Korea Week Cinema 2021

Korea Week Cinema: la Korea incontra la Casa del Cinema

In data 9 novembre 2021 ha avuto inizio la Korea Week Cinema, una manifestazione interamente dedicata al cinema e alla cultura coreana. A prendervi parte sono stati tre enti siti a Roma: la Casa del Cinema, l'Università La Sapienza e l'Istituto Culturale Coreano. Le aule de La Sapienza hanno ospitato il dibattito di inaugurazione del festival, il cui scopo era scoprire la cultura coreana in ogni sua forma.
Noi di ClassiCult abbiamo preso parte ad alcuni eventi della Korea Week Cinema e siamo qui per raccontarli!

Korea Week Cinema 2021 Casa del Cinema

Perché il cinema coreano e la scelta della Korea Week Cinema

Dopo l'esplosione della serie Netflix Squid Game il mondo intero è stato conquistato dalla cultura coreana. Tuttavia, bisogna sottolineare che la cinematografia coreana ha iniziato a far breccia nel cuore degli occidentali già ad inizio duemila grazie a registi come Park Chan-wook. Queste pellicole hanno spesso raggiunto festival prestigiosi, da Cannes a Venezia, soffrendo però di una disastrosa distribuzione nelle sale.
Nel 2020 capita l'impossibile: arriva Parasite di Bong Joon-hoParasite vince la Palma D'Oro al Festival di Cannes del 2019 e da quel momento la sua fama diventa inarrestabile. L'apice per Bong Joon-ho è la vittoria per Miglior Film agli Oscar 2020. Per la prima volta nella storia del cinema un film straniero vince l'ambita statuetta di Miglior Film e Miglior Film Straniero nella stessa edizione. Questa rivoluzione ha fatto ricredere i distributori italiani che hanno così deciso di incrementare l'uscita in sala di prodotti made in Korea.

La Casa del Cinema di Roma ha deciso di ospitare questa ricca rassegna cinematografica, in cui si è dato spazio anche a cortometraggi diretti dai ragazzi del Centro Sperimentale dedicati al mondo coreano. Dal 9 al 14 novembre le sale sono state dedicate a film coreani poco noti qui in Italia, di fatti le pellicole sono state proiettate in lingua originale con sottotitoli in italiano e/o in inglese.

An Old Lady

In data 13 novembre è stato proiettato il film An Old Lady opera prima della regista Lim Sun-Ae. Il film è disponibile sulla piattaforma streaming MUBI. La storia è perfettamente in linea con la volontà di far conoscere la cultura coreana unendola ad un fenomeno come il #metoo. La protagonista è Hyojeong, un donna di 69 anni appena uscita dall'ospedale dopo un'operazione alle spalle nel reparto di ortopedia. Hyojeong racconta al compagno Dong-in di essere stata violentata da un giovane dottore dell'ospedale. Appresa tale notizia, i due corrono dalla polizia per denunciare l'accaduto.

Quali sono le domande poste solitamente ad una vittima di stupro? Per quanto esse possano variare, di base paiono essere sempre le stesse: come è accaduto, ha conservato qualche indumento con tracce organiche, ecc. A Hyonjeong vengono poste tutte queste domande, ovviamente a nessuno viene in mente di chiederle come stia. La polizia trova subito il giovane dottore, tuttavia costui viene scarcerato per un fattore meramente burocratico e non perché non sia colpevole. Hyonjeong decide di frequentare un centro antiviolenza per poter elaborare il trauma. Sfortunatamente, dopo aver saputo dell'insuccesso delle indagini, la donna decide di auto isolarsi, distaccandosi persino da Dong-in.
Grazie all'intervento di un tenace detective, l'anziana donna capirà di essere l'unica a poter modificare la cose e ritroverà fiducia in sé stessa.

L'elemento dell'età

La peculiarità di An Old Lady risulta nella scelta di aver voluto raccontare una storia dal punto di vista di una donna anziana. Quando assistiamo a film dedicati al fenomeno dello stupro, tendenzialmente le sue protagoniste sono adolescenti o donne. La violenza carnale nei confronti di una signora anziana è una grave assente nel cinema occidentale. Lim Sun-Ae decide di affrontare un topic decisamente complesso, non cadendo in stereotipi o cliché che avrebbero potuto rendere il lavoro approssimativo. La regia poco invadente e la scelta di NON mostrare lo stupro, rendono la pellicola estremamente delicata. Lo spettatore si approccia alla vicenda di Hyonjeong con delicatezza e rispetto, tutte le caratteristiche che si dovrebbero possedere quando ci si confronta con una persona anziana.
Un altro elemento di riflessione dato dalla scelta di tale protagonista è quello, ovviamente, sull'età. Perché un ragazzo giovane dovrebbe violentare una signora anziana? Un giovane medico potrebbe avere tutte le giovani che vuole, quindi perché dovrebbe rovinarsi la vita con un atto simile?

Tutto ciò mira a farci riflettere su un altro fattore, ovvero che la violenza carnale non ha una sua tipologia. Il carnefice può scagliarsi contro chiunque. Non sono minigonne, alcool o tacchi alti a rendere le donne "oggetti del desiderio". Quando si parla di stupro, si parla di una vera e propria violenza priva di ragione. An Old Lady analizza per l'appunto questo fenomeno, ovvero il fenomeno di una malattia sociale divagante a cui si cerca disperatamente di dare un filo logico, quando la logica poco ha a che fare con lo stupro.


Ammonite: uno sguardo mancante

Ammonite è il secondo lungometraggio diretto dal  regista britannico Francis Lee, noto a tutti grazie alla sua pellicola God's Own Country. Questo secondo film è stato virtualmente presentato al festival di Cannes 2020 e, in seguito, al Festival del cinema di Roma. Nell'ambiente cinematografico si chiacchierava su questo film dal 2019, anno cui ebbe inizio la post produzione.

Ammonite, Francis Lee (2020) Transmission Films Distribution
Ammonite, Francis Lee (2020) Transmission Films Distribution

La curiosità nacque dal soggetto, dal cast (le protagoniste sono Kate Winslet e Saiorse Ronan) e dalle prime immagini promozionali che parvero ricordare Ritratto della giovane in fiamme.

https://www.classicult.it/ritratto-della-giovane-in-fiamme-gli-sguardi-di-orfeo-ed-euridice/

Ammonite: Mary e Charlotte

La protagonista è Mary Anning (Kate Winslet) scienziata realmente esistita che ampliò la crescita della geologia grazie ai suoi ritrovamenti marini di epoca giurassica. Il personaggio di Mary è scorbutico, algido e tozzo, esattamente con le sue mani con le quali scava continuamente tra sabbia e fango.

La figura che le viene accostata è quella di Charlotte (Saiorse Ronan) una ricca dama londinese bloccata a Lyme a causa di una forte depressione. Entrambe le protagoniste vivono in un mondo governato dal volere maschile: Mary non può far parte di prestigiosi circoli di scienziati, mentre Charlotte è costretta ad obbedire ad ogni comando del marito.

Il rapporto tra le due, che inizialmente pare essere un rapporto spento e privo di toni cromatici (proprio come la pellicola stessa) matura lentamente, fino allo sfociare in una storia d'amore.

Ammonite, Francis Lee (2020) Transmission Films Distribution
Ammonite, Francis Lee (2020) Transmission Films Distribution

Il mancato sguardo

Come detto in precedenza il confronto tra Ammonite Ritratto della giovane in fiamme scatta automaticamente per vari fattori: la breve distanza tra l'uscita delle due pellicole, il setting, la riflessione sulla donna e sulla sessualità.

Due donne sole che passeggiano lungo le coste e il mare in tempesta, non è stata certamente un'invenzione di Céline Sciamma, ma bensì del regista Ingmar Bergman. Bergman girò Persona nel 1966, con l'intenzione di creare un dramma psicologico sulla scissione dell'Io. Il regista svedese non poteva sapere che, in futuro, questo suo piccolo film sarebbe diventato un punto di riferimento per le pellicole a tema lesbico. Eppure il rapporto tra amore saffico e onde del mare è stato più volte riproposto, dando vita anche a veri e propri capolavori. Ammonite è l'ennesima opera che ripropone questo archetipo, avendo così una solida base. Tuttavia, una base d'acciaio non può sorreggere muri che si sgretolano.

Durante le due ore di film non facciamo altro che percepire mancanza. Non ci riferiamo alla mancanza di amore o riconoscimenti delle due protagoniste, ma alla mancanza di una vera connessione tra le attrici. Lo sguardo è un elemento fondamentale, sul quale si edificano le storie d'amore e i plot twist dei film d'azione. In Ammonite lo sguardo è difficile da trovare: non percepiamo lo sguardo del regista, lo sguardo di Mary e Charlotte e nemmeno lo sguardo dell'osservatore.

Ammonite, Francis Lee (2020) Transmission Films Distribution
Ammonite, Francis Lee (2020) Transmission Films Distribution

Il problema della rappresentazione

In qualsiasi film che tratti d'amore, la chimica tra gli attori protagonisti è un elemento fondamentale, insieme al tocco stilistico del regista. In Ammonite vediamo venir meno entrambi questi fattori. La regia di Lee è ripetitiva, si limita a seguire la storia senza mai intervenire, è uno spettatore timido che segue il film a fatica. Nemmeno i momenti di camera a mano riescono a risollevare le sorti di questa storia.

Veniamo a Kate Winslet e Saoirse Ronan, due grandi attrici che in questo contesto proprio non riescono ad emergere. Le loro interpretazioni, analizzate singolarmente, sono senza sbavature ed eccellenti, il problema sorge quando Mary e Charlotte devono innamorarsi l'una dell'altra. A causa di una sceneggiatura poco approfondita, le due donne passano dal conversare normalmente a baciarsi e far l'amore. Di conseguenza persino i baci e le scene di sesso (che tanto hanno fatto parlare per pubblicizzare il film) risultano blande, mal gestite e finte.

Alcuni hanno sottolineato che la mancanza di chimica si possa imputare alla differenza d'età tra le due. L'età non è mai un fattore determinante in questioni amorose e il cinema ce lo ha insegnato spesso (prendiamo Carol con Cate Blanchett e Rooney Mara o Mädchen in uniform con Romy Schneider e Lilli Palmer). Un ennesimo elemento che fa vacillare il film è il silenzio. La mancanza di dialogo non è un deterrente se ben gestita (si ritorna continuamente al paragone con il film della Sciamma). Probabilmente se Ammonite fosse arrivato nelle sale o on demand prima di Ritratto della giovane in fiamme certi elementi non avrebbero disturbato troppo lo spettatore e la pellicola di Lee se la sarebbe cavata con l'appellativo di un "buon film".

Tuttavia, nel 2020 siamo sempre più abituati alla rappresentazione dell'amore omosessuale e, di conseguenza, il pubblico può essere più selettivo. Ammonite è un film arrivato in ritardo, è un film giunto a noi in un momento in cui il female gaze e il concetto di queer ha raggiunto dei livelli artistici ben più elevati di un'esplicita scena di sesso.

Tutte le foto di Ammonite, Francis Lee (2020) Transmission Films Distribution Copyright Neon/Lionsgate UK/Sony Pictures - MOTION PICTURE ARTWORK © 2020 LIONS GATE ENTERTAINMENT INC. ALL RIGHTS RESERVED.

La locandina del film Ammonite di Francis Lee (2000)

La ragazza d'autunno: la guerra non ha un volto da donna

La ragazza d'autunno è il secondo film del regista russo Kantemir Balagov, reso noto dal suo film d'esordio Tesnota. Selezionata per la 72esima edizione del festival di Cannes nella sezione Un certain regard, la pellicola ha quindi rappresentato la Russia ai premi Oscar 2020.  In Italia il film è arrivato grazie alla casa di distribuzione  Movies Inspired, un piccolo faro per quanto riguarda la diffusione del cinema indipendente.

ragazza d'autunno Kantemir Balagov

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Ritratto della giovane in fiamme

Ritratto della giovane in fiamme: gli sguardi di Orfeo ed Euridice

Ritratto della giovane in fiamme è l’ultimo film della regista francese Céline Sciamma, nota al pubblico per i film Water Lilies (2007) e Tomboy (2011). Presentato alla 72esima edizione del Festival di Cannes, Ritratto della giovane in fiamme ha vinto il premio per la miglior sceneggiatura e, in seguito, la Palma d’oro Queer. La pellicola è arrivata nelle sale italiane il 19 dicembre del 2019, distribuita dalla Lucky Red nei circuiti d’essai riuscendo ad incassare 90,9 mila euro nella prima settimana di programmazione.

 

UNA TRAMA A COLORI

Francia, 1770. Marianne (Noémie Merlant), una giovane pittrice parigina, viene ingaggiata da una contessa (Valeria Golino) per ritrarre la figlia Héloïse (Adele Haenel) prossima alle nozze. Héloïse, tuttavia, rifiuta questo matrimonio e, di conseguenza, rifiuta di posare. Marianne sarà costretta a dipingere Héloïse di nascosto, mentre finge di essere la sua nuova dama di compagnia. Il rapporto tra le due protagoniste evolverà fino al nascere di una travolgente storia d’amore.

Il perno centrale del film è l’eccelso equilibrio tra immagine e parola.

Ritratto della giovane in fiammeLa fotografia di Claire Mathon gioca fondamentalmente con tre tinte di colore: il rosso, il verde e il blu. Il rapporto rosso e verde, colori complementari, dona una sensazione di armonia allo spettatore. Il blu ha una valenza più spirituale e tende a rappresentare il mondo dell’introspezione personale. Il film, come la relazione tra le protagoniste, cresce e muta come i colori di cui sopra. Nel primo atto, quando Marianne non rivela la propria identità, Héloïse indossa un abito blu mentre la pittrice indossa il solito abito rosso.

Di fatti, nel primo atto, Marianne non è capace di comprende e rappresentare la vera Héloïse, perché la loro relazione non è sincera e, di conseguenza, i colori non possono essere complementari. Nel secondo atto, quando Marianne butta via la maschera ed Héloïse decide volontariamente di posare per lei, i colori mutano. La contessa parte per fare visita ad un’amica, pretendendo di trovare il nuovo dipinto al suo ritorno. Marianne resta con il suo abito rosso, mentre Héloïse indossa un tessuto verde. Il rapporto tra le due protagoniste non è più sbilanciato e, quindi, anche il colore trova nuovamente equilibrio.


I dialoghi danno il ritmo finale al film fungendo, il più delle volte, da analisi della vicenda che le protagoniste vivono. Le prime conversazioni tra Marianne e la contessa o tra Marianne ed Héloïse sono fugaci e non comunicano molto allo spettatore, perché i personaggi non riescono a comunicare tra loro.

Nel secondo atto anche le parole assumono un peso differente, soprattutto perché aiuteranno Marianne ed Héloïse a comprendere e condividere l’amore che provano l’una per l’altra. Cèline Sciamma compone una storia che non parla solo d’amore, ma omaggia l’arte e le donne con i continui riferimenti all’arte pittorica e letteraria. Infine, la pellicola è una tagliente riflessione sul ruolo della donna nella società e nel contemporaneo mondo delle immagini.

Ritratto della giovane in fiamme
La locandina del film Ritratto della giovane in fiamme (titolo originale Portrait de la jeune fille en feu), regia e sceneggiatura di Céline Sciamma, distribuito in Italia da Lucky Red

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Ermanno Olmi, il regista gentile

Nato a Bergamo il 24/07/1931, Ermanno Olmi è tra i più grandi registi italiani del ‘900. Uno stile unico il suo, che ha raccontato l’Italia degli ambienti contadini degli anni cinquanta, approdando poi a diverse tematiche con tratto fortemente storico e artistico.

Di famiglia cattolica, rimase orfano di padre in giovane età, a seguito di quella che passò poi alla storia come la Seconda Guerra Mondiale. Dopo aver frequentato il liceo scientifico, si iscrisse al liceo artistico senza però mai completare gli studi. Trasferitosi a Milano per seguire i corsi di recitazione presso l’Accademia di Arte Drammatica, riuscì a trovarvi un impiego presso la Edison-Volta, realizzando dei servizi cinematografici incentrati su alcune produzioni industriali. È qui che Ermanno Olmi cominciò ad appassionarsi e a dimostrare la sua tenacia, riuscendo a realizzare una quarantina di documentari, ponendo sempre attenzione sulle difficili condizioni di lavoro nelle fabbriche del suo tempo.

Alla Mostra del Cinema di Venezia (1965)

Il suo primo lungometraggio è targato 1959, dal titolo “Il Tempo si è fermato”. Film girato da attori non professionisti e con suoni in presa diretta, una storia ambientata sul Monte Adamello che rivelò da subito le sue indubbie capacità e quella sensibilità autoriale che da sempre lo contraddistinguono. I temi della natura, della fragilità umana, della solitudine, dell’umiltà e della tradizione furono delle costanti in tutti i suoi lavori.

Sandro Panseri, protagonista del film Il posto (1961)

Due anni dopo riuscì a realizzare il suo secondo lungometraggio, “Il Posto”, attirando le attenzioni della critica, tanto da vincere il Premio della critica alla Mostra del cinema di Venezia del 1961.

L'albero degli zoccoli: la scartocciatura del granoturco

Nel decennio seguente non riuscì però a replicare gli stessi consensi. È infatti solo nel 1978 con “L’albero degli zoccoli” che riuscirà nuovamente a mettere d’accordo pubblico e critica, vincendo la Palma d’oro al Festival di Cannes e il Premio César come miglior film straniero.

Ermanno Olmi sul set de I recuperanti, Foto Radiocorriere (1973)

Si trasferì in seguito a Milano, dove fondò la scuola “Ipotesi Cinema”, continuando a girare altri film, nonché documentari e spot televisivi per la RAI. Gli anni ’80 lo videro inizialmente assente a causa del manifestarsi di una grave malattia che lo spinse lontano dai riflettori. Si trattava della sindrome di Guillain-Barré che immobilizzò i suoi arti e che purtroppo contrassegnò parte della sua vita. Nonostante tutto, nel 1987 diresse “Lunga vita alla signora!”, con il quale vinse il Leone d’argento al Festival di Venezia. L’anno seguente fu, invece, la volta di “La leggenda del santo bevitore”, altro capolavoro con il quale si aggiudicò il Leone d’oro e quattro David di Donatello.

Nel 1993 uscì nelle sale “Il segreto del bosco vecchio”, ripreso dall’omonimo romanzo di Dino Buzzati. Il protagonista della pellicola è Paolo Villaggio nel ruolo inconsueto di un colonnello in pensione incattivito dalla solitudine, redentosi al seguire di alcune vicende fantastiche accadute nella foresta di Somadida. Nel 1994 gira poi “Genesi: La creazione e il Diluvio”, facente parte della collana internazionale “Le storie della Bibbia”. Torna sul maxischermo nel 2001 con “Il mestiere delle armi”, film storico ambientato nel Cinquecento, con il quale vinse ben nove David di Donatello.

Nel 2003 è la volta di “Cantando dietro i paraventi”, film storico-fantastico sulla Cina imperiale, che vede la partecipazione di Carlo Pedersoli, alias Bud Spencer, il quale riesce a ottenere nuovamente diversi riconoscimenti. Nel 2005 gira il film “Tickets”e nel 2007 “Centochiodi”, nonché “Il viaggio di cartone” (2011) e “Torneranno i pirati” (2014), il suo ultimo film realizzato. Si dedicherà infine, negli ultimi anni di vita, a una delle sue prime e più grandi passioni: il documentario.

Ermanno Olmi, ritaglio a partire da foto dell'Associazione Amici di Piero Chiara, CC BY 2.0

Tra le varie onorificenze ricevute vi sono da annoverare quelle di Commendatore, Grande ufficiale e Cavaliere di gran croce dell’Ordine al merito della Repubblica italiana, la Medaglia d’oro ai benemeriti della cultura e dell’arte, nonché la laurea ad honorem in Scienze umane e pedagogiche conferita dall’Università di Padova.

Abbiamo voluto celebrare oggi un grande regista, un uomo semplice e colto, un autore raffinato e da sempre impegnato nella rivalutazione storico-letteraria del nostro paese.

Grazie, Maestro!

 


Milano: “Cannes e dintorni”, selezione di film dal Festival Internazionale

Cultura

“Cannes e dintorni”, selezione di film dal Festival Internazionale

Dal 12 al 18 giugno Milano ospiterà il meglio della rassegna cinematografica con 48 proiezioni di 25 film in 12 sale della città

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Milano, 9 giugno 2015 - Si rinnova anche per il 2015, a partire da venerdì 12 giugno, il primo appuntamento dell’anno con le Vie del Cinema, la manifestazione che porta a Milano, in lingua originale e sottotitolati, i film dai Festival di Cannes, Locarno, Venezia e Torino. Così dal 12 al 18 giugno Milano ospiterà Cannes e dintorni, una ricca selezione dei film presentati all’ultimo Festival Internazionale di Cannes, dalla Quinzaine des Réalisateurs e titoli dal Festival di Berlino, dal Torino Film Festival, dal Bergamo Film Meeting e da Sguardi Altrove Film Festival.

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