Pietro Citati racconta il giovane favoloso Leopardi

  “La letteratura era stata, per lui, un dono sostitutivo, perché gli dei e la fortuna gli avevano concesso di scrivere, non di vivere. La malattia aveva cancellato, anno dopo anno, questo dono. Ora egli era diventato una cosa, [...] non poteva più leggere, né scrivere, né correggere i propri versi. Così anche la letteratura, l’unico conforto rimasto, era stata abolita [...], sebbene non si lamentasse della propria infelicità, perché era troppo grande.”

Tutti, nella nostra libreria, dovremmo avere Leopardi, la biografia del poeta recanatese scritta da Pietro Citati per Mondadori (pp. 436, €12.50). Se già amate il poeta recanatese, non farete altro che amarlo ancor di più; se, invece, al liceo, avete detestato il “depressissimo” Leopardi e le sue opere piene di “maiunagioia”, allora, forse, vi ricrederete.

Pietro Citati comincia a raccontare, con estrema precisione, tutti i dettagli dell’infanzia e dell’adolescenza di Leopardi: ci porta a Recanati, nella casa natìa di Giacomo. Nella biblioteca che il Conte Monaldo, “un uomo bizzarro ed estroso, insieme meschino e donchisciottesco”, allestisce per permettere al giovane Leopardi e ai suoi fratelli, Carlo e Paolina, di studiare senza mai dover abbandonare la casa e, soprattutto, Recanati.

Il borgo marchigiano, dirà a più riprese Citati, fu una vera e propria prigione per Leopardi, il quale più volte tenterà la fuga. Penserà di andare “chissà dove” già nel 1819. Quello fu un anno terribile per Giacomo.
Vessato sin dai primi anni della sua vita dalla malattia, la tubercolosi, che gli porterà indicibili sofferenze (dalla cecità, ai dolori articolari, ai dolori lancinanti allo stomaco), Giacomo non troverà altro rifugio se non nella letteratura e nel suo “studio matto e disperatissimo”.

È proprio nel 1819 che Leopardi pensa di essere ormai giunto alla fine della sua vita. Ci sono dei giorni in cui si sente talmente male che non riesce ad immaginare un futuro lungo e ancora tanti giorni davanti a sé. Vorrebbe solo andare via da quel borgo così limitato e scoprire il mondo. Vorrebbe viaggiare, anche se per quel poco tempo che sa benissimo di avere a disposizione. E invece, dopo aver ordito un astuto piano che avrebbe dovuto permettergli la fuga, il padre lo scoprirà e Giacomo si sentirà sempre costretto tra quelle quattro mura, la via di uscita gli sembrerà sempre qualcosa di inafferrabile, inarrivabile. Tornerà, quindi, ai suoi studi: in biblioteca con i suoi fratelli, fedeli compagni in quelle buie mattine di Giacomo. Ci regalerà, in quello stesso anno, l’Infinito.

Leopardi sa bene, però, che “l’educazione e l’istruzione erano una angustia, un timore, una fatica, una tortura [...], la distruzione e cancellazione della giovinezza.” Come dargli torto?
Fuori dalla biblioteca Giacomo avrebbe potuto vivere il mondo e le sue esperienze: dentro le mura paterne, invece, c’erano catene ed ombre. Le catene di quella prigione da cui, solo negli anni successivi, si sarebbe liberato e le ombre di chi vive una vita nella sofferenza, guardando faccia a faccia il dolore.

“Come raccontano le ricordanze, la notte poteva essere un supplizio: ombre, larve, spettri, fantasmi, visioni, timori, tenebre, sudori freddi, orrori, lugubri immaginazioni, chimere, spasimi, apparizioni di un altro mondo”.
Tutta la prima parte del libro di Citati è quindi dedicata alla descrizione dei membri della famiglia Leopardi (lo spazio maggiore viene riservato al Conte Monaldo) e ai momenti che più hanno caratterizzato e poi influenzato la composizione poetica di Giacomo.

Giacomo Leopardi, ritratto ad opera di Ferrazzi, 1820 circa, attualmente presso Casa Leopardi a Recanati. Immagine in pubblico dominio

Citati, nella seconda parte del libro, passa all’analisi delle opere di Leopardi: l’Infinito, lo Zibaldone, le Operette Morali, alcuni dei Canti più famosi del “giovane favoloso”, simboli della sua poetica. L’autore di questa biografia non scinde mai la vita privata di Giacomo e le sue complesse vicende dalla trattazione delle opere che noi tutti, bene o male, conosciamo e che fanno parte della nostra cultura e del nostro essere italiani.

Diversi capitoli sono dedicati ai viaggi che intraprende il nostro Giacomo, quando finalmente riesce a scappare dalla tanto odiata Recanati: Citati ci parla del viaggio a Roma di Leopardi, intrapreso nel 1822 e della delusione che il poeta provò nei confronti della città e dei letterati romani: “erano noiosi, sciocchi, insopportabili. Tutti pretendevano di arrivare all’immortalità in carrozza, come i cattivi cristiani in Paradiso”.
Giacomo si commosse solo visitando il sepolcro di Torquato Tasso nel 1823: “fu commosso dal contrasto fra la grandezza del Tasso e l’umiltà della sua sepoltura; e tra la magnificenza dei monumenti romani, che egli aveva osservato con assoluta indifferenza, e la piccolezza e la nudità di questo sepolcro.”

Poi il viaggio a Bologna, nel 1825, la partenza per Milano, il ritorno a Bologna e la sua permanenza in città, dove fu accolto molto bene dalla società di intellettuali del tempo.
Nel giugno 1827 Leopardi decide di recarsi a Firenze dove avrà la possibilità di conoscere nuovi intellettuali, i quali diventeranno suoi amici: amici che Leopardi, a Recanati, non ha mai avuto. Giacomo, sebbene continui ad avere innumerevoli disturbi fisici, è più sereno. Quando è in viaggio, lontano dal borgo dove è nato, le giornate sono più sopportabili.
Firenze non gli piacque abbastanza, quindi decide di andare a Pisa. Rimarrà colpito soprattutto dal clima della città toscana. Leopardi scriverà, infatti, di poter passeggiare molto anche in inverno, e lì gli inverni sono molto meno rigidi che a Recanati.

Quando farà ritorno a Recanati, a fine novembre del 1828, Leopardi vivrà diciotto mesi di inferno. Le sue condizioni di salute peggiorano ulteriormente ed il poeta si trova di nuovo rinchiuso nel carcere dove ha trascorso l’intera giovinezza.
Solo quando partirà nuovamente per Bologna e Firenze per non far mai più ritorno a Recanati il suo animo di rasserenerà, anche se Giacomo è ormai consapevole di non avere più molti anni davanti a sé.
Ormai quasi cieco, Leopardi riuscirà a dar vita all’edizione napoletana dei Canti, pubblicata nell’aprile del 1831 dall’editore Guglielmo Patti, di cui, però, non riesce a correggere le bozze.
Nel 1833 il suo ultimo viaggio per recarsi a Napoli insieme all’amico Antonio Ranieri, dove Leopardi morì qualche anno più tardi, il 14 giugno del 1837.

Leopardi di Pietro Citati è un “must have” nelle nostre librerie, perché è capace di narrare le complesse vicende dell’autore recanatese e qualche aneddoto riguardante il nostro “giovane favoloso” in maniera scorrevole, piacevole e mai scontata.

Pietro Citati Leopardi
La copertina del libro Leopardi di Pietro Citati, nell'edizione Oscar Bestsellers della Mondadori

Ove non indicato diversamente, la foto è stata scattata da Marika Strano.

Leopardi Pietro Citati


Da Leonardo a Pistoletto: le Marche d'estate si mettono in mostra

Da Leonardo a Pistoletto: le Marche d'estate si mettono in mostra
Fano, Macerata, Pesaro, Recanati, Urbino

Leonardo e Vitruvio a Fano; Agostino Iacurci a Pesaro; Raffaellino del Colle a Urbino; De Nittis e Pellizza da Volpedo insieme con Giovanni Anselmo e Michelangelo Pistoletto a Recanati; Bauhaus a Macerata.
Le mostre celebrano quattro straordinari eventi per la cultura mondiale: i 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci, i 200 anni dalla stesura de L’Infinito di Leopardi, i 100 anni della Bauhaus e i 500 anni dalla morte di Raffaello.

Tutta la bellezza dell’arte e dell’architettura in sei mostre eccezionali.

È ricchissimo il programma culturale dell'estate 2019 nelle Marche, con sei occasioni imperdibili da mettere nell’agenda degli appuntamenti d’arte e architettura.
Le splendide città di Fano, Pesaro, Urbino, Recanati e Macerata ospitano sei mostre uniche e di qualità, molto diversificate tra loro, in grado di soddisfare interessi e gusti diversi. Le mostre, prodotte da Sistema Museo, invitano a visitare i luoghi culturali delle Marche, per meravigliarsi ancora una volta con la grande bellezza dell’arte.

Le mostre celebrano quattro straordinari eventi per la cultura mondiale: i 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci, i 200 anni dalla stesura de L’Infinito di Leopardi, i 100 anni della Bauhaus e i 500 anni dalla morte di Raffaello.

Mostre per Leonardo e per Raffaello: Fano, Pesaro, Urbino

"Leonardo e Vitruvio": la mostra a Fano. Foto di Luigi Angelucci

Si inizia con il progetto Mostre per Leonardo e per Raffaello nelle tre città di Fano, Pesaro e Urbino, progetto diffuso e messo in campo di concerto dai tre Comuni nell’ambito delle celebrazioni promosse dal MIBAC, con il sostegno dei rispettivi Comitati nazionali, il contributo della Regione Marche.
Imperdibile la proposta della città di Fano che rende omaggio a Leonardo da Vinci, nei 500 anni dalla sua morte, raccontando per la prima volta il rapporto tra il “genio universale” e l’architetto Vitruvio. Inaugura giovedì 11 luglio, alle ore 17.30, la mostra “Leonardo e Vitruvio: oltre il cerchio e il quadrato. Alla ricerca dell'armonia. I leggendari disegni del Codice Atlantico”, presso la Sala Morganti del Museo del Palazzo Malatestiano. La mostra è a cura di Guido Beltramini, Francesca Borgo e Paolo Clini.
Da Vitruvio a Leonardo, tra architettura e scienza con al centro l'essere umano. I visitatori avranno la rara opportunità di un incontro ravvicinato con cinque disegni originali di Leonardo dal leggendario Codice Atlantico, esposti, per la prima volta nella storia recente, sulla sponda centro-adriatica d’Italia. La bella mostra affronta il multiforme rapporto fra Leonardo (1452-1519) e il testo di Vitruvio (I secolo a.C.) proprio a Fano, luogo della leggendaria basilica attribuita all’architetto romano e su cui si sono misurate intere generazioni di architetti, dal Rinascimento in avanti, da Fra Giocondo ad Andrea Palladio a Claude Perrault.

Marche mostra
"Agostino Iacurci. Tracing Vitruvio": la mostra a Pesaro. Foto di Luigi Angelucci
Marche mostra
Foto di Lorenzo Palmieri

In continuità con Fano, Pesaro presenta un progetto originale in dialogo tra passato e presente a Palazzo Mosca - Musei Civici con la mostra “Agostino Iacurci. Tracing Vitruvio. Viaggio onirico tra le pagine del De Architectura”. Curata da Marcello Smarrelli, con la consulenza scientifica di Brunella Paolini, la mostra presenta l’arte caleidoscopica di Agostino Iacurci, artista noto in tutto il mondo per i suoi monumentali dipinti murali negli spazi pubblici. A Pesaro Iacurci sperimenta una visione contemporanea del celebre trattato di Vitruvio, esposto in dieci pregiate edizioni.

La mostra su Raffaellino del colle a Urbino. Foto di Luigi Angelucci

Ad Urbino, infine, la mostra monografica curata da Vittorio Sgarbi, “Da Raffaello. Raffaellino del Colle”, omaggia questo delicatissimo discepolo del ‘divin pittore’ a 500 anni dalla morte. Per la prima volta si possono ammirare riunite insieme alcune delle sue opere più significative provenienti da chiese e musei di Roma, Cagli, Mercatello sul Metauro, Perugia, Sansepolcro, Urbania, Urbino. Il percorso è introdotto da due opere di Raffaello: una tavoletta con la Madonna con il Bambino e l’affresco staccato con Putto reggifestone.
Le tre mostre di Fano, Pesaro e Urbino sono visitabili fino al 13 ottobre con un biglietto unico.

A Recanati l’Infinito nell’arte

Per chi ha scelto le Marche per le vacanze, immancabile una visita a Recanati, dove proseguono le celebrazioni per il bicentenario dalla stesura de “L’Infinito” di Giacomo Leopardi. A Villa Colloredo Mels, l’invito è di lasciarsi coinvolgere in un percorso sensazionale dall’epoca romantica ad oggi. Due le mostre appena inaugurate: “La fuggevole bellezza. Da Giuseppe De Nittis a Pellizza da Volpedo” a cura di Emanuela Angiuli e “Interminati spazi e sovrumani silenzi. Giovanni Anselmo e Michelangelo Pistoletto” a cura di Marcello Smarrelli. In mostra grandi artisti, come Giuseppe De Nittis, Emile René Ménard, Plinio Nomellini, Gaetano Previati, Amedeo Bocchi, Ettore Tito, Giuseppe Pellizza da Volpedo, Giovanni Anselmo e Michelangelo Pistoletto.
Nella sezione a cura di Emanuela Angiuli “La fuggevole bellezza. Da Giuseppe De Nittis a Pellizza da Volpedo” il percorso della mostra si svolge nella rappresentazione della natura, disegnata nei luoghi della campagna, sulle rocce, lungo il mare, nei giardini, paesaggi come scenari di molteplici e variegate espressioni.
La mostra a cura di Marcello Smarrelli si propone di sondare alcuni riflessi che la questione dell’infinito ha prodotto nell’arte contemporanea. La mostra prende avvio da “Metro cubo d’infinito in stanza specchiante” di Pistoletto. L’installazione, realizzata specificamente per gli spazi di Villa Colloredo Mels, propone una nuova lettura di un’opera storica dell’autore, “Metro cubo d’infinito” (1966). “Particolare di Infinito” di Anselmo si compone di numerosi disegni a grafite che riproducono frammenti della parola “infinito”, tentativo utopistico di conferire visibilità e misurabilità al concetto. I due successivi lavori impiegano una delle tecniche più note nella produzione dell’artista, la proiezione. A duecento anni dalla stesura de L’infinito di Leopardi queste mostre, visitabili fino al 3 novembre, diventano una riflessione sull’infinitezza nell’arte, un viaggio attraverso opere straordinarie con lo sguardo rivolto “al di là della siepe”.

Macerata omaggia la storia della Bauhaus

Non poteva mancare, infine, una finestra sull’architettura. A cent’anni dalla sua fondazione, Macerata celebra la Bauhaus, la rivoluzionaria scuola tedesca. La mostra “Bauhaus 100: imparare, fare, pensare”, curata da Aldo Colonetti, vuole recuperarne la memoria storica e ripensarne le influenze nel futuro, individuando ciò che è rimasto di quello spirito rivoluzionario e interrogarsi se eè ancora possibile progettare mettendo al centro “le idee” e non “le cose”. Fino al 3 novembre è esposta ai Musei Civici di Palazzo Buonaccorsi, con due sezioni a Palazzo Pellicani Silvestri, ex sede della Banca d’Italia, e la biblioteca Mozzi Borgetti. Macerata è il luogo ideale: uno dei pochi italiani che hanno frequentato il Bauhaus negli anni Trenta è Ivo Pannaggi, artista maceratese, poliedrico innovatore. Il percorso a Palazzo Buonaccorsi parte da una suggestiva installazione luminosa ispirata ai colori del Bauhaus e curata da iGuzzini illuminazione, sponsor tecnico, e propone i documenti fondativi originali del movimento, selezionati dalla preziosa collezione di Italo Rota, che ne è anche curatore.

INFORMAZIONI
Fano, Pesaro e Urbino: www.mostreleonardoraffaello.it
Recanatiwww.infinitorecanati.it
Maceratawww.macerataculture.it

 

Testo e immagini da Ufficio Stampa Sistema Museo


Ultimi giorni per ammirare a Recanati il manoscritto originale de “L’Infinito”

Migliaia di visitatori sono venuti appositamente a Recanati in questi mesi per ammirare da vicino il componimento poetico più amato di sempre. È tornato a casa, dopo quasi 120 anni, il manoscritto de L’Infinito conservato a Visso, uno dei più celebri componimenti della storia della poesia firmato da Giacomo Leopardi. È esposto in via straordinaria a Villa Colloredo Mels ancora fino al 19 maggio nell’ambito dell’evento “Infinito Leopardi”, che celebra il bicentenario dalla sua stesura. Versi perfetti che aprono lo sguardo verso un orizzonte senza limiti, una terra senza confini, alla ricerca di un senso da dare alla vita. Il suo ritorno è stata una grande emozione per la città di Recanati e un momento storico.

Nel lungo ponte di aprile e primi di maggio Recanati e i suoi musei sono stati invasi da una colorata carica di turisti. Tantissimi i visitatori che hanno scelto la città marchigiana come meta ideale dove trascorrere qualche giorno di relax nel nome della cultura. Dall’inizio dell’anno i visitatori del circuito museale civico di Recanati sono stati 19.500, con un incremento rispetto allo stesso periodo del 2018 del 22%. In questo contesto si registra un ottimo gradimento della città e dei servizi offerti da parte dei visitatori.
Un successo grazie anche al biglietto unico che, al costo di 10 euro intero, 8 ridotto, permette la visita dell’interno circuito dei musei della città. Sono stati, inoltre, nelle ultime settimane, 700 i partecipanti all’Infinito experience, la visita teatralizzata ai luoghi leopardiani e al Colle dell’Infinito in compagnia di un attore che interpreta Giacomo Leopardi. Tra i luoghi visitati, il Colle dove il poeta compose L’Infinito.

“Infinito Leopardi” è un progetto promosso dal Comitato Nazionale per le celebrazioni del bicentenario de L’Infinito di Giacomo Leopardi, istituito dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali (MIBAC), con la partecipazione di Regione Marche, Comune di Recanati, Centro Nazionale Studi Leopardiani, Casa Leopardi, Centro Mondiale della Poesia e della Cultura, Università degli Studi di Macerata e Sistema Museo. La programmazione rientra nel Piano strategico unitario della cultura messo in campo dalla Regione Marche per valorizzare al meglio il patrimonio culturale locale, che individua nel 2019 l’anno di Giacomo Leopardi sostenendo gli eventi ad esso collegati.

Un flusso continuo di eventi ed appuntamenti imperdibili, quali mostre, spettacoli, conferenze, pubblicazioni, interesserà la città di Recanati per tutto il 2019 per festeggiare i 200 anni dell'Infinito di Leopardi.
Fino al 19 maggio sono visitabili due mostre. La prima, a cura di Laura Melosi, direttrice della Cattedra Leopardiana presso l’Università degli Studi di Macerata, dal titolo “Infinità / Immensità. Il manoscritto”, vedrà la riscoperta del patrimonio leopardiano dei manoscritti di proprietà del Comune di Visso, attraverso la rilettura attenta di essi e la loro esposizione straordinaria a Villa Colloredo Mels insieme all’autografo de L’Infinito, cuore simbolico del progetto. Strumenti multimediali ne accompagnano la visione, la comprensione e consentono l’approfondimento della storia che lo ha condotto fino a noi. Un’operazione che permetterà di mettere a punto un modello espositivo a rotazione nelle sale del museo civico del corpus leopardiano di documenti, manoscritti e cimeli del poeta, appartenenti alla collezione del Comune di Recanati. Un percorso intrapreso nel dicembre 2017 attraverso un viaggio nelle sale di Villa Colloredo Mels alla riscoperta del patrimonio leopardiano che torna definitivamente, dopo molti anni, a disposizione di tutta la cittadinanza, dei turisti e degli studiosi.

Con “Mario Giacomelli. Giacomo Leopardi, L’Infinito, A Silvia”, a cura di Alessandro Giampaoli e Marco Andreani, si porta in mostra la sequenza fotografica al centro di uno dei capitoli più affascinanti e meno indagati della storia della fotografia italiana del dopoguerra e dei rapporti tra letteratura e fotografia. Saranno esposte A Silvia, il celebre foto-racconto ispirato all’omonima lirica di Leopardi, nella sua versione originale del ’64, di cui fino ad oggi si erano perse le tracce e in quella del 1988, insieme con la serie de L’Infinito per dare modo al pubblico di fare un confronto e avere uno spaccato della straordinaria evoluzione stilistica di Giacomelli nel corso degli anni.

Le celebrazioni continuano dal 30 giugno al 3 novembre 2019 (inaugurazione prevista il 29 giugno, giorno in cui cade il compleanno del poeta recanatese), con due mostre che ruotano intorno all’espressione dell’infinito nell’arte, “Infiniti” a cura di Emanuela Angiuli e “Finito, Non Finito, Infinito” a cura di Marcello Smarrelli, per un percorso sensazionale dall’epoca romantica a oggi.

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FOTO: Courtesy of Press Office


Recanati dà il via al progetto “Infinito Leopardi”

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21 dicembre 2018 - 19 maggio 2019
Inaugurazione 20 dicembre, ore 18

Poesia e arte insieme per le celebrazioni del bicentenario dalla stesura de L’Infinito: un evento lungo un anno tra mostre, spettacoli, conferenze, pubblicazioni, anche rivolte alle nuove generazioni, per sollecitare la necessità di tornare al “pensiero leopardiano”. Il cuore del progetto è rappresentato dall’esposizione straordinaria a Villa Colloredo Mels del manoscritto vissano del celebre componimento.

Un flusso continuo di eventi ed appuntamenti imperdibili e l’esposizione straordinaria a Villa Colloredo Mels del manoscritto vissano de L’Infinito a 200 anni dalla sua composizione. Così Recanati si prepara a celebrare il bicentenario dalla stesura di uno dei più celebri componimenti della storia della poesia firmato da Giacomo Leopardi.

“Infinito Leopardi” è un progetto promosso dal Comitato Nazionale per le celebrazioni del bicentenario de L’Infinito di Giacomo Leopardi, istituito dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali (MIBAC), con la partecipazione di Regione Marche, Comune di Recanati, Centro Nazionale Studi Leopardiani, Casa Leopardi, Centro Mondiale della Poesia e della Cultura e Università degli Studi di Macerata. La programmazione rientra nel Piano strategico unitario della cultura messo in campo dalla Regione Marche per valorizzare al meglio il patrimonio culturale locale, che individua nel 2019 l’anno di Giacomo Leopardi sostenendo gli eventi ad esso collegati.

Si tratta di un progetto complesso sia per le diverse tematiche trattate sia per la durata temporale, un fatto straordinariamente unico intorno a cui realizzare un evento lungo un anno che tra mostre, spettacoli, conferenze, pubblicazioni, possa sollecitare la necessità di tornare a pensare all’infinito e alle infinite espressioni dell’uomo nella natura, tema portante e modernissimo del pensiero leopardiano.

L’arco temporale dell’intero anno dedicato all’Infinito sarà scandito in due momenti principali, corrispondenti alla realizzazione di mostre di diversa natura prodotte da Sistema Museo, la società che gestisce i musei civici recanatesi. La prima parte delle celebrazioni, dal 21 dicembre 2018 fino al 19 maggio 2019, vedrà la realizzazione di due sezioni espositive. La prima, a cura di Laura Melosi, direttrice della Cattedra Leopardiana presso l’Università degli Studi di Macerata, dal titolo “Infinità / Immensità. Il manoscritto”, vedrà la riscoperta del patrimonio leopardiano dei manoscritti di proprietà del Comune di Visso, attraverso la rilettura attenta di essi e la loro esposizione straordinaria a Villa Colloredo Mels insieme all’autografo de L’Infinito, cuore simbolico del progetto. Strumenti multimediali ne accompagnano la visione, la comprensione e consentono l’approfondimento della storia che lo ha condotto fino a noi. Un’operazione che permetterà di mettere a punto un modello espositivo a rotazione nelle sale del museo civico del corpus leopardiano di documenti, manoscritti e cimeli del poeta, appartenenti alla collezione del Comune di Recanati. Un percorso intrapreso nel dicembre 2017 attraverso un viaggio nelle sale di Villa Colloredo Mels alla riscoperta del patrimonio leopardiano che torna definitivamente, dopo molti anni, a disposizione di tutta la cittadinanza, dei turisti e degli studiosi.

Con “Mario Giacomelli. Giacomo Leopardi, L’Infinito, A Silvia”, a cura di Alessandro Giampaoli e Marco Andreani, si porta in mostra la sequenza fotografica al centro di uno dei capitoli più affascinanti e meno indagati della storia della fotografia italiana del dopoguerra e dei rapporti tra letteratura e fotografia. Saranno esposte A Silvia, il celebre foto-racconto ispirato all’omonima lirica di Leopardi, nella sua versione originale del ’64, di cui fino ad oggi si erano perse le tracce e in quella del 1988, insieme con la serie de L’Infinito per dare modo al pubblico di fare un confronto e avere uno spaccato della straordinaria evoluzione stilistica di Giacomelli nel corso degli anni.

Le celebrazioni continuano dal 30 giugno al 3 novembre 2019 con due mostre che ruotano intorno all’espressione dell’infinito nell’arte, “Infiniti” a cura di Emanuela Angiuli e “Finito, Non Finito, Infinito” a cura di Marcello Smarrelli, per un percorso sensazionale dall’epoca romantica a oggi.

Scandite attraverso l’allestimento delle mostre in programma, le celebrazioni saranno accompagnate da eventi collaterali curati da massimi esperti del panorama culturale italiano e internazionale con un’attenzione particolare per le nuove generazioni.

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SCHEDA TECNICA

Titolo evento: Infinito Leopardi”

Sede: Recanati, Villa Colloredo Mels

Durata: 21 dicembre 2018 – 19 maggio 2019 / 30 giugno – 3 novembre 2019

Inaugurazione mostre: 20 dicembre 2018, ore 18

Promossa da: Comitato Nazionale per le celebrazioni del bicentenario de L’Infinito di Giacomo Leopardi, istituito dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali (MIBAC)

In collaborazione con: Regione Marche, Comune di Recanati, Centro Nazionale Studi Leopardiani, Casa Leopardi, Centro Mondiale della Poesia e della Cultura, Università degli Studi di Macerata

Organizzazione: Sistema Museo

Mostre a cura di: “Infinità / Immensità. Il manoscritto” Laura Melosi con la collaborazione di Lorenzo Abbate; “Mario Giacomelli. Giacomo Leopardi, L’Infinito, A Silvia”, Alessandro Giampaoli e Marco Andreani; “Infiniti” Emanuela Angiuli; “Finito, Non Finito, Infinito” Marcello Smarrelli

Orari di apertura: dal martedì alla domenica 10-13/15-18. Chiuso lunedì, 25 dicembre e 1 gennaio

Tariffe: biglietto unico mostra e circuito Recanati Musei intero 10 euro; ridotto 7 euro (gruppi minimo 15 persone, possessori di tessera FAI, Touring Club, Italia Nostra, Coop, Alleanza 3.0 e precedenti Adriatica, Bordest, Estense, gruppi accompagnati da guida turistica abilitata); ridotto 5 euro (Recanati Card, aderenti Campus l’Infinito, gruppi da 15 a 25 studenti); omaggio minori fino a 19 anni (singoli), soci Icom, giornalisti muniti di regolare tesserino, disabili e la persona che li accompagna. Con il biglietto di mostra si accede al circuito museale di Recanati: Musei Civici di Villa Colloredo Mels, Museo dell’Emigrazione Marchigiana, Museo “Beniamino Gigli”, Torre del Borgo.

Visite guidate: ogni sabato ore 17, su prenotazione

Info e prenotazioni: Villa Colloredo Mels 071 7570410 - [email protected]

www.infinitorecanati.it

#InfinitoLeopardi

 

Testi e immagini da Ufficio Stampa Sistema Museo


Lorenzo Lotto Marche

Lorenzo Lotto torna nelle Marche

Lorenzo Lotto, pittore veneto, lavorò molto nelle Marche e in questa regione si conserva ancora una buona parte del suo lavoro. Esistono poi altre opere, che Lotto ha pensato per le Marche o che alle Marche sono legate, ma che varie vicende storiche hanno portato altrove; questi dipinti oggi sono tornati a Macerata per la mostra Lorenzo Lotto. Il richiamo delle Marche, e qui rimarranno fino al 10 febbraio 2019. Assieme alle mostre di Madrid e Londra, la mostra di Macerata dà vita a un anno che il curatore Dal Pozzolo definisce “inaspettatamente lottesco”.

Lotto non è uno dei pittori più noti al grande pubblico: al suo tempo la grande novità a Venezia è la pittura tonale di Tiziano e Giorgione, ma Lotto non segue questi modelli e guarda invece più alla pittura nordica alla ricerca di una forte espressività.

I critici del suo tempo non sono generosi nel consegnarlo alla storia: Pietro Aretino preferisce Tiziano e lo scrittore Ludovico Dolce scrive che Lotto usava “cattive tinte”. Quando le opere di Lotto, poi, sono riscoperte nel Seicento è solo perché vengono confuse con quelle di Tiziano o Correggio…

Il successo della critica arriva per Lotto a metà del Novecento, con la celebre monografia di Bernard Berenson e poi con una grande mostra a Venezia nel 1953. Seguono numerose altre mostre e convegni: un successo per la critica che comunque non proietta il pittore nell’Olimpo degli artisti protagonisti delle mostre “blockbuster”. Una scelta coraggiosa da parte degli organizzatori, quindi, e un’occasione, per il pubblico, di vedere quante opere interessanti esistano al di fuori delle famose mega-mostre di cui oggi tanto si parla.

Lorenzo Lotto Marche
Lorenzo Lotto, San Cristoforo e San Sebastiano, 1538-1539, olio su tela, 162 x 56,8 cm ciascuno. Berlino, Staatliche Museen su Berlin, Gemäldegalerie

Blockbuster?

Le mostre blockbuster sono spesso criticate, tra le altre cose, perché allo scopo di riunire tutta l’opera di pittori famosi e fare il pieno di visitatori, spesso separano le opere dai loro contesti.

Al di là delle polemiche, è indubbio che esista un elemento impossibile da spostare: il territorio, e con esso l’insieme di legami, influenze, interazioni che vi si costruiscono. Enrico Maria dal Pozzolo dimostra di pensarla proprio così, e in questo caso dà vita a un’esposizione in cui le opere danno valore e sono a loro volta valorizzate dal territorio. Opere e documenti sono quindi esposti come tracce utili per scoprire la storia di un pittore nell’antica Marca di Ancona: come si mosse, cosa lo spinse, chi conobbe. Il visitatore è invitato così, non soltanto a ragionare sul lavoro di Lotto, ma anche a proiettare quel ragionamento sul territorio marchigiano, fatto di “Luoghi, tempi e persone”, come recita il titolo del catalogo.

Le Marche centro settentrionali, antica Marca di Ancona, attraggono, “richiamano” in qualche modo il pittore per tutta la sua vita: qui egli sceglie di tornare più volte per soggiorni prolungati e qui decide di ritirarsi a vivere negli ultimi anni. La mostra Lorenzo Lotto. Il richiamo delle Marche rispetta quindi quanto promesso dal suo titolo. E io, personalmente, ci vado molto gasata perché la sfida di mettere in mostra dipinti e territorio non è facile ma penso che sia un modo molto utile di presentare la storia dell’arte.

Lorenzo Lotto Marche
Gerardo Marcatore, Sfera Terrestre , 1541, acquaforte su carta con parti acquerellate, su supporto di gesso e tela, sostenuto da centine interne di legno, diametro 41,7 cm. Urbania, Biblioteca e Museo Civico. Foto di Tea Fonzi

Territorio

Ma come si fa a parlare di un territorio nel chiuso di un museo?

Le opere nascono in un contesto preciso per ragioni precise e sul territorio restano testimonianze di tutto ciò che ci è passato: archivi, paesaggi, opere di pittori e altri artigiani ci forniscono informazioni su come poteva essere il mondo in cui il Lotto si mosse. Ed è con questo intento che in mostra sono esposte incisioni, dipinti di paesaggio, mappe, contratti, e infine un’installazione video che mostra i vari centri in cui sono custodite le opere “marchigiane” sparse sul territorio.

La mostra, infatti, prosegue idealmente in quello che il curatore descrive come un “museo virtuale”, per non trascurare opere fondamentali a ricostruire il percorso del pittore e, perché no, godere di una visita nelle zone in cui egli ha lavorato.

Lotto non lavora soltanto nelle Marche, ma anche a Bergamo, Venezia, Roma... Il percorso della mostra però, non è pensato per “rincorrere” il pittore per tutta Italia, ma per fare in modo che il visitatore lo “aspetti” qui, nella Marca di Ancona, dove Lotto ritorna periodicamente, e in questi ritorni lo si può accompagnare attraverso le sale espositive.

Lorenzo Lotto Marche
Enrico Maria dal Pozzolo illustra lo Sposalizio mistico di Santa Caterina alla presenza di san Girolamo, 1507 (collezione privata). Foto di Tea Fonzi

I ritorni di Lotto

Le sale si snodano infatti narrando la storia di Lotto dalla sua “adolescentia” agli ultimi anni, trascorsi come oblato alla Santa Casa di Loreto: una sala per ogni ritorno.

Si inizia nellla quarta sala col periodo giovanile del quale si sa molto poco. Lanciando quella che definisce una “provocazione ragionevole”, Dal Pozzolo sceglie di esporre una Sacra Famiglia fino ad ora trascurata dalla critica e che lui ritiene avvicinabile al pittore. Il piccolo dipinto è esposto a un bulino di Andrea Mantegna, pittore ammirato e osservato da Lotto.

Lorenzo Lotto Marche
Una Sacra famiglia di Lorenzo Lotto esposta vicino a un bulino di Andrea Mantegna. Foto di Tea Fonzi

Nella sala successiva, ci troviamo al secondo ritorno del pittore nelle Marche, seguito a quel soggiorno romano in cui Lotto partecipa alla decorazione degli appartamenti vaticani. Dell’esperienza romana non resta traccia perché gli affreschi sono coperti quasi subito dall’opera di Raffaello, nuovo favorito del Papa, ma restano certamente ricordi di quell’esperienza nella pittura di Lotto. Nella sala troviamo infatti l’affresco con San Vincenzo Ferrer dove si riconosce l’influenza della pittura di Raffaello, conosciuta proprio a Roma. L’affresco è l’unico lottesco conosciuto nelle Marche, dipinto per la chiesa di San Domenico a Recanati e si trova in mostra, come se fosse un dipinto, perché è stato staccato e poi montato su tela.

Le relazioni con la Marca continuano anche mentre Lotto vive lontano, tra Bergamo e Venezia, ed ecco infatti che nella sesta sala troviamo il contratto e i documenti relativi alla committenza della Pala di Santa Lucia, visibile ancora oggi a Jesi. Documenti, contratti, corrispondenza… tutti elementi che ci ricordano che l’opera d’arte che vediamo esposta non è nata dal niente ma risponde ad esigenze storiche ed è legata alle necessità e alle abitudini del suo tempo. Vedere tutto questo esposto mi piace molto, perché oltre che Arte è anche Storia.

Lorenzo Lotto MarcheDopo un soggiorno a Bergamo e Brescia, Lotto vive per un lungo periodo nelle Marche e si sposta tra diverse città per lavorare. Quelle città oggi costituiscono il “percorso esterno” alla mostra. Numerose opere sono ancora oggi visibili ad Ancona, Cingoli, Jesi, Loreto, Mogliano, Monte San Giusto, Recanati e Urbino. Allo stesso periodo risalgono anche opere esposte in mostra, come i due santi Cristoforo e Sebastiano, conservati a Berlino, e il bellissimo Studio per San Simone, che rappresenta il lavoro preliminare alla realizzazione della Pala dell’alabarda conservata ad Ancona.

Lorenzo Lotto Marche
Lorenzo Lotto, Studio per il San Mattia (San Simone) della pala di Ancona, 1550, disegno, 40,6 x 28,1 cm. Londra, The British Museum

Un altro periodo di assenza dalla regione inizia nel 1540, quando il pittore si trova a Venezia, ed è comunque caratterizzato da continui rapporti con le Marche. In mostra si trovano prove di queste relazioni, come il ritratto di Giovanni Maria Pizoni, protonotario apostolico ad Ancona. Il 1540 è anche l’anno in cui inizia il Libro di spese diverse: una vera e propria agenda con appunti in cui Lotto annota tutto e che permette a noi di seguire da vicino il suo operato, oltre a dare uno spaccato della società del tempo. In esposizione si trova un facsimile che ci permette di guardare da vicino con i nostri occhi il documento.

Infine l’ultimo periodo, gli anni Cinquanta del secolo XVI, quando Lotto si ritira a Loreto, dove decide di trascorrere gli anni della sua vecchiaia. Nella sala dedicata a questo momento troviamo opere di più intensa riflessione religiosa come ad esempio il San Girolamo Penitente, ma anche l’interessante documento col quale il pittore “si dona” corpo, anima e beni materiali alla Santa Casa di Loreto. Esposto anche il conseguente inventario nel quale troviamo segnate le opere e i beni lasciati alla Santa Casa, tutte opere che possiamo andare a vedere ancora oggi nel museo di Loreto.

Lorenzo Lotto Marche
Lorenzo Lotto, San Girolamo penitente 1541546, olio su tela, 99 x 90 cm. Madrid, Museo Nacional del Prado

Documenti e studiosi

All’inizio della mostra troviamo invece interessanti mappe e rappresentazioni cinquecentesche di paesaggi marchigiani, documenti che ci ricordano che Lotto non vive in un tempo come il nostro, dove prendi il treno e vai dove devi andare, ma viaggia per lunghe e tortuose vie, magari a dorso di mulo, per incontrare committenti o realizzare opere in loco.

I documenti sono oggetti che non sono fatti per essere “ammirati”, e molto spesso una piccola stampa o un foglio scritto non attirano la nostra attenzione se posti accanto a un bel dipinto. Nella mostra maceratese si vuole mostrare invece la relazione importante che si stabilisce tra documenti e dipinti, l’intento è da un lato quello di contestualizzare le opere, dall’altro quello di gettare una luce importante sul ruolo dello storico dell’arte, per il quale quei documenti sono – devono essere - pane quotidiano.

L’importanza degli storici dell’arte che hanno riabilitato Lotto è ben evidenziata fin dalla prima sala, che proprio a loro è dedicata. Qui il visitatore può “toccare con mano” le diverse posizioni che gli storici dell’arte nel corso del tempo hanno tenuto nei confronti del pittore, sono infatti esposte edizioni antiche dei libri deii primi studiosi d’arte, come Giorgio Vasari, Carlo Ridolfi e Luigi Lanzi. Nel catalogo della mostra si può vedere molto bene come lo studio della figura di Lotto sia tutt’ora in corso, svolto da studiosi che continuano ad indagare quei documenti e che affermano che ancora oggi c’è molto da scoprire…

Posso immaginare quanto sia stato difficile allestire una mostra dove dialogano oggetti diversi in continuo rimando al territorio e opere conservate in altre sedi. La cosa che mi è piaciuta di più è stata l’idea di sistemare degli sgabelli davanti ad alcuni manoscritti o incisioni, un po’ per far riposare il visitatore, come raccomandato dai manuali di museologia, un po’ per mettersi nei panni dello studioso che quei documenti li trova, magari per la prima volta, e li legge emozionato in archivio.

Lorenzo Lotto Marche
Allestimento: comodi sgabelli per osservare da vicino i portolani e le mappe. Foto di Tea Fonzi

Infine i tre “casi di studio”:

L’importanza della ricerca, specialmente per un pittore dalla fortuna critica altalenante, continua ad essere affermata nell’ultima sala, che contiene i “ tre casi di studio”.

Il primo è un inaspettato confronto tra la Madonna con Bambino di Carlo Crivelli e il dipinto di Lotto con lo stesso soggetto. La Madonna di Crivelli fa parte della collezione permamente di Palazzo Buonaccorsi e Dal Pozzolo ha scelto di affiancarle la Madonna di Lorenzo Lotto, cogliendo l’occasione per un confronto tra i due pittori, entrambi veneti con un forte legame con le Marche.

Il secondo caso è in realtà più una provocazione: si tratta della cornice che racchiudeva la Madonna con bambino e tre angeli. Il dipinto non c’è perché è stato rubato all’inizio del Novecento, curiosamente nello stesso anno del famoso furto della Gioconda. L’opera, di proprietà del Comune di Osimo non è stata più ritrovata e la cornice vuota ci ricorda la perdita subita dal patrimonio culturale pubblico e l’importanza di prendersene cura.

Il terzo caso di studio, il più significativo, è un dipinto con San Girolamo nello studio. La piccola tela, inizialmente attribuita a Lotto, fu acquistata dal un museo di Bassano del Grappa e lì esposta fino a quando Vittorio Sgarbi mise in discussione l’attribuzione e l’opera finì dimenticata nel deposito del museo. Enrico Maria dal Pozzolo ripropone l’attribuzione a Lotto avvalendosi, in questo caso, di indagini diagnostiche che confermano la sua teoria e ricollocano quindi la pittura all’interno dell operato lottesco. In questo caso il dipinto è proposto a confronto con una stampa di Durer, che con buona probabilità è servita come suo modello.

Lorenzo Lotto Marche
Il caso di studio: San Gerolamo nello studio, 1554-1556, olio su tela, 47,5x59 cm. Bassano del Grappa, Museo Civico. Foto di Tea Fonzi

Cosi l’ultima sala della mostra chiude il cerchio aperto nella prima sala: con una riflessione sul ruolo degli storici dell’arte e l’importanza del loro lavoro per il destino delle opere. Dal Pozzolo, che ci guida tra le sale, precisa di non fidarsi di chi ci propone i risultati subito come certi, perché la storia dell’arte è fatta di ricerca continua. Un buon monito per i futuri ricercatori e le nuove generazioni, più volte nominati durante la conferenza stampa e tutti invitati al convegno che si terrà a febbraio, in chiusura della mostra.

Lorenzo Lotto Marche
Lorenzo Lotto, Sacra Famiglia con Sant'Anna e San Gerolamo, 1534, olio su tela, 67,2 x 85 cm. Firenze, Gallerie degli Uffizi

 

Le foto non scattate da Tea Fonzi sono fornite da Ufficio Stampa Villaggio Globale International


Macerata: mostra "Lorenzo Lotto, il richiamo delle Marche"

Dal 19 ottobre 2018 
MACERATA, Palazzo Buonaccorsi
CENTRI LOTTESCHI: Ancona, Cingoli, Jesi, Loreto. Mogliano, Monte San Giusto, Recanati, Urbino

Il 2018 riporta uno dei più affascinanti artisti del Rinascimento sotto i riflettori internazionali, con eventi in Spagna, Gran Bretagna e Italia.

Nelle Marche una grande mostra a doppio binario conduce da Macerata - dove tornano le opere legate a queste terre, disperse in Europa - ai capolavori di Lotto conservati nel territorio.
Tra borghi, colline e mare.
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Lorenzo Lotto torna protagonista nelle Marche, sua terra d’elezione,
in un anno davvero speciale.

Il 2018 a livello internazionale ha puntato infatti i riflettori sul grande artista, al centro di una ammirata mostra dedicata ai suoi ritratti in due tra i più importanti musei del mondo: il Prado di Madrid, ove si è conclusa il 30 settembre scorso, e la National Gallery di Londra, ove la mostra aprirà il prossimo novembre.

Un “imprevisto” anno lottesco al quale non poteva mancare la Regione Marche, le cui terre sono state riferimento essenziale nella vita e nella formazione del pittore.

In concomitanza con le due tappe espositive, in relazione con le due prestigiose Istituzioni di Londra e Madrid con la collaborazione del Museo Statale Ermitage, il territorio marchigiano diventa nell’autunno-inverno 2018 teatro di un evento espositivo e d’iniziative collaterali di altissimo valore - promosse dalla Regione Marche con il Comune di Macerata - che permetteranno al pubblico di riscoprire lo straordinario patrimonio lottesco, in una regione che non ha eguali in Italia per quantità e qualità di opere dell’artista.

E nel contempo il pubblico potrà cogliere il profondo legame che unì il Maestro veneziano a queste terre, nelle quali ripetutamente tornava per creare e per ispirarsi e ove scelse di attendere la morte e trovare sepoltura.

Dal 19 ottobre 2018 al 20 febbraio 2019, a Palazzo Buonaccorsi sede del Museo Civico di Macerata, una grande e inusuale mostra, organizzata da Villaggio Globale International, riunirà per la prima volta le opere di Lotto create per il territorio e poi disperse nel mondo o quelle che, per storia e realizzazione, hanno avuto forti legami con le Marche.

Un’esposizione di ricerca, per certi versi sperimentale nel voler abbinare forza espositiva, supporti multimediali di approfondimento, grandi capolavori ma anche spunti di ricerca e discussione critica.

Una mostra preziosa, che rivela al pubblico inediti materiali documentari sull’attività dell’artista e opere mai esposte in precedenti eventi – tra tutti una “Venere adornata dalla Grazie” di collezione privata, pubblicata da Zampetti nel 1957 e rimasta all’oscuro per sette decenni (una delle novità più eclatanti della mostra !) - ma che si completa necessariamente nel territorio marchigiano, ponendosi in stretto dialogo con i lavori lotteschi (25 opere) disseminanti nei diversi centri e volutamente lasciati nei siti di appartenenza.

Ancona, Cingoli, Jesi, Loreto, Mogliano, Monte San Giusto, Recanati e Urbino danno forma con Macerata a una sorta di mostra diffusa da vivere insieme alle bellezze artistiche e naturali delle Marche: regione ferita purtroppo dall’ultimo drammatico sisma che ha colpito il Centro Italia, ma che tenacemente sta puntando a valorizzare il suo immenso patrimonio.

PRESTITI INTERNAZIONALI, DOCUMENTI E OPERE MAI ESPOSTE PRIMA.

Curata, con la collaborazione di tanti studiosi marchigiani, da Enrico Maria Dal Pozzolo - tra i massimi esperti dell’artista e co-curatore anche delle mostre di Madrid e Londra - l’esposizione propone a Macerata oltre 20 dipinti autografi di Lotto e 5 disegni di sua mano e alcune straordinarie opere grafiche di grandi autori, quali Dürer e Mantegna, da cui Lorenzo trasse ispirazione; ma anche preziosi manoscritti e volumi, globi e antiche mappe, per contestualizzare la sua attività in queste terre.

Opere di Lotto provenienti da collezioni internazionali - come la Gemäldegalerie della Staatliche Museen di Berlino, il British Museum di Londra, Il Musèe du Louvre di Parigi, il Museo Nazionale Brukental di Sibiu, il Museo del Prado di Madrid o il Musée des Beaux Arts di Strasburgo, ma anche dal Museo Poldi Pezzoli di Milano, dal Museo Correr di Venezia e dalle Collezioni del Quirinale - saranno riunite per l’occasione a Palazzo Buonaccorsi, nel cuore della cittadina marchigiana colpita dal sisma del 2016.

Sono esposte per la prima volta in Italia le tele da Berlino con il "San Cristoforo" e il "San Sebastiano", due pannelli di un polittico disperso che Lotto aveva realizzato per la Chiesa di Castelplanio, piccolo centro nei dintorni di Jesi. Le opere, acquistate dallo Stato di Prussia tra il 1819 e il 1821 dal mercante inglese Edward Solly, sono state restaurate nel 1998 presso il Getty Museum, rivelando parti nascoste dalla cornice ottocentesca e mostrando una resa pittorica del corpo nudo del San Sebastiano esemplare e minuziosa, assai rara nella produzione lottesca.

Dall’Ermitage di San Pietroburgo giungono invece, eccezionalmente, due importanti opere marchigiane di Lotto, compreso il “Cristo conduce gli apostoli al Monte Tabor” (1511-1512), predella di quella bellissima “Pala di Recanati” che il pubblico può ammirare nella vicina città di Leopardi; mentre dalle Gallerie degli Uffizi arriva a Macerata, esposta al pubblico per la prima volta dopo un eccezionale restauro, una “Sacra Conversazione” firmata e datata 1534, anno in cui certamente Lotto era nelle Marche. La cromia, bellissima e quasi inaspettata del dipinto, come la complessa costruzione iconografica, ci confermano la grandezza di questo artista, che sa incantare con le sue “vibrazioni magiche di luce”: pittore malinconico e inquieto, non adeguatamente apprezzato in vita, ma posto dalla critica, a partire dalla fine dell’Ottocento, tra i giganti della pittura del XVI secolo.

Nelle sale del settecentesco Palazzo Buonaccorsi - di cui si possono godere le magnifiche decorazioni barocche - l’esperienza “marchigiana” di Lotto, ora ricomposta, viene integrata anche da alcune opere “di collegamento”, per le quali non è documentato ma neppure escluso il legame territoriale, in modo da delineare senza lacune l’evoluzione artistica del pittore veneziano; mentre i rimandi alle tante opere della regione sono suggeriti dalla didattica e da contributi video appositamemte realizzati da Land Comunicazioni, così come il documentario con la regia di Luca Criscenti (presentato anche a Madrid e Londra) che chiude l’esposizione maceratese, invitando i visitatori ad andare per borghi e colline, sempre sulle orme del grande artista.

Unica eccezione: la presenza emozionante in mostra del grande affresco staccato e montato su tela del San Vicenzo Ferrer in Gloria (1510 - 1512 circa) - l’unico ad oggi conosciuto nelle Marche - non visibile ormai da tempo, a causa del grave sisma che ha reso inagibile la Chiesa di San Domenico a Recanati, ove l’opera era conservata, e dunque esposto al pubblico in questa occasione, grazie alla collaborazione della locale Diocesi.

PER CONCLUDERE TRE "CASI STUDIO" .
La mostra si chiude con tre focus molto particolari.

Il primo al fine di ricostituire idealmente e a titolo esemplificativo il “dossier grafico” di riferimento del pittore. propone una serie di stampe e incisioni sicuramente note a Lotto e da lui utilizzate.

Ma in questo contesto si riporta anche all’attenzione della critica e del pubblico una tela con “San Girolamo nello Studio” in passato ben presente nella letteratura scientifica e quindi acquistata, alla fine degli anni Settanta, per i Musei Civici di Bassano del Grappa: un’opera che in seguito fu però al centro di polemiche e di animate discussioni circa la paternità di Lorenzo Lotto e quindi relagata nei depositi museali e per lunghi anni completamente dimenticata.

Ora, dopo che nel 2018 il dipinto è stato recuperato dai magazzini del museo e sottoposto ad analisi scientifiche (che hanno dimostrato la compatibilità con le tecniche esecutive lottesche, nonché la presenza di alcuni pentimenti), Enrico Maria Dal Pozzolo riapre la discussione, riconoscendo l’alta qualità del dipinto, nonostante le condizioni conservative, e la sua congruità con la fase lauretana del pittore e, infine, valutando il suo essere una “copia libera” da un’incisione di Dürer - artista amato da Lotto fin dalla giovinezza - elemento tutt’altro che contrario alla paternità lottesca.

Il secondo focus è un vis-à-vis tra la bellissima “Madonna con il bambino” di Crivelli di proprietà del Museo di Macerata e la “Madonna" di Lotto, prestata dal Museo Correr di Venezia, di probabile origine marchigiana: un dialogo dunque tra due veneziani che lasciarono la loro terra d’origine per radicarsi entrambi nella regione adriatica, quasi “un’oasi di libertà creativa”.

Infine una provocazione, per scuotere le nebbie intorno alla viceda e gli animi di quanti potrebbero aiutare: l’ultima opera in mostra è la cornice vuota della famosa “Madonna di Osimo” , realizzata da Lorenzo intorno agli anni trenta del Cinquecento e rubata dalla Chiesa dei minori osservanti nel 1911, lo stesso anno del celeberrimo furto della Gioconda.

A differenza del capolavoro leonardesco, il dipinto di Lotto non fu mai recuperato, producendo una ferita aperta nel patrimonio della regione, ancora da sanare. (catalogo Skira)

Testo e immagini da Ufficio Stampa Villaggio Globale International


L'appello di Leopardi nel “Discorso”: “la poesia sia protetta dalla modernità”

Il 2018 è un anno ricco di ricorrenze per gli appassionati del letterato di Recanati: non solo lo scorso 29 giugno si è celebrato il 220° anniversario della nascita, ma compie anche 200 anni il suo famoso trattato Discorso di un italiano intorno alla poesia romantica, datato appunto 1818.

Giacomo Leopardi, ritratto ad opera di Ferrazzi, 1820 circa, attualmente presso Casa Leopardi a Recanati

Ovviamente non sarà sfuggita la giovane età del conte al momento dell’uscita dell’articolo di Ludovico il Breme sullo Spettatore, al quale tuttavia gli premette rispondere, resosi conto che tutto ciò su cui si basava la sua formazione e nel quale credeva fermamente era minacciato: la poesia dalla cultura ottocentesca/romantica. Per Leopardi infatti la poesia, con il suo linguaggio, i suoi temi e le sue forme, non andava toccata, in quanto già perfetta.

Questa convinzione però, si badi, non era dovuta a chissà quali dettami di quali eminenti figure (altrimenti perché tenere in così grande considerazione il Tasso tra i propri modelli? Perché scegliere metriche alternative? Ma non è questa la sede) ma alla constatazione che, proprio seguendo certi canoni, essa era sempre giovata a chi si impegnava nello scriverla e a chi si acquietava nel leggerla.

Elio Germano interpreta Giacomo Leopardi ne "Il giovane favoloso"

Leopardi ebbe chiaro davanti a sé che i romantici volevano togliere alla poesia tutto ciò che era proprio di essa, la sua palpabilità, il suo legame con la natura, per calarla nella realtà e usarla come veicolo dei loro ideali e strumento di rinnovamento della società. Ma il giovanissimo poeta non credeva in questa nuova realtà e non aveva fiducia nella storia, ecco perché chiedeva in questo breve trattato, così come in alcune pagine del suo Zibaldone (si veda sotto) e saltuariamente in alcune altre opere di lasciare che la poesia conservasse il suo ruolo di estremo appiglio, di porto in cui rifugiarsi per continuare a immaginare, fantasticare, illudersi; ecco perché invitava a cimentarsi nella poesia alla maniera degli antichi, che egli stesso invidiava nella loro naturale propensione all’emozione artistica, data dall'“ignoranza”, dall'inconsapevolezza e dal rapporto primitivo con la natura.

“La ragione è nemica d'ogni grandezza: la ragione è nemica della natura: la ragione è grande, la natura è piccola. Voglio dire che un uomo tanto meno o tanto più difficilmente sarà grande quanto più sarà dominato dalla ragione: che pochi possono essere grandi (e nelle arti e nella poesia forse nessuno) se non sono dominati dalle illusioni. Questo viene che quelle cose che noi chiamiamo grandi, per esempio un’impresa, d’ordinario sono fuori dell’ordine, e consistono in un certo disordine; ora questo disordine è condannato dalla ragione. […] Lo straordinario ci par grande: se sia poi più grande dell’ordinario astrattamente parlando, non lo so; […] anche la piccolezza quando è straordinaria, si crede e si chiama grandezza.

Tutto questo la ragione non lo comporta; e noi siamo nel secolo della ragione (non per altro se non perché il mondo più vecchio ha piú sperienza e freddezza); e pochi ora possono essere e sono gli uomini grandi, segnatamente nelle arti. Anche chi è veramente grande sa pesare adesso e conoscere la sua grandezza, sa sviscerare a sangue freddo il suo carattere, esaminare il merito delle sue azioni, pronosticare sopra di se, scrivere minutamente colle più argute e profonde riflessioni la sua vita: nemici grandissimi, ostacoli terribili alla grandezza; che anche l’illusioni ora si conoscono chiarissimamente esser tali, e si fomentano con una certa compiacenza di se stesse, sapendo però benissimo quello che sono.

Ora come è possibile che sieno durevoli e forti quanto basta, essendo cosí scoperte? e che muovano a grandi cose? e senza le illusioni qual grandezza ci può essere o sperarsi?” (Zibaldone, I 14-15)

Fonti: “La scrittura e l'interpretazione” di Luperini, Cataldi, Marchiani, Marchese; Palermo, 2011.