Ricordando Giuseppe Acerbi e il suo Viaggio al Capo Nord

Ricordando Giuseppe Acerbi e i suoi Travels through Sweden, Finland, and Lappland, to the North Cape, in the years 1798 and 1799

Rapide Kattilankoski del fiume Tornionjoki. Incisione di C. Akrel; tavola XXI dal secondo quaderno (1801) di A. F. Skjöldebrand, Voyage Pittoresque au Cap Nord, Charles Deleen & J. G. Forsgren, Stockholm, 1801 & 1802, in pubblico dominio

« [… je wilder, d.i. je lebendiger, je freiwürkender ein Volk ist, […] desto wilder, d.i. desto lebendiger, freier, sinnlicher, lyrisch handelnder müßen auch, wenn es Lieder hat, seine Lieder sein!»

Johann Gottfried Herder, Auszug aus einem Briefwechsel über Oßian und die Lieder alter Völker

 

Il 3 maggio 1773 nasceva a Castel Goffredo Giuseppe Acerbi, esploratore, musicista, diplomatico e intellettuale che nutrì grande interesse per i territori dell’Europa settentrionale allora pressoché sconosciuti. Attraverso i suoi numerosi manoscritti, appunti e diari di viaggio, egli fornì preziose informazioni per far conoscere a tutta l’Europa la cultura e lo stile di vita finlandese del XVIII secolo. Famosa e spesso citata è la sua descrizione della sauna, o per dirla con le parole dello stesso Acerbi, del “bagno alla finese”, che presenta in modo accurato e veritiero l’usanza dei finni occidentali dell’epoca, pur non tralasciando osservazioni di stupore per una pratica estranea alle abitudini delle genti mediterranee.

Acerbi intraprese il suo viaggio nel 1798, intenzionato a raggiungere Capo Nord via terra, attraversando la Lapponia. Inizialmente mosso da interessi commerciali e di studio, egli sviluppò ben presto un vivo interesse per la Finlandia ed ebbe il merito di essere uno fra i primi a cogliere il grande valore della tradizione popolare finlandese.

Giuseppe Acerbi
Ritratto di Giuseppe Acerbi. Stampa di Carl Hermann Pfeiffer, 1783 - 1829; Rijksmuseum (RP-P-1909-4542). Immagine in pubblico dominio

 

Il suo resoconto di viaggio fu pubblicato a Londra nel 1802 in un’edizione inglese intitolata Travels through Sweden, Finland, and Lappland, to the North Cape, in the years 1798 and 1799[1]; l’anno seguente venne tradotta in tedesco, il successivo in francese e tra gli anni 1804-1805 fu disponibile anche la versione olandese. Grazie alla pubblicazione in lingua inglese l’opera di Acerbi riscosse un enorme successo in tutta Europa, trattandosi di una delle prime testimonianze di viaggio nel Settentrione. Il testo venne tradotto in italiano, seppur con numerosi tagli rispetto all’originale, solamente nel 1832 con il titolo Viaggio al Capo Nord fatto l’anno 1799, compendiato e per la prima volta pubblicato in Italia da Giuseppe Belloni, antico militare italiano. In Italia l’opera non ebbe molto seguito, non solo perché, essendo pubblicata molto tardi, era già stata superata da numerose opere di maggior spessore dedicate al Nord e alla Finlandia, ma anche perché l’autore aveva appoggiato Napoleone e aveva avuto screzi con Vincenzo Monti e Giacomo Leopardi. Al contrario dell’Italia, la Finlandia ha sempre ammirato e dimostrato riconoscenza nei confronti di Acerbi per aver funto da mediatore culturale tra il Nord e il resto dell’Europa.

I suoi Travels, oltre a dipingere paesaggi mozzafiato che colpirono Acerbi e che tuttora affascinano i lettori contemporanei, descrivono costumi, tradizioni, cultura, poesia e musica popolare finlandesi con dovizia di particolari. La sua ammirazione era, tuttavia, limitata solamente ai finlandesi, mentre i sámi erano avvolti da un’aura di mistero e scetticismo a causa dei forti pregiudizi che ancora a fine Settecento aleggiavano attorno a questo popolo di cacciatori e allevatori semi-nomadi. Mentre i finni vengono presentati in modo positivo, rimarcando la loro ospitalità e innocenza, il loro rispetto e il culto tributati alla natura, i sámi appaiono come genti dedite a mangiare, dormire e fumare; nondimeno il nostro autore non indugiò a descrivere la meraviglia in lui suscitata dalla natura incontaminata di Lapponia. Acerbi fu uno dei primi viaggiatori a operare una netta distinzione etnica, linguistica e somatica non solo tra finni e svedesi, ma anche e soprattutto tra finni e sámi, che le fonti antiche erano solite trattare indistintamente.

A Turku Acerbi incontrò Henrik Gabriel Porthan (1739-1804) ed ebbe modo di leggere la sua tesi di dottorato intitolata De Poësi Fennica: in essa l’autore aveva studiato le basi rituali dei loitsut[2] finnici, e, sebbene il suo approccio fosse quello tipicamente illuminista che riteneva il canto magico frutto dell’ignoranza superstiziosa del popolo, aveva incoraggiato la nascita dei primi archivi folkloristici. Questo incontro suscitò in Acerbi un vivo interesse per la poesia popolare finlandese a cui dedicò ampio spazio nei suoi Travels, trascrivendo canti con le relative melodie. È interessante menzionare il componimento Jos mun tuttuni tulisi (“Se il mio caro arrivasse”) che Acerbi ricevette a Turku in traduzione francese e che viene ritenuto il testo poetico con il maggior numero di traduzioni: su 471 versioni, 22 sono in dialetti italiani. Un altro testo famoso da lui riportato è la ninnananna Nuku, nuku, nurmilintu (“Dormi, dormi, uccellino del prato”). Acerbi può essere ritenuto il precursore degli studi sulla poesia e la musica popolare finlandese, essendo lui stesso un grande esperto.

La penna di Giuseppe Acerbi catturò una scena di canto popolare finnico che sarebbe divenuta famosa nel secolo successivo. Tradizionalmente la poesia popolare veniva accompagnata dal kantele, il salterio balto-finnico, che nei Travels prende il nome di harppu, e le composizioni venivano tramandate oralmente di generazione in generazione in particolare di nonno in nipote. Acerbi descrisse l’esibizione in pubblico di due cantori: seduti in mezzo al cerchio del loro uditorio, uno di fronte all’altro, stringendosi le mani e dondolandosi, un poeta intonava un verso e l’altro fungeva da eco, riprendendo, variando e così riformulando quanto appena cantato, e lasciando al compagno il tempo necessario ad ideare il proseguo. Questa descrizione costituì una grande novità se pensiamo che il suo resoconto di viaggio anticipò di quasi trent’anni l’uscita della prima edizione del Kalevala[3] di Elias Lönnrot che avrebbe gettato le basi per il culto dei mitici laulajat[4] finnici.

Giuseppe Acerbi
Due uomini con le mani nelle mani intonano canti dal Kalevala, mentre un terzo suona il kantele. Immagine dalla tavola a fronte p. 226 del primo volume del libro di Giuseppe Acerbi, Travels through Sweden, Finland, and Lappland, to the North Cape, in the years 1798 and 1799, Printed for Joseph Mawman : By T. Gillet, Londra, 1802, in pubblico dominio

Acerbi fu un viaggiatore che riuscì a sbarazzarsi, seppur parzialmente, delle lenti della propria cultura per permettere all’Europa intera di penetrare nel misterioso Settentrione, mitica terra abitata da mostri e giganti, per sfatare falsi miti e diffondere la conoscenza di questi territori all’epoca ancora inesplorati. Nel giorno del suo genetliaco, ho ritenuto necessario ricordare questo nostro compaesano che anticipò i tempi e sfidò pericoli e incertezze per amore di conoscere, apprendere e condividere culture e tradizioni.

 

 

Riferimenti bibliografici:

Aa. Vv. Kalevala. Epica, magia, arte e musica, a cura di Vesa Matteo Piludu, Frog, Vocifuoriscena, Viterbo 2014.

Juha Pentikäinen, La mitologia del Kalevala, Vocifuoriscena, Viterbo 2014 (1a ed. finl. 1989; 1a ed. it. 2013).

Paula Loikala, Cronache di viaggiatori italiani in Finlandia, Aracne, Roma 2010 (1a ed. 2008).

 

[1] Disponibile al seguente URL: <https://archive.org/details/travelsthroughs01acergoog> (04.2021).

[2] I loitsut (sing. loitsu) sono sia brevi formule magiche sia lunghi incantesimi che venivano cantati o pronunciati con particolare foga o in trance al fine di ottenere fertilità, la buona riuscita di una battuta di caccia, la guarigione... Essi erano composti in metro kalevaliano, tradizionalmente definito tetrametro trocaico, pertanto nel corso del secolo XIX furono raccolti e analizzati dai folkloristi.

[3] La prima edizione del Kalevala fu pubblicata nel 1835 e divenne nota come il Vanha Kalevala (“Vecchio Kalevala”) per distinguerla dalla redazione dell’Uusi Kalevala (“Nuovo Kalevala” o semplicemente Kalevala), ampliata e definitiva che venne data alle stampe nel 1849.

[4] I laulajat (sing. laulaja), noti anche come kansanrunojat (“cantori popolari”) o runosepät (“fabbri di runot”) erano i cantori di runolaulut, i canti popolati baltofinnici nel verso kalevaliano. Erano abitanti dei villaggi che lavoravano come pescatori, cacciatori, allevatori, contadini e divennero famosi ed elevati al rango di aedi solamente in seguito all’opera di raccolta della poesia popolare nel corso del secolo XIX.


August Strindberg Solo

Solitudine e salvezza, August Strindberg: autobiografia della privazione e della rinascita

Solo di August Strindberg - recensione

Spesso si deve entrare nel mondo letterario per contrasti, leggere e contro-leggere. Studiare e abbandonare le lezioni apprese. Per parlare di August Strindberg, questo processo anti-creativo sembra essere funzionale, perché prima di soffermarsi sulla novella Solo ci si deve confrontare per un istante con un altro dei più grandi autori svedesi, ovvero Stig Dagerman.

Autore cardine della letteratura scandinava della prima metà del ventesimo secolo, Dagerman è uno degli intellettuali che ha costruito il suo dramma interiore, culturale e personale (sfociato nel suicidio nel 1954 di cui Il nostro bisogno di consolazione per Iperborea ne è l'anticamera letteraria) attraverso anche le sue opere. La malinconia, che perennemente ha assediato le strutture mentali di Dagerman, lo spingerà a mettere la parola fine alla sua esistenza; una vita che vedendo l'abbandono delle certezze religiose si volgerà verso un'evoluzione (anti)spirituale scarnificata e impoverita.

La solitudine di Dagerman, erede di Strindberg, è una tortura auto-imposta dopo la perdita delle costruzioni universali e teologiche ma nonostante ciò si innesta nel filone di quei drammi esistenzialisti in seno al mondo culturale scandinavo. Se la solitudine di Dagerman è una patologia annichilente, in Strindberg si concretizza una nuova vitalità dell'isolamento umano, dell'eremitaggio individuale.

La copertina del romanzo Il nostro bisogno di consolazione, di Stig Dagerman, pubblicato da Iperborea con introduzione e traduzione di Fulvio Ferrari

Solo è una novella commissionata dall'Editore Bonnier e in Italia c'è una nuova edizione per i tipi di Carbonio Editore, con la sopraffina cura di Franco Perrelli (che nel testo è intervenuto con traduzione e nota introduttiva), professore ordinario di Discipline dello spettacolo ed Estetica. Molti dei segreti strindberghiani vengono sviscerati e presentati al lettore proprio dal professor Perrelli con un'analisi lucidissima e appassionante ricca di riferimenti bibliografici. Si tratta di una nota introduttiva di grande pregio, ma consiglio al lettore di affrontare Solo senza il percorso di iniziazione filologica, così da leggere il contributo di Perrelli come sunto finale della poetica drammatica di Strindberg.

Il protagonista narrante è un non-eroe antiborghese che torna nella sua città natale, Stoccolma, e sente immediatamente le pressioni della società moderna e si sente vittima di un conformismo di istanze claustrofobiche che vengono travestite da progresso, civiltà e normalità. La fossilizzazione dello stato, delle etichette, degli spiriti e in generale lo spingono a ricreare un isolamento volontario per vivere in una solitudine fortificante volta a riassaporare idee, ricordi e istanti vissuti sotto un'ottica diversificata. Una solitudine necessaria per scacciare le persone che hanno popolato la sua infanzia, l'adolescenza e la prima maturità, persone che sono più entità aliene e alienate che non riconosce più se non attraverso i nomi e i cognomi.

August Strindberg Solo
La copertina della novella Solo di August Strindberg, pubblicata da Carbonio Editore con introduzione e traduzione di Franco Perrelli nella collana Origine

Se nella contemporaneità si crea l'urgenza di vivere nella rete di amicizie e vincoli sociali e tutto ciò che si configura come outsider o antisociale, Solo diventa una critica ma soprattutto un diario della solitudine, nel quale viene riversata tutta la nausea del narratore-autore visto che ogni opera di Strindberg è in realtà un frammento di una autobiografia drammatico-narrativa più ampia, come se la vita fosse un continuo rimestare di appunti e pagine di esperienze archiviate.

L'aurea misantropica o cinica - fino alla genesi di una solitudine mistica e intima - serve a sottolineare anche la forza di questo status indipendente, che porta alla creazione e alla determinazione di aspetti positivi ed edificanti. Per Strindberg l'altro è una forza delirante che lo allontana dalla ragione mentre l'isolamento produttivo è la cosa migliore che si possa auspicare. Brillante la coesistenza delle solitudine di Strindberg e Dagerman ognuna con la sua dose cronico-ossessiva, una volta alla ragione l'altra verso i lidi della depressione.

Foto di Ioannis Ioannidis

Il libro recensito è stato cortesemente fornito dalla casa editrice.


Origine dei cavalli ambiatori

8 Agosto 2016

Pony islandese durante i campionati mondiali. Credit: Monika Reissmann
Pony islandese durante i campionati mondiali. Credit: Monika Reissmann

Andare a cavallo è l'uso fondamentale che si è fatto di questo animale domestico, e ha influenzato per millenni le società umane. Le tecniche si sono modificate nei secoli, e cavalli in grado di tenere un'andatura "comoda" sulla lunga distanza furono considerati di grande valore.

Un nuovo studio, pubblicato su Current Biology, ha rilevato la presenza di un allele mutato in relazione a queste caratteristiche. La ricerca ha preso in esame il DNA antico di 90 cavalli, a partire dal Calcolitico (seimila anni fa) e fino all'undicesimo secolo d. C. La mutazione è stata rilevata in due cavalli inglesi tra 850 e 900 d. C., e con più frequenza in quelli islandesi tra nono e undicesimo secolo. I cavalli compaiono in Islanda a partire dall'870 d. C., ed è improbabile che si sia giunti a una mutazione indipendente in così poco tempo. L'origine dei cavalli ambiatori sarebbe dunque da ritrovarsi nell'Inghilterra medievale: i coloni norreni (provenienti da Danimarca e Svezia meridionale) portarono questi cavalli in Islanda, dove li allevarono. Evidentemente questi preferirono questa andatura comoda al loro arrivo nell'isola. Furono poi diffusi - a partire dall'Inghilterra o dall'Islanda - nel resto del mondo. L'assenza del gene nei cavalli europei dell'epoca (Scandinavia compresa) lascia infatti pensare che la diffusione dello stesso sia avvenuta a partire dalle Isole Britanniche.

Arne Ludwig, tra gli autori dello studio, ha espresso sorpresa per il fatto che tale mutazione non fosse più antica, visto che il tratto è così diffuso oggi. Evidentemente con una forte selezione tutto può avvenire molto velocemente.

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Svezia: pesce fermentato a Blekinge per sostenere una comunità mesolitica

8 Febbraio 2016

Adam Boethius, dottorando in Osteologia all'Università di Lund insieme ad altri archeologi a Blekinge, Svezia (Adam è la quarta persona da sinistra). Credit: Lund University
Adam Boethius, dottorando in Osteologia all'Università di Lund insieme ad altri archeologi a Blekinge, Svezia (Adam è la quarta persona da sinistra). Credit: Lund University

Il ritrovamento di pesce fermentato in un insediamento preistorico di 9.200 anni fa presso Blekinge, in Svezia, indica una società molto più complessa di quanto ritenuto finora per l'epoca.
Il ritrovamento consta di oltre 200 mila ossa di pesce d'acqua dolce, all'interno e attorno un fosso, e testimonia come già allora grandi quantità di pesce fermentato fossero conservate. Simili quantità di cibo erano sufficienti a sostenere una grande comunità. Il pesce fermentato è una delle maniere tradizionali di conservarlo qui. In particolare, lo si sarebbe reso acido utilizzando corteccia di pino e grasso di foca, per poi conservarlo in pelli di foca o cinghiale e quindi seppellirlo nel terreno fangoso.
Il Mesolitico segna il periodo attorno al quale l'agricoltura cominciò in Europa. Fino ad oggi si è ritenuto che i gruppi dell'epoca in Scandinavia catturassero pesce dal mare, da laghi e fiumi, spostandosi. Allora in altre aree (come il Levante), vi erano già insediamenti stabili, legati all'agricoltura e all'allevamento. Questa scoperta suggerisce una condizione di semi-sedentarietà, e potrebbe dunque indicare che lo sviluppo di queste aree settentrionali possa corrispondere a quello coevo nel Medio Oriente.
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Infestazioni di parassiti intestinali presso i Vichinghi e disturbi polmonari oggi

5 Gennaio - 4 Febbraio 2016
Wikinger
Gli scavi archeologici delle latrine vichinghe nei pressi di Viborg, in Danimarca, hanno evidenziato impressionanti infestazioni di parassiti intestinali che affliggevano quelle popolazioni per il periodo che va dal 1018 al 1030 d. C. Secondo lo studio che se ne è occupato (pubblicato su The Journal of Parasitology), le analisi del DNA di questi parassiti potranno fornire molte indicazioni, ad esempio riguardo le migrazioni umane e le malattie del passato.
Secondo un secondo studio, pubblicato su Nature: Scientific Reports, una deficienza ereditaria che predispone ad enfisemi e altri disturbi polmonari (che colpiscono 300 milioni di persone, il 5% della popolazione mondiale) troverebbe le sue radici proprio in queste antiche infestazioni. I geni di quelle popolazioni scandinave si sarebbero sviluppati di modo da proteggerle dai disturbi causati da quei parassiti, diventando il tratto ereditario che al contempo può portare oggi alle malattie polmonari nei fumatori. Il fattore di rischio è difatti aggravato dal fumo, che evidentemente non costituiva un problema per gli antichi Vichinghi. Quella deficienza ereditaria è particolarmente diffusa in Scandinavia.
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Nuove considerazioni su Periodo caldo medievale e Vichinghi in Groenlandia

4 Dicembre 2015
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Fino ad oggi, si è ritenuto che la colonizzazione della Groenlandia nel decimo secolo, da parte di popolazioni norrene, sia avvenuta a seguito di un periodo di riscaldamento del clima. L'arrivo dei Vichinghi coincise infatti col Periodo caldo medievale (950-1250 d. C.), mentre il loro abbandono avvenne con l'inizio della Piccola Era Glaciale (1300-1850). Tuttavia, non vi sono registrazioni climatiche storiche per la Groenlandia.
Un nuovo studio confuta ora questi assunti: sulla base dei segni lasciati dai ghiacciai, sembrerebbe che la Groenlandia fosse già fredda al momento dell'arrivo dei Vichinghi. Inoltre, lo studio afferma che il Periodo caldo medievale non sarebbe stato uniforme ovunque: anche se l'Europa visse un periodo inusualmente clemente, il fenomeno potrebbe non aver interessato altre regioni nel mondo. Mentre nel Nord Atlantico orientale si registrarono temperature più calde, le regioni del Nord Atlantico occidentale rimasero fredde.
Wikinger
Le cause dell'abbandono della Groenlandia da parte dei Vichinghi, quattrocento anni dopo la colonizzazione, sarebbero dunque da ricercarsi altrove. Fattori più complessi sarebbero in gioco, come anche proposto da altri studi.
Lo studio ha preso in esame i ghiacciai nella parte sud-occidentale della Groenlandia, attorno alla Baia di Baffin, dove vi sarebbe stata l'occupazione vichinga, sulla base di recenti scoperte.
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Lo scioglimento dei ghiacci della Fennoscandia e il Dryas recente

17 Novembre 2015

Il lago svedese alla base della ricerca. Credits: Barbara Wohlfarth, Università di Stoccolma
Il lago svedese alla base della ricerca. Credits: Barbara Wohlfarth, Università di Stoccolma

Uno degli enigmi dell'Era Glaciale sarebbe stato risolto: gli studiosi finora si chiedevano come conciliare i modelli climatici terrestri di 13 mila anni fa con la teoria prevalente di un'inondazione catastrofica di acqua dolce dalle calotte dei ghiacci nordamericani.
Studiando i sedimenti di un lago svedese, si è scoperto che la risposta al problema risiederebbe nelle calotte dei ghiacci scandinavi.
Il progressivo scioglimento della calotta dei ghiacci della Fennoscandia, avvenuta 13.100–12.880 anni fa, generò un dipolo idroclimatico con condizioni più asciutte e fredde nel Nord Europa e più umide e calde in Groenlandia. Il fenomeno culminò al termine del periodo. Lo studio suggerisce che la sensibilità idroclimatica nordamericana all'acqua dolce derivante dal suddetto scioglimento in Fennoscandia può spiegare il passo e il segno delle transizioni registrate in Groenlandia durante la transizione climatica del Dryas recente.
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Beni e prestigio nell'Età Vichinga

25 - 30 Settembre 2015
Wikinger
L'Età Vichinga (800-1050 d. C. circa) fu per gli Scandinavi pure un'epoca di maggiori contatti con altre nazioni. Una delle conseguenze di queste interazioni la si può verificare nell'aumento di beni importati, commerciati o saccheggiati. Oro, argento, gioielli, monete, vestiti costituivano sicuramente anche un elemento di prestigio per chi li possedeva.
Questo tema è stato esaminato come parte della tesi di dottorato di Hanne Lovise Aannestad, “Transformations. Reworking and use of imported objects in the Viking Age”, discussa all'Università di Oslo. Nello studio sono stati esaminati 350 oggetti che erano certo ostentati e visti come esotici. Talvolta persino la loro funzione originaria cambiava: potevano essere modificati per essere indossati e dunque esibiti. Gli oggetti potevano provenire dalle Isole Britanniche, dall'Europa Continentale, dall'Asia attraverso il Mar Baltico.
Link: Alphagalileo via Museum of Cultural History, University of Oslo; Heritage Daily; Past Horizons.
Danesi che invadono l’Inghilterra, illustrazione illuminata dal testo del dodicesimo secolo conservato nella Pierpont Morgan Library, la Miscellany on the Life of St. Edmund. Da WikipediaPubblico Dominio, caricata da Rdnk.


Germania: il mistero dei due bambini dalla Cattedrale di Francoforte

15 Settembre 2015
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Nel 1992 furono ritrovati i resti di due bambini al di sotto della Cattedrale di Francoforte sul Meno (anche Frankfurter Dom o Bartholomaeuskirche).
Dopo vent'anni di ricerche e studi, sono rimasti non pochi interrogativi: una era ingioiellata e vestita come per la nobiltà merovingia. Nell'altra sepoltura vi sono i resti cremati, in una pelle d'orso, come da costume scandinavo. Avevano attorno ai quattro anni di età, e le tombe datano tra il 700 e il 730 d. C. Pare pure che le sepolture fossero onorate per oltre un secolo, con la cappella dell'Imperatore Ludovico II il Giovane (costruita nell'855) allineata ad esse.
La domanda che rimane insoluta, ovviamente, è: perché erano venerati?
Il libro Franconofurd 2 è stato pubblicato da Verlagsgruppe Schnell & Steiner.
Link: Local.de; Archaeology News Network.
La Cattedrale di Francoforte, foto da WikipediaCC BY-SA 3.0, caricata da e di Rupp.de~commonswiki (rupp.de).
 


Danimarca: riti e credenze dall'isola di Bornholm

5  Agosto 2015

Gli Archeologi polacchi a Bornholm

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Disco solare di pietra ritrovato durante i rilevamenti di aprile dagli studenti dell'Istituto di Archeologia dell'Università di Varsavia. Foto di Marta Bura
Reliquie che sono prova di credenze e rituali praticati dagli abitanti dell'isola di Bornholm 5,5 migliaia di anni fa, sono stati scoperti dagli archeologi di Varsavia negli scavi in corso a Vasagård.
Il progetto di ricerca è il risultato di diversi anni di collaborazione tra l'Istituto di Archeologia di Varsavia (NdT: IA UV da ora) e il Museo di Bornholm. Come parte dell'accordo, gli studenti di archeologia dell'IA UV vengono ogni anno all'isola per gli scavi e per praticare le loro competenze. Quest'anno, cooperano con gli studenti dell'Università di Copenaghen.
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PAP © 2015

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