Nuceria Alfaterna: antiche glorie e moderne disillusioni

«Urbem inexpugnabilibus muris cinctam.»
«Città cinta da mura inespugnabili.»
(Valerio Massimo, Factorum et dictorum memorabilium libri IX, IX, 6)

Nocera Superiore - 13/10/2019
L'attuale comune di Nocera Superiore, insieme a parte del limitrofo comune di Nocera Inferiore, in provincia di Salerno, ha ospitato nel passato le glorie di un'antica città. Nuvkrinum prima, Nuceria Alfaterna in un secondo momento, fu fondata dai Sarrasti attorno al IX sec. a.C. e successivamente colonizzata dagli Etruschi nel VII sec. a.C. Dopo la loro disfatta nella battaglia di Cuma del 474 a.C., fu conquistata dai Sanniti che ne mantenerono il possesso per i tre secoli successivi, fino a quando la dilagante potenza romana nel III sec. a.C. la sottomise alla fine delle guerre puniche (216 a.C.). Questi ultimi la resero, nel corso dei secoli a venire, una florida e vitale colonia, nota in età augustea con l'appellativo di Constantia e dedita soprattutto alle attività agricole e commerciali.

L'eruzione del Vesuvio del 79 d.C. e le mutate direttrici viarie dell'Impero Romano segnarono per Nuceria una fase di progressivo declino; questo non le impedì tuttavia di diventare sede vescovile a partire dal III sec. d.C., grazie all'opera del vescovo Prisco, ed in epoca bizantina di concepire e realizzare lo splendido Battistero di S. Maria Maggiore.

Nuceria Alfaterna

L'antica città di Nuceria, in cui in epoca romana si parlava il greco in segno di distinzione, si sviluppava nei tempi di massimo splendore su una superficie superiore a quella della vicina Pompei. I rapporti tra i due insediamenti non furono sempre idilliaci, come ricorda un passo degli Annali di Tacito, il quale descrive una furiosa lite tra nocerini e pompeiani presso l'anfiteatro di Pompei nel 59 d.C., a seguito del quale lo stesso edificio fu chiuso per ben dieci anni dall'imperatore Nerone.

Era provvista di un foro, di terme, case, teatri ed un anfiteatro, recentemente riscoperto al di sotto di un moderno quartiere residenziale; purtroppo molte di queste costruzioni oggi versano in uno stato di profondo e desolante abbandono.

Strano il destino delle due città: Pompei distrutta dalla furia del vulcano in passato e riscoperta in modo capillare e nella sua massima bellezza nei tempi moderni; Nuceria Alfaterna risparmiata dal Vesuvio ma sepolta negli ultimi decenni da uno strato spesso di noncuranza e desolante abbandono...

Il Teatro ellenistico-romano, venuto alla luce in località Pareti e ormai invaso dalla vegetazione, Le Terme del Foro nelle immediate vicinanze del Battistero abbandonate (pur se rinchiuse in uno spazio verde cittadino) sono solo due piccolissimi esempi di una tendenza frequente nell'amministrazione della cosa pubblica, cioè il valorizzare i beni massicciamente visitati, in quanto fonte di reddito, mentre si lasciano nell'incuria quelli che potenzialmente potrebbero crearlo, il reddito, ma che abbisognano di investimenti e manutenzioni che forse si ritiene non ripaghino gli sforzi.

Nuceria Alfaterna

 

Tutte le foto sono di Camillo Sorrentino

Nuceria Alfaterna


Un nuovo allestimento per il Museo di Barbarano Romano

Il 7 Ottobre 2019 è stato inaugurato Etruschi sui valloni, il nuovo allestimento del Museo delle Necropoli Rupestri di Barbarano Romano (VT), la cui istituzione risale al 1996.

L’esposizione, legata a doppio filo con il Parco Regionale Marturanum, segue un criterio topografico e storico. All’ingresso, i visitatori vengono accolti da un video introduttivo sul territorio e la città di Barbarano; le novità all’interno del museo riguardano invece l’aggiunta di nuovi pannelli didattici, l’aggiornamento delle didascalie e l’esposizione di nuovi oggetti, provenienti sia dalla necropoli di San Simone che dalle recenti campagne di scavo effettuate nell’ambito del San Giuliano Archaeological Project.

La collezione del Museo delle Necropoli Rupestri di Barbarano Romano comprende pezzi piuttosto importanti, come un cippo funerario a forma di obelisco (II metà VI sec. a.C.) dalla Tomba dell’Obelisco e il sarcofago “della Sacerdotessa” (II metà IV sec. a.C.) da S. Simone; tra le nuove acquisizioni, si segnalano il corredo funerario di una tomba a fossa di inizio VII a.C. da San Simone e i ritrovamenti di età medievale in metallo e vetro dalla Rocca di S. Giuliano.

Museo delle Necropoli Rupestri di Barbarano Romano
Cippo funerario a forma di obelisco, Museo delle Necropoli Rupestri di Barbarano Romano - Foto di Eleonora Brunori

Il nuovo allestimento, progettato da Alessandro Mandolesi (Direttore del Museo), Stefano Celletti (Direttore del Parco Regionale Marturanum) e Maria Rosa Lucidi (Conservatore del Museo) è stato reso possibile grazie al supporto del Comune di Barbarano Romano, della Regione Lazio, della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Roma, la Provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale e dello SGARP - San Giuliano Archaeological Project (collaborazione tra la Baylor University, la Virgil Academy, il Comune di Barbarano Romano e la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Roma, la Provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale).

Museo delle Necropoli Rupestri di Barbarano Romano - Foto di Eleonora Brunori

Etruschi. Viaggio nelle terre dei Rasna

A distanza di 20 anni dalle grandi mostre di Bologna e Venezia, il Museo Civico Archeologico di Bologna annuncia un ambizioso progetto espositivo dedicato alla civiltà etrusca, in cui saranno riuniti circa 1000 oggetti provenienti da 60 musei ed enti italiani e internazionali.

Etruschi. Viaggio nelle terre dei Rasna è una mostra promossa e progettata da Istituzione Bologna Musei | Museo Civico Archeologico, in collaborazione con la Cattedra di Etruscologia e Antichità Italiche dell’Università degli Studi di Bologna, e realizzata da Electa.

Testa di giovinetto da Fiesole 330 a.C. circa Firenze, Museo Archeologico Nazionale, Polo Museale della Toscana

L’esposizione, aperta dal 7 dicembre 2019 al 24 maggio 2020, vuole essere un affascinante viaggio nelle terre degli Etruschi tra archeologia e paesaggi sorprendenti e metterà in risalto le novità di scavo e di ricerca sulla storia di uno dei più importanti popoli dell'Italia antica. La metafora del viaggio darà forma e struttura all’esposizione, divisa in due grandi sezioni, caratterizzate da un allestimento evocativo. La prima offre un momento di preparazione al viaggio, facendo conoscere al visitatore i lineamenti principali della cultura e della storia del popolo etrusco, attraverso oggetti e contesti archeologici fortemente identificativi. Così preparato, il visitatore potrà affrontare la seconda sezione, dove si compie il viaggio vero e proprio nelle terre dei Rasna, come gli Etruschi chiamavano se stessi.

Acroterio configurato a guerriero da Cerveteri, Vigna Marini-Vitalini Copenhagen, Ny Carlsberg Glyptotek Credits @ The Ny Carlsberg Glyptotek Photographer: Ole Haupt

Un itinerario attraverso quei territori e centri di Lazio, Umbria e Toscana che già furono oggetto di attenzione, meraviglia e descrizione da parte dei viaggiatori del passato, come il diplomatico inglese George Dennis, che nel XIX secolo con il suo The Cities and Cemeteries of Etruria (1848) diede conto di cinque anni di viaggi che toccarono i siti archeologici allora conosciuti, in paesaggi profondamente diversi da come sono oggi. Il viaggio continua nei territori etruschi della valle Padana e della Campania, forse meno noti al grande pubblico ma importanti teatri di nuove scoperte archeologiche.

La mostra infine dialoga naturalmente con la ricchissima sezione etrusca del museo, che testimonia il ruolo di primo piano di Bologna etrusca, costituendo, quindi, l’ideale appendice al percorso di visita dell’esposizione temporanea. Il progetto scientifico è a cura di Laura Bentini, Anna Dore, Paola Giovetti, Federica Guidi, Marinella Marchesi, Laura Minarini (Istituzione Bologna Musei, Museo Civico Archeologico) e Elisabetta Govi, Giuseppe Sassatelli (Cattedra di Etruscologia e Antichità Italiche dell'Università degli Studi di Bologna).


Colori degli Etruschi

Roma: apre la mostra "Colori degli Etruschi. Tesori di terracotta alla Centrale Montemartini"

Mercoledì mattina del 10 Luglio siamo stati all’anteprima della meravigliosa mostra “Colori degli Etruschi. Tesori di terracotta alla Centrale Montemartini”, che ha aperto al pubblico l’11 Luglio 2019 e sarà visitabile fino al 2 Febbraio 2020.
Davanti agli occhi illuminati di stupore, si è aperta questo percorso su una straordinaria selezione di lastre parietali figurate, nonché decorazioni architettoniche a stampo in terracotta policroma, davvero eccezionali e unici nel loro genere, tutte provenienti dal territorio di Cerveteri, ossia l’antica Caere. Accompagnano l’allestimento finissime ceramiche e vasellami di derivazione attica, ma ciò che colpisce come da sempre, è l’arte e la maestria della manodopera etrusca nel realizzare tali tesori che finora erano per lo più sconosciuti al grande pubblico. Indubbiamente pezzi originali questi, inediti poiché ci troviamo davanti a testimonianze di fondamentale importanza per la storia della pittura etrusca, rientrate in Italia recentemente grazie all’azione di contrasto del traffico illegale dei reperti archeologici dell’Arma dei Carabinieri e, alla diplomazia culturale del MiBAC.

Colori degli EtruschiAncora una volta una collaborazione davvero significativa e importante, tra la Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e dalla Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Roma, la provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale, patrocinato dalla Regione Lazio, su progetto scientifico di Alfonsina Russo, Claudio Parisi Presicce, Leonardo Bochicchio, Daniele Federico Maras e Rossella Zaccagnini, con organizzazione Zètema Progetto Cultura.
Risaliamo agli inizi del 2016 quando i Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale, in un ingente sequestro, recuperano da depositi a Ginevra, una gran quantità di reperti provenienti da scavi clandestini e illegalmente destinati ad un mercato internazionale, insieme a vasi figurati dalla Magna Grecia, e a statue romane, vengono rinvenuti e accumulati in frantumi in decine di casse, e sanz’alcun ordine di coerenza, questa straordinaria serie di lastre parietali, e frammenti architettonici etruschi di una sorprendente policromia.

Sull’onda di questo straordinario recupero di reperti, ha seguito un importante accordo di cooperazione culturale internazionale, siglato tra il MIBAC e la Ny Carlsberg Glyptotek di Copenaghen, comportando il rientro dalla Danimarca all’Italia, un ulteriore e consistente serie di altrettanti frammenti di lastre dipinte etrusche.
Dietro attenta attività di studio e restauro condotta dalla SABAP sui preziosi reperti rinvenuti (quali lastre di rivestimento delle travi, acroteri, antefisse, gocciolatoi, età..), seppur privati del loro originario contesto frutto del saccheggio indiscriminato e selvaggio perpetrato per decenni, attraverso il riconoscimento delle loro caratteristiche tecniche, alla raffinatezza usata nell’esecuzione d’opera, e grazie al confronto con le più importanti collezioni museali sia straniere che italiane, è stato possibile datarli tra il 530 e il 480 a. C.

Al culmine di tutta questa operazione tra ritrovamento, recupero e restauro, nel Giugno 2018 vi è la mostra e un convegno internazionale di studi organizzati dalla SABAP, presso il Castello di Santa Severa a Santa Marinella (RM), a cui ora ovviamente segue quest’edizione della Centrale Montemartini, in un allestimento aggiornato e rinnovato degli ultimi risultati di studio, e ripensato sulle caratteristiche della prestigiosa sede espositiva ospitante.
I contenuti della mostra che si articolano nel percorso espositivo e suddiviso per tematiche, narrano Le imprese di Ercole e gli altri miti (ad esempio il mito della Gorgone Medusa uccisa da Perseo, o la raffigurazione del giudizio di Paride); La Danza, presente in numerose lastre dipinte recuperate a Ginevra, in cui si rappresentano danzatrici, musicisti e atleti, che come è ben noto hanno fatto grande fortuna nell’arte greca ed etrusca; Gli atleti e i guerrieri che in questo caso sono affiancati in analogia tematica, da reperti selezionati tra le collezioni Capitoline e tra i recuperi effettuati dall’Arma dei Carabinieri, una serie rara di elmi, corazze in bronzo e schinieri di VI e V sec. a. C.

Colori degli EtruschiLa mostra “Colori degli Etruschi. Tesori di terracotta alla Centrale Montemartini”, desidera offrire una chiave di lettura inedita, ma il più possibile esaustiva, proprio attraverso quest’articolato percorso espositivo, ricco di interessanti informazioni che permettono a questi preziosi reperti di riavere voce nel contributo alla conoscenza storico-artistica dell’antica Caere etrusca, proprio all’acme del suo splendore culturale.

Colori degli EtruschiInfo mostra: www.centralemontemartini.org ; www.museiincomune.it ; www.zetema.it

Roma, 10/07/2019

Le foto dall'anteprima della mostra “Colori degli Etruschi. Tesori di terracotta alla Centrale Montemartini” sono di Luana D'Alessandro.


canopi etruschi canopo Giulio Paolucci Museo Civico di Chianciano Terme Necropoli di Tolle collezionismo

Milano: conferenza "I canopi etruschi dal collezionismo all’archeologia"

I canopi etruschi dal collezionismo all’archeologia

Giovedì 4 aprile 2019, ore 18.00
Sala Conferenze, Civico Museo Archeologico di Milano
Accesso da Via Nirone, 7
Conferenza
Giulio Paolucci
Museo Archeologico di Chianciano Terme (SI)
Fondazione Luigi Rovati

canopi etruschi canopo Giulio Paolucci Museo Civico di Chianciano Terme Necropoli di Tolle collezionismoIl nome canopo fu assegnato ai vasi cinerari etruschi con caratteristiche antropomorfe nel XIX secolo, quando la cultura del tempo voleva ricollegare le produzioni artigianali dell'Etruria ai vasi egizi con testa umana o di animale. Questa categoria di manufatti fu sempre molto apprezzata da collezionisti e musei tanto da determinarne un’ampia dispersione. Recentemente nella necropoli di Tolle è stato ritrovato un altissimo numero di canopi da riferire al ceto elevato del VII inizi VI sec. a.C., ora conservati presso il Museo Civico di Chianciano Terme, a creare la collezione più numerosa e variegata fra tutte quelle esistenti. L'antropomorfizzazione tipica di questi cinerari intendeva restituire al defunto un'identità fisica, andata distrutta nel rogo funebre, attraverso lineamenti del viso e talvolta alcuni tratti salienti e idealizzati.

Ingresso libero senza prenotazione fino a esaurimento posti
Museo Archeologico di Milano
Corso Magenta 15
20123 Milano
web: http://www.museoarcheologicomilano.it
Tel. 0288465720
Fax. 0288465721
Testo e immagine da Ufficio Stampa Museo Archeologico di Milano


Roma: convegno “Creature ibride dall’oriente alla penisola italiana: appropriazioni e (ri)creazioni”

Il convegno internazionale “Creature ibride dall’oriente alla penisola italiana: appropriazioni e (ri)creazioni”, incontro di studi promosso dall’Università di Friburgo, si terrà il 3 e il 4 aprile all’Istituto Svizzero di Roma, in via Ludovisi 48.

Oltre a rappresentare gli animali esistenti e a evolvere al loro fianco, diverse civiltà hanno immaginato creature
ibride, comunemente dette Mischwesen. Gli artisti hanno dimostrato una grande creatività, che sfocia nella creazione di un abbondante bestiario, presente su molti supporti quali i vasi attici, i gioielli etruschi, e le gemme del periodo romano.

Queste figure ibride non sono sistematicamente legate alla mitologia, anche se nell’antica Grecia il riferimento mitologico è maggiormente presente in confronto alla penisola italiana dove tali figure conquistano una propria autonomia.

Le suddette differenze ci invitano a riflettere tanto sul fenomeno dell’ibridazione quanto su questa apparente indipendenza dalle fonti letterarie delle creature ibride della penisola italiana, dall’epoca etrusca a quella
imperiale. Attraverso l’esame di testi, ma soprattutto di immagini ricche e variegate, proponiamo un viaggio nella terra di queste creature mostruose eppure così formalmente attraenti.

Di seguito il programma.

Mercoledì 3 aprile 2019

10 : 00 Benvenuto

10 : 15 Véronique Dasen (Università Friburgo)

Chnoubis, un hybride à toutes épreuves : petits maux, grands dieux

11 : 00 Cecilia d’Ercole (École des Hautes Études en Sciences Sociales, Parigi)

I Viaggi dei Grifi, tra Oriente e Occidente ( IVe - IIIe )

11 : 45 Valentino Nizzo (Museo Villa Giulia)

Di Potnia in Potnia. Ricezione e reinterpretazione di un modello archetipale nell’Italia centro-meridionale protostorica

12 : 30 Pranzo

14 : 00 Igor Baglioni (Museo delle Religioni « Raffaele Pettazzoni », Velletri)

Tra le spire della donna serpente. Echidna nella Teogonia esiodea

14 : 45 Esau Dozio (Antikenmuseum Basilea)

Un’anfora del Pittore di Berlino : creature ibride tra Grecia ed Etruria

15 : 30 Pausa

16 : 00 Flavia Morandini (Università Ca’ Foscari, Venezia)

Bestie divoratrici: sfingi e teste mozzate

16 : 45 Anna Angelini (Università Losanna)

Mostri marini nelle tradizioni greco-romane: tra informità e polimorfismo

18 : 00 Visita Villa Giulia

19 : 30 Fine della visita

Giovedì 4 aprile 2019

 

10 : 00 Benvenuto

10 : 15 Maria Cristina Biella (Università Roma, La Sapienza)

Al di qua e al di là degli Appennini. Appunti sullo sviluppo del bestiario orientalizzante nella Penisola Italiana

11 :00 Lorenzo Fabbri (Università Milano)

Il serpente che non è in grado di cambiare pelle muore: l’emblematico caso di Lamia

11 : 45 Enrico Giovanelli Leoni (Università Milano)

Chimere e sfingi nelle arti minori in età Orientalizzante: spunti per l’individuazione dei modelli iconografici

12 : 30 Pranzo

14 : 00 Arnaud Zucker (Université Côte d’Azur)

Les hybrides sont-ils des animaux comme les autres ? Montage et démontage d’un « prototype »

14 : 45 Doralice Fabiano (Università Ginevra)

Gli dei del fiume nell’antica Grecia tra « ibridismo » e « natura »

15 : 30 Pausa

16 : 00 Fabio Spadini (Università Friburgo)

Un ibrido al soldo della vendetta, il Capricorno

16 : 45 Daniela Ventrelli (Università Friburgo)

Creature ibride e mostruose nella ceramica figurata. Rubi antiqua / apula e lucana, « fascination » per i collezionisti del XIX secolo

17 : 30 Sandra Jaeggi (Università Friburgo)

Représenter des hybrides à mamelles : génération ou régénération ?

 

Info

Mail: aloysia.moretti@ehess.fr


Dal 18 maggio al 2 giugno arriva il Festival degli Etruschi

Il grande successo del videogioco “Mi Rasna” (sempre più lanciato a scalare le classifiche dei miglior 100 giochi di strategia più scaricati in Italia), ha permesso alla società Entertainment Game Apps (E.G.A) di rispettare le promesse fatte al momento del lancio sul mercato e di reinvestire in attività di sviluppo turistico - culturale locale il 3% dei proventi derivati dalla fruizione pubblica del videogioco.

Nello specifico, E.G.A. si impegna nel finanziamento e nell’organizzazione insieme all’Associazione Culturale Suodales, di un grande evento rievocativo, un “Festival degli Etruschi”, che verrà realizzato nei giorni 18 maggio - 2 giugno 2019 con modalità itinerante in varie città e con la partecipazione congiunta di numerosi enti culturali e museali.

Tyrrhenikà: Etruscan Heritage Route è il nome pensato per l’evento. Un nome che già racchiude tutto quello che si conosce sul popolo etrusco. Tyrrhenikà infatti, era il nome di un’opera letteraria scritta in greco dall’imperatore Claudio, in 20 libri, riguardante la storia e la civiltà degli Etruschi. Una sorta di summa contente tutto lo scibile sulla civiltà italica. L’assonanza con il Mar Tirreno e un simbolo grafico caratteristico, rende il nome ancora più adatto a rappresentare il ricco programma di iniziative volte alla promozione del popolo tirrenico.

Il grande evento prenderà forma grazie alla preziosa collaborazione tra E.G.A., l’Associazione Culturale Suodales e il progetto ANTICAE VIAE, e intende dare continuità al progetto di promozione del territorio etrusco e della sua cultura attraverso l’uso di strumenti sempre innovativi e coinvolgenti. L’idea è quella di un percorso nell’ Etruria attraverso la collaborazione di alcune città rappresentative per il popolo etrusco e già inserite nel videogioco “Mi Rasna”, con una chiusura del festival presso il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma, passando per Populonia, Vetulonia, Roselle, Chiusi, Arezzo, Cortona, Orvieto, Perugia, Veio e Cerveteri.

Ecco nel dettaglio gli eventi itineranti:

SABATO 27 APRILE: VOLTERRA

  • Il mattino presentazione ufficiale del progetto Tyrrhenikà.
  • Sfilata storica nel centro fino al Museo Guarnacci, con visita teatralizzata.
  • Nel pomeriggio, teatralizzazione del rito religioso presso l’Acropoli.

SABATO 18 MAGGIO: VETULONIA, ROSELLE, POPULONIA - E così si partirà nelle terre dell’Etruria a settentrione:

  • Ore 10.00 nell’ Area Archeologica Nazionale di Vetulonia, si potrà incontrare (al tumulo della Pietrera) Aule Feluske guerriero etrusco di VII sec. Sarà lui - insieme all’ausilio di altri armati - a raccontarci l’evoluzione dell’esercito dei Tirreni.
  • Alle ore 11.00 al Museo Isidoro Falchi di Vetulonia verrà effettuato un laboratorio didattico (prenotazione obbligatoria) e visita guidata teatralizzata al Museo.
  • Alle ore 12.00 sempre al mattino, passando per l’Area Archeologica Nazionale di Roselle, Velthur Tulumne e i suoi operai ci racconteranno in una visita guidata come furono costruite le mura di Roselle.
  • Alle ore 15.00 nell’Area Archeologica Nazionale di Roselle sarà effettuato un laboratorio didattico con prenotazione obbligatoria) chiamato “Edificare nell’antica Etruria: tecniche di costruzione civili”.
  • Alle ore 16.00 all’interno della lucumonia di Pupluna, nel Parco Archeologico di Populonia e Baratti, sarà il Re ad accogliervi all’interno della sua dimora - la Casa del Re – con didattiche sull’epoca villanoviana, la tessitura e degustazioni di vino.

 DOMENICA 19 MAGGIO: CHIUSI, AREZZO, CORTONA - La domenica si discenderà la penisola:

  • Al mattino, presso il Museo dell’Accademia Etrusca e della città di Cortona, verrà ricostruita la Tabula Cortonensis da parte di scribi etruschi che spiegheranno la scrittura etrusca e la sua evoluzione.
  • Al pomeriggio, la ricostruzione si concentrerà sulla scrittura ed il sacro con la rappresentazione dell’evoluzione della scrittura etrusca e il suo utilizzo in ambito religioso. Seguirà poi la rappresentazione di una cerimonia oracolare all’interno del Museo Nazionale Archeologico G. Cilnio Mecenate di Arezzo.
  • Sempre nel pomeriggio, presso il Museo Archeologico Nazionale di Chiusi, verrà rappresentata la “Galatomachia” (combattimento con i Galli) seguendo l’iconografia del sarcofago di Laris Sentinate Larcna con spiegazione sulle guerre contro i Galli e la ricostruzione della figura del Re Porsenna con intervista al personaggio storico.

SABATO 25 MAGGIO: VEIO - Si scenderà verso l’Etruria meridionale e il week-end si aprirà con un evento all’interno del Santuario di Minerva di Portonaccio a Veio, che per l’occasione riprenderà vita con sacerdoti e mercanti che ripopoleranno il luogo sacro tra riti e commercio. Inoltre, i protagonisti racconteranno la vita etrusca attraverso la religione organizzando delle “Etruschiadi” per i bambini.

DOMENICA 26 MAGGIO: CERVETERI - La domenica nella lucumonia di Caere:

  • All’interno del Museo Nazionale Archeologico Cerite, riprenderà vita l’atelier di un ceramista e verranno organizzate visite guidate teatralizzate tra i reperti archeologi e con degustazione di vini locali.

SABATO 1 GIUGNO: ORVIETO, PERUGIA - Il week end si aprirà con le due lucumonie umbre:

  • Al mattino, presso il Tempio del Belvedere sarà celebrato un rito, poi, a seguire, al Museo Archeologico Nazionale di Orvieto verranno proposte delle visite guidate teatralizzate.
  • Durante il pomeriggio si andrà verso la volta del Museo Archeologico Nazionale dell’Umbria a Perugia dove vi sarà una ricostruzione del corteo rappresentato sul Sarcofago Sperandio e delle didattiche sulla religione etrusca.

DOMENICA 2 GIUGNO: TYRRENIKÀ; ETRUSCAN HERITAGE FESTIVAL, ROMA

Gran chiusura al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, con il Festival dell’Eredità Etrusca dove verranno realizzati allestimenti scenici all’interno del museo, didattiche per bambini, un simposio etrusco accompagnato da musiche, il rito dell’aruspicina, la realizzazione di ceramiche dipinte e la degustazione di vini e cibi antichi.

Grazie al progetto Tyrrenikà, E.G.A. intende tracciare un ulteriore percorso di collaborazione con musei e parchi archeologici etruschi e dare così la possibilità al grande pubblico di osservare in maniera diretta ed esperienziale quella che era la vita del popolo Etrusco nelle sue varie sfaccettature. In più, grazie all’utilizzo della rievocazione storica, attività molto apprezzata che si ripropone di ricostruire fatti e situazioni del passato, il pubblico potrà toccare con mano e vedere con i propri occhi eventi storici e personaggi che si sono resi protagonisti della stagione etrusca della nostra storia.

Per i più piccoli e non, saranno organizzati tavoli e laboratori didattici che andranno ad approfondire alcune tematiche dando così la possibilità di apprenderne al meglio i contenuti.


Reperti di Campo della Fiera esposti al Museo di Orvieto

Allestita al Museo archeologico nazionale di Orvieto una sala con numerosi pezzi , in terracotta e bronzi, provenienti dagli scavi di Campo della Fiera. Ne hanno parlato nel corso di una conferenza stampa svoltasi al Museo archeologico nazionale di Orvieto la direttrice del museo Luana Cenciaioli, la direttrice degli scavi Simonetta Stopponi e l’archeologo Marco Cruciani. Si tratta di una selezione tra un migliaio di reperti che abbraccia il periodo etrusco, il romano e quello medioevale.

Come si sa, il sito archeologico di Campo della Fiera è stato identificato con l’antico “Fanum Voltumnae”, il santuario federale dedicato al dio Veltune (Voltumna o Vertumnus per i Romani) dove, come riportato dallo storico romano Tito Livio, si riunivano i rappresentanti delle dodici maggiori città etrusche. L’indagine archeologica avviata nel 2000 ha riguardato un vasto periodo che va dal VI sec. a.C. al XIV, cioè dal santuario etrusco alla chiesa di San Pietro “in vetere”. Trasformatosi successivamente in luogo di culto cristiano, il “Fanum Voltumnae” fu in epoca medievale adibito allo svolgimento di mercati stagionali.

Dopo lo straordinario successo in Lussemburgo della mostra “Il luogo celeste. Gli Etruschi e i loro dei. Il santuario federale di Orvieto”, dove sono stati presentati per la prima volta al mondo in modo organico circa 1300 pezzi provenienti dagli scavi orvietani, è stata annunciata per la primavera 2019 ad Orvieto una mostra di risonanza internazionale organizzata da Polo museale dell’Umbria, Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio dell’Umbria e Comune di Orvieto.

 


La Pompei etrusca in mostra alla Palestra Grande

La Campania, nel corso della sua storia secolare, ha indubbiamente beneficiato dell’influenza di genti inserite nel felice clima di fluidità mediterranea per i secoli che vanno dall’VIII al V a.C. “Pompei e gli Etruschi” è la nuova mostra inaugurata nella Palestra Grande degli scavi  della città vesuviana curata da Massimo Osanna e Stèphane Verger e vuole affrontare, dopo la complessa analisi di altri fenomeni come quello egizio e greco degli scorsi anni, la controversa questione dell’ “Etruria campana” e dei rapporti di contaminazione tra le èlite campane, etrusche e greche con al centro il caso simbolo di Pompei.

800 reperti provenienti dai più importanti musei italiani ed europei dialogheranno in 13 sale ed esamineranno le prime influenze etrusche sul territorio campano prima e dopo la formazione di Pompei fino al tracollo, sancito da una importante battaglia navale che rivoluziona nuovamente gli scenari politici. Materiali in bronzo, argento, terracotta, doni votivi da santuari di frontiera e urbani, corredi tombali, si confronteranno e daranno spunti di riflessione per nuovi studi e teorie, scardinandone alcune e rivoluzionandone altre. Una di queste riguarda Pompei: città greca o etrusca?

Kantharos in bucchero con iscrizione etrusca da Fondo Iozzino Parco Archeologico di Pompei

Fulcro della mostra gli oggetti ritrovati nel santuario extraurbano di Fondo Iozzino della città, tra i centri cultuali più importanti di Pompei assieme al Tempio di Apollo e di Atena che ha restituito materiale in bucchero, armi e iscrizioni in lingua etrusca. Questi materiali trovano un felice confronto con altri luoghi di culto non dissimili da Fondo Iozzino, sia per importanza che per qualità, e provenienti da altre due importanti città etrusche della Campania: Pontecagnano e Capua.

Le dinamiche degli incontri culturali, gli scambi di genti, di idee, di oggetti preziosi riportano sempre al grande bacino del Mediterraneo, culla di civiltà e di continui mescolamenti di popoli e ormai da tre anni proprio Pompei ospita grandi mostre che ne permettono, attraverso la cultura materiale, di ripercorrerne le trame più interessanti. La Campania, florida rotta commerciale, si ritrova al centro di questo grande traffico e offre interessanti spunti di analisi per lo studio di culture miste, lingue diverse e popoli integrati pacificamente e con la forza, con un occhio sempre proiettato al ruolo di Pompei e all’influenza che gli Etruschi ebbero sulla formazione della città.

I primi secoli della storia pompeiana sono poco noti perché gli strati più antichi furono distrutti dalle successive fasi sannitiche di III e II secolo a.C. Ma recenti studi, ormai unitamente e grazie ai recenti scavi, concordano che l’identità di Pompei, quella della prima città, è etrusca. Ignoto ci rimane però il nome con cui nel 600 a.C. venne fondata da Etruschi provenienti dall’Etruria interna perché le fonti non riportano notizie. La presenza di questi popoli in Campania non era nuova, già 300 anni prima durante l’epoca villanoviana, alcuni gruppi dell’Etruria meridionale avevano fondato Capua e Pontecagnano alla ricerca delle zone più fertili della regione. Italici ed Etruschi coabitavano tra terra e mare ma non formavano un’entità omogenea.

Nella seconda metà dell’VIII secolo, dall’isola dell’Eubea, a nord di Atene, i Greci fondarono l’emporio di Pithecusa sull’isola di Ischia e la potente città di Cuma nei Campi Flegrei, portando usi, costumi e la loro lingua. La Campania era sempre più aperta verso il Mediterraneo e le sepolture riunivano oggetti italici, etruschi e greci, ma anche oggetti provenienti dalle Alpi, dal sud Italia, fenici, sardi e orientali. Le più grandi importazioni erano gioielli, soprattutto parure e servizi da banchetto.

Alla fine dell’VIII secolo, la Campania era abitata da genti di provenienza diversa che si differenziavano dal punto di vista dell’ethnos, della lingua e per cultura. Tre erano i grandi gruppi linguistici: una lingua italica, l’osco e due lingue straniere: greco ed etrusco. Le relazioni tra comunità favorirono la creazione di culture ibride ma contribuirono anche all’inasprirsi dei conflitti armati per il possesso di terre ed il controllo del mare.

Antefissa in terracotta a busto femminile da Capua. Museo Archeologico Nazionale di Napoli

Intorno al 700 a.C. in quell’epoca definita orientalizzante per i continui scambi con i porti del Mediterraneo orientale, i principali centri della costa tirrenica erano controllati da potenti èlite aristocratiche che si facevano realizzare tombe sfarzose secondo una moda diffusa tanto in Etruria quanto nei centri campani etruschizzati di Capua e Pontecagnano. Il defunto della tomba Artiaco 104 di Cuma, principe tirrenico – orientalizzante è un caso simbolo. I suoi resti furono deposti in un calderone in argento come gli eroi omerici dell’Iliade: “Mangiava e beveva come un greco, portava abiti e armi etruschi e si comportava da re orientale”.

Nel VII secolo, la Campania, grazie alla maggiore richiesta di vino, olio e prodotti di lusso da parte dell’èlite occidentale, si ritrovò inserita sulle rotte del commercio arcaico. La costa si riempì di insediamenti che si trovavano lungo le rotte e prendevano parte ai vari commerci. Sull’isola di Ischia, precisamente nel villaggio di Punta Chiarito, diverse erano le coltivazioni di vino e qui arrivavano prodotti greci, campani ed etruschi in senso stretto. Le famiglie aristocratiche continuavano a farsi seppellire in modo misto e la fine del secolo vide fiorire anche la nascita di una nuova èlite media che si sviluppò tanto nei centri etruschi di Capua e Pontecagnano che a Cales nel nord della Campania e a Stabiae nella valle del Sarno. La cultura materiale si standardizza. Nascono botteghe di qualità ordinaria che producono bucchero nero etrusco e ceramica etrusco-corinzia di imitazione.

A destra supporto di vaso in bronzo a forma di carro. A sinistra resti di vaso in osso con coperchio. da tomba 232 S. Marzano del Sarno

Questo è il contesto in cui Pompei si trova e questo è il contesto in cui altre città vengono fondate pressappoco contemporaneamente: Poseidonia nella piana del Sele è una di queste. Alla fine del VI secolo a.C. le necropoli hanno restituito ancora corredi misti formati da vasi greci figurati di grandissima qualità e vasi di bronzo provenienti da Vulci. Le iscrizioni attestano una popolazione mista in cui Greci ed Etruschi si incontravano al simposio come i convitati raffigurati sulla celebre lastra della tomba del Tuffatore ma nello stesso momento gli equilibri militari e politici che si spartivano il Tirreno cambiarono.

Gli Etruschi cominciarono a subire diverse sconfitte dagli eserciti di Cuma e una nuova città, Neapolis, si impadronì rapidamente delle reti commerciali che avevano precedentemente arricchito Pompei. Il 474 a.C. è la data spartiacque che segna il declino etrusco sul Tirreno e l’inizio di una crisi profonda che porterà sulla scena nuovi popoli, nuove genti e nuovi conquistatori. Campani e Sanniti, ma anche Lucani si stabiliranno nella piana del Sele e forse nella periferia della pianura campana contribuendo alla creazione di una nuova componente mista composta da Italici di origini diverse. Dalla fine del V secolo le nuove genti occuparono le città greche ed etrusche e la nuova lingua fu l’osco.

Una remota memoria etrusca si mantenne forse in un cimelio di famiglia. Un vaso di bronzo proveniente dalle prime collezioni del Museo di Napoli, una situla realizzata ad Orvieto nel VI o V secolo a.C. alla quale nel I secolo furono aggiunti piedi leonini alati e anse con satiri. L’oggetto doveva essere visibile in qualche dimora di Ercolano o Pompei al tempo dell’eruzione del 79 d.C.

Alla luce di questa complessa storia, Pompei e il suo territorio si rivelano un laboratorio eccezionale non solo per uno studio romano, ma anche per il variegato mondo multietnico che è stato e che è il Mare Nostrum.

La mostra sarà visitabile fino al 31 maggio 2019 nella Palestra Grande di Pompei ed è organizzata in collaborazione con Electa e il Museo Archeologico di Napoli.


Museo Archeologico di Milano Fondazione Luigi Rovati chimera

La mostra “Il viaggio della chimera” racconta gli etruschi a Milano

Museo Archeologico

“Il viaggio della chimera” racconta gli etruschi a Milano, tra archeologia e collezionismo

Del Corno: “La mostra è ponte ideale verso la prossima apertura a Milano di un nuovo museo dedicato alla cultura etrusca, realizzato grazie alla Fondazione Rovati”

Museo Archeologico di Milano Fondazione Luigi Rovati chimera EtruschiMilano, 11 dicembre 2018 – Apre domani al pubblico, nelle sale del Museo Archeologico, la mostra “Il viaggio della chimera” dedicata al rapporto tra Milano e gli Etruschi. Concepita e realizzata dal civico Museo Archeologico di Milano e dalla Fondazione Luigi Rovati, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle arti e paesaggio per la Città metropolitana di Milano, l’esposizione è in programma nelle sale del museo fino al 12 maggio 2019. Il progetto espositivo mette in luce il legame fra Milano e la civiltà degli Etruschi nato dalla metà dell’Ottocento con la costituzione del nucleo più antico delle Raccolte Archeologiche milanesi e rinsaldato nel dopoguerra, quando Palazzo Reale ospitò la grande mostra nel 1955. Questa data segna l’avvio di una feconda stagione per l’etruscologia a Milano: dalla Fondazione Lerici del Politecnico di Milano alle campagne condotte dall’Università degli Studi di Milano a Tarquinia e nell’Etruria padana al Forcello di Bagnolo S. Vito. Un legame solido e virtuoso che è continuato con i recenti scavi condotti a Populonia e che proseguirà con l’imminente apertura al pubblico del Museo Etrusco della Fondazione Luigi Rovati in Corso Venezia 52.

L’assessore alla Cultura Filippo Del Corno ha sottolineato come “Questa mostra rappresenti un ponte ideale verso la prossima apertura a Milano di un nuovo, importante museo dedicato alla cultura etrusca, realizzato grazie alla Fondazione Rovati”.

Lucio Rovati, Presidente della Fondazione Luigi Rovati, ha affermato essere “Motivo di soddisfazione avere instaurato con il civico Museo Archeologico e la Soprintendenza per la Città metropolitana di Milano una proficua collaborazione che ha portato alla realizzazione di questa esposizione, prima importante tappa del percorso che porterà all’apertura del nuovo Museo Etrusco di Milano”. La mostra si sviluppa in cinque sezioni, con l’esposizione di più di duecento reperti provenienti dai maggiori musei archeologici italiani, dalle collezioni del civico Museo Archeologico di Milano e dalle collezioni della Fondazione Luigi Rovati.

Sezione 1 - Le origini del collezionismo etrusco a Milano: un contributo all'etruscologia e alle Civiche raccolte

I reperti riuniti in questa prima sezione sono legati dal tema della raffigurazione umana nell’arte etrusca e introducono il visitatore all’immagine e all’identità dei defunti. Il percorso prende inizio dal Cratere Trivulzio, in prestito dai Musei Vaticani, acquistato sul mercato antiquario di Milano nel 1933 a seguito di una sottoscrizione cittadina per essere donato a papa Pio XI che lo destinò al Museo Gregoriano Etrusco. Accanto alle raccolte private confluite nelle collezioni del Civico Museo Archeologico, è esposta parte della collezione di Pelagio Palagi (1775-1860), a lungo attivo a Milano prima di trasferirsi a Bologna dove la raccolta è ora conservata. È inoltre esposta una selezione di oggetti etruschi appartenuti al mercante d’arte Giulio Sambon (1836-1921) confluiti per sottoscrizione cittadina nel 1911 al Museo Teatrale della Scala e dal 2004 alla Soprintendenza.

Sezione 2 - Milano e il dopoguerra. La Grande mostra del 1955

La riscoperta degli Etruschi nel dopoguerra passa da Milano: nel 1955 Massimo Pallottino apre a Palazzo Reale la “Mostra dell’Arte e della Civiltà Etrusca”, punto di partenza di un rinnovato interesse per lo studio di questa cultura che confluirà in una serie di campagne di scavo scientifiche. La centralità della mostra del 1955 è qui sottolineata dalla presenza di preziosi reperti che furono esposti a Palazzo Reale come “La Pietrera”, il busto femminile del VII secolo a.C. proveniente dal Museo Archeologico Nazionale di Firenze e considerato la più antica statua etrusca. La sezione è arricchita da documenti dell’epoca come la rassegna stampa originale proveniente dal Museo Antichità Etrusche e Italiche dell’Università Sapienza di Roma.

Sezione 3 – Le università di Milano e le ricerche archeologiche: le prospezioni Lerici, gli scavi a Tarquinia, Capua e Populonia

La sezione è collegata alla precedente attraverso il tema del mondo animale, con le sue creature reali e fantastiche che popolavano l’immaginario del defunto nel suo viaggio ultraterreno. Il vaso con raffigurazione della Chimera – che dà il titolo alla mostra – proviene dalle raccolte civiche milanesi ed è affiancato ai materiali pertinenti ai corredi delle tombe scavate dalla Fondazione Lerici, ora in deposito presso lo stesso Museo. Sono rappresentate in questa sezione alcune importanti campagne di scavo condotte dalle università milanesi a Cerveteri, Capua, Populonia e Tarquinia.

Sezione 4 – Una chimera: Etruschi a Milano e in Lombardia

Questa sezione vede protagonisti gli scavi che hanno evidenziato la presenza etrusca in Lombardia. In mostra un piccolo nucleo di materiali proveniente dalle ricerche svolte dall’Università degli Studi di Milano a Forcello di Bagnolo San Vito (Mantova), il principale abitato etrusco-padano a nord del Po, risalente al VI-V secolo a.C.. I contatti tra Etruschi e comunità indigene non furono solo commerciali ma anche culturali, come testimonia l’adozione dell’alfabeto etrusco da parte dei gruppi locali, pur modificato nelle varianti regionali. Diverse sono le testimonianze epigrafiche presenti in mostra, tra cui l’indicazione del toponimo Mesiolano in alfabeto celtico cisalpino.

Sezione 5 – Il collezionismo contemporaneo: il futuro Museo Etrusco di Milano

Il percorso espositivo presenta in anteprima una piccola selezione di reperti della Fondazione Luigi Rovati, che confluiranno nel Museo Etrusco presso lo storico Palazzo Rizzoli-Bocconi-Carraro, di prossima apertura. Saranno qui presentate testimonianze di scrittura etrusca come la paletta di bronzo con una dedica a Selvans, divinità dei boschi, dei terreni e anche dei confini, ma anche splendide oreficerie e oggetti di alto artigianato.

Come da Comune di Milano.