Il Museo Egizio apre al pubblico le nuove sale dedicate alla propria storia

A meno di cinque anni dall’aprile del 2015, quando fu svelata al pubblico la nuova configurazione del Museo Egizio, frutto dell’imponente opera di rifunzionalizzazione che ne aveva trasformato gli spazi e ripensato la disposizione della collezione, le superfici all’interno dell’ex Collegio dei Nobili si arricchiscono oggi di un ulteriore e significativo ampliamento del percorso espositivo. Si tratta di un importante intervento strutturale, realizzato nel corso dell’autunno, che ha per protagoniste le cosiddette “sale storiche” con cui i visitatori iniziano il percorso al piano ipogeo, laddove l’itinerario alla scoperta dell’antico Egitto è introdotto da un racconto sulle origini del Museo stesso. Una narrazione proposta ora in una modalità rinnovata, approfondita e interattiva, grazie al completo riallestimento che ha articolato tale area in cinque inediti ambienti, uno dei quali destinato ad ospitare la fedele ricostruzione di una sala così come si presentava nell’800.

La costante opera di ricerca e di indagine che caratterizza l’attività scientifica dell’equipe del Museo Egizio, negli ultimi anni ha intensamente coinvolto anche l’ambito archivistico, offrendo, fra gli altri, elementi utili a meglio tratteggiare le vicende storiche dell’istituzione culturale torinese, nonché a rileggere pagine dell’egittologia che l’hanno vista al centro della scena fin dall’800. Nasce da qui il bisogno di dare un’altra forma e, soprattutto, maggiore sostanza a queste sale, fornendo una esaustiva e articolata risposta al quesito che inevitabilmente ci si pone varcando la soglia dell’edificio al numero 6 di via Accademia delle Scienze: perché il Museo Egizio è a Torino?

Descrivere la storia del Museo Egizio significa ripercorrere un cammino che muove i suoi passi iniziali circa 400 anni fa, quando le prime antichità egizie approdano a Torino per volere dei sovrani di Casa Savoia, alla ricerca di ciò che oggi definiremmo uno “storytelling”, radicato nel mito, che ne legittimasse il potere. Un ruolo, quello della monarchia sabauda, che sarà poi determinante nel 1824, con la decisione del Re Carlo Felice di acquistare la collezione Drovetti, facendone il nucleo fondante del Museo, che nasce così in quello stesso anno.

Il nuovo percorso storico è stato modellato attorno agli studi condotti all’interno del Museo Egizio dal curatore Beppe Moiso e dall’archivista Tommaso Montonati ed è impreziosito e reso di agevole fruizione da un raffinato progetto di comunicazione visiva, realizzato dagli uffici del Museo in collaborazione di Nationhood per i prodotti multimediale, con il ricorso a immagini d’archivio - antiche litografie, stampe e fotografie d’epoca - nonché a una serie di video e supporti digitali che si incontrano esplorando le cinque sale.

Alla prima di esse spetta il compito di illustrare la fase in cui tutto ebbe inizio, a partire dalle ragioni del rapporto tra Torino e l’antico Egitto. Un’introduzione affidata ai depositari di questa vera e propria epopea, ossia quei reperti giunti da antesignani sulle rive del Po: ad accogliere il visitatore nella nuova area è l’imponente statua di Ramesse II, dopo la quale si svelano la Mensa Isiaca, pregevole tavola metallica di provenienza romanica, e via via gli altri reperti che testimoniano la genesi della collezione, fra cui la riproduzione della testa con segni cabalistici, visualizzata in 3D su un apposito schermo, conservata ai Musei Reali, presso il Museo di Antichità di Torino.

Il cammino prosegue poi, dopo aver approfondito il fondamentale contributo delle figure chiave di Vitaliano Donati e Bernardino Drovetti, tratteggiando lo sviluppo della “Egittomania” in epoca Napoleonica, nata sull’onda della spedizione lungo il Nilo delle truppe francesi, che lo stesso Bonaparte aveva voluto fossero affiancate da oltre 150 Savants, studiosi di varie discipline provenienti dalle Università francesi, con una decina di disegnatori. Proprio il lavoro di questi ultimi, confluito negli undici volumi della famosa Description de l’Ègypte, viene qui messo a disposizione del pubblico in formato digitale, per mezzo di un monitor touchscreen che consente di scorrerne le pagine della seconda edizione, stampata tra il 1821 e il 1829.

Sulla parete opposta allo schermo si estende il suggestivo e scenografico riallestimento del libro dei morti di Iuefankh, papiro la cui lunghezza sfiora i 19 metri, esposto corredato da un apparato infografico che ne percorre e descrive minuziosamente l’intero sviluppo, sulla base degli studi compiuti dalla curatrice e filologa del Museo, Susanne Töpfer, consentendo al visitatore di osservare da vicino e comprendere i disegni e le formule che compongono questo straordinario reperto.

Nella prosecuzione del percorso espositivo numerosi sono gli elementi che restituiscono il clima del tempo, e il fervore sviluppatosi attorno all’antico Egitto e ai suoi reperti in quegli anni pionieristici per l’egittologia: in tal senso, di particolare interesse appare l’inedita sezione dedicata al contesto europeo ed egiziano, che permette di comprendere in che modo la collezione torinese si inscriva entro un quadro più generale di grande interesse per la nascente disciplina. Ma altrettanto fondamentale per comprendere il Museo Egizio risulta essere la conoscenza di fasi storiche dense di entusiasmo, come accade con il racconto della M.A.I. - Missione Archeologica Italiana in Egitto e della direzione di Ernesto Schiaparelli, oppure il ricordo di momenti cupi quali gli anni del Fascismo e l’impatto sul Museo della Seconda Guerra Mondiale.

Entrare in una sala del Museo Egizio dell’800

 Uno degli aspetti che si è inteso approfondire, nell’ottica di offrire al pubblico un’esperienza immersiva reale, è quello relativo alla storia delle modalità espositive della collezione egittologica torinese, della loro evoluzione nel tempo: per introdurre il visitatore nell’autentica atmosfera ottocentesca e far meglio comprendere l’aspetto del Museo di allora, è stata realizzata una sala che riproduce puntualmente l’allestimento di quegli anni, che rende più che mai evidenti il gusto e i canoni museali dell’epoca. In quel periodo le antichità in pietra e le statue erano collocate al piano terreno dell’edificio, come documentato da un acquerello di Marco Nicolosino, mentre il resto stava ai piani superiori, come invece illustrano le due tele di Lorenzo Delleani, rispettivamente del 1871 e 1881, che immortalano due momenti allestitivi distinti con vetrine di tipo diverso.

https://www.youtube.com/watch?v=GF91kYKEiVE

La ricostruzione storica ha pertanto preso a modello proprio la testimonianza pittorica del 1871: al piacevole disordine che caratterizza l’ambiente, ancora inteso quale luogo di studio più che sala museale, con reperti sparsi sul pavimento, si contrappongono severe vetrine a parete ingentilite da una delicata colorazione pastello; in alcuni casi sono esposte le medesime antichità, nel tentativo di trasmettere al visitatore il fascino di vivere la stessa esperienza di chi lo ha preceduto di 150 anni.  Gli oggetti sono sistemati all’interno di alcune vetrine ottocentesche e, come allora, sono privi di didascalie, segno di una fruizione ancora riservata a pochi.  Il centro della sala ospita una vetrina storica con all’interno il Canone Regio, un preziosissimo papiro che ha contribuito alla ricostruzione della cronologia egiziana antica. A fianco una mummia ancora completamente bendata all’interno del suo sarcofago. Tutto intorno altre teche, appartenenti al primo allestimento, contengono oggetti di culto e di uso quotidiano. Una parete intera è dedicata all’esposizione delle stele funerarie, in pietra e in legno. È infine possibile vedere - grazie al prestito dei Musei Reali di Torino - una selezione delle oltre 3000 medaglie e monete di epoca tolemaica e romana facenti parte della collezione riunita da Bernardino Drovetti.

Evelina Christillin, presidente del Museo Egizio

“Dopo quasi 200 anni di storia il Museo Egizio continua a caratterizzarsi come un’istituzione dinamica e in continuo fermento. Il riallestimento delle sale che introducono la visita con il racconto delle origini di questa collezione, costituisce un’occasione preziosa per riscoprire e approfondire le profonde connessioni tra la storia di questo luogo e quella del territorio che lo ospita, nonché a collocarla all’interno del più generale contesto socio-culturale nazionale e internazionale. Un progetto particolarmente significativo lungo il percorso di avvicinamento al bicentenario del Museo Egizio che celebreremo nel 2024 e per il quale siamo già all’opera per sviluppare un’opportuna concertazione con il Mibact, la Soprintendenza, gli enti del territorio e gli altri soggetti coinvolti”.

 Christian Greco, direttore del Museo Egizio

“L’esigenza di intervenire sull’assetto espositivo a meno di cinque anni dal riallestimento della collezione pone le sue basi nella natura stessa di un museo e dell’Egizio in particolare: questo è un luogo vivo, in continuo divenire, che muta e si evolve in virtù dei risultati della ricerca e del suo essere parte attiva della comunità. Cambiare e adeguare sé stessi è quindi una naturale vocazione per un’istituzione come la nostra”. “Per questo importante progetto la ricerca rappresenta ancora una volta il punto di partenza per la nostra attività espositiva. Grazie al lavoro svolto dai nostri curatori sugli archivi, infatti, il nuovo percorso espositivo sviluppa ed espande la narrazione sulla storia del Museo, con elementi utili a rappresentare il contesto culturale al cui interno si è sviluppata. Tale scelta ha permesso di affiancare alla narrazione principale altre storie, che finora non erano state approfondite all’interno dell’esposizione, che, tra l’altro, contribuiscono a inserire la vicenda torinese nel quadro più complesso della realtà egiziana ed europea”.


Museo Egizio Torino

Il Museo Egizio si rinnova. Al via il cantiere per le sale che ne raccontano la storia

Nuovo restyling per il Museo Egizio di Torino. La prestigiosa istituzione torinese che nel 2024 festeggia i 200 anni di vita, ha deciso di riorganizzare le sale che raccontano proprio la storia del Museo e che accolgono il pubblico in avvio del percorso espositivo.

Le sale, già riqualificate nel 2015, saranno ora protagoniste di un ulteriore intervento che ne delineerà una nuova fisionomia, coerente con quella volontà di cambiamento e ricerca che nasce dalle quotidiane attività di studio del museo. Dal 7 ottobre e per due mesi di lavori circa, aprirà quindi il nuovo cantiere, durante il quale non saranno visibili al pubblico le sale via via interessate dagli interventi.

Museo Egizio di Torino

Gli interventi prevedono una riprogettazione degli spazi dedicati alla storia del Museo in un’ottica di sempre maggiore fruibilità per i numerosi visitatori. Il progetto avrà lo scopo di illustrare la funzione del museo e il motivo per cui Torino ospita la più grande collezione egittologica al mondo dopo quella del Museo del Cairo. Punto di partenza sarà la domanda: “Perché un Museo egizio a Torino?” con approfondimenti sul legame tra storia torinese ed Egitto, la storia dei reperti custoditi e il grande contributo di esperti, egittologi ed archeologi che hanno ampliato la collezione e hanno contribuito a rendere grande la prestigiosa istituzione.

Fra le novità del nuovo allestimento, sviluppato con la curatela scientifica di Beppe Moiso e Tommaso Montonati, l’idea di come doveva presentarsi una sala espositiva nel 1800; uno spazio che riprodurrà fedelmente l’allestimento tipico di un museo antiquario in cui sarà possibile osservare i reperti così come si dovevano mostrare nel XIX secolo agli occhi dei visitatori. Il racconto sarà supportato da un apparato multimediale composto da diversi video e integrati nel percorso da ulteriori informazioni su testi e didascalie.

Museo Egizio di Torino

Cinque saranno le sezioni che racconteranno la storia del Museo Egizio di Torino. Nella prima sala si affronterà il legame tra la città e l’Egitto antico a partire dal XVI secolo quando i Savoia spostarono la loro capitale da Chambery a Torino. Nella seconda sala si affronterà il tema dei primi viaggi nella terra dei faraoni, compreso quello di Vitaliano Donati su incarico del re Carlo Emanuele III. La terza sala vedrà il racconto di alcuni momenti salienti della storia dell’egittologia, a partire dalla campagna napoleonica del 1798 e dalla decifrazione dei geroglifici con un focus dedicato alla figura di Bernardino Drovetti e al suo ruolo nella nascita della collezione del Museo. L’ultima sala celebrerà infine la prestigiosa M.A.I. (Missione Archeologica Italiana) ed Ernesto Schiaparelli, prezioso e importante direttore del Museo Egizio dal 1894 al 1928.

Il riallestimento delle sale storiche rientra a pieno nelle linee guida del progetto scientifico del Museo: crediamo che la musealizzazione passi dalla ricerca, e quindi dal rinnovamento degli spazi che ospitano la collezione permanente – dichiara Christian Greco, direttore del Museo Egizio -. Nei cinque anni trascorsi dall’inaugurazione del nuovo allestimento, in particolare, dalle ricerche condotte sugli archivi storico e fotografico sono emersi nuovi elementi, che rendono necessario un adeguamento del percorso museale e dei contenuti. Con questo intervento intendiamo dunque affermare il Museo come uno spazio in continua evoluzione, non solo sotto il profilo della ricerca, ma capace di fare di quest’ultima un motore di trasformazione e di rinnovamento dei suoi spazi”.

Museo Egizio Torino
Museo Egizio di Torino.

Le sale dell’ex “Collegio dei Nobili” hanno ospitato illustri personaggi del mondo dell’egittologia e dell’archeologia, nazionali ed internazionali, intrecciando più volte la storia di Torino a quella del mondo faraonico. Il Museo, proprio per la prestigiosa collezione che ospita e per l’importante centro di ricerca e studio che ospita, rappresenta una pagina di storia a sé che ad oggi è orgoglio dell’Italia nel mondo grazie alla prestigiosa direzione del Dott. Christian Greco e dei suoi collaboratori.


Annusare i reperti. Una nuova indagine al Museo Egizio di Torino

Annusare i reperti in un museo? Ora è possibile grazie ad una indagine innovativa sviluppata di recente e mai eseguita fino ad ora in un museo. La chimica si mette a disposizione dei beni culturali e al Museo Egizio di Torino, grazie ad un team dell'Università di Pisa, una serie di reperti di circa 3500 anni fa e appartenuti al corredo funerario della Tomba di Kha e Merit saranno analizzati in maniera del tutto non invasiva senza prelievo di campioni. Ad essere "annusati", più di 20 vasi trovati integri nel 1906 da Schiaparelli assieme ad altre meraviglie che rappresentano ad oggi uno dei tesori principali della collezione egittologica del Museo Egizio di Torino.

Museo Egizio, Torino_Federico Taverni_19S7489_analisi SIFT-MS

I chimici dell'ateneo pisano, in collaborazione con gli archeologi e i curatori dell'Egizio, analizzeranno i composti volatili rilasciati nell'aria in concentrazioni estremamente basse (ultratracce) dai residui organici presenti nei contenitori al fine di identificarne la natura.

L'esame sarà eseguito con uno spettrometro di massa SIFT-MS (Selected ion flow tube-mass spectrometry) trasportabile, un macchinario utilizzato nell'ambito medico per quantificare i metaboliti del respiro e che solo recentemente è stato impiegato nel campo dei beni culturali con grandi ed interessanti risultati, soprattutto perché non ha metodi invasivi che possano compromettere il reperto.

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Già quando fu ritrovata la splendida tomba dell'architetto Kha e di sua moglie Merit, Ernesto Schiaparelli aveva cercato di identificare delle provviste alimentari contenute in un piatto e classificate come "verdura finemente triturata e impastata con un condimento". Ma fino ad ora nessuna analisi ha potuto smentire né confermare tale ipotesi e una risposta potrebbe arrivare proprio ora grazie alla spettrometria.

“Per svolgere l’esame sono stati necessari alcuni giorni; infatti nella prima fase abbiamo chiuso ampolle, vasi e anfore in sacchetti a tenuta stagna in modo da concentrare il più possibile le molecole nell’aria - spiega Francesca Modugno dell’Università di Pisa - i dati saranno registrati nell’arco di due giorni, ma risultati delle analisi saranno disponibili tra alcune settimane, considerata la difficoltà della loro interpretazione. Quello che ci aspettiamo di rilevare sono frazioni volatili di oli, resine o cere naturali”.

Museo Egizio, Torino_Federico Taverni_19S7507__analisi SIFT-MS

“Siamo orgogliosi di collaborare con i partner di questo progetto e di sperimentare nelle nostre sale l’utilizzo di una tecnica così sofisticata - sottolinea il Direttore del Museo Egizio Christian Greco -. La ricerca è il cuore delle nostre attività e sentiamo fortemente il dovere di sostenerla, pur garantendo l’integrità della straordinaria collezione che abbiamo l’onore di custodire”.


inchiostri Egitto

Uno studio rivela la composizione degli inchiostri per tessuti nell’Antico Egitto

Uno studio internazionale, coordinato dal Centro NAST -  Centro interdipartimentale Nanoscienze e Nanotecnologie e Strumentazione dell'Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, ha dimostrato l’utilizzo di inchiostri a base di ferro nell’Antico Egitto, fornendo così nuove informazioni e prospettive riguardo alla genesi degli inchiostri nelle antiche culture mediterranee.

inchiostri EgittoPubblicato su “Scientific Reports”, rivista open access del gruppo editoriale Nature, con il titolo “Egyptian metallic inks on textiles from the 15th century BCE unravelled by non-invasive techniques and chemometric analysis”, lo studio condotto su 19 tessuti dipinti, utilizzando tecniche non invasive, ha permesso di identificare la composizione chimica dell’inchiostro nero utilizzato su lino antico egiziano. 

I tessuti oggetto dello studio fanno parte del corredo funerario della tomba egizia dell’architetto Kha e della moglie Merit, datata XV secolo a.C., una delle più importanti scoperte archeologiche in Egitto condotta, nel 1906, nei pressi del villaggio di Deir el-Medina (Luxor) da Ernesto Schiaparelli (1856-1928), allora direttore del Museo Egizio. Il corredo funerario, ad eccezione di pochi oggetti, fu trasportato a Torino e rappresenta un ununicum in egittologia: si tratta, infatti, del corredo funerario non regale più ampio e completo mai ritrovato.

Poca attenzione era stata prestata finora alla natura e alla tecnologia degli inchiostri usati sui rituali e tessuti di uso quotidiano per l'Antico Egitto

Sebbene finora un grande sforzo di ricerca sia stato dedicato allo studio dei pigmenti e dei coloranti usati nell'antico Egitto per decorare le pareti e gli arredi delle sepolture, o per scrivere su papiro, poca attenzione è stata prestata alla natura e alla tecnologia degli inchiostri usati sui rituali e tessuti di uso quotidiano, che potrebbero aver favorito il trasferimento della tecnologia dell'inchiostro metallico su supporti di papiro e pergamino.

«Abbiamo osservato che gli inchiostri su questi tessuti hanno un aspetto brunastro e hanno corroso le fibre di lino nella maggior parte dei casi – racconta Giulia Festa, autrice dello studio e ricercatrice del Centro Fermi. Questa evidenza ci ha interessato e ne abbiamo quindi studiato la composizione tramite tecniche complementari». 

Un inchiostro metallico a base di ferro, quindi, che potrebbe essere definito un antenato dell’inchiostro ferro-gallico, la cui introduzione è comunemente attribuita al III secolo a.C., come spiega Roberto Senesi del Centro NAST Roma “Tor Vergata”.

 La ricerca dimostra che per produrre un liquido di scrittura nero/marrone non solo sono stati utilizzati i sali di ferro, probabilmente in combinazione con i tannini (ancora da accertare), ma è stata aggiunta anche l'ocra, ottenendo coloranti neri simili a quelli che venivano impiegati dagli indiani Navajo all'inizio del XX secolo. «I nostri risultati – continua Giulia Festa - suggeriscono che gli antichi egizi usavano un tipo di miscela simile già 3.400 anni fa. Perché questa miscela è stata impiegata non è noto; probabilmente, il motivo è legato alla resistenza di questi inchiostri al lavaggio, a differenza del nero carbone. Ma per rispondere a questa, e ad altre domande, con certezza, come la presenza o meno di tannini, sono necessari ulteriori lavori sperimentali per valutare la composizione e la provenienza dei composti di ferro e l’analisi degli inchiostri neri sugli altri oggetti inscritti, provenienti dalla tomba di Kha, come ceramiche, papiri e legno».

Lo studio è parte del progetto di ricerca ARKHA (ARchaeology of the invisible: unveiling the grave-goods of KHA) nell’ambito della convenzione tra l’Università di Roma “Tor Vergata”, il Museo Egizio Torino, il Museo Storico della Fisica e Centro Studi e Ricerche “Enrico Fermi”, la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Torino e l’Università di Milano Bicocca.

inchiostri EgittoLeggi l’articolo pubblicato su Scientific Reports “Egyptian metallic inks on textiles from the 15th century BCE unravelled by non-invasive techniques and chemometric analysis”, Nature, 13 Maggio 2019

Immagini dall' Ufficio Stampa di Ateneo Università degli Studi di Roma "Tor Vergata".


Christian Greco al Parco di Ostia Antica presenta lo sbendaggio della mummia di Kha

Appuntamento imperdibile giorno 11 ottobre al Parco Archeologico di Ostia Antica. In anteprima con il direttore del Museo Egizio di Torino, Christian Greco, nella conferenza dedicata alla “Biografia degli oggetti nel dialogo fra scienza ed egittologia” sarà mostrato lo sbendaggio della mummia di Kha. La conferenza rientra in una serie di appuntamenti del ciclo di conversazioni di archeologia pubblica e di legalità organizzato da Mariarosaria Barbera, direttore del Parco Archeologico di Ostia Antica.

Classe ’75, Christian Greco si afferma come uno dei protagonisti di spicco del panorama culturale italiano ed egittologico mondiale, docente a Leida del corso di Archeologia funeraria egizia e archeologia della Nubia e del Sudan”, dirige con successo il Museo Egizio di Torino dal 2014.

Grazie all’archeometria, capace di restituire preziose informazioni all’archeologia tramite complesse analisi chimiche, fisiche e biologiche, gli studiosi sono in grado di avere a disposizione importanti informazioni sui materiali antichi. Proprio ad Ostia, Christian Greco esibirà in anteprima una versione virtuale della celebre mummia dell’architetto Kha conservata a Torino e scoperta da Ernesto Schiaparelli nel 1906. “Con l’aiuto di una serie di tomografie assiali- rivela Greco - riusciamo a inoltrarci nella sepoltura e ad osservare in dettaglio i resti dell’alto funzionario del faraone Amenophi II (XIV sec. a. C.), una visione integrale e spettacolare che, rimuovendo una benda dopo l'altra, svelerà il contenuto dell'unica tomba intatta conservata fuori dall’Egitto”.

“A Ostia Antica mi interessa ribadire un concetto basilare”, sottolinea Greco, “che la ricerca è la conditio sine qua non per prendersi cura del patrimonio culturale, cioè farne oggetto di tutela e farlo conoscere. Solo il patrimonio conosciuto può essere conservato; e comunicare i risultati degli studi al pubblico rientra fra i doveri di un museo. Per questo sottoponiamo i materiali rinvenuti nella tomba di Kha ad analisi tramite attivazione neutronica per determinarne il contenuto organolettico e lavoriamo con il Politecnico di Milano per restituire al pubblico le immagini degli scavi in Egitto”.

Appuntamento quindi all’Antiquarium degli scavi dove si pensa che i 99 posti messi a disposizione saranno insufficienti per la straordinarietà dell’evento. Per chi non potrà seguire, sul sito web del Parco archeologico presto verrà fornito un resoconto video della giornata.

11 ottobre 2018 – h16.30
Mariarosaria Barbera e Christian Greco
Antiquarium di Ostia Antica
Via dei Romagnoli 717
Si ricorda che per partecipare alla conferenza è indispensabile confermare la prenotazione inviando un messaggio a [email protected]