Visite al Laboratorio di restauro del cranio di Mammuthus Meridionalis al Museo Paleontologico di Montevarchi

VISITE AL LABORATORIO DI RESTAURO DEL CRANIO DI MAMMUTHUS MERIDIONALIS
Sabato 3 febbraio e domenica 25 febbraio. Per informazioni su orari e prenotazioni: Museo Paleontologico di Montevarchi, tel. 055-981227, ore 9 - 13.

Dallo scorso settembre il cranio di Mammuthus meridionalis, scoperto a Terranuova Bracciolini (AR) e scavato durante la scorsa estate, si trova a San Giovanni Valdarno, in un capannone messo a disposizione da uno sponsor. È qui che la restauratrice Antonella Aquiloni sta liberando il reperto dal residuo di sedimento che lo ricopre. Il paziente lavoro di ripulitura sta facendo emergere la superficie ossea del cranio e l’avorio delle difese. Queste ultime, molto fragili e compromesse dalla permanenza nel terreno da almeno 1,5 milioni di anni, hanno particolarmente bisogno di essere consolidate con specifici prodotti chimici. Durante questo “scavo in laboratorio” è venuto in luce un altro osso, una scapola di cervide, che giaceva nei sedimenti dell’antico torrente che inglobavano anche il cranio di Mammuthus.
Nel corso di un recente incontro tra la Soprintendenza di Siena, l’Accademia Valdarnese del Poggio e l’Università di Firenze è stato valuto l’impegno necessario per concludere il restauro e sono state discusse le soluzioni tecniche per affrontare il trasferimento dell’ingombrante cranio fossile al Museo Paleontologico di Montevarchi dove sarà musealizzato. Nel frattempo continua la campagna “S.O.S. Mammuthus. Aspetta il tuo aiuto da oltre un milione di anni”: grazie all’aiuto di molti è stato possibile coprire una parte delle spese sostenute per lo scavo, ma molto rimane ancora da fare. Le risorse per il restauro saranno infatti reperite attivando anche campagne di crowdfunding e organizzando eventi e visite guidate al laboratorio, per gruppi e per scuole.
Sarà possibile visitare il resto fossile di elefante - al quale deve ancora essere attribuito un nomignolo volgare - e avere particolari circa lo scavo ed il restauro del reperto: sabato 3 febbraio e domenica 25 febbraio. Le visite prevedono prenotazione ed il costo della visita è di 3 € a persona, il ricavato sarà destinato a finanziare il prosieguo del lavoro.

Come venivano create le funi di 40 mila anni fa?

22 Luglio 2016

Esperimenti per dimostrare l'utilizzo del manufatto in avorio al fine di produrre funi. Photo: Copyright University of Liège
Esperimenti per dimostrare l'utilizzo del manufatto in avorio al fine di produrre funi. Photo: Copyright University of Liège

Le funi erano componenti di estrema importanza per i cacciatori raccoglitori del Paleolitico. In casi eccezionali, si è riusciti a trovare i segni lasciati dalle stesse su ceramiche, oppure li si è visti nell'arte dell'Era Glaciale.

Avorio di mammuth di 40 mila anni fa da Hohle Fels. Photo: Copyright University of Tübingen
Avorio di mammuth di 40 mila anni fa da Hohle Fels. Photo: Copyright University of Tübingen

Nella Grotta di Hohle Fels, nella Germania meridionale, si è ora ritrovato uno strumento in avorio di mammuth che potrebbe riscrivere la storia delle funi. Il reperto, intagliato con precisione e ben conservatosi, è lungo 20,4 cm e presenta quattro fori aventi diametro tra 7 e 9 cm.

Dettaglio dello strumento. Photo: Copyright University of Tübingen
Dettaglio dello strumento. Photo: Copyright University of Tübingen

Simili ritrovamenti sono stati in precedenza interpretati nei modi più vari, ma un nuovo studio dimostrerebbe come lo strumento possa essere stato utilizzato per ricavare funi a partire dalle fibre presenti nelle piante nei pressi della Grotta. Hohle Fels è già un sito celebre e di grande importanza, e con quelli vicini è stato nominato per la lista UNESCO dei siti patrimonio dell'umanità.

Il contesto dello strumento. Agosto 2015. Photo: Copyright University of Tübingen
Il contesto dello strumento. Agosto 2015. Photo: Copyright University of Tübingen

Leggere di più


Dal collagene delle ossa, la dieta dei Neanderthal a Goyet

14 Marzo 2016

Il collagene dalle ossa dei Neanderthal offre indizi sulla loro dieta. © Bocherens
Il collagene dalle ossa dei Neanderthal offre indizi sulla loro dieta. © Bocherens

Gli autori di un nuovo studio, pubblicato su Quaternary International, hanno preso in esame la dieta dei Neanderthal partendo dalla composizione degli isotopi del collagene dalle ossa degli stessi.
Ne è risultato che la dieta di quei nostri parenti estinti era in buona parte costituita da carne proveniente da animali erbivori (mammuth e rinoceronti lanosi, specie ora estinte). Una percentuale importante della loro dieta - attorno al 20% - si spiega però con cibo da materia vegetale.
Lo studio ha preso in esame ossa (datate tra i 40 e i 45 mila anni fa) e relative a mammuth, rinoceronti lanosi, cavalli selvaggi, renne, bisonti europei, iene delle caverne, leoni, lupi, in prossimità delle quali erano anche ossa di Neanderthal. Provenivano dal sito belga noto come "Troisième caverne" a Goyet, e risalente al Tardo Pleistocene.
Vari cacciatori e loro prede. © Bocherens
Vari cacciatori e loro prede. © Bocherens

Il prof. Hervé Bocherens ha spiegato che se in precedenza si riteneva che i Neanderthal utilizzassero le stesse fonti di cibo dei loro "vicini" animali, lo studio ha rivelato che i predatori occupano delle nicchie molto specifiche, preferendo prede più piccole come renne, bisonti della steppa, cavalli selvaggi. I Neanderthal invece si specializzarono nella caccia a grandi erbivori come mammuth lanosi e rinoceronti lanosi.
Si spera che questi studi possano pure contribuire a comprendere meglio le cause dell'estinzione dei Neanderthal.
Leggere di più


Stati Uniti: resti di mammuth da Abiquiu

15 Febbraio 2016
1024px-New_Mexico_in_United_States.svg
Resti ossei di un animale simile a un elefante (probabilmente un mammuth) sono stati ritrovati presso Abiquiu, nel New Mexico. Le ossa sono in un mucchio disordinato, e furono oggetto di macellazione prima che una piccola inondazione le portasse nel canale.
Gli archeologi ritengono si tratti di una testimonianza delle popolazioni Clovis che vissero qui attorno a 13 mila anni fa. Molto di quanto noto riguardo la cultura Clovis qui proviene dal sito di macellazione di mammuth di Blackwater Draw, nella parte orientale dello stato. Questa sarebbe la seconda volta che manufatti Clovis vengono ritrovati congiuntamente a ossa di mammuth.
Link: University of New Mexico
Il New Mexico, da WikipediaCC BY-SA 3.0 (TUBS - Own work This vector graphics image was created with Adobe Illustrator. This file was uploaded with Commonist. This vector image includes elements that have been taken or adapted from this:  Usa edcp location map.svg (by Uwe Dedering). This vector image includes elements that have been taken or adapted from this:  USA Hawaii location map.svg (by NordNordWest). This vector image includes elements that have been taken or adapted from this:  Canada location map.svg (by Yug)).


Popolazioni di animali estinti e scomparsa dei fossili

10 Febbraio 2016

Resti di mammuth ucciso da umani, presso LaPrele Creek nella Contea di Converse, Wyoming, 13.000 anni fa circa. Credit: Danny Walker and Wyoming State Archaeologist's Office Photo
Resti di mammuth ucciso da umani, presso LaPrele Creek nella Contea di Converse, Wyoming, 13.000 anni fa circa. Credit: Danny Walker and Wyoming State Archaeologist's Office Photo

Un'analisi statistica mostra ampie variazioni nei tassi coi quali le ossa degli antichi animali americani vengono perdute.
Molte più testimonianze fossili di animali come mammuth, mastodonti, cammelli, cavalli e bradipi terricoli si sono perdute negli Stati Uniti continentali, rispetto all'Alaska e alle aree nei pressi dello Stretto di Bering.
Chiaramente, nelle regioni artiche la conservazione delle ossa è facilitata dalle temperature più basse e dal permafrost, mentre più a sud molte più ossa vengono perse. La conseguenza è che nello stimare le popolazioni di questi animali estinti bisogna tener conto di questi fattori.
Leggere di più


Un mammuth segnala la presenza umana nell'Artico 45 mila anni fa

15 Gennaio 2016

Fino ad oggi, le prime prove della presenza umana nell'Artico dell'Eurasia risalivano a 30 - 35 mila anni fa. Una carcassa di mammuth congelato, con segni di ferite dovute a strumenti litici impiegati nella caccia, testimonierebbe la presenza umana nell'Artico siberiano ben dieci millenni prima di quanto ritenuto finora, e cioè 45 mila anni fa.

La carcassa presenta segni sulla mandibola, e dovuti ad armi acuminate (probabilmente lance) tra le costole, oltre a un buco nel cranio. Segni ci sono pure sulla zampa e sulle ossa della spalla. Tagli presso la zanna destra indicano che si tentò di rimuoverla, probabilmente per ricavarne strumenti in avorio. Il mammuth aveva circa 15 anni al momento dell'uccisione.
Il sito si trova nei pressi della Baia di Yenisei del Mare di Kara, e recentemente un osso di lupo coevo segnalò pure l'attività di caccia umana ad est. Probabilmente si trattava inoltre di appartenenti alla nostra specie, più che di Neanderthal.
Leggere di più


L'adattamento dei cavalli della Jacuzia ai -70 gradi della Siberia

23 Novembre 2015
A_Yakutian_horse_(9762345674)
In meno di ottocento anni, i cavalli della Jacuzia - una regione della Siberia orientale - si sono adattati al clima estremo che conduce fino a 70 gradi sotto zero. L'attuale popolazione dei cavalli ha seguito la migrazione degli Jacuti, arrivati qui tra il tredicesimo e il quindicesimo secolo.
L'adattamento ha riguardato geni che si possono ritrovare negli umani così come nei mammuth lanosi. La dimensione del loro corpo e la spessa pelliccia permettono di minimizzare le perdite di calore. Si tratta di un caso di adattamento in assoluto tra i più veloci presso i mammiferi.
Leggere di più


Preistoria: habitat interconnessi ed estinzioni della megafauna

2 Novembre 2015
1024px-Woolly_mammoth
Un nuovo studio ha preso ancora in esame le relazioni tra mammuth lanosi e altri animali della megafauna, con l'ambiente e i cambiamenti climatici di millenni addietro. La ricerca ha preso in esame resti fossili per gli ultimi 40 mila anni, nel North Slope dell'Alaska. Lì la presenza umana non sarebbe stata molto rilevante, per cui non li si può considerare la causa delle estinzioni.
Questi animali riuscirono a reggere a lungo cicli di boom e declino demografico, determinati dall'intervallarsi di brevi periodi di clima caldo, fino al momento dell'aumento del livello dei mari.
Per gli autori dello studio, comprendere l'estinzione delle specie nel passato è importante per poterle prevenire oggi: gli animali mantennero la loro resilienza fino a quando i loro habitat rimasero interconnessi. Con il salire del livello dei mari, questo venne meno. Una lezione da tener presente anche oggi.
Leggere di più


Estinzioni nella megafauna con l'arrivo degli umani in America

26 Ottobre 2015
1024px-Woolly_mammoth
L'arrivo della colonizzazione umana nell'Emisfero Occidentale coincise con l'estinzione di dozzine di generi di specie della megafauna del Pleistocene.
Una nuova ricerca ha seguito l'ipotesi in uno studio di Paul Martin del 1973 (overkill hypothesis), e cioè che l'arrivo e la diffusione dei coloni umani nel Nuovo Mondo potesse essere datato considerando l'impatto ecologico sulle specie della megafauna che si estinguevano. Si sono prese perciò in considerazione le registrazioni relative alle datazioni al radiocarbonio delle specie estinte, per la Beringia Orientale, gli Stati Uniti e l'America Meridionale.
Sulla base dei distanziamenti e dei tempi, le estinzioni cominciarono approssimativamente in Beringia tra 13.300 e 15.000 anni prima del tempo presente, negli Stati Uniti tra 12.900 e 13.200 anni prima del tempo presente, e nell'America Meridionale tra 12.600 e 13.900 anni prima del tempo presente. Queste conclusioni sono difficilmente conciliabili con altre spiegazioni per le estinzioni.
Leggere di più


Caccia, svezzamento ed estinzione dei mammuth siberiani

15 - 21 Ottobre 2015
1024px-Woolly_mammoth
Indizi chimici ricavati dall'analisi di 15 zanne di giovani mammuth lanosi siberiani dimostrerebbero uno spostamento di tre anni nell'età dello svezzamento, per un arco di tempo di 30 mila anni. Il fenomeno spinge perciò gli studiosi che hanno effettuato questa scoperta a  ritenere che sia stata la caccia, e non il cambiamento climatico, ad essere la principale causa di estinzione dell'animale. I mammuth lanosi sparirono da Siberia e America del Nord attorno a diecimila anni fa.
Uno stress nutrizionale dovuto al cambiamento climatico sarebbe infatti normalmente associato a uno svezzamento ritardato, mentre la pressione dovuta alla caccia determinerebbe una maturazione accelerata negli animali.
La scoperta si colloca nell'ambito della discussione sulle estinzioni relative alla megafauna nel Tardo Pleistocene, con il cambiamento climatico e l’impatto umano ad essere i fattori più spesso citati, anche in concorrenza. In particolare, è il caso dei mammuth, estinti alla fine dell’Era Glaciale.

Link: University of Michigan News; Society of Vertebrate PaleontologyDaily Mail; The Examiner
Mammut lanoso, modello dal Royal BC Museum, a Victoria (Canada), foto di Flying Puffinda WikipediaCC BY-SA 2.0, caricata da FunkMonk.