Il vero volto di Dante: il lavoro dell’antropologa forense Chantal Milani

Nell’anno del settimo centenario dalla morte del Sommo Poeta, la sua Commedia è eterna nella nostra cultura e nella cultura mondiale. Fu definita Divina da Giovanni Boccaccio, autore che per primo ci ha fornito la descrizione del volto di Dante Alighieri, che tutt’oggi così immaginiamo nelle nostre menti:

 “Il suo volto fu lungo e il naso aquilino, gli occhi anzi grossi che piccioli, le mascelle grandi, e dal labbro di sotto era quel di sopra avanzato; e il colore era bruno, e i capelli e la barba spessi, neri e crespi, e sempre nella faccia melanconico e pensoso” Dal Trattatello in laude di Dante. 

Inoltre, a questa si aggiungono i numerosi dipinti trecenteschi che ritraggono l’autore e le maschere funerarie, su entrambe tali fonti vi sono però dubbi di autenticità.

E quindi come possiamo dare un vero volto al Sommo Poeta?

Le ossa di Dante furono ritrovate per la prima volta a Ravenna nel 1856, a partire da tale anno ebbero inizio gli studi scientifici per la ricostruzione anatomica.

Il primo a elaborare una ricostruzione scientifica del suo volto fu l’anatomista Fabio Frassetto nel 1921 con una modellazione sullo scheletro cranio-facciale dei tessuti molli, utilizzando tecniche di ricostruzione facciale fino ad allora conosciute, questa però risultava mancante della mandibola.

Trascorsi 100 anni, la dottoressa Chantal Milani, antropologa e odontologa forense, esperta di riconoscimento facciale e ricostruzione 3D e da anni consulente per Procure, Tribunali e Forze di Polizia nei casi di interesse Giudiziario, in collaborazione col prof. Giorgio Gruppioni già professore di Antropologia presso l’Università di Bologna, ha lavorato al progetto di Ricostruzione facciale forense per il volto di Dante Alighieri.

Il processo di ricostruzione del volto di Dante Alighieri, si ringrazia la Dott.ssa Chantal Milani per l’immagine.

Ringraziamo l’antropologa Chantal Milani che ha risposto alle nostre domande su Dante per ClassiCult

Dott.ssa Chantal Milani, Antropologo e Odontologo Forense. Si ringrazia la dott.ssa Chantal Milani per la foto.

 

Dottoressa Milani, recentemente ha ricostruito il volto del Sommo Poeta. È una ricostruzione che ha avuto delle fasi in cui sono stati applicati dei metodi nuovi. In cosa consistono queste novità?

I resti che furono analizzati nel 1921 dall’anatomista Fabio Frassetto si rivelarono mancanti di mandibola. Grazie ad un calco che fu eseguito in quell’occasione è stato possibile avere una copia del cranio e poter oggi ricostruire una mandibola con metodi matematici, quindi oggettivi, differenti dai metodi empirici applicati in passato. 

In questo modo ho potuto avere un cranio completo su cui compiere una ricostruzione del volto con i metodi che ormai sono ampiamente adottati per questo genere di lavori. Di Dante è la prima volta che viene eseguita una Ricostruzione facciale forense in ambiente 3D virtuale.

Dante Chantal Milani
Ricostruzione facciale forense di Dante Alighieri, si ringrazia la dott.ssa Chantal Milani per l’immagine.

Ricostruzione facciale forense?

Sì, si chiamano così perché vengono applicati i metodi che si utilizzano per rispondere a quesiti giudiziari, nell’ambito dell’antropologia forense, qualora vi sia un corpo che non viene identificato nell’immediatezza e necessiti di un volto da poter diffondere attraverso i media affinchè possa facilitare la segnalazione di un nome e quindi di un sospetto di identità. Questo nominativo permetterà di seguire la pista identificativa e applicare i metodi identificativi ufficialmente riconosciuti (denti e DNA). 

Dante Chantal Milani
Ricostruzione facciale forense di Dante Alighieri, si ringrazia la dott.ssa Chantal Milani per l’immagine.

In seguito al suo lavoro è stata possibile non solo una accurata ricostruzione muscolare e dei tratti di Dante, ma anche una riproduzione tridimensionale del volto, con quali tecnologie e supporti è avvenuto tale processo? 

Nel caso di Dante è stato dapprima scansionato il calco del cranio con un laser scanner 3D ottenendo una copia virtuale della componente ossea. Quando abbiamo resti umani reali questo passaggio avviene grazie alla tomografia computerizzata. È ancor più importante nel caso di reperti fragili e bendati come le mummie. Ho avuto la fortuna di analizzare con il Mummy Project diretto dall’egittologa Sabina Malgora, molte mummie egizie che grazie alla TC sono state analizzate in modo conservativo e riproducibile.

Per Dante, l’analisi antropologica (anche integrata con le informazioni lasciateci da Fabio Frassetto) ha permesso di scegliere i giusti spessori di tessuti molli e grazie a software di modellazione 3D sono stati eseguiti i vari step di ricostruzione dei muscoli, del naso e della cute.

Quali figure professionali oltre l’antropologo sono necessarie per raggiungere un tale obiettivo? 

Dipende dalle competenze personali che uno ha: io da più di 15 anni mi occupo di Antropologia e Odontologia forense e identificativa, ossia di analisi di resti umani, identificazione personale, ricerca corpi occultati, analisi di soggetti ritratti in immagini di videosorveglianza, stima dell’età in presunti minori e ricostruzione di volti e scene del crimine. 

Questa gamma di cose è possibile grazie anche ad una mia predisposizione per tutto ciò che è informatica e tecnologia. Ciò mi rende possibile gestire sia la parte antropologica in senso stretto, di analisi di resti umani, sia quella informatica di analisi di immagini e modellazione 3D.  Diversamente servono figure diverse, a patto che – per le ricostruzioni –  il modellatore abbia esperienza specifica in ricostruzioni del volto di tipo forense (Artista forense). 

In campo storico archeologico è importante anche che qualcuno effettui anche un’accurata ricerca storica sia di analisi precedenti (soprattutto quando i resti umani non sono più accessibili se non in copia) sia di iconografia affidabile e coeva al personaggio su cui si sta lavorando. Questo può servire ad esempio se si deve eseguire una sovrapposizione cranio-foto/ritratto.
Il progetto su Dante è svolto in collaborazione col prof. Giorgio Gruppioni già professore di Antropologia presso l’Università di Bologna.
Non di rado affido alcune fasi anche ai miei allievi sotto forma di progetti di tesi. Ad esempio per la nuova mandibola di Dante ho affidato il compito di ricavare alcune misure ad una mia tesista, la dott.ssa Francesca Zangari, del corso in Archeologia e Antropologia Forense dell’INPEF.

I primi calchi del volto di Dante furono effettuati nel 1921, in che misura e in che modo questi sono stati fondamentali per giungere all’attuale ricostruzione? 

Fondamentali direi. La ricostruzione del volto si basa sul principio che il cranio, come le gran parte delle strutture anatomiche, è connotato da elementi fortemente caratterizzanti l’individuo a cui è appartenuto: i tessuti molli manifesteranno un insieme di proporzioni, forme e dettagli del cranio sottostante, che traspariranno in parte anche nel volto che scaturirà.
Senza la presenza del cranio non vi è “Ricostruzione facciale forense” ma solo una sorta di identikit, ossia di raffigurazione puramente artistica, suggestiva di quell’individuo. 

Possiamo ad oggi affermare di trovarci di fronte all’effettivo volto di Dante Alighieri o in che percentuale la ricostruzione risulta corrispondere all’esatta riproduzione del suddetto? 

La Ricostruzione del volto non deve mai intendersi come una fotografia esatta dell’individuo, ma come un volto che calza sul cranio di quell’individuo. Un cranio è in un certo qual modo diverso da quello di un’altra persona. In ambito forense la ricostruzione ha il fine di evocare un riconoscimento nell’osservatore, richiamando l’attenzione, a volte, anche solo su qualche dettaglio. Qui si apre la porta anche ai meccanismi di riconoscimento dei volti da parte del nostro cervello.  

La ricostruzione, essendo come un vestito su misura sul cranio di quel particolare individuo, ne manifesterà inevitabilmente delle caratteristiche specifiche che potrebbero innescare questo meccanismo.

Quanto alle percentuali, alcune fonti parlano dell’80% altre meno, ma sono scettica su questo tipo di approccio. Perché la Ricostruzione non è un metodo identificativo vero e proprio, ruolo attribuito solo a impronte digitali, denti e DNA, ma è una fase di indagine che permette di avere una pista identificativa (poi da confermare coi suddetti metodi).