Un commento a Baricco sui suoi articoli intitolati “Mai più” pubblicati su il Post


Può capitare di scambiare un contenuto per un altro. Apri un sito di informazione, scorri velocemente i titoli degli articoli di attualità, e d’istinto cerchi di evitare i banner colorati perché pensi che contengano pubblicità. 

Può capitare quindi di navigare su ilpost.it, e dopo l’articolo principale intravedi un banner colorato verde acqua. Il tuo istinto ti porta quasi a ignorarlo. Pensi “Sarà un contenuto sponsorizzato”. Scopri che non è vero. Scopri anzi che Alessandro Baricco ha deciso di inaugurare una collaborazione con la testata giornalistica di cui sopra, e che questa collaborazione prevede degli articoli da lui scritti. 

Gli articoli hanno il nome collettivo di “Mai più” e tu ne leggi tutte le sue quattro parti. 

Alessandro Baricco. Foto di Niccolò Caranti, CC BY-SA 3.0

 

Per chi volesse questi articoli sono ancora tutti visibili. Basta cercare su Google “Baricco, mai più, il post” oppure cliccare qui.

Da pochi giorni esiste anche la versione audio letta dall’attore Luca Bizzarri. La trovate cliccando qui.

Listen to “Mai più” on Spreaker.

Mai più. Il titolo è già un invito ad approfondire. Sì perché Baricco auspica che qualcosa non avvenga più. E non parliamo solo della pandemia. 

L’autore inizia con il ragionare sulle chiusure che i governi mondiali hanno di volta in volta adottato per far fronte al contagio. Chiusure che lui individua come la prova schiacciante che la vecchia cultura, quella che definisce intelligenza novecentesca oramai non va più bene. Deve essere superata. 

Nel corso della sua trattazione, l’autore individua 4 punti per cui l’intelligenza novencentesca è inadatta a percorrere il presente. Mi soffermerò sul punto che mi ha colpito di più: il culto del sapere iperspecialistico. 

Baricco afferma che la cultura del novecento ha esaltato il sapere totalmente verticale. Ad ogni problema/questione globale deve corrispondere uno specialista. Hai credito quindi, se sei sei specializzato in una sola cosa.

Eppure davvero una cosa può essere compresa, senza tenere conto di ciò che le è attorno? Non è che così ci perdiamo qualcosa, quel sottile legame che coinvolge e non separa, che accoglie e non allontana; in sintesi, quello che l’autore stesso definisce il respiro del mondo?

Sono parole efficaci. Per il loro valore di inclusività. 

Baricco non nega il fatto che al mondo servano sapere specialistici. Pensiamo in ambito medico. Sarebbe fuori luogo credere di non andare da un otorino o un gastroenterologo, se uno soffre di qualche disturbo alle orecchie o allo stomaco ad esempio. 

Il passo ulteriore sta tuttavia, nel riconoscere come al mondo servono tanto le persone che hanno un’unica vocazione, quanto quelle che hanno abbracciato carriere, scelte e interessi diversi, senza etichettarsi esclusivamente in un settore piuttosto che in un altro.  

Anche qui gli esempi non mancano. Leggendo le sue parole mi è subito venuto in mente la definizione di multipotenzialità di Emilie Wapnick col suo famoso Ted Talk. 

 

Baricco stesso individua, nei ragazzi e nelle ragazze che stanno cercando di sovvertire l’ordine costituito delle cose con imprese nuove che mettono al centro il pianeta, l’inclusività, quella nuova intelligenza destinata a farsi spazio, a dare un nuovo senso al presente. 

Tutta la parte finale di Mai più è un lungo flusso di coscienza. L’autore lascia al lettore l’impressione di essersi lasciato prendere dalle emozioni nel pensare a una cultura nuova, gentile, accogliente, soprattutto pratica perché basata sull’azione immediata, quindi non incastrata attraverso rigidi impalcature burocratiche.

Chiude con l’immagine di lui stesso che termina il suo articolo definito un po’ difficile.

Ed effettivamente è un argomento difficile quello che prende tanto di quello che stiamo vivendo. 

Al lettore resta la suggestione di essere parte attiva al cambiamento auspicato. C’è una voglia di darsi subito da fare, di mettere le mani in pasta. 

E magari uno prende l’iniziativa e si ritrova presto a scrivere un commento alle parole di Baricco trovate su un banner che tanto sembrava una normalissima pubblicità.