Gonnostramatza Project

Gonnostramatza Project, ricerche archeologiche in Marmilla: l’archeologia di tutti e per tutti

Gonnostramatza Project - ricerche archeologiche in Marmilla: l’archeologia di tutti e per tutti

Lo studio del passato e la sua divulgazione via social

Archeologia, conoscenza e cultura che fanno rima col mondo dei social e della divulgazione ai cittadini: questi i punti di forza del “Gonnostramatza Project - ricerche archeologiche in Marmilla”, evento nato per ricostruire la vita nelle comunità della Marmilla tra la fine dell’età del Rame e del Bronzo. Con un punto di partenza d’eccezione: la Tomba di Bingia e Monti, uno dei più importanti siti d’Europa. Il via al progetto, alla sua quarta edizione, è stato dato lo scorso 30 settembre: un team di studenti e archeologi dell’Università di Cagliari è arrivato in paese per portare avanti attività di ricognizione archeologica.

“Si tratta di un qualcosa di totalmente nuovo, spiega Riccardo Cicilloni, archeologo dell’Università di Cagliari e Direttore Scientifico dei lavori. Non si tratta di un semplice censimento del territorio ma di Field Walking, uno studio eseguito a tappeto attraverso tecniche sistematiche e statistiche il cui frutto dovrà portare ad avere un quadro d’insieme della situazione archeologica della zona presa in esame. Abbiamo utilizzato sistemi scientifici avanzati volti a produrre delle pubblicazioni per riviste d’eccellenza”.

Gonnostramatza ProjectMa la novità e l’unicità del progetto sta nell’affiancare il progetto scientifico a quello della divulgazione. Secondo Marco Cabras, l’archeologo che coordina le operazioni sul campo, “la comunità deve essere sempre più informata e coinvolta nelle attività che facciamo. E se per far conoscere i nostri studi c’è bisogno dei social ben venga, li usiamo e li useremo, così come abbiamo già fatto”. Basti pensare che anche YouTube è entrato a far parte del progetto attraverso il docufilm dal titolo “Gonnostramatza Project: the movie”, realizzato da Nicola Castangia. In questo cortometraggio i responsabili scientifici e i ragazzi del team hanno potuto raccontare, in maniera semplice e divulgativa, quanto avvenuto durante la campagna di ricerca archeologica. Il documentario racconta nel dettaglio le fasi di ricerca ma anche semplici momenti della vita del team. Insieme a questa modalità divulgativa “social” (Facebook e Instagram) sono state organizzate conferenze, mostre, laboratori didattici per i più piccoli, visite guidate ai siti: il tutto culminato nell’Archeofestival, tenutosi lo scorso 19 ottobre, un evento a carattere scientifico-divulgativo che annualmente si tiene a fine lavori.

L’Università, tiene a precisare inoltre Cicilloni, ha tre missioni: didattica, ricerca, divulgazione. “Tra le altre cose lavoro coi bambini è stato uno dei focus su cui abbiamo maggiormente puntato. La scoperta, l’azione, la gioia del riunire i pezzi di ciò che si è o non si è trovato, ai piccoli entusiasma parecchio. E, chi lo sa, magari qualcuno di loro, grazie al Gonnostramatza Project, sarà un archeologo di domani!”.

Il progetto - Il Gonnostramatza Project nasce dalla collaborazione, iniziata dal 2016, tra l’Amministrazione comunale di Gonnostramatza e l’Insegnamento di Preistoria e Protostoria dell’Università di Cagliari. L’Amministrazione comunale, e in particolar modo il sindaco, Alessio Mandis, ha fortemente voluto intraprendere l’iniziativa con l’intento di approfondire lo studio delle risorse archeologiche del territorio ai fini della loro valorizzazione. Il territorio di Gonnostramatza offre infatti numerosi ed interessanti contesti archeologici di pregio, una su tutti la tomba ipogeico-megalitica di Bingia’e Monti scoperta e scavata da Enrico Atzeni. Le indagini effettuate dall’archeologo negli anni ’80 del secolo scorso hanno messo in luce, presso l’omonimo nuraghe, una tomba preistorica dalle caratteristiche straordinarie, sia per la formula architettonica ipogeico-megalitica che per l’eccezionalità dei ritrovamenti, riferibili ad una fase di transizione tra l’Eneolitico e l’età del Bronzo Antico. Alcuni dei siti nuragici erano già segnalati in letteratura, ma la raccolta di segnalazioni da parte della comunità locale riguardanti altre emergenze sconosciute in bibliografia ha portato a nuove scoperte, tra cui, ad esempio il nuraghe complesso in località Procilis.

Il contesto funerario della tomba di Bingia’e Monti ha restituito un prezioso spaccato archeologico relativo al momento di passaggio tra l’età del Rame e del Bronzo; dialto interesse scientifico, lo scavo della tomba ha restituito materiali archeologici di grande pregio, tra cui una preziosa torque (collier, girocollo) in oro.

Le ricerche, effettuate su autorizzazione della competente Soprintendenza archeologica, si sono articolate in quattro anni e hanno visto un collaudato team di allievi di diverse università (Cagliari, Bologna, Granada) al lavoro sul campo alla ricerca dei siti già segnalati a cui si è provveduto, però, ad una nuova schedatura. Il lavoro, oltre ad essere finalizzato ad aggiornare lo stato delle condizioni attuali dei siti e dei monumenti, ha costituito una proficua attività didattica tramite l’esercizio, per gli studenti assistiti sul campo da tutor, di schedatura dei monumenti. Le attività del primo anno hanno permesso al team di familiarizzare con il contesto territoriale al punto di progettare in maniera pertinente la ricerca da svolgere durante gli anni successivi. Durante la seconda annualità, infatti, l’indagine si è concentrata su un’area campione del territorio comunale nel quale in precedenza non erano state segnalate emergenze archeologiche. Si è proceduto all’indagine sistematica di un transetto di ca. 150 ettari. Anche durante la terza e quarta annualità l’approccio è stato quello della raccolta sistematica e si è concentrato su alcune aree già oggetto di ricognizione durante le precedenti campagne. L’intento dell’equipe di ricerca e dell’amministrazione comunale è sempre stato quello di ricostruire il rapporto tra le persone e il territorio tramite la scoperta del passato.

Precisione scientifica e linguaggio adatto a tutti: il Gonnostramatza Project ha puntato, punta e punterà ad unire questi due obiettivi, lo studio attento e scrupoloso e la divulgazione ai cittadini, ormai sempre più partecipi e attenti al lavoro degli archeologi, nell’ottica della valorizzazione del territorio.

Il progetto è stato finanziato dal Comune di Gonnostramatza e dalla Fondazione di Sardegna – Bando “Arte, Attività e Beni Culturali” (Anno 2018 e 2019).

Gonnostramatza Project

Per info

Sito web: www.gonnostramatzaproject.it

Facebook: Gonnostramatza Project

Instagram: Gonnostramatzaproject

YouTube: docufilm di Nicola Castangia “Gonnostramatza Project: the movie”; docufilm curato da Marco Cabras e dagli allievi dell’Università di Cagliari “Gonnostramatza Project 2019 - Ricerche Archeologiche in Marmilla


Nuova campagna al Santuario Nuragico di Santa Vittoria di Serri, nel Recinto delle feste

Nuova campagna di scavi presso il Santuario Nuragico di Santa Vittoria di Serri, nel c.d. Recinto delle feste

Recinto delle feste Santuario Nuragico di Santa Vittoria di SerriDal 1 ottobre la Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio di Cagliari ha dato avvio a una nuova campagna di scavi archeologici e di lavori di consolidamento e restauro nel santuario nuragico di Santa Vittoria di Serri, grazie a un finanziamento di € 111.557,18 € ottenuto a valere sulla ripartizione della quota dell'8 per mille dell'IRPEF a diretta gestione statale per l'anno 2016.

Localizzato sul margine orientale della Giara di Serri, altopiano basaltico al confine tra la Trexenta e il Sarcidano, il santuario di Santa Vittoria rappresenta ad oggi uno dei siti più importanti della Sardegna per la ricostruzione della protostoria dell’isola nell’età del Bronzo e del Ferro e per la conoscenza delle pratiche religiose delle popolazioni nuragiche. L’area conosce inoltre una continuità di frequentazione che perdura fino all’età altomedievale.

La scoperta del santuario risale al 1909, quando Antonio Taramelli diede inizio agli scavi archeologici nel sito che proseguirono a più riprese fino al 1931, portando alla luce la maggior parte delle strutture e degli edifici oggi noti e visibili, oltre a importanti reperti archeologici, molti dei quali attualmente esposti nel Museo Archeologico Nazionale di Cagliari. Ulteriori interventi di scavo e restauro vennero condotti a partire dagli anni ‘60 dalla Soprintendenza Archeologica per le province di Sassari e Nuoro, da Ercole Contu, da Fulvia Lo Schiavo e da Maria Ausilia Fadda, a cui si sono aggiunti negli ultimi anni gli scavi in regime di concessione ministeriale realizzati dal Comune di Serri con la direzione del dott. Giacomo Paglietti.

Le indagini in corso interessano in particolare il cd. recinto delle feste, una vasta area situata nel cuore del santuario nuragico costituita da un muro di recinzione ellittico a cui si addossano vari ambienti a pianta circolare, un settore verosimilmente porticato e altre strutture ancora di non chiara definizione. Interpretato da Giovanni Lilliu come luogo di incontro delle genti nuragiche in occasione dello svolgimento delle cerimonie religiose, il complesso necessita indubbiamente di ulteriori approfondimenti di indagine, considerando in particolare che tutta la zona centrale risulta sostanzialmente non ancora scavata e di non facile lettura. L’obiettivo dei lavori in corso è infatti quello di verificare l’articolazione di questi spazi e di indagare, anche alla luce del progresso degli studi in ambito nuragico, la funzione di questo settore centrale nella topografia complessiva del santuario, evidenziando anche eventuali fasi di rioccupazione e frequentazione in età punica, romana e altomedievale.

Il potenziamento conoscitivo della storia del sito e il miglioramento delle condizioni conservative e del percorso di visita risultano fondamentali anche a fronte di un investimento in risorse umane ed economiche fatto negli anni dagli enti locali per garantire i servizi aggiuntivi e la fruibilità dell’area archeologica.

A tale scopo il complesso nuragico di Santa Vittoria assieme ad altri 18 siti archeologici, è stato inserito dalla Soprintendenza anche all’interno di un ulteriore finanziamento finalizzato alla definizione di un sistema museale delle aree archeologiche della Sardegna centro-meridionale, i cui lavori, per un importo complessivo di 3 milioni e mezzo di euro, sono in fase di aggiudicazione. Di questo, 448.686,34 € saranno destinati al proseguimento delle ricerche, al restauro e alla valorizzazione del sito di Santa Vittoria.

Per tutta la durata dei lavori, il cantiere di scavo archeologico sarà visibile al pubblico che visiterà l’area archeologica di Santa Vittoria.

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Il recinto delle feste fu scavato tra il 1929 e il 1931 da Antonio Taramelli, e definito dal Giovanni Lilliu come luogo dedicato alla collettività. Dopo degli interventi negli ultimi decenni da parte di Ercole Contu e Fulvia lo Schiavo, e grazie ad un contributo statale nell'ambito dei fondi a valere sulla ripartizione della quota dell'8 per mille dell'IRPEF a diretta gestione statale per l'anno 2016, è stato possibile programmare l’inizio di una prima campagna di indagine al fine di conservare, valorizzare e salvaguardare tutta l’area. La campagna di scavo è iniziata il primo ottobre del 2019 per un importo di 110.000 euro, grazie ad un progetto della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Cagliari e le province di Oristano e Sud Sardegna che interesserà varie aree archeologiche della Sardegna.

Il progetto di scavo interesserà tutto il villaggio di Santa Vittoria, la prima parte di tale progetto è stata avviata il primo ottobre scorso e la seconda vedrà l’avvio nei prossimi mesi, grazie ad un progetto della Soprintendenza che interesserà varie aree archeologiche del Sud Sardegna.

L’area archeologica di Santa Vittoria di Serri si trova all'estremità sud-occidentale della Giara di Serri, in un'area di oltre venti ettari, solo in parte riportata alla luce a partire dal 1907 grazie alle prime campagne di scavo ad opera dall'archeologo Antonio Taramelli. Dagli studi è emerso che tale sito archeologico abbia goduto di una continuità insediativa, dal periodo nuragico fino all'età medievale, e può essere considerato un grosso e strategico centro religioso, con ampia valenza storico-culturale e artistica.

A partire dalle ore 11:30, nell’area archeologica di Santa Vittoria, verranno presentate le attività di scavo e ricerca nell’area dalla Soprintendente, la Dott.ssa Maura Picciau, della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Cagliari e le province di Oristano e Sud Sardegna, insieme alle direttrici dello scavo, le Dott.sse Gianfranca Salis e Chiara Pilo, entrambe funzionare archeologhe nel medesimo ufficio, e Samuele Antonio Gaviano, Sindaco di Serri.

Altra novità di questo scavo archeologico è che il cantiere archeologico è aperto al pubblico: curiosi, turisti e comunità locale potranno vedere gli archeologi al lavoro.

Dichiarazioni del sindaco di Serri, Samuele Antonio Gaviano: "Continua l’attività di indagine nel Santuario nuragico di Santa Vittoria, e stavolta con un importante scavo curato direttamente dalla Soprintendenza in una delle sue aree più belle ed affascinati, il recinto delle feste. Siamo certi che anche questa campagna contribuirà a scrivere importanti pagine di storia del territorio e della Sardegna.

In questi anni l’Amministrazione comunale ha investito tante risorse per la salvaguardia, la promozione e lo studio di uno dei siti nuragici più importanti del Mediterraneo. Pubblicazioni, scavi, restauri, eventi, opere e infrastrutture per conoscere e far conoscere sempre di più il patrimonio del nostro territorio. E altre risorse importanti sono in arrivo per i prossimi mesi con il Piano Strategico: 250mila euro per nuovi stradelli, impianto di illuminazione e restauri, e 200mila euro per l’apertura del museo del territorio."

Comunicati e foto dal Comune di Serri, lievemente adattati.


grotta di Acquacadda Nuxis

Nuove ricerche e scavi dell’Università di Cagliari nella grotta di Acquacadda a Nuxis

Nuove ricerche e scavi dell’Università di Cagliari nella grotta di Acquacadda a Nuxis

grotta di Acquacadda NuxisIl 2 settembre a Nuxis, presso la grotta di Acquacadda prenderà avvio la prima campagna di scavo archeologico diretta dal Professor Riccardo Cicilloni, Docente e Ricercatore di Preistoria e Protostoria presso il Dipartimento di Lettere, Lingue e Beni Culturali dell’Università degli Studi di Cagliari in collaborazione con la Prof.ssa Elisabetta Marini del Dipartimento di Scienze della Vita e dell’Ambiente. Lo scavo si svolgerà per tutto il mese di settembre.

Le attività di scavo e ricerca sono stare rese possibili grazie alla concessione di scavo da parte del MIBAC - Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e si svolgeranno con il contributo della Regione Autonoma della Sardegna, del Parco Geominerario Storico Ambientale della Sardegna e del Comune di Nuxis, con il supporto tecnico dell’Associazione Speleo Club Nuxis, che gestisce l’area, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Cagliari e per le Province di Oristano e Sud Sardegna.

grotta di Acquacadda NuxisL’importante sito preistorico della grotta di Acquacadda (o Grotta de Su Montixeddu), frequentato a scopo funerario almeno dall’età del Rame, è già noto in letteratura in quanto negli anni ’60 del secolo scorso fu oggetto di un primo saggio di uno scavo, ancora praticamente inedito, condotto dalla compianta Prof.ssa Maria Luisa Ferrarese Ceruti, afferente allora all’Università di Cagliari.

Da queste indagini si ricavò una delle prime datazioni radiocarboniche dell’archeologia sarda, che ha fatto sì che la grotta di Acquacadda sia stata citata in numerose pubblicazioni a carattere nazionale ed internazionale.

grotta di Acquacadda NuxisLa ricerca ricade nell’ambito di un progetto più ampio, portato avanti dalla Cattedra di Preistoria e Protostoria dell’Università di Cagliari, mirante all’investigazione delle fasi preistoriche antecedenti alla nascita della civiltà nuragica, con particolare riferimento alle attività di estrazione dei metalli ed alle attività metallurgiche che le popolazioni dell’età del Rame e poi del Bronzo effettuarono a partire dall’inizio del III millennio a.C. L’obiettivo principale delle indagini di scavo sarà quello di indagare il passaggio dalla cultura di Monte Claro (età del Rame) a quella di Bonnanaro (prima età del Bronzo), e capire quale ruolo quest’ultima abbia nella formazione della successiva civiltà nuragica.

La possibilità di riprendere le indagini archeologiche nella Grotta di Acquacadda ha da subito entusiasmato me ed il mio team di collaboratori. L’unione di intenti tra noi, l’amministrazione e lo Speleo Club è stata da subito importante per impostare un lavoro scientifico all’avanguardia e soprattutto duraturo” afferma Riccardo Cicilloni, direttore scientifico dello scavo.

Alla ricerca archeologica sul campo si alterneranno una serie di attività di tipo divulgativo, a cui prenderanno parte studiosi provenienti da più parti d’Europa, tra cui: Annaluisa Pedrotti dell’Università di Trento (31 agosto), di Fernando Molina Gonzalez, Juan Antonio Cámara Serrano e Liliana Spanedda dell’Universidad de Granada (4 settembre), di Valentina Matta dell’Università di Aarhus in Danimarca (11 settembre), di Sabrina Cisci, funzionaria archeologa della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Cagliari e per le Province di Sud Sardegna e Oristano (17 settembre).

La giornata del 31 testimonia un passaggio molto importante nel progetto di valorizzazione delle risorse del territorio in cui l'Amministrazione Comunale ripone molta fiducia. Un percorso ancora lungo, nel quale crediamo e che abbiamo fortemente voluto, convinti possa aggiungere un tassello importante per lo sviluppo futuro delle nostre comunità” afferma Piero Andrea Deias, sindaco di Nuxis, “nutriamo molta fiducia e speranza nei risultati dello scavo, che sarà egregiamente coordinata e condotta dal Prof. Riccardo Cicilloni e dai suoi validissimi collaboratori e studenti, con l'indispensabile supporto logistico dello Speleo Club Nuxis”. “Chiedo ai cittadini e a tutte le Associazioni del nostro paese, in tanti lo hanno già fatto, di condividere, appoggiare e sostenere questo progetto, soprattutto in questa importantissima fase, che vorremmo diventasse, attraverso varie iniziative, un importante esperimento socioculturale per la comunità intera. Sono certo che saremo all'altezza” prosegue il primo cittadino di Nuxis. “Persone da più parti della Sardegna ma anche provenienti dal di fuori dell’isola risiederanno nella nostra comunità per un mese, e per noi anche questo aspetto sarà di fondamentale importanza”.

Alle attività in programma prenderà, infatti, parte un team di circa 30 studenti provenienti da diversi atenei europei e internazionali, oltre quello cagliaritano, le università di Bologna, Granada, Barcellona e Melbourne, coordinati sul campo dagli archeologi Marco Cabras e Federico Porcedda.

Tutto il progetto sarà caratterizzato dalla collaborazione interdisciplinare tra i dipartimenti di Lettere, Lingue e Beni Culturali e quello di Scienze della Vita e dell’Ambiente dell’Università degli Studi di Cagliari, ma non solo. Sono in progetto una serie di analisi archeometriche finalizzate alla ricostruzione della vita delle comunità del tempo. L’obiettivo è quello di ricavare dati sul DNA e sulla dieta delle popolazioni dell’età del Rame sardo, sulle cause di morte degli individui sepolti nella grotta di Acquacadda. Tramite le analisi polliniche si proverà inoltre a ricostruire l’ambiente antico di questa zona del Sulcis. Sui reperti che verranno rinvenuti saranno immediatamente portate avanti una serie di attività laboratoriali: catalogazione, studio dei reperti ceramici, malacologici e metallici, ma anche dei resti osteologici.

Grande importanza verrà data alla comunicazione. Alle attività di studio e ricerca infatti ne saranno affiancate altre finalizzate alla divulgazione dei risultati e ad una maggiore conoscenza del dato scientifico attraverso una serie di iniziative online e offline: social network, scavo aperto al pubblico, seminari e attività con la comunità locale.

Tutto ciò rientra nella cosiddetta “Terza Missione” dell’Università di Cagliari, la quale si pone come obiettivi quelli di favorire l'applicazione diretta, la valorizzazione e l'impiego della conoscenza per contribuire allo sviluppo sociale, culturale ed economico della società.

Per Roberto Curreli, presidente dell’Associazione Speleo Club Nuxis “lo scavo presso la grotta di Acquacadda consiste un quid in più nell’offerta di conoscenza che offre, già da anni, l’ex sito minerario di Sa Marchesa: un polo culturale che man mano si va perfezionando nella divulgazione degli aspetti geologici, speleologici e archeologici di quest’area del Sulcis”.

Conferenza stampa ed inaugurazione delle attività

31 AGOSTO DALLE ORE 10:30

presso sito geo speleo archeologico «Sa Marchesa»

Ex miniera Sa Marchesa – Acquacadda – Nuxis (SU) – incrocio: S.P. 78 km 0,2/S.S. 293 km 50,4

Plus code: 5QJ2+3F Acquacadda, Nuxis CI

Interventi:

Saluti delle autorità regionali e provinciali;

Piero Andrea Deias, Sindaco di Nuxis;

Tarcisio Agus, Presidente del Parco Geominerario Storico Ambientale della Sardegna;

Sabrina Cisci, Funzionario archeologo, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Cagliari e per le Province di Sud Sardegna e Oristano;

Riccardo Cicilloni, Università di Cagliari, direttore scientifico dello scavo archeologico presso la Grotta di Acquacadda;

Elisabetta Marini, Università di Cagliari, Dipartimento di Scienze della Vita e dell’Ambiente;

Salvatore Buschettu, Presidente Federazione Speleologica Sarda;

Roberto Curreli, Presidente Associazione Speleo-Club Nuxis;

Marco Cabras, archeologo;

Federico Porcedda, archeologo.

DALLE ORE 18:00

Conferenza a tema archeologico

Annaluisa Pedrotti (Professore associato - Università degli Studi di Trento), Ötzi, l’uomo venuto dai ghiacci: le novità della ricerca scientifica.

La conferenza costituisce il primo evento del Ciclo di Conferenze «Incontri di archeologia alla Grotta di Acquacadda. Cinquant’anni di ricerche nel Sulcis-Iglesiente» organizzato dall’associazione speleo club Nuxis.

A seguire intervento dal titolo: Archeologia e viticoltura, a cura dell’Associazione Italiana Sommelier. Per finire degustazione di vini della Cantina di Santadi e dell’Agricola Punica.

Previsto intrattenimento per bambini nel giardino del sito di Sa Marchesa.


Sardinia Archeo Festival

Sardinia Archeo Festival. Al via la seconda giornata

Sardinia Archeo FestivalSabato 20 luglio il programma del Sardinia Archeo Festival - Rotte e Approdi, organizzato dall’associazione Itzokor, sarà dedicato nella prima parte agli scambi commerciali e culturali e alle rotte che li hanno permessi.

Aprirà la giornata Massimo Cultraro, docente di Preistoria e Protostoria presso l’Università degli Studi di Palermo parlando di “mare inquieto”, in riferimento al Mediterraneo centro-occidentale, che alla fine del II millennio a. C. diventa luogo di intense dinamiche di scambio e/o scontro fino a mettere in crisi i grandi imperi transnazionali, l’Egitto, il regno Ittita, il mondo miceneo, ecc.. Chiuderà il suo intervento con una riflessione sul fatto che l’archeologia, attraverso la nuova “Archeologia delle Migrazioni” possa offrire strumenti di lettura della realtà contemporanea.

Seguirà Carlo Tronchetti, già funzionario archeologo e Direttore del Museo Archeologico Nazionale di Cagliari, che parlerà di “Mediterraneo come elemento fisico che unisce e divide, soprattutto come elemento culturale che riunisce e mescola tutte le componenti che vi si affacciano, facendo nascere nuove culture che continuano ad intrecciarsi in un processo che non ha fine”.

Dopo tanto navigare per mare, si arriva ad un approdo, quello offerto dal nuraghe Sirai di Carbonia, laddove gli scavi archeologici stanno mettendo in luce un intenso rapporto di incontri tra genti di tradizione nuragica e genti provenienti da fuori. Sarà Carla Perra, Direttore Scientifico degli scavi al complesso del nuraghe Sirai, a illustrare i risultati delle ricerche. Altro approdo Broglio di Trebisacce in Calabria, luogo di incontro tra le genti del luogo, gli Enotri, e i gruppi umani provenienti dalla Grecia (Micenei prima, Achei poi), soggetto del filmato Eravamo Gente Felice. Enotri di Flaviano Pizzardi, realizzato dal Comune di Trebisacce. Se ne parlerà con l’archeologo Alessandro Vanzetti in collegamento Skype.

Con le archeologhe e animatrici museali Giulia Balzano e Cristina Ciccone si andrà in viaggio lungo le rotte dell’ossidiana del Monte Arci, i cui percorsi antichi si intrecciano con le dinamiche moderne connesse alla gestione del Museo dell’Ossidiana di Pau in un’ottica di promozione del territorio e di stimolo culturale. Si andrà alla riscoperta dei percorsi dell’acqua e della sua distribuzione nelle tradizioni mediterranee nelle città e nei campi in epoca medievale con l’architetto Marco Cadinu, docente di Storia dell’Architettura e Storia della Città Medievale all’Università degli Studi di Cagliari, mentre con Angela Simula, archeologa con la passione per gli archivi, si ricostruiranno le vicende di un naufragio avvenuto a Porto Conte nel 1606, dai retroscena legati alla nascita di un’economia preindustriale del Granducato di Toscana, la produzione della seta.

Un altro filone del Festival si ripropone di indagare la concezione mentale di isole e isolamento. Su questo argomento le relazioni di Stefano Tedde, archivista che ha lavorato presso l’archivio della colonia penale di Tramariglio e dell’Asinara, che riferirà della Sardegna vista come “isolapenitenziario”, mentre il contributo del docente di Storia Moderna Giampaolo Salice verterà sullo scardinamento degli stereotipi letterari relativi ad alcune isole del Mediterraneo.

A termine serata l’intervento della giornalista e scrittrice Elena Stancanelli, che presenterà il suo libro Venne alla spiaggia un assassino, dove racconta la sua esperienza sulle navi ONG. Si chiude con la proiezione del documentario Funtaneris di Massimo Gasole, con Marco Cadinu, dedicato alle fontane e al loro ruolo centrale nelle comunità sarde del passato.
Al serale musica con Gianfranco Maxia, Max Messesi e Matteo Pisanu, mentre Francesca Mulas e Giulia Balzano con il dialogo Diversamente archeologhe: sguardi sulla società contemporanea. Sardinia Archeo Festival è organizzato dall’associazione Itzokor in collaborazione di Radio Brada, grazie al contributo della Fondazione di Sardegna. Partecipano al Festival in qualità di patrocinatori diversi enti pubblici e diversi media partner.

Sardinia Archeo Festival

Nasce dalla volontà di creare uno spazio fisico e mentale destinato al ragionamento, allo scambio e all’incontro intorno ai macrotemi dell’archeologia e del Mediterraneo: sarà un’occasione per cercare di capire come questa grande distesa d’acqua sia stata e sia tuttora teatro di tante vite in movimento e di tanti approdi.

Rotte e Approdi è, appunto, il titolo di questa prima edizione: il racconto delle due grandi anime di questo mare, quella dinamica, degli spostamenti, dei popoli in cammino, e quella statica, di chi decide di stare (in un posto o in un altro), facendosi tramite di conoscenze, tecnologie, saper fare, tradizioni, culture.

Sardinia Archeo Festival sarà una riflessione collettiva sul significato di patrimonio culturale, un’opportunità per conoscere progetti di salvaguardia culturale in paesi non pacificati o in stato di difficoltà economica e di instabilità politica, uno strumento per indagare incontri e scambi avvenuti sulle rotte del Mediterraneo nel corso della storia, ma anche importante occasione per volgere lo sguardo all’attualità di quel mare e ai problemi sociali ed etici che essa pone.

Attraverso conferenze, presentazioni di libri, proiezioni di docu-film, musica si svolgerà il filo delle rotte mediterranee, antiche e moderne.

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Consulta il programma: https://www.sardiniarcheofestival.it/


Sardinia Archeo Festival

Cagliari: al via la prima edizione del Sardinia Archeo Festival

Dal 19 al 21 luglio, Cagliari ospiterà la prima edizione del Sardinia Archeo Festival, promosso dall’Associazione Culturale Itzokor, da anni impegnata nell’ambito della divulgazione culturale e realizzato grazie al contributo della Fondazione Banco di Sardegna; tra gli appuntamenti più noti, impossibile non citare gli Aperitivi Culturali, una serie di piccoli convegni a cadenza settimanale che dal 2007 animano la vita culturale cittadina.

Il festival si aprirà il 19 luglio con l’introduzione del concetto di Patrimonio Culturale e della sua percezione, soprattutto tra i non addetti ai lavori, e di come lo stesso possa e debba diventare un ponte per la costruzione di relazioni con le comunità di riferimento. Da queste connessioni, infatti, dipendono anche i concetti di tutela, valorizzazione e salvaguardia del Patrimonio Culturale: quando un Bene Culturale non viene percepito come rilevante per una comunità, la sua valorizzazione, tutela e salvaguardia, oltre ad avvenire ‘a senso unico’, possono diventare anche oggetto di propaganda elettorale, che difficilmente porterà dei benefici reali non solo al Bene in sé, ma anche, e soprattutto, alla comunità di riferimento.

Sardinia Archeo Festival

L’intenso e vivace programma, proposto per le tre giornate, vede alternarsi conferenze, presentazioni di libri, proiezioni di docu-film e musica, cercando di svolgere il filo delle rotte mediterranee, antiche e moderne. In questo contesto, l’archeologia non sarà intesa solamente come disciplina in sé, che accomuna non solo i membri dell’associazione Itzokor e molti dei protagonisti dell’evento, ma soprattutto come metodo di indagine: i vari interventi e le tematiche proposte sono stati pensati ed organizzati come i diversi livelli di un’indagine archeologica (unità stratigrafiche), che restituiscono non solo un quadro preciso di ciascun livello, ma soprattutto un quadro d’insieme del tema indagato. Tema che, per questa prima edizione, sarà interamente dedicato al Mediterraneo ed alle civiltà che, ancora oggi, vi si affacciano e lo attraversano, ragionando in termini di ‘Rotte e Approdi.

Sardinia Archeo Festival sarà una riflessione collettiva sul significato di patrimonio culturale, un’opportunità per conoscere progetti di salvaguardia culturale in paesi non pacificati o in stato di difficoltà economica e instabilità politica; uno strumento per indagare incontri e scambi avvenuti sulle rotte del Mediterraneo nel corso della storia, ma anche importante occasione per volgere lo sguardo all’attualità di quel mare e ai problemi sociali ed etici che essa pone. Per questo, tra i vari appuntamenti della prima giornata, abbiamo scelto la proiezione del film Living amid the ruins, prodotto da The British Institute at Ankara (BIAA) per la regia di Işılay Gürsu, che esplora l’antica regione della Pisidia, nella Turchia sud-occidentale, per cercare di capire che rapporto abbiano comunità e beni culturali.

Il film è parte del progetto di ricerca del BIAA riguardo al Cultural Heritage Management (CHM), e adotta un approccio innovativo all’utilizzo del patrimonio archeologico in Turchia. Uno dei punti focali del progetto CHM è sempre stato quello di capire cosa significano i siti archeologici per le comunità locali che vivono nei dintorni e i modi in cui questa relazione può essere migliorata. Concentrandosi sulla Pisidia, dove si sta svolgendo l’attuale progetto di gestione del patrimonio culturale della BIAA, la ricerca proposta è tripartita: indagare sul rapporto che le persone che vivono nei siti archeologici hanno con questi luoghi, costruire la capacità creando benefici sociali ed economici e una crescita sostenibile per e in dialogo con le comunità rurali locali, intensificare il rapporto tra il sito archeologico e le comunità locali nelle loro vicinanze, in modo da garantire un futuro migliore per il patrimonio culturale stesso. Il tutto attraverso un nuovo percorso di trekking a lunga distanza, il Pisidia Heritage Trail. Lungo 350 chilometri, collega i siti archeologici indagati, per circa 30 anni, dagli archeologi affiliati alla BIAA, il prof. Stephen Mitchell e la dott.ssa Lutgarde Vandeput.

https://www.facebook.com/ClassiCult/posts/2298282040292718?__xts__%5B0%5D=68.ARDdZKn5Gf4Ha9kjC-a3P5t2btC10GcKgOW6p3pAwGraA3_973P7lhcMJS4nXgdoiHhoXTOVZswW6gPtF0lk6BR7Ogf8KGuqJW5RaGFV_kSicSVwAIDbIGpQc1SV1IdXueItV_BShHUpYHXtFjmnWvvx8i4VdfERVHb-coZlwOyhjW0oXIhK_LL8Azy1vjw1h8WZqIqRxWL5A1ER49ig1-gwbRNC5ImGXSsPVZhShBhqBVaYprBcFTVkarMlx_lmdDj4YGZQ8HgQkztOGpaJVdBNW4VNzahORxgZ5NHiUklFv0TYmSZSnGzbhu9f2ONNY8dn1XguaFOW7MZoqyZJOw-MQw&__tn__=-R

L’essenza di questo progetto ci sembra rappresentare perfettamente l’idea alla base del Sardinia Archeo Festival e degli eventi creati dall’associazione Itzokor, come spiegato anche dalla dott.ssa Alice Nozza (Itzokor). “Il festival vuole essere una sorta di cittadella nella quale avverrà uno scambio di esperienze e di saperi, e soprattutto sarà in relazione con la comunità locale, perché la partecipazione è aperta a tutti.” Oltre agli spazi di riflessione, caratterizzati dai diversi interventi che si susseguiranno nell’arco delle tre giornate, saranno presenti uno spazio libreria, curato da Itzokor e dalla libreria Miele Amaro, ed uno spazio dedicato alla musica, curato da Pitano Perra, che col suo laboratorio “Vibrazioni del Passato” si occupa da quasi trent’anni della ricostruzione di strumenti musicali scomparsi, attraverso un lavoro di ricerca delle fonti archeologiche, iconografiche e letterarie, ma soprattutto attraverso l’esperienza acquisita sul campo dallo stesso Perra. Sarà presente, inoltre, una postazione dedicata a Radio Brada, media partner dell’evento, che seguirà gli interventi in diretta e si occuperà di mettere a disposizione, online, i podcast degli stessi, mentre gli appuntamenti musicali delle tre serate saranno curati da Gerardo Ferrara, giornalista e creatore del ‘cantiere aperto e libertario’ Buon compleanno Faber.

https://www.facebook.com/ClassiCult/posts/2298041010316821?__xts__%5B0%5D=68.ARAUuDc_4wgaX6kodzn3ZRjrG18gge4bO06GobscUlMKo2zHk24U8o19Z-86b-mi0AEVuyfV1vLcHNMs1rC0cvJs4BW-C8Ma1iM8BNbUbQUuWG2B4gaPlfndoaCzJXDGXpR2nS0CUL6dZr-6-sKJqT0UelVcd7IctTw-akbzpM8r9UEvcl3oDMHBFj-XxQM-A-ShSGuDLY29HhLkJBV_Y2AYr-Aic1tQdpJXJ56-J4fvrpfJ2DiMD2n3Rh19qirbCl8b58oZmCXzcDaWAT3P7YKsp5otx_QLQ1YO2jOofYUM9xDC31yQnWA0G1xRfJjCm214JahdiphhH_q4BawxKlMRAPtOsh2f8klYlp3zaoUYgjx6cvlsKUqVCjjAOmJixUx9tuJQMG8xFJvfk3_NlsK8LxN-w8fdba1LC1ROeFVDKpso0BwC229HOyE27kZR6jpionFaGjNyyokNaGdJY8Bfk7enlgbJtaTxIGxkCoADKEuSw4e6LhoUxzpyuoBSE1XP2TXo_Til2GN7FHCIv9qzB_9qx06nzqGX5ZPpsA&__tn__=-R

Per restare aggiornati sugli appuntamenti del Festival, seguite la pagina Facebook dedicata e l’hashtag #SardiniaArcheoFestival: scoprirete un microcosmo con vari livelli di lettura, le cui trame vi porteranno ad esplorare le diverse sfumature di un mondo che -oggi più che mai- necessita di essere raccontato, con tutti i suoi strati, le sue rotte ed i suoi approdi.

https://www.facebook.com/ClassiCult/posts/2299971616790427?__xts__%5B0%5D=68.ARBtMZmNdNaykKx316iUeuLIpqkHNpKgi71dqOTPQoZmVPO-5c2gTmsZFuq2S9X-kCkgLptgbfLuJnc6egH7MItSGpCvQySJc-MslkJ0HINipCWth_H2uQpu8Tyzj1-5TJ4x_qkk4Pi_GMlTuS5GN9Ha7S6ltMLa6XwhRCZ-iGlVJ39MqpCdMxXu6cqqNJLqhdwhlgU7HTLLS6SobnQwcFjE0mbllbCQsZcNJGkGhWS6EPw94vGwC44PTw8SDj4WTRXLjIfVZnZ-2TYoYVBgmZL9yPXhtqjTYz-BB6biXoV-Ubtw3kCmX6nGCw8CBNdSzrk6XWzYegcBL7wXcZYO0woCb1l3nT452Ibhlmny83C7gIJVlETu9Y_GFApkpvtmssEklRdjM2MJwQLTdEIjF6yUlgCrBOKW0FGfus9G3DehB2lY0ms5ushJEL4ho3GBuiF4VXdHVAgicV3rSnU1&__tn__=-R

È possibile consultare il programma della manifestazione dal sito ufficiale.

Sardinia Archeo Festival

 

 

 

 

 

 


L’istantaneo e impulsivo rituale di Simone Mussat Sartor

Simone Mussat Sartor ci accompagna all’interno dei suoi tre progetti esposti dalla galleria Alberto Peola (Torino) al The Phair di Torino: Ss129, Cloud (2018) e Gambe (2011-in corso). I tre lavori riverberano in pieno lo spirito del fotografo che lui stesso pone tra virgolette. Lo strumento utilizzato è sempre un iPhone, che, di fatto, a centottant’anni dalla nascita della fotografia (complici in positivo anche le Polaroid) è ormai diventato il simbolo della fotografia istantanea e ‘a portata di tutti’.

La sua arte è istintiva, impulsiva, con scatti spesso in movimento. Le sequenze riprodotte si agganciano ad altre sequenze con ciclicità e continuità, il cui atto ripetuto per l’artista torinese classe 1972 porta a contrassegnare la fotografia come un rituale.

Fotografo solo con il telefono. Non sono un fotografo, non saprei neanche usarla una macchina fotografica; utilizzo uno strumento che ormai è fotografico a tutti gli effetti, con un’inquadratura più o meno simile perché non mi interessa l’ossessione del cavalletto.

Nel progetto Same Place Project (lo stesso luogo, nel quale confluiscono Ss129 e Cloud) utilizzo la fotografia come mezzo per comunicare un concetto, un mio punto di vista, ovvero quello di rimanere sullo stesso posto, che può essere una stessa piazza, una stessa strada o una stessa città e, attraverso lo strumento fotografico, mostrare come passa il tempo, come cambiano le situazioni e quello che succede: non sono io a muovermi ma ciò che sta attorno”.

Simone Mussat Sartor Same Place Project
Simone Mussat Sartor. Cloud (2018). Same Place Project. 25 fotografie, cm 108x133

 

 

Ss129: 90 cancelli in ripresi frontalmente dalla stessa statale, dietro ai quali si aprono strade sterrate, uniti in una ripetitività sempre diversa che permette di cogliere dettagli altrimenti non percepibili.

Ss129 è una statale sarda che unisce Nuoro a Oristano, nella quale io ho fotografato un centinaio di cancelli che hanno come sfondo il mare, le montagne, il cielo e svariati paesaggi perché mi interessa mostrare un aspetto non sempre così evidente; quello, ad esempio, di una strada statale lungo la quale lo sguardo di chi guida solitamente non percepisce un paesaggio differente”.

Simone Mussat Sartor Same Place Project
Simone Mussat Sartor. Cloud (2018). Same Place Project. 25 fotografie, cm 108x133

Cloud: Copenaghen, Louisiana Museum of Modern Art. L’opera è una “nuvola” nera di microfoni, riprodotta in 25 scatti fotografici, attorno alla quale si muovono solo i passi dei visitatori accompagnati dal variare della luce.

L’opera è di un’artista indiana; questo ammasso di microfoni l’ho trovato molto interessante come figura e mi sono fermato due ore a fare una serie di fotografie, come molte volte mi capita.

In questo caso l’opera, stando immobile, interagisce sia con il tempo ma anche con lo spazio e con le persone che si muovono attorno ad essa”.

Simone Mussat Sartor Same Place Project
Simone Mussat Sartor. Gambe (2011-on going). Fotografia, cm 26,5x26,5

Gambe: un’enciclopedia tutt’ora in continuo aggiornamento di gambe di donne in movimento riprese quasi sempre nell’atto di allungare il passo. Ritagli affiancati in formato quadrato che generano un senso di movimento e istantaneità a chi li osserva; quasi un’opera futurista. Dalla piccola cittadina Torinese al mondo intero.

Gambe è progetto iniziato per me da quando esiste l’iPhone, ovvero dal 2008. Ho iniziato come mi capita spesso per caso a fotografare gambe in giro per Torino, la città in cui vivo. Adesso ho 4000 scatti di archivio di gambe fotografate ovunque in ogni parte del mondo.

Trovo molto interessante l’aspetto ‘democratico’ delle gambe: non c’entra niente la bellezza tout court che noi conosciamo bene perché delle gambe che camminano sono sempre belle. Ed è questo il motore generatore che mi spinge a fare questa cosa, un po’ voyeuristica forse, ma alla fine il mio è un omaggio”.

Presso la Galleria Alberto Peola Arte Contemporanea (Via della Rocca 29, Torino – www.albertopeola.com) fino al 18 maggio è visitabile la mostra Memorie private di Simone Mussat Sartor, venti abbinamenti di tre istantanee che hanno come soggetti invariabili Zoe, Nina e Phoebe – 10, 17 e 7 anni, le figlie dell’autore. A cura di Marco Rainò.


Villa Giulia

Gli eventi al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia per Aprile e primi di Maggio

Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia

Scopri i prossimi eventi a Villa Giulia - Aprile e primi di Maggio 2019 


Piazzale di Villa Giulia 9, Roma
Apertura: dal martedì alla domenica Orari: 9-20 (ultimo ingresso ore 19)
mn-etru.comunicazione@beniculturali.it
Telefono: 063219698 


Anche durante le festività ETRU vi aspetta per scoprire i colori della Primavere a Villa Giulia. SEMPRE APERTI PER VOI, dalle 9 alle 20.


PRESENTAZIONE LIBRI

DIALOGHI DI ARCHEOLOGIA - 6° INCONTRO

Mercoledì 17 aprile 2019 ore 17.00
Sala della Fortuna

Per parlare dell’affascinante figura di Heinrich Schliemann che nel 1858 compie il suo primo viaggio in Italia da turista e uomo di affari. Quale è stato il rapporto tra lo studioso tedesco e l’Italia? Quali i suoi contatti con gli ambienti accademici nazionali, ma anche con personalità del mondo della politica e della cultura?
Di questo e di molto altro si discuterà con Massimo Cultraro (Primo Ricercatore CNR-IBAM), con noi per presentare il suo nuovo libro: “L’ultimo sogno dello scopritore di Troia. Heinrich Schliemann e il suo viaggio in Italia”. Ingresso in Sala della Fortuna libero e consentito fino ad esaurimento posti

CONFERENZA

"LE NOZZE, UNIONE DEL DIRITTO UMANO E DIVINO" (Modestino, Digesto 23,2,1)

Giovedì 18 aprile 2019 alle ore 17.00
Sala della Fortuna

In occasione della mostra “MÆTERNITÀ. Maternità e allattamento nell’Italia antica”, visitabile dal 23 marzo al 2 giugno nella Sala di Venere del Museo, ospitiamo la conferenza del prof. Arduino Maiuri dal titolo “Le nozze, unione del diritto umano e divino”.
A seguire visita guidata alla mostra con una delle curatrici.

Ingresso in Sala della fortuna è libero e consentito fino ad esaurimento posti.


LABORATORI DIDATTICI

ANIMALI DOMESTICI, BELVE E CREATURE ESOTICHE DEL MONDO ETRUSCO

Sabato 20 aprile 2019 ore 16.00
Sale espositive del Museo  

Quanti animali sai riconoscere?
Sabato 20 aprile alle 16 aspettiamo tutti i bambini per un super laboratorio didattico. In compagnia dell'archeologo e dello zoologo esploriamo tutte le specie animali rappresentate sugli oggetti esposti al Museo. Un percorso guidato in un mondo affascinante che ci ispirerà per plasmare poi con l'argilla il nostro piccolo animale.
Prenotazione obbligatoria entro le ore 16.00 di venerdì 19 aprile

BIRDWATCHING A VILLA GIULIA

Sabato 27 aprile 2019 ore 16.00

Uno zoologo ci guiderà con l'uso del binocolo, al riconoscimento delle diverse specie di uccelli dipinte sui soffitti affrescati della villa del Papa e di quelle che vivono nei giardini del Museo.
Prenotazione obbligatoria entro le ore 16.00 di venerdì 26 aprile

Costo del singolo laboratorio: 6 euro a bambino; 4 euro a partire dal secondo figlio.
E' possibile richiedere, previa prenotazione, una visita guidata per gli accompagnatori nello stesso orario dei laboratori didattici (al costo di 6 euro).

Per info e prenotazioni: tel. 06 8803562 - 333.9533862. E-mail: arteingioco@libero.itarteingioco.eu@gmail.com


VISITA GUIDATA IN ESCLUSIVA PER GLI ABBONATI DEL MUSEO

MUSE, ARTI E VIRTÙ: LE FIGURE ALLEGORICHE DI VILLA GIULIA. NUOVE LETTURE E NUOVE INTERPRETAZIONI 

Venerdì 26 aprile 2019 ore 16.30

Visita guidata a cura di Francesca Montuori.
Un  viaggio attraverso gli splendidi affreschi del Piano Nobile di Villa Giulia in esclusiva per gli Abbonati del Museo. La visita ci condurrà attraverso la lettura degli affreschi nelle sale del piano nobile di Villa Giulia, rivisti alla luce di nuovi studi iconografici: tre sale distinte ma tematicamente legate fra loro in cui prendono forma la natura e gli dèi.

Per info e prenotazioni mn-etru.comunicazione@beniculturali.it 


Villa GiuliaVISITA GUIDATA IN ESCLUSIVA PER GLI ABBONATI DEL MUSEO

RITI DI INIZIAZIONE E CERIMONIE DI PASSAGGIO NEL MONDO ETRUSCO

Venerdì 3 maggio 2019 ore 16,30

Visita guidata a cura di Alessia Argento.
Presso gli Etruschi, i momenti di passaggio più significativi della vita privata e della collettività erano accompagnati da riti e cerimonie religiose. Attraverso un percorso tematico, tenteremo di comprendere il funzionamento del sistema religioso e ideologico antico, fornendo una lettura interpretativa di alcune delle opere esposte al Museo.

Per info e prenotazioni mn-etru.comunicazione@beniculturali.it


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QUESTA SETTIMANA L'OPERA DI #ETRUScopri"Bronzetto Nuragico di Vulci"

Per l'#Operadellasettimana il Direttore Valentino Nizzo presenta il bronzetto nuragico rinvenuto a Vulci nella Tomba dei Bronzetti Sardi presso la necropoli di Cavalupo. In questo video, oltre ad analizzare il contesto, si presentano le varie interpretazioni del bronzetto e i suoi rapporti con le statue monumentali rinvenute nel complesso di Mont'e Prama.


Casa del Cinema Roma VIsioni sarde del mondo

"Visioni sarde nel mondo" alla Casa del Cinema di Roma

Visioni sarde nel mondo: alla Casa del Cinema la rassegna di cortometraggi per promuovere i giovani talenti sardi

Lunedì 15 aprile dalle ore 16 le proiezioni dei corti selezionati e, al termine, incontro pubblico con la premiazione del pubblico al miglior lavoro

Casa del Cinema Roma VIsioni sarde del mondoRoma, 12 aprile 2019 – Visioni sarde si propone di promuovere e valorizzare nel mondo il cinema sardo. Nata nel 2014, la rassegna è diventata sempre più importante mantenendo la sua duplice vocazione: vetrina per il cinema di qualità prodotto in Sardegna, scoperta e valorizzazione dei giovani talenti sardi, a cui offre l’occasione di raggiungere il più vasto pubblico nazionale e anche internazionale.

Il progetto Visioni sarde nel mondo si propone infatti di diffonderne le opere in più continenti attraverso la rete dei Circoli sardi, degli Istituti Italiani di Cultura, dei Comites e della Società Dante Alighieri grazie ai contribuiti della Regione Autonoma della Sardegna - Assessorato del Lavoro. Quest’anno i compiti organizzativi sono stati affidati al Circolo Su Nuraghe di Alessandria che porterà nel corso della giornata di programmazione di lunedì 15 alla Casa del Cinema i seguenti titoli selezionati per l’estero: Dans l’attente di Chiara Porcheddu, Eccomi (Flamingos) di Sergio Falchi, Il nostro concerto di Francesco Piras, La notte di Cesare di Sergio Scavio, Sonus di Andrea Mura, Spiritosanto - Holy Spirit di Michele Marchi, The Wash - La lavatrice di Tomaso Mannoni, Warlords di Francesco Pirisi. Tutti i film sono sottotitolati in inglese.

PROGRAMMA

 

ore 16.00 Dans l’attente di Chiara Porcheddu (2018, 3’)

Da diversi anni l’Italia è terra di sbarco per migliaia di persone in fuga dall’Africa a causa di guerre, povertà, fame. Il corto, di forma documentaristica, racconta l’attesa di alcuni giovani migranti che hanno appena attraversato il Mediterraneo e aspettano il loro domani.

Eccomi (Flamingos) di Sergio Falchi (2017, 10’)

Un pescatore vecchio e burbero scova una ragazzina migrante nascosta nel suo capanno da pesca. Dopo un momento di paura, i pregiudizi e l’indifferenza saranno superati, il vecchio soccorrerà la ragazzina e pian piano entrambi riusciranno a comunicare.

Il nostro concerto di Francesco Piras (2018, 15’)

Antonio è un anziano ed eccentrico pensionato che vive solo in un appartamento nel centro storico di Cagliari. Trascorre il suo tempo connesso alle chat-room musicali di Superstar, dove si esibisce cantando i classici della canzone italiana. In una di queste chat-room incontra Karen, una bravissima pianista tedesca, e tra i due nasce una singolare amicizia fatta di musica e piccoli momenti di quotidianità.

La notte di Cesare di Sergio Scavio (2018, 19’)

Cesare è un uomo anziano e solitario. Una sera la sua vicina di casa gli chiede di badare a suo figlio Kadim per la notte. Cesare accetta. Fra il vecchio e il bambino si crea un rapporto che travalica l’età e le differenze culturali.

Sonus di Andrea Mura (2019, 3’)

Raccogliendo i suoni primordiali della natura e quelli creati dall’uomo, un fonico-musicista compie un viaggio onirico di ricerca in una Sardegna sospesa nel tempo.

Spiritosanto - Holy Spirit di Michele Marchi (2018, 19’)

Giovanni è un adolescente borderline che vive affidato ai servizi sociali in un paesino del nord Italia. Quando manifesta il desiderio di fare la cresima i suoi tutori sono contenti, ma ben presto scoprono che il ragazzo sta usando il sacramento soltanto per tentare di risolvere i suoi problemi giudiziari.

The Wash - La lavatrice di Tommaso Mannoni (2018, 21’)

Capo Teulada. Una donna raccoglie i panni lavati, stende su una terrazza. Alcuni militari ritirano le divise lavate e stirate. A Capo Teulada c’è un poligono militare. Esercitazioni che fanno tremare la città e inquinano. Militari silenziosi vivono questa terra come un campo di battaglia. Un avvocato aiuta M. a intraprendere un percorso legale che si inserirà in un più ampio lavoro di ricerca della verità sulla causa dei decessi per tumore riconducibili alle esercitazioni militari.

Warlords di Francesco Pirisi (2018, 5’)

Malik e Sultan sono due bambini, il primo dall’Africa sub-sahariana, il secondo dalla Siria. Entrambi affrontano la guerra che distrugge senza pietà i rispettivi paesi. Per cercare di sopravvivere il primo deve combattere in una milizia para-militare, il secondo deve fuggire dalle bombe.

A seguire incontro moderato da Antonio Maria Masia con Sergio FalchiTommaso MannoniMichele MarchiAndrea MuraFrancesco PirasFrancesco PirisiChiara Porcheddu

Nel corso dell’incontro avrà luogo la premiazione da parte del pubblico per il miglior cortometraggio.

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Le Civiltà e il Mediterraneo

Inaugurata lo scorso 14 febbraio, “Le Civiltà e il Mediterraneo” è una mostra che si divide tra il Museo Archeologico Nazionale di Cagliari ed il Palazzo di Città, della rete dei Musei Civici del capoluogo isolano.

L’ambizioso progetto, curato da Yuri Piotrovsky (Museo Statale Ermitage) e Manfred Nawroth (Pre and Early History-National Museum di Berlino) con la collaborazione di Carlo Lugliè (Università di Cagliari), e che vede esposti circa 550 oggetti di straordinaria bellezza provenienti dai diversi musei partner*, intende mostrare al visitatore le connessioni e le compenetrazioni tra le diverse civiltà che si sono incontrate, e scontrate, nel Mediterraneo, tra il Neolitico e l’azione uniformatrice dell’Impero Romano.

L’elemento fondante della struttura narrativa viene individuato nel viaggio, declinato nelle sue diverse sfaccettature: viaggio come spostamento, incontro, scambio, confronto. Nei bei testi di Michela Migaleddu traspare non solo la posizione privilegiata della Sardegna nell’ambito del Mediterraneo, che ne fa un punto d’osservazione ideale per gli scambi e le relative influenze in antico, ma anche la ricchezza culturale e tecnologica cui queste connessioni hanno portato, con l’auspicio che la diversità culturale torni ad essere considerata una ricchezza anche nel presente.

A completare il quadro un allestimento che, nel concept di Angelo Figus, interpreta il Mediterraneo come possibilità e come limite, come via e come argine, fluido e contenimento, in un percorso che si sviluppa in sale emozionali nelle quali segni e colori cambiano continuamente, ad indicare non solo il trascorrere del tempo (i colori richiamano quelli dell’alba, dell’imbrunire e del tramonto), ma anche il mutare del paesaggio, slegando la narrazione dalla rigidità di una sequenza cronologica, e creando così un concetto di tempo astratto, che è contemporaneamente passato, presente e futuro. A fare da cornice a questo viaggio senza tempo, le citazioni di versi di Saba e Kavafis, e la presenza, nelle sale del Palazzo di Città, di testi nei quali il Mediterraneo fa da sfondo a diverse storie.

In questo contesto, la Sardegna rappresenta un punto strategico di osservazione non solo per via di idee, tecnologie e culture di importazione, ma anche in quanto terra interessata in particolar modo dalle emigrazioni; per questo motivo, viene spontaneo chiedersi come sarebbe stata la mostra se ci si fosse interrogati anche sui miti relativi ad antiche e nuove migrazioni, analizzando in parallelo col presente l’attuale situazione per cui il Mediterraneo è stato spesso protagonista, di recente, della politica e della cronaca italiane. Alla domanda su come mai non si sia stato indagato anche questo aspetto, la risposta del curatore Nawroth è stata che le motivazioni che spingono, oggi, le persone ad attraversare il mare siano diverse da quelle che spingevano ad un viaggio del genere in antico e che, inoltre, un argomento così complesso avrebbe meritato un approfondimento che lo spazio di una mostra temporanea non poteva dedicargli, e che questo compito sarebbe spettato agli eventi collaterali alla mostra.

Tuttavia, sarebbe bello se in futuro anche le mostre organizzate dai e per i musei archeologici non indagassero solo il passato, ma si interrogassero sul rapporto tra il passato ed il presente, cercando di avvicinarsi il più possibile al quotidiano (ed al noto) dei pubblici che intendono servire. Perché la rilevanza del patrimonio viene percepita soprattutto quando rappresenta qualcosa che conosciamo, e quando riesce a stimolare in noi un’emozione, un legame con quell’oggetto apparentemente tanto distante, in questo caso, almeno nel tempo. Sarebbe bello vedere mostre di questo tipo decostruire i pregiudizi relativi alle migrazioni ed a tecniche o iconografie che oggi diamo per scontate e identifichiamo come ‘nostre’, ma che in realtà potremmo aver assimilato secoli fa, dopo un lungo viaggio che le ha portate fino a noi sotto chissà quale forma.

*National Museum of Pre- and Early History, Berlin; Museo Archeologico Nazionale di Cagliari; Museo Archeologico Nazionale di Napoli; Museo Archeologico Nazionale di Nuoro; Museum of Thessaloniki; The State Hermitage Museum of Saint Petersburg; Museo Nazionale Archeologico ed Etnografico di Sassari; Musée National du Bardo (Tunisi).


Le Civiltà e il Mediterraneo Museo Archeologico Nazionale di Cagliari Sardegna mostre

La mostra “Le Civiltà e il Mediterraneo” rimette al centro la Sardegna

Una spettacolare mostra per guardare dalla Sardegna alle Civiltà del Mediterraneo all’alba della Storia.
Intrecci, confronti, dialoghi dal bacino del 
Mare Nostrumalle montagne del Caucaso.
Oltre 550 opere da importanti Musei internazionali e dalle collezioni sarde, per connettere la cultura nuragica ai grandi processi di civilizzazione della protostoria.

Che cos’è il Mediterraneo?” si chiede lo storico Fernand Braudel, e risponde:
“Mille cose insieme. Non un paesaggio, ma innumerevoli paesaggi.
Non un mare, ma un susseguirsi di mari. Non una cultura ma una serie di culture accatastate le une sulle altre. Viaggiare nel Mediterraneo significa sprofondare nell’abisso dei secoli, perché è un crocevia antichissimo”.

 

DA DOVE SIAMO PARTITI

Due eventi in questo ultimo triennio hanno avvolto la Sardegna di una luce propria,
in un contesto culturale e di interesse turistico di grande rilievo.
Con la mostra del 2015 Eurasia – fino alle soglie della storia”, Cagliari ha avviato un’importante relazione con il Museo Statale Ermitage - i cui capolavori si sono incrociati con quelli sardi e di altre regioni italiane - aprendo il cammino ad un ragionamento sullo sviluppo delle civiltà in epoca preistorica nel contesto Euroasiatico, intravedendo legami e connessioni intraculturali e restituendo alla Sardegna un ruolo assolutamente centrale negli incroci di civiltà.

Quindi, con il convegno del 2017 “Le Civiltà e il Mediterraneo – grandi musei a confronto” promosso dall’Assessorato del Turismo della Regione Autonoma Sardegna, si sono gettate le basi di una riflessione internazionale di più vasta portata sul tema,che ha coinvolto studiosi ed esponenti di prestigiosi musei, strategici nella ricognizione delle civiltà del Mediterraneo in età preistorica e nella ridefinizione del ruolo dell’Isola e delle sue culture in questo contesto.

Una tematica sostanziale dal punto di vista culturale e turistico, che ha reso desiderabile lo sviluppo di nuove prospettive e che ha spinto l’Assessorato del Turismo Artigianato e Commercio a sottoscrivere insieme a Mibac, Polo Museale della Sardegna, al Comune di Cagliari e alla Fondazione di Sardegna, un protocollo di collaborazione culturale pluriennale con il grande Museo di San Pietroburgo, con il coinvolgimento di Ermitage Italia, per ampliare i fronti di ricerca e di studio, dando conto del ruolo e della storia sarda, quale occasione di promozione internazionale e di affermazione identitaria.

Si riconosce in tal modo una centralità della Sardegna come punto di osservazione verso l’esterno, per confermare non solo le sue radici profondamente mediterranee, ma quale avamposto delle connessioni tra le varie civiltà sviluppatesi nel Mediterraneo.

Con questa prospettiva e grazie agli studi qui effettuati, è nato dunque il progetto del grande evento espositivo Le Civiltà e il Mediterraneo” - dal 31 gennaio 2019 nelle sedi del Museo Archeologico Nazionale di Cagliari e di Palazzo di Città - che ha coinvolto importanti musei internazionali, mettendo in luce connessioni e differenze, in modo da restituire un’immagine della Sardegna fondante e attrattiva.

Sorta di continente in miniatura per diversificazione territoriale e climatica, come altre grandi isole, la Sardegna ha sviluppato specifiche forme di civiltà straordinarie e comunicanti, che in questa mostra si confrontano con le altre contestuali civiltà mediterranee e riconnettono i fili di antichi dialoghi.

Questa regione, che è sempre stata ritenuta isolata e lontana dai contatti più fecondi, si rivela invece punto di scambio materiale e culturale e centrale nel sistema delle relazioni geopolitiche, di cui la Sardegna torna protagonista e artefice al tempo stesso.

Le Civiltà e il Mediterraneo Museo Archeologico Nazionale di Cagliari Sardegna mostreDOVE SIAMO ARRIVATI. LA GRANDE MOSTRA DI GENNAIO 2019

Un complesso di oltre 550 reperti è dunque il fulcro del progetto espositivo “Le Civiltà e il Mediterraneo”, curato da Yuri Piotrovsky del Museo Statale Ermitage,Manfred Nawroth del Pre and Early History-National di Berlino, in collaborazione conCarlo Lugliè, docente all’Università di Cagliari e Roberto Concas, direttore del Museo Archeologico Nazionale di Cagliari. Il nucleo centrale dell’esposizione è dedicato all’archeologia preistorica sarda - circa 120 opere rappresentative dell’evoluzione delle culture dal Neolitico alla metà del primo millennio a.C. - mentre gli altri reperti,
sono chiamati a rappresentare diverse culture e aree del Mediterraneo e del Caucaso, nel medesimo arco temporale 
e provengono da grandi musei archeologici afferenti per geografia o collezioni: il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, il Museo del Bardo di Tunisi, il Museo Archeologico di Salonicco, il Museo di Berlino e ovviamente il Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo, a documentare come il bacino del Mediterraneo non sia stato un luogo chiuso ma contaminante e in continua evoluzione.

Un corpus espositivo di grande significato e fascino; un evento culturale internazionale unico e fondamentale per la valorizzazione della storia, della cultura e dell’arte della Sardegna, organizzato da Villaggio Globale International con un allestimento contemporaneo, scenografico e visionario firmato da Angelo Figus.

Un viaggio nel tempo, nello spazio, nella storia delle civiltà che si sono intessute in quel Mare Nostrum che appare matrice primigenia, luogo permeabile di culture, arti e saperi.

COSA CI ASPETTA. TEMI E TESTIMONIANZE.

Vasellame in terracotta, elementi in ceramica, armi e utensili, oggetti di culto e antichi idoli, monili e, soprattutto, straordinari oggetti in bronzo di diverse provenienze approderanno a Cagliari per ricordare le antiche rotte e ritrovare porti già conosciuti. Nell’età del bronzo s’intensificano i traffici e gli scambi che univano, in modo diretto o mediato, i centri minerari, in particolare dello stagno e del rame, ai centri di produzione, arrivando a coinvolgere gran parte del continente europeo e le regioni asiatiche e imponendo società via via più complesse e meglio organizzate.
Il rame grezzo era modellato in forme diverse a seconda dei periodi e delle cerchie artigianali.

I lingotti a pelle di bue (oxhide ingots), dalla caratteristica forma quadrangolare con apici sviluppati comodi per il trasporto sulle spalle o per lo stivaggio - cronologicamente inquadrati tra il XIV e il XI secolo a.C. - sono stati rinvenuti a Cipro, in Anatolia, nel mar Nero, a Creta, nell’Egeo, in Grecia, in Sicilia, in Sardegna, in Corsica e Francia meridionale, e in alcune regioni dell’entroterra europeo dislocate lungo il corso dei grandi fiumi che dovevano fungere da vie di penetrazione.

Il centro di irradiazione viene identificato nell’isola di Cipro, che possiede ricchissimi giacimenti di rame purissimo, ed è interessante notare l’altissima concentrazione di lingotti a pelle di bue di provenienza cipriota in una terra ricca di rame come la Sardegna già a partire dal Bronzo recente.

Questa diffusione, a cui si accompagna un massiccio apporto di tecniche metallurgiche di matrice cipriota, avvalora l’immagine di un mar Mediterraneo solcato da un complesso sistema di rotte che ne fanno un prezioso ed efficace apparato connettivo tra Occidente e Oriente, lungo il quale si spostano uomini, merci e idee.

Tra i protagonisti di questi movimenti, che si ascrivano a una prevalente componente medio-orientale (cipriota-levantina e poi fenicia), spiccano i Micenei, che nel lungo arco di tempo corrispondente al periodo della formazione dei regni palatini, dal loro sviluppo fino alla crisi che ne segna la ne nel XII secolo a.C., lasciano nel Mediterraneo i segni del loro passaggio alla ricerca prevalentemente di metallo e beni di lusso.
L’indicatore immediato di questi movimenti è la ceramica micenea, di argilla tornita e depurata, con decorazione dipinta a vernice brillante, che compare già dalle fasi più antiche (XVII-XV secolo a.C.) in Sicilia e in Italia, ma anche in Anatolia occidentale.Nella fase di maggior espansione della potenza micenea si assiste in Occidente alla produzione di una ceramica di imitazione che ha fatto ipotizzare l’esistenza di botteghe artigianali italo-micenee e di nuclei stanziali micenei.

In diversi siti, tra cui Antigori di Sarroch in Sardegna, artigiani micenei potrebbero essersi integrati nelle comunità protostoriche italiane già prima che il collasso dei regni aumentasse la propensione a migrare fuori dalla madrepatria.

Presso il nuraghe Antigori di Sarroch, oltre all’abbondante materiale proveniente dal Peloponneso, Creta e Cipro, è stata individuata anche una classe di ceramica di imitazione e di produzione locale. Alcune tipologie di vasi, come per esempio le anfore a staffa, sembrano indicare un collegamento con il sito di Cannatello in Sicilia(dove oltretutto è presente ceramica nuragica di importazione) e con gli empori dell’Africa settentrionale, quasi a segnare una rotta ideale che arriva in Sardegna toccando le sponde meridionali del Mediterraneo, alternativa rispetto a quella settentrionale che privilegia lo Ionio e l’Adriatico. Questa rotta sarà la stessa che alcuni secoli dopo seguiranno i prospectors fenici alla ricerca di giacimenti metalliferi verso la Spagna, rotta in cui la Sardegna avrà comunque un ruolo centrale.

 

Testo e immagini da Ufficio Stampa Villaggio Globale International