Presentazione dei risultati delle campagne di scavi archeologici 2021-2022 al Nuraghe Pische di Nurachi (OR)

Il progetto Pischendi nasce nel 2021 su iniziativa dell’Amministrazione comunale di Nurachi con lo scopo di avviare un programma di ricerche sistematiche volte ad approfondire la conoscenza di un monumento la cui esistenza era nota solo dalle fonti scritte ottocentesche, il Nuraghe Pische. Lo stesso nuraghe sarebbe all’origine del toponimo dell’odierno abitato. Il progetto, in linea con le tematiche di ricerca che la Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Cagliari e le province di Oristano e Sud Sardegna porta avanti sul territorio, grazie alla costante e proficua collaborazione tra gli enti coinvolti, ha preso dunque avvio nel 2021, dapprima solo con risorse economiche comunali e poi, dal 2022, con il contributo della Fondazione di Sardegna.

Campagne di scavi archeologici 2021-2022 al Nuraghe Pische di Nurachi. GALLERY

Le indagini archeologiche, partendo da una serie di elementi indiziari provenienti dalle fonti scritte e da pochi residui di muratura emergenti lungo una strada del centro storico, sono tenacemente riuscite ad accertare, prima di tutto, in maniera tangibile, l’esistenza del nuraghe e a riscoprirne una parte, restituendo consistenza e materialità ad una delle pagine più antiche della storia di Nurachi.

Del Nuraghe Pische si aveva infatti notizia solo dalle pagine di Vittorio Angius e del Cavaliere La Marmora che riportavano la presenza, all’interno della chiesa parrocchiale, di un rilievo litico in cui erano rappresentati un pesce e un nuraghe, insieme ad un’iscrizione che ricordava come i due elementi fossero all’origine del nome di Nurachi, mentre lo studioso Zanardelli raccontava di ruderi nel cuore dell’abitato.

Le indagini archeologiche si sono concentrate attorno alle due torrette dell’acqua che si trovano lungo la via Nuraghe, nel centro storico, con lo scopo di rintracciare resti di strutture superstiti ed accertare che pochi blocchi, affioranti al limite della strada, fossero realmente i resti del Nuraghe Pische. Inaspettatamente, in seguito alla pulizia e allo scotico superficiale dell’area è stato messo in luce il paramento murario esterno di una struttura circolare di grandi dimensioni, circa 14 metri di diametro, riconducibile ad una torre nuragica che conserva ancora intatto lo strato di crollo interno.

Con grande stupore, le ricerche hanno dunque dimostrato l’esistenza di importanti porzioni dell’edificio nuragico ancora conservate attorno al bacino idrico realizzato sul sito negli anni Venti. Nonostante l’edificio antico sia stato utilizzato come elemento di fondazione del fabbricato moderno, gli scavi hanno restituito ampie porzioni di una torre che esibisce una possente tessitura in blocchi poligonali di basalto. Il programma di ricerche che il Comune e la Soprintendenza porteranno avanti nei prossimi anni ha l’obbiettivo di estendere ulteriormente l’area di indagine, con lo scopo di mettere in luce eventuali altre porzioni residue dell’edificio turrito e procedere di seguito in profondità, rimuovendo laddove possibile gli strati di crollo che sigillano le ultime fasi di vita dell’edificio, al fine di esplorarne lo sviluppo planimetrico e acquisire dati utili a ricostruirne le diverse fasi di vita.

Secondo Renzo Ponti, sindaco del comune di Nurachi: “Lo studio archeologico si inserisce così all’interno di un importante percorso di recupero dell’identità culturale della comunità nurachese che si riappropria non solo dei simboli che ancora oggi la rappresentano, cioè il nuraghe e il pesce, ma anche di una importantissima pagina della sua storia che sembrava ormai dimenticata”.

 

Testo e foto dall’ufficio stampa Società IPETRA

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