Il potere del cane (The power of the dog) è il nuovo film della regista neozelandese Jane Campion. Il film ha vinto il Leone d’Argento per la miglior regia alla 78esima edizione della Mostra Internazionale del Cinema di Venezia. La pellicola, prodotta da Netflix, è già disponibile sulla loro piattaforma. Il film è stato distribuito in Italia dalla Lucky Red.

Il potere del cane: trama

Montana, 1925. Phil (Benedict Cumberbatch) è un cowboy rozzo, misogino e omofobo. Phil, insieme al fratello George (Jesse Plemons), posseggono il ranch più grande della zona. Proprio per questo, Phil si sente in diritto di prevalere su tutto e tutti e sfrutta il proprio potere per creare un vero e proprio regno del terrore.

Kirsten Dunst nel ruolo di Rose Gordon. Credits: KIRSTY GRIFFIN/NETFLIX © 2021

George, un uomo pacato e dalla morale di ferro, si innamora di Rose (Kirsten Dunst) una vedova con un figlio adolescente di nome Peter (Kodi Smit-McPhee). Phil non accetta il matrimonio del fratello, essendo convinto che Rose sia interessata solo ai soldi del ranch. George, ormai avvezzo ai modi rudi di Phil, non prende minimamente in considerazione le parole del fratello. Phil fa partire una guerra privata contro Rose e, per vincerla, si servirà di Peter credendolo solo un ragazzetto fragile ed effeminato.

Il potere del cane
Kodi Smit-McPhee nel ruolo di Peter. Credits: KIRSTY GRIFFIN/NETFLIX © 2021

Il machismo

Il film è tratto dal romanzo di Thomas Savage, un autore molto caro alla Campion. La regista riesce, infatti, a far propri tutti gli elementi principali che hanno reso il romanzo tanto noto e amato. Uno di questi elementi è la riflessione sul concetto di machismo. Phil incarna tutti gli stereotipi tipici della mascolinità tossica. Questo atteggiamento, tuttavia, viene fuori solo in presenza di altre persone. Quando Phil si ritrova da solo noi spettatori ci scontriamo con un personaggio totalmente opposto: goffo, a tratti disgustato dal suo proprio corpo e pieno di impulsi e sentimenti inespressi. Peter fa da contraltare. Nel senso che Peter ci viene presentato da subito come un ragazzo che non ha timore di mostrare il suo corpo affusolato, le sue inclinazioni sessuali o aspirazioni future. Peter sopporta le offese che riceve giornalmente dagli altri cowboy e trova altri modi per sfogare la frustrazione. Come Phil, anche Peter mostrerà un lato di sé opposto a quello a cui la Campion ci ha abituato per ben due ore di film. Phil e Peter camminano sulla stessa linea retta e, di fatti, solo uno di loro può sopravvivere.

Il potere del cane
Una scena dal film Il potere del cane (The power of the dog), per la regia di Jane Campion; una produzione (2021) See-Saw Films, Brightstar, Max Films International, BBC Films, distribuito in Italia da Lucky Red e Netflix: Benedict Cumberbatch nel ruolo di Phil Burbank. Credits: KIRSTY GRIFFIN/NETFLIX © 2021

Il cane e il paesaggio

Come ogni western che si rispetti, il vero protagonista della pellicola è il paesaggio. La Campion ha ricreato in Nuova Zelanda il Montana del 1925, sfruttando l’immensità delle terre e il senso di estraneazione che ne deriva. Tutti i personaggi, in un certo senso, sono soli in questo paesaggio. Rose, forse il personaggio più isolato di tutti, sfoga la frustrazione con l’alcolismo e con i conseguenti mal di testa che la obbligano a trascorrere giornate al letto. George usa i suoi viaggi diplomatici per sfuggire a tutto ciò e rifugiarsi nel mondo civilizzato. Phil e Peter, al contrario, fanno parte del paesaggio. Non sorprende, infatti, che solo loro due riescano a riconoscere nel monte che costeggia il ranch, un grande cane che abbaia. Come detto nel paragrafo precedente, Phil e Peter sono due facce della stessa medaglia. Per tale motivo il rapporto tra i due è anche il perno intorno a cui ruota l’intera narrazione. Le decisioni fondamentali le prendono sempre loro due. Una decisione, ovviamente, può far ribaltare una situazione. Esattamente come una tempesta, una nevicata o un’estate afosa. Phil e Peter sono il Montana.

Il potere del cane
Benedict Cumberbatch nel ruolo di Phil Burbank. Credits: KIRSTY GRIFFIN/NETFLIX © 2021

La regia

Jane Campion non ha bisogno di presentazioni. Il suo talento cinematografico è ampiamente conosciuto e riconosciuto a livello internazionale. Per chi è avvezzo allo stile della Campion, i tempi estremamente dilatati non causeranno troppe turbe. Tuttavia, per chi è abituato ad un tipo di western caratterizzato dall’azione e dai tempi rapidi, qui potrebbe storcere il naso. A difesa della Campion, bisogna aggiungere che i tempi lunghi servono proprio perfar comprendere allo spettatore lo stato di isolamento dei protagonisti. Un isolamento che rende il tempo una prigione. A questo si aggiungono elementi classici del western, ovvero la scelta di campi lunghi e lunghissimi sul paesaggio uniti a primi e primissimi piani su Phil e Peter. Data la delicatezza e lo studio estremo della regia, ci si chiede se Jane Campion sarà nominata come miglior regista agli Oscar, dato che nel 1993 con Lezioni di piano aveva già stregato Hollywood.