Ritratto della giovane in fiamme è l’ultimo film della regista francese Céline Sciamma, nota al pubblico per i film Water Lilies (2007) e Tomboy (2011). Presentato alla 72esima edizione del Festival di Cannes, Ritratto della giovane in fiamme ha vinto il premio per la miglior sceneggiatura e, in seguito, la Palma d’oro Queer. La pellicola è arrivata nelle sale italiane il 19 dicembre del 2019, distribuita dalla Lucky Red nei circuiti d’essai riuscendo ad incassare 90,9 mila euro nella prima settimana di programmazione.

 

UNA TRAMA A COLORI

Francia, 1770. Marianne (Noémie Merlant), una giovane pittrice parigina, viene ingaggiata da una contessa (Valeria Golino) per ritrarre la figlia Héloïse (Adele Haenel) prossima alle nozze. Héloïse, tuttavia, rifiuta questo matrimonio e, di conseguenza, rifiuta di posare. Marianne sarà costretta a dipingere Héloïse di nascosto, mentre finge di essere la sua nuova dama di compagnia. Il rapporto tra le due protagoniste evolverà fino al nascere di una travolgente storia d’amore.

Il perno centrale del film è l’eccelso equilibrio tra immagine e parola.

Ritratto della giovane in fiammeLa fotografia di Claire Mathon gioca fondamentalmente con tre tinte di colore: il rosso, il verde e il blu. Il rapporto rosso e verde, colori complementari, dona una sensazione di armonia allo spettatore. Il blu ha una valenza più spirituale e tende a rappresentare il mondo dell’introspezione personale. Il film, come la relazione tra le protagoniste, cresce e muta come i colori di cui sopra. Nel primo atto, quando Marianne non rivela la propria identità, Héloïse indossa un abito blu mentre la pittrice indossa il solito abito rosso.

Di fatti, nel primo atto, Marianne non è capace di comprende e rappresentare la vera Héloïse, perché la loro relazione non è sincera e, di conseguenza, i colori non possono essere complementari. Nel secondo atto, quando Marianne butta via la maschera ed Héloïse decide volontariamente di posare per lei, i colori mutano. La contessa parte per fare visita ad un’amica, pretendendo di trovare il nuovo dipinto al suo ritorno. Marianne resta con il suo abito rosso, mentre Héloïse indossa un tessuto verde. Il rapporto tra le due protagoniste non è più sbilanciato e, quindi, anche il colore trova nuovamente equilibrio.


I dialoghi danno il ritmo finale al film fungendo, il più delle volte, da analisi della vicenda che le protagoniste vivono. Le prime conversazioni tra Marianne e la contessa o tra Marianne ed Héloïse sono fugaci e non comunicano molto allo spettatore, perché i personaggi non riescono a comunicare tra loro.

Nel secondo atto anche le parole assumono un peso differente, soprattutto perché aiuteranno Marianne ed Héloïse a comprendere e condividere l’amore che provano l’una per l’altra. Cèline Sciamma compone una storia che non parla solo d’amore, ma omaggia l’arte e le donne con i continui riferimenti all’arte pittorica e letteraria. Infine, la pellicola è una tagliente riflessione sul ruolo della donna nella società e nel contemporaneo mondo delle immagini.

Ritratto della giovane in fiamme
La locandina del film Ritratto della giovane in fiamme (titolo originale Portrait de la jeune fille en feu), regia e sceneggiatura di Céline Sciamma, distribuito in Italia da Lucky Red

Spoiler nelle parti seguenti dell’articolo

1 – ANALISI E LETTURA DEL FILM: LO SGUARDO 

Ritratto della giovane in fiamme si sviluppa su tre livelli temporali differenti: il presente in cui Marianne insegna arte nella sua bottega; il passato che riscopriamo tramite il ricordo di Marianne; il futuro in cui Marianne è una pittrice affermata. Il punto di vista sembra essere prevalentemente quello della giovane pittrice. Tuttavia, durante il progredire della storia, il punto di vista di Héloïse si inserisce con estrema naturalezza, caratterizzando l’andamento del passato e anche del futuro. Il punto di vista muta rapidamente nell’atto dell’osservazione: Marianne è costretta a scrutare ogni dettaglio di Héloïse per poterla dipingere seguendo tutti i canoni tradizionali dell’arte pittorica. Lo sguardo della pittrice, inizialmente, vede ma non osserva. Durante i primi incontri tra Marianne ed Héloïse, gli sguardi tra le due sono poco coordinati e le parole estremamente calibrate.

Infatti, il primo dipinto di Marianne mostra una semplice donna con i capelli biondi che poco ha a che fare con il vero soggetto del ritratto. Héloïse nota immediatamente questa pecca non riuscendo a riconoscersi nella donna ritratta. Fondamentalmente un quadro o una qualsiasi opera, non potrà mai diventare arte se nella sua creazione viene meno l’essenza del soggetto rappresentato. Marianne non ha colto l’essenza di Héloïse ottenendo un lavoro approssimativo nel quale nemmeno lei, in quanto pittrice, si riconosce. Perché Héloïse rifiuta sin dall’inizio del film di farsi dipingere? Per evitare il fenomeno dell’oggettivazione.

Secondo Sartre il potere dello sguardo mortifica il soggetto osservato poiché si ritrova ad essere un oggetto giudicato dall’osservatore. Se applichiamo questa teoria al personaggio di Héloïse, comprendiamo immediatamente che lo sguardo dal quale lei vuole fuggire è lo sguardo della società aristocratica che la vorrebbe o suora o moglie di un ricco possidente. Nel periodo in cui Marianne si approccia ad Héloïse vestendo i panni della dama di compagnia, è presente una dinamica di potere in cui l’osservatrice (Marianne) ha il controllo sul soggetto osservato (Héloïse). Nel momento in cui Héloïse decide di posare per Marianne il rapporto tra pittrice e soggetto si equilibra.

Foucault studiò a lungo l’enigma della rappresentazione e si scontrò con il quadro Les Meninas di Diego Velázquez: il dipinto mostra una scena di vita all’interno della corte spagnola alla quale prende parte Velàzquez stesso. Se spostiamo la nostra attenzione verso il secondo piano del dipinto, troveremo uno specchio nel quale si riflettono il re e la regina. Il punto di vista è ribaltato, poiché capiamo che il pittore nel quadro sta dipingendo i due regnanti. A seguito di questa analisi, Foucault concluse che nessuno sguardo è stabile e, quindi, spettatori e modelli invertono i ruoli continuamente.

Applicando anche quest’analisi alla struttura narrativa del film della Sciamma, ripeschiamo la scena in cui Héloïse posa per Marianne: Héloïse è ripresa a piano intero, Marianne in primo piano. Héloïse invita Marianne a raggiungerla ed esordisce dicendo: – Sei tu guardi me, io chi guardo? – Lo sguardo di Marianne è anche lo sguardo di Héloïse. Marianne torna dietro alla sua tela e, questa volta, la Sciamma riprende la pittrice con un piano intero, facendoci capire che il punto di vista dell’inquadratura è quello di Héloïse. Gli sguardi si fondono e la storia d’amore tra le due protagoniste divampa.

2 – ANALISI E LETTURA DEL FILM: LA MEMORIA E LA VOCE DI EURIDICE

Durante una cena, Héloïse, Marianne e la domestica leggono Le metamorfosi di Ovidio e si concentrano in modo particolare sul mito di Orfeo ed Euridice. Dopo aver letto il finale del mito, le tre donne si interrogano sul perché Orfeo si volti lasciando morire nuovamente Euridice. Marianne ritiene che Orfeo faccia la scelta del poeta e non dell’amante, scegliendo solo il ricordo di Euridice. Héloïse, dopo aver velocemente riletto il finale del mito, ribatte affermando che, secondo lei, è proprio Euridice a suggerire all’amato di voltarsi. A questo punto della pellicola, Marianne ed Héloïse sono consapevoli di essere innamorate l’una dell’altra e sanno anche che la loro storia avrà un finale simile a quello di Orfeo ed Euridice.

La scena che segue è quella del falò, in cui le due protagoniste accompagnano la domestica dalle zingare per aiutarla ad interrompere una gravidanza inaspettata. Le zingare intonano un canto gitano. Marianne ed Héloïse sono separate dal fuoco e si guardano: i loro sguardi e loro sorrisi sono totalmente sincronizzati. Grazie all’uso di un raccordo, ci troviamo catapultati nel mattino successivo al falò, momento in cui Héloïse e Marianne, finalmente, si baciano. Il ritmo del film, a questo punto, accelera perché la tensione tra le protagoniste è azzerata: Marianne ed Héloïse sono entrambe osservatrici.

Nell’ultimo giorno trascorso insieme, Marianne disegna su un medaglione il volto di Héloïse e il proprio volto sulla pagina 28 del libro di Héloïse; facendo ciò, la loro immagine sarà impressa per sempre nella loro memoria. La contessa ritorna e le due donne sono costrette a dirsi addio. Marianne entra nella stanza della contessa per congedarsi e vi trova anche Héloïse con indosso il suo futuro abito da sposa. Marianne abbraccia la contessa e stringe forte Héloïse per poi fuggire via lungo una rampa di scale. Appena la pittrice apre la porta Héloïse le dice: – Voltati. – Ci troviamo alla fine: l’ultima immagine di Héloïse.

Ritratto della giovane in fiammeCome Orfeo con Euridice, Marianne si volta e lascia Héloïse ad un futuro di infelicità. Per due volte durante lo scorrere del film, Marianne si trova faccia a faccia con l’immagine di Héloïse vestita da sposa, confondendo lo spettatore. Quell’apparizione è legata all’ultima immagine che Marianne vede di Héloïse poiché la vicenda ci viene mostrata tramite i ricordi della pittrice, quindi quei brevi istanti sono solo ennesime reminiscenze della stessa Marianne.

Il film si conclude mostrandoci il futuro: Marianne è diventata una nota pittrice, obbligata ancora ad iscrivere i quadri alle mostre usando il nome del madre. Durante una mostra d’arte, vede un ritratto di Héloïse che la raffigura con una bambina ed un libro semiaperto. Marianne ha il volto crucciato fino al momento in cui nota il numero 28 disegnato sulla pagina del libro. Marianne torna a sorridere perché il ricordo di Héloïse non l’abbandonerà mai.

L’ultima scena del film avviene in un teatro. Marianne vede sulla balconata opposta Héloïse ma, purtroppo, Héloïse non vede Marianne. Gli sguardi sono nuovamente spezzati. L’orchestra suona il terzo movimento de L’Estate di Vivaldi, un pezzo che Marianne aveva suonato ad Héloïse. La macchina da presa si avvicina ad Héloïse fino ad ottenere un primo piano sul volto della giovane donna. Héloïse tenta di trattenere le lacrime, ma non ci riesce. Alla fine, torna lentamente a sorridere perché collega quella sinfonia al ricordo e, nella memoria, lei e Marianne sono ancora insieme.

Ritratto della giovane in fiamme narra dettagliatamente il desiderio, l’innamoramento e, infine, l’amore. Raramente nelle produzioni filmiche lo spettatore assiste alla crescita di un rapporto tra due persone, molti dettagli vengono messi da parte per ritrarre l’amore in modo comune e rapido. Céline Sciamma, invece, decide di dipingere il ritratto di una storia d’amore finita ma che continua a vivere grazie al potere della memoria e del ricordo. Noi spettatori osserviamo e scopriamo Marianne ed Héloïse con i loro tempi, confondendo i nostri sguardi con i loro ed forse questa la vera energia del cinema: la capacità di creare empatia tra spettatore e personaggio.

 

 

 

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