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Ucraina: sepoltura germanica fornisce nuovo tassello sull'origine dei Goti

 

Ucraina: ricca sepoltura germanica di età romana fornisce un nuovo tassello sull'origine dei Goti

Ucraina: sepoltura germanica fornisce nuovo tassello sull'origine dei Goti ©Department of Architecture and Urban Planning of Lviv Regional State Administration, 2022

Note sul ritrovamento

Il Dipartimento di Architettura e Urbanistica dell'Amministrazione Statale Regionale di Leopoli ha dato recentemente la notizia del rinvenimento di una sepoltura di prestigio, databile al III secolo d.C., nel distretto di Červonozavods’kyj della città di Charkiv, nella regione di Leopoli (Lviv)

Autore della scoperta è stato un team congiunto composto da studiosi provenienti dal Museo delle tradizioni storiche e locali di Vynnyky, dal Dipartimento di architettura e sviluppo urbano dell'amministrazione statale regionale di Leopoli, dal Dipartimento di archeologia e rami speciali di scienze storiche, dell'Università nazionale Ivan Franko di Leopoli in collaborazione con l'Istituto di Archeologia dell'Università di Rzeszów, Polonia.

Ucraina: sepoltura germanica fornisce nuovo tassello sull'origine dei Goti ©Department of Architecture and Urban Planning of Lviv Regional State Administration, 2022

All’interno della sepoltura, oltre ai resti umani, sono stati riportati alla luce i frammenti di due bicchieri di vetro, di una tipologia mai attestata fino a questo momento in Ucraina, un pettine di corno, una fibula (spilla) di bronzo, parte di un contenitore ligneo ricoperto con lamine bronzee decorate e un frammento di un dischetto di pasta vitrea bianca, probabilmente una pedina da gioco simile a quelle in uso nell’Impero Romano.

Gli archeologi ritengono che la tomba sia inquadrabile nella cosiddetta cultura di Wielbark (o Willenberg), fiorita nella prima metà del I secolo d.C. lungo la Vistola, nell'area dell'odierna Pomerania orientale. Tale cultura si affiancò per poi sostituire quella di Oksywie ed insieme a questa partecipò all’etnogenesi dei Goti-Gutones e dei popoli germanici orientali ad essi affini.

Ciò che più distingue la cultura di Wielbark dalle culture a lei contemporanee e limitrofe è il rituale funerario. Questo prevedeva l’impiego di necropoli birituali a grande estensione, dove si ha la copresenza di tombe a inumazione e a incenerazione, in quest’ultime, le ceneri dei defunti potevano essere deposte in urne o in fosse. A partire dal I secolo d.C., accanto a queste tipologie di sepolture, iniziano a comparire anche quelle a tumulo, caratterizzate da varie costruzioni superficiali in pietre.

Una particolarità della cultura di Wielbark è inoltre l’assenza della deposizione di armi nelle tombe, il corredo funerario maschile si presenta infatti come particolarmente povero, e per tale motivo risulta alquanto difficile definirle archeologicamente. Si segnala tuttavia la presenza in alcune tombe maschili di speroni, indice della loro appartenenza a guerrieri a cavallo.

Ucraina: sepoltura germanica fornisce nuovo tassello sull'origine dei Goti ©Department of Architecture and Urban Planning of Lviv Regional State Administration, 2022

Le tombe femminili, al contrario, si presentano ricche, e al loro interno si rinvengono accessori del costume (due o tre fibule e fibbie di cintura) e gioielli (bracciali e collane). Proprio dalla disposizione di tali accessori nelle sepolture è stato possibile in parte ricostruire l’abbigliamento femminile. Questo prevedeva una coppia di fibule uguali sulle spalle, impiegate per fissare il mantello, e una terza fibula, di genere diverso, al centro del petto, usata per unire la veste; talvolta ulteriori fibule di più piccole dimensioni venivano utilizzate per fermare ulteriormente le vesti.

In genere gli accessori del costume e i gioielli risultano realizzati per lo più in bronzo. Oro ed argento risultano infatti impiegati molto raramente e anche il ferro non veniva utilizzato spesso.

Questi segni culturali, ben definiti nel loro insieme e dalla cronologia accertata, hanno permesso di individuare la diffusione della cultura di Wielbark, fino a distinguere le fasi relative agli spostamenti e stanziamenti dei suoi portatori.

Infatti si è notato come dalla seconda metà del II secolo d.C., le necropoli della Pomerania e quelle a ovest della bassa Vistola vennero progressivamente abbandonate. I ritrovamenti testimoniano che i portatori della cultura di Wielbark emigrarono dal loro luogo di origine verso oriente, per stabilirsi nelle zone a est della media Vistola togliendole di fatto ai Vandali che vi erano in precedenza insediati. Successivamente, una parte di loro vi rimase fino alla fine del IV secolo d.C., mentre un'altra proseguì la migrazione, in piccoli gruppi, verso sud andando ad occupare, nei primi decenni del III secolo, la Volinia e la Moldavia settentrionale e infine, a partire dalla metà del III secolo, il resto della Moldavia e quindi l’Ucraina.

Ucraina sepoltura cultura di Wielbark Leopoli Goti
Ucraina: sepoltura germanica fornisce nuovo tassello sull'origine dei Goti ©Department of Architecture and Urban Planning of Lviv Regional State Administration, 2022

Ucraina sepoltura cultura di Wielbark Leopoli Goti
Ucraina: sepoltura germanica fornisce nuovo tassello sull'origine dei Goti ©Department of Architecture and Urban Planning of Lviv Regional State Administration, 2022

 

Ritrovamenti unici

L’area in cui è stata rinvenuta la sepoltura è stata oggetto di ulteriori importanti ritrovamenti nel corso degli ultimi anni.

Le indagini a Charkiv e dintorni in realtà sono iniziati nel 2017, anno in cui degli etnografi locali rinvennero accidentalmente un'antica spada e altri oggetti metallici che prontamente consegnarono al Museo di Vynnyky.

Le successive esplorazioni archeologiche dimostrarono che delle tribù germaniche impiegarono il suddetto territorio per seppellirvi i propri defunti, una scoperta questa che fornì inaspettate informazioni su questa regione dell'Ucraina occidentale, che fino a quel momento non aveva restituito materiale archeologico pertinente alle tribù germaniche baltico-germaniche.


Ucraina sepoltura cultura di Wielbark Leopoli Goti
Ucraina: sepoltura germanica fornisce nuovo tassello sull'origine dei Goti ©Department of Architecture and Urban Planning of Lviv Regional State Administration, 2022

All’epoca gli archeologi rinvennero in tutto cinque sepolture di età romana, che ipotizzarono far parte di una necropoli di più vasta estensione. Gli elementi di corredo in esse rinvenuti risultavano databili all'ultimo terzo del I secolo e la fine del II secolo d.C., e molti si contraddistinguevano per essere d’importazione romana: un'anfora, recipienti in ceramica sigillata, in vetro e in metallo. Tra quest'ultimi un rarissimo e pregevole calderone in bronzo che si caratterizzava per la presenza di tre prese ad anello sulla spalla, i cui attacchi erano conformati realisticamente a busti di Germani barbuti con i capelli acconciati nel cosiddetto nodo suebo.

Le successive indagini si focalizzarono nel determinare l’estensione della necropoli e nell'individuare un possibile insediamento nei suoi pressi. Il ritrovamento di quest’ultimo potrebbe fornire interessanti informazioni sulla vita e le relazioni tra questi germani-orientali e la popolazione autoctona. Secondo gli archeologi, infatti, il rinvenimento di tracce di bruciato, potrebbe essere la prova di relazioni ostili, in caso contrario, si potrebbe presumere che la vita proseguisse in modo pacifico.

Charkiv è la scoperta del secolo… e non solo per l'Ucraina! […] Ad oggi si sono rinvenuti solo altri tre calderoni simili al mondo. Inoltre, sappiamo molto poco dei popoli che abitavano queste regioni e sui loro costumi. Altrettanto importante, supponiamo che si tratti di un gruppo di persone proveniente dalla regione del medio Danubio che si stabilì nell’area per vari motivi, probabilmente proprio a causa delle devastanti Guerre Marcomanniche del 166-189 d.C.”.

Prof. Yaroslav Onyschuk

Quanto rinvenuto nel 2017 e in questi giorni, sarebbe pertanto associato a uno dei gruppi tribali provenienti dal medio Danubio, ivi stanziatesi a causa delle Guerre Marcomanne, che come riportato nell’Historia Augusta, rappresentarono un lungo periodo di conflitti militari tra l'esercito romano e le popolazioni germano-sarmatiche dell'Europa continentale, che fu preludio delle grandi invasioni barbariche del III-V secolo.

Ritornando al calderone rinvenuto nel 2017, è significativo ricordare che proprio in Pomerania, nel distretto di Lêbork, a Czarnówko, nel 2000, in una necropoli della cultura di Oksywie e Wielbark, fu ritrovata una sepoltura ad inumazione risalente al 160-230 d.C., che nonostante fosse stata saccheggiata in antico, conteneva ancora al suo interno un notevole corredo funerario, che la rende ad oggi una delle sepolture più ricche finora note della cultura Wielbark.

Il corredo comprendeva tre fibule di cui due d'argento e una d'argento dorato con filigrana d'oro e del vasellame di pregio di importazione romana consistente in quattro vasi di bronzo, frammenti di un calice d'argento, un calice di vetro e un calderone in bronzo, simile a quello rinvenuto più recentemente, con tre prese ad anello con attacchi conformati a busti maschili barbuti con nodo suebo.

Per dovere di completezza, rimanendo all’interno del Barbaricum, un ulteriore calderone bronzeo della medesima tipologia è stato ancora rinvenuto nel 1988, a Mušov in Moravia, a circa 1,5 Km dall’accampamento militare romano sul Burgstall. Questo faceva parte del corredo funerario di una ricca tomba principesca, la quale nonostante fosse stata anch’essa saccheggiata in antico, conservava ancora 187 oggetti in bronzo, ferro, pietra, oro, vetro, ceramica, avorio e osso prevenienti dalle province romane come dall’area baltica, databili dalla seconda metà del I alla seconda metà del II secolo d.C.

Simboli sicuramente di prestigio, questi calderoni risultano alquanto interessanti per la caratterizzazione degli attacchi a forma di busti di Germani barbuti con nodo suebo.

Testa di una mummia di palude scoperta ad Osterby, completa di nodo suebo, Foto ©Bullenwächter, CC BY 3.0

Si tratta infatti di una storica acconciatura maschile in origine ascritta alla tribù germanica dei Suebi. Tale nodo venne descritto da Tacito nel De origine et situ Germanorum (I secolo d.C.). Secondo l’autore latino, i guerrieri Suebi pettinavano i propri capelli dietro o di lato, bloccandoli con un nodo, probabilmente con l'obbiettivo di sembrare più alti e più spaventosi sul campo di battaglia. Tacito riportò che tale moda coinvolse progressivamente anche i giovani guerrieri delle vicine tribù germaniche, mentre tra i Suebi il nodo veniva sfoggiato da uomini anziani come status symbol.

Esempi di nodi suebi, oltre che sui calderoni sopra ricordati, sono stati ritrovati sulle mummie di palude di Osterby e Dätgen, ma risultano anche raffigurati sulla Colonna traiana a Roma, sul Tropaeum Traiani ad Adamclisi (Romania), sul sarcofago di Portonaccio, conservato al Museo Nazionale Romano, e su una scultura in bronzo di un germano inginocchiato alla Bibliothèque Nationale de France.

Sappiamo che tali calderoni furono realizzati presso le officine romane con l'intento da parte dell'amministrazione centrale di farne dei donativi ai più alti rappresentanti delle nobiltà germaniche che avevano dimostrato fedeltà all'Impero Romano. Sapendo questo, è facile supporre che le sepolture maschili all'interno dei quali tale vasellame fu rinvenuto, siano riconducibili a personaggi di elevatissimo status sociale.

 

Immigrazione o etnogenesi continentale dei Goti

Per molto tempo ci si è interrogati sulla provenienza dei Goti e su quale sia stata in realtà l’origine della cultura di Wielbark. Ci si domandava, infatti, se ci sia stata un’immigrazione di Goti dalla Scandinavia attraverso il mare (come vorrebbero alcune fonti) o di un’etnogenesi continentale.

I dati archeologici raccolti fino ad oggi mostrano che la cultura di Wielbark non possa essere stata originata da un’immigrazione per diversi motivi.

Prima di tutto, le vaste necropoli non esordiscono ex novo con l’inizio della cultura di Wielbark, agli inizi del I secolo d.C., ma anzi queste vennero usate senza interruzione fin dalla più recente età del ferro preromana (prima metà del II secolo a.C.), momento in cui in Pomerania si andò a formare, su basi ampiamente autoctone, la cosiddetta cultura di Oksywie, e cioè quel raggruppamento culturale che come si è visto precede nel tempo la cultura di Wielbark, e che in quel periodo si caratterizzava per un rituale funerario che prevedeva l’impiego di sole tombe ad incinerazione, con deposizione di armi al loro interno. L’analisi strutturale delle necropoli dimostra infatti che non vi sia mai stata una frattura netta, che potrebbe far pensare a un’immigrazione.

Di conseguenza si può notare come le zone di diffusione della cultura di Oksywie e della cultura di Wielbark coincidano, e come in realtà manchino specifici collegamenti culturali fra la Scandinavia e la cultura di Wielbark o quella di cultura di Oksywie. L’unica eccezione, tuttavia alquanto significativa, è l’introduzione di un nuovo rito funerario, verso la fine del I secolo d.C., che prevedeva l’innalzamento di tumuli e circoli di pietre; solo questi, infatti, con la loro particolare struttura, possono esser fatti derivare con sicurezza dalla Scandinavia.

È difficile pertanto ricollegare questi dati a quanto riportato da Iordanes nel VI secolo d.C. nel suo De origine actibusque Getarum (un riassunto della perduta Storia dei Goti di Cassiodoro, noto anche come Getica) sull’immigrazione dei Goti. Si può solo pensare che quanto descritto dallo storico, sia il ricordo dell’arrivo sul continente di piccoli gruppi di persone di cui non si conosce l’originaria appartenenza. In base a questa supposizione, i nuovi venuti non avrebbero influito in modo significativo sulla preesistente cultura di Wielbark, infatti è alquanto singolare e significativa l’assenza di caratteri stranieri delle sepolture maschili e femminili poste sotto tumulo.

Inoltre pare che le differenze essenziali all’interno delle culture di Oksywie e di Wielbark, come la presenza di armi nel corredo, siano interni alla cultura stessa e non siano riferibili ad eventuali influssi esterni. Dal punto di vista archeologico la cultura di Wielbark pare pertanto essersi formata attraverso un’etnogenesi continentale.

Di conseguenza il racconto di Iordanes dell’immigrazione sul continente di alcuni (o di tutti i) Goti dall’isola di Skandza (Scandinavia) non trova reale riscontro in ambito archeologico. E questo farebbe supporre, come nel caso della mitica origine scandinava dei Longobardi contenuta nell’Origo gentis e nell’Historia Langobardorum di Paolo Diacono, che si tratti di un topos letterario.

 

Conclusioni

Aspettando ulteriori informazioni sui ritrovamenti effettuati alla periferia di Charkiv, si può valutare quanto scoperto negli ultimi anni come un interessantissimo tassello sulla dibattuta etnogenesi gota. Infatti tali rinvenimenti possono esser fatti risalire a uno o più gruppi tribali provenienti dal medio Danubio, qui stanziatesi in occasione delle Guerre Marcomanniche, preludio alle grandi “invasioni” che avrebbero caratterizzato i secoli successivi.

Molto interessante secondo il mio punto di vista, è il rinvenimento dei calderoni in bronzo caratterizzati dagli attacchi a forma di busti di Germani barbuti acconciati con il cosiddetto nodo suebo del tipo Eggers 12. Come ricordato, il loro ritrovamento è realmente una rarità, visto che ad oggi se ne sono ritrovati solo tre in tutto il Barbaricum. Questisarebbero da interpretare come donativi imperiali, realizzati in botteghe romane, concessi come simbolo di fedeltà e stima ai maggiori rappresentanti alle élites dominanti germaniche dell'epoca, i quali ne fecero un proprio emblema di prestigio al punto di volersi far seppellire con questi nella loro ultima dimora terrena.

Ulteriori ritrovamenti ci potranno fornire un quadro più completo in modo da poter comprendere quali furono i rapporti con le popolazioni locali e gli eventuali insediamenti di queste tribù baltico-germaniche.

Fonte della notizia del ritrovamento - Dept. of Architecture and Urban Planning of Lviv Regional State Administration [4 gennaio, 2022]


Tomba Gemina: nuove scoperte archeologiche a Tarquinia

Tomba Gemina: nuove scoperte archeologiche a Tarquinia

Grazie all’intervento degli archeologi, è stato salvato uno splendido contesto funerario a Tarquinia che getta nuova luce sulla fase più antica dell’età Orientalizzante.

Tomba Gemina
Tomba Gemina: ritrovamenti del corredo

Nello scorso autunno, nel cuore della necropoli di Monterozzi, a pochi metri dalla Tomba dei Tori e da quella degli Auguri, si è reso necessario un intervento d’emergenza per salvaguardare un nucleo di dieci tombe etrusche databili tra VIII e V secolo a.C. I lavori, condotti dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e per l’Etruria Meridionale e conclusi nella loro fase di restauro, hanno svelato alcune sorprendenti scoperte avvenute in uno dei contesti sepolcrali.

Tomba Gemina
Tomba Gemina: planimetria delle tombe

Proprio quello più vicino alla strada da cui erano iniziate le prime esplorazioni da parte di tombaroli è stato messo in sicurezza per evitare crolli della volta e delle pareti e ha restituito interessanti ceramiche, fortunatamente non intaccate dagli scavi clandestini, che hanno permesso agli archeologi di raccogliere informazioni sul contesto originale.

Tomba Gemina
Tomba Gemina: planimetria delle tombe
Tomba Gemina
Assonometrie
Tomba Gemina
Prospetto degli ingressi

«La tomba risale alla prima metà del VII secolo a.C. – spiega Daniele Federico Maras, funzionario della Soprintendenza per il territorio di Tarquinia – È del tipo ‘gemino’, cioè costituita da due camere indipendenti affiancate, quasi identiche tra loro e aperte a sud-ovest su altrettanti vestiboli a cielo aperto, cui si accede tramite una ripida scaletta. La copertura di entrambe le camere è del tipo a fenditura, con una volta a ogiva scavata nella roccia, chiusa in alto da una serie di lastre di nenfro, mentre lungo la parete sinistra si trova un letto, scolpito nel macco che, nel caso della camera più a nord, è decorato da zampe a rilievo».

Tomba Gemina
Tomba Gemina: letto

I danni alla sepoltura sono abbastanza rilevanti. I tombaroli, per avere accesso, hanno perforato le porte che in antico erano sigillate da lastroni di nenfro; successivamente, dopo aver razziato il corredo cercando metalli preziosi, hanno richiuso il tutto.

Statuetta
Balsamari e coppa

Sotto le macerie della Tomba Gemina, gli archeologi, setacciando la terra smossa, hanno trovato frammenti di vasi di impasto lucidato a stecca sia con decorazioni incise sia con forme configurate. Inoltre, sono stati rintracciati frammenti di una statuetta fittile raffigurante una donna piangente, diversi vasi in bucchero inciso e dipinti in stile etrusco-geometrico (tra cui alcune brocche del Pittore delle Palme), antiche coppe euboiche del tipo “a chevrons”, elementi in ferro e legno e infine lacerti di una sottile lamina d’oro probabilmente residuo di un rivestimento prezioso asportato dai profanatori.

Oinochóe in bucchero
Anforetta in bucchero
Brocca in stile etrusco-geometrico

 

Brocca in stile etrusco-geometrico

«Tutto il materiale è stato ritrovato in frantumi – commenta ancora Maras – Probabilmente rotto intenzionalmente dagli scavatori clandestini per cercare immaginari tesori nascosti nei vasi. Per fortuna, però, i frammenti sono stati lasciati in terra e ora sono finalmente al restauro, per essere restituiti alla pubblica fruizione».

«In questo modo – conclude con soddisfazione il Soprintendente Margherita Eichberg – si porta a compimento la vocazione del Ministero della Cultura, attraverso una filiera unitaria che porta dalla tutela alla valorizzazione senza soluzione di continuità. L’intervento in somma urgenza si è reso necessario per porre rimedio a un danno; ma ora, grazie all’impegno degli archeologi della Soprintendenza, l’emergenza è stata trasformata in un’opportunità di conoscenza e promozione culturale».

La Tomba Gemina, a conclusione dello scavo, sarà lasciata a vista e così la Soprintendenza ha in programma di metterla in sicurezza con un’adeguata copertura, per poterne in futuro consentire l’apertura ai visitatori.

Intanto proseguirà da parte dei restauratori il lungo intervento di conservazione sui reperti, al termine del quale sarà possibile restituirli finalmente ai tarquiniesi e al pubblico.

Tomba Gemina
Materiali al restauro

 

Tomba Gemina
Materiali al restauro

Per foto e video si ringrazia la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale


2021: Italia leader nel contrasto al traffico illecito di beni culturali

2021: Italia leader nel contrasto al traffico illecito di beni culturali

IL MINISTRO DARIO FRANCESCHINI E IL GENERALE ROBERTO RICCARDI PRESENTANO ALLA STAMPA I RECENTI RITROVAMENTI

COOPERAZIONE INTERNAZIONALE E TUTELA DEI BENI CULTURALI, RIENTRANO REPERTI DAGLI STATI UNITI E DA ALTRI PAESI. IL MINISTRO FRANCESCHINI PRESENTA I RECUPERI DEL 2021

La Dichiarazione di Roma, a conclusione dei lavori del G20 Cultura, aveva affermato la volontà comune dei Paesi membri di cooperare con crescente impegno per la tutela del patrimonio culturale.

https://www.classicult.it/rimpatriati-dal-belgio-782-reperti-il-piu-grande-recupero-archeologico-per-la-puglia/

Nei mesi scorsi sono stati diversi i segnali giunti in questa direzione. Recente la presentazione a Bari, presso il Castello Svevo, di 782 reperti archeologici della civiltà Daunia che erano stati esportati illecitamente nel Belgio, rimpatriati grazie all’impegno della Procura della Repubblica di Foggia e dei Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Bari, ma con l’indispensabile apporto dell’Autorità giudiziaria belga e il coordinamento di Eurojust.

https://www.classicult.it/operazione-taras-sgominato-traffico-oltre-2000-reperti-archeologici/

Più vicini nel tempo, il 10 dicembre, i risultati dell’operazione Taras, coordinata dalla Procura di Taranto e che ha visto all’opera, con la Sezione Archeologia del Reparto Operativo TPC, le forze di polizia di Germania, Olanda, Svizzera e Belgio. In questo caso sono stati oltre 2.000 i beni recuperati, prevalentemente riconducibili alle civiltà antiche della Puglia e della Basilicata. Gli oggetti sono stati rinvenuti con le perquisizioni a carico dei 13 indagati per associazione a delinquere, in provincia di Taranto prima che fossero espatriati e ancora una volta nel Belgio, importante mercato per i beni di settore.

L’ultima bella notizia proviene da Oltreoceano. Il 15 dicembre a New York, presso il nostro Consolato Generale, il Procuratore Distrettuale di Manhattan Cyrus Vance ha restituito all’Italia 201 pezzi pregiati che nell’arco degli ultimi decenni erano finiti negli USA, smerciati dai grandi trafficanti internazionali e acquisiti –a volte dopo vari passaggi di mano– da importanti musei, case d’asta, gallerie antiquarie e collezionisti privati. Il giorno dopo i Carabinieri del Tpc, che su quei reperti avevano indagato insieme ai colleghi di F.B.I. e H.S.I. (Homeland Security Investigations), hanno riportato a casa in aereo i tesori.

È molto vario il bottino confluito nel caveau di via Anicia dei detective dell’arte, che comprende sculture in marmo e teste in terracotta, antefisse e crateri, vasi e anfore, coppe e brocche, monete in argento. Sono opere d’arte e oggetti di uso comune di grande interesse storico, risalenti alle civiltà romana, etrusca, magnogreca e apula. La datazione si colloca fra l’VIII secolo a.C. e il I secolo d.C., il valore complessivo può essere stimato in circa 10 milioni di euro.

Dei 201 reperti, 161 sono stati rimpatriati e 40 resteranno in mostra, fino al marzo 2022, presso il Consolato Generale d’Italia a New York e l’attiguo Istituto Italiano di Cultura. Spicca nel novero dei beni rientrati un interessante nucleo di pithoi, con decorazione “white on red”, tra cui si distingue quello che rappresenta l’accecamento di Polifemo da parte di Ulisse.

Sulla sinistra, pithos etrusco del VII sec. a.C. - Fordham Museum; sulla destra pithos etrusco del VII sec. a.C. - Getty Museum

(da scavi clandestini in Etruria meridionale)

A questi si aggiungono alcuni vasi in impasto con decorazione incisa. Da segnalare un’anforetta ad anse cuspidate, di tipica produzione laziale, presente ad esempio a Crustumerium, sito archeologico in passato diffusamente interessato da scavi clandestini.

Anforetta con anse cuspidate del VIII sec. a.C. - Fordham Museum (da scavi clandestini in area Laziale)

Per continuare con la produzione etrusca, è molto interessante l’anfora a figure nere attribuita al Pittore di Micali.

Anfora etrusca a figure nere attribuita al Micali Painter del 540-530 a.C. - Fordham Museum

(da scavi clandestini in Etruria meridionale)

Passando all’ambito magno-greco, spicca il cratere a campana pestano attribuito a Python, unico ceramografo del luogo insieme ad Assteas di cui si conosca il nome, raffigurante Dioniso e un satiro.

Cratere a campana pestano attribuito a Python del 340 a.C. ca - Fordham Museum

(da scavi clandestini in area magnogreca)

È rappresentata anche la ceramica apula con due phialai, di cui una attribuita alla bottega del Pittore di Dario.

Sulla sinistra, phiale apula (Dario) del 340 a.C. - Fordham Museum, sulla destra phiale apula del 340 a.C. - Fordham Museum

(da scavi clandestini in area magnogreca)

Quella attica è invece presente con una hydria a figure nere, attribuita al Gruppo di Leagros, che mostra sulla spalla Herakles che combatte il leone Nemeo, mentre sul corpo lo stesso eroe, dopo le fatiche, è sdraiato su kline affiancato da Atena, Hermes e Iolao.

Hydria attica a figure nere attribuita al Leagros Group del 510 a.C. - Fordham Museum

(da scavi clandestini in Etruria meridionale)

Tra i 40 reperti in mostra a New York, emerge la testa in marmo raffigurante l’Imperatore Settimio Severo, del II sec. d.C., provento di rapina a mano armata perpetrata da ignoti il 18 novembre 1985 ai danni dell’Antiquarium dell’anfiteatro campano di Santa Maria Capua Vetere (CE).

Testa in marmo raffigurante l’Imperatore Settimio Severo, II sec. d.C.

La testa è stata individuata nel settembre 2019 dalla Sezione Elaborazione Dati del Comando TPC e segnalata al Reparto Operativo, quale lotto d'asta del 28 ottobre successivo a New York. Il bene, che partiva da una base d’asta di 600.000 dollari USA, su richiesta dei Carabinieri è stato ritirato dalla vendita. Il dato è stato poi comunicato, fornendo gli elementi utili all’identificazione e alla rivendica, al dr. Matthew Bogdanos, responsabile dell’Antiquities Trafficking Unit del Manhattan District Attorney’s Office – County of New York (USA), che nel mese di giugno 2020 ha disposto il sequestro.

La vicenda, oltre a dimostrare come la restituzione alla collettività dei preziosi beni consenta la ricomposizione di percorsi storici, culturali e sociali, altrimenti leggibili solo parzialmente, costituisce prova della collaborazione consolidatasi, nel corso degli anni, tra il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale e le Autorità Giudiziarie e di Polizia statunitensi, in particolare con il New York County District Attorney.

Il Ministro della Cultura Dario Franceschini, nel presentare oggi presso la sede del Comando TPC i reperti, ha illustrato i dati statistici del 2021 sul contrasto ai traffici illeciti dei beni culturali.

L’attività operativa dell’anno, fino a oggi, ha fatto registrare 261 verifiche sulla sicurezza in musei, biblioteche e archivi, 549 perquisizioni, 1.182 persone denunciate, 23.363 beni archeologici e paleontologici recuperati e 1.693 opere false sequestrate (con un valore, qualora immesse sul mercato come autentiche, di oltre 427 milioni di euro).

I furti di beni culturali sono stati complessivamente 334, così ripartiti: musei 12, luoghi espositivi 83, luoghi di culto 122, archivi 11, biblioteche 16, luoghi privati e pertinenze 90.

Sono stati 38.716 i beni d’arte controllati nella “Banca Dati Leonardo” e 1.700 i controlli alle aree archeologiche terrestri e marine, alcuni eseguiti in collaborazione con i Carabinieri del Raggruppamento Aeromobili o dei Nuclei Subacquei, 57 le persone denunciate per scavo clandestino.

Ammontano a 2.617 i controlli effettuati ad esercizi antiquariali, in parte svolti online anche su cataloghi d’asta, a 392 le verifiche a mercati e fiere.

Dall’inizio dell’anno i Carabinieri del TPC hanno effettuato 1.811 controlli a siti monumentali o paesaggistici (questi ultimi svolti d’intesa con il comparto Forestale dell’Arma), rilevando attività illecite e procedendo al deferimento di 225 persone e al sequestro di 10 immobili e 25 tra aree paesaggistiche o strutture (edificate senza le previste autorizzazioni) ricadenti in aree soggette a vincolo.

2021 Italia traffico illecito beni culturali
2021: Italia leader nel contrasto al traffico illecito di beni culturali

2021 Italia traffico illecito beni culturali

Testo, foto e video dall’Ufficio Stampa Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale

2021 Italia traffico illecito beni culturali

2021 Italia traffico illecito beni culturali

Cultura: Franceschini, Italia leader nel contrasto al traffico illecito opere d’arte
Auspico rapida approvazione ddl inasprimento pene reati contro patrimonio culturale
2021 Italia traffico illecito beni culturali
2021: Italia leader nel contrasto al traffico illecito di beni culturali
“Un recupero straordinario di 200 opere d’arte, di capolavori importanti e assoluti. In gioco non c'è soltanto il valore economico, ma quello identitario e culturale, che verrà sviluppato in tutta la sua potenza nel momento in cui le opere torneranno nei luoghi di provenienza da cui sono state trafugate”.
Così il ministro della Cultura, Dario Franceschini, è intervenuto oggi alla conferenza stampa di presentazione dei recenti ritrovamenti frutto delle attività di contrasto al traffico illecito di beni culturali svolta dal Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale e del resoconto del lavoro svolto nel corso del 2021.
2021 Italia traffico illecito beni culturali2021 Italia traffico illecito beni culturali
“Il lavoro dal Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale è eccellente e stimato in tutto il mondo ed è motivo d’orgoglio per l’intero paese che è ormai riconosciuto come leader nella lotta al traffico illecito di beni culturali. Questa operazione - ha aggiunto il ministro - rientra in quella che abbiamo portato al centro della Dichiarazione di Roma, documento finale del G20 Cultura, per sensibilizzare la comunità internazionale nel contrasto al traffico illecito di opere d’arte. Come per il progetto “100 opere tornano a casa” - ha proseguito Franceschini - anche questi reperti archeologici torneranno, grazie a un grande lavoro scientifico, nei musei territorialmente più affini a ciascuno di essi: sarà una grande operazione che valorizzerà il nostro straordinario Paese come museo diffuso”.

https://www.classicult.it/musei-cento-100-opere-arte-tornano-casa-depositi-pubblico/

Il ministro ha poi concluso con un riferimento al nuovo regime sanzionatorio dei reati al patrimonio culturale, al centro di un provvedimento legislativo da poco approvato all’unanimità dal Senato e ora all’esame della Camera dei Deputati:

“Sono sicuro che in un tempo molto breve il nuovo regime sanzionatorio diventerà legge e questo aiuterà molto a contrastare i traffici illeciti e a far capire quanto è grave danneggiare o rubare il patrimonio culturale del nostro paese che è la base di tutta la nostra storia”.
Roma, 30 dicembre 2021
2021 Italia traffico illecito beni culturali
2021: Italia leader nel contrasto al traffico illecito di beni culturali

2021 Italia traffico illecito beni culturali

Testo dall'Ufficio Stampa e Comunicazione MiC

Avviato un progetto di restauro per il cavallo scoperto da Maiuri

I resti scheletrici di un cavallo ritrovati nel 1938 da Amedeo Maiuri in un ambiente a sud di via dell’Abbondanza ora saranno sottoposti a restauro e valorizzazione a cura del Parco archeologico di Pompei. Lo scheletro dell’animale, un esemplare alto 1 metro e 34 al garrese, si suppone fosse impiegato per il trasporto delle merci e fu ritrovato in quella che si presuppone essere una stalla.

https://www.youtube.com/watch?v=5EnrBBo3ma4

La struttura di forma quadrata era in muratura, forse una mangiatoia con i resti che a mano a mano emergevano da sotto lo strato di lapillo: il cranio, poi il collo, poi la colonna vertebrale e ancora altre ossa del corpo oltre a residui organici identificati come paglia.

Come in uso, Maiuri lasciò in loco i resti scheletrici dell’equide rimettendo in piedi il cavallo su una struttura in metallo e coprendolo con una tettoia, ma l’abbandono e il degrado finirono per danneggiare la struttura e gli stessi reperti ossei che cominciarono ad ossidarsi e a cambiare colore. Per questo motivo il Parco archeologico di Pompei ha dato avvio ad una campagna di restauro con un nuovo progetto che punterà alla tutela e alla valorizzazione dello stesso.

cavallo Amedeo Maiuri
Foto cavallo 1941-1942 - archivio fotografico del Parco archeologico di Pompei

Come primo procedimento si è effettuato un rilievo 3D così da avere un modello digitalizzato, successivamente verranno smontate le varie parti e assemblate in posizione scientificamente corretta con materiali nuovi e in grado di assicurarne anche le necessarie condizioni di tutela.

Inoltre sarà predisposto un modellino del cavallo in 3D così da poter essere toccato da persone ipovedenti per fare comprendere anche grazie alla scrittura in braille la storia, lo scavo e il restauro dell’animale.

cavallo Amedeo Maiuri
Cavallo di Maiuri. Foto: Parco archeologico di Pompei

Si tratta di un intervento multidisciplinare, che vede all'opera i restauratori in primis e gli archeologi, costantemente affiancati in ogni fase degli interventi da un archeozoologo al fine di condurre un adeguato studio scientifico del cavallo, non affrontato all’epoca del Maiuri, che sarà in grado di fornire ulteriori e importanti informazioni sul tipo di animali che venivano utilizzati a Pompei e sulle loro caratteristiche. - sottolinea il Direttore del Parco Gabriel ZuchtriegelIl progetto di valorizzazione del reperto nel suo nuovo allestimento lo renderà, inoltre, fruibile a tutti i visitatori, nell'ottica della massima accessibilità e inclusività, anche relativamente alla conoscenza delle attività di restauro del Parco”.

https://www.youtube.com/watch?v=oEXu8RT2iCI


Lazio Antico. Atlante del Lazio meridionale

CULTURA - La Regione con la Sapienza di Roma per “Lazio Antico”

Presentato il Progetto con il Ministro Franceschini, il Presidente Zingaretti e la Magnifica Rettrice Polimeni

Nell’Aula Magna della Sapienza Università di Roma è stato presentato, giovedì 16 dicembre“Lazio Antico. Atlante del Lazio meridionale”, il progetto realizzato dalla Regione Lazio con la collaborazione del Dipartimento di Scienze dell’Antichità. Hanno preso parte alla presentazione il Ministro della Cultura Dario Franceschini, il Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, la Magnifica Rettrice della Sapienza Università di Roma Antonella Polimeni, il Prorettore al Patrimonio archeologico Paolo Carafa, la Prorettrice alla Ricerca della Sapienza Università di Roma Maria Sabrina Sarto e il Presidente del FAI, professore emerito Andrea Carandini.

IL PROGETTO

Tusculum, area forense di età giulio-claudia

“Lazio Antico. Atlante del Lazio meridionale” è una mappatura digitale completa dei beni e dei siti archeologici riferibili al periodo tra il IX secolo a.C. e il VI secolo d.C. nel territorio laziale a sud del Tevere. Uno strumento nuovo e di grande valore scientifico che, attraverso la creazione di una moderna Infrastruttura di Dati Territoriali (IDT), ha fatto sì che si potessero integrare i database digitali già in uso con i dati raccolti e tutte le fonti di informazione disponibili quali studi pregressi, ricerche edite e inedite e indagini archeologiche. Il risultato è una piattaforma digitale, www.lazioantico.it, in cui la memoria del Lazio e i suoi resti materiali sono stati ordinati nello spazio e nel tempo e riuniti in un’unica presentazione della storia urbana e rurale della nostra Regione.

Ventotene

Chiunque, anche dal proprio smartphone, potrà accedere a questo racconto e alle ricostruzioni grafiche e virtuali che restituiscono contesti e paesaggi oggi scomparsi, ridotti in frammenti o poco noti, frutto dei ritrovamenti archeologici effettuati nelle zone comprese nel Latium Vetus (incluso il suburbio di Roma) e Latium Adiectum.

Lazio Antico

Un lavoro enorme che, dal 2018 al 2021, ha visto il censimento e la catalogazione di epigrafi, sculture, decorazioni architettoniche, pavimentali e parietali in 215 comuni del Lazio con l’analisi di 69 contesti territoriali attribuibili a tutte le antiche città del settore indagato. Un totale di oltre 41 mila presenze archeologiche e monumentali, le cosiddette Unità Topografiche, che hanno condotto alla schedatura di oltre 10 mila oggetti. Sono stati, inoltre, analizzati i resti di 160 edifici e complessi monumentali (tra cui Villa Adriana a Tivoli) proponendone una ricomposizione dell’architettura e dell’arredo.

Minturnae, c. d. Foro repubblicano e teatro

Sono state così realizzate 216 tavole ricostruttive e 16 tavole “tipologiche” per classi di monumenti (terme, templi, teatri, etc.).

Praeneste, Santuario di Fortuna Primigenia

Chiunque potrà dunque intraprendere questo affascinante viaggio nell’antichità, navigando sulla mappa attraverso le diverse epoche storiche e scoprendo i cambiamenti che il nostro territorio ha subito nel corso del tempo.

Ostia, Villa c. d. di Plinio

STUDIO E RICERCA

Lazio Antico

Grazie al finanziamento della Regione Lazio, il progetto “Lazio Antico. Atlante del Lazio meridionale” ha visto il coinvolgimento di più di 30 giovani studiosi tra i 22 e i 40 anni (dottori di ricerca e dottorandi, specializzati e specializzandi in archeologia, studenti e laureandi) che hanno collaborato in sinergia con i docenti e le istituzioni coinvolte coniugando conoscenze storico-archeologiche e innovazione. Un team di altissimo livello che la Regione ha supportato con 500mila euro grazie ai quali Sapienza, aggiungendo ulteriori contributi propri, ha bandito ed erogato in tutto 8 assegni di ricerca7 contratti di tipo A e 21 borse di studio.

Tor Paterno

Questo progetto, dunque, ha anche consentito ai giovani studiosi coinvolti nel progetto di conseguire titoli importanti per sostenere le loro future carriere scientifiche, professionali e accademiche. In particolare: i ricercatori “junior” hanno potuto presentare tesi e articoli in prestigiose riviste scientifiche basati sui nuovi dati acquisiti; i ricercatori “senior” hanno potuto ottenere gli anni di Assegno di Ricerca necessari a costruire la propria carriera.

“Lazio Antico. Atlante del Lazio meridionale” è un progetto fondamentale, dall’alto valore scientifico, ma che riveste anche un ruolo molto importante per la futura programmazione e l’attuazione di attività di pianificazione urbanistica e territoriale e che agevolerà in futuro l’opera di tutela e valorizzazione dei Beni Culturali nella Regione, favorendo la conoscenza da parte del pubblico attraverso la realizzazione di percorsi editoriali ed espositivo-museali virtuali o reali.

Testo, video e foto dall'Ufficio stampa e comunicazione Sapienza Università di Roma e dall'Ufficio Stampa Regione Lazio

Norba

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LAZIO ANTICO.IT: INDICAZIONI PER LA NAVIGAZIONE

La mappatura digitale completa di Lazio Antico può essere consultata sul sito www.lazioantico.it da qualsiasi dispositivo: PC, tablet e smartphone.

Comprende:

  • un database alfanumerico con più di 300.000 record di base;

  • più di 41.000 siti archeologici;

  • circa 70 tra città e centri abitati con i rispettivi territori;

  • circa 150 monumenti ricostruiti in più di 200 tavole;

  • 16 classi di complessi archeologici, articolati in 184 sottoclassi.

Una navigazione semplice e intuitiva attraverso cui sarà possibile:

  • scegliere lo sfondo della mappa: quello che rappresenta il territorio di 2000 anni fa o quello odierno, facendo click sul tasto “SATELLITE” in basso a destra nella fascia blu a fondo pagina;

Lazio Antico

  • navigare per ambito di studio: quelle in blu fanno parte della prima fase, completata, di progetto mentre quelle in grigio fanno parte della seconda fase, da avviare;

  • facendo click sul tasto “2D” (in alto a destra) si può passare dalla visione “a volo d’uccello” a quella verticale. Facendo click sul tasto “3D” si può tornare indietro;

Lazio Antico

  • facendo click sul tasto con l’icona circolare, subito sopra a “2D”, si può individuare la posizione in cui ci si trova;

  • facendo click sui tasti “+” e “-” si può zoomare (dal PC è possibile usare la rotella del mouse). Quando si ingrandisce molto l’inquadratura compaiono le sagome degli edifici esistenti oggi.

Lazio Antico

Il sito permette di accedere anche ad alcune funzioni avanzate:

  • ricerca per siti archeologici. Facendo click sul tasto “TERRITORI” si può visualizzare la lista di siti archeologici visibili sull’inquadratura corrente:

Lazio Antico

  • passando con il dito o con il mouse su uno dei siti, nella banda verticale che compare a destra, è possibile vederlo evidenziato sulla mappa;

  • facendo click sul box blu di un sito, banda verticale a destra, la mappa fa uno zoom e visualizza un box descrittivo;

  • facendo click sul tasto con la “matitina” è possibile fare una ricerca per nome.

Lazio AnticoLazio Antico

  • ricerca per epoca storica. Guardando la barra temporale a scorrimento, al centro della fascia blu a fondo pagina, si può fare click e trascinare gli estremi (che coprono dall’anno 1000 a.C. al 600 d.C.) per selezionare l’epoca voluta. La mappa, automaticamente, spegnerà gli oggetti di altre epoche lasciando visibili solo quelli prescelti;

Lazio Antico

  • ricerca per monumento. Diversi monumenti storici sono corredati di schede grafiche ricostruttive che consentono di capire come fossero fatti. Facendo click sul tasto “RICOSTRUZIONI” si può attivare il menu relativo e fare click sul box blu di un monumento per accedere a una descrizione e visualizzare le schede relative. È possibile anche raggiungere le schede direttamente dalla mappa, facendo click sulle icone dei monumenti in colore rosso.

Lazio Antico

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Testo e immagini dall'Ufficio Stampa Regione Lazio


Operazione Taras: sgominato un traffico di oltre 2000 reperti archeologici

OPERAZIONE TARAS

Sgominato un traffico di oltre 2000 reperti archeologici.

Da Taranto erano andati in Germania, Belgio, Olanda e Svizzera

A partire dal mese di febbraio del 2019, una complessa attività investigativa, condotta in Italia e all’estero dai Carabinieri della Sezione Archeologia del Reparto Operativo del Comando per la Tutela del Patrimonio Culturale (TPC), in collaborazione con la Sezione di Polizia Giudiziaria – Aliquota Carabinieri della Procura della Repubblica di Taranto e coordinata dalla medesima Procura della Repubblica, ha portato al recupero di oltre 2.000 reperti archeologici magnogreci, risalenti al periodo compreso tra il VI e il II secolo a.C.

L’indagine, mirata a contrastare il traffico illecito di beni archeologici di provenienza italiana in ambito internazionale, è stata sviluppata a più riprese dalla Sezione Archeologia del Reparto Operativo TPC di Roma. Lo spunto si è avuto quando i militari hanno scoperto che un noto indiziato di reati contro il patrimonio culturale alloggiava periodicamente presso un hotel di Monaco di Baviera, ove portava con sé diversi plichi, contenenti degli oggetti verosimilmente di natura archeologica. Visto il modus operandi del soggetto, già emerso in attività precedenti e risultato pressoché coincidente con le informazioni ricevute, è stata interessata la Polizia bavarese affinché fosse effettuato un immediato riscontro presso l’hotel individuato. La Polizia tedesca ha così accertato che la persona in questione vi era stata già diverse volte. I servizi successivi organizzati dalla Sezione Archeologia, insieme ai colleghi bavaresi, hanno appurato che il soggetto partiva in treno da Taranto e, attraversata l’Austria, arrivava a Monaco di Baviera, città ove pernottava per poi proseguire il viaggio, sempre in treno, verso Bruxelles (Belgio). La scelta di viaggiare con quel mezzo per raggiungere destinazioni così lontane, piuttosto che utilizzare il più comodo e rapido aereo, ha fatto intuire che si trattasse di un espediente per eludere eventuali controlli di polizia.

Le attività tecniche di investigazione hanno permesso di definire chiaramente i suoi spostamenti da Taranto verso l’estero. Nel mese di giugno 2019, per non far capire all’indagato che era stato individuato da un’Unità specializzata a lui ben nota, i Carabinieri del TPC lo hanno fatto controllare dalla Polizia Ferroviaria al Brennero: questa circostanza ha confermato le ipotesi investigative, dal momento che l’individuo è stato trovato in possesso di un’anfora. Gli esiti dell’indagine e i riscontri, già comunicati alla Procura della Repubblica di Roma, sono stati poi trasmessi alla Procura di Taranto per competenza.

Il seguito investigativo, sviluppato con l’utilizzo di accurate attività tecniche - intercettazioni telefoniche e ambientali, registrazioni video, servizi di Osservazione, Controllo e Pedinamento (OCP) in Italia e all’estero - nonché con numerose rogatorie e Ordini d'Indagine Europei (OIE) verso la Germania, il Belgio, l’Olanda e la Svizzera, ha fatto emergere un vasto traffico illecito di reperti archeologici, condotto da un sodalizio criminale ben strutturato e con importanti collegamenti all’estero. Nel mese di gennaio 2020 a Monaco di Baviera, su input degli operanti che ne avevano monitorato gli spostamenti, il principale indagato, arrestato dalla polizia tedesca, è stato trovato in possesso di diversi reperti archeologici di notevole interesse storico-scientifico, fra i quali spicca un elmo corinzio in bronzo.

Operazione Taras
Operazione Taras: sgominato un traffico di oltre 2000 reperti archeologici

Nei mesi di giugno e luglio 2020, in collaborazione con la Polizia belga e quella olandese, sono state effettuate perquisizioni presso obiettivi localizzati in Belgio e in Olanda con servizi di osservazione e pedinamento. Un’abitazione di Bruxelles (Belgio) si è rivelata essere la base d’appoggio e il deposito del soggetto arrestato in Germania: lì infatti sono stati sequestrati circa MILLE reperti archeologici provenienti dall’Italia, perlopiù dall’area di Taranto e Provincia, risalenti al periodo compreso dal VI al II secolo a.C., tra cui: ceramiche a figure rosse, ceramiche miniaturistiche, ceramiche votive, corredi funerari, utensili in bronzo e un altro elmo corinzio in bronzo. Contestualmente sono stati individuati altri importanti reperti italiani provento di scavo clandestino, commercializzati a Bruxelles presso esercenti di settore inconsapevoli della loro provenienza illecita, nonché un laboratorio specializzato in restauri di oggetti d’arte antichi a Delft (Olanda), dove erano stati portati nel tempo diversi beni archeologici per i restauri propedeutici alla loro offerta sul mercato.

Operazione Taras: sgominato un traffico di oltre 2000 reperti archeologici

Nonostante le limitazioni e le difficoltà dovute alla pandemia da COVID-19, gli accertamenti sono proseguiti. Si è configurata un’associazione criminale, ricalcante la filiera criminale tipica di questo settore, a partire dai cosiddetti “tombaroli” che riforniscono di reperti i ricettatori di primo e secondo livello, i quali a loro volta alimentano i trafficanti internazionali. L’individuazione di queste figure ha portato nell’ottobre scorso a eseguire nella provincia di Taranto perquisizioni presso le abitazioni dei soggetti coinvolti a vario titolo nel traffico illecito, giungendo al sequestro di ulteriori circa MILLE reperti, risalenti al periodo compreso tra il VI e il II secolo a.C., riferibili prevalentemente alle aree archeologiche tarantine, e in particolare: ceramiche a figure rosse, ceramiche miniaturistiche, ceramiche votive, corredi funerari, utensili in bronzo, lastre di coperture sepolcrali in terracotta, pregevoli monili in oro, nonché due sofisticati metal-detector e diversi strumenti per il sondaggio del terreno (spilloni). Sono state deferite 13 persone per associazione per delinquere, ricettazione, scavo clandestino e impossessamento illecito di reperti archeologici.

Durante le varie fasi delle attività investigative, sono stati individuati numerosi scavi clandestini in aree archeologiche di Taranto e Provincia, giungendo così a inquadrare i probabili siti di provenienza dei reperti sequestrati, grazie anche allo stretto rapporto di collaborazione con la Soprintendenza Nazionale per il Patrimonio Culturale Subacqueo di Taranto, che ha fornito un supporto anche per l’expertise dei beni.

Operazione Taras
Operazione Taras: sgominato un traffico di oltre 2000 reperti archeologici

L’epilogo delle indagini vede di nuovo l’arresto a Delft, in Olanda, pochi giorni fa, da parte della Polizia olandese in coordinamento con i Carabinieri TPC, del promotore dell’associazione criminale, già arrestato a suo tempo in Germania, nonché il sequestro di un ulteriore elmo corinzio in bronzo, che era stato affidato al citato laboratorio per il restauro. L’episodio è emblematico: nonostante la consapevolezza delle indagini in corso, il soggetto ha agito nella totale indifferenza per le eventuali conseguenze, a dimostrazione dell’entità del volume d’affari generato dal traffico illecito di reperti, evidentemente così remunerativo da giustificare i rischi e l’alta probabilità di essere scoperto.

Sono tuttora in corso, sia sul canale della cooperazione internazionale di Polizia che su quello giudiziario, grazie all’intensa e immediata collaborazione con Eurojust, Europol e Interpol, le attività per il rimpatrio di diversi beni localizzati in Olanda, Germania e Stati Uniti, provento del traffico illecito riconducibile a questa associazione a delinquere.

Taranto, 10 dicembre 2021

Testo e foto dall’Ufficio Stampa Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale

Archeologia, Franceschini: Carabinieri eccellenza Italiana nel contrasto al traffico illecito opere d’arte
Approvare presto ddl contro i reati al patrimonio
“Ancora una volta i Carabinieri del Comando per la Tutela del patrimonio culturale dimostrano di essere un’eccellenza nella lotta al traffico illecito di opere d’arte”. Lo ha detto il Ministro della Cultura, Dario Franceschini, nel giorno in cui i Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale hanno presentato la complessa attività investigativa, condotta in collaborazione con la Procura di Taranto, che ha portato al recupero di 2.000 reperti archeologici. “Nella Dichiarazione di Roma, sottoscritta da tutti i paesi del G20, - ha ricordato il Ministro -  il traffico illecito di beni culturali è stato riconosciuto come grave crimine internazionale e tutta la comunità mondiale si è impegnata a combattere queste deplorevoli attività. Auspico adesso - ha concluso il Ministro - che l’iter della proposta di legge sull’inasprimento delle pene per i reati contro il patrimonio culturale, attualmente all’esame parlamentare, arrivi presto a una giusta conclusione”.

Testo dall’Ufficio Stampa e Comunicazione del Ministero della Cultura


Nuovi itinerari di visita a Pompei. Riapre la Casa del Larario di Achille

Nuove opportunità di visita al Parco Archeologico di Pompei. Dal 3 dicembre 2021 sarà fruibile la Casa del Larario di Achille grazie all’estensione del percorso senza barriere architettoniche “Pompei per tutti”.

Casa del Larario di Achille
Casa del Larario di Achille. Foto: Parco Archeologico di Pompei

Oltre 3 km di percorso, dall’ingresso di Piazza Anfiteatro a Porta Marina passeggiando lungo le arterie principali della città con accesso ai più significativi edifici e domus. Il percorso consentirà a chiunque, persone con difficoltà motorie, genitori con passeggino ma anche a tutti i visitatori che prediligono un itinerario più confortevole, di visitare l’area archeologica nella maniera più completa e agevole possibile. L’itinerario, realizzato nell’ambito del Grande Progetto Pompei, risponde alle esigenze, tante volte sollecitate da un’ampia fetta di utenti del sito, circa un accesso agevole all’area archeologica di Pompei in grado di mettere tutti nella condizione di fruire di questo patrimonio universale unico, nella maniera più completa possibile e non limitando la visita alle sole aree prossime agli ingressi.

Casa del Larario di Achille
Casa del Larario di Achille. Foto: Parco Archeologico di Pompei

La domus del Larario di Achille, che si trova lungo via dell’Abbondanza, è stata interessata negli ultimi anni da una serie di interventi di manutenzione e restauro a cura del personale Ales. Raffinata e ricca e la decorazione pittorica con molti e colti richiami letterari.

La casa deve il suo nome alla decorazione in stucco di un ambiente presso l’atrio, forse un sacello domestico con scene legate al ciclo troiano. La scelta di questo determinato tema per la decorazione della domus rimanda ad alcuni affreschi della Casa del Criptoportico con medesime scene, forse una precisa volontà da parte dei proprietari di esaltare le proprie origini ricollegandole al mito di Roma e alla sua storia.

Casa del Larario di Achille
Casa del Larario di Achille. Foto: Parco Archeologico di Pompei

Un grande impegno decorativo è stato riservato anche agli ambienti affacciati sul loggiato prospiciente il giardino con raffinate pitture che richiamano il culto di Venere. Uno degli ambienti noto come “Sala degli Elefanti” mostra sulle pareti i resti di una megalografia con giganteschi elefanti guidati da Amorini che usavano come redini rami di mirto, pianta sacra non a caso a Venere. Il soggetto è da interpretare come allegoria della potenza della divinità.

Casa del Larario di Achille
Casa del Larario di Achille. Foto: Parco Archeologico di Pompei

Inoltre, nell’ambito del Protocollo Campania tra le mani. Itinerari inclusivi nei luoghi d’arte, coordinato dal Servizio di Ateneo per le Attività degli studenti con Disabilità dell’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa, a cui aderiscono numerose istituzioni dei beni culturali campane e le maggiori associazioni delle persone con disabilità, sono previste due visite guidate per il mese di dicembre per persone con disabilità sensoriale, a partire dal 1 dicembre a cura di funzionari del Parco, assisti da personale specializzato.

Per info e prenotazioni:  tel 081.2522371 – [email protected]


Alla BMTA i primi premi per l’archeologia subacquea

Alla BMTA i primi premi per l’archeologia subacquea

È stato consegnato stamattina, nell’ambito della I Conferenza Mediterranea sul Turismo Archeologico Subacqueo, il I Premio Internazionale di Archeologia Subacquea “Sebastiano Tusa”, alla presenza del direttore e fondatore della BMTA, Ugo Picarelli.

BMTA premi archeologia subacquea
Alla BMTA i primi premi per l’archeologia subacquea

La cerimonia si è svolta nella Sala Cerere del Tabacchificio Cafasso, a Paestum, da quest’anno location definitiva della BMTA, e ha visto la consegna del premio come riconoscimento per la carriera a Xavier Nieto Prieto, Vice Presidente del Comitato Consultivo Tecnico Scientifico della Convenzione 2001 UNESCO sulla Protezione del Patrimonio Culturale Subacqueo.

BMTA premi archeologia subacquea
La consegna del Premio a Xavier Nieto Prieto

Premiato anche il direttore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, Paolo Giulierini, per “la miglior mostra dalla valenza scientifica internazionale”. L’exhibit “Thalassa, meraviglie sommerse dal Mediterraneo”, con 150 mila visitatori complessivi, si è rivelato un enorme successo che ha generato, tra le altre cose, la produzione di un docufilm e un progetto di sezione permanente sul Mediterraneo antico all’interno del MANN. “Thalassa” non è dunque solo una mostra sull’archeologia subacquea, ma un progetto più ampio di ricerca e collaborazione scientifica a più livelli, che guarda al futuro per la definizione di nuove rotte turistico-culturali nel Mare Nostrum.

Il terzo premio,  per la categoria “il progetto più innovativo a cura di Istituzioni, Musei e Parchi archeologici”, è andato invece a Franco Marzatico, Soprintendente per i beni culturali della Provincia autonoma di Trento, per il felice esperimento del villaggio di Fialè.

Per la miglior tesi di laurea sull’archeologia subacquea, è stata infine consegnata la targa in memoria di “Claudio Mocchegiani Carpano” a Stefano Vitiello (Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”),  che ha trattato di una peschiera romana sommersa di Villa Accetta a Gaeta (LT).

Nel corso della premiazione si è ribadita la necessità di promuovere la conoscenza del patrimonio archeologico sommerso, nazionale e non, anche e soprattutto attraverso un’offerta turistica varia e differenziata, realizzabile solo attraverso una proficua collaborazione tra i diversi enti territoriali, la comunità scientifica e i gestori dei siti coinvolti.

https://www.classicult.it/archeologia-subacquea-dalla-bmta-proposta-di-un-itinerario-culturale/

Non si è mancato di menzionare l’iniziativa, fortemente voluta da Sebastiano Tusa e promossa dalla BMTA, di istituire un Itinerario Culturale Europeo per il Patrimonio Culturale Subacqueo del Mediterraneo: la proposta, presentata ufficialmente ieri, verrà sottoposta all’accreditamento da parte del Consiglio d’Europa e prevederà un itinerario vario e culturalmente vasto: Baia e il Parco della Gaiola per la Campania; le isole Egadi, Pantelleria, Ustica e Plemmirio per la Sicilia; Egnazia, San Pietro in Bevagna, Isole Tremiti per la Puglia; Capo Rizzuto per la Calabria; Alessandria d’Egitto; Pavlopetri e Peristera per la Grecia; Cesarea Marittima per Israele e Kizlan per la Turchia.

Il focus dell’evento è stato rappresentato dall’intervento di  Salvio Capasso, responsabile Imprese e Territorio S.R.M., in merito alla relazione tra cultura, turismo e sostenibilità: analizzando l’impatto socio-economico del turismo, Capasso ha sottolineato l’importanza di questo settore, che  soprattuto nel periodo post pandemia si è mostrato un vero esempio di resilienza:

Quali prospettive? La pandemia ha dato spinta alle trasformazioni già in essere: riqualificazione e rinnovamento delle strutture ricettive, digitalizzazione dell’offerta turistica e attenzione alla sostenibilità ambientale. Il rilancio del turismo in un Paese come l’Italia, che ricordiamo essere primo al mondo per numero di siti UNESCO, deve avvenire tenendo conto delle due direttrici fondamentali cui si indirizza ogni riflessione sul patrimonio archeologico, sia esso subacqueo o no: la preservazione e la valorizzazione dell’heritage.

Infine, gli studi pionieristici e l’impegno instancabile di Sebastiano Tusa, cui è dedicato il Premio, sono stati ricordati dalle parole di Valeria Patrizia Li Vigni, Soprintendente del Mare della Regione Sicilia e moglie dell’archeologo scomparso tragicamente nel 2019, che ha omaggiato la memoria del marito ricordando come, già nel lontano 2006, Tusa promuovesse progetti e prospettive all’avanguardia in un settore, quello dell’archeologia subacquea, allora ancora in fase di sviluppo.

Di seguito alcuni momenti della cerimonia di premiazione:

BMTA premi archeologia subacquea

Foto di Giusy Barracca e Rolando di Martino.


Carabinieri 11 mila reperti archeologici scavi clandestini

I Carabinieri TPC restituiscono oltre 11 mila reperti archeologici

I Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale restituiscono allo Stato oltre 11 mila reperti archeologici provento di scavi clandestini

I Carabinieri del Nucleo per la Tutela del Patrimonio Culturale (TPC) di Palermo, in collaborazione con la dipendente Sezione di Siracusa e il Comando Compagnia Carabinieri di Santo Stefano di Camastra, hanno sequestrato oltre 11 mila reperti archeologici provento di scavi clandestini.

Carabinieri 11 mila reperti archeologici scavi clandestiniL’attività è stata coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Patti e ha origine da una segnalazione pervenuta alla Soprintendenza per i Beni Culturali ed Ambientali di Messina su scavi clandestini avvenuti all’interno dell’area archeologica di “Halaesa Arconidea” nel territorio di Tusa (ME), sito risalente al 403 a.C.

Grazie agli immediati riscontri positivi ottenuti dal Nucleo TPC di Palermo, l’Autorità Giudiziaria ha emesso un decreto di perquisizione, la cui esecuzione ha permesso di sequestrare in due diverse abitazioni, a Caronia (ME) e a Siracusa, oltre 11.000 reperti archeologici costituiti da lucerne, pesi da telaio, testine, oscilla, tessere di mosaico, elementi in pasta vitrea, elementi in bronzo, frammenti ceramici di varia tipologia e risalenti a varie epoche (arcaica, a vernice nera, rosa, di età medioevale), corredati da “pizzini” con l’indicazione dei siti archeologici siciliani di provenienza, tra cui Himera, Morgantina e Megara Hyblea. È stata emessa una denuncia per ricerche archeologiche non autorizzate e impossessamento di beni culturali appartenenti allo Stato, reati previsti dal “Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio”.

Carabinieri 11 mila reperti archeologici scavi clandestini

Questo recupero è il prodotto della mirata e costante attività di controllo e di monitoraggio dei siti archeologici siciliani svolta dal Comando TPC, in sinergia con i Comandi dell’Arma territoriale e gli Enti regionali di tutela, finalizzata anche all’individuazione di raccolte amatoriali non autorizzate dalle Autorità competenti, che causano danni irreparabili e permanenti nelle aree archeologiche.

L’operazione costituisce un importante segno della presenza dello Stato nella prevenzione e nella repressione dei reati contro il patrimonio culturale.

Testo, video e foto dall’Ufficio Stampa Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale


intercettare pubblico cultura

BMTA: intercettare il nuovo pubblico della Cultura

Paestum, BMTA - Intercettare il nuovo pubblico della Cultura: è giovane, frequenta i social, ama i video e le tecnologie immersive.

Alla BMTA i risultati dei rapporti sulle opportunità del post-pandemia per un «new normal» e il confronto tra i direttori dei Musei del Sud.

E intanto si torna a viaggiare in Italia. Premio “Paestum Mario Napoli” ai prestigiosi tour operator che hanno trasformato l’attività di outgoing in incoming.

intercettare pubblico cultura
BMTA: conferenza sul rilancio dei Beni Culturali

C’è un nuovo pubblico della Cultura e va intercettato, perché il “vecchio Museo” va in pensione e poiché gli sforzi dedicati alla comunicazione durante il lockdown hanno migliorato le performance, da ora occorre farne tesoro perché anche le aspettative del pubblico sono cambiate.

La cultura delle nuove generazioni è il tema del rapporto dell’Associazione Civita, presentato in occasione della BMTA, dal Segretario Generale dell’Associazione Simonetta Giordani, ed edito in collaborazione con Marsilio.

Il rapporto risponde a tre domande principali: quali sono le opportunità offerte dalla trasformazione digitale; quali gli scenari che si configurano oggi con la nuova fruizione culturale e turistica; quali sono le priorità strategiche dei nuovi operatori culturali?

Le risposte vengono date partendo da tre prospettive: quella dei Musei o dei Beni culturali in generale che puntano a un aumento della pianificazione, della specializzazione da parte dei professionisti e degli investimenti, oltre che a un maggiore stimolo dell’esperienza.

Dalla prospettiva degli utenti parte un crescente trend di fruizione che si allarga ai siti, ai social media, alle piattaforme web; apprezzati sono soprattutto i video, le foto, i webinar e i tour virtuali, con grande curiosità verso le tecnologie immersive.

Infine le imprese sono quelle che guardano al “gaming”, VR, AR e MR, computer vision per contenuti personalizzati.

Il rapporto, definito “Next Generation Culture: tecnologie digitali e linguaggi immersivi per nuovi pubblici della cultura”, fa riferimento al rifiuto dell’autoreferenzialità degli operatori pubblici e alla scarsa attitudine alla sperimentazione. Una possibilità, invece, è la creazione di network tra musei e centri di ricerca, oltre alla condivisione con le comunità.

“Turismo archeologico e giovani insight e policy per un «new normal» è, poi, la ricerca presentata dal team guidato da Maria Teresa Cuomo, Associato di Politiche e gestione dei beni culturali al Dipartimento di Scienze Economiche e Statistiche dell’Università degli Studi di Salerno. Nello studio, che ha l’obiettivo di indagare le condizioni di rilancio del turismo archeologico/culturale e definire l’impatto dei social media nella comunicazione del patrimonio artistico-culturale dei territori, si sottolinea che “è necessario valorizzare i profili emergenti con attività di comunicazione customizzate per articolare alternative proposte di valore (ludico-educative) e utilizzare in maniera appropriata i social media per creare «legami autentici» con i visitatori, ad integrazione della formazione tradizionale”.

La necessità di investire nella formazione e di rendere i musei dei luoghi su misura per il territorio di appartenenza sono le direttive lungo le quali devono muoversi le azioni messe in campo nel post Covid. Se ne è discusso sempre nell’incontro “I beni culturali e il turismo culturale dopo la pandemia”, moderato dal Direttore Responsabile de “Il Mattino” Federico Monga.

“I musei di prossimità devono sentirsi al centro delle proprie comunità ed è necessario coinvolgere il più possibile i cittadini”, ha spiegato Maura Picciau, Direttore Servizio II “Sistema Museale Nazionale”, Direzione Generale Musei del MiC, che si è soffermata sull’opportunità che “il sistema di autonomia sia trasferito a tutti, anche alle Soprintendenze”. “Gli scavi archeologici proseguono producendo esiti – ha aggiunto Picciau – e io spero che ci siano degli atti di intesa che consentano che il patrimonio sia esposto negli spazi museali e non rimanga in deposito”.

Sul tema delle competenze e delle professioni nei musei nel post pandemia si è invece soffermata Alessandra Vittorini, Direttore Fondazione Scuola dei Beni e delle Attività Culturali, che si è collegata in diretta streaming.

“Le competenze sono in grado di produrre progetti e trasformarli in azione – ha sottolineato Vittorini – Sono necessarie una serie di figure e, soprattutto, la formazione del personale per cogliere diverse opportunità tra cui quella del digitale”.

Come sottolineato, inoltre, da Rosanna Romano, Direttore Generale per le Politiche Culturali e il Turismo Regione Campania, “un sistema di tutela e di sostegno ha accompagnato la programmazione della Regione Campania, che ha creduto in manifestazioni come la Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico, mostrando lungimiranza e capacità di riprogrammare”. Rosanna Romano ha, poi aggiunto: “Continueremo a pianificare interventi sul sistema di mostre, utilizzando anche la tecnologia che prima ci ha permesso di effettuare visite virtuali e poi di godere del nostro patrimonio da vicino”.

In linea con quanto emerso dai rapporti, per Paolo GiulieriniDirettore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, “il passo nuovo per i Musei è creare offerte esperienziali, con l’interazione per i visitatori e con il digitale”, mentre l’interazione tra grandi e piccoli attrattori è “un indirizzo ineludibile a cui del resto la Regione Campania lavora da anni”. Un momento difficile ma di grande cambiamenti che erano già in atto ma che sono stati accelerati dalla pandemia che ci ha spinto a puntare ancor di più su innovazione e digitale”, ha evidenziato Gabriel Zuchtriegel, Direttore Generale del Parco Archeologico di Pompei che, ha spiegato, sta puntando molto sull’integrazione e la sinergia della comunità locale, perché “senza la comunità locale nessun Museo può funzionare”. “Iniziative come la BMTA e l’incontro di oggi sono l’occasione per riflettere e fare rete tra operatori per migliorare i nostri servizi”, ha commentato Fabio Pagano, Direttore Parco Archeologico dei Campi Flegrei “Una rete – ha aggiunto - che deve allargarsi ai privati in una logica di complicità reciproca pubblico-privato”.

BMTA: premiazioni nell'incontro ArcheoIncoming

Accanto all’enorme sofferenza creata anche nel turismo, la pandemia si è trasformata, almeno per questo settore, in una nuova possibilità di mercato: quello della domanda di prossimità. È quanto emerso oggi nel corso dell’incontro “ArcheoIncoming: dall’Outgoing all’Incoming del Turismo Archeologico per una Domanda di Prossimità” dalle testimonianze dei tre tour operator specialisti insigniti del Premio “Paestum Mario Napoli”Enrico Ducrot Viaggi dell’Elefante; Willy Fassio Il Tucano Viaggi Ricerca; Maurizio Levi I Viaggi di Maurizio Levi.

Da sempre specializzati in viaggi internazionali importanti, con il Covid ci siamo concentrati sull’Italia, sia in itinerari archeologici generali che sui siti cosiddetti ‘minori’, sposando come fatto da altri tour operator la causa Italia - ha raccontato Willy Fassio - Nella proposta generale sono risultate molto ricercate proprio le destinazioni dell’Italia minore, ma c’è da annotare che gli italiani per i viaggi di prossimità sono più propensi a organizzarsi in proprio che a rivolgersi a noi. Comunque continueremo in questo tipo di offerta perché non vogliamo disperdere quanto creato e poi questo Premio ricevuto è motivante a spingere ancor di più sui viaggi archeologici”.

“Promuovere le destinazioni culturali italiane è stata una scommessa per noi e un investimento che ci interessa molto portare avanti vista la risposta avuta in questo anno, specie per Puglia, Sicilia e Campania, risultate le regione più attrattive, anche se non c’è cosa più difficile che vendere il proprio Paese ai propri cittadini – ha raccontato Enrico Ducrot – Non basta più la cultura facile, scontata, ma c’è bisogno di offrire un rapporto umano con la cultura, di dare le emozioni del viaggio”.

Premiato anche Piergianni Addis, fondatore di Kel12 Tour Operator.

 “Dopo un periodo durissimo per il settore turismo è giunto il momento di sfruttare le situazioni favorevoli scaturite dall’emergenza - ha sottolineato Ignazio Abrignani, Presidente Osservatorio Parlamentare per il Turismo - Abbiamo a disposizione risorse economiche che non avevamo prima e abbiamo la possibilità di ripensare all’offerta turistica di tutti, dai tour operator agli stabilimenti balneari: credo molto nella creatività dei nostri imprenditori che, forti di un patrimonio primo al mondo, sapranno ripensare ad una strategia complessiva per attrarre viaggiatori nelle nostre eccellenze”.

“Il grande pilastro dell’economia italiana, che è il turismo, sarà il settore che ripartirà davvero per ultimo - ha evidenziato Sandro Pappalardo, Consigliere di Amministrazione ENIT - Le premesse sono buone, ma l’estate piena non basta a risollevare il comparto. Solo se pubblico e privati si uniscono in una nuova strategia e saremo bravi tutti insieme, Stato, Regioni e attori privati, a promozionare e rilanciare la destinazione Italia”.

A delineare le possibili strade da intraprendere Alberto Corti, Responsabile Settore Turismo Confcommercio: “Dobbiamo concentrarci su strategie che puntano inevitabilmente sulle esperienze del turismo: il successo di una destinazione sta nel riuscire a raccontare l’esperienza che racchiude e renderla vivibile appieno, soprattutto se parliamo di una destinazione archeologica. La parte digitale è fondamentale, anche se molto dipende poi dal segmento di domanda”.

“Da qui oggi parte un segnale di grande speranza per una filiera messa duramente alla prova - ha evidenziato Vittorio Messina, Presidente Assoturismo Confesercenti - ma l’unica strategia che davvero ci può riportare ai livelli pre-pandemia è riportare flussi turistici in Italia: va bene anche la domanda di prossimità ma dobbiamo essere pronti ai nastri di partenza quando torneranno turisti stranieri per recuperare prima possibile i punti percentuali persi”.

La BMTA è promossa da Regione CampaniaCittà di Capaccio Paestum e Parco Archeologico di Paestum e Velia ed è ideata e organizzata dalla Leader srl.

100 tra conferenze e incontri in 5 sale in contemporanea, 400 tra moderatori e relatori, 150 espositori (ben 18 Regioni, il Ministero della Cultura con 500 mq e i prestigiosi Parchi e Musei autonomi) da 15 Paesi, 35 buyer tra europei e nazionali, oltre ad ArcheoVirtual (Mostra Internazionale di Archeologia Virtuale con 10 produzioni), ArcheoExperience (i Laboratori di Archeologia Sperimentale) e ArcheoStartup (14 imprese giovanili del turismo culturale). Questi i numeri della XXIII Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico, fino a domenica 28 novembre a Paestum, nella location definitiva del Tabacchificio Cafasso.

 

Per l’accesso al Tabacchificio è richiesto il Green pass (che certifica la guarigione, la vaccinazione o un tampone effettuato nelle ultime 48 ore) il controllo della temperatura e l’utilizzo della mascherina.  Coloro che provengono da Paesi Extra UE dovranno presentare un certificato di vaccinazione in lingua inglese, che confermi l’effettuazione e il tipo di vaccino approvato da EMA. Per i visitatori della BMTA, all’esterno del Tabacchificio sarà allestito un servizio di test rapidi antigenici al costo di euro 5,00 euro grazie ai Centri Verrengia, partner sanitario della BMTA.

Per il programma della BMTA 2021: www.bmta.it

Testo e foto dall'Ufficio Stampa della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico.