Doppia conferenza con Dominique Charpin e Nele Ziegler al Museo Egizio di Torino

Doppia conferenza – Dominique Charpin e Nele Ziegler

 


Mercoledì 24 ottobre, alle ore 18:00, presso la nuova Sala Conferenze del Museo Egizio, doppio appuntamento con l’Assirologia.

Dominique Charpin, professore di assirologia al Collège de France terrà una conferenza dal titolo "Recent discoveries about Old Babylonian Mesopotamia", cui farà seguito, Nele Ziegler, direttrice di ricerca presso il CNRS, con "Zimri-Lim's servants and the sick child".

Il primo intervento sarà incentrato sul progetto "ARCHIBAB", dedicato agli archivi babilonesi, che ha avuto il suo inizio nel 2008. In questi dieci anni, il progetto è cresciuto e ha portato alla luce grandi e interessanti novità.

La seconda conferenza, invece, tratterà gli archivi della città di Mari, che forniscono una serie di fondamentali informazioni sulla società del XVIII secolo a.C. In particolare, l'intervento si focalizzerà sul giovane orfano di uno dei funzionari di Zimri-Lim.

A introdurre la serata, sarà Stefano de Martino, professore del Dipartimento di Studi Storici dell'Università di Torino e Direttore Scientifico del centro Ricerche Archeologiche e Scavi di Torino per il Medio Oriente e l'Asia (CRAST).

Le due conferenze si terranno in lingua inglese.

 

 L'ingresso è gratuito, fino a esaurimento posti.

Testo e immagine da Ufficio Stampa Museo Egizio di Torino


Complessa storia genetica del Vicino Oriente all'alba dell'agricoltura

25 Luglio 2016

Il primo studio su larga scala dei genomi completi da resti umani nel Vicino Oriente, pubblicato su Nature, ha individuato tre popolazioni distinte di agricoltori, vissute all'alba dell'agricoltura, tra 12 e 8 mila anni fa.

Uno dei tre gruppi era già stato individuato in Anatolia (attuale Turchia), gli altri due invece sono descritti per la prima volta e provengono dall'Iran e dal Levante. Similmente a quanto evidenziato da un altro recentissimo studio, sembrerebbe che la diffusione dell'agricoltura sia legata al fatto che gruppi esistenti la inventarono o adottarono le tecnologie agricole. Non si sarebbe dunque trattato di sostituzione di popolazioni.

Ron Pinhasi dell'University College Dublin spiega che alcune delle prime pratiche agricole possono essere osservate nei Monti Zagros e nel Levante, in Giordania e Israele: si tratta di due confini della Mezzaluna Fertile. Con lo studio si voleva vedere se i primi agricoltori fossero geneticamente simili o se assomigliassero ai cacciatori raccoglitori che abitavano le aree in precedenza. Ne è risultato che gli attuali abitanti dell'Eurasia occidentale discendono da quattro gruppi principali: cacciatori raccoglitori dell'odierna Europa Occidentale, cacciatori raccoglitori dell'Europa orientale e della steppa russa, agricoltori dall'Iran e agricoltori dal Levante. Queste popolazioni, così diverse tra loro, costituiscono oggi la popolazione relativamente omogenea dell'Eurasia.

Nonostante i progressi tecnologici negli strumenti per lo studio del DNA antico, gli studiosi si sono ritrovati ad affrontare un problema: il clima caldo del Vicino Oriente aveva degradato molto del DNA nelle ossa dissotterrate. I ricercatori lo hanno superato estraendo il DNA dalle ossa dell'orecchio: qui esso è presente in percentuali fino a 100 volte superiori che in altre parti del corpo. Si sono inoltre utilizzate tecniche combinate per ricavare informazioni di alta qualità dai genomi di 44 abitanti del Vicino Oriente che vissero tra 14 mila e 3.400 anni fa.

Nei 5.000 anni successivi, i gruppi di agricoltori dal Vicino Oriente si mescolarono tra loro e coi cacciatori raccoglitori in Europa: al tempo dell'Età del Bronzo le popolazioni somigliavano a quelle attuali. Gli agricoltori dell'Anatolia si diffusero poi in Europa, mentre quelli del gruppo di Levante si mossero a sud in Africa Orientale, le popolazioni relazionate a quelle in Iran e Caucaso si spostarono nella steppa russa, e le popolazioni relazionate a quelle in Iran e ai cacciatori raccoglitori della steppa si diffusero nell'Asia Meridionale.

Pinhasi spiega che il Vicino Oriente era l'anello mancante per comprendere molte migrazioni umane. La ricerca fornisce pure indizi su una popolazione, ancora più antica e al momento a livello di ipotesi, visto che i resti relativi non sono ancora stati ritrovati: si tratta degli Eurasiatici di base (in Inglese: Basal Eurasians). Ogni singolo gruppo nel Vicino Oriente sembra avere antenati di questo tipo, fino al 50% nei gruppi più antichi. Sorprendentemente, gli Eurasiatici di base non avevano DNA proveniente da Neanderthal, al contrario degli altri gruppi non africani che hanno almeno un 2% dello stesso. Questo potrebbe spiegare perché gli Eurasiatici occidentali hanno meno DNA da Neanderthal degli abitanti dell'Estremo Oriente, anche se i Neanderthal vissero nell'Eurasia occidentale. Gli Eurasiatici di base potrebbero essere vissuti in aree del Vicino Oriente che non entrarono in contatto coi Neanderthal.

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Popolazioni geneticamente differenti adottarono l'agricoltura

14 Luglio 2016

Teschio di 10.000 anni fa dal sito Neolitico di Tepe Abdul Hossein. Credit: photo/©: Courtesy Fereidoun Biglari, National Museum of Iran

La transizione da cacciatori raccoglitori a uno stile agricolo e sedentario costituì un cambiamento epocale, al punto che si coniò pure il termine di rivoluzione neolitica. La sedentarietà e l'agricoltura apparvero attorno a diecimila anni fa nella regione tra Anatolia sud orientale, Siria, Iraq e Iran, tradizionalmente nota come Mezzaluna Fertile.

Secondo un nuovo studio, pubblicato su Science, questa transizione avvenne sì presso popolazioni confinanti, ma che erano pure geneticamente distinte. Fino ad oggi si riteneva invece che quei primi agricoltori fossero da un'unica popolazione omogenea. La ricerca ha sequenziato i genomi provenienti da quei primi agricoltori neolitici dei Monti Zagros, dimostrando che non sono gli antenati né dei primi agricoltori europei, né dei moderni europei. È stata una sorpresa per gli studiosi, visto che recentemente avevano dimostrato che i primi agricoltori in Europa provenivano dall'Anatolia nord occidentale. Ora pare invece che la catena migratoria si sia interrotta nell'Anatolia orientale.

La Mezzaluna Fertile, su cartina politica. Credit: Ill./©: Joachim Burger, JGU

Nello studio precedente si era rilevato come i coloni neolitici del nord della Grecia e dalla regione del Mar di Marmara, nella Turchia occidentale, arrivarono in Europa Centrale attraverso i Balcani e attraverso un percorso nel Mediterraneo, che passava per la Penisola Iberica. Il nuovo studio dimostrerebbe che si tratta di un gruppo geneticamente distinto da quello dei primi agricoltori dell'Iran. I due gruppi sarebbero solo lontanamente correlati.

Per il prof. Joachim Burger, è  interessante però notare come popolazioni geneticamente diverse, dall'apparenza diversa, che parlavano diverse lingue, adottarono lo stile di vita agricolo simultaneamente in diverse parti dell'Anatolia e del Vicino Oriente. L'origine dell'agricoltura sarebbe perciò molto più complessa di quanto ritenuto, da un punto di vista genetico. Per lui, piuttosto che parlare di un singolo centro neolitico, bisognerebbe adottare l'idea di una Zona Nucleare Neolitica Federale (in Inglese, Federal Neolithic Core Zone).

La Mezzaluna Fertile, su cartina politica. Credit: Ill./©: Joachim Burger, JGU

I Monti Zagros costituiscono una catena montuosa che interessa Turchia, Iraq e Iran, e qui si sono ritrovate alcune delle prime tracce di agricoltura. Secondo il nuovo studio, quei primi contadini neolitici dell'area si sarebbero separati da quelli dell'Anatolia circa 46-77 mila anni fa, e mostrerebbero analogie con gli odierni pakistani, afghani, ma in particolare con gli odierni Zoroastriani dell'Iran. In conclusione, diverse popolazioni di cacciatori raccoglitori - geneticamente differenziate - adottarono l'agricoltura nell'Asia sud occidentale, e i Monti Zagros sarebbero stati la culla dell'espansione verso est.

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Roma: presentazione novità scavi Arslantepe (Turchia) e Abu Tbeirah (Iraq)

Visioni di Oriente nell’archeologia della Sapienza. Presentate le novità degli scavi in Turchia e Iraq

Storia di un successo italiano che trova conferma nella 15° posizione del ranking internazionale della QS. 

TURCHIA Arslantepe - attività di scavo
TURCHIA Arslantepe - attività di scavo

L’archeologia della Sapienza ha di recente ottenuto la 15esima posizione nel World University Rankings per materie, ed è solo uno dei tasselli che fanno di questo settore un’eccellenza a livello mondiale. Questo anche grazie agli scavi nel Vicino Oriente, uno dei fiori all’occhiello in questo campo.

Mercoledì 18 e giovedì 19 maggio saranno presentati i risultati di due tra i più importanti scavi coordinati dalla Sapienza nella Regione mediorientale.
 
Mercoledì 18 alle ore 10.00, presso il Rettorato, si svolge l’incontro “Abu Tbeirah: 5 anni nel nostro Iraq”, che propone i risultati dell’attività nell’Iraq meridionale da parte della Missione Archeologica coordinata da Franco D’Agostino e Licia Romano. Di seguito nel testo il comunicato: Abu Tbeirah: 5 anni nel nostro Iraq. La missione della Sapienza, attiva dal 2011, è stata il primo scavo archeologico nel sud della nuova Repubblica irachena affidato a una missione straniera. I risultati scientifici saranno presentati il 18 maggio alla presenza dell’ambasciatore dell’Iraq in Italia
Giovedì 19 maggio alle ore 11.00, sempre al Rettorato, l’archeologa Marcella Frangipane illustrerà le importanti novità emerse durante l’ultimo scavo ad Arslantepe (Turchia) dal più antico “Palazzo” del Vicino Oriente sulle rive dell’Eufrate turco. Di seguito nel testo il comunicato: In Turchia (Arslantepe) individuato l’Edificio delle udienze, la prima testimonianza di potere laico. La scoperta raccontata dall’archeologa della Sapienza Marcella Frangipane, unica donna italiana membro della National Academy of Sciences

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Errori nello studio sull'antico genoma della Grotta di Mota

25 - 29 Gennaio 2016
Gli autori dello studio "Ancient Ethiopian genome reveals extensive Eurasian admixture throughout the African continent" hanno pubblicato una nota relativa agli errori commessi nella ricerca in questione. Gli errori sarebbero stati causati dall'incompatibilità tra i due software utilizzati.
La conclusione relativa a una vasta migrazione dall'Eurasia (più precisamente una fonte geneticamente vicina ai contadini neolitici) nell'Africa Orientale non sarebbe toccata dagli errori. Le conclusioni relative al flusso di ritorno avrebbero però poi riguardato solo l'Africa Orientale e solo in parte alcune popolazioni subsahariane. Gli Yoruba e i Mbuti non mostrano invece livelli più elevati di discendenza dall'Eurasia Occidentale, se confrontati con quanto risulta da Mota.
La nota "Error found in study of first ancient African genome", di Ewen Callaway, è stata pubblicata su Nature.
Lo studio in questione, "Ancient Ethiopian genome reveals extensive Eurasian admixture throughout the African continent", di M. Gallego LlorenteE. R. JonesA. ErikssonV. SiskaK. W. ArthurJ. W. ArthurM. C. CurtisJ. T. StockM. ColtortiP. PierucciniS. StrettonF. BrockT. HighamY. ParkM. Hofreiter, D. G. BradleyJ. BhakR. PinhasiA. Manica, è stato pubblicato su Science.
Link: Nature


La grande rinascita di Cnosso durante l'Età del Ferro

6 Gennaio 2015
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Il sito di Cnosso è soprattutto noto per il periodo dell'Età del Bronzo (che qui si colloca tra il 3500 e il 1100 a. C.): fino ad oggi si era però sottovalutata la ripresa della città dopo il collasso socio-politico verificatosi attorno al 1200 a. C.
La recente ricerca sul campo ha infatti evidenziato come quella che si ritiene la più antica città europea riuscì invece a riprendersi da quella crisi. In particolare le dimensioni del sito per l'Età del Ferro (dal 1100 al 600 a. C.) sarebbero tre volte superiori a quanto ritenuto finora. Cnosso fu dunque per quell'epoca un importante centro cosmopolita nel Mar Mediterraneo oltre che nell'Egeo.
Nell'ultimo decennio si sono difatti ritrovate ceramiche, oltre ad altri manufatti (in bronzo e altri metalli, o come gioielli e decorazioni), in un'area precedentemente inesplorata. Durante l'Età del Ferro, dunque, l'insediamento crebbe di dimensioni e così fu pure per le importazioni da Grecia, Cipro, Vicino Oriente, Italia (e dalla Sardegna in particolare), Egitto. Queste presentano una gamma che non trova paragoni negli altri siti del periodo. 
Cnosso è già un'importante meta turistica, per cui queste nuove scoperte fanno pure sorgere una nuova preoccupazione circa il fatto che l'area circostante il sito sia preservata.
Il prof. Antonis Kotsonas presenterà i risultati di questa ricerca svolta dal Knossos Urban Landscape Project (come parte del colloquio a tema "Long-Term Urban Dynamics at Knossos: The Knossos Urban Landscape Project, 2005-2015"), al 117esimo meeting annuale della Archaeological Institute of America and Society for Classical Studies, che si terrà dal 7 al 10 Gennaio a San Francisco.
Link: EurekAlert! via University of Cincinnati; UPI; Mental FlossProtothema via Phys.org.
L'entrata settentrionale a Cnosso, foto da WikipediaCC BY-SA 3.0, caricata da e di Bgag (Bernard Gagnon).
 
 


I primi agricoltori europei dall'Anatolia

4 Gennaio 2016
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Ottomila anni fa circa, quando l'agricoltura cominciò a diffondersi attraverso l'Europa, l'Anatolia costituì un centro di diffusione per i geni e le nuove idee verso occidente. L'Anatolia e il Vicino Oriente sono da tempo riconosciuti, infatti, come l'epicentro dell'espansione neolitica.
Nonostante le difficoltà (determinate dalla temperatura e dalla degradazione del DNA), un nuovo studio ha esaminato il materiale genetico da Kumtepe, il più antico insediamento permanente nella Troade e uno di quelli che emersero settemila anni prima del tempo presente, dopo quell'espansione iniziale. Nonostante le difficoltà, gli studiosi sottolineano l'importanza della regione per comprendere la transizione da cacciatori raccoglitori ad agricoltori.
Gli individui qui ritrovati mostrerebbero le analogie genetiche di questi individui coi primi agricoltori neolitici europei, oltre che con gli attuali abitanti della Sardegna, oltre a un'affinità genetica con le odierne popolazioni del Vicino Oriente e del Caucaso. Gli attuali abitanti dell'Anatolia, invece, vedono questa componente diluita a causa degli eventi e dei mescolamenti avvenuti nei secoli.
Queste le conclusioni alle quali è giunto lo studio, che conferma così l'importanza culturale della regione per la storia e la preistoria europea. Leggere di più


Uomini e api: una storia di oltre 8500 anni fa

11 Novembre 2015
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Gli agricoltori del Neolitico sfruttavano ampiamente api ed alveari, già 8500 anni fa almeno. Questi i risultati di uno studio che è riuscito ad individuare i residui lipidici della cera d'api da Apis mellifera nelle ceramiche degli agricoltori neolitici del Vecchio Mondo (su una base di 6.000 frammenti da oltre 150 siti archeologici).
La cera d'api è uno dei prodotti principali delle api (utilizzata per vari scopi di carattere tecnologico, rituale, medicinale e cosmetico), e la sua composizione varia su base spaziale e temporale. Lo sfruttamento dell'insetto è stato quindi tracciato in Europa, nel Vicino Oriente e nel Nord Africa, mentre non è rilevabile a nord del 57esimo parallelo (ad esempio, in Scozia e Fennoscandia). L'associazione tra uomini e api era dunque molto diffusa già in epoca preistorica.
Fino ad oggi, le testimonianze più antiche relative alle api provenivano dall'arte egiziana dell'Antico Regno (attorno al 2400 a. C.), all'arte rupestre del Mesolitico delle grotte della Spagna (ove il miele veniva cacciato), e da un sito pre-agricolo in Sud Africa, dove si sono ritrovati resti di cera d'api. L'associazione tra primi agricoltori e apicultura rimaneva però incerta.
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Antico genoma dall'Africa sequenziato per la prima volta

8 Ottobre 2015

Antico genoma dall'Africa sequenziato per la prima volta

DNA da un teschio etiope di 4.500 anni fa rivela che un'enorme ondata migratoria di Eurasiatici Occidentali nel Corno d'Africa, attorno a 3.000 anni fa, ebbe un impatto genetico sulle moderne popolazioni lungo l'intero continente africano.

Gli Archeologi al di fuori dell'entrata della Grotta Mota sugli altopiani etiopi, dove i resti contenenti l'antico genoma furono scoperti. Foto di Matthew Curtis
Gli Archeologi al di fuori dell'entrata della Grotta Mota sugli altopiani etiopi, dove i resti contenenti l'antico genoma furono scoperti.
Foto di Matthew Curtis

[Nota in data 4 Febbraio 2016: si guardi il commento in conclusione del testo, per le importanti correzioni e modifiche apportate dagli autori della ricerca]
Il primo genoma umano antico africano ad essere sequenziato ha rivelato che un'ondata migratoria di ritorno nell'Africa dall'Eurasia Occidentale, attorno a 3.000 anni fa, fu due volte più significativa di quanto ritenuto in precedenza, e ha interessato la composizione genetica delle popolazioni per l'intero continente africano.
Il genoma è stato preso dal teschio di un uomo seppellito a faccia in giù 4.500 anni fa in una grotta chiamata Mota sugli altopiani dell'Etiopia – una grotta sufficientemente fredda e asciutta da preservare il suo DNA per migliaia di anni. In precedenza, l'analisi del genoma antico era limitato a campioni dalle regioni settentrionali e artiche.
L'ultimo studio è riuscito per la prima volta a recuperare e sequenziare un genoma umano antico dall'Africa, fonte di tutta la diversità genetica umana. I ritrovamenti sono stati pubblicati l'8 Ottobre sul periodico Science.
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Mortai per le cerimonie di quindicimila anni fa nel Levante

20 Agosto 2015
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La cultura Natufiana si sviluppò tra i 15 mila e gli 11,5 mila anni fa nel Levante: tra le prime ad adottare uno stile di vita sedentario, essa è pure nota per le sue attenzioni ai riti funerari, che comprendevano la creazione di cimiteri, pasti cerimoniali prima dei funerali e tombe decorate con fiori.
Gli studiosi ritengono ora che enormi mortai in pietra siano stati anche utilizzati, coi loro suoni, per avvisare la comunità che la cerimonia era in corso.
Link: Science Daily via Newswise via University of Haifa.
Diffusione della cultura Natufiana, di Crates - Image:NatufianSpread.pngda WikipediaCC BY 3.0, caricata da Phirosiberia.