Le memorie del comandante. Plinio il Vecchio da Como a Miseno

Le memorie del comandante.

Plinio il Vecchio da Como a Miseno

(Bacoli, Napoli 22-25 ottobre 2021)

Comandante in capo della flotta imperiale di stanza a Miseno, celebre naturalista, autore della più antica enciclopedia conosciuta, la Naturalis Historia, storico, retore, grammatico, uomo di pensiero e d’azione perito durante la disastrosa eruzione vesuviana del 79 d.C. nel tentativo di soccorrere gli abitanti delle zone colpite, Plinio il Vecchio è oggi considerato come ineguagliabile storico dell’arte antica (Silvio Ferri), antesignano della Protezione civile (Flavio Russo), “protomartire delle scienza sperimentale” (Italo Calvino), “un uomo che dimostra una attenzione senza precedenti all’umanità” (Michel Onfray).

Quale figura meglio di Plinio il Vecchio può allora segnare il riscatto dopo oltre un anno di pandemia? Certo non molti possono unire l’Italia con un esempio più efficace del suo: nato a Como, dopo una lunga parentesi a Roma e in quasi tutta l’Europa romana, fu prefetto della flotta a Miseno e morì a Stabiae (odierna Castellammare di Stabia) nella tragica eruzione vesuviana che distrusse anche Pompei ed Ercolano.

Le memorie del comandante. Plinio il Vecchio da Como a Miseno
La locandina dell'evento Le memorie del comandante. Plinio il Vecchio da Como a Miseno

L’evento Le memorie del comandante. Plinio il Vecchio da Como a Miseno, che si svolgerà a Bacoli e Napoli e dal 22 al 25 ottobre 2021, mira proprio a mettere in luce i diversi aspetti di una figura eccezionale. E lo fa legandoli ai luoghi della sua vita: a Como, dove nacque; a Miseno, dove esercitò il suo ultimo comando militare; a Stabia, dove morì.

All’evento, organizzato dai Comuni di Bacoli e Como, dal Parco Archeologico dei Campi Flegrei, dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli, dall’Accademia Pliniana, dalla Biblioteca Universitaria di Napoli, dalla Fondazione Alessandro Volta di Como, dall’Associazione Stabiae 79 A.D., e coordinato dall’archeologo e scrittore Alessandro Luciano, parteciperanno alcuni dei principali studiosi nazionali e internazionali di Plinio il Vecchio. Prevista la diretta Facebook sulla pagina del Comune di Bacoli.

La quattro giorni, ad ingresso libero, si articolerà in un ciclo di conferenze e presentazioni di libri, visite guidate ai luoghi “pliniani” e spettacoli dal vivo, nonché in un’esposizione bibliografica e una mostra con video-installazioni, fotografie e riproduzioni artistiche.

Link alla Pagina Facebook.

Testo, locandina e video dall'Ufficio Comunicazione dell'evento.


Restituiti al Parco archeologico di Pompei affreschi da Stabia e Civita

Frammenti di affreschi parietali provenienti da Stabia e Civita Giuliana, databili al I secolo d.C., sono stati restituiti  al DG del Parco Archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel, dal Generale di Brigata Roberto Ricciardi, Comandante dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale (TPC).

La riconsegna è avvenuta nel Museo Archeologico Libero D’Orsi di Castellammare di Stabia  alla presenza del professor Massimo Osanna, Direttore Generale Musei e del Sindaco della Città di Castellammare di Stabia Gaetano Cimmino.

Affreschi. Foto: Cesare Abbate

“Tornano al loro posto antiche opere di grandissimo pregio. –  afferma il Comandante Riccardi - La Bellezza che oggi celebriamo non è solo negli affreschi, è anche nella sinergia fra i rappresentanti delle istituzioni qui presenti, che hanno operato sentendosi figli della stessa storia. La Cultura che intendiamo valorizzare è anche quella della legalità”.

Durante la giornata sono stati restituiti anche altri tre frammenti di affresco (I secolo d.C.) asportati e trafugati dalla villa suburbana di Civita Giuliana, situata fuori le mura di Pompei.

Le indagini di riconoscimento e recupero dei frammenti sono state avviate dai Nuclei TPC di Monza e di Napoli rispettivamente nel 2020 e nel 2012.

Affreschi Stabia e Civita
Affreschi Stabia e Civita. Foto: Cesare Abbate

“La restituzione di questi frammenti è significativa per più ragioni. – dichiara Massimo Osanna, Direttore Generale dei Musei - Intanto viene ricomposto, in entrami i casi, un contesto archeologico che era stato violato e che permette di restituire completezza allo scavo. Ogni reperto, costituisce un tassello importante della storia e della conoscenza di un luogo e va sempre tutelato e preservato.  Ma soprattutto è una vittoria della legalità, contro il fenomeno degli scavi illeciti e del traffico di opere d’arte e reperti antichi, e una conferma dell’importante ruolo delle forze dell’ordine nella tutela del patrimonio culturale e della fondamentale collaborazione con le istituzioni del Ministero della Cultura.”

Affreschi Stabia e Civita
Affreschi Stabia e Civita. Foto: Parco Archeologico di Pompei

Gli affreschi di Stabiae

I tre affreschi restituiti decoravano le pareti di Villa Arianna e Villa San Marco di Stabia e furono trafugati probabilmente durante gli anni '70 del secolo scorso e poi esportati illecitamente.

Successivamente al sequestro di numerosi beni, durante l’attività di contrasti dei traffici illeciti a cura del Nucleo TPC di Monza, i tre frammenti sono stati individuati ed identificati nel Luglio 2020. Inoltre il Nucleo TPC ha ricostruito i movimenti di questi reperti che poi sono stati venduti ad antiquari statunitensi, elvetici ed inglesi durante gli anni '90.

Affreschi Stabia e Civita
Affreschi Stabia e Civita. Foto: Cesare Abbate

L’autenticità e la provenienza degli affreschi pompeiani è stata accertata grazie alla collaborazione dell’ufficio tutela e dell’ufficio scavi di Stabia del Parco Archeologico di Pompei, su disposizione del Dipartimento VII della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano che ha diretto le indagini fino alla restituzione.

“Le collaborazioni con le autorità per il contrasto agli scavi illegali e al traffico illecito di reperti archeologici avviate sotto la direzione di Massimo Osanna sono una best practice che il Parco seguirà anche in futuro. – dichiara Gabriel Zuchtriegel, Direttore del Parco Archeologico di Pompei - Attraverso la valorizzazione dei siti nel territorio tra Stabia, Torre Annunziata, Boscoreale e Poggiomarino vogliamo inoltre contribuire a far emergere sempre di più l’immenso valore del patrimonio archeologico presente in maniera capillare in tutta l’area vesuviana.

Affreschi Stabia e Civita
Affreschi Stabia e Civita. Foto: Cesare Abbate

Reperti come l’iscrizione osca da porta Stabia, attualmente esposta alle Scuderie del Quirinale nella mostra ‘Tota Italia’, illustrano come la città di Pompei facesse parte di un paesaggio antico costituito di vie di comunicazione, ville, fattorie, necropoli e insediamenti rurali che vanno tutelati e valorizzati. Ringrazio a nome del Parco i Procuratori e i Carabinieri del Nucleo Tutela per il lavoro svolto.”

Affreschi Stabia e Civita
Affreschi Stabia e Civita. Foto: Cesare Abbate

I Frammenti degli affreschi di Civita Giuliana

I tre frammenti provenienti dalla Villa Suburbana di Civita Giuliana appartenevano ad un ambiente scavato nel 2020 dal Parco Archeologico di Pompei dove fu rinvenuto anche il graffito di Mummia  che ha fornito indicazioni sui possibili proprietari della villa. Tutto l’ambiente presenta una raffinata decorazione in III Stile con tre pannelli a fondo nero scanditi da candelabri databile tra il 35 e il 45 d.C.

Affreschi Stabia e Civita
Affreschi Stabia e Civita. Foto: Cesare Abbate

La località di Civita Giuliana è stata protagonista di numerosi scavi clandestini tanto che nel 2017 il Parco Archeologico di Pompei ha dato il via, congiuntamente alla Procura della Repubblica di Torre Annunziata, ad operazioni di individuazione di attività di scavi abusivi cui è seguito nel 2019 il Protocollo d’Intesa per il contrasto delle azioni illecite a danno del patrimonio archeologico.

Durante le prima operazioni fu individuata la zona servile della villa dove furono rinvenute delle stalle e tre cavalli bardati. Inoltre, durante il 2020 è stato individuato un il carro cerimoniale e la presenza di due vittime dell’eruzione di cui è stato possibile eseguire un calco in gesso.

Affreschi Stabia e Civita
Affreschi Stabia e Civita. Foto: Cesare Abbate

L’individuazione dei frammenti distaccati dall’ambiente avvenne già nel 2012 grazie ai militari del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Napoli, in seguito, anche in questo caso, a delle operazioni di contrasto ai traffici di beni archeologici nazionali ed internazionali. Difatti, durante l’azione, furono individuati sul posto i tre frammenti rimossi e pronti per essere trasportati altrove.

Individuazione dello scavo archeologico clandestino. Foto Ufficio Stampa del Nucleo dei Carabinieri TPC.

È tuttora in corso di svolgimento, dinanzi al Tribunale di Torre Annunziata, il processo penale a carico degli imputati ritenuti responsabili della attività di depredazione della antica villa romana. – Dichiara il Procuratore Nunzio Fragliasso - L’impegno di questo Ufficio nella tutela del patrimonio artistico, archeologico e culturale del territorio sarà costante e prioritario anche nei prossimi anni, con particolare riferimento all’attività finalizzata al recupero dei preziosi reperti archeologici trafugati, esportati all’estero, e alla loro restituzione al patrimonio nazionale. “

 

 


I reperti di Stabiae rivivono nel Museo dedicato a Libero D'Orsi

L'antico sito di Stabiae, oggi Castellammare di Stabia ha finalmente un suo Museo.

Il Museo Archeologico Libero D'Orsi intitolato al preside che negli anni '50 riprese gli scavi nelle ville e ne custodì i reperti nel vecchio Antiquarium della città, sorge negli storici ambienti della Reggia di Quisisana ed accoglie le preziose testimonianze della vita quotidiana delle residenze d’otium e delle ville rustiche che in epoca romana potevano godere di ogni comfort con una vista mozzafiato sul Golfo di Napoli.

foto @Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo/ Parco archeologico di Pompei

La città di Stabiae, già in epoca arcaica, svolgeva un ruolo importante sia dal punto di vista strategico che commerciale. Tra la distruzione della città da parte di Silla (89 a.C.) e la tragica eruzione del Vesuvio (79 d.C.) va collocata la maggiore densità abitativa sul ciglio settentrionale del poggio del Varano dove, ancora oggi, è possibile immaginare quanta sontuosità e ricchezza dovevano possedere queste splendide residenze quasi hollywoodiane.

foto @Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo/ Parco archeologico di Pompei

Il percorso espositivo del museo, il cui progetto scientifico è stato curato dal Parco archeologico di Pompei in collaborazione con Electa si propone di offrire un excursus del territorio di Stabiae, del suo ager e fino all’eruzione nel I secolo d.C.

Le prime sale sono dedicate alla storia della Reggia di Quisisana – il più antico sito reale borbonico e residenza estiva della casata – e alle ricerche archeologiche svolte a partire da Carlo III di Borbone e fino al rinnovato interesse per il sito da parte di Libero D’Orsi.

foto @Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo/ Parco archeologico di Pompei

Si prosegue poi con il racconto, attraverso i reperti, della Stabiae romana e delle sue ville partendo proprio dal complesso più grande, quello della Villa San Marco che in antico doveva avere una superficie di 11.000 mq ed era ad oggi una delle residenze più grandi di tutto il territorio.

foto @Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo/ Parco archeologico di Pompei

Dal Varano si passa all’ager stabianus con altre due residenze rustiche, la villa del Petraro nel comune di Santa Maria la Carità che ha restituito decorazioni in stucco provenienti da splendidi e ricchi complessi termali e quella di Carmiano, nel comune di Gragnano.

Questa è una delle 50 ville rustiche dell’ager circostante che doveva produrre in antico vite e olio. Il tema del cibo è illustrato in questa sezione da appositi oggetti da mensa in bronzo, terracotta, vetro, anfore e vasellame vario che offrono uno spunto interessante per capire la quotidianità domestica, gli usi e i costumi degli antichi romani in fatto di cibo e pasti.

foto @Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo/ Parco archeologico di Pompei

Da ammirare per la sua bellezza anche un carro in bronzo proveniente Da Villa Arianna ed esposto per la prima volta con i suoi finimenti che offre una riflessione sulle conoscenze agricole dell’epoca e sulle produzioni tipiche del territorio stabiano che lo hanno reso, assieme all’area vesuviana in genere, uno dei territori più fertili e famosi per le produzioni in tutto il mondo antico.

L'esposizione si accompagna anche ad un catalogo edito da Electa.

Foto copertina: @Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo/ Parco archeologico di Pompei


"Thalassa. Meraviglie sommerse dal Mediterraneo" dal 5 dicembre al MANN

Thalassa non è solo una mostra sul Mediterraneo antico ma è, soprattutto, un esempio di metodo. Al centro del nostro lavoro  ci sono la ricerca scientifica, il sostegno tra enti statali e territoriali, l'apporto delle Università, le professionalità dei giovani archeologi, le azioni innovative di aziende tecnologiche private. Le costellazioni del cosmo celeste dell'Atlante Farnese, simbolo della mostra, non sono dunque solo un riferimento alle rotte nel mondo antico ma, per noi, equivalgono ad una guida verso un nuovo corso. Nelle molte sezioni troverete  temi legati al Mediterraneo antico, nelle quali dialogano reperti archeologici riemersi dalle acque, tecnologia, ricostruzioni: dai tesori al commercio, dal mito all'economia, dalla vita di bordo alle ville d'otium fino ai rinvenimenti nelle acque profonde il visitatore potrà avere un quadro aggiornato dello stato dell'arte dell'archeologia subacquea del Meridione. Vi saranno naturalmente anche  le nuove scoperte provenienti dall'area portuale di Neapolis. Thalassa disegna, nel complesso, rotte culturali tra tanti siti campani, del Meridione  e di altri paesi mediterranei. Si tratta di una connessione storica che però deve rafforzare l'idea che il Mare Nostrum sia un ponte e non una separazione. In questo senso vanno intese anche le mostre collaterali, che ci parlano di migranti napoletani e Ischitani fra fine Ottocento e primi del Novecento”, commenta il Direttore del Museo, Paolo Giulierini, che sarà presente alla cerimonia di apertura della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico ed inaugurerà, domattina alle ore 10, lo stand del MANN.

Thalassa. Nereide su pistrice da Villa del pauslypon, età augustea, MANN

Molteplici, dunque, i filoni tematici che saranno approfonditi dalla mostra “Thalassa”: se un focus ad hoc sarà dedicato all’archeologia subacquea, dagli albori degli studi negli anni Cinquanta del Novecento (tra i primi ritrovamenti, le statue del porto di Baia, le migliaia di lucerne dal porto di Pozzuoli, l’elmo dal relitto di Albenga) alla sperimentazione tecnologica del terzo millennio (grazie a robot e strumentazioni raffinate, è possibile oggi conoscere la ricchezza degli abissi del Tirreno), l’esposizione si connoterà come una vera e propria enciclopedia, per immagini, della vita e della cultura antica dedicata al mare.

Indispensabile, per delineare questa summa di significati, l’analisi dei carichi delle imbarcazioni che sono affondate in epoca antica: in “Thalassa”, sarà possibile ammirare raffinati gioielli in oro, pregiate coppe di vetro, parti di statue bronzee ed oggetti della vita di bordo del relitto di Antykithera, così come sezioni di nave ed anfore vinarie del relitto rinvenuto nel 1990 a largo di Punta Licosa.

Thalassa. Cratere a figure rosse. seconda metà V sec. a. C., MANN

Il mare era, dunque, la via per eccellenza dei commerci, la sconfinata distesa d’acqua che veniva solcata da costa a costa o con traversate più lunghe: a questa dimensione sarà legata la presenza, nel percorso di visita, di utensili per la preparazione e conservazione del cibo, anfore per il trasporto di olio, vino e garum, così come di lingotti di piombo che, dalla penisola iberica, raggiungevano Roma, testimoniando la ricchezza dei più importanti mercati delle province romane; eccezionale l’esposizione di lingotti in oricalco, prezioso materiale citato da Platone nei racconti su Atlantide.

Eppure il Mediterraneo era, per gli antichi, non soltanto trait d’union, reale e simbolico, tra popolazioni diverse (testimoniano una suggestiva prassi di contaminazione culturale l’applique d’oro del sito protostorico di Vivara, le coppette del II millennio a.C. provenienti dal relitto di Lipari, la dea Lakshmi in avorio proveniente da Pompei), ma base per il sostentamento delle comunità locali: nella sezione dedicata a “Il mare e le sue risorse”, saranno esposti strumenti provenienti da Pompei, Ercolano e dalle acque di Pantelleria, utilizzati per pesca di cetacei, tonno e corallo; su un’anfora saranno leggibili addirittura resti di pesce, forse garum.

Naturalmente, iMare Nostrum sarà anche raccontato attraverso i luoghi dell’otium, grazie alle sculture ritrovate sui fondali della Grotta Azzurra, ninfeo di età romana, così come ai raffinati affreschi provenienti da Pompei, Ercolano e Stabiae.

Eppure la mostra “Thalassa” andrà oltre la matrice archeologica, per promuovere un messaggio dall’alto valore culturale e didattico, ben incardinato nella programmazione culturale dell’Archeologico, come sottolinea il Direttore Paolo Giulierini: “Il mare è anche avventura, fascino dell'esotico, crocevia di culture: per questo 'Verso thalassa' abbiamo ospitato  la mostra su Corto Maltese nel quadro del progetto Obvia e questo spiega il calendario di eventi che accompagnerà i giorni iniziali dell' esposizione. Il mare è, infine, ambiente da tutelare: nel percorso si succedono le fasi antiche e quelle future del Mediterraneo mentre, praticamente a fianco, la mostra -Capire il cambiamento climatico-, realizzata con il National Geographic, ci parla di quanto le plastiche e le altre forme di inquinamento insidino le nostre acque".

Il progetto espositivo di “Thalassa” è nato nel più ampio framework di collaborazione con l’Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana della Regione Siciliana: questa rete di ricerca è stata resa possibile dall’impegno del prof. Sebastiano Tusa, archeologo di fama internazionale, scomparso tragicamente nella sciagura aerea di marzo 2019.

“Teichos. Servizi e tecnologie per l’archeologia”, ancora, ha promosso l’esposizione, che è stata realizzata anche in sinergia con il Parco Archeologico dei Campi Flegrei.

La mostra ha ottenuto il patrocinio morale di: Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Regione Campania, Comune di Napoli ed Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno centrale (Napoli-Salerno-Castellammare di Stabia).

 


Nel Palazzo Reale di Quisisana nascerà il Museo archeologico di Castellammare di Stabia

Giornata importante per la città di Castellammare di Stabia. Oggi, presso il Palazzo Reale di Quisisana è stato firmato l’accordo di valorizzazione tra il Parco archeologico di Pompei e il Comune di Castellammare per la costituzione del Museo archeologico della città.  L’accordo prevede che nelle stanze della ex residenza borbonica siano allestite sale con reperti del territorio stabiano, tra cui affreschi provenienti dalle ville e oggetti del quotidiano ritrovati durante gli scavi.

Recenti lavori di restauro hanno inoltre permesso di recuperare il corpo di fabbrica del Palazzo Reale di Quisisana che si colloca in una cornice paesaggistica eccezionale, sulle pendici del Monte Faito, restituendo una realtà importante dal punto di vista storico e destinata a ricevere una fruizione culturale e istituzionale di altissimo livello. La firma della convenzione giunge al termine di un percorso avviato a metà degli anni ’90 per l’individuazione della nuova sede dell'“Antiquarium Stabiano”, chiuso dal 1997, e la realizzazione di un polo museale di eccellenza a Castellammare di Stabia, che vada ad integrare l’offerta culturale e il circuito archeologico dell’antica Stabiae, in rete con Villa San Marco e Villa Arianna.

Cimmino e Osanna. Foto: Parco archeologico di Pompei

La Reggia di Quisisana ha origini antiche. Fu costruita nel XIII secolo dai sovrani angioini come luogo salubre per la villeggiatura e la cura, ma le fattezze attuali della reggia sono quelle degli interventi condotti da Carlo III di Borbone tra il 1765 e il 1790. L’edificio rispecchiava quelle che erano le regole architettoniche della caccia e della villeggiatura e presenta una struttura ad L così da godere una splendida vista sul golfo di Napoli e un collegamento fruibile verso Castellammare. Successivamente anche il parco venne riammodernato e ingrandito seguendo il modello del giardino all’inglese con grandi viali, scale, fontane e giochi d’acqua che sfruttavano l’abbondanza idrica proveniente dalle sorgenti del Faito.

Tante le testimonianze dei viaggiatori che soggiornarono e visitarono la Reggia. Splendidi furono gli acquerelli e le incisioni di Hackert e Dahl nonché le vedute della Scuola di Posillipo. Dopo decenni di abbandono, i recenti restauri completati nel 2009 hanno cercato di portare all’antico splendore il palazzo di proprietà del comune di Castellammare di Stabia che ne gestisce la fruizione, mentre le funzioni di tutela sono di competenza del Parco Archeologico di Pompei.

Quisisana. Doto: Parco archeologico di Pompei

“L’approvazione dello schema di convenzione tra il Parco Archeologico di Pompei e il Comune di Castellammare di Stabia per la realizzazione del Museo Archeologico nel Palazzo Reale di Quisisana è stato il primo provvedimento della nostra giunta, testimonianza evidente della rilevanza che questo progetto assume per la nostra Amministrazione e per l’intera Città di Castellammare di Stabia. Abbiamo chiesto di intitolare il Museo al professor Libero D'Orsi, che alla guida del comitato per gli scavi avviò nel 1950 le attività di riesplorazione delle ville romane. E in sinergia con il Parco Archeologico di Pompei continueremo a dare impulso al percorso per la valorizzazione degli scavi di Stabia, simbolo della nostra storia e della nostra cultura”.

Quisisana. Foto: Parco archeologico di Pompei

“Questa firma rappresenta un traguardo importante per Stabia e il suo ricco patrimonio culturale. – dichiara Massimo Osanna, Direttore Generale del Parco archeologico di Pompei - Dopo le travagliate vicende, che hanno accompagnato il processo di completamento di questa convenzione, finalmente possiamo attivarci per dare un’appropriata collocazione ai numerosissimi reperti stabiani.  Lavoreremo per allestire, quanto prima, un’ampia collezione permanente oltre a prevedere mostre temporanee, al fine di dare un nuovo impulso alla conoscenza di questo patrimonio straordinario e al turismo. In tal senso, la collaborazione con il Comune di Castellammare è di fondamentale importanza per un’azione ad ampio raggio di valorizzazione del territorio. L’intervento di tutela e salvaguardia delle strutture archeologiche, che è naturalmente una nostra priorità, non è da solo sufficiente per il rilancio turistico dell’area. È mia volontà lavorare assieme, anche per migliorare l’accessibilità e raggiungibilità delle Ville di Stabia.”


Noctes Stabianae VIlla San Marco

Dal 16 agosto, le "Noctes Stabianae". Passeggiate notturne a Villa San Marco

VILLA SAN MARCO
AL VIA LE PASSEGGIATE NOTTURNE
"Noctes Stabianae"
Da venerdì 16 agosto, tutti i venerdì e sabato fino al 21 settembre
dalle ore 20,30 alle 22,30 
INGRESSO GRATUITO
Noctes Stabianae VIlla San Marco
Passeggiate notturne a Villa San Marco a partire dal 16 agosto. Tutti i venerdì e sabato sera fino al 21 settembre sarà possibile visitare dalle 20,30 alle 22,30 (ultimo ingresso alle 22,00) la Villa San Marco, appositamente illuminata. Un itinerario suggestivo in una tra le più grandi ville romane residenziali, con i suoi 11mila mq, posta in posizione panoramica sulla collina di Varano, a Castellammare di Stabia.
Noctes Stabianae VIlla San Marco
L’iniziativa fa parte delle aperture serali promosse dal Ministero per i beni e le attività culturali, nell’ambito dei progetti di valorizzazione 2019. 
In programma, per la fine di agosto e settembre i percorsi notturni anche negli altri siti vesuviani del Parco Archeologico di Pompei.
L’ingresso  alla Villa è gratuito.
Testo e immagini da UFFICIO STAMPA Parco Archeologico di Pompei - presso Antiquarium Boscoreale
Noctes Stabianae VIlla San Marco