15 – 16 Ottobre 2015
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Probabilmente ci piacerà pensare che il dormire poco sia connesso ai ritmi frenetici della società moderna. Un nuovo studio, pubblicato su Current Biology, dimostra invece che anche nelle società preindustriali di Bolivia, Namibia e Tanzania il numero di ore di sonno giornaliere si attesta sulle 5,7-7,1, con una media di 6,4.
Non sarebbero dunque le nostre televisioni, i cellulari, le radio e il caffè a farci dormire meno. I cacciatori raccoglitori dormono un’ora in più in inverno, e in media rimangono svegli per circa tre ore dopo il tramonto, svegliandosi prima dell’alba. Sarebbe invece la temperatura a svolgere un’importante funzione di regolazione del sonno, per quanto riguarda durata e tempo. Si va a dormire quando calano le temperature, e ci si sveglia quando sono al minimo. Non vi sarebbe invece un legame stretto con i livelli di luce.
I gruppi di cacciatori-raccoglitori e cacciatori-orticoltori considerati nello studio sono gli Hadza della Tanzania settentrionale, i Kalahari San della Namibia nord orientale, e gli Tsimane che vivono presso il fiume Maniqui in Bolivia. Tra questi, solo i secondi non sono nomadi e vivono in villaggi come cacciatori-raccoglitori. Sono state registrate le abitudini relativamente a 94 individui per un totale di 1165 giorni. Nonostante le differenze genetiche, storiche e ambientali, i tre gruppi mostrano pattern simili per l’organizzazione del sonno, probabilmente risalenti a un’epoca precedente l’Homo Sapiens.

Lo studio “Natural Sleep and Its Seasonal Variations in Three Pre-industrial Societies”, di Gandhi Yetish, Hillard Kaplan, Michael Gurven, Brian Wood, Herman Pontzer, Paul R. Manger, Charles Wilson, Ronald McGregor, Jerome M. Siegel, è stato pubblicato su Current Biology.
Link: Current Biology; The University of New MexicoScience Daily via Eurekalert via Cell Press.
Hadza (o Hadzabe) fanno pratica con l’arco, foto da WikipediaCC BY-SA 3.0, caricata da e di Idobi.