Dante Chantal Milani

Il vero volto di Dante: il lavoro dell'antropologa forense Chantal Milani

Il vero volto di Dante: il lavoro dell'antropologa forense Chantal Milani

Nell'anno del settimo centenario dalla morte del Sommo Poeta, la sua Commedia è eterna nella nostra cultura e nella cultura mondiale. Fu definita Divina da Giovanni Boccaccio, autore che per primo ci ha fornito la descrizione del volto di Dante Alighieri, che tutt'oggi così immaginiamo nelle nostre menti:

 “Il suo volto fu lungo e il naso aquilino, gli occhi anzi grossi che piccioli, le mascelle grandi, e dal labbro di sotto era quel di sopra avanzato; e il colore era bruno, e i capelli e la barba spessi, neri e crespi, e sempre nella faccia melanconico e pensoso” Dal Trattatello in laude di Dante. 

Inoltre, a questa si aggiungono i numerosi dipinti trecenteschi che ritraggono l'autore e le maschere funerarie, su entrambe tali fonti vi sono però dubbi di autenticità.

E quindi come possiamo dare un vero volto al Sommo Poeta?

Le ossa di Dante furono ritrovate per la prima volta a Ravenna nel 1856, a partire da tale anno ebbero inizio gli studi scientifici per la ricostruzione anatomica.

Il primo a elaborare una ricostruzione scientifica del suo volto fu l'anatomista Fabio Frassetto nel 1921 con una modellazione sullo scheletro cranio-facciale dei tessuti molli, utilizzando tecniche di ricostruzione facciale fino ad allora conosciute, questa però risultava mancante della mandibola.

Trascorsi 100 anni, la dottoressa Chantal Milani, antropologa e odontologa forense, esperta di riconoscimento facciale e ricostruzione 3D e da anni consulente per Procure, Tribunali e Forze di Polizia nei casi di interesse Giudiziario, in collaborazione col prof. Giorgio Gruppioni già professore di Antropologia presso l’Università di Bologna, ha lavorato al progetto di Ricostruzione facciale forense per il volto di Dante Alighieri.

Il processo di ricostruzione del volto di Dante Alighieri, si ringrazia la Dott.ssa Chantal Milani per l'immagine.

Ringraziamo l'antropologa Chantal Milani che ha risposto alle nostre domande su Dante per ClassiCult

Dott.ssa Chantal Milani, Antropologo e Odontologo Forense. Si ringrazia la dott.ssa Chantal Milani per la foto.

 

Dottoressa Milani, recentemente ha ricostruito il volto del Sommo Poeta. È una ricostruzione che ha avuto delle fasi in cui sono stati applicati dei metodi nuovi. In cosa consistono queste novità?

I resti che furono analizzati nel 1921 dall’anatomista Fabio Frassetto si rivelarono mancanti di mandibola. Grazie ad un calco che fu eseguito in quell’occasione è stato possibile avere una copia del cranio e poter oggi ricostruire una mandibola con metodi matematici, quindi oggettivi, differenti dai metodi empirici applicati in passato. 

In questo modo ho potuto avere un cranio completo su cui compiere una ricostruzione del volto con i metodi che ormai sono ampiamente adottati per questo genere di lavori. Di Dante è la prima volta che viene eseguita una Ricostruzione facciale forense in ambiente 3D virtuale.

Dante Chantal Milani
Ricostruzione facciale forense di Dante Alighieri, si ringrazia la dott.ssa Chantal Milani per l'immagine.

Ricostruzione facciale forense?

Sì, si chiamano così perché vengono applicati i metodi che si utilizzano per rispondere a quesiti giudiziari, nell’ambito dell’antropologia forense, qualora vi sia un corpo che non viene identificato nell’immediatezza e necessiti di un volto da poter diffondere attraverso i media affinchè possa facilitare la segnalazione di un nome e quindi di un sospetto di identità. Questo nominativo permetterà di seguire la pista identificativa e applicare i metodi identificativi ufficialmente riconosciuti (denti e DNA). 

Dante Chantal Milani
Ricostruzione facciale forense di Dante Alighieri, si ringrazia la dott.ssa Chantal Milani per l'immagine.

In seguito al suo lavoro è stata possibile non solo una accurata ricostruzione muscolare e dei tratti di Dante, ma anche una riproduzione tridimensionale del volto, con quali tecnologie e supporti è avvenuto tale processo? 

Nel caso di Dante è stato dapprima scansionato il calco del cranio con un laser scanner 3D ottenendo una copia virtuale della componente ossea. Quando abbiamo resti umani reali questo passaggio avviene grazie alla tomografia computerizzata. È ancor più importante nel caso di reperti fragili e bendati come le mummie. Ho avuto la fortuna di analizzare con il Mummy Project diretto dall’egittologa Sabina Malgora, molte mummie egizie che grazie alla TC sono state analizzate in modo conservativo e riproducibile.

Per Dante, l’analisi antropologica (anche integrata con le informazioni lasciateci da Fabio Frassetto) ha permesso di scegliere i giusti spessori di tessuti molli e grazie a software di modellazione 3D sono stati eseguiti i vari step di ricostruzione dei muscoli, del naso e della cute.

Quali figure professionali oltre l'antropologo sono necessarie per raggiungere un tale obiettivo? 

Dipende dalle competenze personali che uno ha: io da più di 15 anni mi occupo di Antropologia e Odontologia forense e identificativa, ossia di analisi di resti umani, identificazione personale, ricerca corpi occultati, analisi di soggetti ritratti in immagini di videosorveglianza, stima dell’età in presunti minori e ricostruzione di volti e scene del crimine. 

Questa gamma di cose è possibile grazie anche ad una mia predisposizione per tutto ciò che è informatica e tecnologia. Ciò mi rende possibile gestire sia la parte antropologica in senso stretto, di analisi di resti umani, sia quella informatica di analisi di immagini e modellazione 3D.  Diversamente servono figure diverse, a patto che – per le ricostruzioni –  il modellatore abbia esperienza specifica in ricostruzioni del volto di tipo forense (Artista forense). 

In campo storico archeologico è importante anche che qualcuno effettui anche un’accurata ricerca storica sia di analisi precedenti (soprattutto quando i resti umani non sono più accessibili se non in copia) sia di iconografia affidabile e coeva al personaggio su cui si sta lavorando. Questo può servire ad esempio se si deve eseguire una sovrapposizione cranio-foto/ritratto.
Il progetto su Dante è svolto in collaborazione col prof. Giorgio Gruppioni già professore di Antropologia presso l’Università di Bologna.
Non di rado affido alcune fasi anche ai miei allievi sotto forma di progetti di tesi. Ad esempio per la nuova mandibola di Dante ho affidato il compito di ricavare alcune misure ad una mia tesista, la dott.ssa Francesca Zangari, del corso in Archeologia e Antropologia Forense dell’INPEF.

I primi calchi del volto di Dante furono effettuati nel 1921, in che misura e in che modo questi sono stati fondamentali per giungere all'attuale ricostruzione? 

Fondamentali direi. La ricostruzione del volto si basa sul principio che il cranio, come le gran parte delle strutture anatomiche, è connotato da elementi fortemente caratterizzanti l’individuo a cui è appartenuto: i tessuti molli manifesteranno un insieme di proporzioni, forme e dettagli del cranio sottostante, che traspariranno in parte anche nel volto che scaturirà.
Senza la presenza del cranio non vi è “Ricostruzione facciale forense” ma solo una sorta di identikit, ossia di raffigurazione puramente artistica, suggestiva di quell’individuo. 

Possiamo ad oggi affermare di trovarci di fronte all'effettivo volto di Dante Alighieri o in che percentuale la ricostruzione risulta corrispondere all'esatta riproduzione del suddetto? 

La Ricostruzione del volto non deve mai intendersi come una fotografia esatta dell’individuo, ma come un volto che calza sul cranio di quell’individuo. Un cranio è in un certo qual modo diverso da quello di un'altra persona. In ambito forense la ricostruzione ha il fine di evocare un riconoscimento nell’osservatore, richiamando l’attenzione, a volte, anche solo su qualche dettaglio. Qui si apre la porta anche ai meccanismi di riconoscimento dei volti da parte del nostro cervello.  

La ricostruzione, essendo come un vestito su misura sul cranio di quel particolare individuo, ne manifesterà inevitabilmente delle caratteristiche specifiche che potrebbero innescare questo meccanismo.

Quanto alle percentuali, alcune fonti parlano dell’80% altre meno, ma sono scettica su questo tipo di approccio. Perché la Ricostruzione non è un metodo identificativo vero e proprio, ruolo attribuito solo a impronte digitali, denti e DNA, ma è una fase di indagine che permette di avere una pista identificativa (poi da confermare coi suddetti metodi).


Dall'Antica Spiaggia di Ercolano uno scheletro di una delle vittime dell'eruzione

È di qualche settimana fa la notizia del ritrovamento durante i lavori di scavo sull’Antica Spiaggia di Ercolano di uno scheletro, appartenuto con molta probabilità ad una delle vittime dell’eruzione del 79 d.C. che distrusse molti siti vesuviani.

Scheletro antica spiaggia Ercolano
Scheletro antica spiaggia Ercolano. Foto: Parco Archeologico di Ercolano

L’individuo di sesso maschile dall’età di circa 40-45 anni è stato ritrovato assieme ad altri materiali trascinati dalle correnti piroclastiche che si sono abbattute durante le varie fasi dell’eruzione. Infatti, sull’antica spiaggia, oltre ai resti scheletrici molti sono i resti archeo-botanici come arbusti, radici di alberi ad alto fusto e parti di travi e frammenti di cornici e pannelli appartenenti ad edifici in città, oltre ad assi di legno, puntoni e altri elementi forse pertinenti a barche.

Scheletro antica spiaggia Ercolano
Scheletro antica spiaggia Ercolano. Foto: Parco Archeologico di Ercolano

Tutti questi elementi architettonici e organici ritrovati nello stesso strato archeologico dello scheletro hanno fatto pensare ad un corpo trascinato dalla forza eruttiva all’interno di un flusso piroclastico e trasportato giù verso il mare. Le prime indagini antropologiche hanno evidenziato numerose fratture alle ossa dovute al trascinamento e al galleggiamento tra i vari materiali che man mano venivano sradicati e trascinati verso la spiaggia. Le altissime temperature del flusso che lo investì provocarono un’immediata evaporazione dei tessuti e lo scheletro rimase inglobato nella massa di cenere, gas, acqua e detriti.

Scheletro antica spiaggia Ercolano
Scheletro antica spiaggia Ercolano. Foto: Parco Archeologico di Ercolano

Interessante anche il ritrovamento di una piccola “borsa” accanto alla vittima con all’interno del materiale ancora da indagare. Per esigenze conservative, il reperto sarà prelevato con il blocco di terra che lo contenete e analizzato attraverso microscavo in laboratorio.

Sui reperti osteologici ed organici rinvenuti verranno effettuati rilievi laser scanner a luce strutturata integrati a rilievi fotogrammetrici per la restituzione realistica tridimensionale dei reperti di cui sia garantita la precisione submillimetrica e fotorealistica della restituzione, essenziale sia per la successiva realizzazione di una copia tridimensionale, fedele dello scheletro e del contesto di rinvenimento, sia per la produzione di basi metriche precise per la documentazione archeologica e delle opere di restauro che seguiranno, propedeutiche alla conservazione di questo importante ritrovamento.

Scheletro antica spiaggia Ercolano
Scheletro antica spiaggia Ercolano. Foto: Parco Archeologico di Ercolano

Francesco Sirano: “Empatia è il termine che esprime il sentimento provato nel momento in cui ho visto il ritrovamento; poter associare con certezza un oggetto personale alla vittima che lo stringeva letteralmente su di sè, trasmette a pieno il senso di umanità che ancora si respira ad Ercolano e lo studio di un contesto indisturbato ci condurrà verso una serie di approfondimenti che racconteranno tanto del passato di questa città. Si tratta di una nuova tessera del mosaico di informazioni che rendono Ercolano unica nel mondo antico: un luogo che trasmette istantanee dal passato anche dagli angoli più impensabili. Da Ercolano provengono negli anni recenti reperti di assoluto valore artistico come la testa di Amazzone dalla Basilica Noniana e gli elementi del cassettonato in legno della casa del Rilievo di Telefo, che conservano il colore originario. Ma questo stesso luogo ha restituito anche elementi della cultura materiale umili, come i 700 e più contenitori con sedimenti dal collettore fognario della Palestra,  ma in grado di illuminare aspetti inediti della vita quotidiana: dagli scarti delle cucine  alla dieta e alle prelibatezze amate dagli antichi ercolanesi e persino offrono informazioni sulle infezioni che affliggevano gli abitanti del caseggiato”.

Interviene il Manager dell’Herculaneum Conservation Project Jane Thompson:

Ercolano non delude mai: ogni volta che si tocca un fronte si scoprono reperti incredibili. La Fondazione Packard in questi anni ha concentrato le proprie energie proprio sui confini del sito perché, come nel caso dell’antica spiaggia, le esplorazioni erano state parziali e avevano lasciato condizioni irrisolte e critiche. Grazie a questo lavoro di ‘ricucitura’ lungo i confini negli anni passati sono emersi una testa di statua di amazzone, gioielli e un soffitto dipinto. Oggi i resti di un ercolanese con addosso le proprie cose Viviamo queste scoperte come veri e propri premi per chi come noi lavora incessantemente per la conservazione del sito ma anche per il pubblico senza il quale questo patrimonio culturale perderebbe il suo animo.”

Si tratta di uno scavo moderno, - continua il Direttore Francesco Sirano - impostato come un laboratorio all’aperto multidisciplinare, ove il lavoro simultaneo di più professionalità ha consentito di esplorare, documentare, rilevare* tridimensionalmente e sistematicamente ogni fase di scavo dell’area dell’Antica Spiaggia e offrire un’istantanea della tragedia, con il contesto perfettamente preservato e il corredo in situ. Gli averi della vittima restano visibili vicino al suo scheletro, così come si trovavano, ed è possibile per gli archeologi, antropologi, restauratori, intervenire in maniera sinergica sulla lettura e interpretazione di una scoperta scientifica che emoziona”.


Da Ercolano importanti novità sulla dieta degli abitanti della città

Analisi sui resti umani di Ercolano hanno permesso di approfondire ulteriori informazioni sulla dieta degli antichi abitanti della città. Lo studio è stato condotto dalla Dott.ssa Silvia Soncin e dal Professor Olivier Craig ed è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista Science Advances.

In collaborazione con l’Università di York dove si è svolto il lavoro di analisi anche altre prestigiose istituzioni italiane come il Parco Archeologico di Ercolano, il Parco Archeologico di Pompei e il Museo delle Civiltà di Roma.

Gli abitanti dell’antica città di Ercolano e i loro resti hanno offerto un’esperienza unica per l’analisi della vita in una comunità che visse e subì il medesimo destino. A partire dagli anni ’80 del secolo scorso numerose sono state le vittime rintracciate nei fornici che si affacciano sull’antica spiaggia della città, esattamente 340 individui.

dieta Ercolano
Dieta Ercolano. Foto: Parco Archeologico di Ercolano

Studi di antropologia e di bioarcheologia hanno permesso di migliorare in maniera significativa studi diretti sul modo di vivere, eventuali patologie e dirette conoscenze, in generale, sulla società romana in un arco temporale ben preciso. In questo studio internazionale, 17 individui recuperati dai fornici sono stati sottoposti ad analisi degli isotopi stabili del carbonio e dell’azoto degli aminoacidi che compongono il collagene osseo al fine di ricostruirne la dieta con maggiore dettaglio e precisione.

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Spiaggia Antica di Ercolano. FOTO: paErco

Una comparazione tra fonti storiche ed analisi dirette ha permesso di chiarire che vi fosse un accesso alimentare differenziato fra uomini e donne. L’analisi degli aminoacidi – dice il Professor Craig – ha permesso di quantificare tali differenze e di riflettere sulle cause. Lo studio ha inoltre previsto alcuni prelievi di resti botanici da Ercolano ed in particolare di cereali e legumi. I risultati isotopici ottenuti dai cereali, insieme a quelli del collagene di specie animali e marine, sono stati utilizzati per il confronto con i valori determinanti per gli umani. Ad emergere chiare differenze fra uomini e donne nel consumo in particolare di pesce e prodotti animali.

Gli Ercolanesi consumavano una quantità di proteine dei prodotti della pesca superiori a quello delle donne, mentre queste avevano una dieta molto più ricca in prodotti animali. Questo studio innovativo dal punto di vista bioarcheologico è stato confrontato con dati associati a popolazioni contemporanee e in proporzione il risultato è che il consumo di pesce ad Ercolano è risultato superiore rispetto agli abitanti del Mediterraneo della seconda metà del secolo scorso.

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Ercolano, foto: Alessandra Randazzo

Silvia Soncin riferisce: “Gli uomini erano più probabilmente maggiormente impegnati nella pesca e in altre attività marittime, generalmente occupavano posizioni più privilegiate nella società, e venivano liberati dalla schiavitù in età più giovane rispetto alle donne. Tutti questi fattori probabilmente facilitavano il loro accesso a prodotti alimentari più costosi, come il pesce fresco.”

La dieta seguita dagli antichi abitanti di Ercolano – interviene il Direttore del parco Archeologico Francesco Sirano - non ci racconta solo delle abitudini alimentari ma ci mette anche di fronte ad una società organizzata secondo canoni assai diversi da quella odierna. Un mondo dove l’accesso abitudinario a determinati alimenti dipendeva non dalla fame o dalla possibilità di acquisto, ma da fattori culturali: il genere, la condizione  sociale, la provenienza geografica dei componenti della comunità locale. Ercolano si conferma un laboratorio unico per l’avanzamento della conoscenza non solo guardando al passato ma anche e soprattutto, direi, al futuro e alle mille possibilità di innovazione e di miglioramento della qualità della vita che possono derivare dall’attivazione degli insegnamenti della storia, piuttosto che dalla semplice raccolta di dati. Il parco Archeologico di Ercolano è impegnato nella promozione di studi internazionali intorno alla ricostruzione sotto molteplici aspetti di un mondo la cui vita cessò in poche ore, ma la cui memoria attiva risuona tuttora nella mente e nell’animo di chi voglia ascoltarla.”

 


Pompei, scoperta la Tomba del liberto Marco Venerio Secundio

Pompei, siamo nell’area extra moenia della città antica presso la necropoli di Porta Sarno, dove la missione archeologica dell’Università Europea di Valencia, in collaborazione con il Parco Archeologico, ha scoperto una nuova tomba il cui proprietario era il liberto Marco Venerio Secundio.

Tomba di Marco Venerio Secundio
Tomba di Marco Venerio Secundio. Foto: Cesare Abbate

Gli archeologi, durante l’ultima campagna di scavi che si è conclusa appena pochi giorni fa, hanno individuato presso la necropoli di Porta Sarno, ad est dell’antico centro urbano, una tomba con all’interno un individuo inumato ed, eccezionale per Pompei, il corpo non combusto ma in parte mummificato con residui di capelli del defunto.

Tomba di Marco Venerio Secundio
Tomba di Marco Venerio Secundio. Foto: Cesare Abbate

Sulla lastra marmorea posta sul frontone della tomba l’iscrizione commemorativa ne ha permesso la decifrazione e l’attribuzione ad un proprietario ben preciso cioè proprio Marcus Venerius Secundio, personaggio già noto in città. La struttura sepolcrale è stata datata all’ultimo decennio di vita di Pompei ed è costituita da un recinto in muratura dove si conservano ancora tracce di policromia e disegni: piante verdi su fondo blu.

Tomba di Marco Venerio Secundio
Tomba di Marco Venerio Secundio. Foto: Cesare Abbate

Chi era questo personaggio? Certamente non sconosciuto a Pompei, Marcus Venerius Secundio era presente nell’archivio delle tavolette cerate del banchiere Cecilio Giocondo e dal nome, riusciamo a ricostruire anche la sua storia, quella di liberto e custode del tempio di Venere.

Tomba di Marco Venerio Secundio
Tomba di Marco Venerio Secundio. Foto: Parco Archeologico di Pompei

Una volta “manomesso”, la “manumissio” indica nel diritto romano l’atto con cui il proprietario libera uno schiavo, ha raggiunto un certo livello sociale ed economico come confermerebbe non solo la bella tomba monumentale ma anche l’iscrizione dove, oltre ad essere citato come Augustale, cioè membro del collegio dei sacerdoti dediti al culto imperiale, è ricordato come “colui che diede ludi greci e latini per la durata di quattro giorni”. Una testimonianza diretta di ludi greci, cioè in lingua greca che prima si potevano solo ipotizzare sulla base di riscontri indiretti e oggi simbolo della κοινή mediterranea.

Tomba di Marco Venerio Secundio
Tomba di Marco Venerio Secundio, Gabriel Zuchtriegel. Foto: Parco Archeologico di Pompei

Abbiamo qui un'altra tessera di un grande mosaico, ovvero la Pompei multietnica della prima età imperiale, dove accanto al latino è attestato il greco, all’epoca la lingua franca del Mediterraneo orientale. Che si organizzassero anche spettacoli in greco è prova del clima culturale vivace e aperto che caratterizzava l’antica Pompei”- dichiara Gabriel Zuchtriegel, Direttore Generale del Parco Archeologico di Pompei.

Dal punto di vista antropologico interessante è anche lo stato di conservazione dello scheletro di questo noto personaggio, uno dei meglio conservati a Pompei. Il defunto fu inumato in una piccola cella ma non era solo perché nella restante parte del recinto sono state trovate due incinerazioni in urna tra cui una appartenente ad una donna di nome Novia Amabilis.

Tomba di Marco Venerio Secundio
Tomba di Marco Venerio Secundio, columella e segnacolo tombale. Foto: Parco Archeologico di Pompei

Il rito funerario utilizzato è sicuramente insolito per l’usus pompeiano in quanto nella fase romana si utilizzava l’incinerazione per individui adulti mentre solo i fanciulli venivano inumati. Le analisi preliminari sul defunto hanno constatato un’età avanzata, aveva superato i 60, e le eccezionali condizioni di un ambiente ermeticamente chiuso hanno permesso all’équipe diretta da Llorenç Alapont di ritrovare anche tracce di capelli e una porzione di orecchio. Inoltre vi erano anche elementi di corredo tra cui un unguentario in vetro e numerosi frammenti riconducibili a quello che doveva essere del tessuto.

Tomba di Marco Venerio Secundio, scheletro. Foto: Parco Archeologico di Pompei

Bisogna ancora comprendere se la mummificazione parziale del defunto è dovuta a un trattamento intenzionale o menospiega il professor Llorenç Alapont dell’Università di Valencia - In questo l’analisi del tessuto potrebbe fornire ulteriori informazioni. Dalle fonti sappiamo che determinati tessuti come l’asbesto venivano utilizzati per l’imbalsamazione. Anche per chi come me si occupa di archeologia funeraria da tempo, la straordinaria ricchezza di dati offerti da questa tomba, dall’iscrizione alle sepolture, ai reperti osteologici e alla facciata dipinta, è un fatto eccezionale, che conferma l’importanza di adottare un approccio interdisciplinare, come l’Università di Valencia e il Parco Archeologico hanno fatto in questo progetto.”

Tomba di Marco Venerio Secundio. Foto: Cesare Abbate

I resti sono stati trasportati al Laboratorio di Ricerche Applicate nel sito di Pompei dove hanno subito i primi interventi di analisi e conservazione. Inoltre il Parco Archeologico ha avviato una serie di interventi di messa in sicurezza volti a garantire la manutenzione della necropoli di Porta Sarno con la speranza in futuro di rendere fruibile l’area che al momento si trova oltre il confine con la Circumvesuviana.

https://m.youtube.com/watch?v=G-bJQ-4A7y4&feature=youtu.be

Foto e video dall'Ufficio Stampa del Parco Archeologico di Pompei


Individuati resti di Neanderthal nella Grotta Guattari al Circeo

In seguito alle ricerche archeologiche sistematiche della Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Frosinone e Latina in collaborazione con l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, iniziate nell’ottobre del 2019, sono tornati alla luce 9 resti fossili di Homo Neanderthalensis. La grande scoperta a ottant'anni dall'individuazione della Grotta Guattari a San Felice Circeo (LT) segue quella già nota dei resti di altri due ominidi nel sito.

Grotta Guattari
Resti di Neanderthal (Homo Neanderthalensis) dalla Grotta Guattari. ©️Ufficio Stampa E Comunicazione MiC Foto di Emanuele Antonio Minerva.

Una scoperta straordinaria di cui parlerà tutto il mondo nella Grotta di Guattari – ha dichiarato il Ministro della Cultura, Dario Franceschiniperché arricchisce le ricerche sull’uomo di Neanderthal. È il frutto del lavoro della nostra Soprintendenza insieme alle Università e agli enti di ricerca, davvero una cosa eccezionale”.

Grotta Guattari
Resti di Neanderthal (Homo Neanderthalensis) dalla Grotta Guattari. ©️Ufficio Stampa E Comunicazione MiC Foto di Emanuele Antonio Minerva.

Infatti, la Grotta Guattari, risulta essere uno dei siti archeologici più interessanti al mondo per lo studio comportamentale e la ricostruzione storica della vita dell'Homo Neanderthalensis, che visse nel corso del Paleolitico Medio (200000-40000 anni fa).

Con questa campagna di scavo – ha detto Mauro Rubini, direttore del servizio di antropologia della SABAP per le province di Frosinone e Latina - abbiamo trovato numerosi individui, una scoperta che permetterà di gettare una luce importante sulla storia del popolamento dell’Italia. L’uomo di Neanderthal è una tappa fondamentale dell’evoluzione umana, rappresenta il vertice di una specie ed è la prima società umana di cui possiamo parlare”.

https://www.youtube.com/watch?v=DddSjH0PMJI&t=2s

Tra i reperti fossili dei 9 individui, 8 di questi sono databili tra i 50mila e i 68mila anni fa, mentre il più antico è databile tra i 100mila e i 90mila anni fa.

Sono tutti individui adulti – ha rilevato Francesco Di Mario, funzionario archeologo della SABAP per le province di Frosinone e Latina e direttore dei lavori di scavo e fruizione della grotta Guattaritranne uno forse in età giovanile. È una rappresentazione soddisfacente di una popolazione che doveva essere abbastanza numerosa in zona. Stiamo portando avanti gli studi e le analisi, non solo genetiche, con tecniche molto più avanzate rispetto ai tempi di Blanc, capaci di rivelare molte informazioni”.

https://www.youtube.com/watch?v=gNaqnrMXIeE

Inoltre, sono presenti anche resti di iene, di elefante, rinoceronte, orso delle caverne e dell’uro, il grande bovino estinto, che forniscono numerose informazioni paleozoologiche.

Gli studi geologici su Grotta Guattari

Lo studio geologico e sedimentologico di questo deposito - ha evidenziato Mario Rolfo, docente di archeologia preistorica dell’Università degli studi di Roma Tor Vergata - ci farà capire i cambiamenti climatici intervenuti tra 120 mila e 60 mila anni fa, attraverso lo studio delle specie animali e dei pollini, permettendoci di ricostruire la storia del Circeo e della pianura pontina”.

https://www.youtube.com/watch?v=JDzsfhcuyWo&t=1s

Difatti, l'area di Grotta Guattari risulta eccezionale geologicamente, presentando le stesse condizioni ambientali di 50000 anni fa, permettendo la ricostruzione paleoclimatica e paleoambientale. Le ricerche genetiche e biologiche permetteranno di ricostruire la vegetazione, il clima e l’ambiente in cui vivevano questi ominidi, mentre, le analisi isotopiche permetteranno di ricostruire la dieta delle specie animali individuate, sulle cui ossa risultano presenti segni di rosicchiamento e l’alimentazione antica dell’uomo di Neanderthal.

Grotta Guattari
Paleosuperficie A con resti ossei di iena, Grotta Guattari. ©️Ufficio Stampa E Comunicazione MiC.

L'INGV, CNR/IGAG, l'Università di Pisa, l'Università di Roma La Sapienza, stanno svolgendo studi interdisciplinari collaborando al fine di ricostruire il quadro paleoecologico della pianura Pontina tra i 125.000 e i circa 50.000 anni fa.

Inoltre, le indagini sono state estese sia in luoghi non ancora esaminati come il "Laghetto", dove si presuppone la presenza di acqua nei mesi invernali, qui sono stati rinvenuti diversi resti umani, tra cui una calotta cranica, un frammento di occipitale, frammenti di cranio , frammenti di mandibola, due denti, tre femori parziali e altri frammenti ossei.

Grotta Guattari
Zona "Laghetto" presso Grotta Guattari. Foto ©️Ufficio Stampa E Comunicazione MiC.

Nuovi scavi anche all'esterno della Grotta Guattari dove sono state individuate stratigrafie e paleosuperfici di frequentazione databili tra i 60 mila e i 125 mila, grazie alle quali sarà possibile ricostruire la quotidianità degli ominidi, come dove si nutrivano o accendevano il fuoco. Individuati, infatti, resti di carbone e ossa combuste dove è possibile ipotizzare la presenza di un focolare.

https://www.youtube.com/watch?v=0e_TyHKyTZw

 

 

 


Solo tra le rocce

Solo tra le rocce: Baliti (Oak-man), che ora ha 70 anni, è una guardia fedele che ha imparato il cuneiforme dei rilievi rupestri di Kul-e Farah dall'archeologo francese Roman Ghirshman.

Il film Alone among the rocks (Solo tra le rocce) sarà proiettato (come prima nazionale) durante la X edizione della Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea, nel pomeriggio di domenica 18 ottobre, nella sezione #cinemaearcheologia.


Solo tra le rocceAlone among the rocks

Solo tra le rocce

Nazione: Iran

Regia: Arman Gholipour Dashtaki

Durata: 21’

Anno: 2020

Produzione: Iranian Youth Cinema Society

Sinossi:

Baliti (Oak-man), che ora ha 70 anni, è una guardia fedele che ha imparato il cuneiforme dei rilievi rupestri di Kul-e Farah dall'archeologo francese Roman Ghirshman. Per molti anni solo lui ha salvaguardato i monumenti.

Partecipazioni ad altri film festival e/o proiezioni pubbliche:

III Archaeological, Ethnographic & Historical Film Festival (AEI) in Cyprus, 2020

Prima nazionale

Informazioni regista:

Arman Gholipour Dashtaki

Informazioni casa di produzione:

https://iycs.ir

Scheda a cura di: Fabio Fancello

Solo tra le rocce


Vasa vasa

Vasa Vasa

Vasa Vasa: il documentario mostra come a Modica, in Sicilia, la Pasqua venga celebrata sotto il segno della Madonna, che ha vissuto inerme la Passione del Figlio.

Il film Vasa Vasa sarà proiettato (fuori concorso) durante la X edizione della Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea, durante la serata finale di domenica 18 Ottobre, a partire dalle ore 19:30, nell'ambito di una Finestra sul documentario siciliano.

Vasa Vasa

Nazione: Italia

Regia: Alessia Scarso

Durata: 12’

Anno: 2017

Produzione: Arà

Sinossi:

A Modica, in Sicilia, la Pasqua viene celebrata sotto il segno della Madonna, che ha vissuto inerme la Passione del Figlio. Un rosario di sguardi, lacrime, preghiere. Il buio di una chiesa, dove il rito, inaccessibile, della vestizione della Madonna ha il senso definitivo del lutto. Un mantello nero, aprendosi, racconta l’emozione della vita, che dalla morte rinasce nel bacio di Maria al Figlio Risorto. Dodici, intensi, minuti di dolore, canto, devozione. Dodici, come l’ora dodicesima, quella in cui la Madonna vede Gesù trionfare sulle tenebre. E allora sveste il manto del lutto per inondare d’azzurro il popolo accorso.

Trailer:

https://youtu.be/dItIYnKvkPc

Partecipazioni ad altri film festival e/o proiezioni pubbliche:

Italian Film Festival USA, Detroit, Cleveland (USA)

Modica e i corti, Modica (RG)

Festival Internazionale del Cinema di Frontiera, Marzamemi (SR)

Verga Film Fest, Vizzini (CT)

Corti in Cortile, Catania

Adrano Cinema Doc, Adrano (CT)

Castelbuono Cinema Doc, Castelbuono (PA)

Troina Cinema Doc, Troina (EN)

Capizzi Cinema Doc, Capizzi (ME)

39° Festival Internazionale Cinema e Donne, Firenze

BangkokThai International Film Festival, Bangkok (Thailandia)

Johannesburg Cinema Doc, Johannesburg (Sudafrica)

AFC Global Fest, Kolkata (India)

Regional Meeting FIDAPA BPW Italy, Ragusa

International Roma FilmCorto Fest, Roma

Premi e riconoscimenti:

Premio Cerere “Menzione Speciale”, Valguarnera (EN)

Per Corti Alternativi “Menzione Speciale”, Villafranca Tirrena (ME)

Popolo e Religioni Terni Film Festival “Miglior Fotografia”, Terni

Informazioni regista:

Alessia Scarso, classe 1979. Laureata in montaggio al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, la più antica scuola di cinema al mondo e la più importante in Italia. Ha collaborato come montatrice e coordinatrice di post produzione con diversi giornalisti, produttori e registi, lavorando a inchieste giornalistiche, documentari e cortometraggi. Come regista ha diretto numerosi spot e documentari istituzionali. Ha debuttato alla regia di fiction con “Disinstallare un amore“, cortometraggio selezionato a più di cento festival in tutto il mondo e vincitore di decine di premi. Nel 2012 ha firmato il montaggio del film “Come non detto”. Nel 2015 esce nelle sale “Italo”, il suo lungometraggio opera prima, la commovente storia vera del randagio straordinario di Scicli, capace di dare lezioni di umanità a un paese intero. “Italo” viene visto in Italia da più di 4 milioni di persone tra sala cinema e programmazione televisiva su Sky e prima serata Rai 1, e partecipa a numerosi di Festival di tutto il mondo. Stati Uniti, Canada, Australia, India, Cina, Indonesia, Singapore, Argentina, Messico, Colombia, Russia, Bielorussia, Israele, Croazia, Albania, Portogallo. L’ultimo suo lavoro, di cui è anche produttrice, è il corto documentarioVasa Vasa” sulla Madonna di Modica, che dopo l’esordio negli Stati Uniti è in corso di programmazione presso festival nazionali e internazionali.

Informazioni casa di produzione:

https://www.arafilm.it/

Scheda a cura di: Fabio Fancello

Vasa vasa


Cinira, l’amato sacerdote di Afrodite

La personalità di Cinira, sacerdote amato di Afrodite, è delineata attraverso riferimenti a fonti antiche e interviste con studiosi e artigiani.

Il film ΚΙΝΥΡΑΣ, Ιερεύς Κτίλος Αφροδίτας (Cinira, l’amato sacerdote di Afrodite) sarà proiettato (come prima nazionale) durante la X edizione della Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea, durante la serata di sabato 17 ottobre, nella sezione #cinemaearcheologia.

Cinira amato sacerdote Afrodite

ΚΙΝΥΡΑΣ, Ιερεύς Κτίλος Αφροδίτας

Cinira, l’amato sacerdote di Afrodite

Nazione: Cipro

Regia: Stavros Papageorghiou

Consulenza scientifica: John Franklin

Durata: 90’

Anno: 2019

Produzione: Stavros Papageorghiou

Sinossi: La personalità di Cinira, sacerdote amato di Afrodite, è delineata attraverso riferimenti a fonti antiche e interviste con studiosi e artigiani. I miti che circondano Cinira sono rappresentati anche attraverso l'animazione. Il documentario è un'elegia del personaggio mitico più importante della storia antica di Cipro, Cinira. Sebbene la memoria del suo nome sia conservata fino ad oggi, i Ciprioti sanno poco di lui.

Partecipazioni ad altri film festival e/o proiezioni pubbliche:

Prima nazionale

Informazioni regista:

Stavros Papageorghiou

Scheda a cura di: Fabio Fancello

Cinira amato sacerdote Afrodite


Fabrizio Mori un ricordo Lucio Rosa

Fabrizio Mori, un ricordo

Il professor Fabrizio Mori, paletnologo, ha diretto fino al 1996 le missioni di ricerca preistorica nel Sahara libico dell'Università La Sapienza di Roma: un suo ricordo in questo film.

Il film Fabrizio Mori, un ricordo sarà proiettato durante la X edizione della Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea, durante la serata di sabato 17 ottobre, a partire dalle ore 21:00, nella sezione #cinemaearcheologia.

Fabrizio Mori, un ricordo

Nazione: Italia

Regia: Lucio Rosa

Consulenza scientifica: Fabrizio Mori

Durata: 14’

Anno: 2010

Produzione: Studio Film TV

Sinossi:

Il professor Fabrizio Mori, paletnologo, ha diretto fino al 1996 le missioni di ricerca preistorica nel Sahara libico dell'Università La Sapienza di Roma. In un arco di tempo che va dai 15000 ai 5000 anni da oggi, la regione del Sahara, pure nell'alternarsi di fasi climatiche violente, vide fiorire civiltà elevatissime, che dettero vita a trasformazioni culturali di decisiva importanza per la nostra specie. Nel corso delle sue ricerche, il professor Mori ha documento e studiato una gran parte di siti di arte rupestre del Tadrart Acacus. Attraverso lo studio delle pitture ha avanzato ipotesi, molte delle quali valide ancora oggi, di scansione cronologica delle opere, il cui inizio Mori colloca a 9000 anni dal presente. Nel mese di luglio 2010 ha lasciato questo mondo per percorrere altri sentieri.

Trailer:

https://youtu.be/sSAteK-TZ1M

Partecipazioni ad altri film festival e/o proiezioni pubbliche:

Palaeomovies Film Fest 2019, Trieste

Rassegna Internazionale Cinema Archeologico, Rovereto (TN) 2020

Informazioni regista:

Lucio Rosa, regista, documentarista, giornalista, fotografo, inizia l'attività nel 1965 come libero professionista. Vive e lavora tra Bolzano e Venezia, la sua città natale, ma il lavoro lo svolge anche lungo le "vie del mondo".

Informazioni sulla casa di produzione:

http://www.studiofilmtv.it

Scheda a cura di: Fabio Fancello

Fabrizio Mori un ricordo Lucio Rosa


Egitto Nilo salvati

Egitto: i templi salvati dal Nilo

Combinando archivi, storie e animazioni 3D, questo documentario dà vita a questa grande avventura tra Parigi e il Nilo, tra Francia ed Egitto, ripercorrendo questo spettacolare salvataggio e aprendo la riflessione sulla conservazione del patrimonio oggi in pericolo.

Il film Égypte: les temples sauvés du Nile (Egitto: i templi salvati dal Nilo) sarà proiettato durante la X edizione della Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea, nel pomeriggio di sabato, 17 ottobre, nella sezione #cinemaearcheologia.

Egitto Nilo salvati

Égypte: les temples sauvés du Nile

Egitto: i templi salvati dal Nilo

Nazione: Francia

Regia: Olivier Lemaitre

Consulenza scientifica: Anthony Lefort, Stéphane Rottier

Durata: 53’

Anno: 2018

Produzione: Caroline Chassaing - Court-jus Production, AMC2 Productions, France Télévisions

Sinossi:

In occasione del 50° anniversario del salvataggio dei templi di Abu Simbel da parte dell’UNESCO, questo film segue le orme delle missioni francesi e straniere che hanno sfidato deserti e inondazioni e sono riuscite a preservare alcuni templi, anche se ne hanno dovuto lasciare altri in fondo al lago Nasser. Combinando archivi, storie e animazioni 3D, dà vita a questa grande avventura tra Parigi e il Nilo, riporta in vita questo spettacolare salvataggio e apre la riflessione sulla conservazione del patrimonio oggi in pericolo.

Trailer:

http://www.unesco.org/archives/multimedia/document-4747

Partecipazioni ad altri film festival e/o proiezioni pubbliche:

Aquileia Film Festival 2020, 11a edizione

Varese Archeofilm 2020

Informazioni regista:

Olivier Lemaitre è un regista appassionato di antichità. Dopo aver realizzato un documentario sulle origini dei Giochi Olimpici e una bellissima ricostruzione 3D di Lutèce, si propone qui di tornare in soccorso dei templi egizi della valle del Nilo, nell'antica Nubia, ed in particolare Abu Simbel e Philae, minacciati dalla costruzione della diga di Assuan negli anni '60.

Informazioni casa di produzione:

http://www.court-jus.com

https://www.facebook.com/AMC2productions

https://www.francetelevisions.fr/

Altro (articoli dedicati al film, curiosità, approfondimenti):

http://www.film-documentaire.fr/4DACTION/w_fiche_film/54023_1#

https://www.louvre.fr/egypte-les-temples-sauves-du-nil

https://www.lemonde.fr/televisions-radio/article/2018/09/26/egypte-les-temples-sauves-du-nil-recit-d-un-sauvetage-pharaonique-du-patrimoine_5360543_1655027.html

Scheda a cura di: Fabio Fancello