Astor Piazzolla Paola Crisigiovanni

Terni, ritorna l'omaggio a Piazzolla: intervista a Paola Crisigiovanni

Terni, con TangOpera ritorna l'omaggio a Piazzolla: intervista a Paola Crisigiovanni

Fusione tra tango argentino e opera lirica, ne scrissi del 2019 su Vivo Umbria dopo che al Teatro Nuovo di Spoleto avevo assistito allo spettacolo allora inedito TangOpera. Una produzione artistica di Ag.or.à. a cura dell’associazione Amici della Lirica di Terni, con un’orchestra di dieci elementi formata dal Nuevo Tango Ensemble, ispirato a Piazzolla, (Prisca Amori al violino, Simone Marini al bandoneón, Alessandro Paris alla chitarra, Matteo Gaspari al contrabbasso, Paola Crisigiovanni al pianoforte e per gli arrangiamenti) insieme alla Estro String Orchestra (Francesco Negroni alla viola, Angelo Santisi al violoncello, Daniel Myskiv, Luca Bagagli e Francesca Sbaraglia al violino), due cantanti liriche (la soprano Désirée Giove e la mezzosoprano Ilaria Ribezzi) e due ballerini di tango argentino (Sara Paoli e Samuele Fragiacomo).

Un evento di contaminazione tra generi che ricordo al pubblico piacque, tanto è che, quando venni a sapere della replica ternana che si svolgerà il prossimo 26 agosto nell’Anfiteatro di Terni, mi incuriosii nel voler approfondire la conversazione musicale con una delle sue protagoniste: Paola Crisigiovanni.

TangOpera Astor Piazzolla Paola Crisigiovanni
Terni, ritorna l'omaggio a Piazzolla, con Paola Crisigiovanni. La locandina ufficiale dell'evento - Ag.or.à Umbria

Quando ricevetti la telefonata ero reduce dall’aver guardato un documentario sulla vita di Carly Simon e ciò che mi era rimasto più impresso della sua storia era stata la vocazione che lei ha sempre avuto per la musica. Allo stesso modo mi è sembrato, leggendo la biografia della pianista e compositrice Crisigiovanni, qui prestata alle fatiche di TangOpera. Eclettismo che ben si ravvede nelle composizioni originali di, ad esempio, Agnus Dei ma anche di Suite Mediterranea e di Moz’art jazz. Sulla sua vocazione, avendo iniziato a comporre a 10 anni, non ho dubbi ma glielo chiedo per sfatarne qualcuno:

“Sono entrata in Conservatorio che avevo dodici anni, allora era il vecchio ordinamento dove si studiava per dieci anni lo strumento. Non l’ho abbandonata mai la musica e non ho pensato mai di fare altro. Da subito ho avuto l’idea di voler scrivere e di voler suonare, contemporaneamente, fin da ragazzina. Ricordo quando sentivo le colonne sonore dei film e dicevo ‘io voglio fare questo’.”

E poi l’ha fatto, sempre con l’intento di migliorarsi, anche se come dice lei non è stata la sua attività principale. Eppure, oltreché sotto il profilo della prosa, del cinema e della base concertistica, è riuscita a soddisfare alcune collaborazioni importanti quali quella con Alessandro Preziosi, Fabrizio Bosso nonché con l’attore Stefano Fresi con cui ha avviato un progetto sul rapporto tra arte e autismo insieme alla professoressa Monica Mazza della Facoltà di Psicologia dell’Università dell’Aquila.

Astor Piazzolla Paola Crisigiovanni
Terni, ritorna l'omaggio a Piazzolla - Foto proprietà riservata Paola Crisigiovanni

Quanto credi ti abbiano influenzato le tue esperienze musicali passate in questo lavoro?

“Direi totalmente, come in ogni lavoro. Io sono stata innamorata di tutti i generi musicali che ho studiato, che ho indagato: la musica classica in primis, poi il jazz, poi le composizioni di musica etnica, popolare, ma anche la musica pop, leggera che suonavo da ragazzina, tutto ha influito. Perché poi la musica per me è una. Può essere una musica di qualità, che può piacere o che non può piacere, ma la musica è una, non mi piacciono le divisioni in musica come in generale. Per cui ha influito in maniera totale, quindi quando poi è nata anche TangOpera è stata una bella sfida: unire le arie a Piazzolla senza toccare le arie, è stata una bellissima esperienza. È stata una produzione organizzata tra l’altro in modo eccellente, ci siamo divertiti, abbiamo trovato una grande ospitalità e una grande professionalità”.

Quindi quando nella prima edizione ti hanno proposto questa cosa, come l’hai presa?

“Quando Silvia Racanicchi [responsabile Ag.or.à., n.d.r.] mi ha proposto di fare questa cosa con il tango l’ho presa benissimo, nel senso che lavorare con delle partiture preesistenti, per poi sovrapporne delle altre, mi piace molto. Ad esempio, le melodie delle arie d’Opera sono lasciate esattamente così come sono e hanno un accompagnamento strumentale che invece è diverso, anche se contiene sempre delle citazioni alle partiture originali. Questo cambia tutto, nelle armonie e nella ritmica”.

Puoi spiegare questo concetto di sovrapposizione anche ai non addetti ai lavori?

“È come se si facesse una sorta di quadro dove alcune immagini vengono prese dai grandi pittori della storia e a queste vengono sovrapposte delle altre originali. In musica a volte gli arrangiamenti consistono nel citare il tema principale del pezzo che si sta eseguendo e poi improvvisare sopra, a volte cambiando le note del canto stesso. Qui ad esempio le arie di Puccini vengono lasciate esattamente come Puccini le ha scritte, però sotto c’è una composizione nuova fatta nello stile del tango”.

Terni, ritorna l'omaggio a Piazzolla - Foto proprietà riservata Paola Crisigiovanni

Contaminazioni evidenti che le piacciono e mentre ascolto, la suggestione mi porta a Saint-Saëns e a Gillespie e allora curiosando ancora un po' le chiedo: in origine di chi fu l’idea di TangOpera?

“L’idea si è generata, forse, insieme. Nel senso che parlando di una possibile produzione che si poteva fare, io ho esposto le varie situazioni musicali di cui potevo disporre e quindi quando poi è uscito il tango argentino di Piazzolla, è uscito dalla parte di Ag.or.à la voglia di fare qualche cosa che unisse il canto lirico a produzioni nuove, allora l’idea è scaturita subito. È stata, come dire, una chiacchierata molto produttiva tra loro e il mio modo di fare la musica, perché spesso ho fatto delle elaborazioni di materiale classico (Bach, Chopin, Mozart) unendolo appunto a delle mie composizioni originali, sempre sovrapponendo i brani. Le idee convergevano abbastanza sul mio modo di scrivere ed è quello che aveva in mente Ag.or.à quando voleva produrre TangOpera”.

Terni, ritorna l'omaggio a Piazzolla - Foto proprietà riservata Paola Crisigiovanni

Un omaggio ad Astor Piazzolla, nel centenario della sua nascita, che l’Umbria dunque attende con meraviglia, ancor più di questi tempi dove tra mille ristrettezze si tornerà a fare musica dal vivo. Proprio su questo punto torna e conclude la Crisigiovanni:

“Siamo sempre felici quando ci sono delle nuove produzioni che aspirano a creare qualcosa di bello perché questo mantiene la musica viva. Oggi c’è tanta massificazione, c’è tanto apparire. Si va a vedere un concerto perché arriva il personaggio famoso, il fenomeno da baraccone, quando ci sono tantissime realtà di giovani e meno giovani che hanno tanto da dire, al di là del fatto che usino o meno i mezzi di pubblicità che oggi comanda il mercato ed è un grande pericolo”, ha un messaggio importante da ribadire e le diamo voce: “Avere persone che magari ne usufruiscano meno e che sappiano dire o dare delle cose è bene che ci sia qualcuno che li faccia parlare in qualche modo, dare spazio alle prime esecuzioni e alle produzioni di musiche originali senza chiudere con il passato”.

 

Per avere maggiori informazioni:

Sito ufficiale di Paola Crisigiovanni

Pagina Facebook di Ag.or.à.

 

 


Introduzione alla sociologia della musica

Introduzione alla sociologia della musica di Theodor W. Adorno

Introduzione alla sociologia della musica di Theodor W. Adorno

Theodor Wiesengrund Adorno Introduzione alla sociologia della musica
Theodor Wiesengrund Adorno (Aprile 1964). Ritaglio da una foto di Jeremy J. Shapiro, CC BY-SA 3.0

Theodor Wiesengrund Adorno, il grande filosofo nato a Francoforte, è sempre stato alla ricerca di un modo per unire la filosofia e la musica, giungendo a farle convivere senza sminuire né l’una né l’altra. Operazione, questa, che ha condotto grazie alla passione per entrambe, oltre alla profonda conoscenza di entrambe. E i due aspetti non possono che essere consequenziali. Lo scrittore Thomas Mann, che aveva avuto modo di conoscere Adorno durante la scrittura del Doktor Faustus, non aveva mancato di fare un quadro quanto mai illuminante sul filosofo-musicista: "Quest’uomo singolare ha rifiutato in tutta la vita di decidersi tra la professione della filosofia e quella della musica. Troppo era sicuro di mirare allo stesso scopo nei due diversi campi. La sua mentalità dialettica e la tendenza sociologico-filosofica s’intrecciano con la passione musicale in un modo che affonda le radici nei problemi del nostro tempo". 

Eppure, Adorno non ha mai mancato di collocare tali suggestive riflessioni nei tempi correnti, soffermandosi anche sugli aspetti sociali e, dunque, su chi ascoltasse la musica ricavando, così facendo, sette tipologie di ascoltatore. Il criterio di questa classificazione non vuol essere critico nei confronti dei gusti di chi ascolta musica, soffermandosi su ciò che si giudica bello o brutto da un punto di vista strettamente personale. Anche perché, al riguardo, il filosofo non ritiene che vi sia alcuna scelta, in una società dove l’industria regna sovrana al punto da intaccare perfino quello che si credeva intoccabile, alias la cultura. "Il concetto di gusto – scrive ne Il carattere di feticcio in musica - è superato in quanto non c’è più una scelta: l’esistenza del soggetto stesso, che potrebbe conservare questo gusto, è diventata problematica quanto, al polo opposto, il diritto alla libertà di una scelta che non gli è più empiricamente possibile. […] Per chi si trova accerchiato da merci musicali standardizzate, valutare è diventata una finzione". 

Adorno, nella prima delle dodici lezioni che comprendono la sua Introduzione alla sociologia della musica, preferisce, perciò, basarsi "sull’adeguatezza o meno dell’ascolto alla musica ascoltata”, sulla qualità dell’ascolto, quindi, ma senza dimenticare il rapporto tra il tipo di musica e la classe sociale di appartenenza di chi l’ascolta. La stessa valutazione che si può dare di un brano musicale deriva immancabilmente da questo. Come difatti chiarisce nel quarto saggio del libro sopracitato, chiamato Classi e strati sociali, i detentori di un alto livello di cultura sono abituati ad ascoltare la musica classica e si fanno portavoce di un genere percepito come elitario. Più il reddito si fa modesto, più ne risente il gusto musicale e l’ascolto musicale (discorso che di certo si può estendere alla cultura tout court), mostrando come la musica si colleghi alle rispettive ideologie. Accostando la sociologia alla musica, Adorno analizza, quindi, i tratti peculiari di una società.

Adorno, nel primo dei saggi della sua raccolta, spiega che la sociologia della musica non può non essere che “la conoscenza del rapporto tra gli ascoltatori di musica, come singoli individui socializzati, e la musica stessa”, e perciò di quei comportamenti tipici dell’ascolto, all’interno della società di massa. Rivela, così, ben sette categorie.

Introduzione alla sociologia della musica
Sono sette le categorie di ascoltatori esaminati nella Introduzione alla sociologia della musica di Theodor W. Adorno. Foto di Gerhard Bögner 

Innanzitutto, viene l’esperto, che è colui che “sa rendersi conto in ogni istante di quello che ha ascoltato” e, quindi, colui che possiede quello che Adorno definisce ‘ascolto strutturato’. Ha, cioè, una conoscenza tecnica ineccepibile, che gli permette in ogni istante di comprendere e capire a pieno quello che sta ascoltando. Ad avere queste particolari e peculiari capacità sono, senz’altro, i musicisti, perché hanno un orecchio allenato all’ascolto tecnico. Sta di fatto che sono assai pochi gli ascoltatori che hanno un orecchio così allenato. Eppure, Adorno fa sottintendere, come efficacemente rilevato da Rognoni nella prefazione all’opera analizzata, si tratta di una conoscenza esclusivamente tecnico-formale.

Poi, vi è il buon ascoltatore, che non ha le conoscenze tecniche dell’esperto di musica, ma riesce a fare spontaneamente e inconsciamente i nessi tra significanti e significati del brano musicale. È una categoria che Adorno apprezza moltissimo, perché si accosta alla musica con senso critico e con sensibilità, riuscendo a distinguere il tenore dei brani trattati. Ha una predisposizione innata verso il linguaggio musicale, come fosse la sua seconda lingua. Pur non conoscendone la grammatica riesce a comprenderla. La preoccupazione principale di Adorno riguarda proprio la sempre più difficile sopravvivenza di questa categoria, destinata a scomparire o a ridursi sensibilmente a causa dell’imborghesimento della società. Sono, difatti, gli ultimi rappresentanti, anzi “i resti” di una società aristocratica, ora sostituita dalla borghesia.

Il terzo tipo di categoria trattata è quella del borghese, per l’appunto, frequentatore di concerti e spettacoli operistici, il consumatore di cultura. Si tratta della categoria che vede nel sapere personale e nell’erudizione un’occasione per aumentare il proprio prestigio sociale. La musica è vista, quindi, come un modo per accrescere tale prestigio ed è pertanto vista come un bene culturale da acquisire attraverso cd, libri dei musicisti e nozioni. Sono, perciò, dei collezionisti e sanno riconoscere i brani musicali che ascoltano, i loro autori e anche i motivi più noti del teatro operistico. L’attaccamento alla musica da parte di questi soggetti ha, a parere di Adolfo, qualcosa di feticistico perché il consumatore consuma secondo il metro del prestigio sociale, ma prova un enorme piacere nell’atto di consumare. Un piacere più grande della musica stessa. Si tratta di un tipo di ascoltatore conformista e convenzionale, ma è anche un gruppo dominante e ben più diffuso del secondo. Decide in prima persona l’andamento “della vita musicale ufficiale” e pilotano i gusti dell’industria musicale. Sono, quindi, i responsabili della ripetitività dei brani moderni e amministrano i brani in quanto beni di consumo.

Sono sette le categorie di ascoltatori esaminati nella Introduzione alla sociologia della musica di Theodor W. Adorno. Foto di PourquoiPas

Il quarto tipo di ascoltatore è quello emotivo, cioè colui che ascolta musica per “liberare stimoli istintuali altrimenti rimossi ovvero tenuti a bada da norme civili”. La musica ha per quest’ultimo uno scopo liberatorio che non ha nulla a che vedere con l’apprezzamento del brano musicale in sé e poi con “la realtà effettiva della musica ascoltata”. Non nutrono alcun interesse nella musica se non questo e per tal ragione sono più facilmente pilotabili dalla categoria precedente, perché si limitano ad un’identificazione con quanto ascoltato, anche traendo da questo “le emozioni di cui sentono la mancanza in se stessi”. Non è un ascoltatore che analizza ciò che ascolta, ma che si lascia trasportare. Apprezza, quindi, solo ciò che lo emoziona, senza quello che Adorno definisce ‘ascolto strutturale’: “il tipo emotivo resiste violentemente ai tentativi di condurlo ad un ascolto strutturale, in maniera forse più violenta del consumatore di cultura che infine per amor di questa vi sarebbe anche disposto”.

L’ascoltatore risentito è la tipologia che segue e si tratta dell’ascoltatore che si rifugia nell’ascolto della musica del passato e in epoche remote, sicuro della propria sicurezza. Così crede di sfuggire alla mercificazione della musica corrente, rifiutando così alcun contatto con i tempi odierni. Ha, insomma, un atteggiamento reazionario, a parere di Adorno legato all’impulso interiore di “realizzare nell’arte stessa il primordiale tabù della civiltà relativo all’impulso mimetico, di cui l’arte vive. Vogliono togliere di mezzo tutto ciò che non è addomesticato dall’ordine fisso, tutto ciò che è vagante e ribelle e che ha la sua ultima, meschina traccia nei ‘rubati’ e nelle esibizioni solistiche”. Eppure, nel suo ambito di preferenza è un vero esperto, solo che manca della conoscenza di tutto il resto, perché si interessa unicamente di quello che gli piace e non ha la sensibilità di riconoscere altro se non quello che gli aggrada, mancando di “sensibilità per le sfumature”. Questo essere chiuso in altre epoche e affatto aperto a nuovi influssi musicali, limita la loro capacità di “determinarsi nella loro realtà esteriore e quindi di essere in grado di evolversi interiormente. Nella stessa categoria è anche il fan del jazz, che è invece colui che protesta contro la cultura ufficiale e che necessita della spontaneità musicale che, a sua volta, preferisce alla “fissità del testo scritto”.

Sono sette le categorie di ascoltatori esaminati nella Introduzione alla sociologia della musica di Theodor W. Adorno. Foto di Foundry Co 

Il sesto tipo di ascoltatore è il più diffuso ed è oggetto dell’industria culturale. Si tratta dell’ascoltatore per passatempo. Questi non vede nella musica altro se non un modo per distrarsi, non è un “nesso significante ma una fonte di stimoli”. È colui, a parere di Adorno, che tiene la radio accesa mentre lavora e non bada a quello che ascolta. Mantiene un atteggiamento privo di attenzione e di concentrazione. Vede nella musica un mezzo di distensione, senza sviluppare alcun senso critico e ricevono tutto in maniera passiva. Per tal ragione, sono i consumatori ideali in una società industriale: “scettico solo nei riguardi di ciò che lo costringe a pensare con la sua testa, egli è pronto a solidarizzare con la propria veste di cliente, ed è ostinatamente convinto della facciata della società, quale gli si presenta ghignante sulle copertine dei rotocalchi”. La musica come svago è, a parere di Adorno, il sintomo di un peggioramento della musica nella società contemporanea, sempre meno trattata e considerata come una forma d’arte. L’esperienza artistica – sostiene Adorno in Teoria estetica - è autonoma solo quando rigetta il “gusto del godimento”. Nei confronti dell’arte si provava ammirazione, senza che questo fosse un rapporto di incorporazione. L’ascoltatore doveva, piuttosto, scomparire nella forma d’arte, in quanto oggettiva. “Il concetto di godimento artistico è stato un cattivo compromesso tra l’essenza sociale e l’essenza antitetica alla società dell’opera d’arte. Essendo già inutile ai fini dell’autoconservazione (a società borghese non glielo perdonerà mai del tutto), l’arte deve almeno affermarsi per una sorta di valore d’uso che sarebbe modellato sul piacere dei sensi”.

La società incoraggia questa forma di passività, perpetrando tale istupidimento culturale con ogni mezzo in loro possesso. Grazie a tale processo, si avranno dei consumatori sempre pronti a spendere e veicolati verso una scelta, senza ribellarsi a quello che viene loro imposto. Tale forma di annebbiamento viene, secondo Adorno, condotto proprio attraverso la musica leggera, causando quel processo di pseudoindividualizzazione (di cui si è parlato in precedenza) che porta l’ascoltatore ad un’obbedienza cieca nei confronti di quello che ascolta, credendo non solo di scegliere ma anche di ascoltare qualcosa di nuovo, anziché “consumare prodotto già digeriti a dovere”. Le canzoni di successo sono quindi costruite a tavolino, senza che il gusto personale dell’ascoltatore abbia il minimo peso. Questi si limita ad accettare quello che gli viene propinato, senza rendersi conto pienamente di quello che ascolta.

Se il sesto tipo di ascoltatore, attualmente il più diffuso, è alla mercé della sete consumistica che provoca l’industria musicale e culturale, il settimo tipo è del tutto disinteressato nei confronti della musica, tanto che Adorno lo identifica con l’ascoltatore indifferente, non musicale e antimusicale. Appartengono alla categoria quelle persone che non nutrono alcun interesse nei confronti della musica e che non hanno alcuna predisposizione alla musica. Sono del tutto indifferenti ad essa, probabilmente a causa di un’educazione troppo rigidi, ipotizza Adorno, e dei padri troppo severi, che hanno reso i figli incapaci di leggere la musica e di ricevere un’educazione musicale. Quest’autorità così rigida li ha resi totalmente insensibili non solo nei confronti della musica, ma dell’arte in generale. Così facendo, li ha disumanizzati, desensibilizzati alla bellezza. Ma è una categoria, questa, che non è stata analizzata socialmente e da cui “ci sarebbe molto da imparare”, a parere dello stesso Adorno.

Introduzione alla sociologia della musica di Theodor W. Adorno.

Riferimenti bibliografici

Adorno T.W., M. Horkheimer, Dialettica dell’illuminismo, Einaudi, Torino 1971, pp.192-193.

Adorno T.W., Il carattere di feticcio in musica in Dissonanze, Feltrinelli, Milano 1990.

Adorno T.W., Introduzione alla sociologia della musica, introduzione di Luigi Rognoni, Einaudi, Torino 2002.

Adorno T.W., Teoria estetica, Einaudi, Torino 2009.

Diodato R., Relazione, sistema, virtualità. Prospettive dell’esperienza estetica, in “Studi di estetica”, n.1-2, 2014, pp.85-103.

Mann T., Romanzo di un romanzo. La genesi del Doctor Faustus, in Scritti minori, Mondadori, Milano 1958.

Serravezza A., Musica, filosofia e società in Th. W. Adorno, Dedalo Libri, Roma 1993.

Vercellone F., Dopo la morte dell’arte, Il Mulino, Bologna 2013.


nel laboratorio dello studioso

Il Museo Egizio di Torino riparte con il progetto "Nel laboratorio dello studioso"

Nel laboratorio dello studioso: il Museo Egizio di Torino riapre al pubblico il giorno 26 aprile e lo fa all'insegna della ricerca. Difatti, i visitatori potranno accedere ad una nuova ed esclusiva esposizione su studi e ricerche nell'ambito archeologico e museale.
“Poter riaprire il Museo significa poter restituire alla collettività un luogo e un patrimonio che appartengono a tutti, e non possiamo che essere lieti di ciò - dichiara Christian Greco, direttore del Museo Egizio -. Nel farlo intendiamo dare ancora una volta centralità alla ricerca e alla biografia degli oggetti, come testimoniato dal progetto espositivo ‘Nel laboratorio dello studioso’, che mette al centro l’incessante lavoro che il museo svolge per indagare e rendere sempre più accessibile la propria collezione."
Il progetto espositivo "Nel laboratorio dello studioso" prevede un ciclo di mostre bimestrali nello spazio del primo piano, durante le quali di volta in volta verrà analizzato un reperto archeologico con approfondimenti di curatori,  studiosi e archeologi. Inoltre, saranno messi in luce i collegamenti tra i vari oggetti e i loro significati.
Nel laboratorio dello studioso
Logo del progetto espositivo "Nel laboratorio dello studioso". Foto Ufficio stampa della Fondazione Museo delle Antichità Egizie di Torino.
L'obiettivo primario è connettere il pubblico al mondo della ricerca scientifica che opera dietro lo studio, il restauro, l'esposizione e la valorizzazione di ogni singolo reperto presente nel Museo Egizio di Torino.
"Nel laboratorio dello studioso" avrà inizio il 27 aprile con le luci puntate sulla statua di Hel di epoca Ramesside (XIX dinastia, 1279-1213 a.C. circa). L'opera rappresenta una donna su sgabello con cuscino,  nell'atto di stringere due oggetti rituali. Infatti, presenta nella mano sinistra un fior di loto e nella destra una collana di perline con menat, tipico strumento musicale per il culto di Hathor, dea dell'amore e della bellezza. Oltre alla scultura saranno presenti altre quattro vetrine di approfondimento ai temi legati alla protagonista, quali musiche e strumenti rituali, arte e attività scultorea dell'epoca. Questo primo ciclo a cura di Federico Poole, curatore del MET dal 2013 si concluderà il 27 giugno 2021.
Nel laboratorio dello studioso
Statua di Hel, prima protagonista di "Nel laboratorio dello studioso". Foto Ufficio stampa della Fondazione Museo delle Antichità Egizie di Torino.
Ulteriore novità del Museo riguarda l'impianto d'illuminazione, implementato con nuove luci interne ed esterne alle vetrine, che consentono una miglior visione dei reperti e dei loro dettagli. inoltre, le luci scelte a seconda dei materiali esposti ne consentiranno anche la conservazione.
“Siamo pronti e soprattutto felici di accogliere nuovamente nelle sale i visitatori; ritenendo che i musei rappresentino un servizio pubblico essenziale, ci auguriamo di poterlo fare con continuità e sempre all’insegna della sicurezza – afferma la Presidente, Evelina Christillin - Nei mesi di chiusura, dalla primavera 2020 a oggi, non abbiamo mai interrotto la nostra attività: dalla ricerca, alle mostre, al rinnovamento degli spazi espositivi, abbiamo continuato a lavorare a numerosi progetti: in particolare l’implementazione dell’impianto illuminotecnico, che offrirà al pubblico una visione assai più efficace dei reperti del Museo."
Per poter accedere al Museo è necessaria la prenotazione con almeno un giorno di anticipo in modo da assicurare ingressi contingentati e il rispetto delle norme sanitarie. L'acquisto dei biglietti può essere effettuato sul sito web https://museoegizio.it/tickets-shop, dove sono disponibili informazioni riguardo gli orari e le tariffe.
Il Museo è aperto dal Lunedì alla Domenica e oltre alla nuova esposizione e alla meravigliosa collezione sarà ancora possibile visitare la mostra temporanea "Archeologia Invisibile".
Nel laboratorio dello studioso
Mostra temporanea "Archeologia invisibile". Foto Museo Egizio di Torino.

Robert Johnson, il fumetto che racconta la leggenda del blues

Robert Johnson, fumetto di Jacopo Masini e Francesco Paciaroni

Nasce spontaneo, come un'erba selvatica impossibile da sradicare, perché il blues è il canto che lega intere generazioni melanconiche, è la testimonianza canora di un passato schiavista che riverbera ancora oggi. Impossibile non cedere al fascino di questo canto. Melodie tristi, struggenti, cantate quasi trattenendo le lacrime per raccontare le grandi delusioni della vita come la perdita dell'amore, l'impossibilità di ricongiungersi con la propria famiglia o il sogno di riabbracciare la terra d'origine, l'Africa.

Nel Sud degli Stati Uniti d'America iniziò la rivoluzione musicale dei Diavoli Blu

Il blues non raccontò solo le umili origini degli interpreti, ma creò a livello endogeno una mitologia popolare, perché coloro cantavano e suonavano plasmarono le comunità afroamericane in enti che tentarono - riuscendoci - di trasformare il loro mondo emotivo in un fenomeno di successo commerciale. I primi a tramutare il blues in un'ottica di successo musicale ad ampio raggio furono gli interpreti del Delta, quei musicisti di colore che operarono tra gli anni '20 e '30 del secolo scorso.

Nel decennio appena accennato il blues si popolò di vere leggende della musica, a cui attorno gravitavano dicerie, rumors e vere imprese degne di un'epopea. Un esempio tra tutti è Robert Johnson. La travagliata vicenda biografica di Robert Johnson e il suo successo, costellato da eccessi e amori fiammeggianti, costituiscono il fulcro del recente fumetto sceneggiato da Jacopo Masini e illustrato da Francesco Paciaroni, uscito per Edizioni Inkiostro.

Robert Johnson fumetto Jacopo Masini Francesco Paciaroni
La copertina del fumetto Robert Johnson, di Jacopo Masini e Francesco Paciaroni, pubblicato da Edizioni Inkiostro

Masini e Paciaroni raccontano la vita di uno dei più grandi musicisti mai esistiti, scomparso a soli 27 anni.

I got a kindhearted woman do anything in this world for me I got a kindhearted woman do anything in this world for me but these evil-hearted women, man they will not let me be I love my baby my baby don't love me

Partendo dal substrato mitico che aleggia intorno al giovanissimo Robert Johnson, Jacopo Masini racchiude la biografia del musicista in una cornice in bilico tra la narrazione classica delle vicende personali fino a tratteggiare, in maniera fumosa, le misteriose vicende che consacrano Johnson a dio del blues.

Usando un narratore vivido e che ha toccato con la proprio mano Robert Johnson, Masini ripercorre i successi e i fallimenti del giovanissimo talento, consapevole della volontà di scarnificare l'idolo della musica per ritrarre il ragazzo che si innamora delle work song e delle melodie struggenti.

fumetto Robert Johnson di Jacopo Masini e Francesco Paciaroni
Tavola del fumetto Robert Johnson di Jacopo Masini e Francesco Paciaroni

Più che una biografia a fumetti, l'opera di Masini e Paciaroni è un'archeologia del beat e del sound che ha spinto Johnson a consacrarsi alla musica dopo una vita tormentata dal dolore, il disamore e un passato legato allo schiavismo della comunità in cui si riconosce.

fumetto Robert Johnson di Jacopo Masini e Francesco Paciaroni
Tavola del fumetto Robert Johnson di Jacopo Masini e Francesco Paciaroni

Mentre il popolo americano vive il proibizionismo e la crisi del '29, gli afroamericani ancorano il proprio bagaglio emotivo all'unica forma espressiva ed artistica che possono praticare. Ricordiamo che Ralph Ellison riesce a pubblicare Invisible Man soltanto nel 1953 per codificare una delle prime forme letterarie che rappresentano il nazionalismo nero.

Masini riesce quindi non solo a proporre le vicende biografiche con cura ma interviene nel linguaggio, nei dettagli storico-sociali per inquadrare uno degli spaccati storici più interessanti non solo della scena musicale. Non si può svincolare il blues dalla storia, dalla terra e dalle persone. Sofferenza e musica, sono entrambe la stessa cosa.

fumetto Robert Johnson di Jacopo Masini e Francesco Paciaroni
Tavola del fumetto Robert Johnson di Jacopo Masini e Francesco Paciaroni

Paciaroni ha il merito di scolpire il titanismo sentimentale degli eroi del blues, della loro verve e fantasia; passione e gioia traspaiono con la stessa folle lucidità degli incubi interiori e delle grandi sofferenze. Un tratto deciso, capace di far trasparire gli ossimori e le contraddizioni che animavano Johnson, i suoi amori, le sue idee fuori di testa, l'incapacità di contenere la propria rabbia o passione.

Masini e Paciaroni formano un cocktail perfetto, a cui è impossibile resistere anche per coloro che non amano il blues o che non lo conoscono. Bellissime le sequenze di alcune tavole tripartite, che vivisezionano i volti, come per sottolineare lo smembramento dell'interiorità. La psicologia per la caratterizzazione dell'intero coro di comparse e personaggi è di grande cura, ciò non si limita a una ricostruzione biografica, ma a una vera dichiarazione d'amore al blues, a quel mondo perduto e a Robert Johnson.

 

Tavola del fumetto Robert Johnson di Jacopo Masini e Francesco Paciaroni

Biografia romanzata o leggenda? Forse agiografia di un diavolo poeta.

Si ringrazia Edizioni Inkiostro per le immagini.


Polifonia

Polifonia: suonando la colonna sonora della Storia

Polifonia: suonando la colonna sonora della Storia

Al via un nuovo progetto internazionale, coordinato dall'Università di Bologna, che indaga il patrimonio musicale europeo, per migliorare la comprensione dell’evoluzione dei generi musicali, la loro diffusione nel tempo e nello spazio e le relazioni esistenti tra musica e società

Foto di Pexels 

Ricreare le connessioni tra musica, persone, luoghi ed eventi in Europa dal XVI secolo fino ad oggi. È l'obiettivo di Polifonia, nuovo progetto europeo finanziato con 3 milioni di euro dal programma quadro Horizon 2020 e coordinato dall'Università di Bologna. Il progetto si svilupperà nel corso dei prossimi 40 mesi, e i risultati - che saranno pubblici e disponibili via web sotto forma di un dataset globale e interconnesso - forniranno un contributo fondamentale al miglioramento della comprensione del patrimonio musicale europeo.

“Polifonia svilupperà strumenti di intelligenza artificiale che permetteranno di navigare attraverso un’incredibile mole di suoni e testi plurilingue”, spiega Valentina Presutti, coordinatrice del progetto e ricercatrice al Dipartimento di Lingue, Letterature e Culture Moderne dell’Università di Bologna. “In questo modo, sarà possibile capire come la musica è cambiata e come ha reagito al contesto sociale e politico negli ultimi sei secoli”.
Louis P. Grijp, professore all’Università di Utrecht e ricercatore in musicologia della Royal Netherlands Academy of Arts and Sciences (KNAW), purtroppo recentemente scomparso, ha dimostrato come la musica tradizionale olandese della fine del XVI secolo fosse stata influenzata dall’Opera francese dello stesso periodo. Considerando che in quegli anni i due paesi erano in guerra, risulta evidente come le connessioni musicali tra individui possano essere stabilite nonostante apparenti ostacoli o confini. Quanti casi analoghi potrebbero esistere? Ci sono somiglianze per quanto riguarda il contesto culturale, politico o artistico di diverse realtà? Attualmente è difficile rispondere a simili domande anche perché i musicologi lavorano principalmente su cataloghi non connessi tra loro.
Lo scopo di Polifonia è creare una risorsa vasta e accessibile da chiunque - ricercatori, artisti, produttori musicali, musicisti e amanti della musica - attraverso un portale web, permettendo in tal modo di svelare fenomeni di connessione in modo sistematico.
Utilizzando la stessa metodologia sarà possibile migliorare la comprensione dell’evoluzione dei generi musicali, la loro diffusione nel tempo e nello spazio e le relazioni esistenti tra musica e società, come le colonne sonore delle rivoluzioni, dei movimenti di emancipazione, delle guerre o addirittura delle pandemie. L’industria musicale, per citarne una, avrà finalmente la possibilità di sfruttare appieno il proprio enorme catalogo: collegamenti inaspettati tra musiche apparentemente lontane potranno rivelare nuovi metodi di classificazione in aggiunta alle usuali etichette.
Tra i diversi temi attorno ai quali si articolerà il progetto, uno è dedicato nello specifico a Bologna, città nella quale la musica riveste da sempre un ruolo centrale, ma con un patrimonio musicale solo in parte conosciuto e sfruttato se comparato al suo pieno potenziale. Il pilot MUSICBO si propone di creare un corpus digitale plurilingue (italiano, inglese, francese, spagnolo e tedesco) contenente testimonianze di studiosi, giornalisti, viaggiatori, scrittori e studenti in un periodo compreso dal Medioevo ai giorni nostri. Saranno pubblicati documenti che mostrano diversi stili discorsivi come narrazioni, epistole, notizie di attualità, resoconti di viaggio: un corpus che costituirà il punto di partenza per costruire un dataset disponibile per il riuso da parte di ricercatori, istituti culturali e pubbliche amministrazioni.

Il consorzio di Polifonia è un gruppo interdisciplinare composto da ricercatori e amanti della musica: informatici, antropologi ed etnomusicologi, storici della musica, linguisti, archivisti del patrimonio musicale, amministrativi e professionisti creativi. Coordinato dall'Università di Bologna, il progetto coinvolge inoltre: The Open University (Regno Unito), King’s College London (Regno Unito), National University of Ireland Galway (Irlanda), Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo (Italia), Centre National de la Recherche Scientifique (Francia), Conservatoire National des Arts et Metiers (Francia), Stichting Nederlands Instituut Voorbeeld en Geluid (Paesi Bassi), Koninklijke Nederlandse Akademie van Wetenschappen (Paesi Bassi), Digital Paths srl (Italia).

Per maggiori informazioni: https://polifonia-project.eu/.

Testo dall'Ufficio Stampa Alma Mater Studiorum - Università di Bologna

Al Free Wor(l)d Festival il premio Fondazione Loreti Onlus

 Si è conclusa ieri sera, domenica 18 ottobre, la seconda edizione del Festival Free Wor(l)d per la Libertà di Espressione che a Spoleto si è tenuta in presenza e con dirette Facebook dal 15 al 18 ottobre 2020. Nonostante le incertezze causate dall’attuale situazione sanitaria da Covid-19, il Free Wor(l)d Festival con l’obiettivo di rimettere al centro le persone con la cultura e l’informazione ha dato vita ad un ricco programma il cui filo conduttore era la disinformazione, il labile confine tra vero e falso.

seconda free festival
Il premio al Festival

Per questo, dopo la messa in scena dello spettacolo teatralela Fondazione Loreti Onlus nella persona della neo presidente Olga Urbani ha premiato il Festival con motivazione “per l’alto valore culturale e di promozione della collettività”, una targa è andata anche allo spettacolo teatrale Aletheia e alla regista Fabiana Viviani.

seconda free festival
i ringraziamenti dopo spettacolo Aletheia Teatro Nuovo durante l'ultima giornata della seconda edizione del Free Wor(l)d Festival

Gli intenti della manifestazione, già ben compresi dall’amministrazione comunale che aveva inviato il suo apprezzamento a più riprese durante i convegni – “Festival manifestazione di altissimo livello” aveva detto il sindaco Umberto De Augustinis portando il suo saluto sabato mattina - ha trovato riscontro anche nel pubblico che ha partecipato e si è lasciato coinvolgere negli eventi organizzati.

Immagini dal talk "cosa è vero e cosa realmente è falso"

Si è iniziato giovedì 15 ottobre con la presentazione del libro La lingua disonesta del Prof. Edoardo Lombardi Vallauri su tecniche di manipolazione e persuasione nella politica e nella pubblicità, si è proseguito sabato 17 ottobre con il convegno dedicato ai diritti umani in pratica (bruciante l’intervento del sociologo Marco Omizzolo sulle agromafie e il caporalato) e le mini conferenze della mattina su consapevolezza ed etica dell’informazione (con, in presenza l’avvocato Laura Guercio, la sociolinguista Vera Gheno, l’attore Mirko Frezza e in collegamento la vicesegretaria nazionale di Cittadinanzattiva Anna Lisa Mandorino e le giornaliste Rosy Battaglia e Sara Magro), fino a domenica 18 ottobre con l’omaggio ad Andrea Camilleri e al suo impegno sociale per la verità e la parola con il regista e drammaturgo Lorenzo Salveti e a cura del presidio “Angela Fiume” di Libera Spoleto.

l'omaggio ad Andrea Camilleri

Emozionanti anche gli intermezzi: musicale (con il Trio Francioli, Marino, Scarabottini), fotografico (con la mostra di Emanuela Duranti, aperta in via del Mercato ancora fino al 25 ottobre p.v. con un incontro dibattito previsto sabato prossimo alle ore 16.30 sulla storia della fotografia), artistico (con una mostra d’arte di Maura Coltorti nel foyer del Teatro Nuovo, anteprima dello spettacolo), cinematografico (con la proiezione del film La verità negata), didattico e formativo (prima con i webinar sul tema della disinformazione a cui hanno partecipato ben 24 classi tra biennio e triennio del polo liceale di Spoleto e poi con la premiazione del Concorso Letterario Scientifico “Bernardino Ragni”).

L’attuale situazione d’emergenza ha costretto il Free Wor(l)d Festival a rinviare invece l’incontro spettacolo sulla consapevolezza e l’interpretazione dei mass media a cura di Lorella Zanardo e Cesare Cantù che da Milano per senso di responsabilità hanno preferito non rischiare.

immagini dal convegno sui diritti umani in pratica
immagini dal convegno sui diritti umani in pratica

Il Festival ideato da Valentina Tatti Tonni quest’anno è stato portato avanti con dedizione e passione da parte delle associazioni culturali e di promozione sociale del territorio BeHuman, Cantiere Oberdan, CittadinanzAttiva, Donne contro la Guerra e Centro Anti Violenza “Crisalide”, Il Contrappunto, Libera Spoleto, la Sala Frau e la libreria Ubik.

la mostra fotografica di Emanuela Duranti

Si ringraziano per il sostegno la Fondazione Francesca, Valentina e Luigi Antonini, della Fondazione Loreti Onlus e dello Studio Dentistico della dott.ssa Cristina Santi di Campello sul Clitunno; per la collaborazione la sezione umbra di Amnesty International; Spoleat per il partenariato; About Umbria, Classicult, Terni in Rete e Umbria24 per la media partnership; per il patrocinio la Provincia di Perugia, il Comune di Spoleto, l’IIS Sansi Leonardi Volta, Articolo21, l’Associazione Nazionale Insegnanti di Scienze Naturali e Ossigeno per l’Informazione.

seconda free festival
la premiazione Free Wor(l)d Festival con Olga Urbani della Fondazione Loreti Onlus

Spoleto, 19 ottobre 2020

 

 


Spoleto, dal 15 al 18 ottobre un Festival in nome della Disinformazione

Quasi tutto pronto per l’avvio del Festival Free Wor(l)d per la Libertà di Espressione che a Spoleto si terrà dal 15 al 18 ottobre 2020 in modo itinerante: il filo conduttore di questa seconda edizione è la Disinformazione e ogni evento organizzato, in osservanza delle disposizioni anti-Covid, ruoterà dunque intorno a questo tema. Non mancheranno però intermezzi di intrattenimento come la serata in musica con il Trio Francioli, Marino, Scarabottini giovedì 15 ottobre alle ore 21.30 presso l’Albornoz Hotel; l’inaugurazione della mostra fotografica di Emanuela Duranti venerdì 16 ottobre alle ore 17.30 presso i locali comunali di via del Mercato; la proiezione del film di Mick Jackson La verità negata alle ore 21.30 presso la Sala Frau sabato 17 ottobre e, infine, lo spettacolo Aletheia presso il Teatro Nuovo in chiusura del Festival domenica 18 ottobre alle ore 18.

Il Free Wor(l)d Festival anche quest’anno affianca le scuole del territorio rappresentando un esempio virtuoso di educazione civica per molti docenti che dimostrano presenza e partecipazione: con le classi iscritte ai webinar della mattina del giovedì (con una lezione dedicata al linguaggio sessista e discriminatorio in collaborazione con il Centro Anti Violenza “Crisalide” di Spoleto e GIULIA Giornaliste) e del venerdì(con una lezione sull’interpretazione e l’analisi dei mass media); con il Concorso Letterario Scientifico “Bernardino Ragni” che l’IIS Sansi Leonardi Volta ha promosso con l’Associazione Il Contrappunto e la cui premiazione avverrà alla Sala Frau domenica 18 ottobre alle ore 12.

Tanti gli ospiti di questa seconda edizione che arriveranno a Spoleto durante le quattro giornate in programma. La serie di appuntamenti aperti al pubblico del Festival si aprirà giovedì 15 ottobre alle ore 17.30 con Edoardo Lombardi Vallauri, professore ordinario di linguistica presso l’Università Roma Tre interessato di strategie di persuasione, linguistica italiana e giapponese, rapporto tra linguaggio e cervello. Vallauri ha pubblicato a più riprese su questioni di politica universitaria e di nocività della religione, collabora con Rai Radio 3 e i suoi libri sono pubblicati da Il Mulino e da Carocci. Il giorno dopo, venerdì 16 ottobre alle ore 21, atteso è l’incontro spettacolo con la docente e attivista per i diritti delle donne Lorella Zanardo - autrice nel 2009 del documentario Il corpo delle donne che ha rivelato come venisse raccontata la femminilità in tv – e il regista Cesare CantùSchermi, se li conosci non li eviti, questo il titolo del loro incontro che sarà dedicato all’analisi, all’interpretazione e all’uso consapevole dei mass media, quale approfondimento della lezione che la mattina si sarà tenuta nelle scuole. L’incontro spettacolo sarà moderato dalla counselor Cristina Marini.

La mattina di sabato 17 ottobre ci sarà il Talk Cosa è vero e cosa realmente è falso? ispirato ai TED Talks americani, cioè quelle mini conferenze in cui a rotazione e in un tempo stabilito più persone parlano di un certo argomento, dal loro punto di vista.L’argomento in questione è naturalmente centrato sul senso reale della verità e della falsità, alla domanda cercheranno di rispondere l’attivista civica specializzata in relazione pubbliche e Vicesegretaria di Cittadinanzattiva Anna Lisa Mandorino; la sociolinguista specializzata in comunicazione digitale e traduttrice dall’ungherese Vera Gheno; la giornalista e presidente di Cittadini Reattivi Rosy Battaglia che si occupa di salute, ambiente, legalità e resilienza; la giornalista di viaggi e turismo di lusso Sara Magro, co-fondatrice del quotidiano di viaggi online The Travel News; l’avvocato, docente universitaria e Segretario Generale del Comitato Interministeriale per i diritti Umani presso il Ministero degli Affari Esteri Laura Guercio e l’attore Mirko Frezza.

Nel pomeriggio alle ore 17 seguirà il convegno dedicato ai diritti umani in pratica, con la collaborazione di Amnesty International Umbria. Interverranno il giornalista e direttore di Altraeconomia Duccio Facchini, il sociologo Eurispes e Cavaliere al Merito della Repubblica per la sua azione di difesa nei confronti delle vittime di caporalato Marco Omizzolo, il consigliere di Equo Garantito Fabrizio Cuniberti e la presidente de Il Ponte Solidale Stefania Guerrucci.

Domenica 18 ottobre alle ore 11 presso la Sala Pegasus ci sarà un incontro con il maestro Lorenzo Salveti, regista e drammaturgo già direttore dell’Accademia d’Arte Drammatica Silvio D’Amico, per un omaggio ad Andrea Camilleri a cura del presidio “Angela Fiume” di Libera Spoleto, con letture a cura di Andrea Giuliano, Diletta Masetti e Giorgia Fagotto Fiorentini e con un contributo video di don Luigi Ciotti.

Si ringraziano per il sostegno la Fondazione Francesca, Valentina e Luigi Antonini, la Fondazione Loreti Onlus e lo Studio Dentistico della dott.ssa Cristina Santi di Campello sul Clitunno.

I soggetti aderenti al Festival quest’anno sono le associazioni culturali e di promozione sociale BeHuman, Cantiere Oberdan, CittadinanzAttiva, Donne contro la Guerra e Centro Anti Violenza “Crisalide”, Il Contrappunto, Libera con il presidio “Angela Fiume”, la Sala Frau e la libreria Ubik. Al momento con il partenariato di Spoleat, con la media partnership di About Umbria, Classicult, Terni in Rete e Umbria24, con il patrocinio della Provincia di Perugia, del Comune di Spoleto (il Festival è inserito nel cartellone degli eventi autunnali), dell’IIS Sansi Leonardi Volta, di Articolo21, dell’Associazione Nazionale Insegnanti di Scienze Naturali e di Ossigeno per l’Informazione.

Il programma aggiornato della seconda edizione del Free Wor(l)d Festival per la libertà di espressione di Spoleto, sul tema della disinformazione, può essere scaricato qui.

Spoleto festival disinformazione
Locandina della seconda edizione del Free Wor(l)d Festival per la libertà di espressione di Spoleto, sul tema della disinformazione

Si ricorda che tutte le iniziative, ove non specificamente indicato, sono a ingresso gratuito fino a esaurimento posti. La prenotazione ai singoli eventi è obbligatoria:

inviando una mail a [email protected]

per info e prenotazioni sullo spettacolo teatrale, invece, inviare una mail a [email protected]

Per contribuire alla raccolta fondi attiva su Buona Causa >buonacausa.org/cause/festival-freeworld-2020


Festival per la Libertà di Espressione: la seconda edizione a Spoleto dal 15 al 18 ottobre

FESTIVAL FREE WOR(L)D PER LA LIBERTÀ DI ESPRESSIONE

La seconda edizione a Spoleto dal 15 al 18 ottobre

 

Dopo il successo della prima edizione il Festival Free Wor(l)d per la Libertà di Espressione - nato a Spoleto l’anno scorso con l’idea di rimettere al centro le persone attraverso la cultura e l’informazione - giunge a una seconda edizione ricca di contenuti e di relazioni. È sfidando le difficoltà imposte dall’attuale emergenza sanitaria da Covid-19 che il Direttivo coordinato da Valentina Tatti Tonni ha voluto, con impegno e dedizione, proporre in quattro giornate dal 15 al 18 ottobre 2020 un Festival tematico intitolato alla Disinformazione per essere così presente sul territorio, in modo itinerante, con una serie di eventi pensati per la collettività.

Si inizia a pieno ritmo la mattina di giovedì 15 ottobre 2020 con un incontro, pur a distanza, con le scuole: in collaborazione con il Centro Anti Violenza di Spoleto il confronto con gli studenti dei primi due anni delle superiori sarà tenuto dalla pedagogista Adelaide Coletti e dalla presidente di GIULIA Giornaliste Silvia Garambois sul tema dei linguaggi sessisti e discriminatori e sul Manifesto di Venezia. Nel pomeriggio presso l’Albornoz Hotel verrà presentato il libro La lingua disonesta di e con Edoardo Lombardi Vallauri, docente di linguistica presso l’Università Roma Tre; in serata sempre all’Albornoz è previsto il concerto del noto e apprezzato Trio Francioli, Marino, Scarabottini.

La mattinata con le scuole verrà replicata venerdì 16 ottobre 2020 alla presenza della docente e scrittrice Lorella Zanardo e del regista Cesare Cantù con l’obiettivo di fornire agli studenti degli ultimi tre anni delle superiori strumenti utili all’interpretazione e all’educazione dei mass media. Il format della Zanardo – Schermi, se li conosci non li eviti – esportato in tutta Italia come incontro e spettacolo proseguirà in serata presso l’Albornoz Hotel e diretto ad un pubblico più ampio interessato all’uso consapevole dei media. Nel pomeriggio nella sala comunale sita in via del Mercato sarà invece inaugurata la mostra Il pozzo dei desideri della fotografa pluristimata nella regione Emanuela Duranti.

Nel fine settimana si entrerà nel vivo del Festival e della Disinformazione come tema conduttore con due convegni, entrambi presso l’Albornoz Hotel. Ad aprire i lavori, sabato 17 ottobre 2020, sarà un confronto aperto a cui parteciperanno nello stile dinamico dei Ted Talks (rispondendo tutti dal loro punto di vista alla domanda Cosa è vero e cosa realmente è falso?) la Vicesegretaria generale di CittadinanzAttiva Anna Lisa Mandorino, la sociolinguista Vera Gheno, la giornalista e presidente di “Cittadini Reattivi” Rosy Battaglia, la giornalista collaboratrice de Il Sole 24Ore su Viaggi e Turismo Sara Magro, l’avvocato esperta di diritto internazionale Laura Guercio e l’attore Mirko Frezza. Nel pomeriggio seguirà il convegno sui diritti umani in pratica con il direttore di Altraeconomia Duccio Facchini, il sociologo Eurispes Marco Omizzolo, il consigliere di Equo Garantito Fabrizio Cuniberti e la presidente de Il Ponte Solidale Stefania Guerrucci. Sempre sul tema, in serata alla Sala Frau, verrà proiettato il film (prezzo del biglietto: 5 euro) diretto da Mick Jackson La verità negata.

Festival Libertà espressione seconda

Domenica 18 ottobre 2020, ultima giornata del Festival Free Wor(l)d 2020, in mattinata alla Sala Pegasus un omaggio ad Andrea Camilleri a un anno dalla sua scomparsa con la partecipazione del regista e drammaturgo Lorenzo Salveti: verranno letti brani scelti a cura di Andrea Giuliano, Diletta Masetti e Giorgia Fagotto Fiorentini con un contributo video di don Luigi Ciotti. A seguire alla Sala Frau si svolgerà la cerimonia di premiazione della prima edizione del Concorso Letterario Scientifico “Bernardino Ragni” destinato alle terze e quarte classi delle scuole superiori di secondo grado, proseguito nonostante le misure di contenimento da Covid-19 solo grazie alla tenacia e alla passione dei docenti che negli studenti hanno profuso interesse, promosso dall’Associazione Il Contrappunto e dall’IIS Sansi Leonardi Volta. Infine, alle ore 18 presso il Teatro Nuovo Gian Carlo Menotti, il Festival è lieto di proporre a conclusione di questa sua seconda edizione lo spettacolo teatrale (prezzo del biglietto: 10 euro) Aletheia: teatro di voci e corpi di donne con la regia di Fabiana Vivani, insieme a una mostra d’arte di Maura Coltorti.

Festival Libertà espressione seconda

soggetti aderenti al Festival quest’anno sono le associazioni culturali e di promozione sociale BeHuman, Cantiere Oberdan, CittadinanzAttiva, Donne contro la Guerra e Centro Anti Violenza “Crisalide”, Il Contrappunto, Libera con il presidio “Angela Fiume”, la Sala Frau e la libreria Ubik. Al momento con la collaborazione della sezione umbra di Amnesty International, con il partenariato di Spoleat, con il sostegno della Fondazione Loreti Onlus e dello Studio Dentistico della dott.ssa Cristina Santi di Campello sul Clitunno, con la media partnership di Classicult e Umbria24, con il patrocinio della Provincia di Perugia, del Comune di Spoleto (il Festival è inserito nel cartellone degli eventi autunnali), dell’IIS Sansi Leonardi Volta, di Articolo21, dell’Associazione Nazionale Insegnanti di Scienze Naturali e di Ossigeno per l’Informazione.

Si rammenta che tutte le iniziative, ove non specificamente indicato, sono a ingresso gratuito fino a esaurimento posti. Nel rispetto delle disposizioni vigenti anti-Covid nei luoghi chiusi è fatto obbligo di indossare la mascherina mantenendo la distanza di sicurezza.

La prenotazione ai singoli eventi è obbligatoria: inviando una mail a [email protected]

Per info e prenotazioni sullo spettacolo teatrale, invece, inviare una mail a [email protected]

Per contribuire alla raccolta fondi attiva su Buona Causa >buonacausa.org/cause/festival-freeworld-2020

 

Si può scaricare il programma qui.

 

Comunicato stampa e immagini (foto edizione 2019) dal Festival Free Wor(l)d per la Libertà di Espressione


Spoleto Due Mondi fratellanza

Spoleto Due Mondi, giù il sipario nel segno della fratellanza

Giù il sipario della sessantatreesima edizione del Festival dei Due Mondi di Spoleto: la manifestazione si è conclusa ieri sera nel segno della fratellanza, come ha sapientemente sottolineato il maestro Riccardo Muti riferendosi alla nona Sinfonia di Beethoven e a cui, con la direzione dell’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini da lui fondata nel 2004, è stato affidato in piazza Duomo il concerto finale.

I movimenti del compositore tedesco, di nuovo celebrato nel duecentocinquantesimo anniversario dalla nascita e dopo che l’Orchestra del Teatro Carlo Felice di Genova due giorni prima aveva eseguito Le creature di Prometeo (concerto in forma scenica che abbinava le suggestive creature dello stilista Roberto Capucci, n.d.r.), si trova a fornire il vero significato all’intera edizione.

28/08/2020 - 63a edizione del Festival dei Due Mondi, Piazza Duomo, Le creature di Prometeo. Le creature di Capucci. Foto copyright Kim Mariani

 

28/08/2020 - 63a edizione del Festival dei Due Mondi, Teatro Romano, Maria Callas. Lettere e Memorie. Foto copyright Kim Mariani

Un anno particolare questo, nel quale a causa dell’emergenza sanitaria da COVID-19, fino all’ultimo non era neanche sicuro che il Festival si potesse fare. Per questo Umberto De Augustinis, sindaco della Città e presidente della Fondazione Festival, ha più volte ringraziato il direttore artistico uscente, Giorgio Ferrara, per il coraggio e il sacrificio.

Sebbene questa edizione abbia subito ristrettezze dal punto di vista precauzionale (uso di mascherine, pulizia delle mani, distanziamento sociale), dei posti a sedere ridotti (così come del pubblico anche della stampa), dei prezzi dei biglietti (per i più troppo alti), dei luoghi messi a disposizione (solo due, il Teatro Romano e la piazza del Duomo che all’aperto, potessero garantire sicurezza e permettere a quante più persone di assistere agli spettacoli) e la durata dell’intera kermesse (solo otto serate, seppur con nomi di più richiamo quali Dante, Ferrari, Bellucci e Zingaretti) il bilancio conclusivo non può che essere positivo: la prospettiva che il Festival dovesse saltare un’edizione – cosa mai avvenuta da quando Gian Carlo Menotti lo aveva fondato nel 1958 – per gli avventori era di fatto impensabile.

20/08/2020 63a edizione del Festival dei 2 Mondi di Spoleto. Teatro Romano, Spettacolo - Concerto da Euripide e Sofocle I Messaggeri regia di Emma Dante, nella foto Elena Borgogni. Foto copyright Maria Laura Antonelli/AGF
21/08/2020 63a edizione del Festival dei 2 Mondi di Spoleto. Piazza Duomo, 3 Monodrammi per attrice, coro femminile e orchestra. Arianna, Fedra, Didone Ovidio – Epistulae Heroidum, musica di Silvia Colasanti; adattamento e traduzione di Rene' de Ceccatty, nella foto il direttore Roberto Abbado, Orchestra Giovanile Italiana International Opera Choir, maestro del coro Gea Garatti con Isabella Ferrari. Foto copyright Maria Laura Antonelli/AGF

Il repertorio francese con cui il maestro Daniele Gatti aveva concluso l’edizione dello scorso anno, in questo ha ceduto il passo ad un più formale classicismo (Mozart, Cimarosa e Mercadante) che nel romanticismo (Schubert) ha poi conosciuto la grande opera con Verdi e Bellini (con arie interpretate dalla soprano Rosa Feola) grazie ad un’orchestra che è sempre preghiera e compimento per l’armonia. Ecco perché Riccardo Muti sprona affinché la Chiesa e lo Stato non dimentichino quale “colonna portante” rappresenti per il Paese “la storia della musica”.

23/08/2020 63a edizione del Festival dei 2 Mondi di Spoleto. Teatro Romano, spettacolo Pianoforte con la pianista Beatrice Rana. Foto copyright Maria Laura Antonelli/AGF

Nel fare questo – anche ricalcando il tentativo della pianista Beatrice Rana in concerto solista nella prima settimana del Festival, nella messa in scena dell’Orfeo di Monteverdi che ne aveva inaugurato le gesta, o anche nel termine della trilogia del mito con musiche della Colasanti - con gli applausi finali è stato il maestro Muti, accompagnato da Maria Teresa Venturini Fendi, a dare all’infermiera Elena Pagliarini il premio Carla Fendi 2020 perché con il suo lavoro ha consacrato la sua vita al servizio dell’umanità senza in nessun caso abbandonare il malato (parafrasi dal “Giuramento degli Infermieri” tratto dal testo di Florence Nightingale, ndr.).

19/08/2020 63a edizione del Festival dei 2 Mondi di Spoleto. Piazza Duomo, prova generale teatro con l'Opera de L'Orfeo, regia del maestro Pier Luigi Pizzi, nella foto il direttore Ottavio Dantone con l' Accademia Bizantina. Foto copyright Maria Laura Antonelli/AGF
Spoleto Due Mondi fratellanza
30/08/2020 63a edizione del Festival dei 2 Mondi di Spoleto: un messaggio di fratellanza. Piazza Duomo, Concerto Finale, nella foto il direttore Riccardo Muti, Orchestra Giovanile Luigi Cherubini. Foto copyright Maria Laura Antonelli/AGF

Al sacrificio e alla fratellanza si è infine aggiunto l’augurio di un futuro prospero, ieri in una conferenza stampa pomeridiana, della nuova direttrice artistica del Festival dei Due Mondi di Spoleto, Monique Veaute, il cui mandato inizia oggi per cinque anni: tra le anticipazioni quella di voler coinvolgere di più il territorio di Spoleto e di voler far tornare la musica protagonista. Il Festival 2021 che si svolgerà dal 24 giugno all’11 luglio, si prepara dunque ad affrontare nuovi impegni: ”Le tre parole d’ordine saranno novità, rarità e originalità. Spero di essere all’altezza delle aspettative”, ha concluso la Veaute a margine dell’incontro.

 

Spoleto Due Mondi fratellanza
30/08/2020 - Spoleto, Palazzo Comunale, conferenza stampa di presentazione della nuova direttrice artistica del Festival dei Due Mondi Monique Veaute. Da sinistra: Daniela D'Agata del collegio dei revisori dei conti, Dario Pompili vice presidente della Fondazione Festival, Maria Teresa Venturini Fendi, il sindaco Umberto De Augustinis, Monique Veaute e la direttrice amministrativa Paola Macchi. Foto da Ufficio Stampa del Comune di Spoleto.

Beatrice Rana Spoleto

Magia liberata, a Spoleto il concerto di Beatrice Rana

Salentina, 27 anni, famiglia di musicisti, a due anni le mani sulla tastiera. Molte testate, nell’attesa di ascoltarla a Spoleto all’interno della sessantatreesima edizione del Festival dei Due Mondi, hanno descritto e intervistato Beatrice Rana che ieri sera, domenica 23 agosto 2020, infine, si è esibita davanti al pubblico del Teatro Romano. Reduce dall’aver interpretato le Variazioni Goldberg di Bach e dall’aver diretto l’estivo Classiche Forme festival da lei ideato per la musica da camera, sarà presto richiesta a Roma per il concerto n. 2 di Rachmaninov diretto da Alpesh Chauan e per cui Martha Argerich, suo mito, sembra aver già inviato messaggio di stima.

Insomma, il rotocalco era ricolmo di informazioni già prima che la serata avesse inizio tanto da chiederci che cosa, a parte l’opinione estetica soggettiva da omettere cortesemente al lettore, potesse ancora suggestionarci. Poi, d’un tratto, al primo echeggio di accordi si alzò il vento e le note presero a rincorrersi tra le curve in pietra della cavea.

Beatrice Rana a Spoleto. Foto copyright Maria Laura Antonelli/AGF

Con un instabile movimento armonico venne introdotto lo Scherzo n. 1 (in si minore op. 20) di Fryderyk Chopin che, datato presumibilmente nel 1831 è il più giovane dei quattro che troverà compimento solo undici anni dopo: un arco temporale nel quale egli comporrà la maggior parte delle sue opere tra polacche, notturni e preludi. In principio del quarto Scherzo (in mi maggiore op. 54), osservando la metrica odo che il respiro della signora che mi siede accanto è meno irrequieto, i suoi scatti senza tempo sembrano aver trovato serenità in mezzo ai tanti pensieri che prima lo appesantivano.

Il concerto solista che Rana propone a memoria segue un continuum narrativo ben riconoscibile e che dal romantico introspettivo arriva all’impressionismo cui Isaac Albéniz aderisce insieme a Maurice Ravel che è sintesi prima ancora che provocazione. L’estratto del terzo quaderno dell’Iberia di Albéniz entusiasma ancor di più la signora: ho come la sensazione che quella musica, parafrasando Adorno, fosse per lei veramente magia liberata.

Beatrice Rana a Spoleto. Foto copyright Maria Laura Antonelli/AGF

Come tutti i virtuosi che dalla conoscenza estrapolano la perfezione, ispirata da cose remote l’imitazione di Rana non è decadente perché prospera nella mente il piacere e i suoi maestri, che escono dai libri senza annegare nel passato, riemergono nell’umanità profonda.

Sul finire del concerto prima dei cinque richiami del pubblico (regalando un notturno di Chopin per bis, op. 48 n. 1), il suo Ravel riesce ancora a favorire reazioni mentre con gratitudine, sporgendo il corpo sottile di fianco allo strumento, la vediamo accogliere l’applauso vigoroso.

La serata ha chiuso la prima settimana del Festival che dà appuntamento alla prossima, conclusiva, dal 27 al 30 agosto 2020 con Bellucci, Capucci, Zingaretti e Muti.

Beatrice Rana Spoleto Festival dei Due Mondi
Beatrice Rana a Spoleto. Foto di Valentina Tatti Tonni