne è il soggetto. A lei è così riconosciuta dal poeta, e assegnata come uno stendardo, una capacità percettiva superiore. La preveggenza della rondine riguarda quel fiuto per la rotta che la riporta avanti e indietro senza fallo, da un capo all’altro delle sue migrazioni – tanto sorprendentemente da far sospettare in lei una sorta di prescienza. La rondine “sa senza avere conosciuto”, specifica l’autore nella nota in calce al libro[1]. La stessa nota spiega anche che il primo significato da conferire al titolo è la notifica di presenza di questa figura animale. Il miracolo attribuito alla rondine, in questo senso, non è una capacità speciale, ma il semplice fatto di esistere, di mostrarsi. In più, dal momento che la rondine è una sorta di senhal zoomorfo dell’angelo – avverte ancora l’autore – la sua mera presenza diventa una benedizione per chi la avverte.

Alessandro Quattrone. Foto di Alessandro Quattrone

Diversa da entrambe queste letture, è stata invece la mia prima comprensione del titolo. “La rondine presente” in me ha risuonato da subito come una metafora: il presente è una rondine. A lettura conclusa, però, credo sia possibile annoverare anche questa accezione deviante tra i significati possibili. Il presente di questo libro, come la rondine, è volatile e insieme destinato a un eterno ritorno.

L’ossessione del tempo

Se è vero che le opere di poesia nascono dalle ossessioni dei poeti, la prima ossessione di questo libro è il tempo. Un assillo che si rivela nell’interrogativo ricorrente sulla “fine della storia”, sul “finale”, e che si scontra con la continua frustrazione di non conoscere cosa ci aspetti alla fine del percorso[2]. Ma all’insistenza di questi dubbi sulla vita dopo la vita risponde il presente con il suo bisogno di celebrazione. La forma in cui il presente si impone è spesso quella di messaggi dalla natura – prima ispiratrice della poesia di Quattrone. Le rose, i corvi, la neve, il vento, con la loro semplice presenza – a patto che si presti loro attenzione – sovvertono i nostri sistemi, riportandoci alla realtà (che il pensiero troppo spesso schiva), alla “meraviglia” dell’istante[3]. Tanto che i versi migliori di questo libro sembrano approdare a una nuova poetica della meraviglia: non più quella barocca dello sbalordimento per virtuosismi formali, ma quella dello stupore interiore per le cose grandi di cui partecipiamo, espressa nella più totale sobrietà linguistica.

Il vento è una chiave centrale del libro: citato copiosamente nella prima sezione, è correlativo oggettivo del risveglio spirituale e catalizzatore della meraviglia. Questo vento è vera allegoria dell’ispirazione, del soffio divino – tanto che, quando manca, tutto è spento, i miracoli in potenza non si accendono:

Quando basterebbe un soffio

e invece non c’è un alito di vento,

si rimane chiusi

come bandiere ammainate

che mostrano appena qualcosa

dei loro colori, bruciando

di un segreto amore straniero.

La rondine presente Alessandro Quattrone
La rondine presente di Alessandro Quattrone, pubblicato da Passigli Editori (2020). Foto di Sofia Fiorini

La vita come condizione di esposizione

Essere riportati nel tempo presente significa anche accettare la vita come condizione di esposizione: vivere è poter essere feriti. Chi vive sa di correre costantemente il rischio latente dell’annientamento. La vita potrebbe toccarci come “un sussurro dolcissimo” o, con altrettanta facilità, “tramortirci”[4]. L’uomo non ha l’istinto sicuro della rondine, procede per tentativi, e il “vento” della vita lo stordisce, così come l’impossibile controllo del tempo cosmico[5].

Nonostante l’inevitabile vulnerabilità della condizione umana, il poeta non rinuncia alla speranza di eludere il tempo, di riuscire a vivere assolutamente, “senza vedere più né il punto d’origine/ né la linea dell’orizzonte”[6]. Tra l’ossessione della fine e il rimpianto del passato, è il presente la dimensione della rondine: gli uccelli in questo libro sono accolti come messaggeri di benedizione, di grazia, di epifanie. Di microscopiche manifestazioni è imbevuta la seconda sezione, quella delle “Rondini impreviste”. I moments of being di questo libro assumono sempre forme insperate quanto millesimali: insetti, fiori tra i cespugli, increspature d’acqua. E la scintilla che provocano in chi riesce ad accorgersi di loro è l’elogio dell’attimo:

Che in un attimo sia nato l’universo

è del tutto evidente in quei casi

in cui un attimo contiene

l’universo intero prima della luce.[7]

 

Le ultime due sezioni sono porte verso altri mondi. La penultima cataloga gli incontri con presenze fantasmatiche, gli accessi possibili ai mondi invisibili, le presenze di altre dimensioni: il lato d’ombra, l’antimeridiano delle luminose epifanie terrene e naturali della seconda sezione. La sezione finale è un piccolo viaggio ultraterreno, in cui la morte è drammatizzata come un ritorno festoso, un raduno esuberante di facce amate, con toni da scena teatrale. Una temperie che ricorda quella di Bevendo il tè con i morti di Candiani. L’attitudine dell’io qui, però, è comica – nel senso dantesco del termine – quasi spaesata, incredula, felice.

La rondine presente Alessandro Quattrone
La rondine presente di Alessandro Quattrone, pubblicato da Passigli Editori (2020). Foto di Sofia Fiorini

L’elogio della presenza

Vivere pienamente nel presente sembra poterci dare accesso a una dote simile a quella degli uccelli migratori. Il presente è una porta per il presentimento. Abitarlo nell’assoluta devozione che merita – sembra suggerire il percorso delle sezioni – prevede una ricompensa spirituale. Questa coincide con la consapevolezza che passato e futuro coesistono dentro il presente, alla stesso modo in cui la rondine esiste sempre, anche quando – durante le sue migrazioni – è lontana dal nostro occhio.

Tutto il libro è un polifonico elogio alla presenza, intesa sia come partecipazione non estranea alla vita che come attiva esistenza al cospetto dell’altro. Lo sguardo, l’attenzione, la presenza benevola è più di un’evoluzione tematica per Quattrone: è parte di una programmatica riabilitazione di valori attraverso la poesia, già intrapresa con La gentilezza dell’acero (Passigli, 2018). “La mia attuale necessità artistica”, recita la nota conclusiva dell’autore, è “mettere in evidenza concetti spesso sbiaditi da un uso distratto o superficiale. Se prima era la gentilezza, ora è la presenza”[8]. Sono parole-semi quelle di questo poeta: quanto brillantemente si esprimono in poesia, altrettanto arditamente ambiscono a gentili rivoluzioni sul piano della realtà.

Dormire mentre dorme il mondo intero

svegliarsi con la luce,

respirare l’aria che da millenni

ricorda agli intorpiditi

la necessità di muoversi, di andare:

essere come tutti, essere per tutti

l’altro – che li renderà sacri e immortali.[9]

 

 

 

 

 

[1] Alessandro Quattrone, La rondine presente, Passigli, Firenze, 2020, p. 116.

[2] Ivi, p. 22.

[3] Ivi, p. 62.

[4] Ivi, p. 35.

[5] Ivi, passim.

[6] Ivi, p. 50.

[7] Ivi, p. 64.

[8] Ivi, p. 115.

[9] Ivi, p. 83.