Da poco è uscito il nuovo libro di Carlo Vanoni, precisamente un romanzo, pubblicato sempre con la casa editrice Solferino. Naturalmente, si sta facendo riferimento a I cani di Raffaello.

Carlo Vanoni
La copertina del romanzo di Carlo Vanoni, I cani di Raffaello, pubblicato da Solferino (2021) nella collana Narratori 

Per chi non lo conoscesse, Vanoni è un bravissimo critico d’arte contemporanea, un curatore di mostre, uno storico dell’arte, che vive a Milano e qui ha ideato il BienNoLo, la Biennale d’arte milanese. Ha portato a teatro spettacoli di grande successo, come per esempio L’arte è una caramella e I migliori quadri della nostra vita. Eppure, in questa sede privilegiata, si farà riferimento ad un po’ tutta la produzione scritta di Vanoni e a quell’abilità di particolare rilievo che ha questo critico esperto d’arte contemporanea. Sarà certamente un compito arduo, ma necessario perché è incompleto parlare di Vanoni scrittore, senza citare il Vanoni narratore. Che scriva bene è ineccepibile, ma che sia un bravo narratore e divulgatore è la ragione per cui sia anche un bravo scrittore. Perciò si deve partire di qui.

 

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Con la Solferino, ha pubblicato in tutto tre libri, di cui l’ultimo, che ha sempre l’arte come elemento fondamentale, come storia principale, come magistra vitae, un po’ come nella sua intera produzione. Il romanzo in questione, il primo dello scrittore, parla per l’appunto di un professore d’arte contemporanea all’Università Ca’ Foscari di Venezia, dove il giovane Vanoni ha affrontato i suoi studi in Sociologia e, poi, in Conservazione dei Beni Culturali. La storia non è affatto male, specie perché tocca tematiche delicatissime, ma quello che davvero colpisce e fa breccia nel lettore non è tanto il contenuto, quanto il modo con cui è trasmesso. E quell’inserire abilmente l’arte negli aspetti del quotidiano, fino a confondere i due aspetti. Ecco che meglio si comprende la sua bravura, questa sua capacità (affatto comune) di scrivere d’arte, mentre parla di tutt’altro. Anche solo la passeggiata sovrappensiero per le strade di una città può diventare un escamotage per parlare di arte, perché essa è così tanto radicata nel comune, nel quotidiano, che non può sfuggire agli occhi di un cercatore di tesori come Vanoni. Quindi, partire dal solito, per giungere all’insolito, all’inaspettato, come se ogni scusa fosse buona per parlare d’arte, innanzitutto contemporanea.

La copertina del libro di Carlo Vanoni, A piedi nudi nell’arte. Una passeggiata alla scoperta dei capolavori antichi e moderni, pubblicato da Solferino (2019) nella collana Tracce

E mai come adesso si avverte la necessità di qualcuno che ci spieghi che l’arte non ci deve necessariamente commuovere, che è un allenamento intellettuale, un modo in linea con i tempi per spiegare la contemporaneità:

«Oggi tutto è diventato arte – scrive Vanoni nel suo libro A piedi nudi nell’arte, pubblicato sempre con Solferino nel 2019 – tranne l’arte contemporanea: quella per molta gente non lo è ancora».

E allora questo critico in jeans tenta di spiegarcela, e ce la spiega con semplicità, in modi che difficilmente si possono scordare o possono risultare incomprensibili. Per esempio, non scorderemo che abbia conquistato una giovane, intelligente quando avvenente commessa, parlando di Duchamp!

Carlo Vanoni
La copertina del libro di Carlo Vanoni, Andy Warhol era calvo, pubblicato da LINEA edizioni (2016)

È una tecnica puramente narrativa che usa anche per i suoi articoli brevi, scritti per conto della rivista ArteiN World, per la quale ha una rubrica che si intitola Andy Warhol era calvo. 2500 battute in totale libertà sull’arte, talvolta 5000, che si rivelano un viaggio appassionante e inedito nel mondo dell’arte, adatto ad esperti e a profani. Alcuni di questi articoli, Vanoni li ha raccolti nel suo primissimo libro (pubblicato con LINEA edizioni), che ha lo stesso titolo della sua rubrica, creando un piccolo e innovativo saggio sull’arte contemporanea. Anche qui parte dalla sua quotidianità e, mentre è sotto l’ombrellone, nel bel mezzo della calura estiva, ci viene a parlare di Anish Kapoor, mentre è ad un party esclusivo rinuncia ad una donna preda del suo fascino per spiegare che l’arte non deve far commuovere ad un gruppo di testardi festaioli. Che poi la donna gli sia sgusciata via è stato motivo di rammarico, ma così va nel mondo quando si vuol fare giustizia!

Carlo Vanoni
La copertina del libro di Carlo Vanoni, Ho scritto t’amo sulla telapubblicato da Solferino (2020) nella collana Tracce

Rende l’arte il motore del racconto, quasi accidentale materia di narrazione, una digressione quasi inaspettata. Unisce la cultura alta alla popolare, e lo fa con il cipiglio del giornalista culturale. Usa un linguaggio immediatamente comprensibile, per parlare di qualcosa di altamente complicato. E con Vanoni quella materia magmatica che è l’arte ci pare quasi più comprensibile. Possiamo avvicinarci ad essa con maggiore consapevolezza, con il proposito di lasciarci stupire. Questo suo primo romanzo non sarà il libro migliore, però continua su questa scia. Probabilmente, quello in cui meglio ha manifestato questa sua dote e, quindi, il miglior libro a parere di chi vi scrive, è Ho scritto t’amo sulla tela. Una storia dell’arte tascabile, adatta a tutti i tipi di lettore, perfino a chi di arte non si è mai interessato, e scritta dal punto di vista di chi ha amato e conosciuto le tante donne di alcuni dei quadri più famosi, fino all’oggi, al contemporaneo. Ed è un amore contagioso il suo, ci fa quasi desiderare di poter viaggiare nei secoli e amare ogni donna dipinta. Un viaggio nell’arte che non può non conquistare innanzitutto noi. Un po’ come accade sempre, leggendo questo bravissimo narratore.

Caravaggio, Suonatore di liuto (1596-7 circa), olio su tela (100×126,5 cm) Wildestein Collection in prestito al Metropolitan Museum of Art, New York. Foto Flickr di Rodney, CC BY 2.0