29 Giugno 2015
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La musica è stata spesso definita come “linguaggio universale per l’umanità“. Nel passato, si è pensato che le scale musicali occidentali fossero comuni a tutte le culture: una volta scoperto che non era così, si è passati alla conclusione opposta, che non ci siano caratteristiche universali della musica nelle diverse culture.
Un nuovo studio ha provato a ribaltare quest’ultimo assunto, cercando di comprendere quali caratteristiche della musica risultino universali e quali, invece, peculiari per ogni cultura. Si è partiti dall’analisi di 304 registrazioni senza ritrovare assoluti universali, ma dozzine dal punto di vista statistico. Si tratta di caratteristiche relative al tono, al ritmo, a contesti sociali e alle interrelazioni tra caratteristiche.
Ritmi basati su due o tre battiti sarebbero presenti in tutte le regioni esaminate, che toccano tutti i continenti. In particolare poi, tra le più importanti e comuni caratteristiche ci sarebbe la capacità di coordinare le azioni delle persone, suggerendo che la funzione principale della musica sia quella di riunire le persone e di creare legami nei gruppi, come una sorta di collante sociale.

Lo studio “Statistical universals reveal the structures and functions of human music”, di Patrick E. SavageSteven BrownEmi Sakai, e Thomas E. Currie, è stato pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America.
Link: PNAS; University of Exeter; Science Daily
Lezione di musica da un’idria a figure rosse di Phintias, da Vulci, 510 a. C. circa. Da WikipediaPubblico Dominio, caricata e di Bibi Saint-Pol.