Pentesilea Penthesilea Kleist Achille

La Pentesilea di Kleist: cronaca di un amore perverso

La Pentesilea di Kleist: cronaca di un amore perverso

Nel 1806, Heinrich Von Kleist abbandona il suo “posto fisso”, il suo incarico sicuro e ben retribuito a Königsberg, per potersi dedicare anima e corpo alla letteratura. I grandi scrittori non hanno molta scelta, obbligati come sono dalla loro vocazione, ma certamente Kleist non visse male questa necessità, considerato il suo reiterato odio nei confronti della burocrazia e di quel lavoro alienante. Tale avversione e un effettivo malessere, legato alla sua salute cagionevole, lo indussero nell’agosto di quell’anno a dichiarare i suoi problemi di salute e un assoluto bisogno di riposo. E in quella libertà scrisse la Pentesilea. Ci vollero quasi due anni perché, durante quel periodo detentivo, il suo capolavoro vedesse la luce, ma noi moderni non possiamo che essergli grati.

Pentesilea Bernd Heinrich Wilhelm von Kleist
Bernd Heinrich Wilhelm von Kleist, autore della tragedia Pentesilea / Penthesilea. Immagine tratta dalla rivista Die Gartenlaube (Ernst Keil, Lipsia, 1858, p. 221), in pubblico dominio

Protagonista della sua opera è proprio la regina delle Amazzoni, ma il poeta prussiano non ha voluto riproporre la versione ufficiale del mito, ma una minore, passata sotto silenzio e riconducibile alla persona di Tolomeo Chenno, scrittore greco vissuto a cavallo tra l’età traianea e adrianea. In questa versione poco nota non è Achille a risultare vincitore nel duello con Pentesilea, bensì l’amazzone. Insomma, un enorme scarto rispetto ad una tradizione ben consolidata che vedeva l’inaffondabile Achille ancor una volta trionfante, prima della sua disfatta. Eppure, tra tutte le novità introdotte da Kleist, probabilmente questa risulta essere la meno audace.

Però, prima di addentrarci nelle particolarità della tragedia, è bene specificare che non si tratta di un’opera femminista. Il suo autore non ha voluto rappresentare una donna combattente, forte, militaresca per spingere le sue lettrici e spettatrici ad immedesimarsi e ad imitare per quanto possibile l’oggetto della sua opera più bella. In tanti sono caduti in questo inganno, dimenticando che Kleist, da uomo del suo tempo, ritenesse che una donna dovesse innanzitutto essere una moglie e una madre. Non una comandante forte, combattente e autonoma, ma nulla più di quello che la società già le riservava.

Achille e Pentesilea su una kylix attica a figure rosse (470-460 a. C.), opera del Pittore di Pentesilea, ritrovata a Vulci e conservata presso lo Staatliche Antikensammlungen di Monaco di Baviera, Inv. 2688 (= J 370). Immagine The Yorck Project (2002) 10.000 Meisterwerke der Malerei (DVD-ROM), distributed by DIRECTMEDIA Publishing GmbH. ISBN3936122202 [1], in pubblico dominio
E Kleist presenta, un po’ come facevano i Greci, due mondi antitetici, ma li rappresenta come due esempi sbagliati. Se le Amazzoni sono donne guerriere, spesso etichettate come “vergini”, totalmente avverse alla logica della guerra ma solamente interessate a fare prigionieri per perpetrare la propria stirpe, i Greci sono l’incarnazione della logica guerriera, finalizzata alla conquista di terre e alla soppressione dei nemici. In questo frangente, Ulisse finisce con diventare simbolo assoluto della ragione e Protoe, fedele alleata di Pentesilea, rampollo della genia amazzonica e del loro fine prettamente biologico.

Ad emergere sin dai primi versi, quindi, è la disapprovazione nei confronti di tutto ciò che si allontana dalle loro visioni, rappresentato splendidamente dell’amore dissoluto e insensato tra Achille e Pentesilea. Queste due figure emblematiche dell’antichità rendono talamo la battaglia stessa, la guerra un luogo erotico, dominato da giochi di potere e di dominazione. E sono, infatti, i corpi a lanciarsi in questa sfida, ad inseguirsi, a scontrarsi, paragonati ad animali feroci, forze della natura incontrollabili, esseri dominati dal puro istinto.

Paolo Finoglio, Tancredi affronta Clorinda nel ciclo della Gerusalemme liberata a Palazzo Acquaviva, Conversano. Foto di Velvet, in pubblico dominio

Tra Achille e Pentesilea nasce e si sviluppa un amore, quindi, puramente fisico, una lotta simile al duello tra Tancredi e Clorinda nella Gerusalemme Liberata di Tasso. Non vi sono spade o colpi di lama, lance o scudi, ma corpi che si toccano e si respingono, in un gioco di spinte feroci e corse a perdifiato, che mirano alla sopraffazione dell’altro, alla vittoria sul combattente, fino alla sua totale distruzione. È un amore sadico, ma che ha momenti masochistici, perché sia Achille sia Pentesilea desiderano essere colpiti e deturpati proprio dall’oggetto del loro amore perverso.

L’amazzone sogna che Achille faccia di lei quello che ha fatto con il corpo di Ettore, desidera essere legata, umiliata e farlo a sua volta, traendo piacere dalla violenza. Ricorda per molti versi la Salomè di Oscar Wilde, che desidera a sua volta la testa di San Giovanni Battista, solo per poterla baciare ardentemente e piangere sulla sua morte. Sono dinamiche che saranno, poi, grandemente studiate e sfruttate nel Novecento per rappresentare la tensione erotica tra due nemici. E, infatti, non appena Achille sarà sconfitto, a Pentesilea non resterà che uccidersi con un pugnale, sul modello di Romeo e Giulietta, la tragedia shakespeariana amatissima da Kleist e riproposta in maniera diversa nella prima tragedia di Kleist, La famiglia Schroffenstein.

E molto shakespeariano è il modo in cui viene presentata Pentesilea, sul modello della descrizione che fa Enobarbo a Cleopatra. Come Shakespeare, Kleist affida questo delicato compito al membro più eloquente dello schieramento greco, ma con un’importante differenza: se Enobarbo è affascinato e innamorato della regina egiziana, Ulisse osserva e descrive tutto quello che vede con il suo sguardo clinico e prepara lo spettatore a quello che vedrà, a quest’amore dai tratti sadomasochistici che, da sempre, caratterizza due nemici in lotta in quel talamo che è da sempre la battaglia. E in questo, specialmente in questo, Kleist mostra la sua grande modernità.

Pentesilea ed Achille su un cratere a campana lucano a figure rosse del Pittore di Creusa (tardo V secolo a. C.). Foto © Marie-Lan Nguyen / Wikimedia Commons, CC BY 2.5

Riferimenti bibliografici:

Bosco, Metà furia metà grazia. Il classicismo weimariano e la Pentesilea di Heinrich von Kleist, Pensa Multimedia, Lecce 2009.

Von Kleist, Opere, a cura e con un saggio introduttivo di A.M. Carpi, Mondadori, Milano 2011

Saviane, Kleist, Olschki Editore, Firenze 1989.Szondi, Saggio sul tragico, traduzione di G. Garelli, con una postfazione di S- Givone e uno scritto di F. Vercellone, Aestetica, Milano 2019.

Szondi, Saggio sul tragico, traduzione di G. Garelli, con una postfazione di S- Givone e uno scritto di F. Vercellone, Aestetica, Milano 2019.


Polonia: rilevamenti in Sudovia localizzano tumuli e fortificazioni

3 Febbraio 2016

Il laser rivela i segreti dei Prussiani agli inizi del Medio Evo

Tumulo a Odoje scoperto dalla scansione laser aerea, foto: Museo Archeologico Statale a Varsavia
Tumulo a Odoje scoperto dalla scansione laser aerea, foto: Museo Archeologico Statale a Varsavia
Sei presunti tumuli sepolcrali, oltre ai resti di due insediamenti fortificati, terrapieni, fossi di scolo e altri elementi di sistemi di difesa della Sudovia (Jaćwież) nel primo Medio Evo sono stati localizzati nell'area lacustre di Ełk dagli archeologi del Museo Archeologico Statale a Varsavia. La scoperta è stata effettuata utilizzando la scansione laser aerea (airborne laser scanning - ALS).
Gli scienziati hanno effettuato rilevamenti in un'area di 110 km quadrati. Si sono concentrati su 11 area vicino ai celebri castelli e insediamenti fortificati situati nei distretti di Ełk e Grajewo.
"Crediamo che attorno a questi centri ci siano ancora molte posizioni ignote nelle loro forme paesaggistiche - residui di estesi sistemi difensivi degli esordi del Medio Evo. La Polonia nord-orientale è un'area ancora poco nota dagli archeologi. Le ragioni di questo stato delle cose comprendono le numerose paludi e le aree boschive" - ha spiegato Cezary Sobczak del Dipartimento di Archeologia di Balts (Museo Archeologico Statale a Varsavia), a capo del progetto.
Vista dell'insediamento a Skomack Wielki, foto: Museo Archeologico Statale a Varsavia
Vista dell'insediamento a Skomack Wielki, foto: Museo Archeologico Statale a Varsavia

Lo studio comprende le aree attorno agli insediamenti di Bajtkowo, Gorczyce, Rajgród, Rogale, Skomack Wielki, Skomętno Wielkie, Stare Juchy, Wierzbowo. L'analisi delle immagini create sulla base dei modelli di elevazione delle scansioni laser ha fornito molti dettagli di costruzione di città castello già note, e informazioni sullo stato di conservazione di dozzine di posizioni con le loro proprie forme paesaggistiche.
"Ad ogni modo, la più grande sorpresa è stata la scoperta, nell'area fortemente modificata dall'agricoltura, di grandi pietre precedentemente sconosciute e di cumuli di terra, probabilmente tumuli della prima Età del Ferro o persino più antichi" - ha riferito Sobczak.
Gli Archeologi hanno verificato i risultati di questo studio sul campo, durante la ricognizione di superficie. Presso due siti hanno pure portato avanti rilevamenti geofisici non invasivi. Comunque, secondo il leader del progetto, per confermare le funzioni, per determinare la cronologia e l'affiliazione culturale dei siti appena scoperti bisognerebbe effettuare degli scavi - finora gli studi non hanno prodotto risultati conclusivi.
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Polonia: scavi presso la fortezza teutonica di Kowalewo Pomorskie

16 Settembre 2015

Enigmatica Fortezza Teutonica rivela i suoi segreti

Vista generale degli scavi che hanno esplorato la parte orientale della casa conventuale. Foto: B. Wasik
Vista generale degli scavi che hanno esplorato la parte orientale della casa conventuale. Foto: B. Wasik
Solo frammenti delle mura del cortile e un pilastro di un'arcata della toilette medievale del castello dei Cavalieri Teutonici a Kowalewo Pomorskie (nel voivodato di Cuiavia-Pomerania) si sono conservati ad oggi. Gli scavi condotti dagli archeologi di Toruń gettano nuova luce sulla storia della fortezza.
Gli Scienziati dell'Istituto di Archeologia dell'Università Niccolò Copernico di Toruń vennero a Kowalewo Pomorskie nel 2013. fu allora che il primo vasto progetto di ricerca archeologica e architettonica fu portato avanti.

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Completati i lavori degli archeologi nel più antico bastione della Polonia

13 Luglio 2015

Gli archeologi hanno completato i lavori nel più antico bastione della Polonia

La pendenza della feritoia del sedicesimo secolo. Foto di M. Wichrowski
La pendenza della feritoia del sedicesimo secolo. Foto di M. Wichrowski
Resti di feritoie del tardo sedicesimo secolo, cilindri di gas tecnico dalla Seconda Guerra Mondiale, così come prove di... negligenza da parte dei costruttori di duecento anni fa, sono stati scoperti dagli archeologi durante gli scavi del Bastione König (NdT: King Bastion in Inglese) della città vecchia di Kostrzyn nad Odrą.
Gli studi archeologici e architettonici precedono il lavoro di restauro che mira ad aprire l'intera struttura al turismo. Le attività attuali si concentrano ad esaminare la condizione tecnica dei resti accessibili dell'edificio, in particolare delle volte delle sue stanze. Durante questo lavoro, gli archeologi hanno fatto alcune scoperte inaspettate.

Vista generale delle feritoie esposte del sedicesimo secolo. Foto di M. Wichrowski
Vista generale delle feritoie esposte del sedicesimo secolo. Foto di M. Wichrowski

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Polonia: nuovi insediamenti fortificati dalla Masuria

30 Marzo 2015

Gli archeologi scoprono insediamenti fortificati e finora sconosciuti dalla Masuria

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Contenitori in creta nell'insediamento fortificato scoperto nel 2014 a Stary Folwark. Foto di Dariusz Wach

Insediamenti fortificati finora sconosciuti del terzo secolo a. C. sono stati scoperti dagli archeologi a Stary Folwark, Tątławki e Wieprz. La scoperta è stata resa possibile grazie all'utilizzo della scansione laser aerea (ALS) di aree foresali, in passato di difficile accesso agli archeologi.

I ritrovamenti sono stati riferiti dal capo dello studio, il Prof. Zbigniew Kobyliński dell'Istituto di Archeologia dell'Università Cardinale Stefan Wyszyński di Varsavia.
Analizzando il modello di terreno digitale ottenuto utilizzando il dispositivo LiDAR, gli archeologi hanno scoperto tre insediamenti della prima Età del Ferro e precedentemente non noti. Si tratta di piccoli elementi oblunghi, situati sulle colline moreniche naturali, pendenze scoscese che contengono tracce di fortificazioni nella forma di tre o quattro terrapieni e fossati. Un diametro interno dell'area più lungo, circondato da terrapieni, non eccede di solito i 30-40 metri. L'area degli insediamenti alla base del terrapieno esterno è al massimo di 100 metri.
L'area piccola, così come i pavimenti in pietra e le aree regolari, coperte da frammenti di ceramica rotta, cenere e carbone di legna, ritrovati negli interni, così come i solchi circolari che portano tracce di fuoco, localizzati all'esterno degli insediamenti, suggeriscono fortemente un culto, non uno scopo difensivo degli oggetti - questo credono i ricercatori. Secondo gli archeologi questi erano probabilmente spazi sacri, luoghi dove i riti magici e religiosi erano effettuati, nei quali il fuoco e la rottura rituale dei contenitori giocavano un ruolo importante.

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Contenitori in creta nell'insediamento fortificato scoperto nel 2014 a Stary Folwark. Foto di Dariusz Wach

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