Capo Mulini Ognina relitti

A Catania si ispezionano i fondali: due relitti di epoca romana a Capo Mulini e Ognina

A Catania è appena stata effettuata una campagna di controllo dello stato conservativo di diverse anfore e tegole, presenti in due differenti relitti inabissatisi in epoca romana, rispettivamente a Capo Mulini e Ognina. 

Il primo relitto - segnalato nel 2009 e completamente rilevato nel 2016 - si trova ad una profondità di circa 55 metri e presenta centinaia di anfore di 5 tipologie diverse, che contenevano probabilmente vino, databili tra la fine del II secolo a.C. e la metà del I secolo a.C. 

Il secondo, invece, è conosciuto fin dal 1986 e si trova ad una profondità di circa 40 metri, nei pressi di Ognina. Esso trasportava un carico di tegole rettangolari di grosso modulo (66 x 50 cm), con i bordi ad alette ripiegate e coppi semicircolari. 

Questo relitto non è stato mai studiato con metodicità scientifica, per cui è stata effettuata una valutazione dell’area di dispersione e delle condizioni di giacitura del carico, con le stesse modalità attuate per il primo. 

Foto dalla Regione Siciliana

La Soprintendenza del Mare, in collaborazione con il 3° Nucleo Subacqueo della Guardia Costiera di Messina, diretto dal comandante Giuseppe Simeone e supportato da mezzi nautici della Capitaneria di Porto di Catania e dell'Ufficio Circondariale Marittimo di Riposto, ha proceduto ad esplorare mediante ROV – un veicolo filoguidato dalla superficie in grado di immagazzinare immagini - i fondali di Capo Mulini e Ognina per monitorare e controllare il carico delle due navi. 

Le operazioni di indagine sono state coordinate dall'archeologo della Soprintendenza del Mare, Nicolò Bruno, supportato da Teresa Saitta, archeologa esterna e grande conoscitrice dei fondali catanesi, e da Alessandro Barcellona, esperto subacqueo locale. A controllare l’andamento dell’immersione è intervenuto direttamente il comandante del nucleo subacqueo della Guardia Costiera, che ha messo a disposizione il ROV per verificare in situ le condizioni dei due relitti.

Il patrimonio scoperto viene lasciato per la maggior parte sui fondali marini, come testimonianza della consistenza e tipologia dei giacimenti archeologici rinvenuti, e in linea con le direttive Unesco, che suggeriscono di non prelevare dal fondale reperti, qualora sia possibile la loro fruizione e la salvaguardia del bene stesso sul luogo. 

Anche per migliorare la qualità delle indagini e l'attività della SopMare è in programma il potenziamento di un sistema di telerilevamento che favorisca una migliore indagine dei relitti.

Commenta così l’archeologo Nicolò Bruno: “Poter operare a quelle profondità con un veicolo munito di telecamera subacquea e monitor ci ha consentito di valutare le condizioni del giacimento archeologico e di indirizzare l'operatore ROV su aree particolarmente importanti per una più approfondita comprensione del relitto. Particolarmente preziosa si è rivelata anche in questo caso la collaborazione con il Nucleo Subacqueo della Capitaneria di Porto grazie alla quale - dopo anni dalla scoperta del relitto – è stato possibile verificare che il carico di anfore si mantiene abbastanza integro, come anche tutti gli elementi in piombo delle ancore e la tubazione plumbea relativa alla pompa di sentina lunga ben 4 metri, che sono rimasti nella stessa posizione di giacitura del 2016”.

Commenta così la Soprintendente del Mare, con Valeria Li Vigni: “La scelta di effettuare una ricognizione sui due relitti è stata dettata anche dalla necessità di acquisire elementi utili a creare itinerari subacquei per un turismo particolare, considerato che nella zona vi sono diving che hanno tutte le caratteristiche per poter operare in profondità. L'attività della SopMare è costantemente orientata alla ricerca, tutela e manutenzione degli itinerari e dei siti individuati, che vengono protetti attraverso ordinanze di interdizione che provvediamo a richiedere alla Capitaneria di Porto. Il primo relitto, anche se posto a notevole profondità, è in condizione di essere visitato senza alcun intervento, poiché il carico anforario è visibile e ben conservato. Il relitto delle tegole, invece, come constatato dalla ricognizione e dalla documentazione prodotta, ha bisogno di una sostanziale pulitura che servirebbe a far emergere le numerose tegole che, anche se coperte da sabbia, appaiono essere impilate. In quest'ultimo caso non ci troviamo davanti a un vero e proprio scavo subacqueo, ma ad un intervento che, oltre a consentire una migliore fruizione, permetterebbe di studiare più approfonditamente il sito, ritrovando elementi utili per una più precisa datazione della nave e del suo carico”. 

L’archeologia subacquea si conferma un’attività particolarmente strategica e importante dell’azione culturale del Governo regionale, sulla quale ha operato dapprima Sebastiano Tusa, e sta continuando ad operare con crescente impegno l’assessore dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, Alberto Samonà, che, attraverso la Soprintendenza del Mare, sta cercando di operare la messa a rete e la valorizzazione degli itinerari che si trovano lungo la costa siciliana e che potrebbero rendere la nostra Isola una delle mete ambite del turismo subacqueo, grazie anche al considerevole numero di aree rilevate e censite. 

Capo Mulini Ognina relitti
Foto di Alessandro Pagano

 

Immagini sui relitti da Capo Mulini e Ognina dalla Regione Siciliana, dalla Soprintendenza del Mare e Alberto Samonà.


rostro isole Egadi isola di Levanzo 70 anni Sebastiano Tusa

Ritrovato un rostro di epoca romana al largo di Levanzo, nelle Egadi

Proprio nel giorno in cui il compianto Sebastiano Tusa avrebbe compiuto il suo settantesimo compleanno, giorno 2 agosto, la Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana con il Nucleo Sommozzatori della Guardia di Finanza di Palermo ha recuperato un antico rostro nei fondali a nord ovest dell'isola di Levanzo (Egadi). L'operazione è stata condotta con la collaborazione dei subacquei altofondalisti della GUE - Global Underwater Explorer guidati da Francesco Spaggiari e Mario Arena.

Presenti durante le operazioni di recupero anche l'assessore dei Beni Culturali e dell'Identità Siciliana, Alberto Samonà, la Soprintendente del Mare Valeria Li Vigni, il gruppo subacqueo della Soprintendenza del Mare e i militari delle Fiamme Gialle, con in testa il comandante della Sezione unità navali di Palermo, Massimiliano Bonura e il capitano Daniele Bonanese della Sezione operativa navale di Trapani.
Oltre ad un rostro, già scoperto da Sebastiano Tusa, sono state riportate alla luce anche una spada e diverse monete.

Una volta concluse le operazioni, il rostro è stato trasportato a Favignana, dove la delegazione, guidata dall'assessore Samonà, è stata accolta dal vicesindaco Lorenzo Ceraulo. Il rostro è ora custodito presso l'ex Stabilimento Florio dell'isola. La parole dell'assessore Samonà:
"Il recupero di oggi conferma la volontà del Governo Musumeci di continuare la preziosa attività dell'indimenticabile Sebastiano Tusa e di dare la giusta rilevanza alle ricerche e alle indagini sul vasto patrimonio sommerso, di cui il nostro mare è custode. Grazie di cuore alla Guardia di Finanza!"

Foto dalla Regione Siciliana sul ritrovamento del rostro al largo dell'isola di Levanzo, nelle Egadi.

rostro isole Egadi isola di Levanzo 70 anni Sebastiano Tusa


Necropoli di Sant'Angelo Muxaro: nuovi ritrovamenti del IV millennio a.C.

Novità di grande interesse archeologico giungono dalla Necropoli di Sant'Angelo Muxaro nell'agrigentino: non si sono fatte attendere dopo la recente ripresa della campagna di scavi. Le ricerche in località Monte M'pisu le tombe a pozzetto dell'insediamento neolitico risalenti al IV millennio a.C. hanno permesso di portare alla luce numerosi resti scheletrici, che nei prossimi giorni verranno sottoposte ad analisi isotopiche per ottenere informazioni sul tipo di alimentazione della popolazione, e anche notevoli esempi di vasi, su cui verranno condotti esami per comprendere per che tipo di contenuto fossero destinati.
Parallelamente agli scavi di Sant'Angelo Muxaro si stanno portando avanti anche importanti studi sul Monte Castello, che ha già condotto a ritrovamenti di primaria rilevanza: da un'analisi in profondità si è potuta constatare la presenza di un insediamento umano riconducibile a 5000 anni prima di Cristo. La ricerca, inoltre, ha condotto al ritrovamento di ceramiche a decoro dipinto e inciso, oltre a notevoli reperti in ossidiana di Lipari e Pantelleria, testimoniando la potenzialità del commercio ad ampio raggio già nel Neolitico.
Monte Castello rappresenta un unicum per quanto riguarda la continuità abitativa della zona, che risulta ininterrotta dal V millennio a.C. fino al Medioevo, legandosi addirittura a leggende che ruotano intorno alla figura del cretese Minosse e del re sicano Kokalos.
Il ritrovamento dalla Necropoli di Sant'Angelo Muxaro è stato possibile grazie al finanziamento della Regione Siciliana, che ha consentito di avviare otto cantieri nelle province di Palermo, Catania, Agrigento, Trapani, Enna, Ragusa e Messina. Si tratta di alcune tra le zone della Sicilia fino a questo momento più trascurate per quanto riguarda i finanziamenti per la ricerca.
A questo proposito Nello Masumeci, presidente della Regione Siciliana, ha evidenziato la prioritaria importanza della valorizzazione del patrimonio locale. «La valorizzazione del nostro patrimonio archeologico - ha affermato - è una delle priorità del mio governo. Quello di Sant'Angelo Muxaro è uno degli otto cantieri che abbiamo attivato in tutta l'Isola, dopo un'interruzione di oltre dieci anni, per aprire una nuova stagione che consentirà alla nostra terra di ottenere un duplice risultato: da un lato arricchire l'offerta del nostro immenso giacimento culturale a turisti, studiosi e curiosi, dall'altro conservare la nostra memoria».
Alberto Samonà, assessore dei Beni culturali e dell'identità siciliana, ha commentato: «Le attività di ricerca e di scavo archeologico negli ultimi decenni sono state condotte da Università e Istituti privati ed è stata precisa volontà del governo regionale, sotto impulso dell’assessore Sebastiano Tusa, quella di ricominciare a finanziare campagne in tutta la Sicilia affidandole alle professionalità che operano all’interno dell’assessorato dei Beni culturali. I risultati ci confortano e rafforzano la consapevolezza che le Soprintendenze siciliane, dotate di eccellenti archeologi e tecnici, hanno la potenzialità di continuare in quell’attività di ricerca che ci ha reso famosi nel mondo. Riprendere le campagne di scavo, inoltre è il modo per riappropriarsi di una tradizione scientifica indispensabile per lo studio e la conservazione della nostra memoria».
Muxaro Necropoli di Sant'Angelo Muxaro
Foto dalla Regione Siciliana.

Due rostri e una spada recuperati dai fondali delle Egadi

Sono stati recuperati in questi giorni altre due rostri della Battaglia delle Egadi. I reperti, individuati grazie alla collaborazione tra la Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana, la Rpm Nautical Foundation e si subacquei della Global Underwater Explorer, saranno in grado di fornire ulteriori dettagli di questa importante tappa della prima guerra punica in Sicilia. Nelle tre settimane di indagini condotte con la nave oceanografica Hercules, sono stati ritrovate anche sessantotto anfore greco-italiche, due Dressel, quattro anfore puniche e quattro piatti.

I rostri in bronzo recuperati fino ad ora sono in tutto diciotto, individuati in questi anni e portati alla luce grazie alle operazioni del compianto Soprintendente Sebastiano Tusa. Il ritrovamento di questi micidiali strumenti di guerra che venivano montati sulla prua delle navi per speronare le imbarcazioni nemiche, sono la prova di come le acque di Levanzo siano state teatro di questa battaglia che sancì la vittoria della flotta romana contro quella punica. Fino ad oggi sono stati rinvenuti sia rostri romani che cartaginesi.

Rostro. Foto: Salvo Emma

Dai subacquei della Gue, alla profondità di ottanta metri, sono stati individuati e recuperati due elmi del tipo montefortino e sono di pregiatissima fattura. I reperti in bronzo presentano una particolare decorazione con forma animale nella parte sommitale e molto probabilmente facevano parte dell’armamentario da guerra dell’esercito romano. I recuperi hanno portato alla luce anche due coppie di paragnatidi, protezioni laterali in metallo applicate all’elmo e atte a proteggere il volto dei soldati. In tutti gli elmi recuperati salgono così a ventidue e alcuni di essi, già restaurati, sono attualmente esposti presso il Museo della “Battaglia delle Egadi”di Favignana.

Ma la vera sorpresa, avvenuta proprio pochi giorni fa e che avrebbe sicuramente entusiasmato Tusa, è stata una spada in metallo della lunghezza di circa settanta centimetri con una lama larga cinque centimetri, appartenuta probabilmente a qualche soldato romano o cartaginese. Le indagini radiologiche condotte dal Professor Massimo Midiri – direttore della sezione di Scienze radiologiche del dipartimento Bind dell’Università di Palermo – hanno confermato che la struttura dell’arma che a breve sarà oggetto di studio da parte degli archeologi. Il ritrovamento delle armi dei soldati, fino ad oggi mai emerse, era quello che l’archeologo Sebastiano Tusa aspettava da tempo. Già ricco è stato il bottino di guerra individuato dai subacquei in questi anni di ricerche: rostri, elmi, stoviglie di bordo e le numerose anfore. Nello stesso luogo della spada sono stati recuperati anche due chiodi di grandi dimensioni a sezione quadrangolare, probabilmente appartenuti a una delle imbarcazioni affondate durante lo scontro.

Elmo. Foto: Salvo Emma

Dopo il restauro e un approfondito studio, i reperti andranno ad arricchire l’esposizione dell’ex stabilimento Florio di Favignana dove, in una sala allestita con suggestivi elementi multimediali, completeranno l’allestimento con i rostri e gli elmi recuperati durante le campagne precedenti.

«La scoperta di queste armi antiche, degli elmi con decorazione e dei rostri - dichiara il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci - arricchisce il nostro patrimonio di conoscenza sulla Battaglia delle Egadi. Un momento che ha segnato la storia della civiltà mediterranea. Una storia riscritta recentemente dal compianto assessore Sebastiano Tusa. E' a lui che dedichiamo queste ultime scoperte, perché la sua geniale intuizione e la sua perseveranza nelle ricerche hanno consentito oggi, alla Soprintendenza del Mare e ai partner che hanno collaborato, di portare a termine un'operazione scientifica che mette un ulteriore tassello nel mosaico dello scontro tra Romani e Cartaginesi. Dobbiamo avere sempre più consapevolezza del fatto che siamo una super-potenza mondiale nell'archeologia marina. Un dato - conclude Musumeci - che caratterizza l'identità della Sicilia e che dobbiamo valorizzare molto di più. Per questo il governo regionale assicurerà maggiori risorse e investimenti».

«E' la conferma - dichiara il dirigente generale dei Beni culturali Sergio Alessandro - che l'amico e collega Tusa cercava da molti anni. In sua memoria portiamo a casa un risultato di grande valenza scientifica. Questi ritrovamenti confermano il valore delle collaborazioni tra Regione Siciliana, enti scientifici, fondazioni private e soggetti in possesso di alte tecnologie».

Foto: Salvo Emma

Le ricerche in mare, inizialmente condotte unicamente in maniera strumentale dalla Soprintendenza del mare e dalla Rpm nautical foundation, da tre anni si sono avvalse della competenza dei subacquei altofondalisti della Global underwater explorer che, con l'indagine diretta dei subacquei e il recupero dei reperti individuati, hanno dato impulso e velocità alle complesse operazioni finora assicurate da un robot subacqueo (Rov).


Tempio della Concordia

Parchi Archeologici siciliani. Arrivano i nuovi direttori

Il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci ha firmato i decreti di nomina dei direttori dei Parchi archeologici regionali che così diventano subito operativi e funzionanti. Un assetto nuovo e completo che rappresenta la ferma volontà di cambiamento nei beni culturali siciliani. Si dà così piena attuazione alla legge 20 del 2000, rimasta inattuata per due decenni.

"Ho voluto dare un segnale di immediata operatività - sottolinea il governatore della Sicilia Musumeci - mettendo in atto una rotazione dei dirigenti nell'ottica che tutta l'amministrazione, a partire dal sottoscritto, non deve considerare la propria posizione come un fatto consolidato e garantito nel tempo. E' giusto e opportuno che movimenti sul territorio portino linfa vitale ai nostri luoghi della cultura, proprio nel segno del movimento delle esperienze e delle conoscenze. Abbiamo il dovere di dare efficienza e accoglienza ai siciliani e ai milioni di visitatori che accedono ai nostri luoghi di cultura".

Tempio della Concordia
Tempio della Concordia

Questo l'elenco dei nuovi direttori dei Parchi archeologici: Selinunte, Cave di Cusa e Pantelleria: Bernardo Agrò; Lilibeo - Marsala: Enrico Caruso; Tindari: Caterina Di Giacomo; Leontinoi: Lorenzo Guzzardi; Isole Eolie: Rosario Vilardo; Camarina e Cava D'Ispica: Giovanni Di Stefano; Siracusa, Eloro e Villa del Tellaro: Calogero Rizzuto; Solunto, Himera e Jato: Francesca Spatafora; Gela: Salvatore Gueli; Morgantina e Villa del Casale di Enna: Vera Greco; Naxos e Taormina: Gabriella Tigano; Catania e della Valle dell'Aci: Gioconda Lamagna. A Segesta rimane confermata Rossella Giglio. Per la Valle dei Templi di Agrigento è stato designato Roberto Sciarratta. I direttori saranno supportati da soprintendenti e da funzionari regionali che sostituiranno, in qualità di commissari, i comitati tecnico-scientifici fino alla loro formazione.

Gli incarichi assegnati hanno dato vita a una vasta rotazione di dirigenti e ad alcune nomine ex novo. Roberto Sciarratta passa dall'unità operativa della Progettazione del Parco di Agrigento alla direzione dello stesso. Bernardo Agrò passa dall'unità operativa per i Beni storico-artistici della Soprintendenza di Agrigento alla direzione del Parco di Selinunte, fino a oggi retto da Enrico Caruso che andrà a dirigere il Parco di Lilibeo - Marsala. Calogero Rizzuto e Salvatore Gueli lasciano rispettivamente le Soprintendenze di Ragusa e Caltanissetta per il Parco di Siracusa e il Parco di Gela. Gioconda Lamagna passa dal Polo di Catania al Parco di Catania e Valle dell'Aci. Già dirigente dell'unità Beni archeologici della Soprintendenza di Messina, Gabriella Tigano va a dirigere il Parco di Naxos e Taormina, sostituendo Vera Greco che passa al Parco di Morgantina e della Villa del Casale. Lascia il Museo di Messina Caterina di Giacomo che va al Parco di Tindari, mentre Francesca Spatafora dal Polo museale di Palermo passa al Parco archeologico di Himera, Solunto e Jato. Dalla Galleria regionale di Palazzo Bellomo di Siracusa, Lorenzo Guzzardi va al Parco di Leontinoi. Infine Rosario Vilardo e Giovanni Di Stefano passano rispettivamente dal Polo museale delle Eolie e dal Polo museale di Ragusa al Parco archeologico delle Isole Eolie e al Parco archeologico di Camarina e Cava D'Ispica.

"Intendo imprimere - aggiunge il presidente della Regione Musumeci - una svolta con risorse straordinarie, oltre a quelle che affluiranno sui territori dagli introiti dei Parchi, sia nelle aree archeologiche più note che nei siti minori ancora non sufficientemente valorizzati o addirittura sconosciuti. L'impegno del governo sarà quello di assicurare una efficace gestione ordinaria che deve assicurare un elevato standard di servizi: strade di accesso, manutenzioni, segnaletica, servizi igienici e vigilanza. Parimenti, lo sforzo dovrà riguardare anche la fruizione dei siti con il potenziamento e l'estensione in tutti i Parchi dei servizi aggiuntivi con nuovi bookshop, biglietterie online, guide multimediali e sistemi di musealizzazione all'avanguardia. Sarà una progressiva rivoluzione nella conduzione del nostro patrimonio culturale, che nel 2018 ha registrato un trend positivo di visite, dato confermato in questi primi mesi del 2019".

 


Completato il trasferimento dei reperti provenienti dalla necropoli di Himera

Lo scorso 2 maggio è stato completato il trasferimento alla Soprintendenza Beni Culturali e Ambientali di Palermo di oltre 20.000 reperti, rinvenuti presso la necropoli di Himera, colonia greca fondata nel VII secolo a. C. e situata lungo il tracciato del raddoppio ferroviario Fiumetorto-Cefalù Ogliastrillo (sulla linea Palermo-Messina), in esercizio dal dicembre 2017.

Il Tempio della Vittoria a Himera. Foto di Clemensfranz, CC BY 2.5

Himera fu edificata al centro di un ampio golfo, tra i promontori di Cefalù e Termini Imerese, in prossimità della foce del fiume Imera Settentrionale. Come documentato dagli impianti urbanistici risalenti alla prima metà del VI secolo a.C., la città ebbe un rapido sviluppo edilizio e demografico. Distrutta intorno alla fine del V secolo, in seguito ad uno degli innumerevoli scontri con i Cartaginesi, parte della sua popolazione si disperse nelle campagne, mentre altri presero parte, insieme agli stessi Cartaginesi, alla fondazione di Thermai Himeraiai (Termini Imerese). Tuttavia, i resti di abitazioni erette sugli strati di distruzione della città dimostrano che una piccola parte della popolazione continuò, probabilmente, a vivere nel sito della polis. In seguito, il sito fu abitato in Età Romana e Medievale.

Lo scavo, tra i più importanti in Europa, ha restituito oltre 9.000 sepolture con relativi corredi funerari, consentendo degli studi più approfonditi sulla popolazione della città, anche dal punto di vista antropologico.

La consegna alla Soprintendenza ha portato la maggior parte dei reperti all’ “Albergo delle Povere” di Palermo, mentre i restanti sono stati distribuiti fra i siti archeologici di Solunto e della stessa Himera.

Un importante investimento complessivo di circa 17 milioni di Euro, frutto della decennale collaborazione fra Rete Ferroviaria Italiana (Gruppo Ferrovie dello Stato) e Soprintendenza Beni Culturali e Ambientali di Palermo, e dell’impegno del compianto assessore regionale ai Beni Culturali Sebastiano Tusa, ha consentito il finanziamento della campagna di scavo, avviata nel 2008 e conclusasi nel 2010, dei lavori di catalogazione e gli interventi di restauro.

necropoli Himera
Foto © Gruppo FS Italiane 2018

archeologia subacquea Porto Giulio Portus Iulius Parco archeologico sommerso di Baia

Archeologia sommersa: tutte le storie che il mare ha da raccontare

Chi non ha mai sentito parlare dei Bronzi di Riace e della loro fortuita scoperta? Tutti hanno bene in mente il loro fisico statuario e le immagini della loro straordinaria perfezione. Ma è un dato di fatto: se non si fossero adagiati sul fondale per millenni, è quasi certo che non sarebbero giunti a noi; pratiche di spoglio e riutilizzo, soprattutto di statue bronzee, è ampiamente diffuso e documentato durante l'antichità basti pensare a quanti pochi originali bronzei greci e romani ci siano pervenuti. Ebbene, questo è il motivo per cui è importantissima l'archeologia subacquea: nonostante possa distruggere e modificare, l'acqua è anche un prezioso scrigno e conserva gelosamente per millenni grandissimi ed importantissimi tesori e storie, la maggior parte di esse testimoni dell'ingegno e del coraggio dei nostri predecessori che, affidandosi puramente ai segni naturali e a pochi accorgimenti empirici, solcavano i mari armati di moltissimo coraggio.

archeologia subacquea Porto Giulio Portus Iulius Parco archeologico sommerso di Baia
Strutture sommerse del Porto Giulio. Parco archeologico sommerso di Baia. Foto di Ruthven, CC0

Perchè non illudiamoci, ogni relitto ritrovato che per noi è un grande momento di giubilo dato che "congela" i dati presenti a bordo della nave, parla di una tragedia; dietro di esso si celano marosi, tempeste, urti e momenti in cui la morte era spesso accanto ai naviganti, ma anche momenti in cui venivano messi a rischio mesi di processo produttivo, perchè ciò che spinge l'uomo per mare, sin dal Neolitico, è proprio il commercio.

Alcuni dei più antichi sono infatti i relitti risalenti all'età del Bronzo, età in cui l'uomo si accingeva a conquistare con la scrittura capacità di mettere per iscritto i propri pensieri, eppure già si spingeva in rotte kilometriche in tutto il Mediterraneo. Uno di questi è il relitto fenicio di Uluburun, ritrovato in Turchia, del XIV a.C. e, per essere più precisi, mentre era in vita la regina egizia Nefertiti, visto che tra il vasto carico di anfore, rame, avorii e ori era presente anche uno scarabeo in oro recante il suo nome. Un altro risalente a questo periodo è il relitto del XIII a.C. di Capo Gelidonya.

Modello in legno del relitto di Uluburun. Foto di Martin Bahmann, CC BY-SA 3.0

Tanti altri e tanto diversi sono stati i relitti individuati nel corso degli anni in tutto il Mediterraneo: dal "cimitero di navi" del Grand Conglouè, vicino Marsiglia dove un'insidiosa prominenza rocciosa sommersa ha causato l'affondamento di due navi nello stesso punto a un millennio di distanza l'una dall'altra; la prima è di età classica e la seconda di età ellenistica. Ma è bene citare anche le straordinarie e gigantesche navi di committenza imperiale situate sui fondali del Lago di Nemi, probabilmente templi-galleggianti con ponti mosaicati, edicole in marmi coperte da laterizi recante bollo di Caligola, accessori in bronzo e ogni tipo di opulenza e ricchezza purtroppo andate in fumo a causa dell'incendio causato dai Nazisti in ritirata durante l'avanzata Alleata. Come dimenticare poi il relitto di Mahdia, i due tardoantichi di Yassi Ada e quelli che hanno restituito fortunatamente tanti bronzi: Antikythera che ci ha restituito un fantastico strumento meccanico del III a.C che gli antichi naviganti utilizzavano per calcolare il sorgere del Sole, le fasi lunari, i giorni e i mesi e addirittura i movimenti dei cinque pianeti allora conosciuti, oltre ad una serie di straordinari bronzi classici ed ellenistici quali il famoso Efebo di Anticitera e la testa di filosofo.

L'Efebo di Anticitera. Foto di Ricardo André Frantz, CC BY-SA 3.0

Da questo punto di vista, noi non siamo da meno: nel 1992 a Punta del Serrone, Brindisi, Puglia, furono ritrovati una moltitudine di bronzi, successivamente attribuiti a diverse epoche storiche, tutte opportunamente "mutilate" per un più facile trasporto in Italia per essere probabilmente rifuse e riutilizzate, oppure ricomposte per adornare una delle tante villae di equites o di senatori romani.

Non solo relitti, ma anche intere città sommerse principalmente a causa di sommovimenti sismici ma anche per la naturale vita dei fiumi. Alcune di queste sono Baia e Porto in Italia, la zona del porto di Alessandria d'Egitto e così via.

Avviene anche il contrario, ovvero zone un tempo sommerse che ora non lo sono più, eppure conservano tracce di un passato da fondale marino: Marsiglia, in pieno centro custodiva una serie di relitti così come Napoli, Ravenna che era una città lagunare e anche relitti di Pisa che, quando era una potenza marina, aveva il suo porto sull'Arno, che però a causa dei detriti ha mutato via via il suo percorso.

Questi studi importantissimi sono stati condotti da una serie di personalità straordinarie: dal padre dell'archeologia subacquea, l'americano George Bass che in un solo mese consegue il brevetto per immergersi e portare il metodo stratigrafico anche sott'acqua, al francese inventore del rivoluzionario respiratore a membrana e pioniere della moderna immersione, Jean-Jacques Cousteau all'italianissimo Nino Lamboglia, archeologo subacqueo incapace di nuotare ma che ha spinto l'Italia, ahimè solo in quegli anni, a primeggiare assieme alla Francia in materia di Archeologia Subacquea.

La storia della disciplina continua fino ai giorni nostri, al compianto professor Tusa, Soprintendente del Mare dell'unica regione che possiede tale carica, la Sicilia, molto attenta a tutelare e salvaguardare ogni tipo di testimonianza umana proveniente dal mare. L'unica che ha messo in pratica una seria politica di salvaguardia e attenzione al patrimonio umano sommerso, che come abbiamo visto può riservare dei veri e propri tesori scientifici che, se valorizzati, possono anche trasformarsi non solo in oneri ma anche in guadagni economici tramite il turismo e la divulgazione.

A tal proposito, segnaliamo che il 24 maggio alle ore 11, presso il castello di Baia, si terrà l'inaugurazione della mostra fotografica “I pionieri dell’archeologia subacquea nell’area Flegrea ed in Sicilia”, con allestimento e curatela realizzati da Teichos: si tratta dell'anteprima della più ampia mostra "Thalassa" che si terrà a Settembre, e ricorderà Sebastiano Tusa, che costituì la Soprintendenza del Mare. È il testamento di un grande professore e un grande studioso ed è un evento che sicuramente renderà giustizia a tutte le storie che il mare ha prima celato e poi raccontato, ma anche di quelle che ancora il mare ha ancora da raccontare.


I pionieri dell’archeologia subacquea nell’area Flegrea ed in Sicilia

Mostra “I pionieri dell’archeologia subacquea nell’area Flegrea ed in Sicilia”

Sarà inaugurata il 24 maggio a Baia, alle ore 11, la mostra fotografica “I pionieri dell’archeologia subacquea nell’area Flegrea ed in Sicilia”, all’interno del Museo archeologico dei Campi Flegrei.
L’esposizione, con allestimento e curatela realizzati da Teichos, racconta la stagione di nascita dell’archeologia subacquea in Italia, nell’area Flegrea ed in Sicilia, e per quest’ultima dai suoi esordi fino alle più importanti esperienze istituzionali: la costituzione della Soprintendenza del Mare da parte di Sebastiano Tusa.

Un percorso, supportato da allestimenti multimediali e sensoriali, con l’utilizzo di materiali video e fotografici, provenienti dagli archivi delle Soprintendenze del ministero per i Beni e le attività culturali, dagli istituti specializzati, dagli archivi privati, dalla Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana. Un’esplorazione dagli anni ’50, tra condizioni e circostanze che hanno determinato la nascita dell’archeologia subacquea come disciplina, evidenziandone ruoli e protagonisti.
Una preview che anticipa, essendone complemento necessario, il progetto “Thalassa. Meraviglie dei Mari della Magna Grecia e del Mediterraneo”, mostra che sarà inaugurata al MANN-Museo archeologico Nazionale di Napoli, nel Salone della Meridiana il 25 settembre prossimo.
Articolata per sezioni, Thalassa racconta attraverso i reperti e le immagini l’evoluzione dell’archeologia subacquea fin dall’iniziale processo di formazione del suo statuto scientifico. Spiega attraverso i relitti via via ritrovati, anche in relazione allo sviluppo delle tecnologie, l’affascinante individuazione dei flussi migratori e delle relazioni lungo le coste, le relazioni tra popoli, tra punti di partenza e di arrivo, la loro localizzazione nelle diverse aree geografiche; conduce il visitatore, con un salto nel tempo, circa 60 milioni di anni, tra i segreti del mare Mediterraneo, nelle città-porto, mete del commercio sin dall’antichità e luoghi di racconto dei processi di trasformazione dell’ambiente naturale da parte dell’uomo.
Un Progetto promosso dal Parco Archeologico dei Campi Flegrei, con il MANN, l’Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, e Teichos, anche in forza di un protocollo da essi sottoscritto per sviluppare, nel prossimo triennio, una serie di attività culturali, di ricerca, divulgazione e informazione.
Al progetto, agli eventi collegati e a questa preview, realizzata nella curatela e nell’allestimento secondo i suoi indirizzi, ha lavorato con passione il compianto Sebastiano Tusa, assessore ai Beni culturali e all’Identità siciliana.
Thalassa è il suo testamento scientifico. Questo appuntamento costituisce il primo grande omaggio e riconoscimento sentito, che viene rivolto alla memoria di un grande studioso, un grande archeologo e soprattutto un grande uomo.
Evento Facebook qui.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Testo da Soprintendenza del Mare e Parco Archeologico dei Campi Flegrei

I pionieri dell’archeologia subacquea nell’area Flegrea ed in Sicilia


Il relitto di Marausa in mostra a Marsala in ricordo di Sebastiano Tusa

Con grande partecipazione ed emozione, ieri, presso il Museo archeologico Lilibeo di Marsala è stato inaugurato il nuovo allestimento espositivo della nave romana di Marausa. Oltre al grandissimo valore per l’evento in sé, l’omaggio per questo grande lavoro è stato tutto per il compianto professor Sebastiano Tusa, recentemente scomparso in maniera tragica nel disastro aereo in Etiopia, che in prima persona aveva fortemente creduto a questo progetto.

Relitto di Marausa. Crediti: Regione Siciliana

"Si realizza oggi - ha sottolineato il governatore Musumeci - uno dei tanti sogni di Sebastiano Tusa. Un progetto da lui fortemente voluto e per il quale ha messo in campo le sue energie e la sua passione. La fatalità ha voluto che per pochi giorni non fosse lui stesso a inaugurare ciò per cui si era tanto impegnato. Oggi viene onorata la sua memoria e viene consegnata alla storia una delle tante eredità culturali e umane che ci ha lasciato".

"Il relitto di Marausa - come spiegò il professor Sebastiano Tusa - contribuisce ad approfondire le conoscenze sulle intense relazioni commerciali tra la Sicilia e l'Africa in epoca tardo-romana, offrendo un quadro di integrazione economica soprattutto nell'ambito della produzione agricola". Il completamento del più ampio percorso espositivo del Museo Lilibeo di Marsala, prevede oltre alla Nave di Marausa, la nave punica e i relitti medievali di Lido Signorino.

Carico della nave di Marausa. Crediti: Regione Siciliana

L’allestimento propone una ricostruzione fedele del relitto e presenta la parte destra dello scafo in assetto di navigazione, mentre la parte sinistra fa vedere lo scafo così come fu ritrovato sott’acqua. Il relitto di Marausa fu individuato dai subacquei Tony di Bono e Dario D’Amico a circa 2 metri di profondità e a 150 m di distanza dalla costa. Dopo un primo intervento di restauro effettuato nel 2000, la nave divenne oggetto di scavo archeologico subacqueo nel 2011 a cura della Soprintendenza del Mare guidata da Sebastiano Tusa.

Recupero subacqueo nave di Marausa. Crediti: Regione Siciliana

L’intervento ha messo in luce l’intero scafo e numerosi reperti di carico che oggi sono esposti. Per una perfetta conservazione, il relitto venne successivamente recuperato integralmente e inviato a Salerno per il trattamento conservativo effettuato presso il laboratorio “Legni e segni della memoria”. Sul cantiere subacqueo, al momento del recupero e novità per questo tipo di interventi, la presenza dei tecnici che successivamente hanno realizzato il restauro. Nel momento in cui le parti lignee dello scafo sono uscite dall’acqua, subito sono state prese in consegna dagli esperti per effettuare dei trattamenti in loco.

L'imbarcazione di Marausa, larga circa 8 metri e lunga 16, rientra nelle strutture realizzate con la tecnica di costruzione a guscio portante. Il carico rinvenuto all’interno dello scafo era costituito da varie tipologie di anfore africane chiuse con tappi in sughero e contenti frutta secca (pinoli, nocciole, mandorle, pesche, fichi secchi), olive e probabilmente anche vino e salsa di pesce, il famosissimo garum, come testimonierebbe la presenza di un tipo di resina all’interno delle anfore da trasporto.

Ricostruzione 3D nave di Marausa. Crediti: Regione Siciliana

Ad impreziosire il percorso espositivo, un ricco apparato multimediale, un sistema di realtà aumentata e pannelli didattico – illustrativi. Il visitatore, grazie alla moderna tecnologia, potrà fare un viaggio 3D alla scoperta delle varie parti della nave accuratamente ricostruite e immaginarne lo splendore così come doveva essere in antico mentre solcava il mare. Una postazione con schermo touch, inoltre, consentirà di visionare le fasi di vita della Nave di Marausa, dal periodo della sua navigazione nel III secolo d.C. fino all’affondamento, al momento della sua ’individuazione nel fondale marino, alle varie fasi di recupero e scavo subacqueo e al restauro e succesiva musealizzazione.

Il lido di Marausa, in antico, era ubicato in una posizione strategica in prossimità della città di Trapani e doveva rientrare in un circuito ampio di scambi commerciali con le isole Egadi (Favignana – Levanzo – Marettimo) e la costa che va da Marsala a Trapani.


A Marsala in esposizione la nave romana

Vede la luce uno dei più importanti progetti culturali al quale ha lavorato l'assessore regionale ai Beni Culturali Sebastiano Tusa, a circa un mese dalla tragica scomparsa dell'archeologo. Sarà inaugurato infatti sabato alle 10,30 presso il Museo archeologico Lilibeo di Marsala, l'allestimento espositivo della Nave romana di Marausa. A tagliare il nastro sarà il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci.

L'evento rappresenta un momento di straordinaria importanza nel panorama culturale mediterraneo grazie alla valenza storico-archeologica del relitto della nave oneraria romana, rinvenuta nel 1999 nei fondali di Marausa. Il sito, posto tra Trapani e Marsala alla foce del fiume Birgi, costituiva nell'antichità un approdo strategico come dimostra il carico di bordo rinvenuto.

Sebastiano Tusa. Foto: Regione Siciliana

"Il relitto di Marausa - come spiegò il professor Sebastiano Tusa - contribuisce ad approfondire le conoscenze sulle intense relazioni commerciali tra la Sicilia e l'Africa in epoca tardo-romana, offrendo un quadro di integrazione economica soprattutto nell'ambito della produzione agricola". Il completamento del più ampio percorso espositivo del Museo Lilibeo di Marsala, prevede oltre alla Nave di Marausa, la nave punica e i relitti medievali di Lido Signorino.

L'allestimento dell'esposizione propone una fedele ricostruzione del relitto, e presenta la parte destra dello scafo in assetto di navigazione, mentre la parte sinistra fa vedere lo scafo così come è stato ritrovato sott'acqua. La nuova sala che viene adesso inaugurata, comprende le testimonianze più significative degli elementi costruttivi, delle dotazioni di bordo e del carico; un ricco apparato multimediale, un sistema di realtà aumentata e panelli didattico- illustrativi completano l'esposizione.

Sabato alle 10,30 si terrà la conferenza stampa, mentre alle 11,30 ci sarà l'inaugurazione. Insieme al governatore siciliano Nello Musumeci, interverranno Sergio Alessandro, dirigente generale del dipartimento dei Beni culturali; Luigi Biondo, direttore del Polo di Trapani e Marsala per i siti culturali; Adriana Fresina, soprintendente del Mare.
Il Museo rimarrà aperto, con ingresso gratuito, per tutta la giornata di sabato e la domenica mattina, quando è prevista una visita guidata alle ore 10.30.