Cerveteri: mostra "Dall’Egeo al Tirreno. Capolavori ritrovati di contesti perduti"

Direzione Generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio

Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio

per l’area metropolitana di Roma, la provincia di Viterbo

e l’Etruria meridionale

 

Dall’Egeo al Tirreno

Capolavori ritrovati di contesti perduti

Inaugurazione della mostra

Venerdì 21 settembre 2018, ore 18.00

Cerveteri, Palazzo Ruspoli

Il recupero dei beni trafugati è tanto più importante quando aggiunge un tassello alla ricostruzione della nostra Storia. In questo senso la mostra “Dall’Egeo al Tirreno. Capolavori ritrovati di contesti perduti” che inaugura al pubblico a Cerveteri nel Palazzo Ruspoli, il 21 settembre alle ore 18.00, assume rilevanza in quanto presenta al pubblico un significativo gruppo di opere recentemente riacquisite al Patrimonio italiano. Lo scavo clandestino e i traffici illeciti spezzano irrimediabilmente la trama che lega gli oggetti alle società del passato e alle comunità del presente. Solo nei casi più fortunati è possibile riannodare alcuni di quei fili. In quest’ottica ogni reperto conserva la propria voce e contribuisce alla narrazione storica solo se inserito nel proprio contesto di appartenenza. In rari casi, alcuni dei materiali rubati, dopo il recupero, possono ancora raccontare almeno una minima parte della loro storia e aiutarci a immaginare il mondo dal quale provengono.

È questo il caso dei vasi recentemente riacquisiti al patrimonio italiano e esposti nella mostra, che appartengono a due importanti classi di materiali databili tra il VII ed il V sec. a.C. originarie dell’Egeo, ma destinate ad alimentare il lusso delle élites tirreniche e ad esibirne la ricchezza e il potere.

Informazioni e prenotazioni: 06.99552876; [email protected];

www.sabap-rm-met.beniculturali.it

Testo da Ufficio Promozione Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l'area metropolitana di Roma, la provincia di Viterbo e l'Etruria meridionale

 

 

 


Torna a splendere la Tomba degli Scudi di Tarquinia

Torna a splendere la Tomba degli Scudi, gioiello del 340 a.C. e una delle più grandi tombe gentilizie di Tarquinia del primo ellenismo. I lavori di restauro, cominciati nell’estate 2016 e realizzati da Maria Cristina Tomasetti e Chiara Arrighi sotto la supervisione della Soprintendenza, hanno permesso il recupero dell’apparato pittorico ancora esistente della camera centrale dell’ipogeo e di riportare alla luce figure, iscrizioni e dettagli finora invisibili. Qui erano sepolti illustri personaggi gentilizi, raffigurati idealmente sulle pareti della camera centrale.

Foto Soprintendenza Archeologia Belle Arti Paesaggio Etruria Meridionale (2018)

La prima coppia, composta da un uomo semisdraiato su una kline e una  donna seduta ai suoi piedi, è identificabile con Larth Velcha, fondatore della tomba e Velia Seithiti, sua sposa. Accanto ai coniugi stanno Velthur Velcha, padre del fondatore e la sposa Ravnthu Arpthnai. Quest’ultima coppia è raffigurata sulla parete sinistra dell’ipogeo in atteggiamento regale. Ulteriori decorazioni che impreziosiscono e rendono quasi unico questo luogo si trovano sulla parete d’ingresso, dove sono raffigurate scene di corteo che alludono al viaggio eterno di Larth Velcha, scortato da littori e la cui presenza sottolinea lo status gentilizio e la carica di magistrato ricoperta dal personaggio durante la sua vita.

Foto Soprintendenza Archeologia Belle Arti Paesaggio Etruria Meridionale

Un fregio di armi è presente nella camera di fondo, in cui vi sono rappresentati gli scudi che danno il nome alla tomba che forse sottolineano l’importanza del campo militare nella vita della famiglia. La decorazione, tipica dei sepolcreti gentilizi etruschi di età ellenistica vuole così celebrare le virtù e il rango della famiglia Velcha, immortalando il momento della morte e il viaggio verso l’oltretomba e il banchetto a cui idealmente partecipano tutti i membri della gens.

Foto Soprintendenza Archeologia Belle Arti Paesaggio Etruria Meridionale (2018)

Tutto ciò è stato possibile grazie ai voti ricevuti online sul sito web del FAI, nella sezione Luoghi del Cuore, dove la tomba è stata votata da oltre 5000 persone. Il prezioso gesto d’amore ha permesso così la rivalutazione e il recupero di un luogo importante per il mondo etrusco che però da anni versava in uno stato precario e nel dimenticatoio. I voti sono serviti quindi per poter partecipare al bando per la selezione degli interventi che la Fondazione, in collaborazione con Intesa Sanpaolo, promuove dopo ogni edizione del censimento e ha permesso così di ricevere 24.500 euro per il restauro degli apparati decorativi della camera centrale.

Le problematiche riscontrate dai restauratori riguardavano soprattutto l’intonaco, molto friabile, che tendeva a staccarsi a causa di numerose problematiche legate all’alterazione del microclima. Su tutta la superficie erano presenti patine bianche di diversa natura e consistenza, oltre che chiazze di umidità e chiazze dovute alla formazione di funghi. L’intervento, inoltre, è stato realizzato in modalità “cantiere aperto”, dando così la possibilità, tramite visite guidate a cura della delegazione FAI di Viterbo, di poter assistere in diretta ai lavori di recupero.

Foto Soprintendenza Archeologia Belle Arti Paesaggio Etruria Meridionale (2018)

I prossimi passi, una volta concluso il recupero della camera centrale, porteranno al completamento del restauro con interventi sul soffitto, sulla camera di fondo – quella decorata con gli scudi da cui la tomba prende il nome – e su due piccoli ambienti laterali, privi di decorazioni. Intanto la collaborazione tra FAI e Soprintendenza continuerà grazie alla volontà, da entrambe le parti, di rendere fruibile periodicamente questo eccezionale luogo di arte, situato al di fuori del perimetro di visita della Necropoli dei Monterozzi.

Foto Soprintendenza Archeologia Belle Arti Paesaggio Etruria Meridionale (2016)

Le tombe della Necropoli di Tarquinia, dal 2004 dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO, rappresentano un documento eccezionale ed unico per il mondo etrusco, capaci di fornirci informazioni preziose sulla vita quotidiana e sul rapporto che questa civiltà aveva con il mondo ultraterreno.

Foto Soprintendenza Archeologia Belle Arti Paesaggio Etruria Meridionale (2016)
Foto Soprintendenza Archeologia Belle Arti Paesaggio Etruria Meridionale (2016)
Foto Soprintendenza Archeologia Belle Arti Paesaggio Etruria Meridionale (2016)

Roma: visita guidata tattile-sensoriale alla mostra “Egizi-Etruschi da Eugene Berman allo scarabeo dorato”

Visita guidata tattile - sensoriale alla mostra

“Egizi-Etruschi da Eugene Berman allo scarabeo dorato”

 

Roma, Centrale Montemartini

giovedì 15 marzo ore 16.00 – 18.30

 

Musei da toccare, progetto di accessibilità e fruizione dell’arte per visitatori con disabilità nei Musei comunali di Roma, propone anche nel mese di marzo l’emozionante percorso di visita tattile sensoriale alla scoperta degli Egizi e degli Etruschi alla Centrale Montemartini.

Le due grandi civiltà del Mediterraneo sono messe a confronto nella mostra ospitata al piano terra della ex Centrale Termoelettrica, traendo spunto da preziosi oggetti egizi rinvenuti in recenti campagne di scavo condotte a Vulci, a cui si aggiungono i reperti egizi della Collezione Berman e le opere in prestito dalla Sezione Egizia del Museo Archeologico Nazionale di Firenze.

Il percorso di visita, giovedì 15 marzocon inizio alle 16.00, alternerà interessanti racconti relativi alle usanze e alle pratiche rituali delle due popolazioni all’esplorazione tattile di una selezione di reperti originali con il supporto scientifico dell’Egittologa Massimiliana Pozzi, una delle curatrici della mostra.

La visita sarà inoltre arricchita dall’analisi dei modelli tattili in scala di una tomba egizia e di un’abitazione insieme alla riproduzione di alcuni oggetti provenienti dalla tomba di Deir el Medina in Egitto.

L’iniziativa – promossa da Roma CapitaleAssessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, con i servizi museali di Zètema Progetto Cultura – rientra nel programma di visite guidate tattili-sensoriali gratuite del progetto Musei da toccare. Si tratta di visite speciali rivolte al pubblico dei visitatori con disabilità con l’obiettivo di realizzare musei ‘senza frontiere’, a misura di tutti, e offrire all’intero pubblico la possibilità di accedere alle strutture museali e alle aree archeologiche, abbattendo le barriere architettoniche e sensoriali.

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Gli scavi di Campo della Fiera al centro di una grande mostra in Lussemburgo

“Il luogo celeste”. Gli scavi di Campo della Fiera al centro di una grande esposizione in Lussemburgo. Presentazione ufficiale in una conferenza alla Camera dei Deputati.

Presentata in una conferenza stampa svoltasi alla Camera dei Deputati “Le lieu céleste. Les Etrusques et leurs dieux. Le sanctuaire fédéral d’Orvieto. Il luogo celeste. Gli Etruschi e i loro dei. Il santuario federale di Orvieto”, mostra di rilevanza europea con circa 1300 pezzi provenienti dagli scavi orvietani di Campo della Fiera ed esibiti per la prima volta al mondo. Allestita in Lussemburgo al Musée national d’histoire et d’art si protrarrà dal 1° marzo al 2 settembre. Il titolo allude all'identificazione, da parte degli studiosi, del sito archeologico di Campo della Fiera con l’antico “Fanum Voltumnae”, il santuario federale dedicato al dio Veltune (Voltumna o Vertumnus per i Romani) dove, come riportato dallo storico romano Tito Livio, si riunivano i rappresentanti delle dodici maggiori città etrusche per assumere importanti decisioni comuni. Sono intervenutiAntimo Cesaro, sottosegretario di Stato al Mibact, Ministero dei beni, delle attività culturali e del turismo, Caterina Bon Valsassina, direttore generale Archeologia, Belle arti e Paesaggio del Mibact, Luana Cenciaioli, direttrice del Museo archeologico nazionale di Orvieto, Marica Mercalli, direttrice Soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio dell’Umbria, Simonetta Stopponi, direttrice a partire dal 2000 degli scavi, già docente universitaria di Etruscologia e Antichità italiche, Michel Polfer, direttore del Musée national d’histoire et d’art del Lussemburgo. Presenti anche Marica Mercalli, direttrice Soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio dell’Umbria, Luana Cenciaioli, direttrice del Museo archeologico nazionale di Orvieto e Giuseppe Maria Della Fina, direttore del Museo "C. Faina" di Orvieto. L’esposizione, con l’alto patronato del Presidente della Repubblica e del Granduca di Lussemburgo e il sostegno della Fondazione Cassa di risparmio di Orvieto (presente Vincenzo Fumi), della Camera di commercio italo-lussemburghese e del Comune di Orvieto (rappresentato dal sindaco Giuseppe Germani), è articolata in diciassette sezioni e seguendo un rigoroso dell’itinerario cronologico mette in luce il ruolo straordinario rivestito dal Fanum. L’indagine archeologica avviata diciotto anni fa riguarda un vasto periodo storico, dal VI sec. a.C. al XIV, cioè dal santuario etrusco alla chiesa di San Pietro “in vetere”. Parte dei reperti sono conservati al Museo archeologico nazionale di Orvieto e parte depositati nei magazzini della SABAP dell'Umbria a Perugia. Il “Fanum Voltumnae”, influente dal VI al IV sec.a.C., dopo la prevalenza di Roma nel III sec.a.C., riuscì a mantenere vitalità in età romana repubblica e imperiale. Trasformatosi successivamente in luogo di culto cristiano, fu anche in epoca medievale “campus nundinarum”, adibito allo svolgimento di mercati stagionali.

Come da MiBACT, redattore Alessandro Tenerini


Milano: nuovo museo dedicato al mondo etrusco aprirà nel 2018

Cultura

Un nuovo museo dedicato al mondo etrusco aprirà a Milano nel 2018 ampliando l’offerta artistica e culturale della città

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Milano, 15 novembre 2016 – È stato presentato oggi (ieri, NdR) a Palazzo Marino il nuovo progetto museale dedicato al mondo etrusco, alla sua cultura e alla sua arte che aprirà a Milano nel 2018.

“Quello che presentiamo oggi è un progetto importante che porterà Milano a integrare e ad ampliare ulteriormente la propria offerta artistica e culturale - ha dichiarato il Sindaco Giuseppe Sala -. Uno spazio di proprietà e gestione privata ma con funzione e spirito pubblici, che sarà convenzionato con il Comune di Milano entrando a far parte del sistema museale cittadino, e che aumenterà non solo la ricchezza del patrimonio artistico milanese ma anche l’attrattività della nostra città, destinazione preferita del turismo culturale più attento”.

L’iniziativa - che nasce da una passione originaria, l’amore per l’antichità, e una importante collezione di vasi etruschi appartenente alla famiglia- ha dichiarato Giovanna Forlanelli Rovati, Vicepresidente della Fondazione Luigi Rovati- trova le sue radici in una lunga storia maturata nell’impresa, una esperienza decennale basata su progetti innovativi, talvolta visionari, sull’arte e sulle sue applicazioni educative e formative. Contaminare la cultura aziendale con l’amore per l’arte è stata una sfida vinta che ha generato un’esperienza che continua a dare i suoi frutti. La volontà di continuare tale “contaminazione” tra spirito imprenditoriale, cultura e coinvolgimento della comunità, in scala più grande, è alla base di questo nuovo progetto: aprire a Milano un museo, un centro di arte etrusca che non si limiti a esporre, ma possa far rivivere le nostre origini in modo moderno, dinamico, aperto a ogni forma di novità.

Il progetto comporta innanzitutto la ristrutturazione da parte dell'architetto Mario Cucinella del Palazzo Bocconi-Rizzoli-Carraro, in Corso Venezia 52, che diventerà la sede del Museo. Il disegno prende spunto dai più importanti lasciti etruschi e dal mondo magico delle sepolture, prevedendo un padiglione ipogeo di grande suggestione in cui sarà allestita una parte della collezione. Il padiglione è pensato in diretto dialogo con il giardino sovrastante, che verrà aperto al pubblico. Nei piani superiori dell’edificio, in cui sarà mantenuta l’atmosfera di una casa-museo, proseguirà il percorso espositivo che prevede una selezione dei migliori reperti della collezione residente, la cui interezza sarà comunque a disposizione degli studiosi in una sorta di deposito aperto dedicato alle analisi e alla ricerca. Alcune sale verranno riservate allo studio, alla didattica, alle esposizioni temporanee. Previsti anche un bookshop e una caffetteria.

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Il Palazzo così rinnovato ospiterà nel suo nucleo centrale la preziosa collezione etrusca già nota come Collezione CA recentemente acquistata dalla famiglia Rovati, che con la Fondazione Luigi Rovati gestirà il nuovo museo e restituirà al Paese un bene culturale fino ad ora non accessibile. La Collezione - che comprende la più completa raccolta di vasi del periodo arcaico con oltre 700 vasi etruschi di bucchero e impasto risalenti al periodo tra il IX e il VI secolo a.C. - è infatti stata acquisita quest’anno in Svizzera ed è rientrata in Italia in virtù di un lungimirante accordo con il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e la collaborazione con le Soprintendenze e i Carabinieri per la Tutela del patrimonio culturale. Alla collezione di vasi si uniranno altre opere di collezioni private che la Fondazione raccoglierà rendendone possibile la fruizione.

Il nuovo Museo - aderendo al codice Icom (International Council of Museums) e al Sistema museale lombardo - intende proporsi non solo come centro di eccellenza nel campo della conservazione, dello studio, e della valorizzazione dei reperti antichi, ma anche, in virtù della centralità di Milano, come polo d’attrazione per tutte le realtà legate all’archeologia etrusca che sono dislocate sul territorio nazionale.

La partnership più immediata sarà sviluppata con il civico Museo archeologico di Milano, che possiede un’importante sezione dedicata alla civiltà etrusca, ma verranno studiati progetti anche con le altre istituzioni culturali milanesi, nonché con la Soprintendenza e con i musei archeologici e le collezioni antiche della Regione, così da portare in luce in modo sempre più accurato le interconnessioni tra le varie civiltà (celtica, etrusca, greca, romana) che hanno determinato la storia del territorio.

Il nuovo museo sarà convenzionato con il Comune di Milano – è già in corso il procedimento amministrativo – e dunque entrerà a far parte del sistema museale milanese, sviluppando programmi integrati con il Comune e gli istituti civici, aderendo all’Abbonamento musei Lombardia/Milano, alle giornate di gratuità stabilite dal Comune di Milano, come nel caso della “Domenica al museo”, prevedendo l’ingresso gratuito per gli studenti fino a 26 anni e i visitatori over 65 anni, e altro ancora.

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Come da Comune di Milano.


27 agosto 2017. Velathri: dal tramonto all’alba, una notte etrusca

27 agosto 2017. VELATHRI: dal tramonto all’alba, una notte etrusca.
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In concomitanza con le Celebrazioni Etrusche in tutta la Toscana, una notte intera per rivivere - tra l’Acropoli e il Museo Etrusco Guarnacci - attraverso degustazioni, presentazioni, scene teatralizzate e didattiche, la storia trimillenaria di Volterra.

La notte di sabato 27 agosto verrà raccontata una nuova storia, la storia della città di Volterra al tempo in cui era chiamata Velathri: il palcoscenico sarà quello dell’Acropoli, dove verranno rappresentate alcun scene e riti etruschi e, soprattutto, il Museo Etrusco Guarnacci che, per l’occasione, si trasformerà in un enorme libro di storia da sfogliare, ascoltare e gustare.

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La dea Uni in uno dei più lunghi testi etruschi a Poggio Colla

24 Agosto 2016

Le superfici della stele hanno già rivelato riferimenti alla dea Uni e al dio Tina. Credit: Mugello Valley Project
Le superfici della stele hanno già rivelato riferimenti alla dea Uni e al dio Tina. Credit: Mugello Valley Project

Gli Archeologi all'opera nella Valle del Mugello stanno traducendo un'iscrizione etrusca da una stele ritrovata a Poggio Colla, e datata al sesto secolo prima dell'era volgare. La stele ha rivelato i nomi della dea Uni e del dio Tina, divinità suprema degli Etruschi, corrispondente a Zeus e Giove. La scoperta indicherebbe Uni come divinità tutelare, venerata presso il santuario di Poggio Colla. Uni è una dea della fertilità e forse una dea madre in questa località.

Il riferimento si trova in una delle più lunghe iscrizioni in lingua etrusca: la stele era parte del muro del tempio. Qui si sono ritrovati altri reperti, tra i quali un frammento ceramico con la più antica scena di nascita per l'arte europea, che rinforza l'interpretazione del culto della fertilità presso Poggio Colla.

La stele, parzialmente ripulita, riporta uno dei testi più lunghi in lingua etrusca. Credit: Mugello Valley Project
La stele, parzialmente ripulita, riporta uno dei testi più lunghi in lingua etrusca. Credit: Mugello Valley Project

Gli studiosi all'opera qui, il prof. Adriano Maggiani e il prof. Gregory Warden, esprimono rispettivamente le ipotesi che la stele abbia carattere dedicatorio, o che possa rappresentare le leggi del santuario e prescrizioni relative alle cerimonie che ebbero luogo qui. Se ne riparlerà con maggiore certezza una volta ricostruito completamente il testo, che consta di 120 caratteri e più. Ci si attende pure di ritrovare parole non ancora note.

I testi etruschi sono rari, poiché si utilizzavano libri in lino e tavolette di cera; quelli che ci sono pervenuti sono quindi in gran parte brevi e di carattere funerario, in quanto provenienti da tombe. La stele costituirebbe quindi una delle più importanti scoperte degli ultimi decenni nell'ambito degli studi sugli Etruschi.

Gli Archeologi all'opera nella Valle del Mugello riferiranno della scoperta durante una mostra a Firenze, il 27 Agosto: "Scrittura e culto a Poggio Colla, un santuario etrusco nel Mugello" e in un articolo a venire, da pubblicarsi sulla rivista Etruscan Studies. A Firenze si mostrerà un ologramma della stele, poiché i lavori di conservazione sulla stessa proseguono.

Link: EurekAlert! via Southern Methodist University.


Una lastra in arenaria con lettere etrusche incise, da Poggio Cola

29 Marzo 2016

La stele etrusca è stata ritrovata tra le fondamenta di un tempio, dove era rimasta per 2.500 anni. Credit: Mugello Valley Project
La stele etrusca è stata ritrovata tra le fondamenta di un tempio, dove era rimasta per 2.500 anni. Credit: Mugello Valley Project

Una lastra in arenaria del sesto secolo prima dell'era volgare è stata ritrovata tra le fondamenta di un tempio monumentale etrusco a Poggio Cola. Il sito si trova nella Valle del Mugello, a nord est di Firenze.
La lastra, del peso di 220 kg circa, è alta 1,20 cm circa e larga circa 60 cm. La pietra, probabilmente di provenienza locale, si presenta raschiata e scheggiata, con un lato reso rosso, forse dal fuoco.
 
La lastra, del peso di oltre 200 kg e alta un metro e 20 cm circa, contiene 70 lettere leggibili. Credit: Mugello Valley Project
La lastra, del peso di oltre 200 kg e alta un metro e 20 cm circa, contiene almeno 70 lettere leggibili e segni di punteggiatura. Credit: Mugello Valley Project

Presenta almeno 70 lettere leggibili e segni di punteggiatura: non trattandosi di un testo funerario, si ritiene possa contenere nuove parole. Il ritrovamento di un manufatto etrusco di carattere religioso è un fatto raro, e si spera che la lastra possa fornire informazioni sulla venerazione di un dio o di una dea. Gli Etruschi usavano infatti per la scrittura materiale deperibile, come lino o tavolette di cera.
La lastra sarebbe stata collegata alle prime manifestazioni di sacralità presso il santuario, e dimostrerebbe l'esistenza di un culto stabile almeno dal Tardo Periodo Arcaico (525-480 prima dell'era volgare). Sarebbe stata riutilizzata nelle fondamenta di una struttura di poco successiva.
La lastra mentre viene esaminata Credit: Mugello Valley Project
La lastra mentre viene esaminata Credit: Mugello Valley Project

Link: EurekAlert! via Southern Methodist University


Una principessa etrusca dell'ottavo secolo da Montalto di Castro

28 Gennaio - 11 Marzo 2016
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La tomba di Montalto di Castro in località Poggio Mengarelli, salvata da uno scavo clandestino grazie all'intervento tempestivo della Soprintendenza assieme all’Ente di Parco di Vulci, si è rivelata essere quella di una principessa etrusca (cioè un'aristocratica) dell'ottavo secolo.
La tomba della giovane etrusca di 13-14 anni presenta un prezioso corredo che viene fatto risalire alla fase dell’Orientalizzante Antico (fine dell’VIII e inizio del VII sec. a.C.). Tra i reperti ritrovati, due scarabei egizi (uno in oro), una collana fenicia in ambra e alcune fibule. Ritrovato pure del vasellame. La principessa era in una sepoltura a cassetta, all'interno della quale vi era il sarcofago. I resti ossei, residuo dalla pira funebre, erano avvolti in un fragile e prezioso tessuto.
La scoperta ha ricevuto rilevanza mediatica internazionale, e testimonia i rapporti tra Vulci e il Mediterraneo.

Link: ANSAIl Messaggero; The Local.itEtruria Oggi; Viterbo News 24 1, 2.
Foto da MiBACT.


Una Tomba etrusca intatta da Città della Pieve

29 Ottobre - 5 Dicembre 2015
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Completate sabato 28 Novembre le operazioni di recupero per la tomba etrusca nei pressi di Città della Pieve, in provincia di Perugia. Le ultime hanno riguardato il delicato recupero di un sarcofago in pietra, di trenta tonnellate di peso. Nei giorni precedenti altre operazioni di messa in sicurezza del sito sono state compiute. La tomba fu accidentalmente scoperta lo scorso 25 ottobre da un agricoltore, che stava arando dei terreni in località San Donnino.
La tomba è intatta, e datata al tardo quarto secolo a. C. È caratterizzata da un dròmos (corridoio d'accesso) di dodici metri, la cui porta a doppia anta è stata attentamente rimossa per lo studio. La sepoltura ipogea presenta poi pianta rettangolare di 5 m² circa. Nei secoli frane l'hanno parzialmente interrata.
Uno dei due sarcofaghi in pietra presenta una lunga iscrizione, dalla quale è stato possibile ricavare il nome "Laris". Oltre ai due sarcofaghi, si son ritrovate quattro urne cinerarie, tre delle quali scolpite in travertino alabastrino, che presentano figure di defunti recumbenti. Gli altri reperti ritrovati nel fondo comprendono vasetti miniaturistici in ceramica acroma, un’olla, un’anfora dal corpo ovoidale, oltre a frammenti di uno strigile, e un’olletta in bronzo.
I contenuti della tomba sono stati poi trasferiti per le attività di conservazione al Museo Civico-Diocesano di Santa Maria dei Servi.
Nota: visto che si sono raccolti qui diversi articoli degli ultimi mesi, possono risultare discrepanze tra gli stessi, col proseguire dei lavori (alcuni dei primi parlano di due urne e di una datazione del terzo secolo a. C.).



Link: Soprintendenza Archeologica dell'Umbria 1, 2; Vigili del Fuoco; Umbria24 1, 2, 3Discovery News; The History Blog; PerugiaToday; Orvieto News 1, 2Trasimeno OggiUmbriaONTuttoggi
Vista di Città della Pieve, foto da WikipediaCC BY 3.0,caricata da e di Tupungato (Marek Slusarczyk).