28 Maggio 2015

GLI ETRUSCHI E IL VINO A ROCCA DI FRASSINELLO
Vecchie e nuove ricerche nella necropoli di San Germano. Inaugurazione della mostra e dell’area archeologica della necropoli

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Sabato 30 maggio alle ore 11.00 si inaugurerà a Rocca Di Frassinello, Giuncarico – Comune di Gavorrano (GR), l’Area archeologica Rocca di Frassinello, relativa alla necropoli etrusca di San Germano, mentre gli spazi della cantina disegnata da Renzo Piano, ospiteranno una mostra esperienziale sui reperti archeologici della necropoli, da cui prende spunto una narrazione incentrata in particolare sull’uso del vino in età etrusca con l’allestimento dell’architetto Italo Rota, creatore del Padiglione del vino all’Expo. La mostra aperta ai visitatori consente l’esperienza di degustazione del vino come era in uso presso gli etruschi.

Il progetto è incentrato su una vera e propria riscoperta della necropoli etrusca di San Germano, una delle più importanti realtà archeologiche del comprensorio dell’antica città etrusca di Vetulonia e  nasce dalla collaborazione fra la Soprintendenza Archeologia della Toscana, l’insegnamento di Etruscologia e Antichità Italiche dell’Università degli Studi di Firenze e Paolo Panerai, proprietario della tenuta, che ormai da tempo ha fatto della Rocca di Frassinello un polo di aggregazione di arte e cultura sotto il segno del vino, il tutto con il patrocinio del Comune di Gavorrano.
La necropoli etrusca di San Germano, estesa su entrambi i versanti della valle del Sovata, importante via di collegamento nel territorio dell’antica città etrusca di Vetulonia, è composta da tombe a tumulo. Nell’area archeologica di Rocca di Frassinello si concentrano i tumuli meglio conosciuti della necropoli, costruiti tra la seconda metà del VII e la prima metà del VI secolo a.C.: 3 tombe monumentali sono state recuperate e restaurate creando un percorso di visita  aperto al pubblico.
La mostra dei reperti curata da Biancamaria Aranguren e Luca Cappuccini, espone molti oggetti provenienti dalle tombe dell’Area archeologica Rocca di Frassinello. Le tombe, già violate in antico, hanno comunque restituito alcuni oggetti dei corredi che accompagnavano il defunto nell’oltretomba.
 Si tratta per lo più di vasi in ceramica fine dipinta (etrusco-corinzia) ed in bucchero, unguentari di varia forma, utilizzati per la conservazione di oli profumati per il corpo,  calici e coppe per il consumo del vino. Restano inoltre alcuni rari ornamenti personali, quali fibule e orecchini, spesso realizzati in bronzo ma anche in metallo prezioso.
Il tumulo 9 e lo stamnos. Contiguo all’area archeologica di Rocca di Frassinello, nei terreni di Poggio all’Olivo, la Soprintendenza Archeologia della Toscana in collaborazione con l’Insegnamento di Etruscologia dell’Università di Firenze  ha indagato un altro grande tumulo della necropoli di San Germano che presenta una struttura più complessa rispetto agli altri, trovando paralleli nei grandi tumuli principeschi di Vetulonia. Depredata già in epoca antica, la tomba ha comunque restituito molti reperti che testimoniano l’utilizzo prolungato di questo sepolcro dalla fine del VII al III secolo a.C. e testimonianze della passione degli etruschi per il vino.
L’alto rango dei proprietari della tomba è sottolineato dalla presenza di due asce in ferro, di alcuni elementi di un currus (carro da guerra equiparabile alla biga), di rari vasi in alabastro di produzione egiziana, nonché da ceramiche importate dal Mediterraneo orientale e dalla Grecia.
Lo stamnos, cioè il grande vaso recuperato in frammenti nella cella nord del tumulo e sottoposto a un delicato restauro, venne realizzato e dipinto ad Atene intorno al 480 a.C. Il suo utilizzo come contenitore per il vino è ribadito dal corteo dionisiaco che lo decora, vero e proprio inno a questa preziosa bevanda.
L’idea di Italo Rota, di estrarre i personaggi del vaso, facendoli uscire dalla bidimensionalità del loro originario supporto, ricreando  vesti e ornamenti dei protagonisti del corteo dionisiaco, ha permesso grazie alla tecnologia 3D di  far emergere i volumi e i movimenti dei personaggi inseriti nel vincolo del percorso circolare rappresentato dallo stamnos.
Traendo ispirazione dalla decorazione dello stamnos si snoda poi un breve racconto sul vino che già in epoca etrusca costituiva uno status symbol: membri di un’aristocrazia locale, gli Etruschi di Rocca di Frassinello imitano il ceto principesco cittadino, dedicandosi al piacere della tavola e del vino.
Il consumo del vino avveniva principalmente in occasioni sociali e si svolgeva secondo precise ritualità. Prima dell’arrivo della moda greca, che prevedeva l’utilizzo di un grande vaso per la diluizione del vino con l’acqua e la mescita all’interno di grandi coppe (le kylikes), a Vetulonia si utilizzano vasi tipici della tradizione locale.
Ciò è testimoniato, ad esempio, dai vasi  rinvenuti nella tomba a fossa del tumulo V della necropoli di Santa Teresa, località posta a pochi chilometri da San Germano, databile al 630 a.C., il kantharos monumentale  era probabilmente utilizzato per contenere il vino che veniva poi attinto e bevuto tramite le ciotole ritrovate intorno al grande vaso.
A Rocca di Frassinello alla fine del percorso della mostra verrà proposta l’esperienza di degustare vino da vasi la cui foggia riproduce quella delle coppe etrusche.
“La collaborazione fra Rocca di Frassinello, la Soprintendenza Archeologia della Toscana e l’Università  di Firenze ha consentito di rendere visibile una fetta importante della storia degli Etruschi e del loro rapporto con il vino” ha dichiarato Paolo Panerai, presidente di Rocca di Frassinello. “Viene così confermato che nell’area delle nostre cantine il vino era coltivato e amato già 3 mila anni fa. La collaborazione ha consentito a Rocca di Frassinello di essere luogo di arte legata al vino, non più solo per l’arte contemporanea, con la performance di David Lachapelle, ma anche dell’arte più antica che illustra la cultura dei nostri antenati.”
Per informazioni e prenotazioni:
[email protected]   Tel. 0577 742903
WEB http://www.archeotoscana.beniculturali.it
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fonte dati:
Soprintendenza Archeologia della Toscana

Come da MIBACT, Redattore Renzo De Simone