Spurinas Mario Torelli

Roma: presentazione del libro "Gli Spurinas" di Mario Torelli

Si informa che, per motivi personali dell'Autore, la presentazione del libro "Gli Spurinas. Una famiglia di principes nella Tarquinia della 'rinascita'" di Mario Torelli è rimandata a nuova data da definire.

Grazie Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia per l'informazione

Presentazione del libro

"GLI SPURINAS. Una famiglia di principes nella Tarquinia della 'rinascita'"
(Studia Archaeologica, 232)

di Mario Torelli

Mercoledì 11 marzo ore 17

Introduce Valentino Nizzo
Intervengono Giuseppe Pucci e Stefano Bruni

Ingresso libero nella Sala della Fortuna fino esaurimento posti.
Ingresso al museo secondo bigliettazione ordinaria.

A più di quarant' anni dalla pubblicazione degli Elogia Tarquinensia con la ricostruzione dello straordinario complesso di testi epigrafici latini, scoperti in frammenti (e non riconosciuti) nel corso degli scavi condotti negli anni '30 nel grandioso tempio dell'"Ara della Regina" al centro della città etrusca di Tarquinia, Mario Torelli ritorna su quei testi che hanno rivelato la sequenza genealogica di tre grandi generali tarquiniesi, appartenenti alla nobile famiglia degli Spurinas/Spurinnae, autori di eccezionali imprese militari contro Siracusa a fianco degli Ateniesi nel 415 a.C. e contro Roma nel 358-351 a.C.
La rilettura dei Fasti del collegio del LX haruspices, che aveva lì stesso sede, e la recente scoperta della dedica di M. Tarquitius Priscus aruspice dell'imperatore Tiberio e famoso scrittore di testi di aruspicina, hanno reso possibile di riconoscere in Tinia-Giove la divinità titolare del culto e nella sede dei trionfi militari tarquiniesi la funzione del santuario, per moltissimi aspetti simile al Capitolium di Roma.
Queste brillanti scoperte si affiancano alla nuova e affascinante rilettura del programma figurativo della Tomba dell' Orco, nella quale l'Autore propone con buoni argomenti di riconoscere il sepolcro degli Spurinas.

Per scoprire tutti i nostri eventi visita il sito del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia

Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia
Piazzale di Villa Giulia 9, Roma
Apertura: dal martedì alla domenica Orari: 9-20 (ultimo ingresso ore 19)
[email protected]beniculturali.it

Spurinas Mario Torelli
Copertina del libro Gli Spurinas. Una famiglia di principes nella Tarquinia della 'rinascita' di Mario Torelli, edito da «L'Erma» di Bretschneider nella collana Studia Archaeologica, 232

Un nuovo allestimento per il Museo di Barbarano Romano

Il 7 Ottobre 2019 è stato inaugurato Etruschi sui valloni, il nuovo allestimento del Museo delle Necropoli Rupestri di Barbarano Romano (VT), la cui istituzione risale al 1996.

L’esposizione, legata a doppio filo con il Parco Regionale Marturanum, segue un criterio topografico e storico. All’ingresso, i visitatori vengono accolti da un video introduttivo sul territorio e la città di Barbarano; le novità all’interno del museo riguardano invece l’aggiunta di nuovi pannelli didattici, l’aggiornamento delle didascalie e l’esposizione di nuovi oggetti, provenienti sia dalla necropoli di San Simone che dalle recenti campagne di scavo effettuate nell’ambito del San Giuliano Archaeological Project.

La collezione del Museo delle Necropoli Rupestri di Barbarano Romano comprende pezzi piuttosto importanti, come un cippo funerario a forma di obelisco (II metà VI sec. a.C.) dalla Tomba dell’Obelisco e il sarcofago “della Sacerdotessa” (II metà IV sec. a.C.) da S. Simone; tra le nuove acquisizioni, si segnalano il corredo funerario di una tomba a fossa di inizio VII a.C. da San Simone e i ritrovamenti di età medievale in metallo e vetro dalla Rocca di S. Giuliano.

Museo delle Necropoli Rupestri di Barbarano Romano
Cippo funerario a forma di obelisco, Museo delle Necropoli Rupestri di Barbarano Romano - Foto di Eleonora Brunori

Il nuovo allestimento, progettato da Alessandro Mandolesi (Direttore del Museo), Stefano Celletti (Direttore del Parco Regionale Marturanum) e Maria Rosa Lucidi (Conservatore del Museo) è stato reso possibile grazie al supporto del Comune di Barbarano Romano, della Regione Lazio, della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Roma, la Provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale e dello SGARP - San Giuliano Archaeological Project (collaborazione tra la Baylor University, la Virgil Academy, il Comune di Barbarano Romano e la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Roma, la Provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale).

Museo delle Necropoli Rupestri di Barbarano Romano - Foto di Eleonora Brunori

Mostra L'Arte Ritrovata

50 anni del nucleo TPC con la mostra "L'Arte Ritrovata"

Per festeggiare i cinquanta anni dall’Istituzione del Comando Carabinieri Nucleo Tutela Patrimonio Culturale è stata inaugurata un’importante mostra presso i Musei Capitolini di Roma dal titolo: “L’Arte Ritrovata. L’impiego dell’Arma dei Carabinieri per il recupero e la salvaguardia del nostro patrimonio culturale”. La mostra si pone come obiettivo quello di far conoscere al grande pubblico la sinergica collaborazione tra Nucleo TPC e il Centro Europeo per il Turismo e la Cultura, rapporto ormai ben consolidato da 28 anni e con il cui contributo sono state organizzate diverse mostre che hanno permesso una fruizione di opere uniche e la narrazione del prezioso lavoro di salvaguardia dell’Arma. I reperti, variegati per tipologia e per tematiche, rappresentano simbolicamente le tantissime opere recuperate e restituite alla comunità durante varie operazioni e sequestri. Un focus particolare è stato riservato durante il percorso espositivo anche al gravissimo problema del saccheggio illecito dei reperti che ha pesantemente funestato il nostro paese e a cui proprio la costante azione del Nucleo TPC cerca quotidianamente di porre rimedio con azioni di monitoraggio e tutela delle numerose aree archeologiche che spesso vengono depredate da criminali senza scrupoli. Pur essendo oggetti di pregevole fattura, questi, una volta perduto il contesto, diventano solo oggetti belli e antichi ma con rilevanza parziale per lo studio e la storia del territorio di appartenenza, quando si riesce ad individuarlo.

La mostra, inoltre, ospita una selezione di opere sequestrate e ora custodite presso i depositi di alcuni tra i più importanti musei italiani o presso le loro sedi originarie. Le opere in questione sono state sottratte a ricettatori o collezionisti ben inseriti nella fitta trama del commercio internazionale che ha spesso alimentato diverse collezioni di importanti musei internazionali. Una sezione speciale è stata dedicata ad una delle più importanti operazioni di sequestro, l’”operazione Andromeda” le cui opere sono state esposte per la prima volta e restituite alla comunità. Si tratta di trecentotrentasette eccezionali reperti archeologici, provenienti dalla Magna Grecia, Lazio, Sicilia e Sardegna, di epoca compresa tra VIII secolo a.C. e IV secolo d.C., che i Carabinieri del Reparto Operativo Tutela Patrimonio Culturale hanno rimpatriato da Ginevra (Svizzera), il 25 giugno 2010. Tra i beni moltissimi oggetti di grandi dimensioni e alcuni rarissimi ed unici nel loro genere: loutrophoroi, statue in marmo raffiguranti la dea Venere, crateri a volute apuli e attici, crateri a mascherone canosini, kylikes calcidiche, oggetti in bronzo (tra cui padelle, hydriae, statuette ed un tripode), ferri chirurgici, affreschi pompeiani, una navicella e due guerrieri nuragici, il cui valore sul mercato illecito è stato determinato sulla base della loro grandezza in centimetri (circa diecimila euro a centimetro). I reperti sono stati sequestrati dalle autorità svizzere, nel corso di indagini iniziate nel 2008 dalla sezione archeologia del Reparto Operativo, su rogatoria internazionale emessa dalla Procura della Repubblica di Roma. L’indagine, denominata convenzionalmente “Andromeda”, ha preso spunto dagli approfondimenti del caso Medici. In particolare, i Carabinieri individuarono un noto commerciante londinese, Robin Symes, che tra gli anni ’70 ed ’80 era diventato il punto di riferimento di tantissimi ricettatori del settore. Basti pensare che è stato lui il curatore della vendita della Venere di Morgantina al Getty Museum di Malibù. La sua carriera, per lungo tempo in continua ascesa, si fermò allorquando, presso una lussuosa villa alle porte di Orvieto, il suo socio e compagno perse la vita in un incidente. L’impero costruito dal Symes vacillò poiché coinvolto, in Inghilterra, anche in vicende giudiziarie civilistiche, intentate dagli eredi del convivente.

L'Arte Ritrovata
Sacra Famiglia con i santi Francesco e Caterina d’Alessandria, Ludovico Carracci, olio su tela, cm 68x51, Roma, Musei Capitolini, Pinacoteca Capitolina, inv. PC 98

Nel percorso espositivo in mostra anche preziosi reperti di carattere storico-artistico tra cui tre dei cinque dipinti rubati nel 1999 dalle collezioni dei Musei Capitolini e recuperati poi a Latina nello stesso anno: il San Giovanni Battista del Guercino, la Sacra Famiglia con San Francesco e Santa Caterina d’Alessandria di Ludovico Carracci e l’Adorazione dei Magi di Benvenuto Tisi, detto il Garofalo. Di particolare bellezza una statua di Artemide marciante di epoca augustea proveniente da uno scavo clandestino nel casertano e recuperata al termine di una indagine conclusasi nel 2001 quando stava per essere espatriata per poi essere venduta ad un noto museo. Di contro, in una sorta di confronto ipotetico tre copie in marmo e gesso dell’originale realizzate dai trafficanti per sviare e depistare i Carabinieri. Seguono reperti provenienti dall’area pompeiana e in particolare da una villa non ancora identificata, dallo stile affine per confronto con alcune immagini provenienti dalla Villa di Poppea ad Oplontis (Torre Annunziata) illecitamente trattenuti in Svizzera e da due musei statunitensi (Getty Museum e Metropolitan Museum of Art di New York). Completano il percorso vasi e bronzi provenienti da Puglia, Sicilia ed Etruria fortunatamente intercettati dall’Arma prima di essere venduti chissà dove. I reperti in mostra si datano lungo un vastissimo arco cronologico che va dall’VIII secolo a.C. all’età moderna.

L'Arte Ritrovata
Cratere a calice attico a figure rosse raffigurante La Dea Atena che sconfigge un gigante, Tarquinia depositi

Abbiamo posto qualche domanda all’archeologo Alessandro Mandolesi, curatore della mostra.

Si stima che il traffico illecito i Beni Culturali sia una delle attività più proficue al mondo per il sostentamento del terrorismo e di altre attività criminali. Quali misure si stano adottando dall’Unione Europea per contrastare questo atto gravissimo per il patrimonio mondiale?

Il monitoraggio europeo e mondiale sui beni culturali, che per definizione sono beni dell'umanità, ossia senza limiti nazionali, si basa su normative che tutelano in generale i patrimoni ma soprattutto sulla collaborazione di speciali nuclei investigativi istituiti in ogni stato dell'Unione. Il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturali, il primo del suo genere a livello internazionale, svolge in sinergia con altre forze dell'ordine l'azione di contrasto alla dispersione dei patrimoni, sia sul terreno controllando le attività di scavo presso i siti archeologici sia sul fronte del web, laddove si celano mediatori spregiudicati pronti a vendere ogni cosa di sapore antico. A proposito del Comando TPC, ricordiamo l'intervento di protezione svolto all'indomani della distruzione di importanti siti e musei in Iraq e in Siria, martoriate dagli sconquassi e dalle depredazioni dell'Isis.

In Italia, numerosissimi sono i siti depredati da questi criminali senza scrupoli. Quali immensi danni sono stati causati per la storia dei territori?

Non finiremo mai di lamentarci dei danni legati alla decontestualizzazione degli oggetti, soprattutto in archeologia, ma anche alla distruzione delle strutture, come ad esempio documentato in mostra da tre frammenti di affreschi staccati da una villa vesuviana del I secolo a.C., di cui ignoriamo ancora l'ubicazione. Questi dipinti erano stati venduti a due importanti musei americani che, grazie all'intervento degli investigatori e a una buona azione di sensibilizzazione dei media locali, sono finalmente ritornati a casa.

Quali opere, all’interno della mostra, hanno destato la sua curiosità per aneddoti particolari?

Soprattutto l'Artemide marciante, un modello scultoreo di grande valore artistico e ideologico al tempo di Augusto. Ottaviano conseguì nel 36 a.C. un’importante vittoria navale su Sesto Pompeo, che portò alla disfatta dell’opposizione al triumvirato di Ottaviano, Marco Antonio ed Emilio Lepido. Il futuro Augusto intese questo successo ottenuto con il favore della dea Diana (l’Artemide greca), di cui sorgeva un tempio presso il luogo siciliano della battaglia, Milazzo. A celebrare questa vittoria fu coniata anche una moneta che riportava l’immagine di una Diana che avanza con passo deciso. L’Artemide marciante con arco e frecce delle monete è stata collegata al tipo scultoreo di cui si conoscono almeno quattro copie: in mostra sono presenti due di queste, la prima – dal Museo Nazionale Romano – frutto di scavi clandestini fatti in Campania, dove venne recuperata nel 2001 dopo un lungo lavoro investigativo. I trafficanti cercarono addirittura di sviare le indagini creando una copia in marmo quasi perfetta fatta ritrovare ai Carabinieri. Ma l'esca non funzionò: ormai pressati, furono costretti infatti a lasciare quasi sotto casa l'originale, già promesso dai clandestini a un museo straniero. La seconda Artemide esposta – detta per il suo stile “Artemide arcaistica”, dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli – è stata invece scoperta nel 1760 a Pompei, nell'omonima casa presso il foro cittadino.

Arte Ritrovata
Artemide marciante, inv. 568647, ignoto, fine I-inizi I sec. d.C., marmo, Museo nazionale Romano, Palazzo Massimo, Roma 2

Quando si parla di traffici illeciti e acquisti non propriamente “trasparenti” il Getty Museum balza spesso agli onori della cronaca. Come si può riassumere brevemente l’attività di questo museo che custodisce, tra l’altro, una vastissima collezione di reperti italiani?

Beh, il caso che richiamavo per Pompei è eloquente. Due frammenti di affreschi, una volta trafugati dalla villa romana vesuviana, sono stati venduti – dopo una serie di passaggi e con pagamenti di somme ingenti, anche attraverso un porto franco fino a poco tempo fa praticamente inaccessibile alle nostre forze dell'ordine - e arrivarono al Getty Museum, entrando nelle collezioni di questo museo. Storia comune, ahinoi, alle altre opere italiane giunte illecitamente all'estero. In mostra è esposta una piccola parte del sequestro operato al collezionista giapponese Horiuchi: è stata ritornata purtroppo solo una parte delle sua raccolta, ahimè.

Arte Ritrovata Mostra
Affresco grande lunetta con maschera e attributi di Ercole, 50-30 a.C., Parco Archeologico di Pompei

Cerveteri: mostra "Dall’Egeo al Tirreno. Capolavori ritrovati di contesti perduti"

Direzione Generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio

Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio

per l’area metropolitana di Roma, la provincia di Viterbo

e l’Etruria meridionale

 

Dall’Egeo al Tirreno

Capolavori ritrovati di contesti perduti

Inaugurazione della mostra

Venerdì 21 settembre 2018, ore 18.00

Cerveteri, Palazzo Ruspoli

Il recupero dei beni trafugati è tanto più importante quando aggiunge un tassello alla ricostruzione della nostra Storia. In questo senso la mostra “Dall’Egeo al Tirreno. Capolavori ritrovati di contesti perduti” che inaugura al pubblico a Cerveteri nel Palazzo Ruspoli, il 21 settembre alle ore 18.00, assume rilevanza in quanto presenta al pubblico un significativo gruppo di opere recentemente riacquisite al Patrimonio italiano. Lo scavo clandestino e i traffici illeciti spezzano irrimediabilmente la trama che lega gli oggetti alle società del passato e alle comunità del presente. Solo nei casi più fortunati è possibile riannodare alcuni di quei fili. In quest’ottica ogni reperto conserva la propria voce e contribuisce alla narrazione storica solo se inserito nel proprio contesto di appartenenza. In rari casi, alcuni dei materiali rubati, dopo il recupero, possono ancora raccontare almeno una minima parte della loro storia e aiutarci a immaginare il mondo dal quale provengono.

È questo il caso dei vasi recentemente riacquisiti al patrimonio italiano e esposti nella mostra, che appartengono a due importanti classi di materiali databili tra il VII ed il V sec. a.C. originarie dell’Egeo, ma destinate ad alimentare il lusso delle élites tirreniche e ad esibirne la ricchezza e il potere.

Informazioni e prenotazioni: 06.99552876; [email protected];

www.sabap-rm-met.beniculturali.it

Testo da Ufficio Promozione Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l'area metropolitana di Roma, la provincia di Viterbo e l'Etruria meridionale

 

 

 


Torna a splendere la Tomba degli Scudi di Tarquinia

Torna a splendere la Tomba degli Scudi, gioiello del 340 a.C. e una delle più grandi tombe gentilizie di Tarquinia del primo ellenismo. I lavori di restauro, cominciati nell’estate 2016 e realizzati da Maria Cristina Tomasetti e Chiara Arrighi sotto la supervisione della Soprintendenza, hanno permesso il recupero dell’apparato pittorico ancora esistente della camera centrale dell’ipogeo e di riportare alla luce figure, iscrizioni e dettagli finora invisibili. Qui erano sepolti illustri personaggi gentilizi, raffigurati idealmente sulle pareti della camera centrale.

Foto Soprintendenza Archeologia Belle Arti Paesaggio Etruria Meridionale (2018)

La prima coppia, composta da un uomo semisdraiato su una kline e una  donna seduta ai suoi piedi, è identificabile con Larth Velcha, fondatore della tomba e Velia Seithiti, sua sposa. Accanto ai coniugi stanno Velthur Velcha, padre del fondatore e la sposa Ravnthu Arpthnai. Quest’ultima coppia è raffigurata sulla parete sinistra dell’ipogeo in atteggiamento regale. Ulteriori decorazioni che impreziosiscono e rendono quasi unico questo luogo si trovano sulla parete d’ingresso, dove sono raffigurate scene di corteo che alludono al viaggio eterno di Larth Velcha, scortato da littori e la cui presenza sottolinea lo status gentilizio e la carica di magistrato ricoperta dal personaggio durante la sua vita.

Foto Soprintendenza Archeologia Belle Arti Paesaggio Etruria Meridionale

Un fregio di armi è presente nella camera di fondo, in cui vi sono rappresentati gli scudi che danno il nome alla tomba che forse sottolineano l’importanza del campo militare nella vita della famiglia. La decorazione, tipica dei sepolcreti gentilizi etruschi di età ellenistica vuole così celebrare le virtù e il rango della famiglia Velcha, immortalando il momento della morte e il viaggio verso l’oltretomba e il banchetto a cui idealmente partecipano tutti i membri della gens.

Foto Soprintendenza Archeologia Belle Arti Paesaggio Etruria Meridionale (2018)

Tutto ciò è stato possibile grazie ai voti ricevuti online sul sito web del FAI, nella sezione Luoghi del Cuore, dove la tomba è stata votata da oltre 5000 persone. Il prezioso gesto d’amore ha permesso così la rivalutazione e il recupero di un luogo importante per il mondo etrusco che però da anni versava in uno stato precario e nel dimenticatoio. I voti sono serviti quindi per poter partecipare al bando per la selezione degli interventi che la Fondazione, in collaborazione con Intesa Sanpaolo, promuove dopo ogni edizione del censimento e ha permesso così di ricevere 24.500 euro per il restauro degli apparati decorativi della camera centrale.

Le problematiche riscontrate dai restauratori riguardavano soprattutto l’intonaco, molto friabile, che tendeva a staccarsi a causa di numerose problematiche legate all’alterazione del microclima. Su tutta la superficie erano presenti patine bianche di diversa natura e consistenza, oltre che chiazze di umidità e chiazze dovute alla formazione di funghi. L’intervento, inoltre, è stato realizzato in modalità “cantiere aperto”, dando così la possibilità, tramite visite guidate a cura della delegazione FAI di Viterbo, di poter assistere in diretta ai lavori di recupero.

Foto Soprintendenza Archeologia Belle Arti Paesaggio Etruria Meridionale (2018)

I prossimi passi, una volta concluso il recupero della camera centrale, porteranno al completamento del restauro con interventi sul soffitto, sulla camera di fondo – quella decorata con gli scudi da cui la tomba prende il nome – e su due piccoli ambienti laterali, privi di decorazioni. Intanto la collaborazione tra FAI e Soprintendenza continuerà grazie alla volontà, da entrambe le parti, di rendere fruibile periodicamente questo eccezionale luogo di arte, situato al di fuori del perimetro di visita della Necropoli dei Monterozzi.

Foto Soprintendenza Archeologia Belle Arti Paesaggio Etruria Meridionale (2016)

Le tombe della Necropoli di Tarquinia, dal 2004 dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO, rappresentano un documento eccezionale ed unico per il mondo etrusco, capaci di fornirci informazioni preziose sulla vita quotidiana e sul rapporto che questa civiltà aveva con il mondo ultraterreno.

Foto Soprintendenza Archeologia Belle Arti Paesaggio Etruria Meridionale (2016)
Foto Soprintendenza Archeologia Belle Arti Paesaggio Etruria Meridionale (2016)
Foto Soprintendenza Archeologia Belle Arti Paesaggio Etruria Meridionale (2016)

Presentato a Expo il progetto "Experience Etruria"

PRESENTATO A EXPO IL PROGETTO "EXPERIENCE ETRURIA"
Franceschini: “Progetto innovativo rivolto a pubblico internazionale”

b1a6eda491ddbf7e097e0f2c552e89ad2b1c4

È stato presentato oggi presso Milano Expo, Padiglione Italia, nello Spazio Regione Lazio, alla presenza del Ministro delle politiche agricole e alimentari e forestali con delega all'Expo 2015 Maurizio Martina, il film di animazione 3D che racconta le meraviglie dei percorsi sensoriali di Experience Etruria, un grande teatro sperimentale, dove il visitatore è attore e regista di un grande spettacolo di cultura, natura e appagamento dei sensi. Protagonista del film è Ati, madrina etrusca, animata digitalmente tra i suggestivi luoghi dell'Etruria, in quattro itinerari tra Lazio, Umbria e Toscana, sulle tracce degli Etruschi e dei loro segreti.

Leggere di più


Experience Etruria Expo 2015. Percorsi sensoriali per 17 comuni

21 Maggio 2015

EXPERIENCE ETRURIA EXPO 2015.
Percorsi sensoriali per 17 comuni

5f7e83ca77a843fb02752591d20bac6a99d33c1

L'antica Etruria sbarca all'Expo di Milano e si presenta al mondo grazie a Experience Etruria, l'iniziativa nata dalla volonta' di 17 Comuni tra Lazio, Toscana e Umbria che hanno messo a punto un programma 'multisensoriale' fatto di itinerari, mostre, film di animazione 3D e carte interattive.

Leggere di più