Poveri e criminali dell'Età Georgiana contribuirono a modellare welfare e giustizia

29 Gennaio 2016
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Gli studiosi del progetto London Lives sono giunti alla conclusione che i ladri, i banditi, i detenuti, i poveri e le prostitute dell'Era Georgiana contribuirono a modellare la moderna Gran Bretagna, e in particolare per quanto riguarda giustizia e welfare.
Sulla base dei dati, contenuti in un database per tutti disponibile, risulterebbe che le limitate capacità di leggere e scrivere dei più poveri costituirono un incentivo a migliorare il welfare, mentre i crimini determinarono il sorgere del sistema accusatorio. Insomma, la risposta di questi strati sociali alle autorità costrinse il sistema ad elaborare delle risposte diverse.
Link: London LivesAlphaGalileo via University of Sheffield; University of Sussex.
Architettura georgiana: The Circus, Bath. Foto di Arpingstone, da WikipediaPubblico Dominio.


Le origini di sette abitanti dello Yorkshire in epoca romana

19 Gennaio 2016
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Un gruppo di antichi abitanti dello Yorkshire in epoca romana è stato esaminato più approfonditamente, non solo con gli usuali mezzi dell'archeologia e dell'osteologia, ma ricorrendo all'analisi del DNA e degli isotopi. In questo modo è possibile saperne di più delle antiche popolazioni, e conoscere le origini e le storie di questi individui. In particolare, oggi i discendenti più vicini al campione esaminato non sono nella stessa area, ma nel Galles. Si rileva inoltre una continuità rispetto all'epoca precedente, ma non rispetto a quella successiva, sottolineando dunque l'impatto delle migrazioni anglosassoni.
Il materiale genetico considerato è stato selezionato dallo Yorkshire. Dagli scheletri di oltre 80 individui dal cimitero di epoca romana di Driffield Terrace (presso York), si sono considerati 7 campioni (dal secondo al quarto secolo d. C.) per l'analisi dell'intero genoma; un campione era invece relativo a una sepoltura precedente dell'Età del Ferro (210 a. C.-40 d. C.); l'ultimo proveniva invece da una sepoltura anglosassone successiva (650-910 d. C.).
Una delle ipotesi è che si trattasse degli scheletri di antichi gladiatori, ma potrebbe pure trattarsi di soldati o criminali. Queste speculazioni degli archeologi sono determinate dalle condizioni dei resti: si trattava di individui morti tutti attorno ai 45 anni di età, e diversi furono decapitati. Dall'analisi degli isotopi è risultato invece che alcuni vissero la prima parte delle loro vite fuori dalla Gran Bretagna. Alcuni subirono privazioni da bambini. Erano più alti della media dell'epoca e uno degli individui proveniva dal Medio Oriente, a testimonianza del carattere cosmopolita dell'Impero Romano persino in questa lontana periferia settentrionale.
[Dall'Abstract:] Le presunte migrazioni che hanno formato le popolazioni della Gran Bretagna sono state il fulcro di controversie accademiche per generazioni. [...] Nello studio riferisce di nove antichi genomi (~1 ×) di individui dal settentrione della Gran Bretagna: sette dal cimitero di epoca romana a York, delimitato dalle sepolture precedenti dell'Età del Ferro e da quelle successive Anglosassoni. Sei dei genomi romani mostrano affinità con le moderne popolazioni britanniche celtiche, in particolare gallesi, ma divergono significativamente dalle popolazioni dello Yorkshire e da altri campioni inglesi orientali.  Mostrano pure somiglianze col genoma della precedente Età del Ferro (suggerendo una continuità di popolazione), ma differiscono dal genoma successivo anglosassone. Questo pattern concorda col profondo impatto delle migrazioni nel periodo anglosassone. In maniera notevole, uno scheletro romano mostra un chiaro segnale di origine esogena, con affinità che indicano al Medio Oriente, confermando il carattere cosmopolita dell'Impero, persino nelle periferie più settentrionali.Leggere di più


Imprint Project: l'impronta della società britannica dietro i sigilli di cera

5 Gennaio 2016
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Un nuovo progetto, chiamato Imprint, coniugherà ora moderne analisi forensi e ricerca storica, al fine di indagare le impronte digitali e del palmo della mano, lasciate sui sigilli in cera dei documenti britannici dal dodicesimo al quattordicesimo secolo.
I sigilli di cera erano nel passato l'equivalente delle moderne firme. Per la fine del Quattrocento, uomini e donne della società britannica ne possedevano al fine di convalidare i documenti. Le impronte da 1500 sigilli saranno quindi esaminate e caricate su un apposito database.
Il progetto sarà utile sia alla scienza forense (ad esempio nel dibattito sull'unicità delle impronte digitali), sia per fornire informazioni statistiche e sull'identità dei soggetti coinvolti.
Link: University of Lincoln; Imprint Project - University of Lincoln; The History Blog.
Due sigilli pendenti dall'Abbazia scozzesse di Inchaffray, tardo tredicesimo secolo, ora al British Museum, foto da WikipediaCC BY-SA 3.0, caricata da e di Ealdgyth.
 


Un inaspettato spaccato della società Maya da Joya de Cerén

22 Dicembre 2015
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Gli scavi a Joya de Cerén (o semplicemente Cerén, anche nota come la "Pompei delle Americhe") ci stanno offrendo uno spaccato della società Maya per certi versi inaspettato.
In particolare, gli abitanti avrebbero goduto di più libertà di quante si potesse pensare, sia nel commercio che nelle decisioni sociali. Questo risulterebbe dai reperti o, ad esempio, dalle piantagioni: alcune potevano essere meglio curate di altre, o essere orientate diversamente. Ovviamente non si nega la presenza di un'autorità in loco. Ceramiche e asce in giada sono poi troppo elaborate per essere di produzione locale, e al contempo le si ritrova qui non in mano alle élite, ma a comuni cittadini, che probabilmente le ottennero attraverso il commercio.
Queste conclusioni contraddicono quanto finora noto sui Maya. Joya de Cerén si trova nel Dipartimento La Libertad nello stato di El Salvador.
Link: Scientific American; Fox Latino News
La Struttura 12 presso l’Area 1 a Joya de Cerén, El Salvador. Foto da WikipediaCC BY-SA 3.0, caricata da e di Mariordo (Mario Roberto Duran Ortiz).


Carnivori in cattività già a Teotihuacán

17 Dicembre 2015
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In antichità, gli animali non sono stati semplicemente una risorsa alimentare, ma hanno svolto un ruolo che si manifestava anche a livello sociale e rituale. Si pensi alle mummie animali egizie o ai combattimenti dei gladiatori contro le belve. In Mesoamerica, poi, contribuirono ad esprimere l'ideologia dello stato e il militarismo. Un esempio di questo ci è fornito dai resoconti dei conquistadores nella capitale azteca di Tenochtitlan: tra gli elementi di meraviglia e di splendore, per loro, vi erano pure questi "zoo".
Un nuovo studio si spinge ora più in là, verificando le radici di queste abitudini a Teotihuacán, dove puma, giaguari, lupi e aquile sarebbero stati tenuti in cattività mille anni prima circa. Si tratta di animali dall'evidente valore simbolico e rituale per queste culture. I ricercatori hanno esaminato i resti animali (ritrovati insieme ad altri umani), determinandone la cattività. Questi carnivori sarebbero stati nutriti con mais, o con animali a loro volta nutriti con mais, e forse pure con cani e umani.
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[Dall'Abstract:] Dai combattimenti gladiatori dei Romani alle mummie animali egizie, la cattura e manipolazione di carnivori è stata strumentale nel contribuire a modellare le gerarchie sociali in tutto il mondo antico. Lo studio investiga il punto di flesso, quando gli umani cominciarono a controllare animali non solo come risorse alimentari, ma come simboli rituali e attori sociali nel Nuovo Mondo. A Teotihuacán (1-550 d. C.), una delle più grandi città preispaniche, i resti animali furono componenti integrali di depositi rituali che esprimono l'ideologia dello stato e il militarismo durante la costruzione delle piramidi della Luna e del Sole. I depositi contengono i resti di quasi 200 animali carnivori, vittime umane sacrificali, e altri manufatti simbolici. Lo studio sostiene che la presenza di patologie scheletriche determinate da malattie infettive e ferite manifeste sui resti dei carnivori dimostri la prova diretta della cattività. L'analisi stabile degli isotopi (δ13C e δ15N) delle ossa e dei denti conferma che alcuni di questi carnivori stavano consumando alti livelli di cibi contenenti C4, riflettendo probabilmente una catena alimentare antropocentrica fondata sul mais. Questi risultati spostano indietro l'antichità del mantenimento in cattività di carnivori per scopi rituali, quasi mille anni prima che i conquistadores spagnoli descrivessero lo zoo di Moctezuma nella capitale azteca. Riflettendo questi documenti, i risultati indicano che un gruppo selezionato di carnivori a Teotihuacán possa essere stato nutrito con onnivori che mangiavano mais, come cani e umani. Al contrario delle registrazioni storiche, lo studio in questione fornisce la prima (e diretta) prova archeologica per questa pratica nella Mesoamerica. Rappresenta pure la prima esplorazione isotopica sistematica di una popolazione archeologica di aquile (n = 24) e felidi (n = 29).
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Animali, commercio e classi sociali per i Maya del Tardo periodo Classico

30 Ottobre 2015
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Fino ad oggi, la maggior parte dei lavori a nostra disposizione sui Maya riguardava le classi più elevate. Per la prima volta, uno studio ha preso in esame un gran numero (22 mila) di resti animali al fine di gettare luce sulla vita dei ceti bassi.
Ne è risultato un quadro eterogeneo, per cui nelle diverse città erano in essere diversi e complicati sistemi di relazioni commerciali e per la distribuzione del cibo, a seconda delle classi sociali.
La ricerca ha preso in esame l'antica città guatemalteca di Aguateca, e i movimenti di animali e risorse verso Piedras Negras e Yaxchilan, rispettivamente in Guatemala e Messico. Gli animali erano centralissimi per la tarda civiltà Maya Classica (500-900 d. C.) ed erano utilizzati come risorse per produrre svariati oggetti. Erano anche visti come elementi di prestigio o relativi alle divinità, e perciò guardati dalle classi dominanti. Sorprendentemente, a disporre del più grande quantitativo di questo tipo di risorse erano invece gli appartenenti alle élite della classe media. Un ruolo sicuramente fondamentale in queste distribuzioni fu poi sicuramente giocato dai trasporti, che nell'America precolombiana non vedevano l'utilizzo di cavalli o animali da soma.
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Nelle società preindustriali non si dorme di più

15 - 16 Ottobre 2015
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Probabilmente ci piacerà pensare che il dormire poco sia connesso ai ritmi frenetici della società moderna. Un nuovo studio, pubblicato su Current Biology, dimostra invece che anche nelle società preindustriali di Bolivia, Namibia e Tanzania il numero di ore di sonno giornaliere si attesta sulle 5,7-7,1, con una media di 6,4.
Non sarebbero dunque le nostre televisioni, i cellulari, le radio e il caffè a farci dormire meno. I cacciatori raccoglitori dormono un'ora in più in inverno, e in media rimangono svegli per circa tre ore dopo il tramonto, svegliandosi prima dell'alba. Sarebbe invece la temperatura a svolgere un'importante funzione di regolazione del sonno, per quanto riguarda durata e tempo. Si va a dormire quando calano le temperature, e ci si sveglia quando sono al minimo. Non vi sarebbe invece un legame stretto con i livelli di luce.
I gruppi di cacciatori-raccoglitori e cacciatori-orticoltori considerati nello studio sono gli Hadza della Tanzania settentrionale, i Kalahari San della Namibia nord orientale, e gli Tsimane che vivono presso il fiume Maniqui in Bolivia. Tra questi, solo i secondi non sono nomadi e vivono in villaggi come cacciatori-raccoglitori. Sono state registrate le abitudini relativamente a 94 individui per un totale di 1165 giorni. Nonostante le differenze genetiche, storiche e ambientali, i tre gruppi mostrano pattern simili per l'organizzazione del sonno, probabilmente risalenti a un'epoca precedente l'Homo Sapiens.
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